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La gnosi al potere: così la storia è guidata dagli illuminati

“Si può asserire fondatamente
che la scienza storica sembra essere
una congiura degli uomini contro la verità”
(papa Leone XIII)

cop gnosi al potere.inddAleteia – Una raccolta di articoli sintetici ma accuratamente documentati che cercano di fare luce su alcuni punti oscuri della storia italiana ed europea degli ultimi due secoli: dall’Unità d’Italia all’Unione Europea, da Pio IX a Francesco, da Cavour alla Merkel.

Si presenta così il nuovo libro di Angela Pellicciari, “La gnosi al potere”, in cui raccoglie i contributi offerti durante molti anni a diverse testate giornalistiche nazionali. Un lavoro che unisce magistralmente la serietà della ricerca storica (documentata e ragionata) con il linguaggio diretto e abbordabile della divulgazione giornalistica.

Professoressa di storia e filosofia, giornalista e storica della Chiesa, Angela Pellicciari (orgogliosamente cattolica e orgogliosamente polemica) ci offre un piccolo manuale di “sopravvivenza storiografica” contro i luoghi comuni e le mezze verità (se non addirittura le falsità) con cui la storia, soprattutto quella italiana, ci viene ancora raccontata ed insegnata.

Esperta di Risorgimento, di papi e di massoneria, l’autrice rivela da subito che il filo rosso della storia moderna è lo stesso “da quando la massoneria è arrivata al potere in Italia a metà dell’Ottocento”. Son gli ideali della rivoluzione francese sbarcati in Italia con Napoleone e conservati come seme da far germogliare, nei cuori dei fautori dell’unificazione. Dai fatti storici – qui raccontati nei particolari senza nessun tipo di edulcorazione politicamente corretta – emerge con chiarezza la costante presenza di una macchinazione di tipo gnostico che pretende di guidare le sorti delle nazioni con l’audacia e la spavalderia di chi si considera migliore, superiore, depositario geloso – e privato – di una verità suprema, di una luce particolare, di una illuminazione superiore. Tutti i testi raccolti in questo volume hanno come denominatore comune la “gnosi”, e cioè, quella corrente di pensiero filosofico-politica che si erge a guida suprema delle sorti delle nazioni – composte di masse, senza educazione, senza conoscenze.

garibladi  tricoloreE’ facile constatare quanto la Chiesa Cattolica, i Sommi Pontefici e il cristianesimo in generale siano d’intralcio a questo progetto di dominio culturale. La Chiesa – con la sua antropologia, dottrina dell’uomo per mezzo di Cristo, libero arbitrio, dignità umana, sacralità della vita, pari dignità di uomo e donna nel rispetto delle differenze, difesa della famiglia e della vita (dal suo inizio alla sua fine), condanna dei disordini che negano la natura della sessualità – rappresenta un muro contro la propaganda gnostica che vuole ingannare le masse per condurle a ragionare secondo un pensiero unico.

La prova di questa tesi, che potrebbe sembrare audace nella sua terminologia e nei toni, è presente fin dalle prime pagine del libro dove lo Stato Pontificio retto da Pio IX (definito da Garibaldi “un metro cubo di letame“) rappresenta il maggiore ostacolo al progetto liberal-massonico di unificare la penisola sotto la bandiera della casa Savoia. L’accusa mossa alla Chiesa è quella di impedire il progresso: ancora Garibaldi accusava il papa di essere “la più nociva fra le creature”, perché “ostacolo al progresso umano, alla fratellanza fra gli uomini e popoli”.

La massoneria è la protagonista assoluta del Risorgimento (“vero ispiratore e motore”), un risorgimento sostanzialmente anticattolico, che mira, non solo alla fine del potere temporale dei papi, ma al completo smantellamento del cattolicesimo così profondamente radicato nell’animo degli italiani (prima ancora che fossero italiani). Per questo motivo il mondo protestante offre tutto il suo sostegno economico, propagandistico e militare alla causa dei Savoia. Paradossalmente, l’unico “collante” che poteva divenire vero motivo di coesione tra le varie parti della penisola, diviene, nel progetto liberale, l’impedimento più grande all’unità nazionale voluta dal Regno Sabaudo.

Come convincere dunque le masse cattoliche a sposare l’idea di un’unificazione che miri alla costruzione di una nuova patria liberale e repubblicana? Maestri di inganno, i protagonisti del Risorgimento, combattono la loro battaglia travestendosi da agnelli, mansueti e credenti. “I carbonari – scriverà Pio VII in una bolla di scomunica – simulano straordinario rispetto e zelo verso la religione cattolica (…)”; sono “uomini astuti”, lupi rapaci “vestiti da agnelli”. Mazzini, Cavour, Garibaldi, lo stesso Carlo Alberto, le élites rivoluzionarie, utilizzano proprio questa forma di inganno. Parlano come credenti, i loro discorsi sembrano sgorgare da animi profondamente devoti e credenti; il “progresso” – afferma Mazzini – è “legge di Dio”, è Dio a volerlo. Allo stesso tempo però la sua vera speranza è che tutti smettano di essere cristiani: è lo stesso scopo della massoneria che mira a “Raccogliere tutti gli uomini liberi in una gran famiglia” che “debba succedere a tutte le chiese fondate sulla fede cieca e l’autorità teocratica, a tutti i culti superstiziosi, intolleranti e nemici tra loro, per costruire la vera e sola chiesa dell’Umanità“.

