Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “morti”

Il “Charlie Challenge”: gioco innocente o spiritismo?

charlie-challengeUn fenomeno globale di grande successo tra i giovani: è l’invocazione dello spirito Charlie per scoprire il futuro.

Si chiama “Charlie Charlie challenge” (La sfida del Charlie Charlie) e in poche ore è diventata la nuova moda tra i giovani di tutto il mondo, un fenomeno globale e virale che da qualche giorno si sta espandendo, ora dopo ora, attraverso Twitter, Facebook, Whatsapp e altri social media. In sostanza si tratta di invocare, con un semplicissimo rituale, la presenza di uno spirito chiamato “Charlie” davanti a un foglio (sul quale vengono scritte le parole “sì” e “no”) e a due matite posizionate al centro del foglio in forma di croce. Ad una determinata domanda – ad esempio “Charlie, Charlie, supererò l’esame?” -, lo spirito si manifesta in modo misterioso muovendo la punta della matita verso il “sì” o verso il “no”a seconda della risposta che vorrà fornire.

Nonostante qualcuno parli di forza di gravità, di movimenti dovuti al vento o di persone suggestionate da eventi naturali, il fenomeno non sembra avere spiegazioni naturali: niente trucchi, niente vento, niente magneti sotto il tavolo, niente fili trasparenti nè effetti ottici; inoltre data l’enorme quantità di video amatoriali pubblicati da diverse parti del mondo è difficile pensare a un lavoro di editing digitale di alta qualità; in effetti esistono sul web divertentissimi video che creano effetti ottici veramente simpatici (clicca qui per vederne un esempio divertente). Ma il caso in questione è diverso: il fenomeno di Charlie non è creato dalla capacità tecnologica di chi ha pubblicato il video ma l’unica spiegazione plausibile rimanda ad una vera e propria seduta spiritica con l’intervento di una entità spirituale, presente ma invisibile.

Semplice gioco o seduta spiritica?

Apparentemente si tratta di un semplice gioco, un passatempo divertente per giovani curiosi, desiderosi di avere qualche anticipazione sul prossimo futuro. In realtà ciò che si cela dietro a questo presunto giochino sono potenze occulte che, se veramente conosciute, farebbero paura ai più goliardici e coraggiosi concorrenti. Dai video caricati su internet, a quanto pare, basta il fatto che la matita si muova da sola per far sì che i giovani scappino urlando terrorizzati dall’inusuale fenomeno. Ma a far paura dovrebbe essere piuttosto la presenza del misterioso demone che una volta chiamato, sollecitato dal rituale, instaura un rapporto con i partecipanti al rito, un rapporto che non è detto che si risolva felicemente e facilmente.

La stampa entusiasta (anche quella italiana).

In questi giorni tutti i giornali americani parlano del “Charlie charlie challenge”, il fenomeno è infatti partito dagli Stati Uniti dove Twitter è utilizzato da tutti i giovani in percentuali non paragonabili a quelle italiane); L’Huffington Post, il Washington Post, BBC ed altri rispettabili organi di stampa descrivono il fenomeno con tanto di istruzioni per l’uso. Anche i giornali italiani ne parlano con un certo entusiasmo diffondendo video amatoriali e foto di questa ultima trovata. Sicuramente a livello pubblicitario notizie di questo genere sono estremamente ghiotte per la stampa, soprattutto per quella online sempre alla ricerca di condivisioni, click e commenti. Così facendo i giornali si comportano come dei social network contribuendo (e così implicitamente incoraggiandola) alla diffusione della pratica spiritica senza nessuna critica né spiegazione plausibile.

L’origine del rituale: il Messico non c’entra.

Qualcuno afferma che le radici storiche del rituale siano da ricercare in una antica tradizione messicana e in un demone chiamato per l’appunto Charlie, ma la tesi sembra priva di fondamento. María Elena Navez corrispondente messicana della BBC ha smentito categoricamente il legame tra il Charlie e la mitologia messicana, affermando che nei racconti e leggende della tradizione messicana non esiste nessun demone chiamato “Carlitos” (traduzione letterale del nome Charlie in spagnolo); la cosa sarebbe impensabile se si pensa che tutti i nomi delle divinità messicane sono in lingua atzeca o maya, e basti pensare agli impronunciabili nomi di Tlaltecuhtli o Tezcatlipoca per capire che qui Carlitos (o Charlie) non c’entra proprio nulla!

All’origine del fenomeno Charlie c’è più probabilmente il “Juego de las lapiceras” (lett. “Gioco delle penne”) già diffuso in Sud America e conosciuto come la Ouija dei poveri. Lo scopo del “gioco delle penne” è lo stesso  (conoscere il futuro ottenendo risposte dall’aldilà) ed il rito è esattamente uguale, ma questa volta lo spirito invocato ha un nome proprio (Charlie) la cui provenienza, al momento, è sconosciuta.

