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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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San Francesco: Abbandonate Maometto, scegliete Cristo!

francis-lecture-to-muslimsE’ necessario leggere la vera storia di San Francesco, ritornare alle fonti principali (Le cosiddette “fonti francescane”), per capire quanto l’immaginario comune sia lontano dal vero frate d’Assisi, patrono d’Italia. Considerato comunemente un allegro pacifista, un ometto semplice e simpatico, un ingenuo naturalista, Francesco fu un uomo determinato e fermo nella sua decisione di donare tutto se stesso a Cristo, certo che la verità e la felicità si trovano nel messaggio cristiano e non altrove.

L’episodio dell’incontro col Sultano saraceno Malek al-Kamil, avvenuto in Siria attorno al 1219, mostra con quanto coraggio san Francesco invitò il musulmano a convertirsi a Cristo e ad abbandonare la legge di Maometto. Alla fine Francesco dovette partire abbandonando il suo sogno (quello di vedere i musulmani convertiti al cristianesimo) perché “non faceva progressi nella conversione di quella gente”.

Avendo comunque trovato benevolenza agli occhi del Sultano, Francesco scampò miracolosamente al così tanto desiderato martirio. Diversa la sorte che, nello stesso anno 1219, tocco a cinque giovani frati partiti in missione con la benedizione di frate Francesco. “Essi raggiunsero il Marocco dove in breve tempo furono uccisi dopo essere stati brutalmente martirizzati dagli infedeli. Furono i primi martiri francescani” (G. Pasquale, San Francesco d’Assisi, San Paolo 2014, p. 117).

In questi tempi in cui gran parte del mondo islamico ha dichiarato guerra all’occidente cristiano aspirando ad una conquista territoriale dell’Europa, è necessario prendere atto del fallimento di un dialogo basato sul buonismo e sul relativismo religioso. Francesco – così tanto esaltato e applaudito come esempio di dialogo e di bontà verso il prossimo – non disdegnò di ammonire i seguaci di Maometto ad abbandonare quella religione per abbracciare la Verità che è Cristo.

Oggigiorno, affermare che esiste una vera religione (quella cristiana) e una vera chiesa (quella Cattolica) e molte false religioni (tra cui l’islam) vuol dire guadagnarsi molti insulti da parte della società (ci chiameranno intolleranti!) e rischiare – quantomeno – una sentenza di scomunica dal Vaticano!

Sarà che san Francesco – perfetto imitatore di Cristo – è stato un uomo (per lo meno un po’) “religiosamente scorretto” che non ebbe paura di morire per annunciare il Vangelo?

…per la sete del martiro

nella presenza del Soldan superba

predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro

(Dante Alighieri, Paradiso XI, 100-102).

* * *

Dalla Leggenda Maior di San Bonaventura

francesco-sultano-giottoA tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.

Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte. Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.

Confortandosi nel Signore (1Sam 30,6), pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: “Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me” (Sal 22,4).

Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: «Abbi fiducia nel Signore (Sir 11,22), fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: “Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”».

Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio Altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.

E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: «Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire» (Lc 21,15).

francesco-e-il-sultanoAnche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: «Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa». Ma il Soldano, a lui: «Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede» (egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

E il Santo a lui: «Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti» (1Cor 1,24; Gv 17,3 e 4,42).

Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Articolo originale su Romagiornale.it

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Socci, Violetta e la Vergine Maria. Ovvero, “la prego: non taccia!”

crucified-people-in-syriaVedere la cantante “Violetta” ballare seminuda allo Stadio Olimpico di Roma acclamata da migliaia di partecipanti alla Partita della Pace di papa Francesco fa venire un po’ di amarezza. Stasera Antonio Socci si deprimerà (e siamo in due) e se non fossi certo della sua fede profonda e sincera me lo potrei immaginare affogando la pena con la prima bottiglia di Whisky capitatagli sotto mano oppure meditando seriamente di cambiare mestiere o religione…

Già, perché Antonio Socci lo ha ripetuto diverse volte nel suo blog e nei suoi articoli su Libero: il massacro dei cristiani da parte dei musulmani dell’ISIS (un dramma sconvolgente che minaccia il mondo intero) andrebbe condannato in modo più deciso e chiaro da parte delle autorità politiche internazionali e – soprattutto – da quelle religiose. Ma mentre tutte le religioni tacciono su questo nuovo olocausto, la Chiesa Cattolica ha, prima indugiato, e poi ha finalmente parlato invitando la comunità internazionale, tramite un comunicato ufficiale, a posare lo sguardo su questa “emergenza umanitaria” senza mai (per carità!) nominare i fautori della barbarie, come se ci si riferisse ad una calamità naturale, a un terremoto, una carestia o una epidemia in corso. Infine si è pronunciato il Santo Padre e Socci ne ha criticato la estrema, a suo dire eccessiva, cautela e delicatezza nei confronti dei furiosi islamici.

Le arringhe di Socci non sono piaciute, ovviamente, agli amici del papa, ai pacifisti, agli ecumenisti, ai catto-progressisti e a tutti i cattolici all’acqua di rose (l’espressione è di papa Francesco!) che sono insorti insultando il giornalista toscano ed innalzandosi a paladini difensori del papa e della Chiesa Cattolica. La rabbia di Socci è sembrata eccessiva così come le sue critiche al Sommo Pontefice, si è giudicato superbo nel voler suggerire al papa cosa fare e cosa dire, citando perfino Santa Caterina da Siena che (lei sì poté farlo) spronò i papi ad affrontare con coraggio le situazioni. Perciò hanno chiamato Socci esagerato, fissato, eretico, scismatico, seminatore di zizzania, sobillatore di folle… e lo hanno invitato a “fare silenzio e a calmarsi” (qui, sul blog di Costanza Miriano e anche qui un’altro esempio).

Non hanno forse capito che Socci non può stare zitto. E non deve stare zitto, né tanto meno deve calmarsi. Perché è proprio ciò che il giornalista senese vuole far capire al mondo o per lo meno all’Occidente , o perlomeno-perlomeno ai cattolici occidentali (quelli orientali lo hanno capito da soli): non si può stare zitti, né stare calmi quando migliaia di cristiani (ma ne basterebbero uno o due) vengono sgozzati vivi da coloro che ci si ostina a chiamare fratelli, rei di non voler cambiare religione rifiutando di abbracciare l’Islam. Non si può stare zitti davanti a un’atroce e violenta pulizia etnica, portata avanti in nome di Allah e del suo profeta Maometto, in cui gli uomini (segnati dalla N di “Nazareno”) sono crocifissi o fucilati, le donne vendute come oggetti sessuali e i bambini sgozzati. Il Califfato islamico ha aspetti demoniaci e di fronte a ciò non si può più tacere né sperare in fantomatiche “vie diplomatiche” con chi non ragiona! No! Perché a stare zitti di fronte al male si fa patto col male; a stare zitti di fronte all’anticristo si fa patto con l’anticristo; a stare zitti si perde l’anima e si va all’inferno.

Il profeta è sempre “oggetto di derisione” e quando parla deve gridare. Ma non può fare altrimenti perché – come dice Geremia – “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente che mi sforzavo di contenere ma non potevo!” (Ger. 20,9). Socci non parla, urla, perché sa che la pace non viene da una partita né dai buoni sentimenti di fratellanza ma da Dio ed è obbligato a dirlo con veemenza dalla coscienza che non deve zittirsi né calmarsi altrimenti tradirebbe se stessa, soffocherebbe. Alza la voce perché la sua fede gli permette di vedere in ogni cristiano ucciso, un fratello, un figlio, un altro Cristo. Come lui stesso ha affermato qualche giorno fa tramite facebook:

In ognuno di quei volti di ragazze irachene, che subiscono orrori e vengono vendute schiave, in ognuno di quei bambini decapitati, di quelle persone crocifisse… vedo il volto della mia Caterina, degli altri miei figli, delle persone che amo…

E’ vero, i suoi toni sono apocalittici, ma l’impressione è che l’inizio è più lontano della fine. Tutto questo senza entrare nelle diatribe politiche e belliche a cui si sono aggrappati i nemici di Socci per ridicolizzare le sue posizioni.

violetta paceIl Vaticano intanto ha organizzato una partita interreligiosa (esistono partite religiose?) della Pace a Roma, nello stadio Olimpico, invitando alcuni tra i migliori giocatori di calcio del mondo (la maggior parte argentini) e Violetta la cantante (argentina) idolo di tanti adolescenti. L”evento è stato ispirato e fortemente voluto da papa Francesco (argentino anche lui).  Una bella festa (argentina), una serata per stare zitti e calmarsi, per stare in compagnia, ridere, cantare e rivedere Abel Balbo (anche lui argentino) sotto la curva Sud. Una bella festa per concludere l’estate e per piantare un ulivo assieme ai musulmani, ai buddisti e agli ebrei. Resta solo il dubbio su quanto questa partita arrecherà alla causa della pace nel mondo. Certamente si può (ottimisticamente) pensare che, durante la performance della ragazza argentina in mutande, i musulmani dello stato islamico si siano un attimo distratti e che (come esca umana in pasto alle bestie) Violetta abbia salvato qualche vita umana durante i suoi minuti di balletto sul palco.

Ovviamente ci sono gli sponsor, le televisioni e gli essemmesse per raccogliere i fondi. E siamo sicuri che i soldi raccolti siano bastati per pagare l’affitto dello stadio, i viaggi e gli alberghi dei campioni del calcio, la spese per la preziosa presenza di Violetta e confidiamo che ne avanzi qualcosa per i bambini dell’associazione di Javier Zanetti.

Ma per la pace del mondo, forse (e dico forse, perché io non sono né Socci né santa Caterina da Siena), sarebbe stata più utile una veglia di preghiera. Magari un rosario mondiale, recitato contemporaneamente in tutte le piazze del mondo e guidato dal Vescovo della città (possibilmente non dall’Imam di zona che preghi per la morte nostra e di tutti gli altri infedeli). In questo caso la presenza della Vergine Maria (la chiamano Regina della Pace, un motivo ci sarà!), sarebbe stata (dico forse) più efficace di quella di Violetta che canta a un mondo senza religione e senza cielo (Sic! Un brutto autogol per papa Francesco), ai fini degli equilibri politici e della pace nel mondo.

Caro Antonio Socci, mi faccia un favore, per amore di Dio e della sua Chiesa: non taccia, non si calmi!

Prudenza vs Audacia

Ogni uomo è chiamato a cercare e riconoscere la verità lasciandosi guidare dalla ragione. Una volta trovata la verità sarà essa stessa a guidare l’uomo. Ma trovare la verità sarà inutile se questa verità non sarà incarnata e diffusa da chi dice di averla trovata: in altre parole la verità dev’essere testimoniata.

“Testimoni cercasi”. Non per un incidente automobilistico ma per qualcosa di molto più importante e grave. Non a caso il termine greco per “testimone” è μαρτυρέω = martireo. Non a caso è stato detto: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”.

Per fare ciò ci vuole audacia ma, di questi tempi, soprattutto molta prudenza.

Lascio il link di un mio articolo su una recente notizia; protagonista un professore di religione cattolica in un liceo di Venezia.

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