Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “laicismo”

Il Papa in Cile, i frutti del secolarismo spinto e la profezia di Benedetto XVI

Aleteia – Secondo quanto riportato dal quotidiano cileno La Tercera, i vaticanisti che abitualmente accompagnano Papa Francesco nei suoi viaggi sono rimasti “sorpresi” per la fredda accoglienza riservata al Pontefice dalla popolazione cilena durante il suo 22° Viaggio Apostolico (15-18 gennaio 2018).

Nessuna folla oceanica per il Santo Padre

Secondo LaTercera (uno dei quotidiani più diffusi in Cile, di stampo nettamente conservatore) il mancato entusiasmo verso il papa in Cile è stato palese negli incontri pubblici dove l’affluenza si è rivelata nettamente inferiore alle aspettative degli organizzatori.

La spianata di Maquehue (Temuco) dove papa Francesco ha celebrato la seconda messa del suo viaggio in Cile, era attrezzata per ospitare circa 400mila persone. Alla fine, secondo i dati che il comitato organizzatore ha ricevuto dalla polizia, i partecipanti sono stati circa la metà.

Continua a leggere…

Annunci

Proibito pregare a scuola? Ora però spiegatelo ai bambini (e anche a noi)

In Siria le statue vengono distrutte e i cristiani decapitati. In Cina le croci vengono rimosse, le immagini di Gesù vietate e i cristiani privati dei “sussidi” statali. In Italia le statue, le croci, le preghiere e le canzoni religiose vengono vietate e i cristiani zittiti.

In Siria opera l’Isis lo fa per odio religioso contro gli infedeli. In Cina domina il Partito Comunista ed è l’ideologia marxista che permette un solo culto e annulla le libertà. In Italia si adopera il laicismo spinto dal “politicamente corretto” assieme al mantra dell’integrazione. Continua a leggere…

Renzi: il laicismo in autostrada! Il Vescovo: “Non si calpestino le radici cristiane del popolo!”

renzi2Il premier italiano Matteo Renzi ha esplicitamente vietato la celebrazione religiosa prevista per l’inaugurazione dell’autostrada Ss77 ‘Val di Chienti’ che collega Foligno a Civitanova.

A darne notizia, parlando all’emittente diocesana Radio Gente Umbra, è stato il vescovo di Foligno mons. Gualtiero Sigismondi che ha comunque preso parte al rito laico con “serena amarezza” dovendo recitare in segreto la preghiera preparata per quel giorno. Il Vescovo ha ricevuto l’ordine da parte dell’Anas che, 24 ore prima dell’inaugurazione prevista per il 28 Luglio, ha comunicato la volontà della Presidenza del Consiglio di vietare la celebrazione religiosa per sostituirla con una cerimonia laica, priva di riferimenti confessionali. Al vescovo è stato dunque impedito di benedire l’opera e i lavoratori.

Seppure con serena amarezza ho comunque voluto partecipare a quel momento, visto che negli anni ho celebrato più volte l’Eucaristia all’interno dei cantieri delle gallerie, insieme agli operai”.

Il Vescovo ha criticato il tentativo del governo di voler “calpestare, sradicare ed ignorare” le radici cristiane della regione:

Nel silenzio ho comunque benedetto quella strada, già benedetta dai pellegrini che ne hanno tracciato il percorso e dal sudore della fronte di chi l’ha realizzata. Le radici cristiane della nostra terra non possono essere ignorate, calpestate o sradicate: soltanto un’identità spirituale, e dunque culturale, più chiara e serena, senza complessi, è la via maestra, l’autostrada, per continuare ad attraversare i giorni della storia”

renzyDopo otto anni di lavoro l’autostrada è stata inaugurata ed aperta il 28 luglio. Alla cerimonia di inaugurazione ha partecipato il Premier Renzi col ministro Graziano del Rio due politici che si autodefiniscono “cattolici praticanti” ma che, a quanto pare, non hanno avuto problemi ad escludere dall’evento pubblico la fede e la religiosità del popolo che ha lavorato nella costruzione e che usufruirà di questa importante via di comunicazione. “Questa strada è il paradigma del rilancio del paese. Accade che imprese che sembravano impossibili a un certo punto si realizzano”, ha detto Renzi cavalcando l’onda di entusiasmo per la tanto attesa infrastruttura, in vista del referendum costituzionale.