Il monito del giovane sacerdote.

charliecharliechallengeLa diffusione del rito spiritista tra i giovani americani è allarmante: dal 24 maggio in 48 ore l’hashtag (parola chiave di Twitter) #charliecharliechallenge è stata utilizzata da più di due milioni di persone. E’ questa diffusione massiva che ha spinto il sacerdote Stephen McCarthy, cappellano del liceo cattolico SS. Neumann and Goretti Catholic High School in Filadelfia, a scrivere una lettera per mettere in guardia i suoi alunni da questo gioco “affatto innocente”:

“Sono venuto a sapere che circola un gioco molto pericoloso nei social media che incoraggia apertamente i giovani più sensibili a evocare demoni.
Vorrei ricordare a tutti voi che non esiste modo di “giocare innocentemente coi demoni”.

Per favore abbiate cura di NON parteciparvi e di incoraggiare gli altri ad evitare di parteciparvi.

Capisco quanto possa tentare la curiosità, ma il problema di aprirsi all’attività dei demoni è che si sta aprendo una finestra di possibilità che non sarà facile da chiudere.

Se vorrete “sperimentare” qualcosa convocando enti spirituali, posso raccomandarvi la Messa o il Rosario? Penso che, a lungo andare, troverete queste alternative più sicure e gratificanti.

Grazie in anticipo per la vostra cooperazione su questa questa questione così importante.

Che Dio ci benedica e ci protegga con l’aiuto del nostro angelo custode!”

Il richiamo dell’esorcista.

Più volte nei suoi numerosi libri e interviste, il sacerdote italiano Gabriele Amorth ha messo seriamente in guardia i suoi lettori sulla serietà e pericolosità dei rituali di spiritismo, “una pratica in forte espansione”. Infatti, al contrario di quello che si potrebbe pensare, sono molti quelli che, mossi dalla semplice curiosità o dalla volontà di conoscere eventi passati o futuri, cercano il modo di evocare le anime dei defunti tramite medium o sedute spiritiche. Secondo padre Amorth questo fenomeno è direttamente proporzionale alla crisi di fede e i rischi che si corrono sono di duplice natura; oltre ai rischi di natura umana come i traumi psicologici (ansia, stress, apprensione, iper sensibilità alle realtà spirituali…) si corrono dei grossi rischi di natura spirituale dovuti all’intervento del demonio: dai “disturbi malefici” alla vera e propria “possessione diabolica”. Più volte Amorth ha denunciato la mancanza di una adeguata formazione in materia, anche da parte di sacerdoti e vescovi che hanno la responsabilità di istruire giovani sui pericoli di queste pratiche spiritiche invitandoli a considerare la serietà di questi fenomeni e, dunque, a non scherzare col fuoco!

charlie3Ipotesi Charlie Hebdo.

Esclusa l’improbabile ipotesi del demone messicano, l’origine del nome Charlie resta un mistero ancora non risolto oppure non svelato. Certo, è perlomeno curioso che ritorni il nome che qualche mese fa era sulla bocca di tutti dopo gli attentati parigini del 7 gennaio 2015 alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo. La strage, costata la vita a dodici persone, ha ottenuto una risonanza mondiale senza paragoni anche grazie ai social networks che hanno aiutato alla diffusione del motto “Je suis Charlie” come gesto di solidarietà con le vittime dell’attentato; anche l’immagine della matita, simbolo della libertà di espressione dei disegnatori satirici, è stata presa come icona di una campagna globale di solidarietà. Ora fa pensare il fatto che è proprio attraverso delle matite che uno spirito chiamato Charlie si manifesti in modo misterioso.

Fonti consultate: 

 

 

Annunci

Lampedusa e la retorica buonista della politica italiana

barcone_immigrati5001Nel pieno di una settimana critica per la politica italiana, la dolorosa strage di Lampedusa ha sconvolto l’Italia e, forse, (magari!) tutta l’Europa.
La vicenda, però, sembra aver scosso molto meno quei paesi da cui le vittime fuggivano, paesi retti da regimi tutt’altro che democratici e governati da signori indifferenti delle sorti dei propri sudditi. Se dall’Italia si alzano voci di cordoglio, parole di sdegno, si discutono soluzioni e si osservano minuti di silenzio nelle scuole e nei campi di calcio, dal Medio Oriente, dal nord Africa, dai capi religiosi musulmani e dai governi islamici non si alza nessuna autorevole voce di dissenso per questa tragedia (né di tutte le altre tragedie) che, purtroppo, ha inizio proprio nei loro territori.

Se l’Occidente si è illuso con le recenti svolte democratiche di alcuni stati mediorentali, ci accorgiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Altro che Primavere soleggiate, il dramma di quei paesi, lo capiremo dopo, non è essenzialmente politico, ma religioso (e dunque antropologico), dove regimi teocratici di ispirazione islamica calpestano la dignità e i diritti di uomini, donne e bambini, in nome di un ordine apparentemente voluto e imposto da dio.

Naufragio-Lampedusa-migranti-23-770x395Intanto in Italia, scossi da una delle più gravi stragi legate all’immigrazione, i signorotti della politica – quelli in giacca e cravatta oligarchici e quelli in abiti più sportivi e colorati per meglio rappresentare i compagni del popolo – alzano la voce per dire la loro sul fatto e sul da farsi. Da destra e da sinistra salgono tutti sul carro (funebre) con slogan che valgono un rilancio sulla pagina politica, come sciacalli che frugano in mezzo ai cadaveri.

Così il redivivo, restaurato e rinnovato Alfano, il pastore buono delle pecore italiane Napolitano, la presidenta rivoluzionaria Boldrini-basta-pranzi-in-famiglia, la paladina della giustizia Bonino, il ciclista dottore Marino, la migrantista Kyenge e molti altri che hanno approfittato dell’evento per snocciolare, con facile retorica, discorsi pieni di pathos che scuotono il sentimento popolare.

Sul fatto accaduto lo scandalo, il cordoglio, la tristezza è generale, come è normale e giusto che sia di fronte a un dramma di tali dimensioni. Sul lavoro da farsi i pareri sono discordanti e qui parte la vergognosa campagna politica. Tutta la sinistra ha approfittato dell’evento per accusare la legge Bossi-Fini, attualmente in vigore, che regola il problema dell’immigrazione clandestina con una serie di norme (tra cui il reato di clandestinità) definite troppo severe e poco accoglienti verso lo straniero; una legge poco consona allo spirito di accoglienza indiscriminata voluto da  Kyenge, Bonino, Boldrini e compagnia cantante (di compagni si tratta). Insomma da sinistra si accusa la legge Bossi-Fini (discriminatoria, razzista, nazionalista) di aver riempito la barca di povera gente disperata e di averla fatta affondare uccidendo centinaia di innocenti. La severità di questa legge sarebbe alla base della tragedia. Il collegamento tra le due cose non è facile da trovare, ma l’occasione sembra buona per cambiare l’iniqua legge.

lampedusa 2La soluzione che propongono è dunque una non-soluzione: cambiamo la legge e, la prossima volta, andiamogli incontro prima che naufraghino. Magari andando sulle coste africane e accogliendoli direttamente lì per portarli a Roma, dove Marino ha deciso di accogliere tutti gli immigrati appena arrivati, per la buona pace dei romani e la gioia dei lampedusani.

Dal canto suo, la destra, ha approfittato per attaccare le politiche del ministro dell’integrazione che vorrebbe abolire il reato di clandestinità e aprire le porte dell’Italia (e dell’Europa) a chiunque voglia entrare. E’ così che Lega Nord mette le morti degli immigrati sul conto della sinistra colpevole morale per aver lanciato menssaggi di accoclienza troppo confortanti e illusori per chi partiva dalle coste africane. Come a dire: “gira voce che in Italia c’è spazio e ti danno la cittadinanza appena arrivi!”.

E subire per primi il ridicolo di questi retorici e ipocriti sproloqui sono soprattutto gli abitanti dell’isola, che da tempo lamentano una situazione invivibile a causa della presenza sempre più alta di immigrati senza casa, senza lavoro, senza cibo e nessuno che si preoccupi di loro. Tra poco la campagna politica si sposterà su altri temi (probabilmente su Berlusconi che è sempre di moda) e gli immigrati rimarranno sull’isola o cercheranno di partire (come? aiutati dai lampedusani?) per trovar miglior fortuna nel nord.

Le idee per non essere banali sono poche, si sà, ma qualcuno ha avuto un lampo di genio ed ecco che la genialata è sulla bocca di tutti. Alfano, che ha il cuore d’oro, ha visto la sofferenza dei lampedusani e ha suggerito di consegnare un premio-sopportazione all’isola, al fine di richiamare l’attenzione del mondo sul problema. Qui si trovano tutti d’accordo: Premio Nobel per la Pace a Lampedusa, dunque, per l’eroicità dell’accoglienza. In fondo premiare Lampedusa vuol dire premiare l’Italia e nessuno può dissentire senza sentirsi traditore. Tutti sono d’accordo: a destra e a sinistra, sopra e sotto; aspettiamo il verdetto di Oslo. Ma d’altronde si sa, per avere il Premio Nobel per la Pace non bisogna mica essere San Giovanni Paolo II (che di fatti non lo ha mai ottenuto), basta essere popolare o volerlo diventare, o basta che ti venga appioppata la candidatura da chi non sa bene neanche che sentimenti hai nei confronti della pace.

Intanto sulla rete circola un video che mostra l’esasperazione dei lampedusani per i quali la pace tanto desiderata vorrebbe qualcosa di più che un premio o un riconoscimento al valore.

Ma alla radice del problema non ci va nessuno volentieri; sarebbe contro i principi della bontà universale (da tempo sposata con matrimonio indissolubile dall’Occidente)  segnalare che dall’altra parte del Mare Nostrum (o Mostrum?) esiste un problema serio che non cambierà certo correggendo una nostra legge.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: