Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Parlare di Dio ai giovani è bestemmiare? la versione del “prete social”

paparomatreIl 17 febbraio papa Francesco ha visitato la Terza Università di Roma (quella che, arrivata terza, non ha avuto diritto neanche ad un nome, forse erano finiti…). Tra flash, selfie, titoli su giornali e servizi sui TG, il Pontefice ha avuto un’entusiasmante accoglienza da parte di studenti e professori.

Molti hanno ricordato quando, nel 2008, papa Benedetto XVI fu costretto a rinunciare alla visita programmata alla Prima Università di Roma (“La Sapienza”, questo sì, un nome davvero altisonante) a causa delle proteste di professori e alunni atei laicisti di sinistra. Fin qui tutto ha una logica, si sa che papa Francesco esercita un fascino particolare che ha incantato il mondo grazie la sua semplicità evangelica, al suo essere argentino (da Maradona a Higüaín, da Valeria Mazza a Belén Rodriguez sono anni che gli/le argentini/e imbambolano gli italiani) e alla sua affinità col pensiero globale (pacifismo, ecologismo, pluralismo etnico e religioso…), una sorta di “populismo ecclesiastico” che, a breve termine, raccoglie buoni risultati in termini di audience e di immagine. Continua a leggere…

Piccolo elogio della mamma apprensiva (che mette in mezzo l’isis per non far uscire di casa la figlia)

soralellaLa mamma è sempre la mamma, ed è sempre la numero uno! Gli italiani lo sanno, tanto che non ci si vuole proprio abituare a chiamarla “genitore 2” come vorrebbero i nostri politici pressati dalle esigenze dell’attivismo LGBT.

Mamma è la prima parola che pronunciano i bambini, e probabilmente in Italia è anche l’ultima. Perché la mamma italiana è sempre presente, sempre attenta, sollecita e disponibile, dotata naturalmente (nel senso di dono naturale) di buona dose di femminile apprensione. La mamma è sempre informatissima sui propri figli, tanto che neanche i servizi segreti, coi loro potenti mezzi investigativi, riuscirebbe a coprire lo stesso raggio d’azione del materno intuito che, quando si tratta dei propri pargoli, carpisce i pericoli e prevede le insidie ovunque esse si nascondano. D’altronde, come dicono a Napoli, “i figli so’ piezz’e core“, e non importa che siano brutti o scemi perché “ogni scarrafone è bello a mamma soja“; non importa neanche che siano grandi e vaccinati, scapoli o sposati, perché sempre “piezz’e core” sono!

La mamma che intuisce la presenza di un pericolo per il figlio, mette in guardia, avverte, insiste perché le si dia ascolto, non vorrebbe arrivare a dire le solite frasi: “io te l’avevo detto”, “non dar mai retta a tua madre”, “vedi, era come dicevo io”! E’ vero che l’uomo avvisato è mezzo salvato, ma se ad avvisarti è la mamma dai per certo che il pericolo incombe.

In Italia, essere mamme al tempo dell’ISIS non è affatto semplice, perché oltre a badare a mille occupazioni e a combattere su diversi fronti (com’è il loro solito) le mamme devono anche fare gli straordinari per monitorare la situazione al fine di proteggere l’integrità dei propri figli minacciati dalle insidie jihadiste: tragitti casa/scuola e casa/lavoro, amicizie, libri e riviste, gruppi WhatsApp e facebook… Tutto può essere motivo di preoccupazione e di indagine da parte della mamma che scannerizza nella propria mente, durante il giorno e la notte, tutti i momenti della giornata del figlio, cercando di fiutare la presenza di pericoli.

Oggi a preoccupare le mamme non sono più le sigarette nascoste nello zaino di scuola o la puzza di canna che impregna i maglioni, ma i terroristi islamici che potrebbero entrare nella vita dei propri figli in qualsiasi momento, infiltrandosi da qualche insospettabile fessura lasciata imprudentemente incustodita.

