Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Dito medio contro il Family Day: dal “saluto romano” al “saluto gaio”

Spesso un gesto vale più di mille parole, lo sanno gli esperti di comunicazione e lo sanno bene soprattutto i manager della tv e i divi dello spettacolo abituati a comunicare tramite immagini e gesti simbolici dal significato implicito o esplicito. E’ per questo che i celebri cantanti rap italiani che rispondono ai nomi artistici (tutt’altro che italiani) di Fedex e J-Ax, hanno offerto un eloquentissimo gesto al pubblico per spiegare la loro posizione sul caso serio delle adozioni di bambini a coppie omosessuali.

Complice la direzione del programma satirico de Le Iene che ha fatto accomodare i due popolari artisti sul banco dei presentatori per lanciare la notizia della decisione del giudice di Firenze di riconoscere l’adozione di due bambini a una coppia gay italiana, la cosiddetta stepchild adoptionEra ora” ha sentenziato il giovane artista interpellato dalla presentatrice. “Noi siamo uomini del 2017, non siamo rimasti indietro nella scala evolutiva come quelli che sono contrari” ha professato il più anziano dei due sommerso dagli applausi guidati del pubblico pagato. Continua a leggere…

Unioni civili: Riscoprire la metafisica per opporsi alla deriva

thomasaquinasDi Roberto Marchesini

Siamo arrivati dunque alle unioni civili per le persone con tendenze omosessuali. Ciò che è stato stralciato per ottenere l’approvazione (es. l’«obbligo di fedeltà») rientrerà dalla finestra con appositi progetti di legge. Sicuramente è un passaggio epocale, destinato a segnare la storia della nostra nazione (se ancora si può chiamare così) come la legalizzazione di aborto e divorzio. Siamo dunque di fronte all’ennesimo gradino verso il baratro della nostra società? Si tratta di un punto di non ritorno, oppure esiste al possibilità di fermare questo processo, e magari addirittura di ricostruire?

Spesso mi viene posta questa domanda, nel corso di incontri e conferenze. Io rispondo con una metafora. Quando viene l’autunno spiace a tutti vedere le foglie ingiallire e poi cadere. Vorremmo sempre vedere gli alberi verdi, e invece vediamo le foglie staccarsi una dopo l’altra, ed ogni giorno vediamo l’albero diventare sempre più spoglio, misero, triste. Cosa possiamo fare? Possiamo prendere la scala, la colla, e riattaccare una per una le foglie. Ma saranno foglie senza vita, e la nostra fatica sarà come quella di Sisifo perché esse continueranno a staccarsi e a cadere, ormai senza vita. Esiste una alternativa? Esiste.

Possiamo coprire le radici in modo che non gelino, come diceva Tolkien. Guareschi diceva: «Bisogna conservare il seme». In modo che, quando (se) tornerà la primavera, l’albero spontaneamente produrrà nuove foglie, sarà di nuovo verde e pieno di vita. E cosa sono le radici, cos’è il seme? Il seme di Guareschi è la fede, dalla quale può nascere una nuova piante. E le radici? Credo che le radici siano i fondamenti filosofici che hanno portato la civiltà occidentale al livello che conosciamo e che vediamo sgretolarsi giorno dopo giorno.

Queste radici, non ho dubbi, sono il pensiero di Aristotele e san Tommaso d’Aquino. Io stesso mi sono stupito di quanto sia facile comprendere e smontare l’ideologia di genere con pochi e semplici strumenti messi a nostra disposizione dal pensiero di questi due giganti.

In fondo, stiamo vivendo l’esito di un processo (iniziato cinquecento anni fa) volto a distruggere la metafisica, ossia l’idea che la realtà non sia solo quella che vediamo e tocchiamo. Questa è un’idea che l’uomo ha dimostrato di avere sin dai primordi: i primi manufatti non hanno uno scopo funzionale, ma metafisico, se non spirituale. Il pensiero metafisico è ben radicato in noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Ma la cultura nella quale siamo immersi fa di tutto per convincerci che le leggi morali e religiose siano «mere costruzioni sociali», che l’uomo non abbia una «natura» (un progetto) e che non esista alcuna finalità nelle cose.

La legge Cirinnà è stata approvata proprio grazie alla diffusione di questo pensiero: il fondamento dell’unione non ha nulla di metafisico, ma si basa sull’«amore», che è semplicemente un istinto, un sentimento o una passione radicata nella nostra biologia, una questione di «chimica». Anche chi si è opposto alla Cirinnà, avendo perso l’orizzonte metafisico, si è aggrappato a ciò che è visibile, misurabile, utilizzando ad esempio ricerche sull’effetto della crescita dei bambini in coppie omogenitoriali. L’efficacia di questi strumenti l’abbiamo valutata sul campo. C’è anche chi ha tentato di appellarsi al concetto di «natura», purtroppo senza spiegarlo né, forse, averlo compreso.

Credo che l’unico modo per opporsi a questa deriva consista nella riscoperta e nello studio della metafisica: le cose hanno un fine, esiste un bene o un male intrinseco ed oggettivo (al di là delle conseguenze), il mondo ha un ordine, una razionalità che va scoperta, rispettata e contemplata.

Mi piacerebbe che le parrocchie, i movimenti ecclesiali e tutti coloro che hanno a cuore la nostra civiltà si impegnino per conservarne le radici, cioè il pensiero aristotelico-tomista. Vorrei opuscoli e libri divulgativi adatti a tutte le età, corsi di tomismo per tutti, che san Tommaso diventasse il fulcro della formazione intellettuale del nostro paese e di tutto l’occidente.

Sono in buona compagnia. Guardando indietro nella storia della Chiesa vediamo che i papi hanno sempre raccomandato il pensiero di san Tommaso per fronteggiare i fenomeni rivoluzionari del proprio tempo. Leone XIII, ad esempio, che si trovò a fronteggiare la questione operaia e la diffusione del socialismo, nel 1879 (centenario della Rivoluzione Francese) pubblicò l’enciclica Aeterni Patris nella quale raccomandava lo studio di san Tommaso. Lo stesso papa Pecci ordinò una riedizione critica delle opere dell’aquinate, che fu poi chiamata Leonina.

San Pio X, impegnato a combattere il socialismo e il liberalismo, la massoneria e il modernismo, fece pubblicare le celebri «24 tesi tomiste», desiderando che fossero una guida per la formazione cattolica. Benedetto XV, pubblicando il Codice di Diritto Canonico del 1917, volle che il tomismo fosse la guida per l’insegnamento della teologia. Pio XI scrisse, nell’enciclica Deus Scientiarum Dominus (1931): «Nella facoltà teologica il posto d’onore sia riservato alla sacra teologia. Inoltre, questa disciplina deve essere insegnata sia con il metodo positivo sia con quello speculativo; perciò, una volta esposte le verità della fede, e una volta dimostrate a partire dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione, se ne ricerchi e se ne spieghi l’intima natura razionale secondo i principi e la dottrina di san Tommaso d’Aquino».

Infine Pio XII, opponendosi con l’enciclica Humani Generis (1950) all’ateismo, all’esistenzialismo, all’evoluzionismo e al materialismo, insegnò che «come ben sappiamo dall’esperienza di parecchi secoli, il metodo dell’Aquinate si distingue per singolare superiorità tanto nell’ammaestrare gli alunni quanto nella ricerca della verità; la sua dottrina poi è in armonia con la rivelazione divina ed è molto efficace per mettere al sicuro i fondamenti della fede come pure per cogliere con utilità e sicurezza i frutti di un sano progresso».

Insomma, nei momenti di pericolo i pontefici hanno sempre indicato la filosofia perenne di san Tommaso come lo strumento per opporsi al male. Che avessero ragione?

Per approfondimenti sul tema, leggi il libro: Uomo, donna, famiglia e “gender”, di Roberto Marchesini

Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta

retiunificate

Questo articolo viene pubblicato in contemporanea da Corrispondenza Romana, CulturaCattolica.it, il Timone on line, La Croce, La Nuova Bussola Quotidiana, Notizie Provita, Osservatorio Van Thuan. L’iniziativa è promossa dalla piattaforma A reti unificate (www.retiunificate.it), piattaforma su cui è possibile leggere tutti gli articoli finora pubblicati e prendere visione del calendario dei prossimi articoli.

Family Day: i Vescovi italiani contro le Unioni Civili.

vescovi italiani fmaily dayA pochi giorni dalla grande manifestazione prevista per il 30 gennaio al Circo Massimo, si alza la voce di alcuni vescovi italiani disposti a non lasciare sole le famiglie contro la proposta di legge sulle Unioni Civili, le adozioni omosessuali e l’utero in affitto. Il cambio di rotta rispetto alla manifestazione dello scorso anno e all’atteggiamento meno intransigente e più aperturista del segretario della CEI Nunzio Galantino, è stato dettato dal cardinale Angelo Bagnasco che ha manifestato pubblicamente il pieno sostegno al Family Day incoraggiando le famiglie a prendervi parte. Parlando della famiglia ai componenti del Tribunale Apostolico della Sacra Rota, venerdì 22 gennaio, Papa Francesco ha ribadito che: “non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Un’affermazione che, in vista del Family Day, ha senza dubbio incoraggiato le famiglie che prenderanno parte alla manifestazione. Anche TV2000, l’emittente televisiva della CEI, trasmetterà in diretta l’incontro del 30 gennaio come affermato dal direttore Paolo Ruffini in questi giorni.

E’ evidente che non tutti i vescovi italiani condividono l’approccio e la modalità della protesta, altri restano in timoroso silenzio per paura di contraddire l’atteggiamento di dialogo e di apertura fortemente voluto da papa Francesco (vedasi cardinali e vescovi di rilievo come Forte, Ravasi, Vallini, Comastri, Paglia…) . Ma a fronte di scenari che dipingano divisioni e litigi interni alla CEI, il cardinale Bagnasco ha assicurato in questi giorni che i vescovi italiani sono uniti nel difendere la famiglia: “I vescovi italiani, tutti, insieme al loro presidente ed al segretario generale, sono uniti e compatti nel difendere, promuovere e sostenere il patrimonio universale irripetibile che è la famiglia, grembo della vita, prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo”.

Intervistato dal quotidiano Il Foglio, l’arcivescovo di Trieste mons. Crepaldi ha spiegato che a manifestare saranno i laici perché “i vescovi non scendono in piazza”. “E’ pur vero – continua Crepaldi – che alcuni vescovi sembrano contrari a manifestazioni di questo tipo, ma il motivo è pastorale: si ritiene che la fede cristiana non dovrebbe alimentare contrapposizioni, conflitti, prove di forza, ma dovrebbe animare il dialogo. Senza nulla togliere alla validità di queste preoccupazioni, ritengo che le forme di presenza dei cattolici nella società possano essere varie”.

Ecco alcuni cardinali e vescovi che, in questi giorni, hanno manifestato pubblicamente il loro appoggio alla causa della famiglia.

MONS. BAGNASCO: “MANIFESTAZIONE NECESSARIA, GOVERNO DISTRATTO”

L’arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato di una “manifestazione condivisibile e necessaria”. Secondo il porporato, le unioni civili non sono una priorità e il progetto di legge denota la “distrazione del governo” dai veri problemi degli italiani. Sul Ddl Cirinnà ha affermato che “Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare”. Sostegno alle parole del cardinale arrivano dalla diocesi di Bologna dove governa il neo eletto vescovo mons. Matteo Zuppi, così come dal vescovo di Campobasso mons. Giancarlo Bregantini.

MONS. RUINI: “LEGGE INAMMISSIBILE: TACERE E’ SVILIRE IL VANGELO!”

Il cardinale Camillo Ruini, ex vicario di Roma e protagonista del Family Day del 2007 che fermò la proposta di legge dei DICO del governo Prodi, torna in campo contro le Unioni Civili e a difesa della famiglia naturale con un’intervista pubblicata su La Repubblica. Interrogato sul Ddl Cirinnà risponde: “Sarebbe molto meglio che un disegno di legge di questo tipo non arrivasse in senato o comunque non fosse approvato”. Parole dure ma chiare che manifestano la ferma posizione di quello che fu braccio destro di Giovanni Paolo II per la città di Roma. Per gli omosessuali – continua Ruini – il governo riconosca diritti individuali ma non quelli della coppia in modo da equipararla all’istituto matrimoniale: “Non vedo come possa esistere un matrimonio, o un simil- matrimonio, tra due persone che unendosi non possono procreare e come si possa negare a un bambino il diritto di avere un padre e una madre”. Incalzato dal giornalista Rodari, Ruini risponde magistralmente all’accusa mossa al Family Day di “atteggiamento poco evangelico”: “Non posso che respingere con fermezza la tesi che impegnarsi pubblicamente su una questione di questo genere sia lontano dal Vangelo”. E ancora: “Forse lei teme che ciò renda più difficile l’evangelizzazione, ma se questo timore porta i cristiani a tacere sulle cose concrete della vita è il Vangelo stesso a diventare insignificante”. Infine, in perfetta sintonia col cardinale Bagnasco, affonda: “è un atteggiamento molto lontano dalle esigenze reali di un Paese attanagliato dalla crisi delle nascite”

