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GMG di Panama: in arrivo 25.000 giovani del Cammino Neocatecumenale

Panama, 22/01/2019. [Comunicato Stampa C.N.]

 Il Cammino Neocatecumenale sarà presente alla GMG di Panama con 25 mila giovani provenienti da tutto il mondo. Da alcuni giorni, giovani da diverse parti del mondo hanno cominciato ad arrivare nel paese e molti altri lo faranno in questi giorni per incontrarsi con Papa Francesco.

Si prevede che circa 25.000 giovani del Cammino parteciperanno agli eventi principali della GMG e al tradizionale Incontro Vocazionale che il Cammino celebrerà il prossimo lunedì 28, come conclusione di questa GMG.

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Viva Lutero il santo della misericordia! Il revisionismo ecumenico di Kasper

kasperluteroEsce in questi giorni, per i tipi dell’editrice Queriniana, il nuovo libro del cardinale tedesco Walter Kasper dedicato a Martin Lutero. Il breve libro raccoglie le riflessioni del cardinale su Martin Lutero; il testo è frutto di una conferenza offerta da Kasper nel gennaio del 2016 presso l’università di Humboldt (Berlino) in vista del quinto centenario della Riforma Protestante.

Il 31 ottobre 2016 a Lund (Svezia) si darà inizio a un anno di grandi festeggiamenti con una cerimonia ecumenica che conterà con la partecipazione straordinaria di papa Francesco. Alcuni esponenti della gerarchia cattolica parlano della ricorrenza con toni entusiastici tanto che il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, ha recentemente gettato acqua sul fuoco smorzando i toni e chiarendo che per un cattolico non ci sono motivi per festeggiare uno scisma, una ferita che ancora fa male alla Chiesa. Nel suo libro intervista Informe sobre la esperanza” (BAC 2016)  Müller ha categoricamente affermato che “In senso stretto, noi cattolici non abbiamo nessun motivo di festeggiare il 31 ottobre 1517, data che si considera l’inizio della Riforma che ha portato alla spaccatura della cristianità occidentale. (…) Non possiamo accettare che esistano motivi sufficienti per separarsi dalla Chiesa” (p. 134).

In questo senso Müller ha ricordato il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede Dominus Iesus (2000) “incompreso da molti e ingiustamente rifiutato da altri”, che rimante ancora oggi come “la Magna Carta contro il relativismo cristologico ed ecclesiologico di questi momenti di grande confusione“. Un relativismo teologico che sta diventando un ostacolo all’ecumenismo: “La relativizzazione della verità e la adozione acritica delle ideologie moderne sono il principale ostacolo verso l’unità nella verità“.

Se da una parte è normale che i protestanti guardino alla Riforma ed al suo protagonista, Martin Lutero, da una prospettiva diversa da quella cattolica (come il momento di rinascita della vera chiesa e di ritorno alle origini del Vangelo), ciò che d’altra parte sorprende oggi  è la benevolenza che una parte della Chiesa Cattolica, in nome di un concetto equivoco di ecumenismo, riserva a Lutero e alla sua Riforma. E’ il caso del cardinale Walter Kasper, rappresentante di punta dell’ala più radicalmente progressista della gerarchia cattolica, che mostrandosi un grande estimatore della Riforma protestante, pubblica una vera e propria apologia di Lutero che finisce per giustificarne e minimizzarne gli errori (umani e dottrinali) per esaltarne le virtù umane, teologiche e mistiche.

Il sottotitolo del libro è “Una prospettiva ecumenica[1], ma già leggendo le prime pagine viene la sensazione che si possa senza problemi cambiarlo in “Una prospettiva protestante. Di fatti Kasper sembra adottare, dall’inizio alla fine, il punto di vista luterano opposto alla lettura cattolica espressa dal cardinale Müller.

