Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “demonio”

Il Diavolo contro il Papa: perché Satana combatte e odia i successori di Pietro

Secondo padre Amorth il diavolo vede nel Sommo Pontefice il suo nemico principale. «Satana attacca sopratutto il Papa. Il suo odio per il Successore di Pietro è feroce». Questa affermazione non è priva di fondamento biblico: si compiono, nei successori di Pietro, le parole che Gesù rivolse all’apostolo durante la sua Ultima Cena:

«Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

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Benedetto XVI esorcista: la battaglia del papa emerito contro satana

Aleteia Più volte si è parlato dei combattimenti che papa Giovanni Paolo II dovette affrontare contro il demonio, ma è meno noto il fatto che anche il suo successore Benedetto XVI ebbe modo di scontrarsi e sconfiggere le forze del male durante il suo pontificato. Ne ha parlato padre Gabriele Amorth nel suo libro L’ultimo esorcista (2012) e ora un nuovo libro dell’esorcista Truqui (Professione esorcista, 2018) ci rivela un episodio inedito. Continua a leggere…

Padre Amorth: una vita contro il demonio: “Satana esiste ma Dio è più forte”

amorthPadre Gabriele Amorth è morto il 16 settembre all’età di 91 anni. E’ l’esorcista più conosciuto del mondo, celebre per i suoi libri dove racconta le sue esperienze di liberazione ed esorcismo, le sue battaglie contro il diavolo e contro chi – anche nella Chiesa tra preti e vescovi – nega la sua esistenza. “Nella Chiesa cattolica in pochi credono all’esistenza di Satana” tuonava spesso, richiamando i suoi confratelli a non sottovalutare la presenza e la potenza delle forze dell’occulto nella vita cristiana. Il demonio non è semplicemente un genere letterario – diceva – esiste, va riconosciuto e combattuto con la consapevolezza che “Dio è più forte del Diavolo”!

Padre Amorth è nato a Modena il 1° maggio 1925. Il 25 agosto del 1947, all’età di 22 anni, entrò nella Società San Paolo fondata da don Giacomo Alberione che il giovane Gabriele conobbe per la prima volta all’età di 17 anni.

Laureato in giurisprudenza, la sua formazione religiosa fu alimentata dalla militanza nell’Azione Cattolica e nella Democrazia Cristiana (fu amico di Giuseppe Dossetti e vice delegato nazionale giovani delle Brigate Italia di Modena), senza però lasciarsi trascinare in politica. Fin da giovane sentì infatti che la sua chiamata era dedicarsi completamente a Dio attraverso la vita religiosa. Entrato nella Società San Paolo fu ordinato sacerdote a Roma il 24 gennaio del 1954.

Nel 1985 – in maniera del tutto inaspettata – fu nominato provvisoriamente esorcista della diocesi di Roma dal cardinale Vicario mons. Ugo Poletti. Amorth lo racconta in uno dei suoi numerosi libri intervista: «Ero in un udienza privata dal Cardinale e il discorso andò a finire su padre Candido Amantini, esorcista passionista alla Scala Santa, che conoscevo personalmente. Il Cardinale mi disse delle sue preoccupazioni per la salute del padre e il desiderio che qualcuno lo aiutasse. Allora prese fuori un foglio di carta e si mise a scrivere la mia nomina provvisoria…». Dal 1986 diviene ufficialmente esorcista nella diocesi di Roma.

Da quel momento verrà conosciuto in tutto il mondo grazie anche alla pubblicazione di numerosi libri: tra i primi e più celebri ricordiamo “Un esorcista racconta” (un bestseller tradotto in circa trenta lingue!), “Esorcisti e psichiatri” e “Nuovi racconti di un esorcista” per le edizioni Dehoniane di Bologna.

Amorth_135x210_br_alette.inddNel 1990 fondò l’Associazione Internazionale degli Esorcisti (di cui è stato presidente fino al 2000) attualmente presieduta da padre Francesco Bamonte, religioso dei Servi del Cuore Immacolato di Maria. Collaboratore di Radio Maria (dove ha tenuto per due anni la rubrica “Dialoghi sull’aldilà”) e di diverse testate religiose come Famiglia Cristiana, Padre Amorth fu anche esperto in mariologia e membro della Pontificia accademia mariana internazionale.

Amorth sapeva unire a una profonda vita di preghiera e ad una ottima preparazione teologica la schiettezza e simpatia che permettevano di sollevare e confortare le numerose persone che ogni giorno cercavano il suo sostegno spirituale, afflitti nell’anima e bisognosi di aiuto.

Il suo ultimo libro, pubblicato dalle edizioni San Paolo, termina con una riflessione sulle “cose ultime”: morte, giudizio, paradiso, purgatorio e inferno. E’ un un invito alla speranza perché “lo sguardo di Dio, così carico di compassione e di desiderio di vivere in totale comunione con noi, apre il cuore alla speranza che ogni peccato, ogni dolore, ogni fallimento, ogni apparente sconfitta inferta all’uomo dal suo grande Nemico, Satana, sarà guardato con gli occhi di un padre amoroso e accogliente. Viviamo allora pieni di speranza, perché sappiamo che, pur nelle fatiche dei nostri percorsi di vita, spesso accidentati e così gravati dal male fatto e subìto, un giorno Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi”.

E’ questa l’eredità spirituale del religioso paolino: ricordare alla Chiesa e al mondo che il Satana esiste davvero, che è malvagio e che vuole il male delle persone allontanandole da Dio; non si tratta di un genere letterario o di una metafora ma di una realtà che non è possibile ignorare. Ma è necessario anche sapere che Dio è più forte del diavolo!

Articolo pubblicato su Romagiornale.it

Leggi le frasi più celebri di P. Amorth

 

 

“¡Mamá, reza por mi! Te lo suplico!” La historia de Katja Giammona

k1El nuevo libro del periodista italiano Antonio Socci “Aventureros del Eterno” presenta a los lectores la increíble historia de Katja Giammona, una historia que, como asegura el autor, “os llegará hasta lo más profundo del alma”.

El relato se realiza a través de una entrevista exclusiva que la ex actriz alemana de origen italiano concedió al periodista con el consentimiento de su padre espiritual. Para ella, “retirada del mundo con todas sus vanidades”, los contactos con el mundo exterior son extremadamente reducidos, casi inexistentes, aun así ha dado la disponibilidad para ser entrevistada por email y por teléfono porque un testimonio no se niega “si a Dios le gusta, si es buscado y si sirve para la edificación de las almas”.

Katja nació en Wolfsburg (Alemania) el 11 de julio de 1975 en una familia de Testigos de Jehová. Fue educada desde  pequeña a leer la Biblia y a acompañar a sus padres en su camino religioso. Sin embargo, al comienzo de su adolescencia – gracias a una amiga católica y guiada por un pastor protestante – sintió el deseo de “perfeccionar” su bautismo entrando de lleno en la Iglesia Católica (el Bautismo de los Testigos de Jehová, como recuerda Katja, no es válido  para la Iglesia Católica).

En los años noventa trabajó en la televisión y en el cine llegando a realizar su sueño: convertirse en una actriz conocida en Alemania y en Italia. Pero su carrera se interrumpió definitivamente porqué, como cuenta la misma Katja, “Cristo me quería para Él, y quería que viviera y trabajara solo para Él y no para tener fama, para la tele y para el infierno”.

En febrero de 2002 mientras se encontraba en Berlín para el Festival Internacional de Cine, sucedió algo que le cambió radicalmente la vida. Una noche regresando a casa de unos amigos después de acudir a las fiestas y los eventos del Festival, cayó en un sueño profundo, quizás por el cansancio o por un desmayo, y se encontró en una habitación oscura rodeada de llamas que se elevaban mientras ella corría desesperadamente para encontrar una salida.

Fue una verdadera experiencia del infierno, donde se encontró con un misterioso personaje, un joven que se le reía en la cara mientras ella se desesperaba: “¡Corre, corre, que de aquí no sales!” le decía.  Katja sentía el dolor de las quemaduras mientras su cuerpo quedaba intacto, un “sufrimiento enorme”; creyó morir. Delante de sus ojos se detuvieron “sus hombres”, (“utilizados por él, para echarme a las llamas”); en ese momento Katja descubrió que sus pecados contra la castidad la habían hecho merecer esa  pena.

De repente, a través de una rendija que se “abrió” en la habitación, Katja pudo ver a su madre que, de noche, se levantaba para rezar, como hacía habitualmente, el Rosario de Santa Brígida de Suecia. Eran las tres de la mañana (Katja lo leyó en un reloj del salón de la casa de sus padres), pidió inútilmente ayuda su madre pero ella no podía escucharla. Desesperada, Katja imploró fuertemente a su madre que rezara por ella (porqué – explica – “yo no podía rezar a Dios por mí en esa situación”): “¡Mamá, reza por mi! Te lo suplico!”.

La madre de Katja no la escuchó pero no obstante rezó por su hija como solía hacer con devoción y amor maternal. Una oración que a menudo la hija había rechazado porqué “para mi eran oraciones de beatos que, en lugar de hacer el bien, traían mala suerte”. Katja comprendió que “Este es un verdadero castigo: no tener a nadie que rece por ti”. Más adelante la madre de Katja confirmó que aquella noche, a las tres de  mañana, estaba despierta para interceder por su hija.

De repente Katja despertó y se encontró en la cama, inmóvil, pálida, fría, con los labios “ligeramente azulados”. Sus amigos estaban allí, asustados, mientras ella intentaba  hablar sin lograrlo. Una experiencia, comenta Socci, típica de quiénes despiertan del coma. Todo pareció ser una horrible pesadilla, pero desde esa noche la vida de Katja cambió de rumbo.

La experiencia del infierno mostró a Katja la contradicción en la cual vivía: mientras se consideraba una persona católica, vivía sumergida en el pecado. Había creído que pecar no era algo grave y vivía sin tener conciencia de ello: “Yo era una pecadora que ni siquiera se daba cuenta de serlo. Porque el mundo te repite que el pecado no existe”. Katja, declarándose oficialmente católica, convivía con su novio ignorando la gravedad de su pecado y considerando sus sentimientos de culpa como un “fanatismo” proprio de los Testigos de Jehová. Descubrió que “el adulterio es el enemigo del alma” y es “el motivo por el cual muchos se queman en el fuego”. Desde ese momento sintió la necesidad de darle un giro radical a su vida: dejó a su novio y se fue de peregrinación a Medjugorje junto con su madre, con la sincera determinación de ofrecer su vida, consagrándose al servicio del Señor.

Entre las distintas formas de vida consagrada, Katja sintió que su vocación particular era el desierto y después de una experiencia en África, en el desierto geográfico, entendió que el verdadero desierto que Dios le había preparado, era el desierto del alma. Fue en ese momento cuando decidió retirarse, “como María Magdalena a los pies de Jesús”, abrazando la vida eremítica-anacoreta y tomando el nombre de Benedicta.

Katja abandonó entonces definitivamente su vida anterior para ponerse a los pies de Jesús, como lo hicieron san Benito, san Anselmo, san Francisco, san Antonio que “tienen una cosa en común: confían en Cristo y se encomiendan completamente a Él”, sin pretensiones, sin buscar títulos, ganancia o fama, sin hacer muchos proyectos y razonamientos sino viviendo “día tras día la divina voluntad”.

Sobre la vocación, Katja nos explica lo que ha aprendido de su experiencia personal: la primera vocación es “el bautismo, es la conversión, escuchar y obedecer a Dios”. Pero después “hay que estar preparados para dejarlo todo si Cristo llama como llamó al joven rico”. Ponerse en camino, partir con confianza, dispuestos a “dejar atrás lo viejo para enfrentar lo nuevo”. “Dios nos conoce y conoce nuestra vocación”, por tanto la vocación no es cuestión de razonamiento ni de gusto personal, sino más bien es algo sobrenatural”. Es el Espíritu Santo que nos guía, no la razón, no el cálculo, por eso “nunca pretendemos tener que entenderlo todo sobre Dios. No tenemos que entender, sino amar”

Al final un llamamiento: “Aventurarse con Cristo, creedme, vale la pena. Abre las puertas de tu corazón a Cristo y Él se mostrará a ti en todo su esplendor”.

Articulo original en Religion en Libertad

 

Il “Charlie Challenge”: gioco innocente o spiritismo?

charlie-challengeUn fenomeno globale di grande successo tra i giovani: è l’invocazione dello spirito Charlie per scoprire il futuro.

Si chiama “Charlie Charlie challenge” (La sfida del Charlie Charlie) e in poche ore è diventata la nuova moda tra i giovani di tutto il mondo, un fenomeno globale e virale che da qualche giorno si sta espandendo, ora dopo ora, attraverso Twitter, Facebook, Whatsapp e altri social media. In sostanza si tratta di invocare, con un semplicissimo rituale, la presenza di uno spirito chiamato “Charlie” davanti a un foglio (sul quale vengono scritte le parole “sì” e “no”) e a due matite posizionate al centro del foglio in forma di croce. Ad una determinata domanda – ad esempio “Charlie, Charlie, supererò l’esame?” -, lo spirito si manifesta in modo misterioso muovendo la punta della matita verso il “sì” o verso il “no”a seconda della risposta che vorrà fornire.

Nonostante qualcuno parli di forza di gravità, di movimenti dovuti al vento o di persone suggestionate da eventi naturali, il fenomeno non sembra avere spiegazioni naturali: niente trucchi, niente vento, niente magneti sotto il tavolo, niente fili trasparenti nè effetti ottici; inoltre data l’enorme quantità di video amatoriali pubblicati da diverse parti del mondo è difficile pensare a un lavoro di editing digitale di alta qualità; in effetti esistono sul web divertentissimi video che creano effetti ottici veramente simpatici (clicca qui per vederne un esempio divertente). Ma il caso in questione è diverso: il fenomeno di Charlie non è creato dalla capacità tecnologica di chi ha pubblicato il video ma l’unica spiegazione plausibile rimanda ad una vera e propria seduta spiritica con l’intervento di una entità spirituale, presente ma invisibile.

Semplice gioco o seduta spiritica?

Apparentemente si tratta di un semplice gioco, un passatempo divertente per giovani curiosi, desiderosi di avere qualche anticipazione sul prossimo futuro. In realtà ciò che si cela dietro a questo presunto giochino sono potenze occulte che, se veramente conosciute, farebbero paura ai più goliardici e coraggiosi concorrenti. Dai video caricati su internet, a quanto pare, basta il fatto che la matita si muova da sola per far sì che i giovani scappino urlando terrorizzati dall’inusuale fenomeno. Ma a far paura dovrebbe essere piuttosto la presenza del misterioso demone che una volta chiamato, sollecitato dal rituale, instaura un rapporto con i partecipanti al rito, un rapporto che non è detto che si risolva felicemente e facilmente.

La stampa entusiasta (anche quella italiana).

In questi giorni tutti i giornali americani parlano del “Charlie charlie challenge”, il fenomeno è infatti partito dagli Stati Uniti dove Twitter è utilizzato da tutti i giovani in percentuali non paragonabili a quelle italiane); L’Huffington Post, il Washington Post, BBC ed altri rispettabili organi di stampa descrivono il fenomeno con tanto di istruzioni per l’uso. Anche i giornali italiani ne parlano con un certo entusiasmo diffondendo video amatoriali e foto di questa ultima trovata. Sicuramente a livello pubblicitario notizie di questo genere sono estremamente ghiotte per la stampa, soprattutto per quella online sempre alla ricerca di condivisioni, click e commenti. Così facendo i giornali si comportano come dei social network contribuendo (e così implicitamente incoraggiandola) alla diffusione della pratica spiritica senza nessuna critica né spiegazione plausibile.

L’origine del rituale: il Messico non c’entra.

Qualcuno afferma che le radici storiche del rituale siano da ricercare in una antica tradizione messicana e in un demone chiamato per l’appunto Charlie, ma la tesi sembra priva di fondamento. María Elena Navez corrispondente messicana della BBC ha smentito categoricamente il legame tra il Charlie e la mitologia messicana, affermando che nei racconti e leggende della tradizione messicana non esiste nessun demone chiamato “Carlitos” (traduzione letterale del nome Charlie in spagnolo); la cosa sarebbe impensabile se si pensa che tutti i nomi delle divinità messicane sono in lingua atzeca o maya, e basti pensare agli impronunciabili nomi di Tlaltecuhtli o Tezcatlipoca per capire che qui Carlitos (o Charlie) non c’entra proprio nulla!

All’origine del fenomeno Charlie c’è più probabilmente il “Juego de las lapiceras” (lett. “Gioco delle penne”) già diffuso in Sud America e conosciuto come la Ouija dei poveri. Lo scopo del “gioco delle penne” è lo stesso  (conoscere il futuro ottenendo risposte dall’aldilà) ed il rito è esattamente uguale, ma questa volta lo spirito invocato ha un nome proprio (Charlie) la cui provenienza, al momento, è sconosciuta.

Il monito del giovane sacerdote.

charliecharliechallengeLa diffusione del rito spiritista tra i giovani americani è allarmante: dal 24 maggio in 48 ore l’hashtag (parola chiave di Twitter) #charliecharliechallenge è stata utilizzata da più di due milioni di persone. E’ questa diffusione massiva che ha spinto il sacerdote Stephen McCarthy, cappellano del liceo cattolico SS. Neumann and Goretti Catholic High School in Filadelfia, a scrivere una lettera per mettere in guardia i suoi alunni da questo gioco “affatto innocente”:

“Sono venuto a sapere che circola un gioco molto pericoloso nei social media che incoraggia apertamente i giovani più sensibili a evocare demoni.
Vorrei ricordare a tutti voi che non esiste modo di “giocare innocentemente coi demoni”.

Per favore abbiate cura di NON parteciparvi e di incoraggiare gli altri ad evitare di parteciparvi.

Capisco quanto possa tentare la curiosità, ma il problema di aprirsi all’attività dei demoni è che si sta aprendo una finestra di possibilità che non sarà facile da chiudere.

Se vorrete “sperimentare” qualcosa convocando enti spirituali, posso raccomandarvi la Messa o il Rosario? Penso che, a lungo andare, troverete queste alternative più sicure e gratificanti.

Grazie in anticipo per la vostra cooperazione su questa questa questione così importante.

Che Dio ci benedica e ci protegga con l’aiuto del nostro angelo custode!”

Il richiamo dell’esorcista.

Più volte nei suoi numerosi libri e interviste, il sacerdote italiano Gabriele Amorth ha messo seriamente in guardia i suoi lettori sulla serietà e pericolosità dei rituali di spiritismo, “una pratica in forte espansione”. Infatti, al contrario di quello che si potrebbe pensare, sono molti quelli che, mossi dalla semplice curiosità o dalla volontà di conoscere eventi passati o futuri, cercano il modo di evocare le anime dei defunti tramite medium o sedute spiritiche. Secondo padre Amorth questo fenomeno è direttamente proporzionale alla crisi di fede e i rischi che si corrono sono di duplice natura; oltre ai rischi di natura umana come i traumi psicologici (ansia, stress, apprensione, iper sensibilità alle realtà spirituali…) si corrono dei grossi rischi di natura spirituale dovuti all’intervento del demonio: dai “disturbi malefici” alla vera e propria “possessione diabolica”. Più volte Amorth ha denunciato la mancanza di una adeguata formazione in materia, anche da parte di sacerdoti e vescovi che hanno la responsabilità di istruire giovani sui pericoli di queste pratiche spiritiche invitandoli a considerare la serietà di questi fenomeni e, dunque, a non scherzare col fuoco!

charlie3Ipotesi Charlie Hebdo.

Esclusa l’improbabile ipotesi del demone messicano, l’origine del nome Charlie resta un mistero ancora non risolto oppure non svelato. Certo, è perlomeno curioso che ritorni il nome che qualche mese fa era sulla bocca di tutti dopo gli attentati parigini del 7 gennaio 2015 alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo. La strage, costata la vita a dodici persone, ha ottenuto una risonanza mondiale senza paragoni anche grazie ai social networks che hanno aiutato alla diffusione del motto “Je suis Charlie” come gesto di solidarietà con le vittime dell’attentato; anche l’immagine della matita, simbolo della libertà di espressione dei disegnatori satirici, è stata presa come icona di una campagna globale di solidarietà. Ora fa pensare il fatto che è proprio attraverso delle matite che uno spirito chiamato Charlie si manifesti in modo misterioso.

Fonti consultate: 

 

 

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