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Family Day a Roma il 20 giugno 2015

famiglia naturaleL’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate da un governo che lavora contro.

Torna il Family Day a Roma! L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza San Giovanni (ore 15,30) per dare vita a una mobilitazione nazionale “a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna”. Secondo gli organizzatori si stima la presenza di circa 300 mila partecipanti, una folla compatta e festosa di famiglie con bambini e laici impegnati di ogni provenienza, età e religione.

Lo scopo della manifestazione sarà quello di mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna di chiedere allo Stato più tutele e garanzie. In questo senso il Family Day assumerà inevitabilmente connotazioni politiche viste le recenti strategie del governo sui temi sensibili alle famiglie (fisco, educazione, matrimonio e adozioni omosessuali). In questi mesi, infatti, in obbedienza alle direttive dell’Unione Europea, il governo Renzi ha moltiplicato iniziative che colpiscono l’integrità e l’autonomia della famiglia tradizionale e indeboliscono l’istituto del matrimonio promuovendo la diffusione delle teorie del genere e le cause delle lobby omosessuali.

Il sorprendente risultato del referendum avvenuto in Irlanda sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha creato una grande aspettativa nella sinistra italiana che spera di ottenere lo stesso risultato, prescindendo da referendum popolari, attraverso nuove leggi e procedure. Alcuni esempi concreti di questa strategia sono i disegni di legge promossi da esponenti del Partito Democratico:

  • DDL Cirinnà: sulle Unioni Civili ed adozioni omosessuali
  • DDL Fedeli: sull’insegnamento del Gender nelle scuole pubbliche
  • DDL Scalfarotto: sul reato di “omofobia” e “transfobia”.

Uno dei nodi più delicati e complicati è nel campo educativo: il piano di indottrinamento secondo l’ideologia gender (definita da papa Francesco “un errore della mente umana”) è stato già promosso in diverse scuole tramite il finanziamento o l’intervento diretto di associazioni legate al mondo LGBT, associazioni a cui il Ministero della Pubblica Istruzione assegna la maggior parte dei progetti di educazione all’affettività, alla tolleranza, alla lotta contro bullismo, discriminazioni e stereotipi (sic!) di genere.

Saranno le stesse famiglie presenti in piazza coi loro figli a chiedere di non interferire nell’educazione affettiva della prole con programmi e ideologici e ideologizzanti; quello dell’educazione, e in particolare dell’educazione affettiva e valoriale, è un compito e una responsabilità che spetta esclusivamente ai genitori secondo quanto afferma l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”).

Un altro punto molto discusso è il progetto di legge promosso dal senatore del PD Ivan Scalfarotto. La legge preverrebbe sanzioni penali (carcere o lavori di utilità pubblica) per chi applica, promuove o diffonde intolleranza o discriminazione basate sull’identità di genere. La legge – così come è stata proposta – si presta ad ampie e pericolose interpretazioni e ciò che viene seriamente minacciata è la libertà di espressione, di parola, di associazione e di stampa. Il grave episodio avvenuto in Germania, dove un padre di famiglia è stato incarcerato per aver rifiutato di mandare i figli alla lezione di educazione sessuale, apre scenari inquietanti di repressione e paura.

Non è la prima volta che Roma ospita una manifestazione di questo tipo: il 12 maggio del 2007 ci fu un Family Day organizzato, dalle associazioni cattoliche e laiche per manifestare contro le politiche del governo Prodi in materia familiare, in particolare su fisco e unioni di fatto (il progetto dei DI.CO, poi abbandonato dal Governo). In quella occasione il Family Day portò in piazza più 250mila persone, un milione secondo gli organizzatori.

L’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate, ma la notizia del nuovo Family Day è stata ufficializzata domenica 1 giugno dall’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, al termine dell’incontro vocazionale tenuto a Catania nello stadio Angelo Massimino. Già la domenica di Pentecoste a Brescia, in un incontro per i giovani del nord Italia, Kiko Argüello aveva lanciato l’idea di un Family Day senza però precisare ulteriori dettagli.

Il Cammino Neocatecumenale ha fatto da trait-d’union tra le tante associazioni e comitati laicali desiderosi di alzare la propria voce ed interessati alla causa della famiglia; una riunione tra i diversi esponenti e responsabili di queste associazioni ha permesso di creare un comitato organizzatore incaricato di definire – in tempi brevi –  i dettagli dell’evento. Il comitato ha scelto il nome “Da mammà e papà” perché – affermano – “da una mamma e un papà siamo tutti nati, cresciuti, educati, amati e protetti”.

Benché nessuna associazione o movimento politico o religioso pretenda rivendicare la paternità dell’evento, sono diverse le associazioni che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, tra le quali: “Sì alla Famiglia”, “La Manif Pour Tous Italia”, “Voglio la Mamma”, “Alleanza Cattolica”, “Sentinelle in Piedi”, “Non si tocca la famiglia”, “Comitato Articolo 26”, “Notizie Pro-Vita”.  Il comitato “Da mamma e papà” è composto da “personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Massimo Gandolfini (portavoce del comitato), Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo”.

Dall’account Facebook di “Alleanza Cattolica”, il sociologo e giornalista Massimo Introvigne ha dichiarato che “si è convenuto che non ci sia alcuna sigla di associazione o organizzazione, perché la battaglia è di tutti e va combattuta ora, oggi. Domani sarà tardi”.

Il Family Day di Roma conterà con l’appoggio del Vescovo Vicario Agostino Vallini che ha accolto positivamente la proposta, sollecitato anche dai suo sacerdoti che da tempo chiedevano un intervento deciso in materia. Anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco che più volte ha denunciato coraggiosamente le derive dell’ideologia gender e i tentativi di equiparazione del matrimonio omosessuale, sostiene l’iniziativa. Gli organizzatori hanno chiesto anche il sostegno del Santo Padre affinché incoraggi anche lui la manifestazione sostenendo le famiglie come ha fatto recentemente nei suoi interventi pubblici.

Filippo Savarese, portavoce de “La Manif Pour Tous Italia” e uno dei componenti del nuovo comitato “Da mamma e papà” ci spiega l’urgenza e l’importanza storica di questo appuntamento: “Siamo a un momento di svolta epocale per l’Italia, che dovrà decidere a breve se entrare o no nel club degli Stati che hanno avviato la rottamazione della famiglia e aperto al grande mercato internazionale dei figli. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato è solo il paravento dietro cui si prepara la rivoluzione che in gran parte d’Europa ha svilito il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. Sono anni ormai che le associazioni LGBT portano nelle scuole italiane quella che Papa Francesco ha definito la nuova “colonizzazione ideologica”: la teoria Gender dell’indifferentismo sessuale. Abbiamo il dovere storico di denunciare apertamente l’attacco alla famiglia e alla sua libertà educativa, e sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza San Giovanni a Roma lo faremo in toni pacifici”.

da mamma e papa

Logo del comitato organizzatore

Articolo originale su Aleteia.

Contro il gender non siamo soli! (e ora anche un giornale: La Croce)

battaglia_guado“Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro”
Ap. 19,14

In questi giorni si è parlato molto dell’ideologia gender e della sua diffusione nelle scuole italiane attraverso degli organi ufficiali del governo. Di gender si parlerà ancora, e se ne continuerà a parlare per un po’ visto che la strategia del governo trova l’appoggio di organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Salute e la stessa Unione Europea.

Sembra quindi definirsi, sempre più chiaramente, una battaglia tra lo stato e le famiglie; e, quello che fin’ora è stato un susseguirsi di segnali, di proclami, di prove tecniche, ora è diventato uno scontro frontale con, da una parte, l’istituzione di corsi finalizzati all’indottrinamento degli alunni secondo la nuova antropologia dei generi (corsi camuffati sotto diciture come “lotta contro le discriminazioni e il bullismo”) e, dall’altra parte, le famiglie – che non ci stanno! – che rispondono cercando di difendersi per tutelare i propri diritti e quelli dei propri figli (torniamo sempre al famoso articolo 26 dei Diritti dell’Uomo).

Il caso dei coniugi tedeschi condannati a 40 giorni di carcere – come dei criminali – per essersi opposti alle lezioni di educazione sessuale imbevuti di ideologia gender, è qualcosa di più che un semplice campanello di allarme. Di fronte alla minaccia di una nuova tirannia, gli animi sono tesi, molte famiglie sono seriamente preoccupate per il futuro (e il presente) dei loro figli. E’ importante dunque capire che in questa battaglia nessuno è solo, nessuno combatte da solo ma, al contrario, da molte parti si inizia ad alzare il grido dei dissidenti che combatte contro il nemico in diverse maniere.

Ci sono molti modi di combattere la galoppante deriva gender promossa dalle associazioni LBGT in Europa e nel mondo intero: sono tutte strategie, ugualmente valide ed ugualmente necessarie, con un’unica finalità: arginare l’ideologia e ribadire la libertà di pensiero; riaffermare la realtà della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna. In Italia qualcosa si sta muovendo, segno che le coscienze riescono ancora ad opporsi a questa nuova dittatura. In questo periodo sono sorte diverse associazioni che lottano a favore della famiglia cosiddetta “naturale” (dovere specificare ha il sapore di una sconfitta!). Sui social networks si sono moltiplicati esponenzialmente i gruppi che invocano la difesa dei bambini e della famiglia (non specificherò più!).

Qualcuno ha optato per una forma pacifica ma eloquente: quella di stare in piedi, leggendo e “vegliando” – da qui il nome originale del “movimento” – come delle “sentinelle”, un silenzio talmente rumoroso che ha attirato l’ira di alcuni pacifisti part-time e buonisti a tempo perso.

Un’altra strategia è quella dell’informazione accurata, attenta e professionale sul pericolo dell’ideologia gender: è il lavoro di alcuni quotidiani (Avvenire, Il Foglio…), riviste specializzate (Il Timone, Radici Cristiane…), giornali online (La Nuova Bussola Quotidiana, Aleteia, Tempi… e un numero considerevole di altri siti e blog). E’ in questo campo che si alzano con forza le voci di molti giornalisti ed esperti che, coi loro articoli, informano e formano i lettori mettendoli in guardia riguardo i pericoli del pensiero unico.

C’è il lavoro di tante case editrici che combattono con l’arma della “buona stampa” pubblicando saggi, testimonianze e materiale utile a questa sfida culturale (sono da segnalare alcune recenti pubblicazioni delle edizioni San Paolo come Bruce Brenda e David, Il Regno di Narciso, Il gender, Educare al femminile e al maschile).

LaCroce_AdinolfiE’ proprio per questo motivo – per un’informazione corretta e approfondita di queste tematiche – che qualcuno ha pensato di fondare un nuovo quotidiano (sfidando la crisi nera che investe il settore): e così Mario Adinolfi – un pazzo scatenato! – porterà “La Croce” in tutte le edicole del paese; un nome che è un programma: immagine di un fallimento ma segno e garanzia di una (escatologica) vittoria!

C’è poi chi ci mette la faccia, i tacchi, la barba o la pancia come Marco Scicchitano, Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e (ancora) Mario Adinolfi: quattro “moschettieri” che girano l’Italia per combattere contro la barbarie dei falsi miti di questo nuovo illuminismo; oppure chi ci mette – e ci rimette! – la voce, come il professore Massimo Gandolfini (centinaia le sue conferenze in giro per l’Italia) o l’avvocato Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, che a dire di qualcuno è sempre più afono a causa dei suoi numerosi incontri per smascherare – dal punto di vista giuridico – le trame e i sofismi di questo nemico (vedi alla voce: “disegno di legge Scalfarotto”).

A combattere questa battaglia c’è anche chi si trova in ruoli di governo all’interno della Chiesa come il cardinale Bagnasco che, con decisione e coraggio, ha parlato delle teorie gender come “una vera dittatura” invitando i genitori a “non farsi intimidire” ed a “reagire con determinazione” (…); altri suoi “colleghi” anche se con meno veemenza o più timidezza (al punto di arrivare a vergognarsi e chiedere scusa) anno espresso il loro diraccordo ed hanno iniziato ad alzare la voce.

Non c’è limite di età per entrare nelle fila di questo esercito: per questo un lavoro fondamentale lo svolge un anziano tedesco: Benedetto XVI, il primo “papa emerito” della storia della Chiesa che, nel “recinto di Pietro” prega per la Chiesa affinché stia salda nella fede, affinché la Barca di Pietro non naufraghi sotto i burrascosi venti del relativismo.

A capo di tutti c’è un argentino divenuto molto celebre, da un anno a questa parte, col nome di Francesco; il Papa, che ha ricordato la necessità e il diritto ad avere una mamma ed un papà e ha condannato la “manipolazione educativa” e il rischio che la scuola diventi un “campo di rieducazione”.

A combattere questa battaglia, infine, ci sono Marco, Anna, Nicola, Sara, Gabriele, Antonio, Maria, Francesco, Vincenzo, Sara, Giuliano, Laura, Simone, Cristiana, Giacomo, Chiara, Alice… un esercito di persone di buona volontà, di nonni, di mamme e di papà, che non vogliono piegarsi alla dittatura del pensiero unico, a questa nuova tirannia proclamata da più parti come sana e liberatoria per l’uomo; che non vogliono inginocchiarsi davanti alla statua che, qualsiasi nome si dia, pretende onore e sottomissione a cambio di un pugno di piacere. C’è un esercito di fedeli che prega e combatte senza stancarsi, per ricordare al mondo e trasmettere alle generazioni future la bellezza della creazione (“maschio e femmina li creò”), la bellezza della famiglia, la sacralità della vita e la sacralità del corpo umano e della sessualità.

famigliaIn ultimo abbiamo tanti santi in paradiso, che hanno lasciato nel mondo una testimonianza viva e che ora combattono per noi con la loro intercessione e la loro presenza; nominarli tutti sarebbe impossibile ma scegliere dei santi protettori contro la cultura del gender sarebbe come chiedere loro un aiuto speciale: penso a san Paolo VI (il papa della Humanae Vitae), a san Giovanni Paolo II (il papa della famiglia), a san Tommaso Moro (marito, padre e… giurista per la vita), a tutti i coniugi santi, in primis Giuseppe e Maria di Nazaret, oppure i  coniugi Beltrame Quattrocchi o i beati Louis e Zelie Martin (i genitori di santa Teresina). Penso a Chiara Corbella la cui storia di coraggio e di fede ha commosso milioni di italiani, molti dei quali si sono affidati alla sua speciale protezione. Penso poi, al quel genio inglese di Gilbert Chesterton, così necessario ieri come oggi, benché non (ancora) elevato agli onori degli altari, ispira molti con la sua sana dottrina, la sua filosofia, la sua fede: mostrando la semplicità, la ragionevolezza e la innegabilità della verità ed incoraggiando ad “accendere fuochi” per testimoniare che “due più due fa quattro”.

Molti purtroppo non vedranno la necessità di fare tutto questo baccano. Molti, tra i nostri amici, tra i nostri parenti, nelle nostre comunità, penseranno che siamo esagerati, eccessivamente allarmisti, e non vorranno arruolarsi. Sappiano però che chi combatte lo fa anche per loro; e se preferiranno stare tranquilli e occuparsi delle loro cose, sappiano che c’è qualcuno che veglia per loro, in silenzio, come delle Sentinelle, qualcuno che per loro scriverà, parlerà, urlerà: “Voglio la Mamma!”, “Fammi Nascere!”, “Non si tocca la Famiglia”, “Guai a chi tocca i nostri bambini!” o “La famiglia è una sola”; qualcuno per loro pregherà nelle ampie navate delle basiliche o nel segreto delle riservate cappelle dei monasteri.

E’ una battaglia che vale la pena di combattere. D’altronde se ti proponessero di giocare in una delle due squadre che si giocano una finale, dove il risultato è già stabilito, che squadra sceglieresti se non quella dei futuri campioni?

Non siamo soli. L’esercito di Dio è grande e anche forte. Dall’altra parte, spesso, sembra esserci il mondo intero. Ma qualcuno suggerì di non preoccuparsi, perché c’è una speranza che non delude: “Io – ha detto – ho vinto il mondo”. Fu proprio Lui, Gesù, che suggerì la strategia migliore: semplici come colombe e astuti come serpenti, disposti a perdere tutto ma non la testa, non la fede.

Miguel Cuartero

@mcuart
 

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