Che una prospettiva ecumenica si sforzi di trovare punti di contatto tra le due confessioni in nome di una comunione che preannunci un’unità è cosa pacifica, ma l’intento del cardinale Kasper è quello di riabilitare completamente la figura di Martin Lutero e di considerarlo, non più l’artefice del più grande scisma che abbia mai sconvolto l’Occidente, ma la vittima del suo buon senso e della sua santità, del suo zelo apostolico e della sua fedeltà al Vangelo; vittima soprattutto della chiusura della Chiesa Cattolica incapace di ascoltare Lutero e di sottomettersi, penitente, alla sua predicazione: “(…) L’invito alla penitenza di Lutero non fu ascoltato dalla Roma del suo tempo e neanche dai vescovi; anziché reagire con pentimento e con le riforme necessarie, rispose con la polemica e la condanna. Roma ha parte della colpa  – una gran parte – del fatto che la riforma della Chiesa si convertisse in una Riforma che divise la Chiesa” (pp. 33-34). Solo da quel momento (dall’insubordinazione del Sommo Pontefice alle sue parole di ammonimento) Lutero inizierà a considerare il Papa come l’incarnazione “l’Anticristo” e Roma come una Babilonia schiavizzante e figlia del demonio[2]. Sembra dunque di capire che la causa dello scisma d’occidente sarebbe da ricercare nell’insubordinazione di Roma e del Papa a un monaco tedesco e non viceversa!

Lutero, afferma Kasper con certo orgoglio, è ormai riconosciuto come un “Padre della Chiesa”: “Secondo alcuni, Lutero si è ormai convertito in un Padre della Chiesa comune alle due confessioni, quella cattolica e quella evangelica“. Dal punto di vista teologico – continua Kasper – solo grazie alla predicazione del monaco agostiniano, la riflessione cattolica – per reazione – conobbe nuovi sviluppi (“non esisteva una cristologia cattolica ma una ‘gerarcologia’…”) provocando anche il rafforzamento del primato del vescovo di Roma come identificativo della cattolicità.

E’ questo il ritratto che Kasper fa di Lutero (concentrandosi più sulle sue “intenzioni originarie”[3] che sulla sua opera) un profeta che parlò in nome di Dio, la cui voce “fu un campanello d’allarme e un ‘assist’ dello Spirito Santo alla Chiesa” (p. 30). Sfogliando il libro di Kasper scopriamo che Lutero fu un campione della libertà di coscienza, un mistico fedele al Vangelo e pieno di zelo apostolico alla stregua dei grandi maestri della spiritualità moderna come sant’Ignazio di Loyola, santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce e san Francesco di Sales. Un uomo dal “olfatto acuto” (p. 26), che valutava tutto “dalla sua profonda religiosità” che, con la sua caratteristica eloquenza poneva dei quesiti esistenziali che toccavano la dimensione religiosa più intima. Lutero fu un cristiano dalle aspirazioni “profondamente cattoliche” che pose al centro la domanda più importante, quella su Dio: Come riscoprire un Dio clemente e misericordioso aldilà delle false aspettative di salvezza offerte dalla Chiesa con la vendita delle indulgenze?[4] Lutero scoprì, attraverso le Sacre Scritture che la giustizia divina non è castigatrice e vendicativa, non dipende dalle opere ma dalla misericordia di Dio “che libera, perdona e consola”, non dalle pratiche di devozione e dalle indulgenze ma solo ed esclusivamente dalla Grazia. Comprese che era necessario rifondare la chiesa (oscurata dalle minacce di un temibile ed odioso Dio giusto e vendicativo) a partire dal concetto evangelico di misericordia. “Così Lutero, contro la pietà puramente esteriore che regnava all’epoca, optò per una interiorizzazione dell’essere cristiano, un’aspirazione profondamente mistica” (p. 27).

Luther2017In questo modo il Lutero di Kasper si erge come modello di santità di vita, di zelo apostolico e di interezza morale, capovolgendo quella che per secoli fu la fama che lo accompagnò all’interno della comprensione cattolica della storia. “Per i cattolici, Lutero è stato per molto tempo l’eretico per antonomasia, il colpevole della divisione della Chiesa occidentale con tutte le sue terribili conseguenze sino al giorno d’oggi. Quei tempi oramai sono passati. La ricerca teologica su Lutero, nel XX secolo, ha segnato un capovolgimento (sic!) nella comprensione del riformatore portando al riconoscimento delle aspirazioni genuinamente religiose di Lutero e a un giudizio più equo sulla spartizione delle colpe per la divisione della Chiesa...” (pp. 12-13).