L’unità d’Italia, dunque, rientra in un progetto più grande, quello di liberare il popolo, strappare le masse dall’influenza della religione e creare un sistema di controllo delle libertà e di formazione delle coscienze. Tutto sarà più facile con uno stato centrale autoritario e organizzato che abbia in mano l’esercito, l’istruzione e gli altri istituti ministeriali. Tutto si svolge, però, in un clima di celebrazione della libertà e di fiducia per un futuro migliore (progresso): il Cristianesimo sarà religione di Stato (salvo poi perseguitare i gesuiti e chiudere gli ordini religiosi “dannosi perché inutili” e confiscarne tutti i beni perché appartenenti di diritto allo Stato. Vedi “Legge sui conventi” del 1855). La libertà sarà il motto del nuovo Stato (salvo poi impedirne l’esercizio tramite la censura della stampa cattolica e anche l’abolizione delle festività per non lasciar che ci si distolga dal lavoro per “dedicarsi all’ozio”). Progresso, progresso, progresso: ecco la nuova religione a cui puntano i governi illuminati e liberali.

onuMa il libro in questione non si limita al periodo rinascimentale, al quale la scrittrice ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue pubblicazioni, e al quale fa continui, e calzanti, riferimenti. La Gnosi al Potere parla anche dei nostri giorni: parla del Novecento che “è stato la palestra, a sinistra come a destra, delle magnifiche realizzazioni della gnosi al potere”. Si parla del potere della Massoneria che, attraverso la classe dirigente, ha governato a lungo nel nord America sigillando i propri simboli sul dollaro nazionale e promuovendo la persecuzione dei cattolici come è avvenuto in Messico col governo di Elias Calles (la vicenda dei Cristeros). Parla delle ideologie totalitarie (di diverso segno ma di stessa matrice) che hanno afflitto il XX secolo; del feroce tentativo di Marx e Lenin (fautori, così come Hitler, di una gnosi salvifica) di sterminare ogni religione, ed in particolare il cristianesimo, perché strumenti di alienazione capitalista, oppio dei popoli e impedimento per la realizzazione di un nuovo mondo fine ultimo dell’utopia comunista. Parla delle continue persecuzioni dei cristiani, a livello politico, giuridico e culturale; del continuo discredito gettato sulle autorità ecclesiastiche e sul magistero ufficiale della Chiesa (cavalcando gli scandali ed ignorando il servizio sociale, culturale e salvifico offerto al mondo); degli attacchi alla gerarchia cattolica, al Vaticano e al Papa.

Si parla anche dell’ONU che, abbandonata la sua impostazione iniziale ispirata ai diritti dell’uomo, fonda il proprio operato su “nuovi diritti” basati sul consenso popolare e sul relativismo morale. Così ha agito l’ONU nelle conferenze internazionali del Cairo (1994), di Pechino (1995) e di New York (2000): creando nuovi diritti (aborto, eutanasia, omosessualità…), coniando un nuovo lessico, o neo-lingua (concetti come reproductive healt, birth control, gender identity…), al fine di promuovere un cambio di mentalità e un nuovo progetto culturale mondialista da applicare (per ordine dell’organismo internazionale) prima di tutto nei paesi in via di sviluppo. Ecco dunque ad esempio il dilagare – deciso a tavolino dalle “Nazioni Unite” basandosi sulle teorie del neo-malthusianesimo – di politiche sanitarie che mirano ad eliminare il problema della sovrappopolazione e della crescente povertà promuovendo sterilizzazioni, contraccezione, aborti, relazioni omosessuali (non problematiche per la crescita della popolazione) e una mentalità sostanzialmente edonistica, materialistica e chiusa alla vita.

Si parla del lavoro delle ONG, longa manus dell’ONU e dell’Europa che ha deliberatamente dimenticato le sue “radici cristiane” che segnano la sua profonda identità storica, filosofica e culturale. Si parla del sogno europeo – in via di realizzazione – di diventare un super-stato, una super potenza economica, disposta ad escludere chi non riesca ad essere abbastanza competitivo e abbastanza obbediente alle disposizioni finanziarie imposte dall’alto. Si parla delle teorie del genere, tanto discusse in questi ultimi mesi a causa dei palesi tentativi di imporle a livello internazionale attraverso i programmi politici, sanitari e scolastici, spacciandole per teorie scientifiche e infallibili. Si parla della propaganda omosessualista, sponsorizzata dalle istituzioni internazionali e sostenuta economicamente dai potenti mezzi delle lobby LGBT, dell’attacco alla famiglia naturale considerata un mucchio di stereotipi superati e della superiorità della cultura e delle leggi statali sulla natura e sulle tradizioni religiose e familiari.

Se tutto questo (e molto altro) avviene grazie a un consenso internazionale e in un clima di serena accoglienza generale, è merito delle capacità comunicative dei circoli di potere, che promuovono le loro teorie e le loro iniziative in modo seducente e con un linguaggio sempre attraente, attento ai diritti personali, alla libertà e alla tolleranza. Tipica caratteristica della strategia gnostica è quella di tenere segreti gli scopi ultimi del proprio agire e, allo stesso tempo, giustificare il proprio operato come un servizio alla dignità, alla libertà e al progresso dell’uomo.

Ma la storia insegna che, in questa battaglia, ogni volta che viene colpita la verità, sorge qualcuno disposto in qualche modo a difenderla ed a morire per essa. Ché in fondo, non sia tutto perduto?

 Miguel Cuartero
@mcuart

Il libro: Angela Pellicciari, La gnosi al potere. Perché la storia sembra una congiura contro la verità, Fede & Cultura, Verona 2014.

