Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “film”

Marie Heurtin: «Sono molto contenta che il buon Dio mi abbia fatta sordo-muta e cieca»

“Marie Heurtin, dal buio alla luce”: nel film un’amnesia imperdonabile: relegato al ruolo di comparsa, Dio fu il vero protagonista della storia di Marie Heurtin e della sua educatrice suor sainte-Marguerite.

***

Aleteia.it – Avevo sentito parlare del film su Marie Heurtin uscito in Francia nel 2014 e mi è subito sembrato un bel film, una storia che valeva la pena di conoscere. Per questo, proprio la scorsa settimana feci vedere a mia moglie il trailer proponendo di metterlo nella nostra wishlist per vederlo non appena ne avremmo avuto l’occasione (figli e figlia-in-arrivo permettendo). Continua a leggere…

Annunci

Cristiada: Viva Cristo Re e la Vergine di Guadalupe!

1335167141749Oggi, 12 dicembre, si celebra la festa di Nostra Signora di Guadalupe, patrona del continente americano. La devozione nasce in Messico, dove la Vergine Maria apparve al contadino Juan Diego (indio atzeco convertito al cristianesimo e venerato come santo dalla Chiesa Cattolica)  il 9 dicembre del 1531.

Oggi, 12 dicembre, esce a Roma e in molte altre città italiane, il film “Cristiada”, un film storico che racconta il martirio dei fedeli cristiani (sacerdoti e laici) durante la dittatura del governo socialista del massone Plutarco Elias Calles, dal 1926 al 1929. Un film che racconta la fede di un popolo, quello messicano, che vive sotto la protezione materna della “Vírgen morenita” (scura di pelle). E’ un film “scomodo” e “antipatico” perché denuncia una delle persecuzioni più violente mai scagliate contro la Chiesa Cattolica e di cui i libri scolastici di storia evitano di parlare  (così come succede con la storia della Terza Repubblica spagnola).

guadalupeDi fronte alle minaccie e alle violenze del governo messicano che proibirono il culto in tutto il paese (Costituzione del 1917) i Cristeros  – così chiamati per il loro grido di battaglia “Viva Cristo Rey” – lottarono per la libertà del popolo cristiano alimentando la loro fede con la recita giornaliera del Rosario; nella loro bandiera, accanto allo scudo e ai colori della patria, campeggiava la figura della Vergine di Guadalupe “Regina del Messico”.

Si potrebbe obbiettare, come di fatto è successo, che rispondere al male con il male (i Cristeros hanno messo in atto una vera guerriglia armata) non corrisponde esattamente ai consigli evangelici. D’altrone la Chiesa non ha mai canonizzato nessun Robin Hood che abbia imbracciato le armi per difenderei poveri e gli emarginati. Anche su questo tema il film offre degli interessanti spunti di riflessione.

Un vero e proprio esercito di Cristo (25 di essi sono stati canonizzati nel 2000 da Giovanni Paolo II e altri 13 beatificati sotto Benedetto XVI) contro il potere della bestia massonica inviata da Satana per perseguitare e distruggere la Chiesa: la repressione del governo messicano fu durissima ma la fede di questi uomini non vacillò. Lo stesso grido che si alzava durante le battaglie, risuonò nelle loro bocche e nei loro cuori l’istante in cui, dai fucili dell’esercito messicano, partiva il colpo che avrebbe messo fine alla loro vita terrena dando inizio alla gloria più grande (il titolo inglese del film è proprio “For Greater Glory“): ¡Viva Cristo Rey! y ¡Viva Santa María de Guadalupe! 

(ecco la recensione del film su Avvenire)

* * *

Inoltro volentieri a tutti e pubblico sul questo blog un messaggio ricevuto sulla posta elettronica che invita tutti a partecipare numerosi alle prossime proiezioni cinematografiche. Sotto troverete anche tutte le informazioni sul film (il collegamento per vedere il trailer, il cast, la trama, le recensioni…).

Cari amici,

vi segnalo un film che sarà proiettato a Roma dal 12 al 17 dicembre e che merita di essere visto per il suo alto valore etico, storico e sociale in quanto narra la lotta di un popolo contro un presidente dittatore che pretende di cancellare per legge un sentimento radicato e diffuso nei messicani: la fede. II film è CRISTIADA e vi allego la locandina con le informazioni pratiche.