Il primo motivo di grande preoccupazione deriva dal fatto che il figlio possa frequentare luoghi pubblici ad alto rischio terrorismo. Il figlio che viaggia ogni mattino in metro, mette a repentaglio inutilmente la propria vita, rischiando ogni giorno la pelle. Così la mamma che non è riuscita a convincere il figlio a utilizzare tragitti alternativi alla metropolitana (bus, bicicletta o, ancor meglio, a piedi) esigerà perlomeno di venire informata dell’avvenuto trasbordo, ricevendo un WhatsApp (con messaggi come: “Arrivato”, “tutto ok”, “sono vivo” o “ciao mamma”) non appena si sia usciti dal tunnel sani e salvi. Tanto meglio una telefonata, non sia mai che a scrivere i messaggi sia qualcun altro… E non sarebbe prudente ritardare il messaggio ché la mamma tiene d’occhio le “virgolette” di WhatsApp per sapere se il figlio ha letto gli ultimi messaggi, mentre calcola i minuti trascorsi dall’ingresso in metro e monitorizza lo stato della linea in tempo reale sul televideo o sul sito ufficiale della metropolitana.

Figuriamoci poi se il figlio ha un amico straniero, peggio ancora mediorientale! I sospetti della mamma-007 salgono a codice rosso: “Ma con tutti gli amici disponibili in giro (ora ai tempi di internet c’è una scelta infinita!) proprio uno straniero dovevi avere come amico del cuore? Capisco tutto, ma de sti tempi…”  Se poi la figlia ha un fidanzato magrebino alla mamma non resta che rassegnarsi nella speranza che la storia sia breve ed indolore. Ma se la figlia decide di uscire con gli amici nella “zona della movida” (Ponte Milvio) anziché rimanere vicino casa (zona Cassia) allora non c’è più nulla da fare se non tentare il tutto per tutto per salvarla!

Così, una mamma romana, di fronte al pericolo di attentati che in queste ore incombe – tra psicosi e realismo – sulla capitale, a mali estremi (o estremisti!) ha risposto con estremi rimedi, escogitando la migliore strategia per preservare la vita della giovane figlia: il terrore condito dal “te l’avevo detto”! Non riuscendo a conciliare il sonno all’idea che la giovane uscisse di casa per frequentare i luoghi della “movida” romana nel centro della capitale, ha messo in guardia la ragazza parlando di un imminente pericolo, riferito da una fonte certa. La telefonata alla figliuola, dai toni drammatici, termina con un appello a salvare la propria vita e quella degli altri… avvisandoli di non uscire!

Ecco alcuni stralci della telefonata (qui il testo completo):

Tesoro ascolta, mi hanno telefonato… la mamma di Anastasia lavora al Ministero degli interni, e arrivano delle notizie amore che ovviamente non sappiamo noi. Era molto molto preoccupata… Questi dell’Isis vogliono colpire i giovani, le zone della movida. Quindi sono bandite tutte le piazze, tutte le piazze… non potete assolutamente circolare. Dovete rimanere in zona Cassia, cioè vicino casa nostra, nelle case, anche in piazzetta, anche nei localini questi intorno casa, perché comunque noi siamo decentrati, non è una zona interessante per loro. Ma non vi potete spostare verso il centro, ok? Verso Ponte Milvio, verso il centro, nessuno. (…) Fate un passaparola perché più giovani , più ragazzi voi riuscite ad avvertire a non andare in queste piazze e più persone salvate, si salvano, se questi mettono una bomba. (…) Dovete rimanere relegate dove viviamo, ok?

Il messaggio ha fatto il giro della città tramite internet e cellulari costringendo perfino il premier Matteo Renzi ad  intervenire per controbattere con un altro messaggio vocale: “Ragazzi, buongiorno”… state sereni! (Qualcuno ha messo in giro la voce che anche il messaggio del Premier fosse una “bufala”… in effetti a Roma pioveva, non era dunque un buon giorno). “Qualcuno pensa di essere simpatico” ha detto il Premier. Ma forse Renzi non ha colto che non si trattava tanto di “apparire simpatici” ma della strategia finale di una mamma apprensiva, che non aveva altra alternativa di fronte all’imminente pericolo! Una questione di vita o di morte!

Ce ne fossero ancora di queste mamme-apprensive! Accusate spesso di aver cresciuto generazioni di bambocci, di eterni Peter Pan ingarbugliati tra le gonne materne e privi di virile autonomia, queste donne hanno offerto se stesse per compiere al meglio la loro alta vocazione, quella di amare i propri figli più della propria vita, e di proteggerli dal “mondo” (spesso facendo un ottimo lavoro di prevenzione).

Le esagerazioni di mamma-chioccia hanno generato dei mostri, dobbiamo riconoscerlo. Complici padri assenti, distratti, indifferenti o dediti ad altri interessi; complici gli stessi figli e figlie, incapaci di spiccare il volo, una volta raggiunta la maturità (o incapaci di raggiungerla); incapaci di fare come Gesù, che dopo aver obbedito ai suoi genitori per molti anni (se la parola vi sembra eccessiva, si tenga conto che il Vangelo dice che gli era “sottomesso”), a un certo momento si è emancipato anche lui, dicendo a Maria: “Madre, cosa c’è tra me e te?“, insomma “Lasciami un po’ compiere la mia missione da solo”.

Ma, si sa, le cose si apprezzano solo quando si perdono, e oggi che le mamme-apprensive sono una specie in estinzione (oramai al massimo ci rimangono le nonne-apprensive), iniziamo a sentirne la mancanza.

Le nuove mamme, figlie legittime del ’68 (ma anche del ’75 e ’82…) non hanno più tante paure nei riguardi dei figli, anzi, una paura forse ce l’hanno: quella di scocciare troppo, di “tagliargli le ali”, di impedire in qualche modo la loro libertà. In fondo queste nuove mamme agiscono per reazione: non avendo del tutto capito l’importanza della loro mamma-apprensiva – avendola sofferta e mal sopportata- cambiano strategia. Tutto, dunque, rientra oggi nella categoria delle “esperienze” che la vita offre e che i ragazzi devono fare. Libertà senza limiti e senza controllo, senza dogmi ne regole, senza apprensione, per favore! Basta che il figliuolo sia felice, che faccia ciò che si sente, che sia ciò che si sente (“ma se il mio maschietto vuol mettersi la gonna e il reggiseno che male c’è? Che c’è di male?”).

Poi ti capita di vedere mammine tatuate, in splendida forma, che si sparano i selfie mentre il figlio sta chissà dove, facendo chissà cosa, con chissà chi… Ma questo è solo l’inizio del declino di una categoria che in Italia era diventato un marchio di garanzia per una società dove il senso comune e i buoni costumi – assieme a una buona dose di apprensione – formavano gli uomini e le donne del domani.

Insomma, è una questione di ruoli, dei così tanto bistrattati ruoli, i cosiddetti “stereotipi” che si vorrebbero eliminare come residui del passato oramai superati. E ci dispiace per La Repubblica che esalta il ruolo dei nuovi “mammi” che stanno a casa coi bimbi (per scelta) e cambiano i pannolini (con grazia), ma i “mammi” non riusciranno ad essere mai tanto deliziosamente apprensivi come la mamma!

ps. Anche il sottoscritto (ripetutamente vaccinato) ha ricevuto per WhatsApp una mappa di un tragitto alternativo casa/lavoro che esclude l’utilizzo della metropolitana. Per fortuna senza informazioni riservate ed allarmanti del Ministero degli Interni, ma – ovviamente – firmato “mamma”.

ps2. Vista la delicata situazione attuale, non è certo il caso ora che tutte le mamme-apprensive inventino notizie di attentati per proteggere le figlie: l’eccesso, come sappiamo, ha causato non pochi problemi di ordine pubblico; la storia ci ha fatto riflettere ma meglio evitare futili allarmismi. (E meglio rimanere nei paraggi! Paraggi, non Parigi!!)

Roma selvaggia. Città nel caos: cercasi nuovo sindaco

foto Francesco Toiati

La città di Roma è piombata nel caos più completo in questa caldissima estate 2015.

La situazione dei trasporti pubblici è diventata la cartina tornasole di una città esasperata che rivela il fallimento della amministrazione cittadina e l’urgenza di un sindaco che si prenda cura della città e dei cittadini riportando la situazione alla normalità.

Nelle ultime settimane il sistema di trasporti pubblici (in modo particolare la Metropolitana) ha subito un collasso dovuto alle beghe interne tra società che gestisce i trasporti (ATAC) e i suoi dipendenti. A farne le spese sono i cittadini costretti (nessuno lo fa con piacere nè per spirito autolesionistico) a servirsi della metro per muoversi in città e obbligati a subire ogni giorno trattamenti indegni e lesivi della dignità umana.

Oltre ai cittadini che pagano l’abbonamento annuale, a subire il disservizio ci sono migliaia di turisti che in questo periodo soggiornano nella capitale affollando, muniti di biglietto, le strette e caotiche banchine sotterranee della metro romana.

Se durante l’anno il servizio non è assolutamente degno di una capitale europea (il confronto con le metro di Madrid, di Parigi o di Londra è imbarazzante) nelle ultime settimane la situazione ha assunto toni e colori degni di un esilerante film comico o, a seconda degli umori, di un film horror.

Le disavventure della metro di Roma sono ormai un caso nazionale e se dovesse intervenire l’Europa potrebbe arrivare chiederne conto, viste le ultime ingerenze di Strasburgo su argomenti molto meno urgenti e gravi rispetto al degrado e al collasso di una capitale come Roma.

L’ultimo scandalo è apparso sulle pagine dei quotidiani nazionali, è il video di un passeggero che testimonia un fatto gravissimo: la corsa della metropolitana romana con una porta completamente aperta sfiorando un’ennesima tragedia davanti ai passeggeri increduli e scandalizzati. Così commenta in didascalia Il Corriere della Sera:

Dopo essere stata ferma per più di un’ora,la metropolitana romana che porta da Termini verso Rebibbia, riprende la sua corsa con una porta completamente aperta. Un viaggiatore riprende la scena, gridando allo scandalo, anche perché la velocità è alta. Nonostante lo stupore e l’incredulità dei passeggeri il viaggio continua sino alla fermata successiva.

A Roma succede l’impensabile: e non c’è bisogno di parlare del triste episodio che è costato la vita al piccolo Marco (4 anni) lo scorso 9 Luglio precipitato dall’ascensore della stazione di Furio Camillo di fronte al nuovo centro commerciale Happio. Al di là della dinamica e delle responsabilità umane, anche in quella occasione è emersa una situazione di inadeguatezza, l’inefficenza delle strutture e la mancanza di sicurezza nelle stazioni della metropolitana.

Ascensori non funzionanti, scale mobili guaste (a giugno una scala mobile di Termini che collegava le due linee A e B è rimasta bloccata per un mese creando enormi disagi ai passeggeri in transito), rampe per disabili inesistenti sono la normalità. A questo bisognerà aggiungere l’inadeguatezza dei treni, in modo particolare quelli della metro B e B1: sporchi, maleodoranti, senza aria condizionata e spesso coi finestrini ermeticamente chiusi. Continui ritardi, corse cancellate e presenza continua di borseggiatori all’interno delle stazioni più affollate del centro della città. I malori sono all’ordine del giorno provocando come conseguenza il rallentamento del servizio e, dunque, l’aumento esponenziale dei passeggeri in attesa di treni.

Nella nuova stazione di Ionio, capolinea della linea B1, ogni mattina centinaia di persone affollano le banchine senza poter sapere tra quanti minuti arriverà il prossimo treno (servizio disponibile in tutte le altre stazioni). I tempi di attesa variano, fino a superare i 15 minuti provocando enormi disagi a chi deve recarsi al lavoro rispettanto un orario di entrata. In questi giorni è diventata una prassi applaudire al conducente quando il treno – finalmente – si avvicina uscendo dal tunnel del capolinea.

Scene di ordinaria violenza si verificano ogni giorno dato che i cittadini, esasperati e stufi di questa situazione, non sono più disposti a rimanere a braccia conserte limitandosi a pagare il servizio e a subire trattamenti che oltrepassano il limite della decenza. Diverse volte, in questi ultimi giorni, sono intervenute le forze dell’ordine per proteggere gli autisti e i macchinisti dalla furia della folla di passeggeri.

Enormi disagi anche sulla linea ferroviaria Roma-Lido, utilizzata ogni giorno da centinaia di migliaia di pendolari. L’ultimo grave episodio è successo qualche giorno fa presso la stazione di Vitinia, dove i passeggeri esasperati dopo l’ennesimo blocco del servizio per guasto tecnico, hanno aggredito verbalmente e fisicamente il conducente scendendo dal treno per continuare il traggitto camminando sui binari sotto il cocente sole delle 14.00 (guardare le foto per credere!).

A pochi giorni dall’ennesimo sciopero dei mezzi di trasporto pubblico indetto per lunedì 27 luglio (secondo la solita modalità per godere di tre giorni di vacanza consecutivi), sono in molti, ora che stanno pensando di non rinnovare l’abbonamento annuale per il trasporto pubblico (da poco aumentato notevolmente di prezzo senza un reale miglioramento del servizio). Purtroppo però non ci sono alternative valide per la mobilità se non quella di utilizzare i mezzi privati.

Il “bike-sharing” promosso dal sindaco uscente Ignazio Marino che in campagna elettorale parlava di Roma come “capitale delle biciclette” non è mai decollato e le (poche) stazioni di biciclette che erano state montate in città stanno venendo rimosse proprio in queste settimane. Anche il car-sharing rischia ora di fallire a causa dei continui atti vandalici, furti e cattivo utilizzo delle vetture in noleggio (ma qui, invece, la responsabilità è degli utenti).

rome-2-master675Intanto lo scandalo attraversa l’oceano e anche il New York Times dedica una pagina al degrado della città di Roma definendo il sindaco una persona onesta ma un leader improbabile e debole che, per quanto non sia causa di tutti i problemi della città, non sembra esserne la soluzione.

Il giornale statunitense parla di una Roma “in rovina” che “cade a pezzi”, in declino; parla dell’erba alta che cresce in città (con tanto di foto del lungotevere), dei trasporti a rilento senza aria condizionata, dell’aeroporto inefficente (fermo per due mesi a causa di un incendio), dello scandalo “Mafia Capitale” e del malcontento di Matteo Renzi.

Intanto lo stesso premier ha lanciato un ultimatum al sindaco della Capitale:O governa o va a casa“, mentre un recente rapporto pubblicato dalla Confcommercio mostra che secondo il 57,3 % degli imprenditori “sarebbe necessaria una nuova amministrazione frutto di una consultazione popolare”.

A Roma, dunque, serve urgentemente un sindaco che governi la città e che riparta dalle macerie sotto le quali, oggi, la Città Eterna è sepolta. Avanti il prossimo!

 

Articolo pubblicato su Romagiornale il 24/07/2015

#MetroC di Roma: quel frammento esistenziale tra il panico e la gloria

foto Francesco ToiatiIn perfetta linea con l’ultimo articolo che ho scritto su Aleteia sulle implicazioni pratiche dell’enciclica Laudato Si’, con molto piacere (ma anche assecondando un mio profondo senso del dovere) condivido l’esperienza di una amica che racconta la sua avventura nella nuova metro C di Roma.

E’ un’esperienza di panico e di gloria. E’ questo infatti che offre la metro di Roma, sia la A che la B o la C (benvenuta essa sia).

Il panico – che ti avvolge e coinvolge, che ti rapisce e ti punisce, che ti violenta e ti svuota dentro, quanto scendi le scale che portano nelle profondità della terra romana – può avere senso solo se si tiene a mente l’esperienza opposta della gloria che è l’approdo alla meta, l’arrivo quasi insperato, la realizzazione del proprio sogno che sa di conquista.

Approdare nella stazione che – quasi sfidando il destino – ci si è posti come meta, ha il sapore di gloria, di vittoria in battaglia, di sconfitta dei nemici infernali e della conquista di una terra promessa che sconfinata si apre innanzi fertile e ricca.

L’immagine del panico e della gloria sono ben simboleggiate da alcuni binomi che illustrano il dinamismo in una dialettica bene-male sottolineandone il contrasto: sopra-sotto, entrare-uscire, caldo-fresco, tenebre-luce. E’ un assaggio – immaginate: solo un assaggio per quanto significativo! – dell’esperienza della morte e risurrezione dell’essere!

