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Viva Lutero il santo della misericordia! Il revisionismo ecumenico di Kasper

kasperluteroEsce in questi giorni, per i tipi dell’editrice Queriniana, il nuovo libro del cardinale tedesco Walter Kasper dedicato a Martin Lutero. Il breve libro raccoglie le riflessioni del cardinale su Martin Lutero; il testo è frutto di una conferenza offerta da Kasper nel gennaio del 2016 presso l’università di Humboldt (Berlino) in vista del quinto centenario della Riforma Protestante.

Il 31 ottobre 2016 a Lund (Svezia) si darà inizio a un anno di grandi festeggiamenti con una cerimonia ecumenica che conterà con la partecipazione straordinaria di papa Francesco. Alcuni esponenti della gerarchia cattolica parlano della ricorrenza con toni entusiastici tanto che il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, ha recentemente gettato acqua sul fuoco smorzando i toni e chiarendo che per un cattolico non ci sono motivi per festeggiare uno scisma, una ferita che ancora fa male alla Chiesa. Nel suo libro intervista Informe sobre la esperanza” (BAC 2016)  Müller ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa” (p. 134).

In questo senso Müller ha ricordato il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Dominus Iesus (2000) “incompreso da molti e ingiustamente rifiutato da altri”, che rimante ancora oggi come “la Magna Carta contro il relativismo cristologico ed ecclesiologico di questi momenti di grande confusione“. Un relativismo teologico che sta diventando un ostacolo all’ecumenismo: “La relativizzazione della verità e la adozione acritica delle ideologie moderne sono il principale ostacolo verso l’unità nella verità“.

Se da una parte è normale che i protestanti guardino alla Riforma ed al suo protagonista, Martin Lutero, da una prospettiva diversa da quella cattolica (come il momento di rinascita della vera chiesa e di ritorno alle origini del Vangelo), ciò che d’altra parte sorprende oggi  è la benevolenza che una parte della Chiesa Cattolica, in nome di un concetto equivoco di ecumenismo, riserva a Lutero e alla sua Riforma. E’ il caso del cardinale Walter Kasper, rappresentante di punta dell’ala più radicalmente progressista della gerarchia cattolica, che mostrandosi un grande estimatore della Riforma protestante, pubblica una vera e propria apologia di Lutero che finisce per giustificarne e minimizzarne gli errori (umani e dottrinali) per esaltarne le virtù umane, teologiche e mistiche.

Il sottotitolo del libro è “Una prospettiva ecumenica[1], ma già leggendo le prime pagine viene la sensazione che si possa senza problemi cambiarlo in “Una prospettiva protestante. Di fatti Kasper sembra adottare, dall’inizio alla fine, il punto di vista luterano opposto alla lettura cattolica espressa dal cardinale Müller.

Che una prospettiva ecumenica si sforzi di trovare punti di contatto tra le due confessioni in nome di una comunione che preannunci un’unità è cosa pacifica, ma l’intento del cardinale Kasper è quello di riabilitare completamente la figura di Martin Lutero e di considerarlo, non più l’artefice del più grande scisma che abbia mai sconvolto l’Occidente, ma la vittima del suo buon senso e della sua santità, del suo zelo apostolico e della sua fedeltà al Vangelo; vittima soprattutto della chiusura della Chiesa Cattolica incapace di ascoltare Lutero e di sottomettersi, penitente, alla sua predicazione: “(…) L’invito alla penitenza di Lutero non fu ascoltato dalla Roma del suo tempo e neanche dai vescovi; anziché reagire con pentimento e con le riforme necessarie, rispose con la polemica e la condanna. Roma ha parte della colpa  – una gran parte – del fatto che la riforma della Chiesa si convertisse in una Riforma che divise la Chiesa” (pp. 33-34). Solo da quel momento (dall’insubordinazione del Sommo Pontefice alle sue parole di ammonimento) Lutero inizierà a considerare il Papa come l’incarnazione “l’Anticristo” e Roma come una Babilonia schiavizzante e figlia del demonio[2]. Sembra dunque di capire che la causa dello scisma d’occidente sarebbe da ricercare nell’insubordinazione di Roma e del Papa a un monaco tedesco e non viceversa!

