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Panama ai mondiali Russia 2018: delirio collettivo e festa nazionale!

«Panamà: centro del mundo y corazón del universo». Così dicono i panameños con quel orgoglio patriottico tipico dei paesi americani. Eppure pare che la storia non si era mai accorta del piccolo e giovane paese centroamericano fino a questi ultimi anni. E ora Panama sembra proprio diventato quel «centro del mundo» che – per la posizione geografica – ha sempre vantato di essere. La scelta di papa Francesco di celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù del 2019 a Panama ha sorpreso tutti. Ma questa notte (orario europeo) si consumava un’altro storico evento che porta Panama sulla vetrina internazionale: la prima qualificazione ai mondiali di calcio nella storia del paese! Continua a leggere…

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L’acqua, il fuoco, la festa: il Battesimo e la Pasqua

battesimoNon si può capire la Pasqua senza il Battesimo, nè il Battesimo senza la Pasqua.

Quest’anno 2014 la Pasqua sarà ancora più speciale per la nostra famiglia perché il nostro primo figlio, Giacomo, nascerà a vita nuova. Dopo la sua nascita sulla terra, avvenuta poco più di due mesi fa, Giacomo riceverà la vita divina, prenoterà un posto lassù per vivere eternamente e non morire mai più! Sarà immerso nell’acqua per tre volte e ne uscirà rinnovato per rivestire la veste bianca, segno della nuova creazione, e ricevere la candela, segno della luce di Cristo. E ci sarebbe da rallegrarsi più per la seconda che per la prima nascita, come recita un antichissimo inno pasquale, “Abbiamo sperimentato più clemenza nell’essere redenti che nell’essere creati” (Laus Cerei Hispana, VII sec.)

Col Battesimo, fondamento di tutta la vita cristiana, Giacomo diventerà figlio di Dio, riceverà il dono dello Spirito Santo, diventerà partecipe della missione di Cristo come Sacerdote, Re e Profeta, verrà cioè catapultato nella vita intra-trinitaria; entrerà a far parte della Chiesa di Dio e, dunque, diventerà testimone della resurrezione; sarà cosparso dell’olio per il combattimento, rinuncerà infatti a Satana e sceglierà Gesù; infine sarà unto con l’olio regale come segno del massimo onore. Tutto questo, però, sarà l’inizio di un cammino graduale che giorno dopo giorno, anno dopo anno, pasqua dopo pasqua, dovrà percorrere per riscoprire la forza e le grazie di questo Sacramento. Il Battesimo infatti non è una realtà puntuale o un rito magico, ma una “realtà dinamica e viva, un continuo processo di crescita e di perfezionamento della fede” (M. Augé, L’iniziazione cristiana, p. 211). E’ per questo che la Chiesa oggi vede la necessità che i battezzati seguano un catecumenato post-battesimale per ripercorrere il cammino catecumenale e scoprire tutte le ricchezze della vita cristiana raccolte nel sacramento del battesimo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1229-1231).

fonte-scandicciGiacomo sarà battezzato durante la Santa Veglia di Pasqua, nella notte santa che è il centro e culmine della vita cristiana. Infatti la sintesi del nostro Credo è il Mysterium Paschale cioè la passione, morte e risurrezione di Gesù: la celebrazione di questo evento culmina nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, una lunga notte di attesa dell’alba, della luce, della festa per la resurrezione di Gesù.

Nel Preconio Pasquale, il tradizionale inno che è l’annuncio solenne della Pasqua, si intrecciano tre piani teologici legati a questa festa. La Pasqua ebraica (la liberazione dall’Egitto), la Pasqua di Gesù (la sua risurrezione) e la Pasqua della Chiesa (la nostra liberazione dal peccato e dalla morte). Questi avvenimenti sono racchiusi e significati nel sacramento del Battesimo, il sacramento pasquale per eccellenza così come la notte di Pasqua si può definire una liturgia battesimale.

Nella chiesa primitiva i battesimi si celebravano sempre a Pasqua dopo una lunga,  esigente e accurata preparazione (il catecumenato). I candidati che il vescovo e i catechisti ritenevano pronti e degni di diventare cristiani venivano ammessi al battesimo e battezzati per immersione. Difatti la parola Battesimo deriva dal greco “sommergere”, “tuffare”, “immergere”. Venivano immersi per tre volte, significando i tre giorni di Gesù nel sepolcro, per poi uscire dall’acqua risorti assieme a Cristo.

Oggi purtroppo il battesimo per immersione è in disuso così come la celebrazione del battesimo durante la Veglia Pasquale. Spesso (non dico sempre) di fronte a realtà così profonde e significative, i motivi che spingono i genitori a non scegliere il battesimo per immersione durante la Notte di Pasqua sono spesso futili e banali. Forse la paura che il bambino si ammali per il freddo o per l’acqua o forse la preoccupazione che la lunghezza della Veglia allontani parenti ed amici (con relativi regali sotto il braccio); i nonni giocano spesso la parte del leone, sono anziani e non ce la fanno a stare svegli; poi ci sono i parenti ed amici “diversamente credenti” o “diversamente praticanti”, ai quali una veglia piena di letture, di riti, di significati escatologici e soteriologici, potrebbe andare di traverso e i genitori potrebbero fare la figura dei bigotti o degli “invasati”. Meglio una semplice liturgia primaverile, con una bella conchiglia, magari in una chiesa storica, non lontano dal ristorante, con un prete simpatico ma – soprattutto – sbrigativo, che non si inventi che è meglio fare anche l’Eucaristia, che non si dilunghi nelle introduzioni nè canti.

barberinicodicediscesainferiSe un bimbo impiega diverse ore per nascere (la gestazione e il travaglio) non avrà forse il diritto di impiegare qualche ora per ri-nascere spiritualmente? Il battesimo non è un rito qualsiasi, lo ha affermato anche il papa Francesco quando ha detto:

…Non è una formalità! E’ un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata. Noi, con il Battesimo, veniamo immersi in quella sorgente inesauribile di vita che è la morte di Gesù, il più grande atto d’amore di tutta la storia; e grazie a questo amore possiamo vivere una vita nuova, non più in balìa del male, del peccato e della morte, ma nella comunione con Dio e con i fratelli (udienza del 08/01/14).