MONS. CREPALDI: “UNIONI CIVILI INACCETTABILI, I CITTADINI RESPONSABILI SCENDANO IN PIAZZA!”

“Se il ddl Cirinnà fosse approvato così com’è, le conseguenze sarebbero enormi. Ma anche senza stepchild adoption, la norma resta inaccettabile”. Così l’arcivescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi fondatore dell’Osservatorio internazionale “Cardinale Van Thuán” sulla dottrina sociale della Chiesa. Certo dell’epocale importanza dell’impegno dei cristiani in politica, mons. Crepaldi ha affermato che chi manifesta pubblicamente contro una legge ingiusta “esercita il proprio dovere di cittadino responsabile”. Secondo l’arcivescovo di Trieste, “il ddl Cirinnà equipara in tutto le unioni civili e il matrimonio tra un uomo e una donna” e, così facendo,  ”muterà sostanzialmente il concetto di matrimonio”. Approvare le Unioni Civili rappresenterebbe “un precedente importante per l’approvazione dei disegni di legge Scalfarotto e Fedeli” (sul delitto di omofobia e sul gender nelle scuole). Queste leggi stravolgerebbero la nostra società e la nostra cultura che “non sarebbero più la stesse” e “purtroppo – a aggiunto – saranno di gran lunga peggiori”, nonostante oggi ci sia quella tendenza – con parole di Maritain – a inginocchiarsi “al nuovo in quanto nuovo”, malati, come siamo, di “cronolatria”.

MONS. MAZZOCATO: CONTRIBUTO ECONOMICO PER I FEDELI FRIULANI IN VIAGGIO VERSO IL FAMILY DAY

Arcivescovo della Diocesi di Udine dal 2009, mons. Andrea Bruno Mazzocato si è più volte espresso in maniera ferma e chiara a favore della famiglia contro le derive ideologiche e alle pressioni culturali, fiscali e politiche a cui è sottoposta. Questa volta mons Mazzocato ha parlato attraverso don Alessio Geretti, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Catechesi e Delegato Episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Udine. Il sacerdote friulano ha scritto una preziosa lettera ai suoi fedeliassicurando di essere “in piena sintonia col nostro arcivescovo”. L’invito è chiaro: non farsi spaventare dalla distanza e dalle difficoltà economiche e partecipare numerosi al Family Day del 30 gennaio: “Per la posta in gioco in questo momento, ognuno di noi faccia tutto il possibile per partecipare a questa manifestazione e per portarvi il massimo numero di persone” al fine di “lanciare all’Italia e al suo Parlamento un appello appassionato, chiaro, pubblico e politicamente rilevante”. Il Ddl Cirinnà – continua – è una legge incivile e inaccettabile “che permetta di trattare la persona umana non come fine ma come mezzo” promuovendo “abominevole pratica dell’utero in affitto” che usa le donne per la fecondazione e la gestazione per dare vita a figli “resi artificialmente orfani di madre vivente”. A questo riguardo la Chiesa deve prendere posizione “ha il dovere di insegnare (almeno ai credenti) a custodire e promuovere il bene, a detestare le bugie, a essere giusti verso chi non ha voce”. L’invito è dunque quello di “partecipare numerosi” il 30 gennaio, lo stesso arcivescovo, di afferma nella lettera, contribuirà economicamente per “abbattere le spese dei pullman” di fedeli che si organizzeranno per scendere a Roma”.

MONS BASSETTI: “FATE TESORO DI QUESTO COMUNICATO, LA FAMIGLIA CI STA A CUORE”

L’arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti ha recentemente espresso il pieno appoggio alla causa della famiglia e all’operato del Comitato “Difendiamo i nostri Figli”. Il 18 gennaio, a conclusione della Messa in Cattedrale, mons. Bassetti ha invitato i fedeli a partecipare alla manifestazione del 30 gennaio leggendo il comunicato ufficiale del Comitato. Alla fine della lettura ha espresso il sostegno a nome dei vescovi dell’Umbria e suggerito ai fedeli: ”Fate tesoro di questo comunicato perché il bene della famiglia ci sta veramente a tutti tanto a cuore”. La Conferenza Episcopale Umbra ha ufficializzato il sostegno all’iniziativa: “Andremo a dire che cosa crediamo: la visione della famiglia secondo la Costituzione italiana ed i principi dell’antropologia e dell’etica cristiana”. ”Sono invitate le realtà ecclesiali e anche gli uomini e le donne di buona volontà che si sentono di condividere questo gesto: cristiani delle diverse confessioni, appartenenti ad altre religioni e anche non credenti”.

MONS. NOSIGLIA E I VESCOVI PIEMONTESI: “RACCOMANDIAMO UN’AMPIA PARTECIPAZIONE AL FAMILY DAY”

Anche la Conferenza Episcopale Piemontese e Valle d’Aosta ha espresso tramite un comunicato ufficiale l’adesione alla manifestazioneraccomandando “un’ampia partecipazione al Family day del prossimo 30 gennaio a Roma”. Il comunicato – firmato dal presidente della CEP l’arcivescovo di Torino, mons. Nosiglia – ribadisce il concetto di matrimonio e famiglia così come è inteso dal diritto naturale e dalla tradizione della Chiesa Cattolica: “La famiglia è fondata sul matrimonio, unione d’amore vissuta stabilmente tra donna e uomo, aperta alla gioia responsabile del dono dei figli. I figli – sottolineano i vescovi – devono beneficiare dell’amore operosamente efficace di un padre e di una madre. Gli adulti non possono e non devono trasformare desideri in diritti e imporre al minore ciò che ritengono bello e giusto per se stessi”. In merito alle unioni omosessuali, i vescovi piemontesi ribadiscono che “non possono essere equiparate al matrimonio e alla famiglia” pur richiedendo una regolamentazione giuridica che ne stabilisca i diritti e i doveri.

MONS. NEGRI: “MASSIMO IMPEGNO E GENEROSITA’ PER IL FAMILY DAY”

Il vescovo di Ferrara-Comacchio mons. Luigi Negri, già grande sostenitore della manifestazione dello scorso anno in piazza San Giovanni (“una cosa grande per la vita della Chiesa italiana e per la vita del popolo italiano!”), ha ribadito il suo impegno a favore del nuovo Family Day. Tramite una lettera aperta pubblicata sul suo sito ufficiale (Messaggio di invito a partecipare alla manifestazione pro-famiglia), Mons. Negri ha invitato i fedeli ad “essere generosi” ed a partecipare all’evento del 30 gennaio come “un gesto importante di carattere ecclesiale e sociale”. “Sono molto lieto – scrive il vescovo di Ferrara – per le indicazioni date dalla Conferenza Episcopale Italiana, attraverso il Cardinale Angelo Bagnasco, che vanno nella direzione dell’incoraggiamento a partecipare all’iniziativa programmata per il prossimo 30 gennaio a Roma”. “La famiglia, così attaccata e devastata da una mentalità consumista e tecnoscientifica, è un’immensa periferia e noi vogliamo addentrarci in questa periferia”. “Invito a considerare e ad assecondare questa iniziativa con il massimo dell’impegno e della generosità”. Quello che si riunirà a Roma sarà “il volto genuino del popolo cristiano preoccupato del bene comune della società”