L’autrice: Ex-sessantottina, ex-ribelle, ex-di-sperata, Angela Pellicciari ha ritrovato la speranza e la fede grazie all’incontro con Dio avvenuto tramite il Cammino Neocatecumenale negli anni della gioventù. Esperta di Risorgimento, di papi e di massoneria, ora combatte la buona battaglia evangelizzando, scrivendo e insegnando (a scuola o alla radio). Per saperne di più, visita il suo sito internet: www.angelapellicciari.it

Articolo originale pubblicato su Aleteia il 09/02/2015

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Piersanti Mattarella: il fratello del presidente ucciso dalla mafia.

mattarellaAleteia – Il nuovo presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella conserva ancora nel cuore il ricordo straziante del giorno in cui suo fratello Piersanti, allora presidente della regione Sicilia, fu brutalmente ucciso, a soli 44 anni, da un sicario sotto la sua abitazione a Palermo in via della Libertà, sotto gli occhi della moglie Irma e ai suoi due figli Bernardo (20 anni) e Maria (18 anni). Fu proprio Sergio ad accorrere sulla scena del delitto per estrarre il corpo morente del fratello dall’abitacolo della macchina; fu lui, con i vestiti sporchi di sangue, ad annunciare ai giornalisti accorsi in ospedale che non c’era più nulla da fare.

In un recente libro pubblicato dalle edizioni San Paolo, il giornalista Giovanni Grasso racconta la vita del politico italiano che dedicò la propria vita alla giustizia e al rinnovamento politico e sociale della sua regione (Giovanni Grasso, Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia, San Paolo 2014, € 14,00). Si tratta della prima biografia completa di Piersanti Mattarella che ha il merito di ricordare una figura dimenticata ma altamente rappresentativa della politica italiana negli anni del terrore. Il libro racconta la biografia del politico democristiano, gli anni della sua formazione, il percorso intellettuale, politico e religioso, il periodo trascorso a Roma, la responsabilità politiche, il rapporto con la mafia e col terrore, fino al triste giorno della suo atroce assassinio, avvenuto due anni dopo l’omicidio del presidente Aldo Moro, che fu per Mattarella guida ed esempio.

Era domenica, il 6 gennaio del 1980 e la famiglia Mattarella era pronta per recarsi alla parrocchia di San Francesco di Paola per l’Eucaristia dell’Epifania. La gioia del Natale appena trascorso si mescolava in quel giorno con la distensione e la allegria di una domenica passata in famiglia: la passeggiata in macchina, l’Eucaristia, il pranzo, il pomeriggio in compagnia. Anche gli uomini della scorta del Presidente della Regione erano con le proprie famiglie, godendo del riposo concessogli da Mattarella perché “se vogliono ammazzarmi lo fanno egualmente”.

PierSantiMattarellaLa tragedia si consumò in pochi minuti: un sicario – mai identificato – si avvicinò alla macchina guidata da Piersanti mentre i suoi familiari entravano nella vettura per disporsi a partire. Sei pallottole sentenziarono la fine del giovane politico che si accasciò sul volante accanto alla moglie e morì pochi minuti dopo l’arrivo in ospedale. Palermo rimase sconvolta, così come tutto il paese che viveva gli anni del terrorismo politico. I giornali, le autorità politiche e giudiziarie costruiscono ipotesi ma su questo omicidio non si riuscì a fare chiarezza e a scoprirne i mandanti. Forse le organizzazioni mafiose, forse il terrorismo politico (nessuna rivendicazione fu attendibile), fatto sta che il Presidente della Regione con le sue iniziative politiche intralciava i piani e gli interessi di qualche potente organizzazione.

Al funerale accorsero centinaia di persone tra cui il presidente italiano Sandro Pertini che, abbracciando la moglie del politico defunto confiderà di avere “perso un amico” (p. 36). Il cardinale Pappalardo, arcivescovo di Palermo, pronunciò nell’omelia parole dure per denunciare le “forze oscure” che provocarono “atroce assassinio”. Allo stesso tempo ricordò che la dedizione e l’impegno politico di Mattarella scaturivano da “una vita cristiana profonda e autentica” grazie alla quale “il Signore non lo colse impreparato”: “La comunione con Cristo diventava presupposto ed esigenza di piena solidarietà e comunione con gli uomini” (pp. 37-39).

Piersanti era un figlio d’arte: suo padre Bernardo fu un politico di spicco della Sicilia degli anni trenta che sposò gli ideali di don Luigi Sturzo (appena diciannovenne fondò una sezione del Partito Popolare nella sua città), fu amico di De Gasperi e La Pira, fece parte attiva della Azione Cattolica divenendo presidente diocesano della Gioventù Cattolica. Bernardo Mattarella nacque a Castellammare del Golfo (TP), comune che diede i natali a intere famiglie mafiose di fama internazionale, il paese fu la roccaforte di organizzazioni mafiose e massoniche. Bernardo effettuò un brillante percorso politico che lo portò fino a Roma. Nel dopoguerra fu sottosegretario per la Pubblica Istruzione nei governi Bonomi e sottosegretario di Stato ai Trasporti dei Governi De Gasperi.

mattarella1La famiglia Mattarella si trasferì dunque nella capitale e fu lì che il figlio di Bernardo, Piersanti (che, in parte, deve il suo nome al beato Pier Giorgio Frassati), si formò come cristiano e politico, frequentando l’Azione Cattolica dai padri maristi del San Leone Magno (in via di Santa Costanza, dove ancora oggi lo ricorda una lapide commemorativa). Prestò divenne responsabile dell’educazione dei più giovani, ruolo che ricoprì con entusiasmo ed intransigenza. In un articolo pubblicato sulla rivista “Junior”, nel 1956, definiva la “mancanza di entusiasmo, indifferenza” come “la malattia del secolo”. Nonostante le incomprensioni coi religiosi, il giovane Mattarella fu molto attivo nella associazione e sensibilizzò molti compagni dell’AC a intraprendere attività di impegno sociale e di animazione liturgica in quartieri periferici della capitale. Successivamente ricoprì diversi incarichi all’interno della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) dove si distinse – in anni di smarrimento e contrasti interni – per la sua determinazione e il suo equilibrio.

La sua carriera politica fu segnata da un attivismo politico-sociale frutto di una passione e di un entusiasmo che lo caratterizzarono fin dagli anni dell’università. Concluse i suoi studi di giurisprudenza conseguendo la laurea a La Sapienza di Roma per poi, nel 1958, tornare definitivamente a Palermo dove sposò Irma Chiazzase da cui ebbe due figi: Bernardo e Maria. Il suo fu un nuovo modo di concepire il potere e la politica; nel suo impegno con la Democrazia Cristiana cercò di imporre nuovi criteri nella amministrazione regionale con competenza politica e capacità manageriali volti ad eliminare le “incrostazioni” e le abitudini presenti nelle strutture di governo: privilegi, clientelismo, carrierismo, omertà… A questi mali volle sostituire “razionalizzazioni, meritocrazia, accorpamenti, responsabilizzazioni, controlli e divisioni di compiti”. Fu deputato della Assemblea Regionale Siciliana e, nel 1978 fu eletto Presidente della Regione. Si impegnò per una riforma della burocrazia regionale, per renderla più vivace, efficace e utile al rinnovamento sociale. Il criterio fondamentale della sua azione politica fu la consapevolezza che “solo amministrazioni capaci, efficienti, trasparenti, competitive possono, a buon diritto, chiedere allo Stato centrale, ai privati e alle istituzioni europee fondi, sostegni e investimenti produttivi. Si tratta della ‘politica con le carte in regola’ che costituisce uno dei tratti distintivi del programma politico-amministrativo mattarelliano” (pp. 95-96).

Fu definito il “Moro siciliano” a causa del parallelismo della sua storia con la vicenda del primo ministro ucciso dalle Brigate Rosse. Nonostante la fitta nebbia che adombra le circostanze della sua morte, è chiaro che Piersanti Mattarella morì a causa del suo impegno politico. Egli conosceva benissimo i rischi del suo atteggiamento, della sua politica di trasparenza e delle sue scelte in favore della legalità. Andrea Riccardi, nella presentazione del libro di Grasso, afferma che Mattarella “ha rischiato – e alla fine offerto – la sua vita per la politica” (p. 9), questo è il frutto di un atteggiamento cristiano che porta a “non considerare la propria sopravvivenza come valore predominante nel proprio agire”. “Si scopre in Mattarella – prosegue Riccardi – una sintesi tra fede religiosa, cultura e politica, che può apparire remota nell’Italia di oggi”.

Il libro di Giovanni Grasso, “Piersanti Mattarella. Solo contro la Mafia“, ripercorre – in maniera precisa – alcune pagine dolorose della storia politica italiana attraverso la figura di un uomo che seppe mantenere unite le aspirazioni di un rinnovamento politico e la fede cristiana; un politico che, con entusiasmo e tenacia, credette nella possibilità di una nuova stagione politica anche per la sua martoriata Sicilia. La pubblicazione del libro di Grasso rompe quel silenzio che – per l’autore – ha “offuscato la memoria di Mattarella anche dentro la Chiesa Cattolica italiana, di cui Piersanti era e si sentiva figlio devoto e appassionato” (p. 186).

Articolo originale pubblicato su Aleteia il 31 gennaio 2015.

Il “tifo-contro”: l’arte di trarre profitto dai mondiali di calcio

fifa2014Ai mondiali il “tifo-contro” funziona sempre!

L’Italia è un paese di superstiziosi. Basta vedere la mattina il mini telegiornale di canale 5 dove si condensano in pochissimi minuti (il tempo della colazione) tutte le notizie salienti del giorno ma riescono comunque a trovare tempo per l’oroscopo in modo da sapere come andrà la nostra giornata secondo i fantomatici astri. Un popolo di superstiziosi che, se si parla di sport e in particolare di calcio, pensa che sia più efficace “gufare” verso gli avversari che tifare per la propria squadra. Gufare sta per tifare-contro per portare sfortuna, portare “iella”: una pratica superstiziosa insomma, ma apparentemente molto efficace quando si vuole far perdere i propri nemici (sportivi)!

Iniziano i Campionati Mondiali di Calcio e il mondo per due settimane focalizzerà lo sguardo sui campi brasiliani. Un evento planetario che coinvolgerà, nolenti o volenti, anche chi di calcio normalmente non si interessa attirando sentimenti di simpatia o antipatia, ma attirerà comunque l’attenzione di tutti. Ognuno ha la sua squadra preferita visto che si tratta di nazioni a cui in un modo o nell’altro siamo tutti legati per nascita, adozione, parentela,vicinanza, affinità, amicizia; E quando a tifare per qualcuno non ci spingeranno motivi biografici saranno i legami storici, sociologici, religiosi o politici che ci faranno preferire una squadra all’altra nelle sfide che si susseguiranno da oggi fino alla finale. In ogni sfida avremmo una squadra preferita ma quando non gioca la nostra squadra come ci regoleremo? È vero che gli incroci pericolosi sono da evitare e chi vuole sperare in una vittoria finale dovrà sperare che la Spagna – campione in carica e la formazione più forte – e il Brasile – favorito numero uno per motivi “politici” più che sportivi – siano sconfitte da subito. Ma sarà divertente vedere ogni sfida tifando contro la squadra che riteniamo la più antipatica, per qualsiasi motivo.

España-celebracionDunque ognuno potrà ripassare il calendario degli eventi e, partita per partita, organizzare le idee. Rivendicazioni sportive, personali, storiche, religiose, accademiche, familiari, politiche… potranno venire soddisfatte grazie a una sonora e umiliante sconfitta del paese “antipatico”. Il tutto senza altro sforzo che quello di tifare-contro mentre si segue la partita in TV dal divano o dalla sedia, per un centinaio di minuti, muniti delle migliori strategie anti calura come bibite fresche, magliette smanicate, ventilatori e, perché no, in buona e complice compagnia (non c’è cosa più divertente che il tifo-contro di massa!). Inoltre la vendetta sarà servita sul manto verde dei campi di calcio senza nessuno spargimento di sangue e quindi senza rischi giudiziari di nessun tipo: non vogliamo la morte dei cattivi ma la loro redenzione che passa attraverso una buona lezione di calcio, una sconfitta fragorosa e lacrime da sconfitti!

Facciamo qualche esempio: i rossi comunisti (esista ancora o no il comunismo non è il punto adesso) si stringeranno coi compagni per il “tifo-contro” i 22 capitalisti degli Stati Uniti d’America. D’altra parte i più fascistelli o nazistelli (esiste, esiste sempre) insomma quelli dell’estrema destra, si uniranno in un tifo-contro l’armata rossa russa affinché non superi il gruppo H. E così via. Qualcuno verrà a dirmi che il Vaticano tiferà per la Germania nazista? Tranquilli: non ci saranno nè l’uno ne l’altra. (D’altronde se avessero partecipato i vaticani (?) non ci sarebbe stato più tifo-contro per nessuno!) Di Germania c’è quella moderna che oggigiorno è meno popolare (in senso di gradimenti, vedi Merkel, banche, ecc.) rispetto a quella di Hitler negli anni del Terzo Reich

È normale che ogni paese e cultura possiede delle cose belle, delle persone buone, simpatiche, generose. Ogni paese ha, accanto ai difetti, i suoi meriti e i suoi lati positivi e va detto che i sistemi politici totalitari e opprimenti creano vittime innocenti che fanno parte dello stesso paese dei suoi aguzzini. E se poi si ricorderà che ogni essere umano è degno di stima e fiducia, del rispetto alla propria alta dignità di esser umano, allora ci fermiamo qui e facciamo il tifo per tutti. Ma il calcio è il calcio (V. Boskov?) e qualcuno dovrà pur perdere, anzi, qualche squadra dovrà pur vincere, solo una. Quindi nessuno si offenda o si prenda troppo sul serio la mia lista di tifo-contro; non è cattiveria ma sportività applicata! E dunque ecco i miei tifo-contro per questo mondiale e le sue motivazioni.

1402553392_extras_mosaico_noticia_8_g_0Tifo-contro… il Basile. Il Brasile deve uscire, e subito. Tifare contro il Brasile è d’obbligo a meno che uno non sia brasiliano o non faccia parte di quei paesi sudamericani che, non partecipando mai o quasi mai ai mondiali, ripongono il loro orgoglio continentale nel nei verdeoro. Perda il Brasile per rendere credibile un campionato che sembra già scritto! (mentre scrivo l’arbitro giapponese regala la prima vittoria al Brasile inventando un rigore!). Tutto sembra far intuire una facile vittoria brasiliana per diversi motivi. Perché non vince ormai da un paio di mondiali; perché deve risanare l’immagine del paese e giustificarsi in qualche modo di fronte alle violente proteste di chi voleva e vuole boicottare i Mondiali. Vincere serve alla squadra, serve alla federazione, serve al presidente del paese, serve alla FIFA, e forse… serve a tutto il popolo per dimenticare dissidi, povertà, corruzione e affogare tutti i mali in un unica samba nazionale attorno alla coppa. Tutto già scritto, dunque? speriamo di no! Il Brasile vive ancora della fama di Pelè e dei grandi del passato, ma oggi la squadra è un’altra e (nonostante i nomi e i super stipendi) da anni non gioca più come una volta e la storia del joga bonito è una favola esagerata. Il bel gioco e i campioni veri sono altrove! Io tifo-contro il Brasile e speriamo che serva a qualcosa!

coreaTifo-contro… la Corea del Sud. Come non potrei desiderare la sconfitta sonora, calcisticamente umiliante e magari anche un po’ sfortunata della Corea del Sud dopo ciò che hanno combinato nei mondiali-farsa del 2002? I mondiali giocati in Giappone e Corea sono stati falsati (e speriamo che se ne riparli e venga fatta una seria indagine) per portate i padroni di casa fino alla Semifinale. In almeno tre partite i coreani sono stati aiutati: contro il Portogallo nella fase a gironi (due espulsioni ai portoghesi sullo 0 a 0 per favorire l’ 1 a 0 finale per la Corea), contro l’Italia negli ottavi di finale (arbitrata dal narcotrafficante ecuatoriano Byron Moreno) e contro la Spagna nei quarti (due gol regolari annullati alla Spagna e vittoria ai rigori della Corea). Gli aiuti alla squadra asiatica, in quella occasione, vennero dagli arbitri ma anche dalla fortuna, da qualche loro dio e chissà da quale altra sostanza… I Coreani sono rimasti pressoché impuniti? Da quel giorno in poi ogni loro sconfitta, meritata o meno, è un gustoso godimento. Quest’anno sono in un gruppo molto semplice (con Russia, Algeria e Belgio) ma spero che escano subito! Quindi è guerra dichiarata “ammorte” (sportivamente parlando) e io tifo-contro la Corea del Sud!

iranTifo-contro…l’Iran. In realtà le squadre deboli sono sempre risultate simpatiche. Come si fa a tifare-contro la “cenerentola” del mondiale? Sarebbe senza cuore volere la sconfitta dell’Iran che già sulla carta è prevedibile che prenda zero punti (in tre mondiali a cui ha partecipato ha vinto solo una partita nel 1998 contro gli USA). La squadra mi è antipatica per motivi politici e religiosi. La federazione della Repubblica Islamica è quella che obbliga le signorine della squadra femminile a giocare col capo coperto e con i pantaloni lunghi per il divieto religioso che discrimina le donne. Le ragazze hanno visto così svanire il sogno olimpico (Londra 2012) quando a causa del velo hanno perso a tavolino una partita decisiva contro la Giordania. Qualche mese fa la stessa federazione ha approfittando dell’abbigliamento per camuffare ed inserire nella squadra femminile 4 uomini in modo da rafforzarne le potenzialità… Si tratta della stessa federazione che nel 2009 ha squalificato a vita 4 giocatori per aver indossato un braccialetto verde simbolo delle proteste contro il regime, il gesto è stato ritenuto sovversivo e irrispettoso. Non tifo per una federazione e un paese dove non esiste libertà, dove esiste censura, oppressione dei diritti, discriminazioni sessuali (altro che omofobia in Italia!) e religiose! Argentina, Bosnia e Nigeria hanno tutto il mio appoggio e il mio tifo, a loro chiedo una valanga di gol per rendere ancora più divertente l’eliminazione della squadra islamica: dunque con forza e convinzione tifo-contro anche per l’Iran!

Tifo-contro… l’Italia. Beh, sarò politicamente scorretto visto che scrivo in italiano e potrei ferire molti (dei pochi) lettori… ma per me ci sono motivi validi e ne citerò solo uno. E’ evidente che la maggior parte degli italiani non approva a pieno le convocazioni del CT Prandelli; che la sua lista sia per lo meno discutibile è un dato di fatto (d’altronde in Italia non vige la regola del merito nel campo del lavoro); che l’allenatore abbia fatto come al solito scelte segretamente motivate dalla sua fede bianconera, dal servilismo verso “i grandi” e dalle amicizie coi capi (lasciando a casa giocatori più preparati come Destro, Rossi…) è un altra verità non ammessa. Ma può un romanista tifare per una nazionale che boicotta e discrimina i giallorossi? Prandelli è l’uomo etico per antonomasia, quello che va in prima pagina su Famiglia Cristiana, che prega per i mondiali, prandemmia2che va dal papa, che ha inventato il “codice etico” per cui solo i giocatori belli e buoni vanno ai mondiali (gli manca l’acqua santa di Trapattoni). Ma poi diventa antipatico e si tira addosso il tifo-contro! Sorvoliamo sulla sua bestemmia in diretta mondiale come sfogo per il gol contro il Giappone nel 2013 o quella del 2012 in Italia – Croazia (non cercate i video su youtube che non sono educati ne educativi!). Sorvoliamo sulla bestemmia smentita ma lasciare a casa Mattia Destro (il giocatore più in forma della squadra n. 2 in Italia) per motivi etici e portare il macellaio juventino Chiellini perdonandogli calci e pugni non è cosa bella ne eticamente giustificabile! E poi quando si vuole ignorare il migliore Totti degli ultimi anni che avrebbe fatto molto comodo alla squadra anche ai 35 anni e non chiedergli neanche scusa… non è simpatico. Prandelli colleziona risultati negativi (in gare ufficiali un anno di sconfitte e pareggi) e coccola il sogno di vincere il mondiale; non ha un modulo a due giorni dalla competizione ma è estremamente fiducioso; pareggia coi principianti del Lussemburgo ma è contento e sereno. Pare che qualcuno abbia affermato che la lista dei giocatori (con alcuni nomi che fanno venire i brividi) non l’abbia preparata Prandelli ma lo stesso presidente Napolitano che oltre a designare il Premier ora sceglie anche i giocatori della nazionale. Sarà pure colpa di Napolitano… ma io tifo-contro! (Per la cronaca sono molti gli italiani a tifare-contro l’Italia. Esistono anche gruppi facebook italiani per tifare-contro gli azzurri, ogniuno ha i suoi buoni motivi).

Tifo-contro a volontà. La lista del tifo-contro è lunga quanto il calendario delle partite; le motivazioni più o meno chiare e distinte: c’è sempre una squadra (come dice un bambino che conosco) “spreferita” in ogni partita. E allora tifo-contro la Afri-Francia e la sua squadra di africani assoldati per difendere i colori francesi; tifo-contro il Belgio per il suo primo ministro omosessuale a cui piace farsi ritrarre nudo sui giornali e distribuire iniezioni mortifere ai bambini per ucciderli legalmente (vedi eutanasia infantile approvata dal parlamento belga); tifo-contro la Nigeria di Boko-Haram che in nome di uno strano dio uccide i cristiani ogni giorno senza che nessuno apra la “boccuccia de rosa” e che ora se la prende con le bambine; tifo-contro il Giappone che, schiavo dei soldi, ha regalato i primi tre punti al Brasile mentre scrivo questo testo con un arbitro assoldato dai brasiliani tanto che la Croazia vuole ritirare la squadra dal torneo; tifo-contro il Portogallo e quel modello metrosexual di Cristiano Ronaldo che è forte quanto antipatico e vogliamo (vero? lo vogliamo tutti?) che torni a casa a farsi sciampo e sopracciglia; tifo-contro l’Argentina perchè con arroganza credono di essere i migliori in America e nel mondo… e Maradona (gonfio in carne e spirito) non è che un poco di buono. Tifo-contro la Svizzera che mi è antipatica perché fa sempre la parte della innocente, della buona, della imparziale, della “lo-difendo-io-il-papa”, quando invece è una vipera da cui conviene stare alla larga… ce n’è un po’ per tutti.

Infine il più grande e condivisibile tifo-contro è per la corruzione che nel calcio esiste eccome e che ci ha rovinato tanti sogni. Tutti speriamo in un campionato pulito dove si giochi a calcio e si evitino i calcoli, i brogli, gli arbitraggi sospettosi, le partite truccate, le farse come quella coreana del 2002… Alla fine mi auguro solo che vincano i migliori.

