Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Archivio per il tag “Cristo”

Tommaso Moro: tra Islam ed eresie, così la Chiesa soffre la sua Passione

«Non ci può essere nulla di più efficace per la salvezza e per seminare ogni genere di virtù nel cuore di un cristiano che meditare con pietà e fervore le vicende della passione di Cristo».

Così scriveva Tommaso Moro nel 1535 mentre, prigioniero nella Torre di Londra, attendeva la condanna per Alto Tradimento al re Enrico VIII. Durante la prigionia, avvicinandosi l’ora di salire gli scalini del patibolo per ricevere l’onore della decapitazione (la pena prevista per i traditori era lo sventramento), l’ex cancelliere del regno d’Inghilterra, si dedicò a ciò che considerava la cosa più importante ed urgente: la salvezza della sua anima. Aveva imparato infatti a temere Dio più di “quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”. Per questo decise di concentrare la sua attenzione sul mistero della passione di Cristo, sulle sofferenze patite dal Salvatore prima di salire sul Golgotà per venire crocifisso. Continua a leggere…

Papa Francesco: ad ogni viaggio basta la sua pena. In Bolivia nuova gaffe diplomatica

evo morales papa francescoNon mi resta che pensare che papa Francesco sia toccato dalla sfortuna durante i suoi viaggi per il mondo. Ogni volta che il pontefice argentino monta sull’aereo il destino prepara qualche gaffe pronta a fare il giro del mondo. E non si tratta dei suoi discorsi, sempre puntuali nei contesti in cui vengono pronunciati, ma di gesti e frasi che parlano più di ogni omelia e che – purtroppo – hanno avuto bisogno di didascalie e di comunicati stampa chiarificatori.

La foto di Francesco facendo le corna sorridente a Manila, assieme al cardinale Tagle, ha fatto il giro del mondo scandalizzando chi – come me – non conosceva che il comune significato di tale gesto: un simbolo satanico utilizzato dalle rock star e dalle sette sataniche per indicare ed inneggiare le corna e la coda del diavolo. Noi comuni esseri umani di media istruzione, ignorando la simbologia del linguaggio dei sordomuti, lo abbiamo visto come un gesto fuori luogo per un papa e un cardinale papabile (a detta dei media) davanti a milioni di spettatori in tutto il mondo. I giornali, e i traduttori specializzati, ci hanno poi spiegato il vero (o secondo) significato del simbolo, un significato nuovo per molti, tutt’altro che satanico: un messaggio d’amore che significa letteralmente “ti amo”.

Sull’aereo che lo portò a Manila, il pontefice, commentando gli attacchi al giornale satirico Charlie Hebdo e condannando ogni tipo di offesa religiosa, affermò – per porre un limite alla esaltazione della libertà d’espressione – che ad ogni insulto contro la religione corrisponderà una reazione violenta, come se si offendesse la propria madre. Anche queste parole, pronunciate in viaggio, hanno fatto il giro del mondo provocando commenti e battute di sorta.

Al ritorno da quel viaggio un’altra frase di papa Francesco fece scalpore e scandalizzò molti: “essere cattolici non significa fare figli come conigli”. La frase – che per alcuni era chiara come l’acqua e non aveva bisogno di interpretazioni ne correzioni – destò stupore, sconcerto e scandalo in molte persone. Molti di sentirono offesi nel sentir definire la propria madre una coniglia per il fatto di avere molti fratelli (il sottoscritto è frutto di una cucciolata extra large). Altri si rallegrarono perché sollevati nella loro impossibilità biologica, economica o (senza pensare di accomunare le categorie, per carità!) nelle loro paure ed eccessi di egoismo. Vada come vada, la frase oramai l’abbiamo capita, ma anche qui si sono dovute accendere le luci, i computer e i microfoni della sala stampa per chiarire, contestualizzare, riformulare il pensiero con parole meno dure ed offensive, per proporre nuovamente il messaggio del papa: non è necessario, per entrare nel regno dei cieli, avere tantissimi figli, ma basta fare la volontà di Dio che è diversa per ogni famiglia. Detta così accontenta tutti, anche il buon Paolo VI – in quei giorni si sarà rivoltato nella tomba – che s’è giocato il pontificato, la vita e la reputazione (la sua beatificazione ha provocato malumori) su questo delicatissimo argomento su cui il linguaggio e le espressioni sono fondamentali per non svilire o fraintendere il discorso.

Ad onore di cronaca, è stato lo stesso pontefice a “correggere il tiro” pronunciando elogi per le famiglie numerose nella prima udienza utile. Si era infatti detto tristemente “sorpreso” per le reazioni delle famiglie numerose che avevano mal interpretato le sue affermazioni sui conigli.

In quei giorni ci furono molte polemiche tanto che il giornalista Giuliano Ferrara (non senza irriverenza, ma per carità, abbiate un po’ di misericordia anche per lui!) arrivò ad affermare in televisione “attendo il giorno in cui papa Francesco sull’aereo dirà ‘malimortaccitua’!”. Abbiate pietà, si riferiva a queste colorite e ingenue espressioni aeree (nel senso di ‘pronunciate ad alta quota’) del pontefice.

In questi giorni il papa ha visitato tre paesi sudamericani e, per evitare problemi ha deciso di non concedere un’altra (pericolosa) intervista in aereo. Quindi, superata senza intoppi la prima prova (quella dell’intervista in volo) senza affrontarla e la seconda (la prima tappa in Ecuador di cui il mio amico ecuatoriano Juan Francisco ci racconterà qualcosa), in Bolivia è arrivato puntuale il nuovo papal-epic-fail (per usare un linguaggio giovane e attuale derivato dal gioco del poker) ossia un intoppo epocale o errore grossolano, una gaffe o figuraccia mondiale.

Il papa ha incontrato il folklorico ed eccentrico presidente boliviano Evo Morales (il primo presidente indio, evidentemente ricco di risentimenti e sentimenti di rivalsa verso il mondo non-indio) per il consueto scambio dei doni. Quello dello scambio dei regali tra Vaticano e gli altri stati è sempre un momento curioso e simpatico perché mostra come i governi (ospitanti od ospitati) abbiano deciso di affrontare, con estrema immaginazione e creatività o con perfetta diplomazia, la difficile scelta del regalo al papa (io già ho difficoltà a scegliere il regalo per mia moglie con un budget limitato, immaginate quanto sia difficile fare un regalo al papa con copiosi fondi statali sapendo poi che si tratta solo di un dovere diplomatico!). Il Santo Padre se la cava sempre egregiamente, questa volta ha donato copie della sua nuova enciclica sull’Ecologia (scritta pensando proprio a quei paesi poveri che dell’ecologia hanno fatto una bandiera contro i “ricchi-cattivi”) e un bellissimo mosaico della Vergine Maria.

Ma ecco il regalo che non ti aspetti: l’indio regala al papa una falce ed un martello su cui riposa un Cristo morente, lo stesso simbolo riprodotto su un medaglione messo al collo del papa tra sorrisi, strette di mano e fotografie. Inevitabilmente la foto fa il giro del mondo e via alle interpretazioni. La follia del presidente Evo la conosciamo; l’ignoranza del presidente, dei suoi collaboratori e dei poverini che lo hanno votato la possiamo immaginare; quella mistura di comunismo e vangelo che dagli anni settanta ad oggi (ancora oggi, più forte di prima perché non è solo opera di preti e vescovi ma anche dello stato) stupra il Cristianesimo in America Latina ce l’abbiamo presente; ciò che non conoscevamo, noi bigotti cattolici che ancora crediamo che Gesù siamo morto in croce, è il Cristo sulla falce e il martello, il cristocomunista simbolo – ormai palese – della fede dei governi socialisti del sud America e delle Ande, i cosiddetti paesi bolivariani (di cui la Bolivia vanta il nome completo). Che non sia quello il Cristo predicato anche dai pulpiti delle chiese locali è la nostra più ottimistica speranza, ma sappiamo purtroppo che in alcune chiese da quelle parti si predica, con il Vangelo in una mano e il martello nell’altra, il vangelo del “Che” e non quello di Cristo.

La foto del macabro e blasfemo scambio ha fatto il giro del mondo, e sorprende che Francesco, così allergico alle cerimonie rituali, al bon-ton diplomatico e alle scalette prestabilite, così alla mano, così diretto e così eccellentemente fuori dalle righe, non abbia rifiutato – sul momento – il regalo e il ciondolo messogli al collo, un gesto che sarebbe stato molto più eloquente del “no està bien eso” detto – secondo gli acuti orecchi dei giornalisti – davanti alle telecamere e ai lontani microfoni presenti in sala (secondo altri avrebbe detto “no sabía eso“). Sappiamo però che se il papa si fosse lasciato andare ai suoi istinti (ricordate la storia della mamma e del pugno?) quel martello avrebbe fatto una brutta fine fracassato sulla testa del simpatico indigeno. Ma poi, ve le immaginate le conseguenze politiche di tale – pur nobilissimo – gesto?

Quindi, avrà velocemente pensato Francesco, meglio smentire una volta per tutte la storia delle offese alla religione che meritano un pugno (tanto, chi se la ricorda più?), sorvolando sul Cristo violentato e insultato, e portare a buon fine il viaggio che in Paraguay (e a Roma) mi aspettano vivo.

Fatto sta che, accettato il regalo non gradito (la faccia del papa era visibilmente scossa alla vista di quella scultura), ora qualcuno (la gente normale di media istruzione, non siamo tutti analisti, politici, teologi e vaticanisti) potrebbe rimanere scioccato; scandalizzato da quelle immagini, qualcuno vedendo il proprio Dio ridicolizzato ancora una volta senza un chiaro contraddittorio, vendendo questo atto dissacratorio ed irriverente di vilipendio religioso potrebbe sentirsi ferito.

Sotto quel simbolo della falce e del martello molte persone in diversi paesi del mondo (dalla Russia, alla Cambogia, dalla Korea alla Bulgaria, dall’Albania alla Cina, dalla Cecoslovacchia a Cuba e al Venezuela) hanno visto i loro cari e i loro concittadini – le vittime si contano a milioni – scomparire, venire deportati, condannati ai lavori forzati, violentati, privati della dignità e morire violentemente. In tutto il mondo, su queste stragi vige un silenzio complice: basti vedere la quantità industriale di film, libri, studi, giornate della memoria, proclami e targhe prodotte contro la dittatura nazi-fascista: nulla comparabile è stato fatto riguardo alle stragi “rosse”. (Ricorderò sempre la targa all’ingresso della facoltà di Lettere e Filosofia della Terza Università di Roma che si proclama compatta contro il nazismo lasciando libera scelta sulle dittature di segno opposto).

Provate ad immaginare cosa fosse successo se un qualsiasi governo di destra avesse regalato al papa una scultura con un Cristo appeso ad una svastica (che è più simile ad una croce rispetto a una falce essendo, in effetti, una croce celtica!): si sarebbe scatenato un serio incendio diplomatico e la Chiesa sarebbe stata coinvolta in una polemica senza fine. Tutti abbiamo visto le immagini di Giovanni Paolo II assieme al generale cileno Pinochet utilizzate per denunciare una connivenza tra il Vaticano e le dittature di destra. Le immagini del papa con Fidel Castro, con Chavez, con Maduro e con Evo Morales, dittatori dal segno politico opposto, non rischieranno i questo senso di venire strumentalizzate.

C’è però un problema con quella sconcertante statuina made in Bolivia. L’immagine di Gesù morto sulla falce e il martello che passa dalla mano di un fervente cattolico latinoamericano a quelle del successore di Pietro, è l’ennesimo chiodo sul corpo del Salvatore che di offese e di colpi ne riceve ogni giorno tanti e diversificati. Rivela però una piaga tristemente diffusa nel nuovo continente. Per molto tempo in America Latina la Chiesa è stata abbagliata da teorie teolopolitiche frutto della cosiddetta Teologia della Liberazione, chi si è opposto alle derive marxiste di tali posizioni teologiche socialiste è stato duramente attaccato e accusato di essere lontano dal popolo e schiavo del Vaticano. Impunemente molti teologi latinoamericani hanno implicitamente rifiutato l’elezione al soglio pontificio del card. Ratzinger, reo di aver condannato le posizioni più estreme della TDL. Ora con il papa Francesco, coloro che quarant’anni fa fondarono questa corrente di pensiero, hanno rialzato la voce, alcuni di loro hanno scritto e dialogato con Francesco, lo hanno visitato, hanno offerto conferenze in Vaticano, concesso interviste alla Radio Vaticana e presentato testi di teologia nella Sala Stampa Vaticana.

L’impressione è che, dopo gli anni bui di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, il papa argentino – questo sì, vicino ai poveri e agli oppressi – abbia finalmente riabilitato la TDL e sdoganato i suoi autori vittime della gogna del Santa Inquisizione. Il commento sembra comico e burlesco, ma le cose stanno così, basti leggere qualche scritto di Gutierrez, Boff e compagni (e il termine appropriato). E’ dunque più che mai necessario e urgente che il papa approfitti dell’imbarazzante episodio avvenuto con Evo Morales per prendere al volo l’occasione e chiarire la posizione della Chiesa Cattolica su questo tema sempre così attuale in quei paesi.

Il papa il giorno dopo l’imbarazzante fatto, ha tuonato contro le “ideologie” che abbagliano mentre solo la fede illumina. A nostro avviso però sarà facile per il simpatico presidente indio pensare alle ideologie di destra, ai potenti imperi economici, alle nazioni capitaliste, agli Stati Uniti, insomma alle ideologie degli altri. Forse per persone semplici come Evo e i suoi, sarebbe meglio parlare di falci, martelli, di comunismo, di socialismo e chiarire che tra Cristo e Beliar non ci può essere nessun accordo.

Amico di Espinal mostra il disegno originale del padre gesuita

Amico di Espinal mostra il disegno originale del padre gesuita

In ultima ora, padre Federico Lombardi (co-protagonista ed eroe di questo travagliato pontificato perché costantemente chiamato a spiegare, chiarire, sottotitolare e tradurre questi gesti e frasi che spesso creano tanta confusione) ha affermato, in un comunicato stampa che getta acqua sul fuoco, che la strana immagine donata al papa, a detta dei gesuiti boliviani, è stata ideata da un sacerdote gesuita spagnolo, Luis Espinal, il “Romero boliviano” ucciso nel 1980 dall’esercito del governo dittatoriale per aver difeso la libertà dei poveri e dei minatori. Ma Lombardi ha anche affermato che tale simbologia non indica necessariamente un legame ideologico tra il cristianesimo di quel sacerdote e il comunismo ma che potrebbe significare una “apertura al dialogo che si doveva vivere con tutte le persone che si impegnavano per cercare la libertà e la giustizia”.

Qualcuno ha definito l’intervento del portavoce vaticano “una toppa peggiore del buco”. Ora sì che un pronunciamento chiarificatore da parte di papa Francesco sarebbe più che urgente, necessario. Anche se, per una volta, il gatto non verrà accarezzato nel verso del pelo.

Papa Francisco: un precioso regalo de Dios a su Iglesia

FLAGTomémoslo como un regalo, un regalo que Dios ha hecho a su Iglesia.

Dios, Padre infinitamente bueno, no deja de dar a su Iglesia los instrumentos necesarios para su camino. También – y sobre todo – la elección del Papa forma parte de estos regalos. Un regalo de un Padre a un hijo no puede no ser apropiado. De hecho, todo el que quiera hacer un regalo a un chico, le preguntaría a su padre: “¿qué necesita tu hijo? Quisiera hacerle un buen regalo, útil, que lo pueda aprovechar” Y el padre, quien conoce a su hijo mejor que nadie, le sugeriría un buen regalo según sus necesidades.

papa-francescoCristo, lleno de amor hacia nosotros, ha querido el mejor regalo para su Esposa, la Iglesia. ¿Quién, queriendo regalarle algo a una chica, no le pediría primero un consejo a su Esposo sobre cuál podría ser el mejor regalo, el mejor aceptado, el más necesario?

El Espíritu Santo, sabio e inteligente, ha sugerido pues a los Cardenales en el Cónclave, la mejor solución. Los Cardenales, reunidos en  el Cónclave, le han preguntado al Padre: “¿qué le regalamos a tus hijos? ¿Qué necesita hoy la Iglesia? Le han preguntado al Hijo: ¿qué quieres para tu esposa, la Iglesia?

Hoy Dios ha querido regalarnos al Papa Francisco. La mejor elección que Dios habría podido hacer. Se dice de él que es muy humilde, muy cercano a la gente común, pero al mismo tiempo fiel al magisterio y a la tradición de la Iglesia, en plena comunión con sus predecesores. No es progresista ni conservador, sino un verdadero pastor. Un papa nuevo, de un país nuevo, con un nombre nuevo (desde el año 913 que esto no ocurría!!). Un estilo nuevo que empieza con el saludo coloquial “Hermanos y hermanas, buenas tardes” y termina con otro igualmente sencillo “Rezad por mi, nos vemos maña… nos vemos pronto. Buenas noches y que descanséis”.

imagesEl nombre es un programa ya escrito. Muchos lo anhelaban, muchos deseaban que el nombre del pobre de Asís y del misionero jesuíta Francisco Javier fuese escogido como para marcar un regreso a esa radicalidad evangélica que estos dos magníficos santos han encarnado.

Radicalidad evangélica en un tiempo en el que la fe corre el riesgo de aguarse aun dentro de la Iglesia. Muchos fieles alteran la doctrina de la Iglesia, juzgando negativamente sus jerarquías, muchos ya no tienen ganas (si es que alguna vez las han tenido) de evangelizar el mundo, se han olvidado del papel de María como madre y protectora de todo hombre.

He aquí pues un nuevo papa con un nombre que significa fidelidad y amor a la Iglesia, adhesión al Papa, unión con Cristo, entrega la Virgen María, solicitud para la Nueva Evangelización. Todo esto lo han encarnado Francisco de Asís y Francisco Javier, dos santos que han contribuido de manera admirable a la renovación de la Iglesia. Un papa jesuita pero también franciscano que nos ayudará a caminar sobre las huellas de Francisco de Asís, de Francisco Javier, sobre las huellas del mismo Jesús del cual los jesuitas (tal como lo ha pensado su fundador, San Ignacio) son sus “guarda espaldas”, su Compañía más cercana.

Ahora, veámoslo a la obra para entender mejor quien es el nuevo papa Francisco y como se portará. Nos han hecho un regalo, pero aún está envuelto. No le imputemos enseguida ideologías a las que jamás ha adherido (Teología de la Liberación), ni posiciones políticas que quizás haya adoptado en el pasado. Esperemos sus palabras, sus gestos, su magisterio, para comenzar este camino con él, obispo y pueblo, juntos.
Mientras tanto, después de la lluvia de estos días, el sol vuelve a brillar sobre Roma.

Ahora, hagámosle un favor al papa: ¡recemos por él!

13/03/13 el día del Papa Francisco

13/03/13 el día del Papa Francisco

Socrate il brutto!

SocrateNulla scegliamo solamente per la sua bellezza, ma tutto per la sua funzionalità, convenienza o secondo altre categorie di giudizio in base all’oggetto in questione. Al mercato scegliamo la frutta per il suo sapore, odore, consistenza, mai per la sua bellezza esterna o per il suo bel colore… (altrimenti vi sfiderei a scegliere… il kiwi!). Anche i vestiti che ci piacciono li scegliamo per la loro utilità, i mobili per la loro funzionalità.

Non scegliamo la fidanzata o la moglie soltanto per la sua bellezza ma anche perchè vediamo in lei qualcosa che ci attira più profondamente, che va oltre l’aspetto fisico e che risiede nel suo carattere, nel suo animo, nella sua anima (altrimenti vi sfiderei a sceglierne soltanto una!). Se poi avete la fortuna – come me – di avere un 2 in 1 allora meglio ancora!

A me sembra spesso banale e moralizzante una crociata contro la bellezza fisica a favore di quella interiore. E’ ormai lo standard buonista e politicamente corretto, è discorso politicamente simpatico ed attraente elogiare il “bello dentro” per cercare di distogliere lo sguardo dalla nostra società del bello in cui domina il culto alla bellezza. Voglio dire, il rischio è sempre quello di esagerare e finire per elogiare il brutto! Ma questo non è il punto.

E’ cosa buona e giusta riportare l’attenzione,  che spesso si ferma alla superfice (su ciò che è superficiale), all’interno (ciò che è l’essenza, il vero “sapore” del frutto che scegliamo), ma ho spesso l’impressione che siano sono parole, perchè – in fondo – il bello ci piace, e ci crediamo poco quando diciamo che non è essere belli l’importante (altrimenti vi sfiderei a non pettinarvi prima di uscire, a non profumarvi a non cambiarvi mai i calzini e a non lavarvi!).

Curioso il caso di Socrate! E più ci penso è più diventa un personaggio strano, atipico, un randagio della storia… Di Socrate sappiamo poco, e ciò che sappiamo è confuso; ma una cosa è certa, anzi certissima: Socrate – il padre della filosofia e della sapienza umana – era brutto! Ma quanto era brutto!? Qualcuno arrivo a dirgli che era un “monstrum“. Faccia bovina, sembrava un buffone. Gli occhi a palla sporgevano in fuori; il naso enorme, curvo, schiacciato e pieno di mocciolo! Vestiva male, trasandato e sporco.

Questo uomo così brutto e schifoso dal punto di vista estetico, nascondeva un tesoro: una sapienza che contribuì in modo decisivo a costruire la civiltà occidentale! Socrate il brutto, seppe spezzare lo standard di bellezza e perfezione greca indicando una via migliore: la conoscenza profonda di sé: “conosci te stesso”. Te stesso, ciò che sei veramente, in profondità, sotto la maschera bella che copre chi sei.

Da lì a conoscere tutto il passo è breve: lo diceva l’umanista spagnolo Juan Luis Vives che affermava che il cammino della vera sapienza inizia col “conosci te stesso” e termina col “conosci Dio”. D’altronde Socrate mi ricorda molto – e sempre di più – un altro “brutto”, davanti al quale conveniva “coprirsi il volto” per non vederlo “tanto era sfigurato il suo volto”… ed anche lui nascondeva un tesoro bellissimo che salvò l’umanità. Egli era la vera Sapienza.

miguel c. s.

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