Articolo pubblicato su Romagiornale.it

Neocatecumenali: Kiko non farebbe nulla senza l’approvazione del Papa

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Madrid, primi anni ’60. Francisco (Kiko) Argüello è un giovane pittore con uno studio vicino a Plaza de España. Per le vacanze natalizie torna a casa dai genitori. Trova la cuoca in lacrime. Le racconta del marito sempre ubriaco, del figlio che tenta di ribellarsi al padre che minaccia di ucciderlo. Kiko ascolta e sente che Dio lo chiama ad aiutarla. Va a vedere dove abita: a Palomeras Altas, nella periferia della città, “in una baracca orribile, in mezzo a tante altre”, racconta. Vede l’uomo che insulta tutti i figli fino ad urinare loro addosso. Prova ad aiutare l’uomo a disintossicarsi dall’alcol, ma i tentativi falliscono. Kiko non sa che fare, finché a un certo punto pensa: “E se Dio mi stesse dicendo di lasciare tutto e di andare a vivere lì per aiutarli?”. E così fa: “Lasciai tutto e andai a vivere con quella famiglia. Dormivo in una piccolissima cucina, che era piena di gatti”. Come Nietzsche si chiede: “O Dio è buono e non può far nulla per questa gente, o Dio può aiutarli e non lo fa, e allora è cattivo”. Poi, come un’illuminazione: “Se Cristo ritornasse oggi desidero che mi trovi ai piedi di questo ultimi, ai piedi di Cristo crocifisso”. E continua: “Sapete cosa vidi lì? Non quello che dice Nietzsche, ma Cristo crocifisso. Vidi il mistero della croce di Cristo”.

kiko palomerasÈ qui, in una baraccopoli molto simile alle villa miserias frequentate dal cardinale Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires, che Kiko dà inizio assieme a Carmen, una donna anch’essa impegnata fra gli ultimi, a quello che un giorno diventerà il Cammino Neocatecumenale, oggi 22mila comunità di cui 4500 in Italia (da 20 a 50 persone ciascuna), in 110 paesi. Dice don Ezechiele Pasotti, per venti anni prefetto agli studi al seminario Redemptoris Mater di Roma e stretto collaboratore di Kiko: “Tutto è nato fra baraccati, zingari, poveri, ex prostitute… Kiko e Carmen hanno dato loro Cristo, senza tanti discorsi, pane al pane: siamo tutti peccatori, schiavi della paura della morte, dicevano. Cristo è venuto per farci liberi, non più schiavi”.

Il Cammino non è un’associazione né un movimento ecclesiale. È un itinerario d’iniziazione alla fede cattolica. Vivendo l’esperienza cristiana in comunità e recuperando il modello ecclesiale dei primi secoli, i neocatecumenali fanno un percorso a ritroso, d’iniziazione appunto, fino a riscoprire il significato profondo del battesimo. Il primo nostro faro fu l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI. Chiese l’apertura alla vita. La prendemmo sul serio: per questo le famiglie con tanti figli, non sono una nostra fissazione, ma un prendere fino in fondo sul serio quell’enciclica”.

Già, l’Humane Vitae, che però non giustificava il femminicidio: “E non lo ha giustificato Kiko il 20 giugno in piazza San Giovanni  –  dice don Pasotti  –  Kiko ha detto che un uomo e una donna hanno soltanto un problema profondo: dove ancorare il loro essere, il loro essere amati. Mancando un’esperienza di Dio lo puoi ancorare in una donna o in uomo… E quando questo essere amato viene meno, è tradito si aprono al nulla, all’inferno, al non essere. Ecco ciò che porta ad uccidere. Voler vedere in queste parole una “giustificazione dell’omicidio”, come è stato detto anche a Strasburgo da una parlamentare M5S, la dice lunga sulla pretestuosità e incapacità di ascoltare la logica e la ragione”.

Le comunità neocatecumenali hanno ritmi di vita precisi: ogni settimana si ritrovano per ascoltare la Parola, celebrare l’eucaristia, una volta al mese passare una giornata insieme. Per le famiglie, l’appuntamento clou, la domenica. Lo chiamano “celebrazione familiare”: pregano insieme, ascoltano una lettura del Vangelo e poi il padre chiede ai figli che cosa la lettura suscita in loro. Vengono fuori i problemi della scuola, le difficoltà fra i fratelli. Così, dicono, “formiamo i nostri figli”. “Anni fa  –  dice ancora don Pasotti  –  un seminarista spiegava di dovere la vocazione sacerdotale a suo padre: quando aveva 16 anni non volle più partecipare alle celebrazioni familiari. Suo padre tutte le domeniche mattine bussava alla porta della sua stanza e gli diceva: noi facciamo la preghiera. Quel bussare lo ha interrogato. Nel tempo ha capito che era un atto di amore. E ha ripreso a pregare fino a decidere di farsi prete”.