Perché andare a vedere il film? Riporto la recensione de L’Avvenire del 12 ottobre scorso: Quando è uscito nel 2012 è stato salutato come coma la più impegnativa produzione nella storia del cinema messicano. Promosso dalla critica liberal del New York Times che lo ha definito “un profondo omaggio alla libertà religiosa” il film è stato prodotto da un munifico imprenditore messicano convertito alla causa dell’evangelizzazione tramite il cinema. Il film narra una vicenda vera, tragica ed eroica, cruciale nella storia del Messico moderno: la persecuzione dei cattolici ad opera del regime liberal-massonico degli anni venti e la conseguente rivolta interclassista di migliaia di messicani bollati come cristeros. Un film che dopo molta attesa arriva ora anche in Italia. Cristiada ha l’ambizione di riportar in primo piano una pagina di storia – storia di fede, oppressione e martirio –  ancora poco nota al grande pubblico e di farlo con un cast di primo livello con attori come Andy Garcia, Oscar Isaac, Eva Longoria, Santiago Cabrera e Peter O’Toole e la regia di Dean Wright.

Una citazione per tutti: Anacleto Gonzales Flores, l ’avvocato difensore dei diritti civili dei cattolici, sarà beatificato nel 2005 in ricordo del suo sacrificio. Pur avendo tutti i requisiti di un grande film ci sono stati purtroppo problemi nella distribuzione e c’è voluto il coraggio di una piccola casa di distribuzione fiorentina la Dominus Productiondiretta da Federica Picchi, suora laica, per cercare di far vedere questo film anche in Italia.  L’obiettivo è portare al cinema almeno da 75.000 persone in tutta Italia per poterlo fare trasmettere dalla RAI in prima serata e per questo è in corso un intenso passa parola.

Con questo film abbiamo tre importanti missioni:

  1. Far conoscere a più persone possibili, soprattutto ai giovani e alle persone più lontane, la storia dei martiri messicani (persone di ogni ceto e di ogni età che hanno dato la propria vita per difendere i valori della Fede) tramite un film di grande pregio artistico e culturale
  2. Dare un chiaro messaggio ai cinema e al settore produttivo/distributivo convinto che un film dal un contenuto così scomodo, non potesse mai essere distribuito, soprattutto nel periodo Natalizio, monopolio dei film “più commerciali di Natale”.
  3. Fare un dono a Nostra Signora di Guadalupe di cui il 12 Dicembre cade la ricorrenza e che “casualmente” è anche il giorno dell’uscita in una città così importante come Roma (e in altre 20 città italiane).

Abramo Maione

Dominus Production

è lieta di presentare

CRISTIADA

Nei giorni 12-13-14-15-16-17 dicembre

UCI CINEMAS PORTA DI ROMA 
Via Delle Vigne Nuove – 00139 Roma

UCI CINEMAS ROMA EST 
Via Collatina 858 – 00100 Roma

UCI CINEMAS PARCO LEONARDO 
Via Gian Lorenzo Bernini, 20-22, 00054 Fiumicino Roma

 

Per info: http://www.ucicinemas.it/generic/scheda.php?id=34703#inside

Vedi il trailer: Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=Nsa2LTBkUvo

Cast, trama, informazioni (pressbook): https://www.dropbox.com/s/yjs9p4p7tikll6f/CRISTIADA%20Press%20Book%20Italiano.pdf?dl=0

Seguici su facebook: https://www.facebook.com/dominusproductionsrl

cristiada1

cristiada2

Alabama Monroe. Una storia d’amore finita in tragedia

alabama-monroeAlabama Monroe. Una storia d’amore.

Ho visto questo acclamato film con mia moglie approfittando del sonno serale del nostro piccolo ed è stato un trionfo e una tragedia. Un trionfo perché, appunto, siamo riusciti a vedere un film dopo diversi mesi di astinenza; una tragedia perché ci aspettavamo una storia d’amore, un film leggero e allegro, ma abbiamo trovato una drammatica storia finita in tragedia. Per carità, un bel film, ma alla fine resta qualcosa di irrisolto…

Il titolo, o meglio, il sottotitolo parla chiaro: si tratta di una storia d’amore. La locandina, che ritrae una bellissima ragazza dalla pelle chiara e tatuata, con un eccentrico bikini a stelle e strisce, sdraiata su un pick-up mentre ammicca al macho dalla barba incolta, conferma (e aumenta) l’aspettativa: una bella storia d’amore, romantica e strappalacrime.

Ma le lacrime di Alabama Monroe non sono lacrime di commozione romantica ma di tristezza dovuta alla drammaticità (e crudeltà) della storia, una drammaticità che nel frastornato trailer non appare quasi per nulla… Basta però pensare che un terzo dei protagonisti del film muore in condizioni disperate e sufficientemente ingiuste per prendersela con rabbia.

Alabama Monroe. Una storia d’amore. Di un amore prettamente umano, quello che non dura mai abbastanza. Quello che finisce in continuazione e si sostituisce facilmente cancellando un tatuaggio o sovrapponendone un altro. Quello trasportato dalla musica (bellissima la colonna sonora bluegrass) e dai cocktail (a volte letali). Un amore travolgente, passionale, da sogno. Un amore, però, che inciampa troppo presto, col rischio di capitolare definitivamente, al primo incidente di percorso, una gravidanza non tanto desiderata ma finalmente accettata. Un amore che non riesce in nessun modo a superare la “prova del nove”, l’ostacolo più grande che l’uomo deve affrontare. Davanti alla morte l’amore ammutolisce, la musica scema, il vino finisce. Ancora di più davanti alla morte più atroce che un uomo e una donna possano trovarsi a vivere: quella del frutto del loro amore, quella – ingiusta e incomprensibile – della figlia, piccola ed innocente.