L’affissione (o l’invio) delle 95 tesi non vollero rappresentare (sempre nelle “intenzioni originarie” di Lutero) un documento rivoluzionario bensì un tentativo di rinnovamento, un cordiale invito a un dialogo che le gerarchie purtroppo non accolsero (p.28) provocando uno scontro frontale che portò alla scomunica. Il resto della storia superò le aspettative e le speranze di Lutero che si trovò coinvolto in circostanze storiche che mai avrebbe voluto provocare. “Ciò che premeva a Lutero era la conoscenza di Cristo, (cognitio Christi) e il solus Christi (p. 30). Egli voleva che la luce del Vangelo tornasse a risplendere nelle tenebre in cui era stata nascosta“. L’intenzione di Lutero, dunque, non fu quella di fondare una nuova chiesa ma di “rinnovare l’intero cristianesimo” (p. 28) nel solco della tradizione dei “rinnovatori cattolici” come lo stesso San Francesco d’Assisi[5].

La “confessionalizzazione” – continua Kasper – fu un processo posteriore (non era nelle originarie intenzioni, puramente spirituali e profondamente cattoliche, di Lutero) e trasformò un sano e salutare processo “riformista” in seno al cattolicesimo in una vera e propria riforma che diede vita le chiese confessionali, separate e nazionali, che rifiutarono l’autorità del papa per sottomettersi a quella dei principi.

Il perché la Chiesa di Roma non si trasformò anch’essa in una chiesa nazionale (nonostante la brutta piega presa a Trento), Kasper non lo giustifica con motivazioni teologiche che facciano riferimento ad una speciale assistenza dello Spirito Santo nella Chiesa di Cristo o al fatto che il resto della cristianità rimase fedele a Pietro (garanzia di unità ed universalità) ma a motivazioni puramente storico-geografiche: fu l’espansione del cattolicesimo nel Nuovo Mondo, l’evangelizzazione in Africa e in Asia che diede a Roma il potere della “cattolicità”, ossia l’universalità, che pretendeva basata su fondamenti teologici. In altre parole, senza espansione geografica della Chiesa nell’epoca moderna, anche Roma sarebbe finita per chiudersi orgogliosamente nelle mura di una delle tante chiese locali.

Secondo Kasper oggi è più che necessario “mettersi serenamente all’ascolto” di Lutero[6], tornare alla sua scuola, in un mondo che ha dimenticato Dio, dove le questioni delle indulgenze e della giustificazione dei peccatori sono diventate estranee ed anacronistiche e dove la voce della Chiesa è divenuta per molti – con parole di Lutero – “una parola incomprensibile ed equivoca” più di quanto non lo fossero all’epoca della Riforma. Insomma, le dispute teologiche lasciano ora il tempo che trovano di fronte all’urgenza di accordarsi e convergere su ciò che accomuna le diverse confessioni cristiane, che “è molto di più di quanto di divide”. Difatti il dialogo ecumenico degli ultimi decenni ha messo in rilievo, secondo Kasper, che non ci sono differenze sostanziali tra le varie confessioni[7]. Le differenze, afferma, sono dovute esclusivamente a incomprensioni reciproche oppure non hanno più alcuna portata decisiva per la fede dei cristiani[8].

Ciò che oggi è urgente è perciò superare le nostre autoreferenzialità confessionale per costruire un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”.

I tempi che corrono sono cattivi, oscuri, e la necessità di una nuova Riforma della chiesa è impellente; una riforma che faccia uscire la cattolicità dai tempi bui in cui è immersa e che ricostituisca la vera chiesa di Cristo, di ispirazione evangelica, dopo anni di centralismo e autoritarismo romano (da Trento a Benedetto XVI). È questo il pensiero del cardinale Kasper, un pensiero che in questi ultimi tre anni non ha certamente nascosto (come abbiamo avuto modo di notare parlando del suo libro “Testimone della Misericordia”).

Che nella mente di Kasper il nuovo Lutero sia proprio Jorge Mario Bergoglio, oggi papa Francesco, il papa della Misericordia, il papa della svolta, il nuovo “Grande Riformatore“? Da ciò che ha scritto e detto in questi ultimi tre anni, sembra che il cardinale tedesco nutra qualcosa di più che una tenue speranza. Ma qui Kasper lo afferma con chiarezza quando scrive che con Papa Francesco e con la sua enciclica programmatica Evangelii Gaudium, “L’originaria aspirazione di Lutero, il Vangelo della Grazia e della Misericordia e la chiamata a conversione e rinnovamento, sono passati in primo luogo” (p. 68). Speriamo solo che le conseguenze, per la Chiesa e per la società, non siano le stesse di cinquecento anni fa.

Post scriptum: A chi interessa approfondire l’argomento segnalo quest’altro libro, forse meno “ecumenico” ma più storicamente e teologicamente documentato: http://angelapellicciari.com/libri#martin-lutero

NOTE:

[1] Qui si citano le pagine dell’edizione spagnola con traduzione libera dell’autore dell’articolo (Kasper W., Martín Lutero. Una perspectiva ecuménica, Salterrae 2016)

[2] Stessa sorte toccò agli ebrei che, avendo rifiutato la predicazione di Lutero meritarono di venir chiamati “cani sanguinari, assassini di tutti i cristiani”; le sinagoghe nient’altro che un “covo di demoni”, il popolo giudeo un “odioso e maledetto popolo”. Lutero – nel suo libro “Degli ebrei e delle loro menzogne” chiedeva di “Bruciare tutte le loro sinagoghe” e coprire il resto con sabbia e fango. Era solo uno dei sette soluzioni pratiche contro “l’odioso popolo” (cfr. Pellicciari A., Martin Lutero, Cantagalli 2012, pp. 113-119).

[3] Alle “originarie intenzioni” di Lutero “profondamente religiose e cattoliche” andrebbero aggiunte le questioni economiche, geografiche, nazionaliste che furono alla base della Riforma come un motore che alimentò progressivamente l’odio verso il Papa e verso Roma. Tutte questioni omesse dal piccolo elogio a Lutero del cardinale Kasper così come la vicenda personale di un monaco in crisi vocazionale, tormentato dagli scrupoli e in conflitto con l’autorità.

[4] Il problema di Lutero era pastorale (nel sedersi al confessionale e nel confessarsi viveva il terrore della giustizia di Dio), ma sue soluzioni al problema pastorale furono dogmatiche e arrivarono a sconvolgere la millenaria dottrina della Chiesa con un impeto rivoluzionario.

[5] Il confronto col fraticello d’Assisi è quanto mai fuorviante e pericoloso; se Francesco sollecitò un ritorno all’essenziale del messaggio evangelico non lo fece con la pretesa di imporre una lezione al Papa ma sottomettendosi alla sua autorità e vivendo lui stesso per primo, con i primi compagni, ciò che predicava. I numerosi frutti di santità fanno onore al messaggio e all’opera di San Francesco al di là di paragoni inconsistenti e letture superficiali. (Sul paragone tra la l’opera di san Francesco e quella di Lutero ho parlato in un breve articolo pubblicato nel 2013).

[6] Tornare ad ascoltare Lutero diventa dunque l’occasione di un incontro ecumenico decisivo tra le diverse confessioni. Parlando di unità, la questione assume contorni paradossali perché Lutero diventerebbe, per Kasper, uno strumento di unità tra le chiese. Inutile dire che sarebbe certamente più appropriato (e più cristiano) un invito a guardare assieme a Cristo e al suo Vicario in terra, anziché al padre della Riforma, un ritorno a Cristo anziché un ritorno a Lutero (cfr. Unitati Redintegratio, 2, 20 e 23).

[7] Per Kasper l’ecumenismo consiste nell’unità della “diversità riconciliata”, un’unità che non si compone più attorno a Pietro Vicario di Cristo, ma sotto forma di un “poliedro” che raccoglie tante facce uguali ed ugualmente importanti. Una sorta di democrazia ecclesiale (o confederazione di chiese) sotto la guida dello Spirito Santo. Il primo passo sta nella fine di ogni dogmatismo teologico (“antiche mura di castelli in rovina”) e nella riscoperta del “Vangelo della Misericordia” che raccolga gli uomini “di buona volontà”, per diffondere “il messaggio cristiano universale dell’amore e dell’impegno non-violento a favore della giustizia, della pace e della libertà”. Sarà dunque fondamentale la “scoperta di una cattolicità originaria, non limitata da nessuna parzialità confessionale”. Insomma, la fine delle confessioni cristiane in favore di un “nuovo umanesimo universale” che si metta al servizio “dell’unità e della pace nel mondo”. L’ecumenismo – afferma Kasper – ha aiutato entrambe le chiese a “superare la loro autoreferenzialità confessionale”. La Chiesa Cattolica è per sua natura una realtà missionaria che si riconosce come “sacramento per il mondo”, ma anche le chiese evangeliche, dal consiglio di Uppsala del1968 hanno intrapreso la stessa via aprendosi a una prospettiva universale. “L’enciclica Laudato Sii ha dilatato ancora di più questo orizzonte universale dal punto di vista ecologico e cosmologico” (in nome dell’impegno comune a favore della sostenibilità e del rispetto della natura…).

[8] Secondo una linea di pensiero oggi in voga all’interno della Chiesa, una seria analisi teologica delle problematiche sacramentali e delle incompatibilità dottrinali tra le due confessioni, verrebbe screditata e considerata un’infertile esamina teologica, un residuo medievale, un atteggiamento scolastico tipico di “dottori delle legge” pronti ad accusare il prossimo in nome di norme dure come pietre, una contribuzione alla costruzione di muri, uno spirito – insomma – lontano anni luce dal nuovo corso incentrato sulla misericordia. Per questo Kasper risolve che le differenze teologiche sono sostanzialmente nulle perché ininfluenti (così come le opere?) ai fini della salvezza delle anime.

La Chiesa italiana a braccetto con Renzi? le famiglie sempre più sole!

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mons V. Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Concediamo, nel titolo, il beneficio del punto interrogativo perché è difficile accettare che mentre il gregge, minacciato e contrastato, lotta per venire ascoltato, il pastore vada a spasso col lupo prima ancora che si compiano le profezie di Isaia 11 dove “il lupo dimorerà con l’agnello”… Sia chiaro, però, che da nessuna parte sta scritto che il pastore arriverà ad allearsi col lupo prima che questi desista dal voler sbranare il gregge: ciò non è previsto neanche per la fine dei tempi. Per questo, e non per altri motivi, concediamo, nel titolo, il beneficio del dubbio. Ma usciamo dalla metafora e torniamo alla realtà, una realtà che fa molto pensare a lupi e pastori che vanno d’amore e d’accordo, mentre le pecore – docili ma non stupide – rimangono scandalosamente sole.

Famiglia sole, contro vento e marea.

Le famiglie sono sempre più sole di fronte agli attacchi del pensiero unico portati avanti dai governi nazionali e dagli enti sovranazionali, europei o mondiali. Sono in atto, infatti, una serie di attacchi che minacciano seriamente la stabilità dell’istituto familiare come cellula fondamentale della società umana; si tratta di un pensiero e di azioni concrete volte a distruggere – poco a poco, passo dopo passo – la tenuta della famiglia come unione stabile e feconda tra un uomo e una donna, unione all’interno della quale i genitori hanno il diritto di educare la prole secondo i propri principi e il proprio credo.

Ancora prima di parlare delle particolari strategie culturali promosse in scala mondiale tramite campagne di sensibilizzazione delle coscienze al fine di cambiare il modo di pensare (prima) e quello di vivere (poi), basterebbe guardare ai nostri ordinamenti politici che non prevedono agevolazioni o aiuti che incoraggino i giovani a “metter su famiglia” e a procreare. Nel caso particolare dell’Italia l’impasse che vive la famiglia è palese e i risultati sono alla luce del giorno: chi ha figli non riesce a sostenerne le spese, molti dunque hanno deciso di non procreare più. L’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo dopo il Giappone (con il 21,4% dei cittadini over 65) e il più vecchio d’Europa. Inoltre, un recente sondaggio promosso dal Corriere della Sera  dimostra (se mai ci fosse bisogno di un sondaggio per dimostrarlo) l’insostenibilità, per le famiglie, di un sistema sociale ed economico avverso che – tra le altre cose – obbliga le donne a scegliere tra i figli e il lavoro, scoraggiando sempre di più le famiglie. Dal canto loro anche i padri sono obbligati a vivere per il lavoro e non per la famiglia, ad esempio potendo godere di pochissimi congedi e permessi di paternità (la nascita di un figlio, in Italia, “vale” un giorno di permesso!)

Un attacco antropologico.

Gli attacchi contro la famiglia si sviluppano su diversi fronti ma trovano il loro fondamento in un tentativo di rivoluzione antropologica che mira a destabilizzare le certezze che l’uomo occidentale ha acquisito su di sè, sulla società e sulla famiglia, lungo i secoli e grazie al fondamentale apporto della cultura giudeo-cristiana che – lo si voglia riconoscere o no – ha costruito l’Europa e il mondo occidentale.

Alla base di tutti le minacce verso la famiglia, si trova infatti un tentativo di giro antropologico che vuol riplasmare l’uomo secondo nuovi criteri e paradigmi che eliminino ogni riferimento all’ordine naturale e a qualsiasi norma morale e religiosa. Colpire l’uomo per colpire la famiglia, eliminare ogni riferimento morale o religioso come residui di un passato da cancellare, anche a costo di utilizzare di provvedimenti giudiziari e leggi utili alla causa. Una volta eliminati i paradigmi morali e religiosi, l’asse dell’esistenza umana diventa il cosiddetto principio dell’autodeterminazione proposto (o meglio, imposto) come unico e definitivo riferimento di una nuova morale individualista e autoreferenziale.

Promuovere l’autodeterminazione come un principio costitutivo inalienabile (nient’altro che il proprio ego elevato ad axis mundi) include anche – in nome del rispetto umano – l’incoraggiare tutti gli atteggiamenti, le tendenze e gli stili di vita – in modo particolare i più bizzarri e i più eccentrici che si possano immaginare – che l’uomo si proponga, purché si combatta il vecchio sistema di paradigma sociale e sessuale segnato dalla dualità “maschio-femmina”. E’ nel campo della morale sessuale, infatti, che si attuano questi principi promossi a livello politico ed educativo volti, in prima istanza, a scardinare quel principio di dualità sessuale iscritto nella natura umana.

Applicazioni nel campo della morale sessuale.

Superare i cosiddetti “stereotipi” fin dalla tenera età (c’è una vera battaglia per la causa, la polemica del Presidente Boldrini contro la pubblicità dove in famiglia la mamma cucina per i figli ne è solo un esempio eclatante), promuovere l’omosessualità, il transessualismo, il bisessualismo, il pansessualismo, riconoscere la pratica dell’aborto (edulcorato in “interruzione della gravidanza”) come diritto sul proprio corpo, insegnare a vivere la “diversità” scegliendo liberamente il proprio genere prescindendo dalla propria natura e promuovendo l'”ideologia gender“, già denunciata da papa Benedetto XVI e recentemente definita da papa Francesco a un pericoloso “sbaglio della mente umana” che crea “tanta confusione”.

Sono tutte applicazioni del principio di autodeterminazione travestite e giustificate dal rispetto umano e dalla concessione di diritti civili, così come le aberranti pratiche di “utero in affitto”, cambio di sesso e altre violenze sulla natura umana promosse e finanziate da enti governativi nazionali, continentali e internazionali. Manifestazioni pubbliche legate al mondo omosessuale (come il Gay Village di Roma o i diversi Gay Pride in tutta Italia) vengono sostenute e presenziate da sindaci, esponenti del governo e star televisive, così come corsi di formazione ed eventi culturali (ad esempio l’ultimo film Io e Lei) vengono sponsorizzati e sovvenzionati da fondi e capitali pubblici.

Tra gli scopi che motivano questa vera e propria battaglia, un ruolo fondamentale (spesso evidente, a volte nascosto, ma comunque presente) lo ricopre un sentimento di astio e di rivalsa verso il cristianesimo e la Chiesa. A questo riguardo vedeva bene G. K. Chesterton che affermava che “uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa”.

La macchina da guerra: politica, finanza e lobby.

Un progetto antropologico di questo tipo, quello della decostruzione dell’uomo a partire dalla rifondazione della morale e dei suoi principi fondamentali, non potrebbe attuarsi senza un serio e vasto programma che coinvolga importanti progetti politici, educativi e sociali volti alla sensibilizzazione delle coscienze e all’applicazione pratica di azioni concrete.

Ma ciò non sarebbe ancora possibile senza importanti appoggi finanziari di enti sovranazionali e da lobby interessate alla causa (dalla massoneria alle lobby omosessualiste, dalle importanti aziende di moda a famosi testimonial del mondo dello spettacolo, capaci di muovere enormi capitali e dotati di una notevole influenza politica e sociale).

E’ per questo che star del mondo della musica come Elton John riescono a interferire con proclami e battaglie in diversi paesi ottenendo grandissima risonanza (ne abbiamo parlato QUI), mentre chi la pensa diversamente viene censurato e boicottato (ricordate il caso di Dolce e Gabbana? E quello di Barilla?)

La contestazione contestata: “chi non è con noi…”

Di fronte a queste minacce, in Italia, molte famiglie (nella quasi totalità cattoliche) hanno manifestato il loro malcontento per le iniziative del Governo sostenuti e incoraggiati da alcune coraggiose realtà ecclesiali (Cammino Neocatecumenale), associazioni pro-life (Quotidiano La Croce, Manif Pour Tous, Non si Tocca la Famiglia, Comitato Articolo 26) e associazioni culturali (Alleanza Cattolica, Giuristi per la Vita). Il nucleo della manifestazione è stato quello di mostrare la bellezza della famiglia ma sopratutto quello di opporsi alla diffusione delle teorie gender nelle scuole e al DDL sulle unioni civili, iniziative promosse dal Governo di Renzi.

La mobilitazione ha trovato una adesione massiccia di famiglie, di anziani e di giovani che sono scesi in piazza San Giovanni lo scorso 20 giugno nonostante la sorprendente opposizione di alcuni movimenti ecclesiali (come Comunione e Liberazione o la Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi) e alcuni esponenti della gerarchia della Chiesa Italiana per i quali la protesta avrebbe contribuito ad inasprire inutilmente i toni della polemica senza risolvere la situazione.

Dubbi, tentennamenti, imbarazzo: la Chiesa assente.

Il 20 giugno sarà ricordato per il diluvio abbattutosi sulla piazza come presagio di un castigo divino contro le famiglie presenti o come segno di un’eloquente benedizione dall’Alto per la nobile iniziativa (a seconda dei punti di vista). Il 20 giugno sarà anche ricordato per le centinaia di migliaia di persone che, nonostante il violento temporale che ha aperto e chiuso l’incontro, sono rimaste coraggiosamente in piazza dall’inizio alla fine. Ma il 20 giugno sarà anche ricordato per aver evidenziato spaccature e divisioni all’interno della Chiesa Italiana: si ricorderà l’assenza di CL motivata da una lettera elegante ma priva di argomentazioni convincenti, si ricorderà la totale e imbarazzante assenza di vescovi e cardinali (non motivata da nessuna lettera pastorale) che – a dispetto di comunicati piacenti e lettere di sostegno morale – non hanno preso né una posizione marcata né una goccia di pioggia per stare accanto alle famiglie. Si dirà che era un incontro di laici, ma si dica anche che le famiglie cattoliche spinte da alcuni settori ecclesiasiastici, movimenti e parrocchie, esprimevano un idea di società che la Chiesa dovrebbe per lo meno incoraggiare, fondata sulla famiglia naturale e sulla libertà di educazione della prole in opposizione a contaminazioni e indottrinamento ideologico di massa.