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Lampedusa e la retorica buonista della politica italiana

barcone_immigrati5001Nel pieno di una settimana critica per la politica italiana, la dolorosa strage di Lampedusa ha sconvolto l’Italia e, forse, (magari!) tutta l’Europa.
La vicenda, però, sembra aver scosso molto meno quei paesi da cui le vittime fuggivano, paesi retti da regimi tutt’altro che democratici e governati da signori indifferenti delle sorti dei propri sudditi. Se dall’Italia si alzano voci di cordoglio, parole di sdegno, si discutono soluzioni e si osservano minuti di silenzio nelle scuole e nei campi di calcio, dal Medio Oriente, dal nord Africa, dai capi religiosi musulmani e dai governi islamici non si alza nessuna autorevole voce di dissenso per questa tragedia (né di tutte le altre tragedie) che, purtroppo, ha inizio proprio nei loro territori.

Se l’Occidente si è illuso con le recenti svolte democratiche di alcuni stati mediorentali, ci accorgiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Altro che Primavere soleggiate, il dramma di quei paesi, lo capiremo dopo, non è essenzialmente politico, ma religioso (e dunque antropologico), dove regimi teocratici di ispirazione islamica calpestano la dignità e i diritti di uomini, donne e bambini, in nome di un ordine apparentemente voluto e imposto da dio.

Naufragio-Lampedusa-migranti-23-770x395Intanto in Italia, scossi da una delle più gravi stragi legate all’immigrazione, i signorotti della politica – quelli in giacca e cravatta oligarchici e quelli in abiti più sportivi e colorati per meglio rappresentare i compagni del popolo – alzano la voce per dire la loro sul fatto e sul da farsi. Da destra e da sinistra salgono tutti sul carro (funebre) con slogan che valgono un rilancio sulla pagina politica, come sciacalli che frugano in mezzo ai cadaveri.

Così il redivivo, restaurato e rinnovato Alfano, il pastore buono delle pecore italiane Napolitano, la presidenta rivoluzionaria Boldrini-basta-pranzi-in-famiglia, la paladina della giustizia Bonino, il ciclista dottore Marino, la migrantista Kyenge e molti altri che hanno approfittato dell’evento per snocciolare, con facile retorica, discorsi pieni di pathos che scuotono il sentimento popolare.

Sul fatto accaduto lo scandalo, il cordoglio, la tristezza è generale, come è normale e giusto che sia di fronte a un dramma di tali dimensioni. Sul lavoro da farsi i pareri sono discordanti e qui parte la vergognosa campagna politica. Tutta la sinistra ha approfittato dell’evento per accusare la legge Bossi-Fini, attualmente in vigore, che regola il problema dell’immigrazione clandestina con una serie di norme (tra cui il reato di clandestinità) definite troppo severe e poco accoglienti verso lo straniero; una legge poco consona allo spirito di accoglienza indiscriminata voluto da  Kyenge, Bonino, Boldrini e compagnia cantante (di compagni si tratta). Insomma da sinistra si accusa la legge Bossi-Fini (discriminatoria, razzista, nazionalista) di aver riempito la barca di povera gente disperata e di averla fatta affondare uccidendo centinaia di innocenti. La severità di questa legge sarebbe alla base della tragedia. Il collegamento tra le due cose non è facile da trovare, ma l’occasione sembra buona per cambiare l’iniqua legge.

lampedusa 2La soluzione che propongono è dunque una non-soluzione: cambiamo la legge e, la prossima volta, andiamogli incontro prima che naufraghino. Magari andando sulle coste africane e accogliendoli direttamente lì per portarli a Roma, dove Marino ha deciso di accogliere tutti gli immigrati appena arrivati, per la buona pace dei romani e la gioia dei lampedusani.

Dal canto suo, la destra, ha approfittato per attaccare le politiche del ministro dell’integrazione che vorrebbe abolire il reato di clandestinità e aprire le porte dell’Italia (e dell’Europa) a chiunque voglia entrare. E’ così che Lega Nord mette le morti degli immigrati sul conto della sinistra colpevole morale per aver lanciato menssaggi di accoclienza troppo confortanti e illusori per chi partiva dalle coste africane. Come a dire: “gira voce che in Italia c’è spazio e ti danno la cittadinanza appena arrivi!”.

E subire per primi il ridicolo di questi retorici e ipocriti sproloqui sono soprattutto gli abitanti dell’isola, che da tempo lamentano una situazione invivibile a causa della presenza sempre più alta di immigrati senza casa, senza lavoro, senza cibo e nessuno che si preoccupi di loro. Tra poco la campagna politica si sposterà su altri temi (probabilmente su Berlusconi che è sempre di moda) e gli immigrati rimarranno sull’isola o cercheranno di partire (come? aiutati dai lampedusani?) per trovar miglior fortuna nel nord.

Le idee per non essere banali sono poche, si sà, ma qualcuno ha avuto un lampo di genio ed ecco che la genialata è sulla bocca di tutti. Alfano, che ha il cuore d’oro, ha visto la sofferenza dei lampedusani e ha suggerito di consegnare un premio-sopportazione all’isola, al fine di richiamare l’attenzione del mondo sul problema. Qui si trovano tutti d’accordo: Premio Nobel per la Pace a Lampedusa, dunque, per l’eroicità dell’accoglienza. In fondo premiare Lampedusa vuol dire premiare l’Italia e nessuno può dissentire senza sentirsi traditore. Tutti sono d’accordo: a destra e a sinistra, sopra e sotto; aspettiamo il verdetto di Oslo. Ma d’altronde si sa, per avere il Premio Nobel per la Pace non bisogna mica essere San Giovanni Paolo II (che di fatti non lo ha mai ottenuto), basta essere popolare o volerlo diventare, o basta che ti venga appioppata la candidatura da chi non sa bene neanche che sentimenti hai nei confronti della pace.

Intanto sulla rete circola un video che mostra l’esasperazione dei lampedusani per i quali la pace tanto desiderata vorrebbe qualcosa di più che un premio o un riconoscimento al valore.

Ma alla radice del problema non ci va nessuno volentieri; sarebbe contro i principi della bontà universale (da tempo sposata con matrimonio indissolubile dall’Occidente)  segnalare che dall’altra parte del Mare Nostrum (o Mostrum?) esiste un problema serio che non cambierà certo correggendo una nostra legge.

Il ritorno glorioso di Berlusconi! riflessioni di un ignorante…

berlBerlusconi ha vinto! Berlusconi è tornato e ha vinto! Questa è l’unica grande sorpresa delle elezioni politiche del febbraio 2013! E’ vero che c’è una parità sorprendente, quasi assoluta, ma il risultato del centro-destra ha un sapore epico!

Berlusconi è il vero vincitore di queste elezioni! Da qualunque altro partito ci si sarebbe aspettato di più: ognuno degli altri partiti avrebbe potuto dire alla vigilia: “sfonderemo”, “vinceremo”, “ce la faremo”, e ad ognuno di questi partiti avremmo creduto! Ma non a Berlusconi!

Berlusconi è il vero vincitore! Lo ha detto e lo ha fatto. Si è presentato, contro tutto e contro tutti (avversari politici in tutte le coalizioni anche nel proprio partito, statistiche, bookmakers, lezioni della storia… contro tutto e contro tutti) e ha messo in enorme difficoltà chi si dava già arie di vittoria!

sallustiBerlusconi ha vinto e ha vinto per suo merito! Non per la debolezza degli avversari, non per la cecità dei votanti, non per brogli elettorali, non per qualche misteriosa potenza della natura funesta o per un destino fatale che maledice l’Italia, non perchè la metà degli italiani è impazzita (questa è la teoria di molti), non per la sciagurata notte firmata Santoro-Travaglio.

Berlusconi ha guadagnato i voti di mezza Italia nonostante – pochissimo tempo fa – le statistiche lo davano per finito! Ma… perché? già, perché? Qualcuno da ora inizierà a riflettere rispondere a questa difficile domanda. Come ha fatto Berlusconi a raggiungere tutto questo consenso? Come è avvenuto questo miracolo, questa risurrezione politica?

Ieri in serata Luca Ricolfi – in un articolo intitolato “E se vincesse ancora Berlusconi?” – commentava così l’esploi di Berlusca prima della chiusura dei conteggi:

Ma resta il fatto che quel che vuol fare Berlusconi si capisce subito, mentre quel che vogliono Bersani e Monti si capisce meno, o appare lontano, astratto, difficilmente traducibile in misure concrete. Per dirla con Adriano Celentano, Berlusconi è rock, Monti è lento, come si vede bene in tv. Non sono categorie politiche, ma nella comunicazione sono cose che contano. E la politica è anche questo, comunicazione, energia, saper arrivare agli elettori. Tutte cose che in un mondo ben ordinato dovrebbero contare poco ma che, quando nessuno è veramente credibile, finiscono per contare molto.

liberoBerlusca è ROCK! E nonostante gli scandali, i processi, i passi falsi, la bassezza morale (chi scaglia la prima pietra?), le divisioni interne al partito… è riuscito a risorgere! Tanto di cappello a questo anziano politico: caparbio, coraggioso e tenace ai suoi 77 suonati! Quando i giovani avranno questa grinta e questa capacità, questa forza attrattiva e – perchè no – dei programmi politici (non fa mai male averne quando ci si candida) allora, forse, si farà da parte e lascerà spazio a loro.

Grillo: vincere facile! Ha vinto facile. Ha raccolto i malumori e la rabbia, lo scandalo e la sfiducia di molti cittadini esasperati dalla insopportabile Casta. Ha preso questi residui di speranza per provare a fare piazza pulita e a creare qualcosa di nuovo (cosa esattamente? a nessuno è dato di saperlo al momento!). Per quanto riguarda il fare “piazza pulita” ha iniziato bene. Per il resto staremo a vedere…

giornaliMonti: bocciato! si è ritenuto soddisfatto dei risultati ottenuti con una lista formata 50 giorni fa. Così si giustifica del suo clamoroso flop dimenticando di aver contato con tutte le carte necessarie per prendere molti più voti. Ha avuto un anno di governo per creare consensi e guadagnare credibilità. Non 50 giorni! Ha avuto l’appoggio dell’Europa, della Merkel, delle Banche, della Massoneria… non 50 giorni! Poi l’indecisione: mi candido? non mi candido? alla fine la lista e la debacle! Un flop che fa quasi tenerezza…

Bersani: sciupone! Poteva sfondare alla grande. Aveva campo aperto: come se gli avversari si fossero tutti levati per lasciare spazio a lui e al suo messianico PD! Niente da fare: ha sbagliato un gol a porta vuota e si è salvato in estremis! Zero tattica, zero idee… poco convincente su ogni fronte. Tanto poco “politico” che molti dei suoi sono andati da Grillo, da Ingroia. Incapace di alleanze forti… della serie “quando i comunisti non sanno più fare neanche i comunisti”! Se per lo meno fosse stato un vero socialista nel miglior stile zapateriano avrebbe vinto a mani basse.

Ora non ci resta che aspettare. E ai miei sconsolati amici di facebook mi viene da suggerire di aspettare e sperare, perchè poteva andare peggio! Intanto godiamoci questo spettacolo che è Berlusconi chiamato di nuovo dalla metà degli italiani per combattere … “L’ideologia comunista che è l’ideologia più disumana e criminale della storia dell’uomo e che è rimasta la stessa, e non ce ne siamo liberati” (video). 

E intanto i RADICALI e la sua Schettina Bonino? non pervenuti. Stanno fuori dal parlamento: questa è già aria di rinnovata speranza per l’Italia!

E ripeto, io di politica non ci capisco niente!

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