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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

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La formazione (estiva) della coscienza

Lo dicevano i filosofi nell’antica Grecia, lo sostenevano i romani e lo afferma tutt’ora chi – più di ogni altro – ne ha raccolto la preziosa eredità, ossia la tradizione cristiana: tra i compiti più alti affidati ad ogni uomo c’è quello della cura dell’anima. Socrate ha speso la vita per diffondere questo messaggio, per lui era qualcosa di più che un semplice slogan da sfoggiare nei migliori caffé dell’Agorá. In fondo curare l’anima vuol dire volere bene a se stessi, aver cura di sé, della propria formazione e – in ultima istanza – della propria salvezza. Vuol dire formare la propria coscienza per tenerla pronta e sveglia nel momento del bisogno. Eh sì, ne avremo bisogno e sarà necessaria averla ben formata e attenta a ciò che realmente conta, capace di riconoscere e distinguere il bene e il male e di orientare verso la giustizia e la verità. Continua a leggere…

Narrativa fantasy e la formazione della coscienza

fantasy1Riscoprire il genere letterario fantasy come un valido strumento di formazione e di crescita per i giovani, è questa la sfida della scrittrice Silvana de Mari che ora presenta il suo nuovo lavoro destinato ai ragazzi e pubblicato con la casa editrice Giunti: Hania, la strega muta.

Si tratta del secondo capitolo della Trilogia di Hania una saga fantasy pubblicata con la Giunti e inaugurata nel 2015 col prequel Hania, il regno delle Tigri bianche e seguita dal primo episodio: Hania, il cavaliere di Luce (2015).

Il romanzo narra le avventure che una che la giovane Hania dovrà affrontare con l’aiuto di sua madre: la principessa Haxen del Regno delle Sette Cime. E’ grazie alla madre che ragazza (attraverso racconti e narrazioni del Cavaliere della Luce) formerà una coscienza capace di optare per il bene e di fuggire le insidie del malvagio Signore Oscuro che l’ha generata dotandola di straordinari poteri malefici. Hania ha deciso di rinunciare al suo lato oscuro ed è per questo obbligata a fuggire per aver salva la vita. Un’appassionante avventura ricca di sorprese, di ostacoli da superare, di nemici da combattere e di amici con cui accordarsi e allearsi lungo il cammino. Un cammino lungo, faticoso e pericoloso ma che vale la pena di percorrere se esiste una meta a cui aspirare.

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Silvana de Mari

Nata nel casertano nel 1953, Silvana de Mari è medico chirurgo, specializzata in chirurgia generale e in psicologia cognitiva. Ha lavorato come medico in Etiopia, un’esperienza fondamentale anche per il suo futuro come scrittrice. Oggi vive a Torino e si occupa di psicoterapia mentre scrive libri fantasy per i ragazzi al fine di sviluppare tutte le potenzialità dei più giovani che si apprestano ad affrontare le sfide della storia. Le piace definirsi “un medico che scrive” piuttosto che una scrittrice; si ispira, tra gli altri, a Dante, Manzoni, Primo Levi, Tolkien e Orwell. “Sulla mia bara – dice – voglio due libri: Il Signore degli Anelli e Se questo è un Uomo.

I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue e pubblicati in tutto il mondo. Il successo è arrivato col romanzo L’ultimo elfo pubblicato nel 2004 da Salani e divenuto un bestseller internazionale vincendo numerosi premi tra cui il Premio Andersen (2004), il Bancarellino (2005), Le Prix Imaginaire (2005) e il premio dell’American Library Association per il miglior libro per ragazzi negli Stati Uniti (2006).

haniaDe Mari è una convinta sostenitrice dell’importanza delle narrazioni, ed in modo particolare della narrativa fantastica, come un valido strumento di formazione e veicolo di quei valori necessari per affrontare le avventure della vita.

Lo scrittore inglese G.K. Chesterton era certo della forza pedagogica delle favole ed affermò: “Le favole non danno al bambino la prima idea di uno spirito cattivo. Ciò che le favole danno al bambino è la prima chiara idea della possibile sconfitta dello spirito cattivo. Il bambino conosce dal profondo il drago, fin da quando riesce ad immaginare. Ciò che la favola gli fornisce è che esiste un San Giorgio che uccide il drago” (da G. K. Chesterton, The red angel, in Tremendous trifles. Qui l’originale inglese). E’ la certezza cristiana che il bene ha sempre la meglio sul male, nonostante la storia sembri a volte dire il contrario.

Così la pensa Silvana de Mari che crede nel rinnovato valore della letteratura fantastica, per troppo tempo considerata secondaria o minore: “C’è qualcosa in questa letteratura che dà consolazione alle nostre angosce. Nel momento in cui il buio esiste e le grandi fiaccole della fede nel progresso e nella provvidenza perdono forza contemporaneamente, da qualche parte bisogna pur cercare di darsi coraggio. Come dice Tolkien, la letteratura fantastica parla di cose permanenti: non di lampadine elettriche, ma di fulmini, e insegnano cose vere: che il buio esiste e che può essere sconfitto […] Nel fantasy c’è la certezza assoluta che lo sguardo di un dio benevolo è su di noi e questo è il motivo per cui il fantasy è il racconto dove si parla della morte e il discorso è tollerabile”

Come medico, Silvana de Mari segnala inoltre l’influsso della narrazione sulle nostre emozioni: un potenziale che, correttamente veicolato può rivelarsi decisivo nel percorso di crescita e maturazione degli adolescenti. “Il nostro straordinario cervello contiene la capacità di provare piacere nell’immaginare, nell’ascoltare e anche nel raccontare una storia che non è mai avvenuta, e nemmeno avrebbe potuto, perché contiene elementi fantastici che la rendono esterna alla realtà. La narrazione permette, senza modificare la realtà oggettiva che ci circonda, di portare cambiamenti all’assetto dei nostri neurotrasmettitori, e quindi di cambiare le nostre emozioni. Una persona seduta a leggere può scoppiare a piangere o scoppiare a ridere, può alzarsi dalla poltrona piena di allegria, con un coraggio da leone” (S. De Mari, L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte, in Aa. Vv., Il Fantastico nella Letteratura per ragazzi, Runa Editrice 2016, p. 9).

Un ulteriore passo avanti nell’utilizzo delle narrazioni fantastiche a scopi pedagogici è stato fatto dallo scrittore spagnolo Diego Blanco autore di Un camino inesperado (Encuentro 2016): un saggio che svela i messaggi nascosti nel capolavoro di Tolkien, Il Signore degli Anelli.

diegoblancoIl libro di Diego Blanco ha avuto un grande successo in Spagna anche grazie alle presentazioni dell’autore (scuole, parrocchie, convegni e programmi radiofonici) e ad un approccio che mira ad unire il fantasy, la formazione della persona e la catechesi. Era l’intento originale di Tolkien che scrisse i suoi romanzi come una “parabola” scritta in linguaggio mitologico ma con intenti pedagogici e catechetici validi per i giovani di ieri e per quelli di oggi… (qui l’intervista a Diego Blanco tradotta in italiano).

Avvicinare i più giovani a questo tipo di letteratura fantasy, ricca di insegnamenti e di valori, diventa così un immancabile strumento di formazione della coscienza, un contributo necessario lì dove la famiglia, la scuola e la società non riescono ad offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per crescere con consapevolezza e responsabilità camminando verso l’età adulta ed affrontando le ombre che ne insidiano il percorso, scegliendo il bene e rifiutando il male.

Articolo originale su Aleteia.org

E’ tempo di svegliarsi, ovvero il cristianesimo assopito!

Cima_da_Conegliano,_Endimione_dormiente._Parma,_Galleria_Nazionale“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno”. Così scriveva l’apostolo san Paolo ai Romani (Rm 13,11) per scuoterli dal torpore spirituale in cui erano caduti. Il grido di san Paolo è risuonato sempre nella storia della Chiesa e oggi risuona nella coscienza dei cristiani con una rinnovata urgenza perché di fronte al panorama attuale la Chiesa (e qui si intende l’insieme di pastori e di pecore, gerarchia e fedeli) non può permettersi il lusso di continuare a dormire.

Un anno fa Benedetto XVI ha abbandonato il trono di Pietro perché, in coscienza, ha riconosciuto di non essere in grado di sostenere il peso della Chiesa sulle sue spalle in un tempo “agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede”. Un atto rinunciatario? Nulla affatto ma, al contrario, un grido di guerra: “svegliamoci”. Svegliamoci perché io, nella mia debolezza, non riesco più a sostenere questa battaglia da quella posizione e lo farò pregando per voi, perché ne avrete bisogno.

Col nuovo papa, il primo gesuita, il primo americano, il primo Francesco, qualcuno si è potuto illudere sull’avvento di un periodo di stabilità, di pace, di ripresa (in consensi e fervore) della Chiesa Cattolica. Ma allo stesso tempo, dopo una breve “luna di miele” tra il papa e il mondo, la nebbia del buonismo si è schiarita ed ecco nuovi e più forti attacchi alla Chiesa, ai cristiani, alla libertà.

Si tratta del tentativo attuare una rivoluzione antropologica, un giro nella comprensione dell’uomo che neghi ogni riferimento, non solo al concetto di autorità o insegnamento morale (sacerdoti, maestri, genitori, non hanno nulla da insegnare, è una lezione vecchia), ma anche all’idea di natura come depositaria di una verità insita nella realtà delle cose (la natura non ha più nessuna autorità per dire come stanno le cose). Insomma le cose non devono necessariamente stare come stanno! La deriva di questa nuova antropologia è drammaticamente rischiosa ma, a volte, sembra così difficile rendersi conto che, una volta sconvolto il concetto di diritto naturale, il danno sarà disastroso in modo speciale per i più deboli e indifesi. Tutto sarà giustificato in nome dell’amore e della libertà (concetti vaghi e liquidamente malleabili a seconda delle situazioni e dei casi). Il sociologo polacco Zygmunt Bauman definisce la società globalizzata come una “società liquida” affermando che il problema fondamentale è il rifiuto di ogni identità e l’imposizione di una “cultura ibrida” dove predomina, in nome della libertà, il non-realizzato, il non-definito, l’effimero e il mutevole.

Schermata-2014-02-07-a-20.54.24Intanto nelle scuole pubbliche italiane arrivano i programmi per l’indottrinamento all’ideologia gender sottoforma di educazione e di prevenzione dell’odio contro gli omosessuali. L’intenzione è quella di imporre una nuova “antropologia liquida” in cui maschio e femmina non significano altro che costrizioni, stereotipi e gabbie, per l’essere umano. Negli asili Svizzeri leggono ai bambini fiabe gay, nelle elementari si organizzano lezioni di educazione sessuale già dal primo anno e nei licei si propongono romanzi a sfondo sessuale con scene ad alto contenuto pornografico (meglio ancora se rigorosamente gay). Le associazioni Lgbt, con le loro pressioni (e i loro soldi), sono riuscite a far sì che il governo impugni la loro lotta: ecco dunque i manuali scolastici per imparare a diventare amici dei gay e, perché no, imparare a diventare gay, ma anche a masturbarsi, a giocare col proprio corpo per “scoprirlo” e a proteggersi bene per difendersi da spiacevoli e sconvenienti gravidanze.

dormeSvegliamoci dal sonno! Perchè mentre l’Unione Europa e i governi nazionali cercano di imporre una cultura “gay friendly” ispirata all’ideologia del genere dove non esiste più differenza tra maschio e femmina, tra giusto e sbagliato, noi non possiamo continuare a dormire! E mentre l’ONU accusa la Chiesa di abusare dei bambini mentre continua ad appoggiare campagne abortiste, a preferire alcune minoranze rispetto ad altre, a non curarsi di quelle popolazioni che vivono sotto il terrore estremista o sotto governi autoritari come il comunismo dittatoriale in Corea del Nord o in Cina, noi non possiamo continuare a dormire! E mentre in Belgio si approva l’eutanasia per i bambini, non possiamo continuare a dormire! E mentre sui social network, in televisione e nelle scuole insegnano ai nostri figli che essere omosessuali, transessuali e bisessuali, oltre che normale è anche bello e divertente, noi non possiamo continuare a dormire!

Il cristianesimo assopito è l’atteggiamento di coscienza di alcuni settori delle gerarchie ecclesiastiche che assistono in silenzio a questi attacchi, forse in nome della misericordia, forse per voler conservare la pace di una vita tranquilla e (sic!) buona. E’ l’atteggiamento di quei sacerdoti che, per non sporcarsi le mani ne la reputazione, non si mettono in prima linea a favore della famiglia, dei bambini e delle donne. Il cristianesimo assopito è anche l’atteggiamento di molti genitori cattolici, di giornalisti cattolici, di maestri e professori cattolici, di medici, di farmacisti e professionisti sanitari cattolici, di psicologi cattolici, avvocati cattolici, di editori cattolici… di tutti quei professionisti che, pur dichiarandosi fedeli a Dio e appartenenti alla Chiesa, preferiscono evitare di denunciare, affrontare e combattere il male, scendendo a compromessi pur di mantenere una buona reputazione e una vita tranquilla. Un atteggiamento tiepido insomma  (ed è proprio sui tiepidi il titolo del libro scritto dal sacerdote francese Zanotti-Sorkine Au diable la tiédieur” tradotto – malamente – in italiano: “I tiepidi vanno all’inferno”)

E’ tempo di svegliarsi dal sonno! Lo diceva l’Apostolo, lo ripeteva il poeta quando affermava che “tra vivere e sognare, resta ciò che importa di più: svegliarsi” e ancora: “se vivere è buono, sognare è meglio, ma meglio di tutto – madre – è svegliarsi”.

Tras el vivir y el soñar,
está lo que más importa:
despertar.
(A. Machado)

E anche:

Si vivir es bueno,
es mejor soñar,
y mejor que todo madre,
despertar.
(A. Machado)

 Svegliarsi non è facile quando si è ben assopiti ma il lavoro da fare è tanto e il contributo che si può dare è prezioso, ognuno nel suo piccolo e secondo le proprie capacità e forze. Il primo passo da fare, però, è aprire gli occhi per prendere coscienza della situazione per capire bene cosa sta succedendo. Solo così ci renderemo conto dell’urgente necessità di un serio impegno in favore della verità, in favore dell’uomo e della donna, in favore dei nostri bambini. D’altronde, come diceva il filosofo ceco Jan Patočka (dissidente e martire durante la dittatura comunista nel suo paese): “Ci sono cose per cui vale la pena di soffrire“.

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