Trovare un senso al dolore e alla morte in una prospettiva puramente razionale e orizzontale è una impresa titanica destinata, il più delle volte, a fallire. Se non c’è un senso al dolore e alla morte forse può sembrare utile trovare dei responsabili con cui prendersela, dei colpevoli da accusare. Come ad esempio i medici, i ritardi della scienza, le religioni (un tutt’uno indefinito e indefinibile) che impediscono i progressi scientifici in nome di leggi morali ottuse e arcaiche, oppure direttamente Dio, a cui il ruolo di capro espiatorio non gli sta poi tanto male… In fondo a Lui non dispiace prendersi le colpe degli altri e non sarebbe la prima volta che lo fa.

Alabama Monroe, una storia d’amore finita male. Non perché ha fatto piangere ripetute volte mia moglie (ah ok, la prima volta era un capello nell’occhio!) e questo ci può stare perché l’amore vuole le lacrime, si innaffia con le lacrime, si lubrifica per girare meglio, con le lacrime. Ma il punto non è questo. La storia d’amore finisce male perché, in fin dei conti, si tratta di un amore (mi perdonino i cinesi, non è cinofobia ma è soltanto per capirci meglio), è un amore made in China, a basso costo, destinato al consumo a breve termine. Non un pezzo originale come quelle cucine made in Italy che ti costano un occhio ma che ti durano una vita o due.

Ciò che resta è l’assenza di senso, la mancanza di speranza, e la domanda se una vita senza senso e senza speranza valga la pena di essere vissuta anche sotto qualche forma di amore avventuroso e romantico. Vicktor Frankl, padre della logoterapia e dell’analisi esistenziale, sopravvissuto ai lager nazisti (se ciò può dargli maggior credito o autorità), ha basato su questa questione tutta la sua riflessione e il suo lavoro intellettuale. Il risultato delle sue indagini è che se non c’è un senso, un significato che indirizzi la propria vita in modo deciso e determinato, l’uomo si troverà avvolto da un sentimento di angoscia che si manifesta spesso in forme di depressione e psicosi.

Il titolo originale del film (The broken circle breakdown) risponde alla domanda di un antico inno religioso inglese:  (Will the circle be unbroken?) che recita più o meno così “Il cerchio può rimanere intatto? Ci aspetta una dimora migliore nel cielo?” La risposta del film (Il collasso del cerchio rotto) è chiara: il cerchio si spezzerà, perché tutto – prima o poI – si spezza e muore, semplicemente muore.

Ad Alabama e a Monroe è mancato qualcosa per avere il coraggio di continuare a vivere. Forse è mancato proprio il senso della loro esistenza. Forse la risposta alla domanda della piccola Maybelle che, in lacrime e con un uccellino morto tra le mani, s’interroga sul senso e sulla speranza: “perché l’uccellino è morto, papà?” e “dove va l’uccellino adesso che è morto?” Il papà non ha una risposta (“dobbiamo semplicemente buttarlo via, nella pattumiera”), ma poi confessa alla moglie la sua intima frustrazione:

E’ stato davvero terribile! Devi provare a spiegare a una bambina perché non si muove quell’uccellino che ha in mano. E’ difficile, sai? Vorresti raccontare (…) che alcune persone credono che l’uccellino abbia un anima immortale, che possa andare perfino in paradiso, che rivedrà  il suo papà e la mamma e che continuerà a volare in eterno, in eterno, in eterno, in un posto dove splende il sole e dove non ci sono finestre… ma papà non crede a queste cose, che papà pensa che tutto muore semplicemente e rimane morto, ma tutto questo non lo puoi dire.

Sarà la bambina, illuminata nell’intimo da un buon genio, che risolverà la questione: “Papà, l’uccellino ora è una stella”.  Al papà, in mancanza di altre risposte non resta che assecondare quella che non è altro che una illusione puerile: “D’accordo piccola se vuoi credere che quell’uccellino ora è una stella va bene così” (della serie: “non è vero ma non fa niente, tanto non c’è soluzione”). La religione diventa così un droga contro il dolore, i credenti dei creduloni, i religiosi dei drogati. Siamo lontani anni luce dalla fede nella risurrezione della carne, l’unica risposta di senso che avrebbe la forza di rimettere in piedi quella promettente storia d’amore iniziata sul pick-up rosso in un bikini a stelle e strisce.

 

Miguel Cuartero Samperi

 

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: