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Cracovia: parrocchia romana porta più di 500 giovani alla GMG (VIDEO)

gmg romaUn vero e proprio esercito: 511 giovani assieme ai loro catechisti, sono partiti dalla parrocchia romana di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri Canadesi per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Questi ragazzi romani fanno parte dei circa 150mila appartenenti al Cammino Neocatecumenale che in questi giorni arriveranno in Polonia, provenienti da tutto il mondo, per incontrare Papa Francesco.

Sollecitati e incoraggiati dai loro catechisti a partecipare a questo importante evento ecclesiale, questi ragazzi si sono preparati spiritualmente e materialmente per questo pellegrinaggio  durante gli ultimi due anni. Oltre alla preparazione spirituale attraverso le celebrazioni con le loro comunità neocatecumenali (circa 30 nella loro parrocchia) e le periodiche “Scrutatio” organizzate ogni mese in parrocchia da don Gianvito Sanfilippo e dai catechisti del Cammino, i giovani si sono preoccupati di raccogliere i soldi necessari per pagare i circa 700 euro del costo del pellegrinaggio. A questo fine hanno risparmiato e hanno organizzato eventi di ogni tipo per autofinanziarsi: dalla classica vendita di dolci dopo le messe della domenica alla più elaborata “Cena col delitto”, ultima di una serie di serate organizzate ad hoc in questi ultimi mesi.

Ora sono in terre polacche, spostandosi in 10 pullman da 50 persone, evangelizzando per le strade e le piazze, nel cuore di questo continente che ha dimenticato le sue radici cristiane, che ha venduto la sua anima alle Banche e ora sperimenta tutta la sua fragilità e la sua mancanza di risposte davanti al vortice di terrorismo di cui è vittima. Sotto attacco da più fronti – schiacciata dalla tecnocrazia finanziaria, governata da élite laiciste e progressiste che mirano ad eliminare il cattolicesimo dalla scena pubblica e insidiata dal terrore di matrice islamica – l’Europa non ha bisogno dell’enennesimo “festival” estivo, ma ha urgenza di ascoltare dell’annuncio del Vangelo, quell’annuncio dell’Amore di Dio che ha il potere di togliere la paura della morte dal cuore dell’uomo. E’ il “ritorno al Kerygma” auspicato da Papa Francesco nel suo documento programmatico Evangelii Gaudium:

Non c’è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro, di più consistente e di più saggio di tale annuncio. Tutta la formazione cristiana è prima di tutto l’approfondimento del kerygma […] È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano  (Papa Francesco, EG 165).

dondavideI 511 vanno ad annunciare una parola, ma anche a riceverla: “La Parola è una sola” afferma uno degli accompagnatori don Davide Tisato, giovane sacerdote della diocesi di Roma (qui la sua storia) che prima di partire per la Polonia è stato ospite a TV2000 assieme ai catechisti e Pierpaolo e Claudia e ad alcuni giovani: La Parola è Gesù Cristo, è lui che riceviamo e che vogliamo andare a conoscere. Non andiamo alla Giornata Mondiale della Gioventù per andare fare festa o per incontrare altre persone… cose necessarie ma secondarie. Andiamo alla GMG per incontrare Gesù Cristo, è Lui che cambia e trasforma la vita“.

Se qualcuno ha pensato che a muovere questi ragazzi sia stata la voglia di vivere una bella e avventurosa vacanza, una settimana di turismo in Europa assieme agli amici e alla fidanzata o al fidanzato, si sbaglia: i giovani di tutto il mondo vanno a Cracovia in “pellegrinaggio” e non semplicemente in “viaggio”. Lo sottolinea don Davide che afferma: “Nella GMG c’è una dimensione nuova, quella del pellegrinaggio” che significa di “metterti in movimento… esci dalle tue sicurezze, dalla tua nazione, da case tua… e vai verso una meta comune assieme ad altri giovani, dove ti aspetta la figura di Pietro, il Papa. Metterti in movimento ti aiuta e ti prepara ad ascoltare la Sua parola”. “Queste occasioni sono momenti propizi per chiedere al Signore: Che cosa vuoi da me?”. Ospiti al programma Bel Tempo si spera di TV2000, gli stessi ragazzi raccontano quanto l’esperienza delle passate edizioni della GMG abbia inciso nelle decisioni più importanti della loro vita.

I ragazzi parteciperanno alla veglia e alla Santa Messa con Papa Francesco al Campus Misericordiae. Poi, il 1 agosto torneranno sotto lo stesso palco per un incontro vocazionale coi responsabili del Cammino Neocatecumenale, Kiko Arguello (co-iniziatore assieme a Carmen Hernandez morta due settimane fa, il 19 luglio) e il sacerdote bresciano Mario Pezzi. L’incontro sarà presieduto dal cardinale di Cracovia alla presenza di molti altri cardinali e vescovi (leggi qui l’approfondimento). Sarà possibile seguire l’incontro in diretta su TV2000 (canale 28 sul digitale) a partire dalle ore 15,00. Qui I nostri “cinquecento” ascolteranno l’annuncio del Kerygma, la Buona Notizia, e chi sentirà la chiamata al sacerdozio, alla vita consacrata o alla missione (sia come singoli che come famiglia) potrà offrire la sua disponibilità per iniziare un serio percorso vocazionale al fine di seguire la volontà di Dio, lasciando le proprie sicurezze per appoggiarsi a Lui.

Molte conversioni ma anche vocazioni sacerdotali, religiose o familiari sono i frutti di questi pellegrinaggi e degli incontri vocazionali celebrati in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù.

TV2000, Bel Tempo si Spera (puntata del 20 Luglio 2016): Un gruppo di giovani della parrocchia del SS. Sacramento e dei Martiri Canadesi di Roma in partenza per la GMG di Cracovia si raccontano a Bel tempo si spera.

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I santi della GMG 2016 (2): Sant’Alberto Chmielowski, il San Francesco polacco.

sant'alberto chmAleteia – Tra i numerosi santi che onorano la nazione e la chiesa polacca spicca in modo particolare, per la sua radicalità evangelica e la sua totale dedicazione ai poveri, la figura di Sant’Alberto Chmielowski. Adamo, questo il suo nome di battesimo, nacque in una nobile famiglia polacca ad Igolomia (vicino Cracovia) il 20 agosto 1845 e morì all’età di 71 anni tra i poveri di Cracovia ai quali dedicò tutta la sua vita fino a diventare uno di loro dimenticando le origini aristocratiche e abbandonando le glorie mondane raggiunte attraverso una carriera di pittore che gli offrì non poche occasioni di soddisfazione. In patria è conosciuto come “il padre dei poveri” o “il San Francesco del XX secolo”.

Alberto fu un uomo dall’animo rivoluzionario e dal carattere impetuoso, affascinato della bellezza e dell’arte, ma l’incontro con Cristo lo porto a scegliere la via della croce, luogo dove la Misericordia di Dio si china sulla miseria umana per elevarla e redimerla. Nel suo itinerario si accorse che – con parole di Wojtyla – “E’ proprio il Cristo incoronato di Spine la vera immagine dell’amore per gli uomini, la vera immagine della misericordia”.

Il santo della misericordia: strumento concreto dell’amore di Dio.

La sua vita non fu semplice né il suo percorso lineare, attraversò periodi bui e grandi sofferenze corporali e spirituali, ma Adamo seppe scoprire volta per volta con pazienza e fede la strada da percorrere, un processo che lo portò alla piena uniformità con Cristo che “da ricco che era si fece povero” per farsi prossimo ai più emarginati e dimenticati, agli “scarti” della società. Nel giorno della sua canonizzazione, il papa Giovanni Paolo II sottolineò: “Adam Chmielowski fu discepolo pronto a ogni chiamata del suo maestro e Signore”.

Ciò che desta stupore leggendo la storia di questo santo polacco è la piena sintonia, il legame spirituale, che lo unisce a papa Francesco ed ai temi ricorrenti della sua predicazione: la scoperta della Divina Misericordia che cambia la propria vita, l’abbandono della mondanità, l’accoglienza e la pratica del Vangelo sulla scia di San Francesco d’Assisi, la gioia del servizio, l’opzione per i poveri e gli emarginati come stile di vita.

Prigioniero di guerra: l’arresto, la mutilazione, la fuga.

Il giovane Adamo Chmielowski (orfano di padre e di madre fin dalla tenera età) partecipò in modo attivo all’insurrezione del 1863 quando il popolo polacco si ribellò contro l’invasore russo. La sconfitta degli insorti fu schiacciante, la repressione durissima. La Chiesa subì conseguenze devastanti: molti i vescovi, i sacerdoti e i religiosi deportati e gli istituti religiosi soppressi dalle autorità russe. Durante la rivolta Adamo fu colpito da una granata mentre cavalcava, subì danni irreparabili ad una gamba e fu arrestato. L’infezione fu immediata e costrinse i nemici – che volevano il prigioniero vivo per poterlo processare e condannarlo a morte – ad amputarla sul campo con una sega, senza anestesia, concedendo al prigioniero la sola “consolazione” di un sigaro. Grazie all’intervento e alla complicità di amici e familiari, Adamo riuscì a scampare la condanna: fuggì dalla prigione nascondendosi in una bara e lasciò il paese portando con sé – come una croce visibile – una pesante protesi metallica.

Le belle arti, il ritorno in patria e la crisi esistenziale

Stabilitosi a Parigi Adamo si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti e proseguì poi gli studi all’Università di Grand e all’accademia di Monaco di Baviera. Da subito dimostrò grandi doti artistiche e una personalità forte che si manifestava nelle sue opere : un quid che lo elevava al di sopra degli altri pittori. Si distinse per uno stile avanguardista, le sue tele ricordavano quelle di Cézanne e lasciavano emergere il tormento e l’inquietudine di un anima alla ricerca del senso della vita. Tornato a Varsavia nel 1874 Adamo iniziò a frequentare gli ambienti artistici e letterati della società polacca prendendo parte attiva alla vita culturale e stringendo legami coi migliori artisti dell’epoca. La sua arte era tormentata, sofferta; molte le opere incompiute o distrutte, segno di un’insoddisfazione di fondo e di un dissidio esistenziale vissuto con pesantezza e dolore in un contesto di mondanità e spensieratezza com’era il circolo degli artisti di cui faceva parte. Le riflessioni sul senso dell’arte erano per Adamo strettamente legate a quelle sul senso della vita: “Il culto della propria arte è un inchinarsi a se stessi” nient’altro che un “ignobile idolatria”. Esprimere se stessi attraverso l’opera artistica fu per Adamo un compito secondario, di fronte a ciò che considerava primordiale: raggiungere la salvezza della propria anima. Fu la sua formazione cristiana ad alimentare quell’inquietudine che gli suggeriva una vocazione più alta alla quale doveva aspirare. L’arte e i successi ad essa collegati, non gli bastavano più. Nel 1880 entrò nella Compagnia di Gesù come fratello laico ma qui visse un esperienza di deserto spirituale che lo prostrò in una notte oscura dell’anima. In preda a crisi d’ansia, scrupoli, deliri e altri malanni che lo colpirono nel fisico e nella psiche, dovette lasciare i gesuiti per motivi di salute continuando a cercare altrove la propria vocazione.

L’incontro con la misericordia e la svolta

Dopo più di un anno di buio per Adamo si accese improvvisamente la luce grazie all’ascolto di una conversazione, tra il parroco e un fedele, sull’infinita misericordia di Dio verso l’uomo. In quel momento Adamo guarì completamente, l’angoscia scomparve e riprese la forza per percorrere la sua strada. Si dedicò alla carità aiutando i poveri che incontrava, ma anche al restauro di chiese e quadri religiosi e all’ incontro con amici e conoscenti diffondendo lo spirito di San Francesco d’Assisi a cui si legò progressivamente fino ad indossare – col permesso del Vescovo, essendo un laico – un saio grigio ed a pronunciare i voti di terziario francescano. Il cambiamento di vita fu sigillato con un nome nuovo: prese il nome di fratel Alberto. Andò a vivere in un vecchio appartamento a Cracovia che spesso condivideva con poveri e vagabondi che incontrava per strada assicurandogli vitto e alloggio. Alberto continuò a dipingere concentrandosi su quella che fu l’opera più importante della sua vita (e che fu poi posto accanto alla sua tomba): l’Ecce Homo. A questa tela aveva dedicato molto tempo e sforzo, senza riuscire a dare il giusto volto a quel Cristo che univa in sé la regalità di un Dio e la miseria di un uomo condannato a morte.

Il “luogo del riscaldamento”: la spazzatura del mondo nello sguardo di Dio.

ecce homo chmielowski

L’Ecce Homo di Chmielowski

L’incontro con un senzatetto che ospitò nel suo appartamento offrì ad Alberto l’occasione per scoprire definitivamente la sua vocazione. Fu quel ragazzo a portare il pittore nel “luogo del riscaldamento”, un dormitorio pubblico, diviso in due cameroni per maschi e femmine, che la città di Cracovia aveva messo a disposizione come rifugio per i poveri durante l’inverno. La visita a quel luogo di miseria fu per Alberto una vera “discesa negli inferi”: lì conobbe e toccò con mano ciò che era considerata la “spazzatura del mondo”, i rifiuti e gli scarti della società. Poca luce illuminava l’ambiente fetido dove si rifugiavano barboni, drogati, ubriachi e storpi, sistemati alla meno peggio; un ambiente pericoloso dove i più prepotenti dettavano legge a scapito dei più indifesi. Anche molti bambini trovavano rifugio dal freddo in quel letamaio. Tra le donne la situazione non era diversa, lì avvenivano feroci litigi, violenze di ogni tipo, ingiustizie e finanche aborti clandestini. L’impatto per Alberto fu terribile ma cercò da subito di trovare il modo di fare del bene. Presto comprese che l’unico modo di aiutare era quello di trasferirsi in quel luogo per vivere anche lui come un mendicante, ai piedi di Cristo incarnato in quei miserevoli. “Bisogna vivere con loro! Non si può lasciarli così”. Fu così che, spinto da un impulso di carità, Alberto vendette i suo dipinti, lasciò l’appartamento e si fece spazio nel rifugio dove appese subito un quadro della Madonna di Czestochowa. I rapporti con i nuovi coinquilini non furono subito idilliaci ma, con fatica, Alberto seppe conquistare la loro stima. Coi suoi risparmi e col ricavato delle vendite delle opere d’arte, ripulì e rinnovò il dormitorio: disinfestato, tinteggiato, attrezzato con nuove finestre, una cucina, un bagno, un guardaroba, una dispensa e un piccolo pronto-soccorso. Alberto offriva anche lezioni di catechismo e momenti di preghiera comune. Presto arrivarono dei collaboratori volontari che decisero di trasferirsi anche loro per servire i poveri. Tutto mirava a restituire una dignità a quei mendicanti che, in un ambiente pulito e sereno, ritrovavano la voglia di vivere e sentivano – forse per la prima volta nella vita – quanto fossero preziosi agli occhi di Dio mentre il mondo li rifiutava e si turava in naso al loro passaggio. Molte conversioni straordinarie confermarono l’operato di Alberto, veri miracoli del Signore e della sua Divina Misericordia.

La congregazione di Frati e Suore “buoni come il pane”

Nel 1888, nacque la congregazione di “Frati del III Ordine di S. Francesco, Servi di Poveri” che vennero presto chiamati col nome del loro fondatore: gli “albertini” (dal 1891 anche un ramo femminile, le “albertine”). Le opere si moltiplicarono, fondarono altri dormitori, ma anche orfanotrofi, asili per anziani, case di assistenza sociale e “cucine per il popolo”. Ai suoi frati e suore, per i quali fondò degli eremi dove ricevano la formazione prima della missione, Alberto ripeteva: “Bisogna essere buoni come il pane” per nutrire gli affamati, un pane buono che si spezza e si moltiplica, un pane “che ognuno può prendere per soddisfare la propria fame”. L’opera della congregazione fu affidata alla Divina Provvidenza così come a San Giuseppe e alla Vergine Maria che Alberto definiva “la mia Dispensiera” o “confondatrice”.

L’incontro con Lenin e la narrazione di Karol Wojtyla.

Sembrerebbe che a Cracovia il leader della rivoluzione sovietica Lenin abbia incontrato fratel Alberto e che i due ebbero modo di discutere sulla povertà e sulla giustizia sociale. Di questo incontro dove si contrapposero l’utopia marxista-leninista e il messaggio della carità cristiana, non ci sono rimasti documenti, nulla è stato pubblicato se non un dialogo frutto della fantasia di un poeta: Karol Wojtyla che dedicò a Sant’Alberto Chmielowski l’opera teatrale Fratello del nostro Dio (scritto nel 1949). Lo sconosciuto (questo il nome dato a Lenin nel dramma) dirà a fratel Alberto che non voleva sposare la sua idea di giustizia sociale: “I poveri non ti seguiranno”, “Io seguirò loro” risponderà il frate dimostrando che per il cristiano il vero aiuto ai poveri non è diventare una guida per incanalare la loro ira verso una sovversione sociale ma farsi loro servitore secondo i consigli e l’esempio di Gesù Cristo. Fu proprio questa la via che seguì Adamo Chmielowski che morì il 26 dicembre del 1916 (a pochi mesi dalla rivoluzione sovietica) nel dormitorio di Cracovia, lasciando in eredità una meravigliosa testimonianza di fede e carità, donando la propria anima e diventando egli stesso “pane buono” per sfamare gli affamati.

Alberto fu beatificato il 22 giugno del 1983 a Cracovia e canonizzato il 12 dicembre del 1989 in Vaticano dal papa connazionale San Giovanni Paolo II che disse di lui: “Non fu soltanto uno che fa la carità, ma divenne fratello di coloro che egli serviva. Il loro fratello. Il fratello grigio, come era chiamato”.

 

Per approfondire:

Da visitare:

  • A Cracovia: Santuario di fratel Alberto (detta anche Chiesa di Ecce Homo). Via Woronicza 10, Cracovia.

Disse sant’Alberto:

«Perché il profumo si diffonda, bisogna rompere il vaso. Non basta che amiamo Dio, bisogna anche che, a contatto con noi, altri cuori s’infiammino. Questo conta. Nessuno sale in Cielo da solo».

 

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale su Aleteia.org

I santi della GMG 2016 (1): Santa Orsola, apostola della nuova evangelizzazione.

orsola led

Aleteia – Papa Francesco ha scelto san Giovanni Paolo II e santa Faustina Kowalska come santi protettori della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Si tratta dei due santi polacchi più conosciuti nel mondo, tuttavia sono numerosi i figli della Polonia elevati agli onori degli altari che accompagneranno dal cielo questa GMG con la loro intercessione; sono testimoni di una fede radicata attraverso i secoli nella storia del paese ed incarnata nella vita di molti suoi cittadini. Tra loro c’è sant’Orsola, una donna che spese la sua vita per dedicarla ai giovani, educando e formando le ragazze più in difficoltà. affrontando molte fatiche anche a costo di mettere a rischio la propria vita. Ecco chi era sant’Orsola, al secolo Giulia Ledóchowska.

Una famiglia benedetta da Dio.
Giulia Ledóchowska, seconda di sette figli, nacque il 17 aprile 1865 a Loosdorf (Austria) da madre svizzera e padre polacco, in una famiglia nobile e aristocratica che diede numerosi frutti di santità, segno che il potere e le ricchezze non sono necessariamente un impedimento per la conversione e che la santità non è una prerogativa riservata ad una categoria sociale o economica di persone. Lo zio di Giulia (Miceslao Ledóchowski) fu arcivescovo e cardinale; il fratello Wladimiro fu sacerdote gesuita e diventò Preposito Generale della Compagnia; la sorella maggiore Maria Teresa, terziaria francescana, è stata proclamata Beata da Paolo VI: abbandonata la tranquilla e lussuosa vita di Corte, dedicò corpo e anima alle missioni africane, fondò l’istituto San Pietro Claver, istituì diversi comitati per l’abolizione della schiavitù e una tipografia a Salisburgo per la stampa di riviste e bollettini missionari; la chiamavano “la pazza delle missioni” o “madre delle missioni africane”. Tre figli e tre nipoti di Antonio e Giuseppina Ledóchowski scelsero vita religiosa.

I genitori e la trasmissione della fede in famiglia.
Questo amore al Vangelo e questo zelo per annunciarlo al mondo spendendo la propria vita, sono i frutti dell’educazione cristiana ricevuta in famiglia, della fede trasmessa dai genitori tra le mura domestiche; Antonio e Giuseppina Ledóchowski lasciarono ai loro figli l’eredità più preziosa: non ricchezze e titoli onorifici (che pure avevano) ma l’insegnamento che la vera felicità sta in amare Dio sopra tutte le cose e il prossimo come sé stessi. Spesso è evidente come dietro ad un santo canonizzato e conosciuto, c’è il lavoro silenzioso e poco conosciuto di un padre ed una madre che hanno seminato nella quotidianità il buon seme destinato a crescere secondo le innumerevoli strade del Signore. La stessa Orsola – che dedicò poi la sua vita all’educazione – ebbe a dire: “soltanto sulle ginocchia di una santa madre si educano i santi, i sacerdoti, i politici…” e anche: “Il compito  della famiglia è dare Dio al bambino; se gli darai Dio, gli avrai dato tutto, se non gli dai Dio, non gli avrai dato nulla”.

La vocazione religiosa, una figlia di Angela Merici.
Nel 1983 la famiglia di Giulia si trasferì vicino Cracovia, a Lipnica Murowana. A 21 anni, dopo aver ottenuto la benedizione dal padre morente a cui confidò la volontà di intraprendere la vita religiosa, Giulia entrò nel convento delle Orsoline (ordine fondato da sant’Angela Merici), prendendo il nome di Maria Orsola di Gesù. Per molti anni lavorò come insegnante ed educatrice nella scuola delle suore. Fu superiora del suo convento dal 1904 al 1907 e si adoperò per fondare un internato per studentesse universitarie nei locali del convento. Nel 1907, con la benedizione del papa Pio X, si recò a San Pietroburgo per prendersi cura delle studentesse polacche che abitavano in un pensionato della parrocchia di Santa Caterina. Qui, Orsola fu costretta, assieme alle sue suore, ad indossare abiti civili e a lavorare in clandestinità, costantemente sorvegliata dalla polizia segreta del regime che non permetteva opere di apostolato nel suo territorio. Lungo la sua vita fondò diverse case Orsoline (in Russia, in Scandinavia e in Svezia) così come diversi pensionati per ospitare ragazze studentesse fornendole un ambiente confortevole ed una educazione religiosa e umana.

Infaticabile apostola nella Scandinavia.
Dopo diversi anni di apostolato clandestino nel 1914, a causa della sua cittadinanza austriaca, fu costretta a fuggire dalla Russia per rifugiarsi in Svezia. A Stoccolma fondò un nuovo pensionato per signorine e un giornale per i cattolici svedesi (che si pubblica ancora oggi), tradusse il Catechismo in finlandese e fondò anche un piccolo ambulatorio per offrire cure gratuite alle persone più povere. In quegli anni mantenne ottimi rapporti con le comunità protestanti scandinave svolgendo un prezioso dialogo ecumenico. Durante la guerra, Orsola si occupò con grande carità dei profughi polacchi che fuggivano in Svezia organizzando raccolte di fondi, conferenze e pubblicando anche un libro in tre lingue per sostenere la comunità polacca in esilio. Viaggiò in Danimarca dove, nel 1918, costruì un orfanotrofio per ragazze polacche e una scuola di economia domestica per le famiglie meno abbienti.

Il ritorno a Cracovia e la nascita della nuova congregazione.
Alla fine della guerra, nel 1920, Orsola tornò nella sua amata Polonia portando con sè diversi orfani polacchi. Qui, forte dell’esperienza vissuta a San Pietroburgo con le sue consorelle, iniziò a maturare l’idea di una nuova congregazione che si dedicasse ai più bisognosi e che contribuisse attivamente alla ricostruzione di un paese devastato dal conflitto mondiale. Nel 1923 la Santa Sede approvò, per un periodo di sette anni, gli statuti della nuova congregazione apostolica a cui impose il nome di “Orsoline del Sacro Cuore di Gesù agonizzante” (conosciute in Polonia come “Orsoline grigie”) dedicata all’educazione e a “l’istruzione cristiana dei giovani, in particolare dei poveri, degli operai e dei contadini; e inoltre, alle opere di pietà e di misericordia, sia spirituale che temporale, connesse a tale educazione ed istruzione”. La nuova congregazione – stabilitasi a Pniewi vicino Poznan – si inserì dunque come un nuovo ramo della grande famiglia delle Orsoline incarnando nel suo tempo il “radicalismo evangelico” e il carisma dell’educazione e dell’istruzione promossi da sant’Angela Merici. La definitiva approvazione arrivò il 21 novembre del 1930. Scriverà nel suo commovente Testamento Spirituale: “Il Signore si è servito di me miserabile, per dar vita a questo nuovo ramo sorto dal vecchio tronco delle Orsoline: ramo giovanissimo e debolissimo, ma proprietà esclusiva del Sacratissimo Cuore di Gesù“. Nel 1928 le suore “Orsoline grigie” (o “orsoline polacche” come vennero chiamate in Italia) arrivarono a Roma dove stabilirono la loro casa generalizia e iniziarono a prendersi cura delle studentesse polacche e italiane più bisognose. Nel 1932 intrapresero l’apostolato tra i poveri della periferia di Primavalle.

La Polonia subì tragiche conseguenze a causa della Seconda Guerra Mondiale. Durante il regime nazista le Orsoline si dedicarono ai feriti e prigionieri di guerra; centinaia di suore furono deportate nei campi di concentramento. Ma con la fine della guerra e l’occupazione comunista le cose non migliorarono: alcune sorelle furono portate nei Gulag altre nei campi di lavoro siberiani; la congregazione dovette rinunciare al lavoro nelle scuole, molti istituti e case furono chiusi o statalizati.

La mia politica è l’amore.
Orsola affrontò le fatiche della evangelizzazione e dell’apostolato con estrema generosità e piena dedicazione. Senza strategie prefissate ma lasciandosi guidare dalla creatività dello Spirito Santo e collaborando con associazioni e movimenti già esistenti sul territorio a livello sociale, culturale e religioso. Il sorriso, radiante e luminoso sul volto, era il biglietto da visita che le apriva le porte e i cuori delle persone che incontrava. Suo fratello Wladimiro la ricordava così: “Aveva un cuore sensibile e tenero verso ogni miseria umana (…). In breve tempo guadagnò una tale fiducia e un tale rispetto che la gente veniva, a volte da lontano, sia per ricevere da lei una medicina per i malati, sia per chiedere consiglio nelle loro difficoltà e preoccupazioni”. A chi le domandava che posizione assumeva nelle spinose controversie politiche che affliggevano l’Europa, Orsola rispondeva spiegando il suo programma d’azione: “La mia politica è l’amore”. Fu tale lo zelo apostolico che animò madre Orsola e la sua determinazione nel portare il Vangelo ai lontani, che il papa Giovanni Paolo II la chiamò “apostola della nuova evangelizzazione”.

Esempio di santità per tutti: testimoniare il Vangelo in tempi difficili.
Orsola morì  a Roma nel 1939, all’età di 74 anni. Riconosciute le sue virtù eroiche e registrati i miracoli di guarigione ottenuti tramite la sua intercessione, fu beatificata il 20 giugno del 1983 da papa Giovanni Paolo II e canonizzata a Roma il 18 maggio 2003. La sua festa liturgica ricorre il 29 maggio. Il suo corpo riposa nel Santuario Diocesano di Sant’Orsola nella città di Pniewi. Nel 2004 la Libreria Editrice Vaticana pubblicava una sua biografia dal titolo significativo: “Orsola Ledòchowska, Santa dei tempi difficili e segno di speranza”. Nell’omelia per la canonizzazione Giovanni Paolo II indicò sant’Orsola come “esempio di santità per tutti i credenti”. “Tutti possiamo imparare da lei come edificare con Cristo un mondo più umano, un mondo in cui verranno realizzati sempre più pienamente valori come la giustizia, la libertà, la solidarietà, la pace”.

Il segreto della sua forza: l’Eucaristia.
E’ in Gesù Eucaristia, adorato, pregato e assunto, che Sant’Orsola trovava consolazione e sostegno per affrontare le dure prove dell’apostolato. Giovanni Paolo II sottolineava proprio questo aspetto nel giorno in cui la elevava agli onori degli altari. “Con la sua vita e con la sua attività la prova di una costante attualità, creatività ed efficacia dell’amore evangelico. Anche lei attingeva dall’amore per l’Eucaristia l’ispirazione e la forza per la grande opera dell’apostolato”. Questo spirito eucaristico volle trasmettere alla sua congregazione, diceva in fatti alle suore: “Il Santissimo Sacramento è il sole della nostra vita, il nostro tesoro, la nostra felicità, il nostro tutto sulla terra. (…) Amate Gesù nel tabernacolo! Là rimanga sempre il vostro cuore anche se materialmente siete al lavoro. Là è Gesù, che dobbiamo amare ardentemente, con tutto il cuore. E se non sappiamo amarlo, desideriamo almeno di amarlo – di amarlo sempre più”. Proprio grazie alla luce spirituale che riceveva da Gesà che “Sant’Orsola sapeva scorgere in ogni circostanza un segno del tempo, per servire Dio e i fratelli”.

La prima missione? annunciare il Vangelo
Sant’Orsola ebbe sempre chiaro quale era la prima missione della sua congregazione: quella di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini, senza mai stancarsi. Nelle Costituzione scrive: “La missione specifica della Congregazione nella Chiesa è annunciare Cristo, l’amore del Suo Cuore”. In un mondo sconvolto dalla guerra e dalle innumerevoli necessità materiali provocate dal devastante conflitto, Orsola metteva al primo posto l’annuncio della Buona Notizia. Anche il carisma dell’educazione e l’assistenza ai poveri mirava alla missione evangelizzatrice: “Compiamo questo attraverso tutte quelle attività che hanno come obiettivo la propagazione e il rafforzamento della fede, soprattutto attraverso l’educazione e formazione dei bambini e dei giovani e nel servizio ai più poveri e degli oppressi tra i nostri fratelli”.

Per approfondire:

Preghiera liturgica:

Padre misericordioso, tu hai chiamato santa Orsola a imitare tuo Figlio, che tu hai inviato nel mondo per annunciare la Buona Notizia, donaci attraverso il suo esempio e la sua intercessione donaci di vivere secondo sua grazia e di aiutare il nostro prossimo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

La pastorale del sorriso:

Disse santa Orsola alle sue figlie spirituali,

Vi propongo un modo di fare l’apostolato che non esige lavoro molto pesante, ma che nei tempi di oggi è particolarmente desiderato e efficace, e cioè l’apostolato del sorriso, della serenità d’animo. Il sorriso dissipa le nuvole raccolte nell’animo; parla di una felicità interiore di una persona unita a Dio. Il sorriso può infondere nell’animo scoraggiato una vita nuova, una nuova speranza. Il sorriso dice che abbiamo un Padre, che è sempre pronto a venire in nostro aiuto.

Miguel Cuartero Samperi

Articolo originale su Aleteia.org

Jóvenes de Panamá trabajan para un sueño: la JMJ de Cracovia

jmj panama4Son jóvenes, son panameños y pertenecen al Camino Neocatecumenal. Les une una misma fe, el mismo camino y un sueño: recorrer los 10mil kilometros que separan Panamá de la ciudad de Cracovia para participar a la próxima Jornada Mundial de la Juventud con el papa Francisco. El evento tendrá lugar en la ciudad polaca del 25 de Julio al 1 de Agosto de 2016!

Un sueño dificil de realizar porque el precio a pagar es alto: se trata de conseguir la cuota para pagar el viaje, el alojamiento, las comidas y todo lo necesario para la estadía en la ciudad polaca y la participación al evento. ¡Sin embargo, el deseo de participar a la peregrinación  es mayor que las dificultades económicas!

Estos jóvenes saben que no se trata simplemente de un viaje turístico, sino de una ocasión para vivir un encuentro personal con Jesucristo y descubrir su vocación personal a través de la escucha de la Palabra de Dios, del mensaje del Papa Francisco, de las celebraciones eucarísticas, de las visitas a los lugares sagrados, de las palabras de los catequistas y de los sacerdotes que acompañarán al grupo.

jmj panama3Es por esto que los jóvenes de la parroquia de “Cristo Hijo de Dios”, en el barrio de “Samaria” (Distrito de San Miguelito), han decidido comenzar a trabajar en su tiempo libre para recaudar fondos en vista de la peregrinación a Polonia, con el apoyo del párroco, el padre Rogelio Toppin.

El día domingo 14 de septiembre, desde las 7 de la mañana, decenas de jóvenes se reunieron para organizar la primera venta de “comida criolla” (comida típica de Panamá) a pesar de la lluvia. Por las calles del barrio se distribuyeron invitaciones y se anunciò el menú – a precios muy populares – que contaba con platos como: yucas sancochadas, hojaldres, salchichas guisadas y patacones…

Hacia las dos de la tarde los jóvenes terminaron su día de trabajo entonando salmos y cantos con sus guitarras y percusiones. Una manera de evangelizar y, a la vez, de dar gracias a Dios por la oportunidad de trabajar con provecho y en comunión con los hermanos.

Comprando estas comidas se colabora directamente para que algunos de estos chicos puedan realizar su sueño y participar en la peregrinación. Ayudar a estos jóvenes es una forma concreta de contribuir en su formación espiritual y en su camino de crecimiento en la fe. Es participar en la Nueva Evangelización, ya que en las etapas de dicha peregrinación se evangelizará en las plazas de Europa con cantos, experiencias, lecturas y, sobretodo, con el anuncio del Kerygma: la Buena Noticia de Cristo muerto y resucitado por amor a los hombres.

Existen muchas formas de ayudar a estos hermanos: comprando la comida, corriendo la voz entre los amigos para que acudan al “dia criollo” o a los eventos similares organizados por los jóvenes, ayudando en la organización de la venta o en la preparación de la comida, llevando bebidas o alimentos para cocinar.

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Muchos de estos jóvenes se animaron a participar en la JMJ de Cracovia escuchando las experiencias de otros hermanos de comunidad, familiares o amigos, que han participado a las anteriores Jornadas internacionales de la Juventud. En efecto, en las recientes experiencias de Madrid (2011) y Rio de Janeiro (2013) han asistido centenares de hermanos del Camino Neocatecumenal de toda la República de Panamá quienes, regresando a sus casas y a sus comunidades, han contagiado con su alegría y su entusiasmo, a muchos otros jóvenes que ahora desean vivir la misma alegría de la fe. Es lo que el papa Francisco ha pedido a los jóvenes argentinos en Río de Janeiro cuando les aconsejó que “hicieran lío” al regresar a sus diócesis:

Quisiera decir una cosa: ¿qué es lo que espero como consecuencia de la Jornada de la Juventud? Espero lío. Que acá adentro va a haber lío, va a haber. Que acá en Río va a haber lío, va a haber. Pero quiero lío en las diócesis, quiero que se salga afuera… Quiero que la Iglesia salga a la calle, quiero que nos defendamos de todo lo que sea mundanidad, de lo que sea instalación, de lo que sea comodidad, de lo que sea clericalismo, de lo que sea estar encerrados en nosotros mismos.

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La experiencia de estos jóvenes es un ejemplo para todos: el celo y el entusiasmo que les mueve es el resultado de una fe viva y de un profundo deseo de encontrarse con Jesucristo, un anhelo que va más allá de las dificultades e incomodidades que este camino pueda reservar.

Cracovia 2016. La cita está fijada!

jmj cracoviaSe ha concluido la JMJ de Río de Janeiro con la Eucaristia final en la playa de Copacabana. Papa Francisco, al final de la Misa, anunció a los 3 millones de jóvenes presentes, que la próxima Jornada Mundial de la Juventud tendrá lugar en Polonia en el 2016, 25 años después de la JMJ de Czestochowa. El 28 de Julio, durante el Angelus, Francisco afirmó:

Queridos jóvenes, tenemos una cita en la próxima Jornada Mundial de la Juventud, en 2016, en Cracovia, Polonia. Pidamos, por la intercesión materna de María, la luz del Espíritu Santo para el camino que nos llevará a esta nueva etapa de gozosa celebración de la fe y del amor de Cristo.

Esta vez será la ciudad de Cracovia, capital de la región “pequeña Polonia”, la que hospedará a los peregrinos que acudirán de todo el mundo para la JMJ. En esta ciudad vivió Juan Pablo II, el papa polaco, creador de las Jornadas Mundiales de la Juventud. Cuando tenía 18 años, Karol Wojtyla se transladó a Cracovia. Aquí empezó y terminó los estudios universitarios, entró en el Seminario, fue ordenado sacerdote y ejerció su ministerio sacerdotal y episcopal como Arzobispo de la ciudad. Desde Cracovia, Mons. Wojtyla partió hacia Roma para el Cónclave de Octubre de 1978, en el que fue elegido Sumo Pontífice de la Iglesia Católica.

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Papa Francisco ha aceptado la candidatura de la ciudad polaca, presentada por su obispo, el Cardenal Stanislaw Dziwisz, quien por muchos años, fue secretario personal de Juan Pablo II y autor del bellisimo libro-entrevista “Una vida con Karol”.

Será una JMJ tras las huellas de San Juan Pablo II, de hecho, el mismo papa Francisco ha confirmado la intención de canonizar en breve al Beato polaco, quizás precisamente en el 2014. Reconocido el milagro, necesario para concluir el proceso de canonización, sólo queda establecer la fecha oficial de la celebración en San Pedro (tal vez el Domingo de la Misericordia en la primavera del 2014). Durante la JMJ de Cracovia será posible volver a recorrer la historia del santo papa polaco visitando los lugares más significativos de su vida en Cracovia.

oswiecim-auschwitzAl mismo tiempo, la peregrinación en Polonia será la ocasión para homenajear a las víctimas de la Segunda Guerra Mundial. Allí será posible y necesario visitar los campos de concentración en los que fueron martirizados cientos de miles de hombres, víctimas de la locura nazi. Entre ellos también hay muchos santos, como Maximiliano Kolbe, sacerdote polaco, una figura extraordinaria cuya vida (a menudo ignorada) ha sido totalmente dedicada al servicio de Dios y del prójimo, marcada por un amor ejemplar hacia la Virgen María. El más conocido de estos campos de trabajo es Auschwitz (el nombre polaco es “Oswiecim”), situado a 65 Km de distancia de Cracovia. Aquí fueron aprisionados, entre otros, el mismo padre Kolbe, Santa Teresa de la Cruz (la filosofa y religiosa Edith Stein), Anna Frank, Etty Hillesum, Primo Levi y Elie Wiesel.

Una etapa obligada será el Centro “No tengais miedo”, un Santuario dedicado a la memoria de Juan Pablo II y construido no muy lejos del Santuario de la Divina Misericordia dedicado a la santa polaca Santa Faustina Kowalska. El complejo, proyectado en 2006 por voluntad del Card. Dziwisz, Obispo de Cracovia, aún está en fase de construcción. La primera fase del proyecto fue inaugurada en Junio de 2013 (la basílica inferior con las reliquias del papa y el centro de voluntarios). La segunda fase prevee la construcción de la Iglesia superior, una torre y un museo. Finalmente será construido una casa de acogida de peregrinos, un hotel y un centro de conferencias. Todo estará listo para acojer a los jóvenes peregrinos en 2016.

Casi a 145 Km de distancia de la ciudad de Cracovia, se halla uno de los santuarios marianos más importantes de Europa: el santuario de la Virgen de Czestochowa, también conocida como Virgen de Jasna Gòra (nombre del monte sobre el que surge el santuario). Aquí acuden en peregrinación, cada año, cientos de miles de feligreses procedentes no sólo de Polonia, sino de toda Europa, para venerar la imagen que, según la tradición, fue pintada por el mismo San Lucas Evangelista. Fue aquí que el papa Juan Pablo II reunió a los jóvenes en 1991 para la Jornada Mundial de la Juventud.

cracovia_piazzaAdemás del aspecto espiritual de la ciudad, valorizada por la historia de tantos santos y mártires, Cracovia es, al mismo tiempo, una bellisima meta turística en el interior de Europa continental. Situada en el sur del país, Cracovia fue fundada alrededor del año mil y, por mucho tiempo, fue la capital de Polonia. Hoy la capital es Varsovia (a partir del año 1609) pero Cracovia – segunda ciudad más grande del país – sigue siendo el centro histórico, cultural y artístico más importante de Polonia. Más allá de las bellezas artísticas (museos, Iglesias, plazas…) Cracovia ofrece una interesante variedad culinaria. Entre los platos típicos de la cocina local, el más característico son los pierogi, unos ravioli (pasta rellena) de carne, queso o verduras. También habrá que probar los braseados de carne (bigos), los crautos, las salchichas y muchas otras óptimas recetas locales, además, a precios muy bajos! El todo, acompañado con cervezas frescas y buen Vodka.

GMG CRACOWIAEn Internet, ya está disponible la página web oficial de la JMJ de Cracovia 2016, que se puede consultar en seis diferentes idiomas . La página ofrece algunas noticias, una presentación de la ciudad de Cracovia (un vídeo turístico que muestra las bellezas de la ciudad polaca), el mensaje de bienvenida del Card. Dziwisz, una invitación para visitar los lugares en los que vivió Juan Pablo II, informaciones sobre el santuario de Santa Faustina Kowalska.

Jóvenes de todo el mundo: animo y… ¡en marcha! También los menos jóvenes, las familias enteras, podrán participar. Las agencias de viaje ofrecerán itinerarios excelentes (os sugiero una entre tantas, preguntad por Carlo que es experto!); además, navegando en internet, con un poco de paciencia e iniciativa se podrá preparar esta peregrinación de la mejor forma. Aún faltan 3 años: para organizar, ahorrar para pagar el viaje, informarse y –  ¿por qué no? – aprender  algo de polaco, ¡tiempo sí que hay! Por tanto, nada de excusas, y ¡nos vemos en Polonia!

(Traducción al español, del original italiano, por María Cuartero Samperi)

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