Renzi non ha disdegnato di ricordare con nostalgia gli anni della sua formazione con gli scout quando a Nocera Umbra era in “In un campo scout per aiutare le popolazioni umbre colpite dal terremoto” e già sentiva parlare di questa strada. Un generosissimo e volenteroso “scout” diventato Premier che ora però mette da parte la Chiesa e zittisce il Vescovo per mostrarsi eroe nazionale e fautore di un’opera così tanto attesa e necessaria per l’Umbria e le Marche.

Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno dal 2008, ha affermato che gli sarebbe piaciuto chiamare quella strada “Freccia Lauretana” in onore all’antico cammino percorso dai pellegrini in viaggio verso la Vergine di Loreto. Ecco la preghiera preparata dal Vescovo per l’occasione che non è stata potuta pronunciare in nome del laicismo del governo democratico giacobino (ma cattolico) di Matteo Renzi:

“Dio di infinita Misericordia, che sei sempre vicino ai tuoi figli pellegrini nel tempo e nello spazio, benedici quanti hanno progettato e realizzato questa arteria stradale che, correndo lungo il tracciato dell’antica Via Lauretana, merita il nome di Freccia Lauretana. Accogli in Paradiso coloro che sono morti nei cantieri di questa grande opera e concedi ai loro familiari di fermarsi nell’area di servizio della speranza Pasquale. Accompagna quanti transiteranno per questa via che collega l’Appennino all’Adriatico, unendo l’altezza e la bellezza dei monti alla profondità e alla limpidezza del mare. Il tuo Angelo santo li preceda e li accompagni. Amen”.

autostradaIl triste episodio fa pensare – per opposizione – a ciò che è successo a giugno a Panamá, piccolo paese centroamericano balzato agli onori della cronaca perché scelto da Papa Francesco come sede della prossima Giornata Mondiale della Gioventù nel 2019. A Panamá si sono da poco conclusi i lavori per l’ampliamento del Canale, una delle opere di ingegneria più maestose e impegnative che siano mai state affrontate. Il governo, guidato dal presidente cattolico Juan Carlos Varela, non ha disdegnato di organizzare una Messa di Rendimento di Grazie per l’ampliamento del Canale di Panamá: presente tutta la Conferenza Episcopale del paese e le più alte cariche dello Stato assieme al Presidente della vicina Costa Rica. Un evento solenne, presieduto dall’arcivescovo della Capitale mons. Ulloa, un evento di cui la Presidenza del Governo non si vergogna ma, al contrario, si inorgoglisce.

Questo esempio può aiutarci a riflettere. Rendere grazie a Dio per la buona riuscita dell’impresa delle proprie mani è forse cosa troppo bigotta per i nostri politici? Ringraziare Dio e chiedere di benedire e di proteggere il suo popolo, non dovrebbe rappresentare un motivo di vergogna o di fastidio per un Capo di Stato cattolico. Non si capisce se questa decisione sia frutto di pressioni esterne provenienti dall’Europa che conta (il solito ritornello “E’ l’Europa che ce lo chiede”) o se sia frutto di una personale radicalizzazione del Premier che in nome del laicismo ha deciso di nascondere, poco a poco, i cristiani e il cristianesimo dentro le sacrestie come garanzia di progresso e in nome di un’errata concezione di laicità dello stato. Può, un cristiano impegnato in politica, pensare di fare a meno di Dio nel suo impegno per la nazione e la società? Ma Renzi, di cosa hai paura?

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale pubblicato su Aleteia.org

Post Scriptum: Com’era da aspettarsi l’articolo ha sollevato un bel “dibattito” tra indignati e laicisti plaudenti. Qualcuno – un amico cattolico, detto per inciso – mi ha fatto notare che una benedizione in meno non può essere un dramma per la nostra nazione (ho edulcorato il tono per esprimerne il concetto). La perspicacia non è mai abbastanza: fortunatamente nessuno si strapperà le vesti per questo episodio. Ma il gesto è significativo, piccolo ma grave, e la dice lunga sul cammino intrapreso dal nostro governo. Non accorgersene, o peggio accorgersene e non curarsene, mi sembra una mancanza ancora più più grave per chi tiene (o dice di tenere) al futuro della nostra società. Non è il divieto di benedizire in sé che crea un problema, ma il fatto che un gesto, in fondo così discreto quanto significativo, infastidisca la nostra Presidenza del Consiglio, così democratica e così cattolica.

Per approfondire: “Benedizione? No grazie…

 

Convertiti e sii sottomessa! L’ipotesi di un’Europa convertita e sottomessa.

soumisionNel progetto iniziale il protagonista si converte al cattolicesimo, ma non sono riuscito a scriverlo. L’avanzata islamica mi è parsa più credibile“. Così confessa Michel Houellebecq (al secolo Michel Thomas, classe 1958) in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a proposito del suo nuovo romanzo “Sottomissione” (che avrebbe voluto intitolare “Conversione”) pubblicato in Francia in concomitanza con le stragi di Parigi al giornale Charlie Hebdo (la traduzione italiana è stata pubblicata da Bompiani).

L’autore del romanzo più chiaccherato del momento, vive sotto scorta e ammette di avere paura. E’ proprio a lui, già incriminato per “islamofobia” dopo alcune esternazioni non esattamente tenere sull’Islam, il giornale satirico francese aveva dedicato l’ultima copertina prima della spedizione punitiva da parte dei terroristi islamici. La vignetta raffigurava lo scrittore francese vestito da mago e il titolo “Le previsioni del mago Houellebecq: Nel 2015 perderò i denti; nel 2022 farò il ramadam”. La prima previsione è legata ai problemi odontoiatrici dello scrittore, evidentemente noti a tutti i transalpini; la seconda previsione si riferisce, invece, all’ultima fatica letteraria di Houellebecq che prospetta una Francia sottomessa all’islam nel non lontano 2022 e un popolo – quello francese – convertito alla religione di Maometto e fedele alla pratica del “ramadam“. Un romanzo che il giornale di Charlie definiva “magnifico, un colpo da maestro”.

Quella di una Francia musulmana dove vige la legge della Sharia è un “idea plausibile” secondo l’autore che racconta la storia di François un professore universitario esperto del filosofo Huysmans che insegna alla Parigi III-Sorbona. Un uomo solo, abituato a distrarsi dallo schema vacuo della vita con superalcolici di qualità e giovani studentesse disposte a riscaldarlo; un professore in crisi di identità che, spinto dalla pressione politica e sociale, sconsolato da continue delusioni amorose, dallo svuotamento di una sessualità disordinata e attratto dall’enorme riscontro economico – di convertirsi all’Islam.  Grazie alla sua conversione, François, avrà “l’opportunità di una nuova vita”: potrà senza problemi praticare la poligamia (diverse donne rigorosamente sottomesse riempiranno i suoi buchi affettivi e la sua sete sessuale), potrà mantenere il posto alla Sorbonne Nouvelle (divenuta nel frattempo l’Università Islamica di Parigi e quindi preclusa ai docenti infedeli) e vedrà triplicare il suo salario grazie alle generose sovvenzioni degli emiri benefattori delle “petromonarchie”.

E’ stato definito un romanzo sulla conversione ma, come precisa il titolo (che suona come un imperativo netto ed inappellabile) più di una conversione si tratta di una sottomissione. Nel 2022 il partito nazionalista di estrema destra di Marine Le Pen viene sconfitto dal nuovo partito della Fraternità Musulmana grazie al sostegno dei partiti di centro, in modo particolare del partito socialista e dei repubblicani, ormai fuori dai giochi per le presidenziali. Il nuovo governo, guidato dal leader Mohamed Ben Abbes (figura simpatica, affascinante e fuori da ogni sospetto), farà della Francia un ricco e potente paese islamico con una nuova legislazione ispirata ai dettami del Corano. Insomma, la previsione non è del tutto irragionevole: in fondo per chi dovrebbero votare i sei (o sette) milioni di musulmani residenti in Francia che non si riconoscono né nei valori della sinistra (matrimoni gay ad esempio) né tanto meno nella destra (che vorrebbe espellerli tutti e subito)?

Il fatto che quello narrato da Houellebecq sia a tutti gli effetti un islam moderato e non un nuovo ISIS, non gli è valsa l’assoluzione per l’accusa di islamofobia. Tutto sommato Houellebecq racconta il trionfo di uno stato islamico moderato che, governando la Francia per via democratica, aspira a ri-costruire un nuovo “Impero Romano” nel vecchio continente ispirando il Belgio a seguire le proprie orme e aiutando il Marocco, la Tunisia e l’Algeria ad entrare nell’Unione Europea. Un islam moderato e aperto che impone la fatwa, l’obbedienza alle leggi di Allah, che invita le donne ad abbandonare gli studi dopo i dodici anni, a coprirsi la testa e a lasciare il lavoro per occuparsi dei lavori domestici e familiari (risolvendo così drasticamente il problema della disoccupazione!). Un islam moderato e rassicurante che (finalmente!) concede agli uomini la possibilità di avere più mogli (anche sotto i sedici anni) regolando la poligamia dal punto di vista giuridico. Un islam moderato e tollerante che provoca l’emigrazione degli ebrei che lasciano la nuova Francia che parla arabo per rifugiarsi in Israele (come fa la famiglia della giovane Myriam del romanzo).

Quello che prospetta Houellebecq, e che aveva già denunciato nei suoi precedenti romanzi (vedi Le particelle elementari) è il collasso di una società – quella Francese, ma facilmente potremmo dire quella Europea –  che srotola il tappeto rosso all’islam dopo aver venduto la propria identità e in valori connessi alle proprie radici cristiane tagliate via con un tratto di penna, in favore del nulla più l’economia. Si tratta d ciò che Eric Zemmour nel suo libro “Le suidice français” (un bestseller in Francia da quando è stato pubblicato in ottobre) ha condannato come una società in macerie dopo la grande rivoluzione del ’68 dove le strutture tradizionali (famiglia, nazione, lavoro, stato, scuola) sono state prese di mira senza un offerta culturale o di senso che fosse quantomeno soddisfacente.

A questo proposito, in seguito agli attentati di Parigi, il cardinale Angelo Bagnasco ha affermato che l’ideologia islamista viene a riempire quel vuoto di contenuti e di senso creatosi in occidente: “la cultura occidentale si sta svuotando sempre di più e laddove la cultura si svuota è l’anima di popoli che si svuota e, allora, ideologie turpi, fanatiche, fondamentaliste e brutali, che disprezzano la vita umana, possono presentarsi in modo suggestivo all’anima di persone vuote”. “L’occidente – continua il cardinale – si è sempre più appiattito verso il nulla e quando c’è il nulla, ideologie forti anche se turpi possono avere buon gioco”.

Alla fine, la predizione del mago (o profeta) Houellebecq è che il grido di “libertà”, ultimo valore sopravvissuto, mal-inteso, mal-trattato nella nostra vecchia e stanca Europa, verrà soffocato da un altro e ben più potente grido: “sottomissione”! Sottomissione delle donne agli uomini e degli uomini ad Allah. E’ ciò che, nel romanzo, afferma il rettore della nuova Università (neo convertito e divulgatore dell’Islam): “Il culmine della felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta”.

La prospettiva non sembra felice per nessuno, ma a farne le spese sarà soprattutto il gentil sesso che si vedrà privato dei suoi diritti fondamentali (una questione di “intelligenza” e di “selezione naturale”): l’uguaglianza, l’istruzione, le quote rosa e la patente di guida, la vita sociale e accademica, la scelta del partner…  Tutti diritti conquistati lungo i secoli grazie al faticoso riconoscimento della dignità fondamentale della donna, una battaglia in cui il ruolo del cristianesimo (checché ne dicano i suoi detrattori) è stato, ed è tutt’ora, fondamentale.

Il concetto di sottomissione non e’ nuovo al Cristianesimo. San Paolo chiedeva ai cristiani (in particolare alle mogli e ai mariti) di rimanere sottomessi gli uni agli altri (Ef. 5,21).  La libertà è importante, lo sappiamo, ed ogni donna è libera di scegliere a chi sottomettersi, ma, a ben pensare, sarebbe molto meglio (più liberatorio e realizzante) per una ragazza sottomettesi al proprio marito (cristiano) che vorrà “morire” per lei, che allo stato (islamico) che stabilirà, in maniera democratica e moderata, che a “morire” siano proprio quei diritti conquistati e spesso sbandierati.

Dal canto nostro, noi speriamo (e preghiamo) che le previsioni del mago Houellebecq non si avverino e che il suo romanzo resti un romanzo, senza che mai, in futuro, sia elevato al rango di (catastrofica) profezia. Non per odio verso l’Islam ma per amore verso la nostra Europa, ci auguriamo che, lontano da ogni pensiero o azione violenta, xenofoba o reazionaria, possiamo prendere coscienza della nostra fragilità e possiamo, (prima ancora di combattere i nostri nemici), ri-costruire noi stessi ripartendo da quell’annuncio che ha il potere di cambiare la vita delle persone, l’annuncio di un Dio che si è sottomesso scandalosamente all’uomo (sulla croce) al fine di renderlo libero una volta e per sempre.

Leggi anche:Non sono Charlie! ma la mia religione mi vieta la vendetta

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: