Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Responsabilità dei sacerdoti nella cura pastorale degli omosessuali (e la versione del gesuita)

(CNS photo/Clodagh Kilcoyne, Reuters)

Il sacerdote gesuita José Maria Rodríguez Olaizola ha pubblicato una lettera di sostegno alla comunità LGBT in occasione del mese dedicato al cosiddetto “orgoglio gay”. Lo ha fatto sul sito sj pastoral (un progetto dei gesuiti che mira all’accompagnamento dei giovani) per mostrare affetto e vicinanza ad una comunità perseguitata e, a suo dire, “sommamente incompresa” anche all’interno della Chiesa. Il sacerdote gesuita si rammarica perché, a causa della pandemia, quest’anno non ci saranno “carrozze, sfilate e moltitudini” che manifestino a favore del diritto all’amore, ma anche per il fatto che nel 2020 siano ancora necessari dei “gay pride” per rivendicare diritti e condannare rifiuto e persecuzione.

«Un giorno il Gay Pride o qualsiasi altro [giorno dell’] orgoglio non saranno necessari» afferma il gesuita. «Il giorno in cui ognuno riconoscerà la dignità delle persone, di ogni persona, senza che l’orientamento sessuale sia un problema per nessuno. Il giorno in cui il “cooming out” non sarà una novità, perché sarà considerato normale».

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Le “sardine” come i primi cristiani: letture gesuitiche e nuova soteriologia

Dopo aver sostenuto e applaudito Carola Rackete (“Coraggiosa eroina da imitare”) e Greta Thumberg (“Il mondo salvato dai ragazzini”) ora i gesuiti applaudono le Sardine come fossero un dono dello Spirito Santo. E’ la mondanizzazione del Vangelo, ridotto a codice di buona condotta no global, ecologista e antifascista.

Mentre politologhi, analisti, giornalisti e commentatori cercano di decifrare il nuovo fenomeno delle “sardine” e di definirne la valenza sociale e politica, il padre gesuita Bartolomeo Sorge sembra avere le idee chiare sul fenomeno e condivide la sua analisi su Twitter: «Il pesce delle piazze di oggi (le “sardine”) è – come il pesce dei primi cristiani (IXTHYS) – anelito di libertà da ogni “imperatore” palese o occulto»

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Vita e morte di Miguel Suarez, il “samurai di Cristo” o “l’uomo più felice del mondo”.

Qualche giorno fa, nella città di Fukuoka (Giappone) padre Miguel Suárez, sacerdote missionario del Cammino Neocatecumenale, è passato al Padre; e in Giappone si è fatto festa per il transito di questo santo uomo dal mondo mortale all’immortalità del paradiso. È strano pensare che in Giappone (così so, ma mi smentisca chi conosce meglio le tradizioni nipponiche) il colore (o uno dei colori) del lutto è il bianco, che per il cristiano rappresenta la purezza, il Battesimo, la Risurrezione, la Pasqua. Miguel è morto nel tempo di Pasqua come aveva desiderato.

A raccontare la parabola della sua vita e i giorni intensi della sua morte ci ha pensato don Antonello Iapicca che ha conosciuto Miguel in Giappone e ha condiviso con lui la missione nell’estremo oriente. Un testo commovente che potrebbe già venir postato sul sito santiebeati.it al nome di “Miguel Suarez, presbitero itinerante” (il sito non riporta solo le vite dei santi ma anche quelle di servi di Dio e missionari che hanno dato la vita per il Vangelo).

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