Dai frutti si riconosce l’albero. E di frutti, il Cammino, ne ha prodotti molti. Eppure le gerarchie soprattutto i primi anni, mostravano una certa diffidenza poi, a onor del vero, sempre superata dall’approvazione dei Papi di turno. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI chiesero al Cammino un adeguamento della liturgia interna ai libri della Chiesa. Francesco invece, se nel 2014 ha ricordato agli aderenti la necessità di una maggior attenzione verso chi, credente, non fa parte del Cammino stesso, nel 2015, ha ribadito: “Oggi confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma”. “Kiko  –  chiosa don Pasotti  –  non farebbe nulla senza l’approvazione papale. Al Family day, ad esempio, non sarebbe andato alla manifestazione senza prima ottenere l’assenso del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, poi del cardinale Agostino Vallini e, infine, del Papa”.

 Paolo Rodari

Articolo originale su La Repubblica.

Articolo correlato: Femminicidio: il linciaggio mediatico contro Kiko Argüello

Per approfondire: Storia del Cammino Neocatecumenale

Per approfondire: Il libro: “Il Kerygma nelle baracche coi poveri” 

Family Day a Roma il 20 giugno 2015

famiglia naturaleL’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate da un governo che lavora contro.

Torna il Family Day a Roma! L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza San Giovanni (ore 15,30) per dare vita a una mobilitazione nazionale “a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna”. Secondo gli organizzatori si stima la presenza di circa 300 mila partecipanti, una folla compatta e festosa di famiglie con bambini e laici impegnati di ogni provenienza, età e religione.

Lo scopo della manifestazione sarà quello di mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna di chiedere allo Stato più tutele e garanzie. In questo senso il Family Day assumerà inevitabilmente connotazioni politiche viste le recenti strategie del governo sui temi sensibili alle famiglie (fisco, educazione, matrimonio e adozioni omosessuali). In questi mesi, infatti, in obbedienza alle direttive dell’Unione Europea, il governo Renzi ha moltiplicato iniziative che colpiscono l’integrità e l’autonomia della famiglia tradizionale e indeboliscono l’istituto del matrimonio promuovendo la diffusione delle teorie del genere e le cause delle lobby omosessuali.

Il sorprendente risultato del referendum avvenuto in Irlanda sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha creato una grande aspettativa nella sinistra italiana che spera di ottenere lo stesso risultato, prescindendo da referendum popolari, attraverso nuove leggi e procedure. Alcuni esempi concreti di questa strategia sono i disegni di legge promossi da esponenti del Partito Democratico:

  • DDL Cirinnà: sulle Unioni Civili ed adozioni omosessuali
  • DDL Fedeli: sull’insegnamento del Gender nelle scuole pubbliche
  • DDL Scalfarotto: sul reato di “omofobia” e “transfobia”.

Uno dei nodi più delicati e complicati è nel campo educativo: il piano di indottrinamento secondo l’ideologia gender (definita da papa Francesco “un errore della mente umana”) è stato già promosso in diverse scuole tramite il finanziamento o l’intervento diretto di associazioni legate al mondo LGBT, associazioni a cui il Ministero della Pubblica Istruzione assegna la maggior parte dei progetti di educazione all’affettività, alla tolleranza, alla lotta contro bullismo, discriminazioni e stereotipi (sic!) di genere.

Saranno le stesse famiglie presenti in piazza coi loro figli a chiedere di non interferire nell’educazione affettiva della prole con programmi e ideologici e ideologizzanti; quello dell’educazione, e in particolare dell’educazione affettiva e valoriale, è un compito e una responsabilità che spetta esclusivamente ai genitori secondo quanto afferma l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”).