Lutero, afferma Kasper con certo orgoglio, è ormai riconosciuto come un “Padre della Chiesa”: “Secondo alcuni, Lutero si è ormai convertito in un Padre della Chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica“. Dal punto di vista teologico – continua Kasper – solo grazie alla predicazione del monaco agostiniano, la riflessione cattolica – per reazione – conobbe nuovi sviluppi (“non esisteva una cristologia cattolica ma una ‘gerarcologia’…”) provocando anche il rafforzamento del primato del vescovo di Roma come identificativo della cattolicità.

E’ questo il ritratto che Kasper fa di Lutero (concentrandosi più sulle sue “intenzioni originarie”[3] che sulla sua opera) un profeta che parlò in nome di Dio, la cui voce “fu un campanello d’allarme e un ‘assist’ dello Spirito Santo alla Chiesa” (p. 30). Sfogliando il libro di Kasper scopriamo che Lutero fu un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Un uomo dal “olfatto acuto” (p. 26), che valutava tutto “dalla sua profonda religiosità” che, con la sua caratteristica eloquenza poneva dei quesiti esistenziali che toccavano la dimensione religiosa più intima. Lutero fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze?[4] Lutero scoprì, attraverso le Sacre Scritture che la giustizia divina non è castigatrice e vendicativa, non dipende dalle opere ma dalla misericordia di Dio “che libera, perdona e consola”, non dalle pratiche di devozione e dalle indulgenze ma solo ed esclusivamente dalla Grazia. Comprese che era necessario rifondare la chiesa (oscurata dalle minacce di un temibile ed odioso Dio giusto e vendicativo) a partire dal concetto evangelico di misericordia. “Così Lutero, contro la pietà puramente esteriore che regnava all’epoca, optò per una interiorizzazione dell’essere cristiano, un’aspirazione profondamente mistica” (p. 27).

Luther2017In questo modo il Lutero di Kasper si erge come modello di santità di vita, di zelo apostolico e di interezza morale, capovolgendo quella che per secoli fu la fama che lo accompagnò all’interno della comprensione cattolica della storia. “Per i cattolici, Lutero è stato per molto tempo l’eretico per antonomasia, il colpevole della divisione della Chiesa occidentale con tutte le sue terribili conseguenze sino al giorno d’oggi. Quei tempi oramai sono passati. La ricerca teologica su Lutero, nel XX secolo, ha segnato un capovolgimento (sic!) nella comprensione del riformatore portando al riconoscimento delle aspirazioni genuinamente religiose di Lutero e a un giudizio più equo sulla spartizione delle colpe per la divisione della Chiesa...” (pp. 12-13).

L’affissione (o l’invio) delle 95 tesi non vollero rappresentare (sempre nelle “intenzioni originarie” di Lutero) un documento rivoluzionario bensì un tentativo di rinnovamento, un cordiale invito a un dialogo che le gerarchie purtroppo non accolsero (p.28) provocando uno scontro frontale che portò alla scomunica. Il resto della storia superò le aspettative e le speranze di Lutero che si trovò coinvolto in circostanze storiche che mai avrebbe voluto provocare. “Ciò che premeva a Lutero era la conoscenza di Cristo, (cognitio Christi) e il solus Christi (p. 30). Egli voleva che la luce del Vangelo tornasse a risplendere nelle tenebre in cui era stata nascosta“. L’intenzione di Lutero, dunque, non fu quella di fondare una nuova chiesa ma di “rinnovare l’intero cristianesimo” (p. 28) nel solco della tradizione dei “rinnovatori cattolici” come lo stesso San Francesco d’Assisi[5].

La “confessionalizzazione” – continua Kasper – fu un processo posteriore (non era nelle originarie intenzioni, puramente spirituali e profondamente cattoliche, di Lutero) e trasformò un sano e salutare processo “riformista” in seno al cattolicesimo in una vera e propria riforma che diede vita le chiese confessionali, separate e nazionali, che rifiutarono l’autorità del papa per sottomettersi a quella dei principi.

Il perché la Chiesa di Roma non si trasformò anch’essa in una chiesa nazionale (nonostante la brutta piega presa a Trento), Kasper non lo giustifica con motivazioni teologiche che facciano riferimento ad una speciale assistenza dello Spirito Santo nella Chiesa di Cristo o al fatto che il resto della cristianità rimase fedele a Pietro (garanzia di unità ed universalità) ma a motivazioni puramente storico-geografiche: fu l’espansione del cattolicesimo nel Nuovo Mondo, l’evangelizzazione in Africa e in Asia che diede a Roma il potere della “cattolicità”, ossia l’universalità, che pretendeva basata su fondamenti teologici. In altre parole, senza espansione geografica della Chiesa nell’epoca moderna, anche Roma sarebbe finita per chiudersi orgogliosamente nelle mura di una delle tante chiese locali.

Secondo Kasper oggi è più che necessario “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero[6], tornare alla sua scuola, in un mondo che ha dimenticato Dio, dove le questioni delle indulgenze e della giustificazione dei peccatori sono diventate estranee ed anacronistiche e dove la voce della Chiesa è divenuta per molti – con parole di Lutero – “una parola incomprensibile ed equivoca” più di quanto non lo fossero all’epoca della Riforma. Insomma, le dispute teologiche lasciano ora il tempo che trovano di fronte all’urgenza di accordarsi e convergere su ciò che accomuna le diverse confessioni cristiane, che “è molto di più di quanto di divide”. Difatti il dialogo ecumenico degli ultimi decenni ha messo in rilievo, secondo Kasper, che non ci sono differenze sostanziali tra le varie confessioni[7]. Le differenze, afferma, sono dovute esclusivamente a incomprensioni reciproche oppure non hanno più alcuna portata decisiva per la fede dei cristiani[8].

Ciò che oggi è urgente è perciò superare le nostre autoreferenzialità confessionale per costruire un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”.

I tempi che corrono sono cattivi, oscuri, e la necessità di una nuova Riforma della chiesa è impellente; una riforma che faccia uscire la cattolicità dai tempi bui in cui è immersa e che ricostituisca la vera chiesa di Cristo, di ispirazione evangelica, dopo anni di centralismo e autoritarismo romano (da Trento a Benedetto XVI). È questo il pensiero del cardinale Kasper, un pensiero che in questi ultimi tre anni non ha certamente nascosto (come abbiamo avuto modo di notare parlando del suo libro “Testimone della Misericordia”).

Che nella mente di Kasper il nuovo Lutero sia proprio Jorge Mario Bergoglio, oggi papa Francesco, il papa della Misericordia, il papa della svolta, il nuovo “Grande Riformatore“? Da ciò che ha scritto e detto in questi ultimi tre anni, sembra che il cardinale tedesco nutra qualcosa di più che una tenue speranza. Ma qui Kasper lo afferma con chiarezza quando scrive che con Papa Francesco e con la sua enciclica programmatica Evangelii Gaudium, “L’originaria aspirazione di Lutero, il Vangelo della Grazia e della Misericordia e la chiamata a conversione e rinnovamento, sono passati in primo luogo” (p. 68). Speriamo solo che le conseguenze, per la Chiesa e per la società, non siano le stesse di cinquecento anni fa.

Post scriptum: A chi interessa approfondire l’argomento segnalo quest’altro libro, forse meno “ecumenico” ma più storicamente e teologicamente documentato: http://angelapellicciari.com/libri#martin-lutero

NOTE:

[1] Qui si citano le pagine dell’edizione spagnola con traduzione libera dell’autore dell’articolo (Kasper W., Martín Lutero. Una perspectiva ecuménica, Salterrae 2016)

[2] Stessa sorte toccò agli ebrei che, avendo rifiutato la predicazione di Lutero meritarono di venir chiamati “cani sanguinari, assassini di tutti i cristiani”; le sinagoghe nient’altro che un “covo di demoni”, il popolo giudeo un “odioso e maledetto popolo”. Lutero – nel suo libro “Degli ebrei e delle loro menzogne” chiedeva di “Bruciare tutte le loro sinagoghe” e coprire il resto con sabbia e fango. Era solo uno dei sette soluzioni pratiche contro “l’odioso popolo” (cfr. Pellicciari A., Martin Lutero, Cantagalli 2012, pp. 113-119).

[3] Alle “originarie intenzioni” di Lutero “profondamente religiose e cattoliche” andrebbero aggiunte le questioni economiche, geografiche, nazionaliste che furono alla base della Riforma come un motore che alimentò progressivamente l’odio verso il Papa e verso Roma. Tutte questioni omesse dal piccolo elogio a Lutero del cardinale Kasper così come la vicenda personale di un monaco in crisi vocazionale, tormentato dagli scrupoli e in conflitto con l’autorità.

[4] Il problema di Lutero era pastorale (nel sedersi al confessionale e nel confessarsi viveva il terrore della giustizia di Dio), ma sue soluzioni al problema pastorale furono dogmatiche e arrivarono a sconvolgere la millenaria dottrina della Chiesa con un impeto rivoluzionario.

[5] Il confronto col fraticello d’Assisi è quanto mai fuorviante e pericoloso; se Francesco sollecitò un ritorno all’essenziale del messaggio evangelico non lo fece con la pretesa di imporre una lezione al Papa ma sottomettendosi alla sua autorità e vivendo lui stesso per primo, con i primi compagni, ciò che predicava. I numerosi frutti di santità fanno onore al messaggio e all’opera di San Francesco al di là di paragoni inconsistenti e letture superficiali. (Sul paragone tra la l’opera di san Francesco e quella di Lutero ho parlato in un breve articolo pubblicato nel 2013).

[6] Tornare ad ascoltare Lutero diventa dunque l’occasione di un incontro ecumenico decisivo tra le diverse confessioni. Parlando di unità, la questione assume contorni paradossali perché Lutero diventerebbe, per Kasper, uno strumento di unità tra le chiese. Inutile dire che sarebbe certamente più appropriato (e più cristiano) un invito a guardare assieme a Cristo e al suo Vicario in terra, anziché al padre della Riforma, un ritorno a Cristo anziché un ritorno a Lutero (cfr. Unitati Redintegratio, 2, 20 e 23).

[7] Per Kasper l’ecumenismo consiste nell’unità della “diversità riconciliata”, un’unità che non si compone più attorno a Pietro Vicario di Cristo, ma sotto forma di un “poliedro” che raccoglie tante facce uguali ed ugualmente importanti. Una sorta di democrazia ecclesiale (o confederazione di chiese) sotto la guida dello Spirito Santo. Il primo passo sta nella fine di ogni dogmatismo teologico (“antiche mura di castelli in rovina”) e nella riscoperta del “Vangelo della Misericordia” che raccolga gli uomini “di buona volontà”, per diffondere “il messaggio cristiano universale dell’amore e dell’impegno non-violento a favore della giustizia, della pace e della libertà”. Sarà dunque fondamentale la “scoperta di una cattolicità originaria, non limitata da nessuna parzialità confessionale”. Insomma, la fine delle confessioni cristiane in favore di un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”. L’ecumenismo – afferma Kasper – ha aiutato entrambe le chiese a “superare la loro autoreferenzialità confessionale”. La Chiesa Cattolica è per sua natura una realtà missionaria che si riconosce come “sacramento per il mondo”, ma anche le chiese evangeliche, dal consiglio di Uppsala del1968 hanno intrapreso la stessa via aprendosi a una prospettiva universale. “L’enciclica Laudato Sii ha dilatato ancora di più questo orizzonte universale dal punto di vista ecologico e cosmologico” (in nome dell’impegno comune a favore della sostenibilità e del rispetto della natura…).

[8] Secondo una linea di pensiero oggi in voga all’interno della Chiesa, una seria analisi teologica delle problematiche sacramentali e delle incompatibilità dottrinali tra le due confessioni, verrebbe screditata e considerata un’infertile esamina teologica, un residuo medievale, un atteggiamento scolastico tipico di “dottori delle legge” pronti ad accusare il prossimo in nome di norme dure come pietre, una contribuzione alla costruzione di muri, uno spirito – insomma – lontano anni luce dal nuovo corso incentrato sulla misericordia. Per questo Kasper risolve che le differenze teologiche sono sostanzialmente nulle perché ininfluenti (così come le opere?) ai fini della salvezza delle anime.

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La resa della Chiesa tedesca: benedire le unioni omosessuali

cardinale-marx“La chiesa tedesca mette il carro davanti ai buoi”. Così il giornalista italiano Sandro Magister denuncia sul suo blog il ribaltamento della Chiesa tedesca proposto dai suoi stessi vescovi nel recente documento in preparazione del Sinodo Generale sulla famiglia. Raccogliendo le risposte alle domande proposte dalla Santa Sede, i vescovi tedeschi espongono il loro pensiero in un documento pubblicato sul sito ufficiale della Conferenza Episcopale in diverse lingue (qui il testo in italiano). Il documento espone un’analisi della società tedesca riguardo ai temi del matrimoni, convivenze, nuclei monoparentali, unioni omosessuali, denatalità… In questo contesto si situano i cattolici la cui vita e le cui convinzioni sembrano essere sempre più in contrasto con la dottrina plurimillenaria della Chiesa Cattolica in materia e sempre più in linea con il pensiero e la prassi dei non credenti.

Già durante il Sinodo Straordinario sulla famiglia (ottobre 2014) la chiesa tedesca si è esposta in posizioni avanguardiste mostrando una particolare apertura a novità come, ad esempio, la possibilità di concedere la comunione ai divorziati risposati o di modificare la posizione della chiesa riguardo alle unioni tra persone dello stesso sesso. Le proposte si sono sempre basate su esigenze di tipo pastorale, ma dietro ai buoni propositi si cela la speranza di un cambiamento nella dottrina della Chiesa su alcuni temi “caldi” della morale matrimoniale e sessuale. Cambiamenti dottrinali, teologici e liturgici sarebbero dunque giustificati da evidenti necessità pastorali e sostenuti da un atteggiamento di misericordia verso tutti i fedeli.

Il tema della comunione ai divorziati ha suscitato – durante gli incontri del Sinodo Straordinario – un acceso dibattito che ha visto contrapporsi la scuola dei cosiddetti progressisti – capitanati dal cardinale tedesco Walter Kasper assieme ai confratelli tedeschi e l’episcopato sudamericano – e l’ala più conservatrice dei vescovi americani e africani assieme al cardinale tedesco (una voce fuori dal coro) Gerhard Ludwig Müller prefetto per la Congregazione per la Dottrina della Fede. L’opposizione tra i due schieramenti si è resa palese con la pubblicazione di saggi destinati a difendere la propria posizione: a “Il Vangelo della Famiglia” del cardinale Kasper (Queriniana 2014), ha risposto infatti il libro “Permanere nella Verità di Cristo” (Cantagalli 2014) dove altri cinque cardinali (Müller, Brandmüller, Caffarra, De Paolis e Burke) ribadiscono l’inamovibilità della dottrina cattolica in materia canonica e sacramentale.

Questo dibattito a colpi di pubblicazioni (altri saggi hanno sostenuto l’una o l’altra posizione) è continuato tramite interviste rilasciate alle agenzie di stampa e discorsi pronunciati o scritti dai diversi cardinali. Qualche mese fa il presidente della conferenza episcopale, il cardinale Marx, ha ribadito l’autonomia della chiesa tedesca in materia di pastorale familiare rispetto alle direttive del Vaticano; in una conferenza stampa, l’arcivescovo di Monaco ha affermato che la chiesa tedesca non è una filiale di Roma e che non sarà il Sinodo a dire ai vescovi tedeschi come comportarsi in materia di morale familiare. Il dibattito sembra ora placato in attesa del prossimo appuntamento, quello del Sinodo Generale (ordinario) del 2015. Ma la calma prima della tempesta è stata infranta dai vescovi tedeschi con la pubblicazione delle risposte al questionario.

La chiesa tedesca, forte di un grande senso di identità nazionale, ribadisce fin dalle prime battute la necessità – per una prassi pastorale – di una previa analisi della situazione socioculturale del territorio. Solo in base alla situazione reale che vive la società e la chiesa locale si potrà intraprendere un discorso pastorale e un piano di azione nei confronti della famiglia e dei temi ad essa collegati. Inoltre critica il questionario preparato per le conferenze episcopali di tutto il mondo: una terminologia teologica lontana dalla vita reale, uno sguardo troppo concentrato sulla realtà cattolica (in un mondo ormai multiculturale e multireligioso), la mancata tematizzazione (?) della vita delle persone omosessuali e la poca attenzione ai metodi anticoncezionali.

Il testo esposto dai porporati tedeschi sembra a tratti un indagine sociologica (per questo, però, sarebbe preferibile leggere qualche buon testo di Zygmunt Bauman, sociologo di mestiere dotato una particolare luce per leggere e interpretare la società), che presenta la chiesa come un centro di ascolto e di sostegno psicologico. In effetti si afferma che la pastorale e la catechesi saranno efficienti per le famiglie quando:

riusciranno ad offrire loro aiuto e sostegno. In questo senso offrono un buon esempio i programmi concepiti per migliorare la comunicazione della coppia “EPL – Ein partnerschaftliches Lernprogramm” e “KEK – konstruktive Ehe und Komunikation”, che insegnano la comunicazione costruttiva nel matrimonio.

Si fa anche riferimento anche all’utilità di pubblicazioni destinate alla famiglia (“Hot Spots des Lebens – spiritualità nella famiglia”) e di iniziative di sostegno spirituale come pellegrinaggi, incontri di preghiera e altre iniziative però non carpiscono l’attenzione delle coppie giovani, quelle più a rischio.

La parola chiave è “gradualità”: la famiglia è sempre in cammino e non si può agire come se non lo fosse. Rispettare le diverse tappe delle maturità (spirituale) della coppia vuol dire non imporre delle regole ma accompagnare e condurre per mano. La teoria sembra buona, sempre che nel rispetto di questi buoni propositi non si perda la capacità e la volontà di offrire una parola autorevole all’uomo, compito irrinunciabile per la Chiesa chiamata ad annunciare la luce in mezzo alle tenebre.

Più che un cambio di dottrina ciò che sembra prospettarsi in un futuro è un cambio di ruolo della Chiesa (e dunque dei suoi vescovi): non più un padre che corregge e guida, ma una madre che perdona e accompagna, che asseconda e che approva per non turbare la prole e per accontentarla. Una chiesa-mamma  che – accantonati i concetti di colpa e di peccato – rinuncia al ruolo di indicare la via per mettersi dietro all’uomo, in silenzio, al fine di seguirlo lungo il cammino, aspettando che si giri per chiedere un aiuto; in caso contrario (nel caso che l’uomo non chieda mai un aiuto, che d’altronde non può essere imposto), la chiesa assisterà, in ossequioso silenzio, allo sfracello di uomini senza meta e senza altra luce e guida che il proprio senso di “autodeterminazione”. In questo modo la chiesa avrà perso ogni motivo per esistere e potrà dissolversi in una associazione di pie intenzioni umanitarie senza che nessuno ne reclami più l’esistenza come “barca” di salvezza, “luce del mondo” o “sale della terra”.

Il cambio di rotta si può osservare in diversi paragrafi del documento scritto dalla conferenza episcopale tedesca. Ma a questo riguardo è esemplare il paragrafo dedicato alle coppie omosessuali dove si chiede alla Chiesa Cattolica di accettare ogni persona “indipendentemente dal suo orientamento sessuale” e di creare un “clima di stima” verso tutti (se si chiede è perché si presuppone che non ci sia). Inoltre si insinua – girando la responsabilità della affermazione alle risposte delle singole diocesi o gruppi interpellati – che la Chiesa sbagli nella determinazione della omosessualità perché le scienze umane certificano che “l’orientamento sessuale è una disposizione immutabile e non scelta dal singolo”. Solo pochissime persone, si afferma, si oppongono alle relazioni omosessuali perché peccaminose (il sensus fidei ha sentenziato la fine del peccato?) e “quasi tutti i cattolici accettano i rapporti omosessuali” se vissuti con amore, fedeltà, responsabilità e affidabilità (il sensus fidei ha sdoganato l’omosessualità?); è per questo che alcuni propongono di “benedire” (dire-bene) queste unioni. Per ben tre volte in un solo paragrafo si fa riferimento alle scienze umane (medicina, psicologia o scienze in generale) in opposizione alla posizione della Chiesa Cattolica. Ecco il paragrafo in questione:

I fedeli si aspettano che ogni persona, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, venga accettata dalla Chiesa come dalla società e che nelle parrocchie venga creato un clima di stima nei confronti di ogni persona. Quasi tutte le risposte concordano con il giudizio provato dalle scienze umane (medicina, psicologia) che l’orientamento sessuale è una diposizione immutabile e non scelta dal singolo. Per questo motivo irrita il discorso delle “tendenze omosessuali” citate nel questionario e viene percepito come discriminante. Solo singoli interpellati rifiutano in linea di principio rapporti omosessuali perché gravemente peccaminosi. La maggioranza si aspetta dalla Chiesa una valutazione più differenziata basata sulla teologia morale, che tenga conto delle esperienze pastorali e delle conoscenze scientifiche. Quasi tutti i cattolici accettano rapporti omosessuali se i partner vivono valori come amore, fedeltà, responsabilità reciproca e affidabilità, senza per questo mettere le convivenze omosessuali sullo stesso piano del matrimonio. Si tratta di accettarle pur affermandone contemporaneamente la diversità. Alcune posizioni si pronunciano anche a favore di una benedizione di queste convivenze, differente rispetto al matrimonio. Una pastorale che accetta persone omosessuali esige una maturazione della morale sessuale religiosa, che tenga conto delle più avanzate conoscenze scientifiche, antropologiche, esegetiche e teologiche.

Se i vescovi tedeschi non hanno messo il carro davanti ai buoi, possiamo almeno dire che hanno l’intenzione di tirare i remi in barca. Speriamo in un rapido ripensamento perché la bonaccia è un miraggio e la tempesta imperversa, mentre la confusione regna sovrana. “Maestro, non ti importa che moriamo?” (Mc 4,38)

Miguel Cuartero

Maria che scioglie i nodi e papa Francesco

st peter augsburg

Chiesa di St. Peter, Augusta

Maria che scioglie i nodi è una particolare devozione alla Vergine Maria che nasce in Germania all’inizio del 1700. Le notizie storiche sulla vicenda sono scarse e poco dettagliate. All’origine della devozione c’è una storia di vita quotidiana: una storia familiare.

Wolfgang Langenmantel e Sophie Imhoff si sposarono nel 1612 ma, dopo poco tempo, circa tre anni, il loro matrimonio entrò in crisi tanto che tra i due sopraggiunse l’idea del divorzio; un’idea che iniziarono a considerare molto seriamente.

Prima della completa separazione, il nobile Wolfgang decise di chiedere aiuto nel vicino monastero di Ingolstad (a 70 Km da Ausburg) dove risiedeva il padre gesuita Jakob Rem conosciuto e stimato da tutti per il suo discernimento e la sua profondità spirituale. Il gesuita decise di affidare questa grave situazione all’intercessione della Madonna e insieme pregarono con intensità e devozione invocando l’aiuto di Maria “tre volte ammirabile”.

Quasi inutile dirlo (non saremmo qui a parlarne) la coppia sperimentò gli effetti positivi della preghiera a Dio tramite Maria.  Grazie ai diversi momenti di preghiera con il padre Jakob davanti all’altare della Vergine Maria, la situazione degli sposi cambiò in modo progressivo fino alla mutua riconciliazione.

handfasting2A questo proposito si cita un evento straordinario avvenuto davanti a padre Jakob il 28 settembre 1615 nella cappella del monastero. Le testimonianze su questo episodio sono poche e molto confuse: in rete si trovano racconti discordanti e sgrammaticati. Il miracolo riguarda padre Rem e… dei nodi. Durante la preghiera per Wolfgan e Sophie (o forse durante la celebrazione di  un matrimonio) i nodi di un nastro si sciolsero miracolosamente e il nastro acquistò un colore splendente, come nuovo. Probabilmente si trattava del nastro matrimoniale dei coniugi in crisi; durante ogni matrimonio infatti le mani degli sposi venivano legate tra loro come segno di un legame indissolubile. Quel nastro, forse ripreso dal gesuita per la speciale preghiera, si sciolse e divenne nuovamente bianco splendente come il giorno del matrimonio.

Il miracolo si tinge di leggenda. E’ normale che sia così, dopo 300 anni, nel caso di una devozione riscoperta solo poche decine di anni fa. Ma il vero miracolo è il “miracolo morale”, quello della riconciliazione, del perdono, tra i due sposi in procinto di dividersi. Lì dove il perdono è impossibile per gli uomini – stretti dal rancore, dal risentimento, dall’orgoglio e dall’odio – solo l’intervento dell’Amore di Dio può far possibile la riconciliazione. Ecco il vero miracolo: il matrimonio si salva e Il Divisore viene sconfitto!

E’ bene dire che la novena a Maria che scioglie i nodi è conosciuta anche come la “Novena che sconfigge il diavolo”. Infatti, secondo quanto raccontato dall’esorcista cappuccino padre Cipriano de Meo, è stato lo stesso diavolo, durante un esorcismo, a confessare che fu quella novena – recitata dalla moglie di un posseduto – a distruggere il  piano omicida verso il povero sfortunato. Da quel momento l’esorcista consigliò a tutti i suoi “clienti” di pregare Maria proprio tramite questa particolare novena che distrugge i piani del diavolo.

BeataVerginechescioglieinodiMa torniamo alla nostra storia…

Passarono gli anni e il nipote di Wolfgang e Sophie, Hieronymus Ambrosius Von Langenmantel, scelse la vita religiosa e divenne Canonico della Chiesa di St. Peter ad Augsburg. Hieronymus dedicò una delle cappelle della chiesa alla memoria della sua famiglia e commissionò una pala d’altare per ricordare il matrimonio dei suoi nonni, salvato grazie all’intercessione della Vergine Maria. L’autore del quadro fu il pittore Johann Melchior Georg  Schmittdner che completò l’opera tra il 1699 e il 1700.

La Madonna è raffigurata in cielo, tra gli angeli, intenta a sciogliere i nodi di un nastro che gli viene offerto da un angelo che si trova alla sua sinistra; dopo aver sciolto i nodi, Maria passa il nastro slegato ad un altro angelo che si trova alla sua destra. L’episodio ricorda evidentemente il miracolo del perdono matrimoniale sottolineando l’importanza della figura di Maria come mediatrice all’interno della vita della coppia. In basso un bel particolare: l’angelo Raffaele accompagna Tobia all’incontro di sua moglie. La storia è tratta dall’Antico Testamenteo, dal libro di Tobia. L’immagine di Tobia e l’angelo vuole sottolineare ancora che il matrimonio è voluto e condotto a buon termine da Dio che manda i suoi angeli e la stessa sua Madre per aiutare la coppia sposata. Si può leggere qui anche la figura di Wolfgang Langenmantel che, accompagnato dall’angelo custode, cammina verso il monastero dei gesuiti per chiedere aiuto a Dio in un momento di difficoltà.

Superata la crisi matrimoniale, avvenuto il miracolo, offerta, dipinta e intronizzata in Chiesa la pala di ringraziamento, ecco nascere attorno a questa Madonna che “scioglie i nodi” una devozione: si ricorre a lei soprattutto per i problemi famigliari. Ma la popolarità dell’immagine rimane limitata ai territori circostanti per almeno due secoli.

bergoglio joven

Solo nel XX secolo questa immagine mariana esce dai confini europei per espandersi nel Nuovo Mondo. Fu proprio l’attuale papa Francesco a promuovere l’immagine della “scioglinodi” in America.

Padre Jorge Mario Bergoglio, venuto a conoscenza di questa devozione, se ne innamorò immediatamente. Siamo nella seconda metà degli anni ’80. Nel 1986 padre Bergoglio si recò ad Augsburg (o Augusta), la bella città al sud della Germania, per completare la sua tesi di laurea sul teologo tedesco Romano Guardini. Durante il suo soggiorno tedesco visitò la chiesa di St. Peter am Perlach gestita dai suoi confratelli gesuiti. Fu lì che Bergoglio vide per la prima volta il dipinto di Maria che scioglie i nodi,  conobbe la storia e la devozione e decise di portare la  “desatanudos” a Buenos Aires come un regalo per i suoi parrocchiani. Come quei genitori che, dovendosi assentare da casa per qualche giorno, al loro ritorno portano dei regalini ai figli che attendono impazienti il loro ritorno a casa, così Bergoglio decise di portare con sé alcune stampe di quella bella immagine di Maria per riprodurla e farla conoscere in patria. In Argentina Bergoglio iniziò a distribuire le immagini ai sacerdoti e ai fedeli.

San José del Talar, Buenos Aires
Nel 1996, il parroco della parrocchia di San José del Talar a Buenos Aires, decise di diffondere la devozione a Maria che scioglie i nodi nella sua parrocchia. A questa immagine dedica un altare e la Vergine “scioglinodi” (in una riproduzione dipinta da una pittrice locale) viene sistemata sul lato sinistro della chiesa. Oggi, a Buenos Aires, la parrocchia di San José è conosciuta anche come “Santuario de la Virgen que desata nudos“. I parrocchiani passano a salutare la bella immagine chiedendo a Maria di proteggere le loro famiglie e ogni 8 del mese centinaia di pellegrini si riuniscono per celebrare la festa settimanale di Maria.
MARIA SCIOGLIEIl Cardinale Bergoglio, allora vescovo di Buenos Aires, celebrò la Santa Messa a San José del Talar l’8 dicembre del 2011 in occasione dei 15 anni dall’intronizzazione dell’immagine in quella parrocchia. Nell’omelia affermò: “Dio, il quale distribuisce la sua Grazia a tutti i suoi figli, vuole che noi ci fidiamo di Lei, che le affidiamo i nodi dei nostri peccati per fare sì che Lei ci avvicini a suo figlio Gesù”.
Da quando Bergoglio è diventato papa molti hanno ricordato questa devozione di origine tedesca che il Santo Padre ha contribuito a diffondere nel mondo. Bergoglio infatti è molto legato a Maria, tanto che il giorno dopo la sua elezione a Sommo Pontefice ha voluto visitarla nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Così ha dato inizio al suo pontificato, mettendo tutto nelle abili mani di Maria, anche i nodi più stretti, quelli che solo Lei può sciogliere e liberare.
mcs

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