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Ecuador: la morte di suor Chiara Maria. La conversione, la missione e il terremoto.

ecuadorterremotoSono circa 600 le vittime accertate dalle autorità dopo il tragico terremoto che il 16 aprile ha colpito la zona occidentale dell’Ecuador (250 uomini e 276 donne). Alla violenta scossa di 7,8 gradi della scala Richter (un livello superiore al grado più alto della scala Mercalli!) sono seguite 558 repliche. Al momento ci sono decine di vittime ancora non identificate, più di quattromila persone ferite, 23.500 sfollati, mentre cinquantaquattro persone sono state salvate dalle macerie subito dopo il disastro.

Il bilancio è certamente provvisorio perché mentre il numero delle vittime continua ad aumentare, mancano all’appello più di mille persone secondo quanto emerge dagli strumenti di ricerca dei dispersi offerti dal governo dell’Ecuador, da Google e dai social networks (hashtag #DesaparecidosEC). Molte le famiglie che, stravolte dagli eventi, hanno deciso di emigrare verso le città del centro del paese (Quito, Santo Domingo…) e verso Guayaquil, metropoli al sud dell’Ecuador.

terremoto-ecuador--510x286Tutto il paese si è mobilitato stringendosi spiritualmente e materialmente attorno alle zone colpite in una grande operazione di solidarietà per fornire acqua, viveri e beni di prima necessità. Da diverse parti del mondo stanno arrivando donazioni e aiuti. Anche la Caritas Italiana ha aperto dei canali per il sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto (QUI tutte le informazioni per rendersi utile in questa emergenza).

In Vaticano, durante l’udienza generale di mercoledì 20 aprile, Papa Francesco ha espresso il suo dolore e la sua vicinanza al popolo ecuatoriano: “Voglio esprimere ai nostri fratelli dell’Ecuador, la nostra vicinanza, la nostra preghiera in questo momento di dolore”. Già domenica 17 aprile, dopo la preghiera del Regina Coeli, il papa chiedeva preghiere per le vittime affinché “L’aiuto di Dio e dei fratelli dia loro forza e sostegno”.

terremoto_hermanasTra le vittime del terremoto 6 religiose della comunità Hogar de la Madre (Focolare della Madre), una piccola congregazione religiosa mariana, fondata in spagna nel 1985 dal sacerdote Rafael Alonso Raymundo e dedicata in modo particolare alla difesa dell’Eucaristia e all’evangelizzazione dei giovani attraverso la testimonianza di vita e le nuove tecnologie (HM televisión e Fondazione EUK Mamie). Le “Serve” del Focolare della Madre hanno attualmente 15 missioni e sono presenti in 5 paesi: Italia, Spagna, Ecuador (dove hanno 3 case) e Stati Uniti.

Il terremoto ha distrutto la casa nella località di Playa Prieta (Manabí), dove le suore gestiscono una scuola per 400 alunni, e ucciso suor Claire Marie della Trinità e cinque postulanti che da pochi mesi si formavano all’interno della comunità religiosa.

Al momento del terremoto (alle 18,58 locali) all’interno della casa erano presenti 4 suore e 7 postulanti ecuadoriane: tutte sono finite sotto le macerie. Le suore Thérèse (Irlanda), Estela (Spagna) e Merly (Ecuador), assieme alle giovani Guadalupe e Mercedes, sono state soccorse immediatamente dai vicini accorsi in aiuto.

Nulla da fare invece per Suor Claire (33 anni) e per le giovani Jazmina, Maria Augusta, Valeria, Mayra, Catalina rimaste schiacciate dal peso delle macerie dopo che una seconda scossa ha fatto crollare la parte dell’edificio che era rimasto ancora in piedi. Sono stati momenti di sofferenza e di dolore quelli vissute dalla piccola comunità missionaria che ha contato sull’aiuto di molti cittadini del posto e sul sostegno spirituale di tanti fedeli da tutto il mondo che hanno manifestato la loro solidarietà, chi recandosi direttamente sul posto e chi attraverso lettere, e-mail, preghiere e donazioni.

Suor Claire Marie della Trinità e del Cuore di Maria, al secolo Claire Marie Crockett, nacque nel 1982 a Derry (Irlanda el Nord) ed entrò in convento l’undici agosto 2001, a 18 anni. L’otto settembre del 2010 fece i voti perpetui e nel 2012 fu inviata in missione in Ecuador. Così la ricordano le sue consorelle: “Sr. Clare si era donata a Dio da quasi quindici anni. Era una suora generosissima e con un dono molto speciale e un carisma unico per relazionarsi con bambini e giovani”.

clare5La sua vocazione nacque grazie all’invito di un’amica a partecipare a un pellegrinaggio in Spagna con le suore dell’Hogar de la Madre. Claire era una ragazza come tante, senza particolare interesse per la religione pur appartenendo ad una famiglia cattolica. Il suo sogno era quello di diventare un’attrice, faceva parte di un’agenzia di modelle e di una compagnia di teatro; aveva un manager che organizzava i suoi eventi, ha presentato programmi televisivi locali, recitato in spettacoli teatrali e in un film. Si divertiva con gli amici partecipando a feste, ballando in discoteca nei weekend, fumando e bevendo fino a ubriacarsi. Un giorno un’amica gli propose un “viaggio gratis” in Spagna durante la Settimana Santa. L’idea di una vacanza pagata fece entusiasmare Claire che pensava ad un viaggio a Ibiza con altri giovani come lei; presto si accorse che non si trattava di una vacanza ma di un pellegrinaggio organizzato dalle suore e che i partecipanti avevano superato da tempo l’adolescenza. Non poté tirarsi indietro perché il suo nome era già sulla lista e il suo biglietto aereo era già pronto. Da quel viaggio la sua vita cambiò radicalmente!

“Ora so che è stato il modo utilizzato dalla Vergine per portarmi a casa sua, al suo Focolare” commentava Claire raccontando la sua esperienza a dei ragazzi durante la JMJ di Madrid nel 2011. “Fu durante quel pellegrinaggio che il Signore mi diede la grazie di vedere che Lui era morto per me sulla Croce. Dopo aver ricevuto questa grazia, sapevo che dovevo cambiare: se lui ha fatto questo per me, cosa farò io per Lui?”

“Durante un ritiro o quando senti l’amore di Dio, è facile dirgli: ‘Farò quello che mi chiedi’. Ma quando ‘scendi dal monte’ non è così facile. Qualche mese dopo le sorelle mi invitarono ad andare con loro e altre ragazze ad un pellegrinaggio in Italia (a Roma per la Giornata Mondiale della Gioventù, ndr.). Ci andai, nonostante il mio atteggiamento superficiale durante il pellegrinaggio, il Signore mi parlò chiaramente. Voleva che io vivessi in povertà, castità e obbedienza come quelle sorelle. Automaticamente gli dissi che per me era impossibile! ‘Non posso diventare suora!’, ho detto, ‘non posso smettere di bere, di fumare, di andare alle feste, la mia carriera, la mia famiglia…’. Se Gesù ci chiede di fare qualcosa sempre ci da la forza e la grazia per farlo. Senza il suo aiuto non avrei mai fatto ciò che ho dovuto fare per rispondere alla sua chiamata e seguirlo”.

“Dopo aver scoperto la chiamata, il Signore mi diede due grazie. La prima grazia l’ho ricevuta una notte in Irlanda a 18 anni. Mi trovavo in un bagno di una discoteca, stavo per vomitare a causa l’alcool e in quel momento sentii realmente lo sguardo del Signore e sentivo dentro di me che mi diceva: Perché continui a ferirmi?.

“Un altra grazia l’ho ricevuta mentre stavo girando un film in Inghilterra. Anche se apparentemente avevo tutto, vedevo che in realtà non avevo nulla. Mi sedevo sul letto della stanza dell’albergo e sentivo un grande vuoto, un vuoto che niente e nessuno poteva riempire. Stavo riuscendo ad avere tutto ciò che avevo sempre desiderato e non ero felice. Sapevo che solo facendo ciò che Dio voleva per me sarei stata veramente felice. Il Signore mi mostrò quanto ferivo il suo Sacro Cuore col mio stile di vita impazzito. Sapevo che dovevo lasciare tutto e seguirlo. Sapevo chiaramente che potevo confidare in Lui, porre la mia vita nelle sue mani e avere fede”.

hermanaclare_ita“Ora sono felicemente consacrata nelle Serve del Focolare della Madre. Non smetto mai di meravigliarmi di come lavora il Signore con le anime, di come è capace di trasformare le nostre vite e di conquistare il nostro cuore. Ringrazio il Signore per la pazienza che ha avuto e che continua ad avere con me. Non gli chiedo perché mi ha scelto, semplicemente accetto che lo abbia fatto. Dipendo completamente da Lui e dalla Vergine Maria e chiedo loro la grazia di essere ciò che loro vogliono”

Sul sito internet del Focolare le suore della congregazione narrano la vicenda di quelle drammatiche ore di apprensione, di intensa preghiera e di speranza, fino alla notizia della morte delle sorelle. Dal racconto emerge la forza della fede che, in mezzo alla tempesta, è capace di volgere lo sguardo a Dio senza scandalizzarsi, confidando nel sua Misericordia con la certezza che unirsi allo “Sposo” è la pienezza della felicità e che la morte non ha l’ultima parola.

Come sorelle che si amano veramente nel Signore, piangiamo la perdita delle nostre sorelle, ma la fede ci assicura che la “morte non è la fine”.

Vi chiediamo preghiere per le nostre sorelle, se ne hanno ancora bisogno, e per le loro famiglie. Il nostro cuore non si chiude nella nostra sofferenza, ma vuole abbracciare la sofferenza di tutto il popolo dell’Ecuador. Chiediamo al Signore che il dolore non li scandalizzi né li allontani da Lui, ma che siano momenti più che mai di un abbandono fiducioso nel Suo amore.

Pregate per noi, affinché siamo veramente quello che dobbiamo essere e viviamo con pienezza la nostra vocazione di “Spose del Crocifisso”.

Presso la Croce, in questa Pasqua della Risurrezione del Signore. Che il Signore e la nostra Madre del Cielo benedicano tutti voi.

Fonti:

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La revolución de la evangelización y la familia como modelo: Francisco en Ecuador

Juan Francisco Fruci (Quito, Ecuador)

francisco en quito“Buenos días hermanos y hermanas. En estos dos días, 48 horas que tuve contacto con ustedes, noté que había algo raro en el pueblo ecuatoriano. Todos los lugares donde voy siempre el recibimiento es alegre, contento, cordial, religioso y piadoso, en todo lado. (…) Había algo distinto. (…)”

Comenzó con estas palabras el que fuera el último discurso del Papa en tierras ecuatorianas, ante un público muy especial: sacerdotes, religiosos, religiosas y seminaristas en el Santuario de El Quinche (cerca de Quito, la capital). Francisco culminaba así su visita al país después de tres días intensos, emocionantes, inolvidables. ¿En verdad el pueblo ecuatoriano tiene algo diferente como percibió el papa? Lo cierto es que el Señor mismo le iluminó y le dió una posible respuesta. Prosiguió Francisco en ese mismo discurso:

Me daba vueltas en la cabeza y rezaba y le pregunté a Jesús en la oración, ¿qué tiene este pueblo de distinto?. Esta mañana orando se me impuso aquella consagración al Sagrado Corazón de Jesús. Pienso que debo decir como mensaje de Jesús, todo lo que tienen de riqueza espiritual, de profundidad, viene de haber tenido la valentía, porque fueron momentos muy difíciles, de consagrar la Nación al Corazón de Cristo, ese corazón divino y humano que nos quiere tanto. (…)  No olviden, que esa consagración es un hito en la historia del Ecuador. Y de esa consagración siento como que le viene la gracia que tienen ustedes, esa piedad, esa cosa que los hace distintos”.

Una visita pastoral que quisieron convertir en visita política

¿Por qué el Ecuador está consagrado al Corazón de Jesús? Históricamente, el país ha vivido fuertes tensiones entre liberales y conservadores. Han gobernado clericales y anticlericales. Por ejemplo, los jesuitas fueron expulsados en dos ocasiones por políticos enemigos, y en cambio en otras épocas “conservadoras”, blasfemos y borrachos podían ser multados y encarcelados por las leyes civiles. Innumerables gobiernos no terminaron nunca su mandato siendo derrocados por tumultos y levantamientos populares.

Por estas luchas y persecuciones y una creciente presencia de políticos e intelectuales de influencia masónica que buscaban descristianizar al Ecuador con fines claramente políticos, en 1874, el presidente Gabriel García Moreno[1] – un ferviente católico, férreo conservador y a la vez modernizador del país – consagró la nación. El documento decía : “La República del Ecuador está consagrada al Sagrado Corazón de Jesús, su patrono y protector”. Fue el primer país en consagrarse.

A este país vino el Papa, un país con una historia difícil y una realidad social siempre manipulada por los políticos a su conveniencia, a costa del pueblo obviamente. Es también fruto de esta historia que hoy en día tanto gobierno como opositores hayan querido politizar la visita del Santo Padre. Y es que Ecuador está viviendo actualmente una crisis política parecida muy seria, con mucha resistencia y descontento popular ante un gobierno que maneja un doble discurso y ha incrementado exageradamente los impuestos, despilfarrando el dinero público en propaganda y en ataques a sus rivales políticos. Y el gobierno quería recuperarse de sus últimos golpes utilizando a Francisco a su favor.

Antonio Spadaro dijo en una reciente entrevista que Papa Francisco vino a abrazar la humanidad de América Latina. Yo agregaría que también vino a darnos una palabra que nos llame a conversión. Y a pesar del ambiente que vivíamos, percibió en los ecuatorianos algo que muchos de los que participamos en los encuentros por él presididos, no percibimos. Es que estábamos distraídos.

ecuador1Lo que Francisco nos dijo.

Francisco a su llegada soportó el interminable discurso de bienvenida del presidente Correa (que duró el doble del suyo). Fue cordial y afable, como siempre. No tuvo pretensiones aunque lo encerraron en inútiles protocolos. Ya a su entrada a la ciudad, lo esperaban miles de quiteños con la alegría de poder ver de cerca a ese “famoso” papa argentino del que todos hablan. A pesar de que el chofer del papamóvil era una especie de Schumacher (manejaba muy rápido!) Francisco quiso saludar a todos. Ese mismo día soportó también a los jóvenes que lo recibieron cantando y bailando hasta altas horas de la noche afuera de la nunciatura apostólica, donde él se hospedó tres noches en Quito[2].

En Guayaquil, ante cientos de miles de personas, comenzó su predicación con su carisma y estilo casi didáctico para que las homilías se queden grabadas en la gente. Dijo que “La familia es el hospital más cercano, (…) la primera escuela de los niños, (…) el mejor asilo para los ancianos”. El evangelio escogido era el de las Bodas de Canaán y no perdió el tiempo para llamar a la esperanza y a tomar el riesgo de amar. “El mejor de los vinos está en la esperanza, está por venir para cada persona que se arriesga al amor. Y en la familia hay que arriesgarse al amor, hay que arriesgarse a amar”[3].

En la Misa en la capital, su discurso fue un poco más social. Tomó como referencia el nombre del lugar donde se celebraba la misa, el parque “Bicentenario” (cuyo nombre se refiere a los doscientos años de independencia celebrados en el 2009), para aludir a los gritos de independencia, fruto de los anhelos de libertad y justicia que son intrínsecos del corazón humano. Ante un millón de personas invitó a pensar la frase “La palabra de Dios nos invita a vivir la unidad para que el mundo crea” como un grito, parecido al grito de la independencia. Y agregó “quisiera que hoy los dos gritos concorden bajo el hermoso desafío de la evangelización. No desde palabras altisonantes, ni con términos complicados, sino que nazca de «la alegría del Evangelio (…) Y la evangelización puede ser vehículo de unidad de aspiraciones, sensibilidades, ilusiones y hasta de ciertas utopías. Claro que sí; eso creemos y gritamos”.

El Papa nos invitó a los presentes a la unidad. Todos buscaron leerlo solo con los lentes de la política, donde cada bando se da la razón e interpreta el mensaje a su conveniencia. Un amigo en redes sociales escribía horas más tarde: “Después de la Homilía del Papa el mensaje queda claro: Cada quien escucha lo que quiere escuchar, y todos piensan que el mensaje es para otro y no para uno mismo…”

La llamada a la evangelización, inclusive como acción revolucionaria – pues “nuestra fe es siempre revolucionaria” – , fue la parte final de su homilía. Atraer al lejano con el testimonio, esa es la revolución de la evangelización.

En sucesivos encuentros con los educadores y la sociedad civil, el Papa Francisco llamó a la reflexión sobre temas como la educación como privilegio, como mayor status o prestigio social, y la responsabilidad de los educadores no sólo en “cultivar” sino también en “cuidar”. Preguntó: “¿Velan por sus alumnos, ayudándolos a desarrollar un espíritu crítico, un espíritu libre, capaz de cuidar el mundo de hoy? ¿Cómo ayudamos a identificar esta preparación como signo de mayor responsabilidad frente a los problemas de hoy en día, frente al cuidado del más pobre, frente al cuidado del  ambiente?” La encíclica Laudato Si se hizo sentir.

Mientras tanto la política se entrometía, inclusive con carteles en los cuales “citaba” a Francisco a favor de sus proyectos de ley. Un descaro. Por otro lado muchos medios de comunicación no daban respiro, transmitieron ininterrumpidamente cada mínimo movimiento del Papa, buscando aquella frase, aquel gesto, que pueda hacer noticia, tratando al Papa como una superestrella, un ídolo contemporáneo. Si abrazó a un niño, si se hizo otro selfie, si se salió del protocolo. Pocos comentaristas y pocos medios trataron de focalizarse en la función pastoral de esta visita.

Afortunadamente los mensajes de Francisco si calaban entre mucha gente. En  el discurso a la sociedad civil, como metáfora, Francisco llamó a las empresas, a las asociaciones, a las comunidades, a la misma sociedad, a tener a la familia como modelo. “En las familias, todos contribuyen al proyecto común, todos trabajan por el bien común, pero sin anular al individuo; al contrario, lo sostienen, lo promueven, se pelean, pero hay algo que no se muere, ese lazo familiar.(…) Y entonces, partiendo de este ser de casa, mirando a la familia, pensemos en la sociedad, a través de estos valores sociales que mamamos en casa, en la familia, la gratuidad, la solidaridad y la subsidiariedad”.

ecuador4Con estos encuentros ya casi estaba terminada su etapa en tierras ecuatorianas. Y sin embargo, la gente seguía “distraída”. Y es que había mucho por lo cual distraerse. Un ejemplo? La visita papal tuvo dos logos, uno oficial de la conferencia episcopal (a la izquierda) y otro, creado por el gobierno de Rafael Correa (a la derecha)[4]. Era necesario esto?

En el último discurso, con el que comenzamos este artículo, Francisco destacó la figura de María. Dos momentos, dos frases de María: Hágase en mí y Hagan lo que Él les diga. Y es que María, no protagonizó nada. El autor de todo fue siempre Dios. El papa finalmente llamó nuevamente a todos a tener conciencia de la gratuidad, “(…) todo viene de Dios, todo es gratis. Esa gratuidad, somos objeto de gratuidad de Dios. No caigan en el Alzheimer espiritual, no pierdan la memoria, sobre todo, la memoria de donde me sacaron”. Éste fue un discurso precioso, también porque fue improvisado y relajado.

Esto es lo que personalmente más me ha tocado. Todo es Gracia, como decía también San Agustín. En la historia de cada persona está la autoría creativa de Dios, que gratuitamente nos ama y nos transforma, si le dejamos protagonizar nuestra vida, como María. Y como tantas veces Dios nos ha sacado de la muerte del pecado, talvez también ha intercedido para que nuestra nación no caiga tan profundamente. En cierto modo, eso nos ha dicho el Papa refiriéndose a la consagración de la nación al Sagrado Corazón de Jesús.

Esta nación caótica visitó Francisco, es impresionante que haya podido reconocer su alma más interna, la fe del sencillo. La fe de la gente tuvo que sobrevivir a la verborrea de los medios de comunicación, las manipulaciones de la política y la apatía de algunos. Inclusive a las inclemencias del clima (no había llovido en semanas y llovió en la vigilia de la misa papal empapando a todos los jóvenes que fueron a acampar). Francisco pudo ver algo límpido y bueno, un sentimiento, una actitud que ha sobrevivido a siglos de luchas y rencores: la religiosidad de la gente. Religiosidad que no es garantía de que allí pueda germinar la fe adulta y madura, necesaria para enfrentar los acontecimientos del nuevo milenio. Pero es un terreno que puede ser trabajado, un contenedor que puede ser llenado por una fe auténtica.

Talvez Francisco no nos vió “raros” o “especiales”. Nos vió necesitados. Sedientos. Que esta alegría que nos ha dejado no sea novelería o idolatría del ser humano Jorge Mario Bergoglio. Que todos los ecuatorianos nos sintamos sedientos de Dios, necesitados de su misericordia. Y con alegría y piedad, podamos atesorar estas palabras del Papa. Ahora las protestas siguen, pero su tono parece ligeramente cambiado. Que su llamado a la unidad se haga carne primero en el corazón de cada uno, en las familias, en las comunidades y parroquias. Sólo así será posible la unidad también a nivel social.

 

 

NOTAS

[1] Gabriel García Moreno es un personaje importantísimo en la historia del Ecuador, sin embargo sus detractores siempre lo han considerado un autoritario, un tirano. Sin duda polémico, el presidente Moreno se enfrentó abiertamente y sin temor a sus enemigos. Murió asesinado frente al palacio de gobierno después de haber asistido a su misa diaria.

[2] Link twitter https://twitter.com/mromerorivera/status/617877793939017728

[3] Sobre esta invitación de Francisco, invito a leer una reflexión de una valiente mujer, esposa y madre, que participó en los encuentros. https://hadayarbol.wordpress.com/2015/07/09/senor-que-vienes-a-decirme/

[4] http://www.lahora.com.ec/index.php/noticias/show/1101824180/-1/Pol%C3%A9mica_por_uso_de_imagen_del_Papa_en_logo_oficial.html#.VaP8Tfl_Oko

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