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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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Tre false testimonianze sulla Chiesa cattolica: la grande diffamazione!

stark-coverAleteia – “Non sono cattolico, non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa ma per difendere la storia”

Violenza, inganno e sete di potere sono i tre peccati capitali della Chiesa cattolica, la potente e macchinosa istituzione che da duemila anni inganna e soggioga gli uomini mentre vanta un presunto potere spirituale affidatogli dallo stesso Gesù Cristo. E’ questo il mito che da tempi immemori è stato sostenuto e trasmesso da intellettuali anti-cattolici fino ad entrare nell’immaginario comune. Niente di più falso se si studia la storia senza paraocchi e preconcetti ideologici, senza voler spacciare per verità storiche delle favole inventate ad hoc per combattere e screditare la Chiesa e i cristiani.

Contro queste e altre fantasiose “leggende nere”, Rodney Stark ha pubblicato il saggio Bearing false witness, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Lindau col titolo False testimonianze. Come smontare alcuni secoli di storia anticattolica.

L’autore è un sociologo statunitense nato nel 1934 a Jamestown (North Dakota) e per molti anni professore alle università di Washington e Baylor. Di famiglia luterana, i suoi studi si concentrano sulla storia delle religioni ed in particolare sul valore storico del cristianesimo nella nascita e lo sviluppo della società occidentale. L’intenzione principale dell’autore non è quella di difendere la Chiesa ma di fare giustizia alla storia; afferma infatti: “Non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia”.

Lungo il suo percorso di studi e in decenni di insegnamento universitario Stark ha avuto modo di scoprire “pesanti distorsioni derivanti da un palese atteggiamento anticattolico”. Si tratta di “invenzioni veramente fantasiose” che oggi sono spacciate per vere nei testi scolastici ed universitari.  “Esagerazioni estreme”, “false accuse e palesi menzogne”, veicolate da una “massa di testi pieni di falsità” e, purtroppo, profondamente radicate nella nostra cultura e nel pensiero comune. Da Rousseau a E. Gibbon  passando per Voltaire e gli illuministi francesi, massoni e razionalisti, l’elenco degli “illustri autori anticattolici” è estremamente lungo.

1. Antisemitismo.

La Chiesa ha promosso la persecuzione degli ebrei: falso! Stark ammette la possibilità che, lungo la storia, alcuni uomini di Chiesa abbiano potuto alimentare l’odio verso gli ebrei “rei” di aver ucciso il Figlio di Dio crocifiggendolo. Ammette anche che alcuni atteggiamenti della Chiesa, abbiano potuto rafforzare l’idea di un popolo “maledetto” da Dio: esiste infatti un forte legame tra fede e pregiudizio anti-semita. Ma è falso affermare che i papi abbiano sistematicamente promosso e giustificato l’antisemitismo offrendone delle basi teologiche attraverso l’insegnamento ufficiale della Chiesa e addossandosi dunque gran parte della responsabilità della “Shoà”! La storia rivela che è vero il contrario: fu proprio la Chiesa a creare una “barriera contro la violenza anti-semita”!

a) L’avversione contro gli ebrei precede di molto la nascita del cristianesimo. Seneca li definì “razza maledetta” e “popolo scellerato”, Cicerone e Tacito li consideravano dannosi e malvagi, dai costumi “sinistri e disgustosi”. Nel 139 a.C. gli ebrei furono cacciati da Roma. Gli imperatori Tiberio e Vespasiano emanarono feroci editti contro i giudei. Domiziano non fu più tenero col popolo ebraico. Ma ancor prima, troviamo tracce di antisemitismo nella cultura greca e nell’antico Egitto, dove erano considerati ospiti indesiderati…

b) Secondo R. Stark le radici dell’antisemitismo sono da collegare all’esclusivismo della religione ebraica che ha generato nei secoli reazioni ostili in chi si trovava all’esterno del gruppo (“così come l’esclusivismo cristiano generò l’ostilità romana”). In seguito si creò un acceso conflitto religioso tra gli ebrei e la nuova minoranza cristiana, un conflitto che sfociò in violente repressioni da parte della religione dominante contro i cristiani, accusati di “eresia oltraggiosa”.

c) Stark nota che in Europa gli ebrei vissero in piena sicurezza dal VI al XI secolo. La Chiesa aveva infatti proibito le conversioni forzate di ebrei e musulmani! Per gli ebrei furono secoli felici, di libertà e sviluppo culturale, fino all’inizio delle crociate, quando la Chiesa iniziò a considerare più seriamente i conflitti religiosi. Molti ebrei perseguitati da príncipi e comandanti locali (in Germania e Francia) vennero protetti da vescovi e sacerdoti. Durante la Peste Nera (1347-1350) gli ebrei furono accusati di aver avvelenato i pozzi ma una bolla papale di Clemente IV ordinava ai cristiani (pena la scomunica) di proteggere gli ebrei respingendo ogni falsa accusa di avvelenamento.

d) La “leggenda nera” racconta anche che sotto il dominio musulmano gli ebrei godettero di stima e libertà. La storia racconta invece le forzature, le umiliazioni e le violenze subite da ebrei e cristiani sotto la dominazione islamica. Nella Spagna musulmana ad esempio – dopo secoli di pace – gli ebrei dovettero fingere conversione (v. Maimonide) all’Islam oppure emigrare per mantenere la propria libertà. “La pretesa superiorità dell’Islam quanto a tolleranza è un’assurda invenzione” (p. 44).

e) L’autore analizza infine nel dettaglio la lunga serie di distorsioni e diffamazioni contro Pio XII accusato di aver appoggiato Hitler (pp. 47-55). Una campagna rabbiosa ideata appositamente dall’Unione Sovietica, sostenuta dalla cultura di sinistra ma smentita oggi da molti storici e dagli stessi ebrei dopo la Seconda Guerra Mondiale.

2. Sterminio dei pagani.

moneta-costantinoIl cristianesimo si è affermato con la forza e la violenza: falso! A cosa si deve il formidabile successo del cristianesimo nell’Impero Romano? Per secoli i cristiani lo considerarono un vero miracolo, ma dall’illuminismo in poi si è iniziato a parlare di presunte violenze da parte dei cristiani per imporre la loro religione nell’Impero; oppressioni e persecuzioni sferrate soprattutto grazie all’appoggio di Costantino, convertitosi al cristianesimo nel 313 d.C.. Lo storico britannico Gibbon teorizzò una brutale persecuzione contro i pagani politeisti imbevuti di spirito di tolleranza e mitezza. Niente di tutto ciò è vero. I pagani, anche dopo la conversione di Costantino, continuarono a vivere in libertà nella società romana, occupando anche importanti cariche nel governo imperiale. Fu un periodo di tolleranza e pace tra cristiani e pagani. “Costantino non mise fuori legge il paganesimo né giustificò le persecuzioni contro i non-cristiani” (p. 85). I templi non furono chiusi né tantomeno distrutti. Gli unici attacchi promossi da Costantino furono perpetuati contro gli eretici cristiani (gnostici, valentiniani e marcioniti). In particolare due editti imperiali promossero esplicitamente un sano pluralismo religioso per il bene dell’impero. Vescovi e filosofi pagani coltivavano amicizie e i buoni rapporti portarono anche a rituali e feste condivise.

Con l’imperatore Giuliano (“una sorta di santo tra gli intellettuali anticattolici”) iniziò un periodo di violenza contro i cristiani. L’imperatore non guidò la persecuzione ma permise e giustificò torture e massacri di vescovi, sacerdoti e fedeli; ripristinò i sacrifici cruenti di animali, sovvenzionò i templi mentre tolse sussidi alle chiese ed escluse i cristiani dal governo, infine impedì loro l’accesso alla formazione classica. Con Giuliano fu sentenziata la fine del pluralismo e i due poli religiosi – cristiani e pagani – si allontanarono irrimediabilmente pur sopravvivendo entrambi. Dopo Giuliano si succedettero imperatori cristiani e la sopravvivenza del paganesimo fu dettata più dal pragmatismo politico che da ideali di tolleranza e pluralismo. Col passare degli anni, però, il paganesimo perse sempre più terreno – lentamente e progressivamente – e la causa non fu certo lo spargimento di sangue ad opera dei cristiani come molti storici anticattolici hanno voluto farci credere.

Stark si è occupato della formidabile fortuna del cristianesimo durante i primi secoli nel suo saggio Ascesa e affermazione del cristianesimo (Lindau 2007) dove affronta l’argomento dall’inedito punto di vista sociologico. Le cause dell’affermazione della nuova religione sul paganesimo sono molteplici ma in nessun modo si è fatto uso di coercizione, forza fisica o politica (una tesi frutto della fantasia che non compare neanche nel denso e dettagliato saggio appena citato).

Secondo Stark una delle principali cause dell’ascesa del cristianesimo fu l’aspetto comunitario della nuova religione che sostituiva una religione basata sul culto nel tempio. Il modello “comunitario” dei cristiani convinse (per attrazione) molti pagani a convertirsi: la comunità generava il cambiamento morale, impegno sociale e una speranza per il futuro che il paganesimo di fatto non offriva.

3. Oscurantismo.

La Chiesa ha nascosto i “vangeli” scomodi e il vero messaggio di Gesù: falso! Verso la fine del XIX secolo sono stati scoperti in Egitto i cosiddetti “Vangeli Apocrifi” risalenti ai primi secoli cristiani. Questi importanti ritrovamenti hanno provocato accesi dibattiti sui giornali e approfondimenti scientifici, accendendo la curiosità e la fantasia di storici, ricercatori e romanzieri. L’importanza di queste scoperte sta nel fatto che questi “vangeli perduti” veicolano messaggi diversi – o addirittura contrari – al messaggio trasmesso dai Vangeli canonici. Ciò che accomuna gli apocrifi è una forte influenza delle scuole gnostiche con importanti conseguenze a livello teologico sulla figura e il messaggio di Gesù, sui cristiani e sul mondo. Molti studiosi, in gran parte anti-cattolici, col sostegno della stampa internazionale, suggerirono che questi libri sarebbero stati proibiti perché portatori di messaggi troppo importanti che la Chiesa non avrebbe voluto rivelare, sulla comunità apostolica, sul ruolo delle donne, sulla risurrezione e sugli insegnamenti segreti dell’illuminato Gesù di Nazareth (un uomo saggio, rivelatore di oracoli divini). Si tratterebbe dunque di una cospirazione da parte delle autorità ecclesiastiche per nascondere importanti verità al mondo al fine di governare meglio i cristiani con dei Vangeli ufficiali meno interessanti, meno completi, meno affidabili e meno rivelatori di quelli volutamente “interdetti” e proibiti. Il Gesù dei Vangeli “ufficiali” sarebbe dunque “una costruzione teologica fantasiosa”, inventata dalla Chiesa e lontana dal vero Gesù storico più “aperto” (umano) e meno “dogmatico”. Ciò che emergerebbe è un’immagine della Chiesa come club esclusivo di illuminati, un élite di iniziati, custodi di oracoli segreti, sconosciuti ai più.

vangelomariaTra i vangeli apocrifi più celebri ci sono il “Vangelo di Maria” e il “Vangelo di Giuda”. Il primo ha come protagonista Maria Maddalena, scelta da Gesù come apostola prediletta al di sopra dei dodici. Questo testo – che negherebbe inoltre l’esistenza del peccato – è stato recentemente utilizzato per rivendicare la leadership femminile nella Chiesa e per ipotizzare una relazione sentimentale tra Gesù e Maria di Maddala. Il secondo testo (pubblicato solo nel 2006) fa di Giuda il “più fidato degli apostoli”, custode dei “misteri del regno”.

La verità, afferma Stark, è che questi Vangeli non furono nascosti ma volutamente esclusi dal canone del Nuovo Testamento fin dall’epoca patristica proprio perché considerati da subito fantasiosi, grotteschi, capziosi e dunque pieni di imprecisioni e incoerenze inaccettabili per i cristiani. Ireneo di Lione li condannò come “testi eretici”; Nelle narrazioni gnostiche infatti Dio viene rappresentato come un demone malvagio, il mondo come un luogo corrotto, gli ebrei e i cristiani come dei depravati, Gesù come un illuminato fondatore di un élite di sapienti capeggiata da Maria Maddalena o da Giuda… Questo pensiero affonda le sue radici nella filosofia classica ed era legata al paganesimo (questi gruppi furono infatti risparmiati dalle persecuzioni contro i cristiani) ma purtroppo sono molto più recenti di quanto si pensi le teorie secondo le quali i “vangeli gnostici” sarebbero, in realtà, gli unici vangeli degni di fede, censurati da una Chiesa oscurantista che mirava a coltivare i propri interessi e a nascondere la verità su Gesù. Eppure, già nel maggio del 2014, il Wall Street Journal dovette ammettere che il presunto matrimonio tra Gesù e Maddalena apparentemente sostenuto dagli apocrifi non era altro che una bella “bufala” priva di fondamento storico.

Articolo pubblicato su Aleteia

Pakistan: “Cristiani il nostro obiettivo”. Il vescovo: “Portate la croce come Cristo”.

AFP PHOTO / ARIF ALI

AFP PHOTO / ARIF ALI

CRISTIANI NEL MIRINO

“Abbiamo commesso l’attentato di Lahore perché i cristiani sono un nostro obbiettivo, e faremo altri attentati di questo tipo in futuro”. Così il portavoce del gruppo talebano pachistano Jamaat-Ul-Ahrar ha rivendicato la stage avvenuta a Lahore dove un kamikaze ha provocato la morte di più di 72 persone tra le quali almeno 30 bambini e ferito circa altri 300 cittadini. L’attacco è avvenuto il giorno di Pasqua in un parco giochi dove intere famiglie festeggiavano coi loro bambini approfittando il giorno di festa concesso ai cristiani per la Pasqua. Tra le vittime anche alcuni musulmani, ma la rivendicazione dei talebani parla chiaro: l’obbiettivo sono i cristiani, una minoranza che, mentre piange le vittime dell’odio religioso, vive ora il terrore di nuovi attentati a “le infrastrutture dello Stato e del governo, le scuole e le università”. Secondo l’organizzazione Life for All che si occupa dei diritti delle minoranze, tra le vittime ci sarebbero circa 51 cristiani.

IL VESCOVO: “ANDIAMO AVANTI PORTANDO LA CROCE”

L’arcivescovo di Lahore, mons. Sebastian Shah, ha visitato le famiglie delle vittime e i molti feriti: ”Ho visitato ogni letto, e ogni vittima di qualsiasi fede. È stato davvero difficile, perché ho visto tanti bambini di appena 4 o 5 anni, cristiani e musulmani, feriti o uccisi da questo terribile attacco”. Il vescovo ha chiesto ai suoi fedeli di “non perdere la speranza”: “Anche se affrontiamo un periodo di grave difficoltà, dobbiamo imparare a rialzarci così come Cristo ha saputo rialzarsi pur portando la croce. E così noi, pur portando la nostra croce dobbiamo riuscire ad andare avanti. Perché Dio è e sarà sempre con noi”.

Molte le manifestazioni di solidarietà e cordoglio, dal premier pachistano Sharif a Malala, ma anche dai leader di tutto il mondo tra cui il presidente del governo italiano Matteo Renzi che ha parlato di “Pasqua insanguinata dalla follia kamikaze”.

MINORANZE IN PERICOLO CON COMPLICITA’ DELLO STATO E DI LEADER MUSULMANI

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages)

Photo credit should read RIZWAN TABASSUM/AFP/GettyImages

La situazione per la minoranza cristiana è sempre più tesa, dopo gli attentati del 2015 che costarono la vita a circa 20 cristiani durante le Messe domenicali, i continui attacchi alla libertà religiosa da parte dei fondamentalisti islamici si aggiungono alle diverse restrizioni a cui i cristiani sono sottoposti dalle autorità civili come ad esempio il reato di blasfemia.

Qualche settimana fa, l’esecuzione da parte delle autorità federali dell’estremista islamico Mumtaz Qadri che nel 2011 aveva ucciso il ministro Salam Taseer ha scatenato una ondata di proteste da parte dei cittadini pachistani. Per molti musulmani, infatti, il terrorista Qadri è stato un eroe nazionale per aver ucciso un ministro “traditore”, un musulmano che aveva osato criticare la legge contro la blasfemia e difendere la causa della cristiana Asia Naurin Bibi accusata proprio di blasfemia e condannata a morte dalla Corte Suprema del Pakistan. All’epoca dei fatti, in Pakistan nessun leader religioso, sciita o sunnita, aveva denunciato l’omicidio perpetuato da Qadri, ora durante i funerali dell’omicida, molti gruppi religiosi hanno partecipato celebrando la morte del terrorista come quella di un martire, un eroe della fede, con preghiere, petali di rose e preghiere per il combattente islamico.

BLASFEMIA E CONDANNA A MORTE: IL CASO DI ASIA BIBI

Secondo la Sharia in vigore in Pakistan, il delitto blasfemia dev’essere punito con la pena di morte. In base a questa legge Asia Bibi è stata arrestata per aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune donne. Secondo le testimonianze dell’accusa, la donna cristiana avrebbe toccato un recipiente per l’acqua riservato a donne musulmane, infrangendo un precetto che preserva la purezza dei musulmani dalla “contaminazione” e il contatto con gli infedeli cristiani, da qui la discussione che ha portato – secondo le donne del villaggio – all’offesa del Profeta da parte della donna cristiana. Nonostante le molteplici voci che si sono alzate in tutto il mondo a favore della sua liberazione, attualmente la donna è sorvegliata in cella di isolamento, lontano da amici e familiari, in attesa della definitiva decisione dei giudici pachistani. Si tratta della prima donna condannata a morte per blasfemia.

IL CASO BHATTI: DOPO CINQUE ANNI SENZA GIUSTIZIA

Nel 2011 fu assassinato il ministro cristiano Shahbaz Bhatti reo di aver difeso i cristiani pakistani contro le continue persecuzioni ed attentati e di essersi schierato a favore della liberazione di Asia Bibi. A cinque anni di distanza dal terribile omicidio, gli assassini sono stati arrestati e hanno confessato la loro responsabilità, ma nonostante questo il processo è ancora in alto mare a causa delle forti pressioni sociali e religiose: per i musulmani infatti l’uccisione di un cristiano – ancora di più se ha offeso l’islam – non rappresenta un delitto per cui dover essere puniti. Continue minacce di morte arrivano all’avvocato difensore, ai testimoni oculari e alla famiglia Bhatti, ingiungendo di liberare gli imputati, di sollevare le accuse e di discostarsi dal caso. La Conferenza Episcopale Pakistana ha chiesto alla Santa Sede di aprire un indagine diocesana, il primo passo per l’apertura di un processo di canonizzazione per il politico martire che si è esposto alle minacce ed infine alla morte non nascondendo la propria fede, denunciando le ingiustizie e schierandosi dalla parte dei cristiani pachistani perseguitati.

PAKISTAN: ABUSI, RAPIMENTI, VIOLENZE CONTRO I CRISTIANI

Solo alcuni dei casi riescono ad ottenere risonanza mediatica, ma gli abusi contro i cristiani in Pakistan sono all’ordine del giorno. Nel 2013 una coppia cristiana è stata arrestata con l’accusa di blasfemia. La polizia ha torturato il marito davanti alla donna e ai quattro figli provocandogli gravi lesioni e handicap indelebili. Nell’ottobre del 2015, Sonia Bibi, ragazza cristiana di 20 anni, è stata aggredita da alcuni musulmani, cosparsa di benzina e arsa viva dagli aguzzini. A gennaio di questo anno, una ragazza cristiana di soli 18 anni, è stata rapita da un uomo musulmano mentre era sola in casa. Quella di rapire ragazze cristiane o indù per costringerle a conversioni e matrimoni forzati è una pratica che ogni anno miete migliaia di vittime: mille ogni anno secondo le ONG presenti nel paese asiatico e secondo l’agenzia Fides. Solo in rarissimi casi le ragazze tornano a casa dalle loro famiglie, grazie anche alla complicità delle autorità locali restie a difendere le minoranze di fronte ai propri correligionari.

SITUAZIONE DEI CRISTIANI SEMPRE PIU’ GRAVE

Da quanto emerso nell’ultimo documento della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, dove sono raccolti dati relativi al periodo 2013-3015, “I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione continua a peggiorare in molti dei Paesi in cui affrontano da tempo gravi limitazioni alla libertà religiosa”.

Secondo l’organizzazione Open Doors, che ogni anno pubblica la classifica dei paesi dove esiste la più forte persecuzione anticristiana, le violenze di matrice religiosa continuano ad aumentare anno dopo anno nel paese islamico. Il Pakistan è il sesto paese più violento secondo la World Watch List del 2016, mentre nel 2015 era all’ottavo posto. Open Doors afferma che “l’estremismo islamico costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana (in ben 35 dei 50 paesi della lista); sono in forte aumento anche il nazionalismo religioso (leggasi per esempio India, salita al 17° posto) e la paranoia dittatoriale (come in Eritrea 3° o Corea del Nord 1°)“.

La persecuzione contro i cristiani cresce esponenzialmente di anno in anno. Nel 2015 sono stati uccisi in tutto il mondo 7100 cristiani a causa della loro fede (4344 nel 2014) e distrutte 1062 chiese (1062 nel 2014).

PAPA FRANCESCO: “UN ESECRABILE ATTENTATO”

Papa Francesco ha espresso il suo cordoglio durante la preghiera del Regina Coeli: “Ieri, nel Pakistan centrale, la Santa Pasqua è stata insanguinata da un esecrabile attentato, che ha fatto strage di tante persone innocenti, per la maggior parte famiglie della minoranza cristiana – specialmente donne e bambini – raccolte in un parco pubblico per trascorrere nella gioia la festività pasquale”. Il Papa ha manifestato la sua vicinanza alle vittime di questo “crimine vile e insensato” invitando i fedeli a “pregare il Signore per le numerose vittime e per i loro cari”. Infine Francesco ha rivolto un “appello alle autorità civili pachistane affinché “compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili”

Articolo originale su Romagiornale.it

Cristo crocifisso ieri e oggi: i cristiani spagnoli che popolano il cielo

cristo calatorao“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. (…) Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv. 15,20).

Gesù lo aveva detto, lo aveva affermato chiaramente: egli apriva una strada verso il Cielo e questa strada passava necessariamente per la croce, per la persecuzione, per il dolore, la per la morte violenta.

Ma Gesù aveva anche annunciato chiaramente che la morte non avrebbe stroncato del tutto la sua vita, ma l’avrebbe trasformata, e che questa stessa sorte spettava anche ai suoi discepoli: “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. (…) Ora siete nella stristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv. 16,20-23).

Così Paolo, che nel frattempo ignorava tutti questi fatti, rassicurava il fratello Timoteo scrivendogli: “Se moriamo con lui, vivremo anche con Lui” (2 Tm. 2,11).

La storia della Chiesa si può leggere seguendo il filo rosso del sangue dei martiri, a dimostrazione che queste parole di Gesù si sono avverate alla lettera: “Il mondo vi odia”. Il mondo ci odia perché il demonio ci odia e cerca, in ogni modo, di sterminare i cristiani illudendosi di strappare dalla memoria della storia la “testimonianza di Gesù”.

martire martinLo scorso anno, il Venerdì Santo, riflettevo sulla strage avvenuta in Kenya dove terroristi di fede islamica irrompevano in un campus universitario uccidendo gli studenti cristiani e liberando gli ostaggi che recitavano qualche versetto del corano.

Parlavo del rischio di rimanere indifferenti di fronte alle sofferenze di Cristo in Croce: La nostra esperienza ci mostra – scrivevo – come siamo lontani dal lasciarci commuovere dalla passio Christi: spesso ascoltiamo distratti il racconto della passione restando a una distanza di sicurezza che ci impedisce di com-patire (patire assieme) Gesù. Forse il poco amore per Lui, forse la poca consapevolezza del nostro peccato, forse l’incapacità di comprendere a pieno l’entità del dono, del sacrificio della croce.

Oggi nella nostra quotidianità fatta di scadenze impellenti e di impegni improrogabili, restiamo indifferenti alla passione di coloro che, accomunati alla sorte del Maestro, vengono perseguitati e crocifissi con Lui: Oggi Cristo muore ancora. E possiamo ancora rimanere indifferenti, lontani, freddi; possiamo ancora evitare di entrare nella passione di Gesù pensando che a noi bastano le nostre piccole o grandi croci quotidiane”.

Se il Venerdì Santo del 2015 riflettevo sui giovani del Kenya oggi mi tornano in mente quei cristiani spagnoli che, non molti anni fa, subirono la grande persecuzione a causa della loro fede. La Seconda Repubblica spagnola fu protagonista di una delle più violente persecuzioni religiose della storia, uno sterminio che riempì le strade del sangue di Cristo, versato in odio alla fede. “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”.

A 80 anni di distanza dall’inizio della persecuzione, leggere i nomi dei cristiani uccisi – dei vescovi, dei sacerdoti, delle suore, dei laici – scorrere l’elenco dei loro nomi e tirare le somme di quella barbarie, fa ancora inorridire, rabbrividire. Sono molte le storie che si possono raccontare, sono dettagli di una furiosa persecuzione anticlericale che ha messo in ginocchio l’intera chiesa spagnola: vescovi arrestati e torturati, uomini e donne uccisi all’uscita della Messa domenicale, donne violentate davanti ai loro mariti e figli, corpi squartati, mutilazioni dei genitali, esecuzioni sommarie di intere comunità religiose, cimiteri profanati…

MartiresBarbastro

Urne con i resti dei martiri. Barbastro, Aragón.

La storia dei Martiri di Barbastro, 51  clarettiani (in maggioranza giovani seminaristi) sequestrati e giustiziati dopo mesi di violenze e sadismo, è diventata un film (Un Dios prohibido) che non mostra che una piccola parte di una persecuzione che fu proporzionalmente superiore a quelle dei primi cristiani sotto gli imperi di Diocleziano e Nerone. Beatificati nel 1992 da Giovanni Paolo II questi ragazzi, mentre venivano portati in cimitero per essere fucilati, cantavano lodi a Dio, pur sapendo che andavano a morire, i miliziani non lo capivano e cercavano in ogni modo di farli smettere ma i religiosi clarettiani baciavano le corde con cui venivano legati, cantavano, dicevano di morire contenti e con sfacciata eroicità urlavano “Viva Cristo Rey!”

Un recente studio di Stanley Payne, The Spanish Civil War (Cambridge University Press 2012) ha definito la persecuzione da parte dei socialisti e anarchici spagnoli come “la più selvaggia violenza subita dalla Chiesa in tutta la sua storia”. Payne sottolinea che, tenendo conto del numero di religiosi uccisi, della entità della persecuzione, la ferocia delle violenze e il breve lasso di tempo in cui tutto ciò si è consumato, questa persecuzione supera di gran lunga quelle efferate durante la Rivoluzione Francese, la guerra civile russa e l’epoca dei Cristeros messicani. Il numero aggiornato il numero di religiosi uccisi durante la persecuzione anticattolica nella zona repubblicana è di 6788 vittime in tre anni (36-39). Senza contare che le sollevazioni e le scorribande della sinistra radicale rivoluzionaria contro i luoghi di chiese e conventi ebbero inizio nel 1931. Quella che si è consumata è stata una vera e propria caccia al clero cattolico con conseguenze devastanti per la Chiesa locale e la società spagnola e con ingenti danni materiali e morali. Non furono presi di mira tutti i cristiani ma i cattolici, e in particolare i religiosi (molti pastori protestanti infatti si identificarono con la sinistra e vennero risparmiati, le loro chiese rimasero aperte, il loro culto permesso).

A fomentare l’odio contro i cattolici, secondo Payne, furono “gli stessi sentimenti che motivarono i rivoluzionari francesi del 1792 e del secolo successivo”: la Chiesa era considerata detentrice di un ordine morale e politico che doveva essere sovvertito per sempre (Payne, p. 141).

guerra civil dati

Nel 1937 a Valencia un ministro della II Repubblica, Manuel de Irujo, riassumeva con sfacciato orgoglio i risultati della persecuzione: Tutti gli altari, le immagini sacre e gli oggetti di culto sono stati distrutti con vilipendio. Tutte le chiese hanno sospeso il culto. Gran parte dei tempi sono stati incendiati. Campane, calici, candelabri… sono stati fusi per fini industriali e bellici. Nelle chiese sono stati collocati magazzini, stalle, mercati, depositi di armi e destinate a diversi scopi. I conventi sono stati sloggiati e la vita religiosa sospesa. I sacerdoti e religiosi (in quanto sacerdoti e religiosi) sono stati arrestati, imprigionati e fucilati. E’ stata proibita tassativamente la detenzione di immagini sacre e oggetti di culto ad uso privato. Un regime di terrore dichiarato dagli stessi aguzzini: “La policía que practica registros domiciliarios, buceando en el interior de las habitaciones, de vida íntima personal o familiar, destruye con escarnio y violencia imágenes, estampas, libros religiosos y cuanto con el culto se relaciona o lo recuerde“.

Nel suo libro “Asì iban a la muerte” (Voz de Papel, 2011) Santiago Montenegro racconta le testimonianze di giovani vittime del terror rojo, giovani dimenticati dalla storia che hanno lasciato – attraverso biglietti, lettere e testimoni oculari – una “testimonianza sublime di amore a Dio, e al prossimo, un’impressionante dimostrazione di fede, speranza e carità cristiane, un altissimo esempio di coraggio e rigore morale” (p. 11). L’autore parla di “barbarie sacrilega”, di un “vero olocausto” frutto dell’odio dei gruppi marxisti e anarchici verso Cristo e i cristiani.

Questa è una storia dimenticata, anche da molti spagnoli; negata oggi da molti socialisti, figli e nipoti dei protagonisti del terrore; edulcorata, giustificata. Ma quei martiri, eroi della fede che non disdegnarono di venire crocifissi con Cristo, oggi popolano il Cielo, dove godono della vita eterna in attesa della Risurrezione finale.  Gesù lo aveva detto: “Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt24,13).

 

Suggerimenti bibliografici:

  • Alcalà C., Las checas del terror, Libros Libres 2007.
  • Bastante J., Mártires por su fe, Esfera de los Libros 2010.
  • Cantera Montenegro S., Asì iban a la muerte, Voz De Papel 2011.
  • Hernández Fugueiredo J.R., Destrucción del patrimonio religioso en la II Republica (1931-1936), Bac 2009.
  • Ortí Cárcel V., Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova 2000.
  • Martín de la Hoz J., Breve Historia de las persecuciones contra la Iglesia, Rialp 2015.
  • Payne G., La Guerra Civil Española, Rialp 2014.
  • Intervista allo storico spagnolo V. Cárcel Ortí pubblicata su rossoporpora.org

 

Venerdì Santo: hanno ucciso Gesù in Kenya!

cristo velazquezMeditare la Passione di Cristo, meditare le parole e i gesti, i sentimenti e le emozioni di quel giorno santo in cui il Figlio di Dio è stato condotto sulla cima del monte e inchiodato su una croce, è un atto di pietà che molti santi e mistici hanno esercitato per raggiungere una unione spirituale più profonda e feconda col proprio maestro.

Se essere una cosa sola con Gesù Cristo è il culmine del cammino cristiano (non a caso i cristiani sono chiamati così, perché sono, o dovrebbero essere altri cristi), meditare sulla sua Passione è il cammino da percorrere per raggiungere questa mistica unione (cfr. Gal 2,20).

Santa Teresa di Gesù, mistica spagnola nata 500 anni fa ad Ávila, nella sua autobiografia (Libro de la Vida) racconta di quel periodo di crisi giovanile in cui viveva una “grande avversione per la vita di chiostro”, un rifiuto per le cose sante e per le realtà eterne che le procurava grande sofferenza. In quel periodo, afferma la santa, “il mio cuore era così duro che se avessi letto tutta la passione, non avrei versato una lacrima; e ciò mi faceva soffrire”.

Quante volte abbiamo letto o ascoltato le pagine della passione di Gesù raccontata dai Vangeli senza versare una lacrima? E’ vero che non si piange per la morte di chi non si ama, tanto meno per la morte di chi non si conosce. Ma i grandi santi che conoscevano e amavano Gesù non potevano restare indifferenti di fronte al racconto della Passione mentre venivano presentate alla mente le immagini di Cristo sofferente, sanguinante, dolorante; deriso, insultato e sputato; abbandonato, tradito dagli amici, schernito dai nemici; flagellato, torturato, crocifisso; assassinato.

Quando si parla della Passione di Gesù è concessa una certa licenza mistica che permette di immaginare con la mente e meditare col cuore dettagli che vanno al di là delle esatte parole trasmesse dai Vangeli. Santa Teresa parla di un “permesso” speciale  che il Signore ci da (licencia nos da el Señor) quando pensiamo alla Sagra Passione: “ci consente di immaginare maggiori particolari – circa le pene e i tormenti che in essa egli ebbe a soffrire – di quelli descritti dagli evangelisti” (cfr. Meditaciones sobre los cantares). Nel meditare sulla sofferenza di Cristo, la stessa santa Teresa, così come alcuni altri santi (tra cui san Francesco d’Assisi e san Pio da Pietrelcina) vissero la “transverberazione” del cuore, ossia l’esperienza fisica (vissuta un dolore fisico lancinante) del cuore trafitto da un oggetto pungente.

E’ questo il senso di alcune opere o trattati mistici sulla passione che ancora oggi conserviamo come una preziosa eredità di molti santi. Ad esempio il De Tristitia Christi (o “Gesù al Getzemani”) di San Tommaso Moro; le Meditazioni sulla Passione di Gesù Cristo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori; le visioni sulla passione della beata Anna Katharina Emmerick (da cui trasse ispirazione Mel Gibson per il suo film The Passion) e tanti altri scritti dedicati alle sofferenze di Cristo.

Versare una lacrima pensando alla passione di Gesù è un certamente un dono, una grazia particolare che indica un grande amore per Nostro Signore, una gratitudine profonda per il suo sacrificio e la piena consapevolezza del proprio peccato che ha “meritato un così grande Redentore” (cfr. Preconio Pasquale).

Spesso la nostra esperienza ci mostra – al contrario dei santi – come siamo lontani dal lasciarci commuovere dalla passio Christi: spesso ascoltiamo distratti il racconto della passione restando a una distanza di sicurezza che ci impedisce di com-patire (patire assieme) Gesù. Forse il poco amore per Lui, forse la poca consapevolezza del nostro peccato, forse l’incapacità di comprendere a pieno l’entità del dono, del sacrificio della croce.

E’ per questo che ci fanno un grande servizio le rappresentazioni artistiche della passione: le immagini (le tante icone o sculture del Crocefisso, gli Ecce Homo o le Pietà), i canti (i tradizionali Stabat Mater o altri inni della passione), i film (La Passione e altri racconti cinematografici), i libri (i già citati testi dei santi e mistici), così come le poesie o le opere teatrali, le figure delle processioni della Settimana Santa.

Oggi Cristo muore ancora. E possiamo ancora rimanere indifferenti, lontani, freddi; possiamo ancora evitare di entrare nella passione di Gesù pensando che a noi bastano le nostre piccole o grandi croci quotidiane; possiamo ancora distogliere lo sguardo dall’obbrobrio dell'”Uomo dei dolori” (cfr. Is 53,3), dal Dio fatto verme, dall’innocente schiacciato e disonorato dall’uomo.

Ma possiamo ancora una volta guardarlo in faccia, guardare il suo corpo insanguinato, tumefatto dai colpi e mutilato senza pietà. Possiamo guardarlo nei cristiani uccisi per il Suo Nome che subiscono atroci violenze avvolti nel silenzio e nell’indifferenza nostra e del mondo intero. I martiri del Medio Oriente e dell’Africa che in questi mesi hanno subito la violenza assassina di uomini malvagi sono l’immagine viva di Cristo morente che subisce violenze inaudite fino alla sua morte.

Oggi Cristo è morto in Kenya, ieri in Egitto, l’altro ieri in Pakistan… la strage degli studenti kenioti (150 studenti uccisi dentro al Campus universitario di Garissa all’alba di giovedì santo) mostra nella sua crudezza l’immagine della passione di Cristo. Liberati i prigionieri musulmani, correligionari degli assassini jihadisti, i cristiani sono stati decapitati senza alcuna pietà. E’ la passione di Cristo che ritorna a noi, non già come un’immagine, una lettura o un racconto dettagliato, ma come una ripetizione attuale, tangibile, di quel sacrificio forse ormai troppo lontano per poterci commuovere.

Probabilmente il mondo resterà in silenzio, ma noi, di fronte a queste immagini saremo capaci di versare una lacrima?

 

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Guerra ai cristiani: come e perché parlarne.

christiansLa situazione delle minoranze cristiane nel mondo, col passare degli anni, si inasprisce sempre di più. Le statistiche segnalano un incremento nel numero delle vittime e nella brutalità delle aggressioni. Esistono delle zone calde, intere regioni dell’Asia e dell’Africa, dove la vita dei cristiani è costantemente in pericolo. Nella maggior parte dei casi si tratta di paesi a islamici dove i cristiani sono vittime del disprezzo etnico e religioso, considerati appartenenti ad una razza inferiore e destinati alla completa assimilazione (conversione o sottomissione), all’esilio o alla morte.

Senza dubbio si può parlare di una vera e propria guerra contro i cristiani, una guerra dalle dimensioni gigantesche paragonabile ai peggiori genocidi avvenuti lungo la storia. Una situazione di questo genere non si verificava dall’epoca in cui, nell’Impero Romano, i primi cristiani venivano fatti massacrare dalle bestie con l’accusa di sovvertire l’ordine sociale e di disattendere le leggi e la religione imperiale. Oggi, con la nascita dello stato islamico e la paranoia jihadista, il numero dei cristiani uccisi per il solo fatto di essere cristiani si è quadruplicato.

Ma la strage dei cristiani non sembra preoccupare troppo l’Occidente la cui unica paura è che questa sanguinosa e crudele guerra varchi il Mediterraneo e si installi all’interno delle nostre frontiere. E’ per questo che la strage dell’11 settembre a New York, l’attentato dell’11 marzo 2004 a Madrid e – in ultimo – il massacro di Parigi negli uffici di Charlie Hebdo, hanno sconvolto il mondo più di quanto lo facciano le centinaia di migliaia di cristiani che ogni mese vengono massacrati senza motivo in paesi non molto lontani ma che rimangono comunque fuori dal nostro raggio d’attenzione. Dati alla mano, il cristianesimo è gruppo sociale più martoriato della storia: dai tempi di Gesù si calcolano circa 70 milioni di martiri, 45 milioni dei quali nel XX secolo (cfr. J. Allen, Global War on Christians, pp. 32-33).

Qualche tempo fa, dopo l’ennesimo eccidio perpetuato in due chiese di Lahore (Pakistan), papa Francesco ha manifestato il proprio cordoglio chiedendo che “la persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca”.

cristianiIl giorno seguente, il direttore di un giornale cattolico italiano, vantava orgogliosamente di essere l’unico quotidiano a parlare della persecuzione contro i cristiani: l’unico ad onorare la memoria dei nuovi martiri e l’unico a raccogliere l’appello del papa che denunciava il silenzio complice della comunità internazionale.

La situazione reale, però, è un po’ diversa, e non ce ne voglia il direttore in questione, a cui va il merito di parlare di qualcosa di cui un giornale cattolico dovrebbe – per obbligo morale – parlare ogni giorno, investendo tutte le proprie forze, senza tregua. Se la missione di un giornale è quella di diffondere notizie vere, un giornale ufficialmente cattolico che non parli della guerra ai cristiani commetterebbe un doppio (e clamoroso) tradimento, venendo meno, in una sola volta e due principali missioni: come giornale e come giornale cattolico.

Dunque, a dire il vero, un giornale cattolico che vanti – come qualcosa di straordinario – di trasmettere la verità sui cristiani è come una stazione radio dedicata alla squadra di calcio della propria città che si vanti di essere l’unica radio a dedicarsi al propri beniamini, mentre le altre frequenze si perdono in musica e chiacchiere.  Ma c’è dell’altro. Non è del tutto esatto affermare che i media non si occupano delle stragi dei cristiani: spesso e nei casi più eclatanti (come per i recenti kamikaze di Lahore) i quotidiani nazionali ne hanno dato la notizia con ampio risalto: basta sfogliare, non solo i quotidiani cattolici come l’Osservatore Romano e l’Avvenire, ma anche La Stampa, Il Messaggero, Il Giornale, Libero, nonché gli organi ufficiali del pensiero unico laicista come Il Corriere della Sera o La Repubblica che, nelle centinaia di pagine pubblicate ogni giorno, riservano periodicamente qualche articolo a questa drammatica guerra.

Il punto è che, come ha fatto notare recentemente la giornalista de La Stampa Francesca Paci (autrice del libro Dove muoiono i cristiani), dei cristiani perseguitati si parla, ma dopo le breaking news, cala nuovamente il sipario e cristiani tornano “nell’angolo cieco della nostra visuale del mondo” (citando l’intellettuale Régis Debray): “troppo” cristiani per i terzomondisti e “troppo” esotici per l’Occidente.

Se ne parli dunque e se ne parli sempre soprattutto nei giornali cattolici perchè se nostro fratello fosse in pericolo di morte muoveremmo mari e monti affinché qualcuno ci aiuti a salvarlo. Se non ne parliamo metteremo in dubbio la nostra fratellanza oppure la reale gravità della situazione. Ma la situazione è grave e noi siamo fratelli.

Se ne parli dunque perché, se papa Francesco ha affermato che il mondo vuole nascondere questa strage, non è perché i giornali non ne parlino mai ma perché queste atrocità, appetibili solo per i nostri occhi mai sazi di sangue, non ci toccano più il cuore, e non toccano più il cuore della comunità internazionale, degli USA, dell’Europa, dell’ONU, sempre pronti ad intervenire per difendere i diritti delle minoranze offrendo sostegno e aiuto a categorie di persone che – seppur necessitate – non rischiano la vita come i nostri fratelli dell’oriente e del sud del mondo.

 Miguel Cuartero

Per approfondire: su questo argomento abbiamo pubblicato sul sito Romagiornale un articolo con un’interessante lista bibliografica di saggi sulla persecuzione ai cristiani (clicca qui).

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