Un altro punto molto discusso è il progetto di legge promosso dal senatore del PD Ivan Scalfarotto. La legge preverrebbe sanzioni penali (carcere o lavori di utilità pubblica) per chi applica, promuove o diffonde intolleranza o discriminazione basate sull’identità di genere. La legge – così come è stata proposta – si presta ad ampie e pericolose interpretazioni e ciò che viene seriamente minacciata è la libertà di espressione, di parola, di associazione e di stampa. Il grave episodio avvenuto in Germania, dove un padre di famiglia è stato incarcerato per aver rifiutato di mandare i figli alla lezione di educazione sessuale, apre scenari inquietanti di repressione e paura.

Non è la prima volta che Roma ospita una manifestazione di questo tipo: il 12 maggio del 2007 ci fu un Family Day organizzato, dalle associazioni cattoliche e laiche per manifestare contro le politiche del governo Prodi in materia familiare, in particolare su fisco e unioni di fatto (il progetto dei DI.CO, poi abbandonato dal Governo). In quella occasione il Family Day portò in piazza più 250mila persone, un milione secondo gli organizzatori.

L’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate, ma la notizia del nuovo Family Day è stata ufficializzata domenica 1 giugno dall’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, al termine dell’incontro vocazionale tenuto a Catania nello stadio Angelo Massimino. Già la domenica di Pentecoste a Brescia, in un incontro per i giovani del nord Italia, Kiko Argüello aveva lanciato l’idea di un Family Day senza però precisare ulteriori dettagli.

Il Cammino Neocatecumenale ha fatto da trait-d’union tra le tante associazioni e comitati laicali desiderosi di alzare la propria voce ed interessati alla causa della famiglia; una riunione tra i diversi esponenti e responsabili di queste associazioni ha permesso di creare un comitato organizzatore incaricato di definire – in tempi brevi –  i dettagli dell’evento. Il comitato ha scelto il nome “Da mammà e papà” perché – affermano – “da una mamma e un papà siamo tutti nati, cresciuti, educati, amati e protetti”.

Benché nessuna associazione o movimento politico o religioso pretenda rivendicare la paternità dell’evento, sono diverse le associazioni che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, tra le quali: “Sì alla Famiglia”, “La Manif Pour Tous Italia”, “Voglio la Mamma”, “Alleanza Cattolica”, “Sentinelle in Piedi”, “Non si tocca la famiglia”, “Comitato Articolo 26”, “Notizie Pro-Vita”.  Il comitato “Da mamma e papà” è composto da “personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Massimo Gandolfini (portavoce del comitato), Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo”.

Dall’account Facebook di “Alleanza Cattolica”, il sociologo e giornalista Massimo Introvigne ha dichiarato che “si è convenuto che non ci sia alcuna sigla di associazione o organizzazione, perché la battaglia è di tutti e va combattuta ora, oggi. Domani sarà tardi”.

Il Family Day di Roma conterà con l’appoggio del Vescovo Vicario Agostino Vallini che ha accolto positivamente la proposta, sollecitato anche dai suo sacerdoti che da tempo chiedevano un intervento deciso in materia. Anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco che più volte ha denunciato coraggiosamente le derive dell’ideologia gender e i tentativi di equiparazione del matrimonio omosessuale, sostiene l’iniziativa. Gli organizzatori hanno chiesto anche il sostegno del Santo Padre affinché incoraggi anche lui la manifestazione sostenendo le famiglie come ha fatto recentemente nei suoi interventi pubblici.

Filippo Savarese, portavoce de “La Manif Pour Tous Italia” e uno dei componenti del nuovo comitato “Da mamma e papà” ci spiega l’urgenza e l’importanza storica di questo appuntamento: “Siamo a un momento di svolta epocale per l’Italia, che dovrà decidere a breve se entrare o no nel club degli Stati che hanno avviato la rottamazione della famiglia e aperto al grande mercato internazionale dei figli. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato è solo il paravento dietro cui si prepara la rivoluzione che in gran parte d’Europa ha svilito il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. Sono anni ormai che le associazioni LGBT portano nelle scuole italiane quella che Papa Francesco ha definito la nuova “colonizzazione ideologica”: la teoria Gender dell’indifferentismo sessuale. Abbiamo il dovere storico di denunciare apertamente l’attacco alla famiglia e alla sua libertà educativa, e sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza San Giovanni a Roma lo faremo in toni pacifici”.

da mamma e papa

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Articolo originale su Aleteia.

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