Chi non scende in quella fossa – piena di odori ripugnanti e di esseri sconosciuti la maggior parte brutti e imbronciati – non potrà mai capire fino in fondo cosa significa uscirne, ossia, passare dal sotto al sopra, dal caldo asfissiante al fresco rigenerante, dalle tenebre del tunnel alla luce del sole…

La metro di Roma, non è solo un servizio o disservizio di trasporto pubblico, ma è una scuola di vita, un problema che stimola soluzioni, un guaio cronico un abisso di non senso che forgia, modella, rafforza e forma gli spiriti forti del futuro, quelli che non potranno mai dire come i nostri nonni “ho fatto la guerra” e raccontare quelle gesta ai nipotini, ma potranno ben dire “ho preso la metro a Roma tutti i giorni”. Cari figli, nipoti e bisnipoti: ascoltate il nonno che di storie ne ha vissute.

Alla fine della storia ci renderemo conto che è più il tragitto umano che compiamo grazie ai treni della metro di Roma (quanti incontri, quanti amori ed amicizie nate e finite, quante litigate, quanti libri letti, quante telefonate, quanti articoli o post scritti, quanti pensieri esistenziali sui massimi e i minimi sistemi) che il misero e scomodo percorso urbano tra una piazza e l’altra della capitale.

Alla fine – chissà – ringrazieremo il cielo per la possibilità di percorrere ogni giorno quel tragitto, quel frammento esistenziale, che divide il panico dalla gloria!

p.s. La mia amica vuol rimanere anonima per non divenire agli occhi degli dei, rea di ingratitudine, dopo aver per lunghissimi anni atteso che la sua rispettabilissima zona fosse baciata dalla fortuna e venisse collegata in maniera degna con la Roma-che-conta. Sulla dignità stanno ancora lavorando, il collegamento c’è. Nel frattempo lei ha deciso di ritornare al vecchio tram-45-minuti-di-attesa, solo per qualche giorno. Scoprite perché…

Breve resoconto analitico del tragitto dal panico alla gloria in un giorno come tanti:

– FASE EUFORICA: prendere la nuova metro C che mi porterà in 10 minuti a casa
– FASE RAZIONALE: salire e scoprire che la nuova metro C ha il pilota automatico!
ma si dai… cosa vuoi che succeda??? (MAI porsi simili domande)

– FASE PRE-PANICO: la metro parte: prima ferma… seconda fermata…
La metro si blocca nel bel mezzo della galleria!!
Mi giro di qua, mi giro di là… ma da entrambi i lati c’è solo cemento e cemento… e improvvisamente ripenso al fatto che non ci sia il conducente!!!

– FASE PANICO NON ESTERNATO E A LUME DI CANDELA: salta la corrente…si accendono le luci d’emergenza!
La signora accanto a me dice “soffro un po’ di claustrofobia, ora chiamo mio marito ,così mi calmo!”

– FASE PANICO ESTERNATO E CONDIVISO CON ALTRE 5O PERSONE: “merda il cel non prende!”
Inizio un breve excursus della mia vita …intanto la signora accanto a me comincia a fare dei lunghi e profondi respiri stritolandomi il braccio.

– FASE DI PANICO ASSOLUTO E CRISTIANO: pensieri: “cacchio però morire così, sotto una galleria nuova della metro C… oggi come mi sono comportata? e in questo ultimo periodo? Ho detto ai miei che gli voglio bene? quando mi sono confessata?”
intanto inizio a provare la stessa sensazione che prova chi è monco!

– FASE PRE-MORTE: son passati 5 minuti, sembrano un’ eternità, a lume di candela con altre 50 persone e sto diventando monca, non c’è che dire…

– FASE RESURREZIONE (LA GLORIA): le luci si riaccendono, una vocina squillante chiede scusa dell’inconveniente e un vocione risponde: “Li morta..itua”!!! ( è la cosa più carina che posso ridire).
La metro riparte, la signora si distacca da me, il sangue riprende a circolare nel mio braccio…
La signora si gira e mi dice “grazie per il sostegno”.
Signora, veramente ha fatto tutto da sola con il mio braccio!

– FASE WE ARE THE CHAMPIONS: usciamo dalla metro come dei vincenti, dei sopravvissuti, con facce sconvolte… come se fossimo tornati dall’aldilà…in un certo senso…

– Considerazione finale: rivoglio i 45 minuti di tram…le solite ammucchiate, le solite discussioni, le solite mormorazioni e le solite attese!

 

Papa Francesco in metropolitana: implicazioni pratiche dell’ecologia integrale

enciclica papaOggi mia sorella mi ha scritto un SMS disperata: era più di un’ora che aspettava un tram che la portasse dall’università a casa! L’unica cosa che ho saputo dirle è stata: “Papa Francesco è dalla nostra parte!”

***

Dopo molte polemiche e grandi attese è finalmente arrivata l’edizione integrale e definiva dell’enciclica sulla “Cura della casa comune” che è stata presentata ufficialmente in Vaticano.

La Laudato Si’ (clicca per leggere il documento) è la seconda enciclica pubblicata dal papa argentino, dopo la Lumen Fidei (preparata da papa Benedetto XVI alla fine del suo pontificato e rivista e firmata dal nuovo papa).

C’è un aspetto nella nuova enciclica del papa che ci fa capire l’ampiezza del discorso ecologico, la larghezza delle sue implicazioni pratiche nella vita quotidiana e la quantità di lavoro che le politiche internazionali e le amministrazioni locali hanno ancora da fare. Oltre alle questioni scientifiche legate alla cura del pianeta, papa Francesco offre lo spunto per uno sviluppo e un rinnovamento umano e sociale che parte da piccoli gesti ricchi di significato destinati a contribuire al miglioramento della qualità della vita umana.

La cura del creato e delle creature non può prescindere dalla cura dell’essere umano che – in quanto creatura – “ha il diritto a vivere e ad essere felice, e inoltre ha una speciale dignità”. Uno degli effetti della “cultura dello scarto” sulla vita delle persone è il degrado ambientale che incide negativamente sulla qualità della vita umana provocando un – ben più grave – degrado sociale. (LS 43).

Il concetto di ecologia integrale (cap. 4), che si pone come filo conduttore per la comprensione del testo, coinvolge tutti gli aspetti della vita: dal degrado ambientale a quello umano, dall’economia alla politica. Il documento papale invita tutti – cristiani e non cristiani – a rivolgere la propria attenzione al creato come “casa comune”; è un appello alle coscienze affinché si assuma uno stile di vita responsabile e solidale (cap. 6), rispettoso verso l’ambiente, attento ai poveri e ai deboli sia nella vita privata che in quella pubblica. E’ ciò che Paolo VI suggeriva quando parlava all’ONU della necessità di “un autentico progresso sociale e morale” (cf. LS 4).

Al di là degli aspetti tecnici e scientifici che interessano l’ecologia così come siamo abituati a parlarne, uno dei risvolti pratici di questa “ecologia integrale” è quello della promozione e del miglioramento della “qualità della vita” nelle città. Nel parlare dell'”ecologia della vita quotidiana” il Santo Padre ha affrontato il problema della dignità umana e dello sviluppo integrale della persona assicurando che “gli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di vedere la vita”: la stanza, il luogo di lavoro, il quartiere, la città. Un ambiente “disordinato e caotico (…) mette alla prova i nostri tentativi di sviluppare un’identità integrata e felice” (LS 147).

Disagi stazione metro B Termini (Foto Omniroma)

Disagi stazione metro B Termini (Foto Omniroma)

La nostra felicità, dunque, dipenderà anche dalla cura dell’ambiente in cui viviamo quotidianamente. Vivere in un luogo brutto, sporco, disordinato e caotico, ci demoralizza, ci rattrista, rende la quotidianità difficile e pesante. A lungo andare le situazioni di degrado (specie nelle periferie e nelle zone più povere) possono causare o favorire “comportamenti antisociali e violenza” (LS 149).

Il numero 153 della Laudato Si’ parla dei trasporti pubblici come un esempio concreto di questa applicazione dell’ecologia integrale alla vita quotidiana. Francesco afferma che “la qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti”. Ogni giorno infatti, nelle grandi città, centinaia di migliaia di cittadini utilizzano i mezzi di trasporto pubblico per recarsi a scuola, all’università o ai propri posti di lavoro. Spesso però i viaggiatori trovano un servizio scadente, lento, scomodo, al punto di non sentirsi più esseri umani ma merce trasportata senza riguardo e senza alcuna cura, nonostante la spesa fatta per acquistare biglietti o abbonamenti.

A questo riguardo papa Francesco cita quattro elementi che rendono il trasporto pubblico un servizio indegno per le persone che ne fanno uso: l’affollamento, la scomodità, la scarsa frequenza dei servizi e l’insicurezza.

Queste caratteristiche tipiche di un servizio pubblico scadente, vanno a ledere la persona nella sua dignità: basti pensare ai viaggiatori costretti ad attese spropositate per ottenere un servizio basilare come quello del trasporto pubblico, basti pensare alle persone più fragili o deboli costrette ad aspettare in piedi l’arrivo dei mezzi di trasporto o costretti a farsi spazio tra le folle accalcate all’ingresso o all’uscita dei treni: anziani, portatori di handicap, donne in cinta, famiglie con passeggini, bambini… “Il riconoscimento della peculiare dignità dell’essere umano – afferma il Papa – molte volte contrasta con la vita caotica che devono condurre le persone nelle nostre città”.

papa francesco metroSi dice che, prima di diventare papa, mentre era arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Bergoglio era solito prendere la metro o il bus (il colectivo) per muoversi in città rinunciando, quando possibile, ad utilizzare la macchina e ad usufruire dei servizi di un autista. Il suo basso profilo, la sua vicinanza alla gente comune e la sua disponibilità ad incontrare i fedeli della sua diocesi, hanno caratterizzato il suo stile di vita semplice e vicino alla gente che ha conservato anche dopo l’elezione a Sommo Pontefice.

Se Francesco, dunque, parla del trasporto pubblico che non rende giustizia alla dignità degli uomini e dei cittadini, lo fa con cognizione di causa dopo aver sperimentato cosa significa entrare in metro o in un autobus come un comune viaggiatore e non come un personaggio pubblico di fama nazionale invitato per inaugurare nuove linee o nuovi treni come fanno i nostri sindaci che tagliano nastri e si fanno fotografare nei treni in condizioni speciali, straordinariamente favorevoli.

Questo stile di vita è collegato a quella “conversione ecologica” di cui parla la Laudato Si’ (cap. 6) dove la responsabilità collettiva della protezione del creato, come una casa comune, implica l’adoperarsi in “semplici gesti quotidiani” che rispettino, e allo stesso tempo nobilitino, la vita in tutti i suoi aspetti (LS 230). E’ la carità che esige alle coscienze di intervenire nella società per contribuire a una “cultura della cura che impregni tutta la società”.

Allo stesso tempo questa conversione ecologica “comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda” (LS 217) in modo che questo incontro trasformi non solo la persona – rinnovata integralmente dall’esperienza di Dio – ma anche l’ambiente in cui vive, incidendo nella costruzione e nel rinnovamento di un mondo che – a causa del peccato – ha perso di vista il Creatore e il senso profondo del creato.

In questo quadro, insieme all’importanza dei piccoli gesti quotidiani, l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la società. Quando qualcuno riconosce la vocazione di Dio a intervenire insieme con gli altri in queste dinamiche sociali, deve ricordare che ciò fa parte della sua spiritualità, che è esercizio della carità, e che in tal modo matura e si santifica. (LS 231)

Ecco il paragrafo dedicato da papa Francesco ai mezzi di trasporto pubblico, un monito verso chi li gestisce perché provvedano a un “miglioramento sostanziale” del servizio al fine di assicurare ai viaggiatori per un trattamento più comodo, un servizio più frequente, più sicuro e meno affollato. Anche questo è ecologia integrale, anche questo è adoperarsi per il bene comune.

La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano. Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici. Tuttavia alcune misure necessarie difficilmente saranno accettate in modo pacifico dalla società senza un miglioramento sostanziale di tali trasporti, che in molte città comporta un trattamento indegno delle persone a causa dell’affollamento, della scomodità o della scarsa frequenza dei servizi e dell’insicurezza (LS 153).

Articolo originale su Aleteia.org

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