Seguiremo dunque l’antico rituale che troviamo nel terzo secolo: “Durante tutta la notte rimanete riuniti in comunità. Non dormite. Vegliate tutta la notte con preghiere e suppliche, leggendo i profeti, il Vangelo e i salmi con timore e tremore fino alla terza veglia del sabato. Allora romperete il digiuno. Offrite dunque i vostri sacrifici. Rallegratevi e riempitevi di gioia e felicità perché Cristo è risorto come pegno della nostra risurrezione” (Didascalia Apostolorum)

Prepariamo dunque l’acqua, il fuoco e la festa, è arrivata la Pasqua!

“Buon Natale del Signore Gesù” ovvero il linguaggio del Natale

nueva-york-en-navidad-4-515Buon Natale! 

“Buon Natale” e non “Buone Feste”. “Buon Natale” e non semplicemente “Auguri”. Lavorando in un negozio dove in questi giorni (grazie al cielo) i clienti sono tanti, di auguri se ne sentono molti e diversificati.

Per tutto il resto dell’anno ce la caviamo con semplici e biascicate formule di congedo quali “Arrivederci” e “Grazie” o, nel migliore dei casi, con un “Buona giornata” o “Buona serata”, sempre però distratti al punto di lanciare il saluto nell’aria mentre si è già passati ad altre occupazioni, con lo sguardo diretto verso il prodotto appena acquistato dentro la bustina, verso la mano piena di monete per controllare se il resto sia giusto, verso altri libri da comprare eventualmente la prossima volta o verso la strada per controllare che i vigili non stiano già scrivendo inaspettati auguri sul cruscotto della propria macchina in doppia fila.

Nel periodo natalizio, però, il cliente diventa piacevolmente più familiare e sembra quasi voglia chiederti se a Natale andrai a pranzo dai tuoi o dai tuoi suoceri, quale sarà il menù o cosa vorresti ricevere per regalo. Sarà lo sfondo musicale natalizio che ammorbidisce i cuori o che fuori fa freddino e qualche istante in più dentro il negozio fa piacere… Il congedo del cliente, a Natale, dura quindi qualche frazione di secondo in più: il sorriso è un pò più accentuato, lo sguardo rientra nel raggio di un metro dal volto del destinatario del saluto (sì, c’è un destinatario e si evita di lanciare un saluto generico a tutto il locale come al solito, ma ad una persona specifica) e spesso (offerta speciale, solo per il periodo natalizio!) scappa anche una stretta di mano.

velazquez-adoracion-de-los-magosCiò che non va, forse, è nella formula del saluto. Se ci si fa caso ci si renderà conto che molti sono gli “Auguri” e i “Buone feste” generici e privi di riferimenti precisi alla festività. Gli auguri secchi vanno sempre bene: per il compleanno, per la nascita di un figlio, per una laurea, per una promozione, per un esame superato (non da superare perché è di mal-augurio!), per una pronta guarigione. Dipende dal contesto, va bene, d’altronde l’originario senso dell'”augurio” come volere divino favorevole o sfavorevole lo abbiamo dimenticato e non rientra più nel nostro lessico. Anche “Buone feste” è abbastanza generico benché usato spessissimo sotto Natale per l’accavallarsi delle festività e delle ferie… Ma come saluto resta generico e piatto, sa di vago e anonimo. Quali feste? Tutte fino all’epifania? Anche Santo Stefano? Anche per il 25? Perchè, il 25 è più festa delle altre feste oppure è comunque una festa e dunque lo inglobiamo nello stesso pacchetto siamo-in-vacanza-fino-alla-Befana? (Befana?!).

Forse il Natale vale più di qualsiasi altra festa per salutarci con un saluto-jolly! E’ per questo che nel periodo di Pasqua, per cinquanta giorni, i cristiani si salutano con lo specialissimo, particolarissimo e inconfondibile “Cristo è Risorto” che riassume in tre parole il mistero di tutto il cristianesimo senza lasciare nulla di non detto. A Natale non è tradizione dire “Cristo è nato” per salutarci tra cristiani, ma resta il fatto irrefutabile che se esiste il Natale è perché qualcuno è Nato il 25 dicembre ed è un qualcuno così importante che il suo dies natalis è festa per tutti gli uomini del mondo. Allora perché non ricordarlo anche nel saluto? Buon Natale riassume bene il senso degli auguri ma liturgicamente parlando dovremmo dire Buon Natale del Signore. Ma per non dare nulla di scontato e chiarire subito che non parliamo di un qualsiasi Signore, potremmo specificare di che Signore si tratti e dire: “Buon Natale del Signore Gesù”.

Ma questo in libreria è fin troppo lungo. Va bene che siamo tutti più buoni… ma passare da un augurio di cinque sillabe a uno di cinque parole forse è un po’ troppo. Andiamoci piano, un passo alla volta: Buon Natale!

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