Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Gesù”

Avvenire sceglie Barabba. Addio forzato al “Jesus” di Staino: un Gesù umanitario, politico, giustiziere e antifascista. Tarquinio piange l’artista: “portavi la luce”

Finisce dopo un anno di collaborazione il rapporto tra l'artista ateo e anticlericale Staino e il giornale dei Vescovi Avvenire di Marco Tarquinio.

È con grande soddisfazione che accogliamo la notizia della fine del rapporto tra il vignettista Staino e il giornale Avvenire. L’annuncio viene dato dallo stesso artista in una lettera al direttore pubblicata su Avvenire intitolata «JESUS non merita il microscopio». Dice Staino che a causa delle molte polemiche (chiamarlo scandalo?) è costretto a rinunciare perché «In questa situazione è ben difficile lavorare. Prendere la matita in mano sapendo bene che qualunque cosa io disegni verrà passata sotto microscopio alla ricerca di punti o sfumature che possano esser letti come offensivi o blasfemi, fa sì che venga a mancare quella serenità di fondo che permette di far incontrare il sorriso fraterno laico con un sorriso fraterno cattolico».

Il direttore Marco Tarquinio si dice estremamente dispiaciuto («Ognuno porta la luce che ha, e accende quella che trova o che gli viene donata lungo il cammino. Tu sei così»). In fondo ci credeva veramente che con la sua omelia domenicale e con la sua esegesi, il bravo Staino avrebbe fatto un gran bene alla comunità di cattolici italiani ancora da rieducare sui valori  umanitari (affatto spirituali) incarnati dal buon Jesus Christ.

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Arrivano i Re Magi! La tradizione più bella del Natale spagnolo

Quella dei Re Magi è la tradizione spagnola più amata dai bambini durante il Natale. Si festeggia ogni anno il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, data conosciuta come el Día de Reyes (“Il giorno dei re”).

 

La tradizione più amata dai bambini durante il Natale in Spagna è quella dei Re Magi. Babbo Natale è famoso perché consegna i regali, ma i veri protagonisti in Spagna sono proprio los Reyes. Sono coloro che hanno seguito una stella per incontrare il Re dei Re (il bambino Gesù) e offrirgli tre doni: oro, incenso e mirra al bambino appena nato in Betlemme. Continua a leggere…

Quotidianità gloriosa: la Risurrezione secondo Fabrice Hadjadj

«Il miracolo non avviene per farci vivere cose straordinarie, ma per farci vivere straordinariamente le cose ordinarie». È questa la tesi principale del saggio del filosofo francese Fabrice Hadjad dedicato alla Risurrezione di Cristo (Risurrezione. Istruzioni per l’uso, Ares 2017).

Francese di origini tunisine, convertito dall’ebraismo al cattolicesimo, sposato e padre di sette figli, Hadjadj (pronuncia giusta qui) si è affermato come autore di successo grazie al suo stile pungente, ironico, lineare, mai cervellotico e raramente banale. Tra i suoi libri, tradotti in diverse lingue, spiccano i bestsellers La mistica della carne (2008) e La fede dei demoni (2009). Il più grande pregio per il filosofo è quello di proporre una riflessione teologica e filosofica ancorata alla realtà con un linguaggio nuovo​, lontano da astrazioni filosofiche e da approcci clericali, pur affrontando temi fondamentali del cristianesimo.

In Risurrezione (edizioni Ares 2017), l’autore indaga sull’evento fondante del cristianesimo accompagnando il lettore dallo stato di credulità (dove confessa di aver militato gran parte della sua vita da ateo) alla fede che ti fa “mettere i piedi per terra”. La fede in Gesù è infatti equidistante dalla scienza e dal sentimentalismo ed è in virtù di questa distanza di sicurezza dai laboratori e dalla pura immaginazione, che è possibile ragionare sulla Risurrezione all’interno (e non al di là) del progetto divino dell’incarnazione, cioè dentro il mistero di un Dio che «si è fatto uomo perché l’uomo resti umano» e perché «essendo divinizzato, sia sempre più umano». Solo in questa prospettiva sarà possibile risolvere «uno dei problemi più grandi dell’esistenza», la “quadratura del cerchio”, ossia «la riconciliazione tra la gloria e il quotidiano». Continua a leggere…

In cammino coi discepoli di Emmaus per tornare umani e guarire con Cristo

epicoco solo i malatiE’ possibile rialzare lo sguardo dalle nostre crisi, dal dolore provocato dalla storia, dalle ferite che lacerano la nostra anima arrivando a colpire il nostro corpo costringendoci a camminare a testa bassa, delusi, con l’aria sconfitta e il vuoto dentro il cuore?

E’ possibile incontrare Gesù Cristo risorto mentre si sperimenta nella propria carne l’esperienza dolorosa della croce? Ri-conoscerlo lungo la strada, stringere la sua mano e iniziare a camminare con lui verso la pienezza di una vita da risorti, per essere – finalmente – “simili a Lui”?

Tutto questo è possibile, ma il primo passo necessario sarà quello di riconoscersi malati, perché Gesù non è venuto per i sani ma per i peccatori e, sebbene l’uomo non sia stato creato per morire ma il suo destino sia la Vita eterna, infinita e felice, “è proprio degli umani ammalarsi”. Lasciare spazio all’imprevisto, accogliere l’irruzione di Gesù nella propria vita e rendersi disponibile alla sua azione che porta salute e salvezza non deluderà i viandanti che camminano per la vita mossi da un’inquietudine di senso, forse stanchi, forse scettici, forse delusi dalla storia.

Ecco dunque un percorso di guarigione che vuole essere sostegno e incoraggiamento per credenti e non credenti disposti a compiere un atto di coraggio nel riconoscersi malati, bisognosi cioè dell’aiuto di un medico, per poter tornare a disporre al massimo della propria anima e del proprio corpo. Senza questo coraggio, pensando di non aver bisogno di cure, nessuno sarà in grado di guarire.

E’ questo il senso del libro Solo i malati guariscono: l’umano del (non) credente (San Paolo 2016, € 10,00). 110 pagine scritte da don Luigi Maria Epicoco, con un linguaggio allo stesso tempo diretto e semplice, immediato e profondo, concreto, a tratti poetico. Pubblicato il 15 febbraio dalle Edizioni San Paolo, il libro del giovane sacerdote aquilano è diventato subito un best-seller, un caso editoriale che ha visto esaurire la prima edizione in meno di 15 giorni.

L’autore, nato nel 1980, è parroco della Parrocchia universitaria San Giuseppe Artigiano de L’Aquila e professore di Filosofia e Teologia. Nonostante la sua giovane età, ha al suo attivo diverse pubblicazioni, libri e articoli di carattere scientifico (recentemente per le edizioni Tau ha pubblicato: La Misericordia ha un volto. Il giubileo della Misericordia secondo papa Francesco). Quello di Epicoco è un caso particolare nel panorama editoriale religioso, un campo dominato da autori affermati che assicurano vendite (mai facili, in tempi di crisi) ma dove i giovani autori, filosofi o teologi che siano, fanno fatica a trovare spazio e visibilità. Eppure la formula si è rivelata subito vincente e don Luigi ha saputo dimostrare una straordinaria capacità comunicativa soprattutto verso il pubblico giovane, che spesso mantiene una distanza di sicurezza dalle librerie religiose, ma che questa volta è rimasto attratto da un linguaggio fresco, attuale, esistenziale, privo di “paroloni”, che evita artifici linguistici e teologici per mettersi al servizio del lettore e guidarlo passo dopo passo.

emmausIl filo della narrazione è il racconto dei discepoli di Emmaus, un racconto pasquale dove Gesù Risorto intercetta il cammino di due discepoli che si allontanavano per la via da Gerusalemme mentre discutono, delusi e confusi, sui recenti avvenimenti avvenuti in città. L’incontro dei due discepoli col Risorto, sarà l’occasione per riscoprire le tappe del cammino che porta dalla tristezza alla gioia, dal dubbio alla certezza, dall’incredulità alla fede: “Davvero il Signore è risorto!” annunceranno i due viandanti facendo ritorno a Gerusalemme, senza indugio, pieni di stupore.

Nella seconda parte del libro, l’autore fa una rassegna di quei luoghi teologici che emergono dalla narrazione evangelica dei discepoli di Emmaus. Così la locanda è immagine della Chiesa, luogo di rifugio e di ristoro, non abitazione definitiva ma tappa essenziale dove ri-conoscere Gesù nel nostro cammino verso la vera patria definitiva, il cielo. La tavola è il luogo del banchetto, della condivisione, dove Gesù siede con gli uomini per saziare la loro fame perché “la distanza che separa la pancia dal cuore è breve e le ‘fami’ si mescolano”. Il gesto dello spezzare il pane è il luogo della fede, dove riconosciamo che le nostre certezze vengono “spezzate” per  lasciare spazio ad una sapienza che umanamente non riusciamo a comprendere tramite le nostre categorie intellettuali. Dopo l’incontro col Risorto, infine, i discepoli tornano indietro, per annunciare agli apostoli che “Davvero il Signore è risorto”. Un ritorno al passato che è legato indissolubilmente all’annuncio del Vangelo perché “Se la mia esperienza di fede non investe innanzitutto il passato, allora il futuro è solo una fuga, un nascondimento da ciò che eravamo e da ciò che ci è capitato”.

Riscoprire il dono di una vita autentica, dell’amicizia, dell'”inquietudine che salva”, riscoprire il significato della propria esistenza attraverso una sapienza che svela il “senso più profondo di se stessi”, riscoprire la nostalgia dell’eterno ed accoglierla come una mancanza necessaria che sfocia in una preghiera: “Resta con noi Signore!”. Riscoprire, in una parola, la propria umanità attraverso l’incontro con Gesù.

Molte le citazioni bibliche, ma molti anche i maestri della spiritualità cristiana – classica e moderna – citati lungo il percorso: Giovanni della Croce, Tolkien, Lewis, Chesterton, Turoldo, senza disdegnare autori classici come Omero e contemporanei come Emmanuel Carrère.

Un libro pensato sia per i credenti che per i non credenti, con la consapevolezza che “chi ha la fede non è più bravo” ma “più responsabile, perché dovrà rendere conto più degli altri della propria vita” (p. 94). Un invito a toccare con mano Gesù risorto, come hanno fatto quei discepoli, ancora increduli e scioccati per la morte del Maestro; un invito a “restare svegli”, a vegliare, “perché forte è il rischio di assopirci nella vita”.

Il Natale e la festa della Famiglia: l’esempio di Nazaret

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CEE, Locandina per la Giornata della Sacra Famiglia 2014

Ogni anno, durante l’ottava di Natale, la Chiesa Cattolica celebra la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. E’ una festa importante nel calendario liturgico, da sempre celebrata in prossimità del Natale (seppure la data della celebrazione abbia subito, lungo la storia, alcune modifiche in base alle riforme del calendario o ai diversi riti). Dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II, si è deciso di celebrare questa festa nella prima domenica dopo il Natale.

La festa della Santa Famiglia di Nazareth è evidentemente in stretta relazione col Natale: Gesù, il Figlio di Dio inviato nel mondo, si è incarnato in una famiglia umana. Con la nascita di Gesù, il Dio creatore è entrato nel mondo inserendosi in determinate coordinate storiche e geografiche.

I racconti della nascita di Gesù, tramandati dagli evangelisti, tengono a sottolineare queste coordinate con alcune indicazioni precise. Ciò accade, ad esempio, quando l’evangelista Luca ci dice che, nei giorni in cui nacque Gesù, ci fu un censimento, voluto da Cesare Augusto e che questo avvenne “quando Quirinio era governatore della Siria” (Lc 2,2); allo stesso modo l’evangelista Matteo precisa che Gesù nacque “a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode” (Mt 2,1). Benedetto XVI, nel suo libro L’infanzia di Gesù osserva che “Gesù appartiene ad un tempo esattamente databile e ad un ambiente geografico esattamente indicato” e, secondo le fonti, è chiaro che “Gesù è nato a Betlemme ed è cresciuto a Nazaret”.

Dio, dunque, ha deciso di entrare nel mondo per salvare gli uomini, proprio attraverso una famiglia umana. Gesù è nato da una donna, Maria,  promessa sposa di Giuseppe, un giudeo della “casa di Davide” (Lc 1,27; 2,4). Giuseppe e Maria vivono come ogni famiglia dell’epoca, secondo le tradizioni, i riti e la fede della propria gente. Osservando la legge di Mosè, Gesù viene circonciso (Lc 2,21) e presentato al Tempio di Gerusalemme (Lc 2,22-38). I suoi genitori “si recavano ogni anno a Gerusalemme” per celebrare la Pasqua (Lc 2,41). Giuseppe assicura protezione alla famiglia nella vita quotidiana e, soprattutto, nei momenti di maggiore difficoltà (cfr. Mt 2,13-23); provvede al sostentamento familiare col lavoro di falegname (Mt 13,55; Mc 6,3); la madre si occupa delle faccende domestiche e della cura dei figli, come in tutte le famiglia dell’epoca.

All’interno della famiglia, Gesù viene iniziato alla fede dei padri ricevendo dai genitori gli insegnamenti fondamentali della religione ebraica: la storia di un popolo eletto da Dio, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, condotto alla terra promessa ad Abramo e depositario di una alleanza stipulata col Dio dei patriarchi sul monte Sinai. Giuseppe “sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria (…); Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme” (Benedetto XVI, Udienza 28/12/2011). Così Gesù “cresceva in età, sapienza e grazia” (Lc 2,52) stando sottomesso ai suoi genitori (Lc 2,51)

La famiglia di Nazaret è la prima cellula evangelizzatrice, la prima comunità in missione, della storia; chi prima di questa umile famiglia aveva portato agli uomini il Messia promesso da Dio ed annunziato dai profeti? Il papa Paolo VI, durante la sua visita a Nazaret nel 1964, affermava che “La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo”. E proprio guardando alla sua famiglia che iniziamo a conoscere Gesù e ad amarlo. “Qui scopriamo il bisogno di osservare il quadro del suo soggiorno in mezzo a noi: cioè i luoghi, i tempi, i costumi, il linguaggio, i sacri riti, tutto insomma ciò di cui Gesù si servì per manifestarsi al mondo”.

Simone Valariano, Riposo durante la fuga in Egitto.

Simone Valariano, “Riposo durante la fuga in Egitto”

La famiglia di Nazaret, continuava poi papa Montini, è modello e guida per ogni famiglia umana: “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale”.

E’ dunque necessario che le nostre famiglie volgano il proprio sguardo e il proprio cuore alla casa di Nazaret, alla Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria. E’ più che mai urgente nel periodo che stiamo vivendo, in cui la famiglia, perno fondamentale su cui si è fondata la storia della società umana, viene attaccata da diverse parti subendo, in alcuni casi, conseguenze devastanti. La cultura contemporanea sembra aver dimenticato l’importanza dell’istituzione familiare con i valori ad essa collegati, per aprire il campo a un individualismo estremo che offusca la bellezza e la grandezza della famiglia.

Nella società post-moderna caratterizzata dallo sgretolarsi dei legami stabili e dei rapporti duraturi, la famiglia vive una sfida fondamentale: quella di rimanere come punto di riferimento solido, stabile e accogliente per ogni uomo e di rispondere alla alta vocazione di essere immagine della Trinità, segno visibile dell’amore fecondo e della provvidenza di Dio per ogni uomo. Il dramma del divorzio, l’aborto, l’eutanasia e le fecondazioni in vitro, sono alcune ferite profonde che lasciano un segno indelebile che minano la stabilità e la salute fisica e spirituale della famiglia. La equiparazione delle unioni omosessuali alla famiglia tradizionale nonché il tentativo di decostruzione della struttura portante della famiglia con l’attacco alle figure del padre e della madre, sono altrettante sfide che oggi la famiglia deve affrontare con serenità, coraggio e decisione.

E’ per questo che la Chiesa, di fronte alla crisi dell’istituzione familiare, ha deciso di dedicare due Sinodi nel biennio 2014-2015 (un Sinodo Straordinario e un Sinodo Generale) per riflettere sulla situazione attuale, sulla missione e sul progetto di Dio per la famiglia, un percorso che, sotto la guida dello Spirito Santo, vuole essere “un cammino di discernimento spirituale e pastorale” (cfr. Relatio Sinody 2014).

Kiko Argüello Wirtz, Sacra Famiglia, 1997.

Kiko Argüello Wirtz, Sacra Famiglia, 1997.

La recente canonizzazione del papa Giovanni Paolo II, ricordato come “il papa della Famiglia”, e la beatificazione del papa Paolo VI, il papa dell’Humanae Vitae“, hanno segnato un nuovo impulso spirituale alla causa della famiglia, assicurando la speciale protezione di questi due pontefici che, col loro magistero, hanno lasciato una eredità spirituale di altissimo valore per la famiglia. Il magistero di san Giovanni Paolo II ha dedicato molto spazio ai temi del matrimonio, della sessualità umana, del valore della donna e della vita umana; resta anche un ciclo di catechesi sulla “teologia del corpo” che, ancora oggi, rimane un patrimonio di inestimabile valore. Durante il suo pontificato è stata riconosciuta la santità di diversi coniugi, indicando così un cammino da percorrere per molte famiglie cristiane del mondo. L’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio firmata dal papa polacco dopo il Sinodo del 1980 sui compiti della famiglia cristiana, è un documento di grandissima profondità teologica e spirituale che ogni famiglia dovrebbe leggere per riflettere sulla propria vocazione.

Nel settembre del 2015 la città di Philadelphia (USA) ospiterà il’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il tema della giornata sarà: “L’amore è la nostra missione. La famiglia pienamente viva”. Il papa Francesco, nella lettera scritta per questo raduno internazionale, ha affermato che “La missione della famiglia cristiana, oggi come ieri, è quella di annunciare al mondo, con la forza del Sacramento nuziale, l’amore di Dio”.

Dopo il Natale, dunque, siamo invitati a gioire nel ricordo della Santa Famiglia di Nazaret e, assieme ad essa, a festeggiare anche la nostra famiglia che, pur con tutti i difetti e le difficoltà di una istituzione umana fatta di uomini e donne deboli e peccatori, è chiamata da Dio alla santità, ad essere luce del mondo e sale della terra. Siamo invitati a fare festa assieme, a stare in comunione, e a ringraziare il Signore per la nostra famiglia consapevoli che, come scrisse san Giovanni Paolo II, “il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità” (Familiaris Consortio, 1) e che proprio lì, nella nostra realtà famigliare, Dio è voluto farsi presente attraverso il suo Figlio, nato a Betlemme da Maria, sposa di Giuseppe.

Ps. Papa Francesco ha predisposto che in ogni preghiera eucaristica si pronunci il nome di San Giuseppe, padre terreno di Gesù. Con un decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si è disposta la menzione del nome di san Giuseppe nel Messale Romano dopo la Beata Vergine Maria.

Di: Miguel Cuartero
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