roma_family_day_roma_01E’ possibile – ci domandiamo con sincerità – che dei tanti vescovi presenti tutto il paese (226 diocesi, più ausiliari, curiali ed emeriti), pastori destinati per divina vocazione alla cura e all’accompagnamento di un gregge, nessuno abbia sentito in cuor suo di aderire partecipando (in carne ed ossa, non spiritualmente) all’incontro? E’ possibile che in tutta italia nessun vescovo, nessuno, abbia voluto “puzzare di pecora”, mostrando la propria vicinanza alle famiglie italiane che da tutta Italia sono accorse a Roma – come recitava uno striscione – “per amore dei nostri figli”? Qualcuno ha pensato cosa avrebbe potuto significare per le famiglie un solideo viola, meglio ancora rosso, sul palco, sotto la pioggia? Il caso è sospetto e fa pensare ad una presa di posizione unica di tutto l’episcopato italiano, fa pensare ad un momentaneo non éxpedit imposto dall’alto a tutti i vescovi per il 20G, visto che il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana non ha nascosto le sue perplessità considerando l’assise, in un primo momento (salvo poi far marcia indietro con alcune interviste strategiche), in contrasto con lo stile di papa Bergoglio: evitare faccia a faccia, dialogare e mai protestare, parlare a bassa voce e mai urlare, sorridere sempre e mai far muso duro, proporre e mai esigere.

Fatto sta che le famiglie dimostrarono una forza straordinaria perché pur non essendo state invitate a scendere in piazza da politici o vescovi lo hanno fatto mosse dalla propria coscienza e dall’amore verso i propri figli, nella speranza di contribuire alla costruzione di un futuro migliore difronte alle minacce che si addensano sulle future generazioni.

paglia renziDa che parte sta la Chiesa?: “Complimenti Renzi, tieni duro!”

In modo disonesto, deplorevole, contrario ad ogni deontologia professionale e alla semplice educazione, così i giornalisti radiofonici del programma La Zanzara hanno teso un tranello a mons. Vincenzo Paglia fingendo una telefonata del Presidente Renzi sul caso Marino (caso di cui abbiamo parlato in un altro articolo). Paglia non è un vescovo qualunque (se mai esistano vescovi qualunque…), ma una personaggio di una certa rilevanza in Vaticano. Padre spirituale e guida pastorale della comunità di San’Egidio, mons. Paglia è il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, un dicastero che, tra un Sinodo Straordinario, un Sinodo Ordinario e l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia, ricopre un ruolo di primissimo piano in questi primi anni di pontificato di papa Bergoglio.

L’infelice finta intervista rivela alcuni particolari sulla presenza di Ignazio Marino al Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Stati Uniti, particolari che mettono in difficoltà il sindaco di Roma che a quanto pare avrebbe fatto infuriare il Santo Padre col suo voler apparire e col tentativo di avvicinare a tutti i costi il Papa in Stati Uniti.

Ma il dato più interessante per il nostro discorso riguarda la profonda familiarità che lega il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia al premier italiano. I due si chiamano per nome, dandosi del tu e dimostrando una grande intesa e complicità. Vincenzo (come si fa chiamare il monsignore) non perde tempo per esordire con un “Sei bravissimo Matteo” e conclude la telefonata complimentandosi col premier “per tutto” e per incoraggiarlo ad andare avanti.

Senti Matteo, i miei complimenti per tutto! Davvero complimenti! Andate avanti! Vai, tieni duro… Poi se ci vediamo un minuto ti dico qualcosa…

A questo punto è chiaro che tra il governo e i responsabile numero uno della pastorale familiare c’è una grande amicizia che diventa anche una unità di intenti e una uniformità di vedute. Una amicizia e una complicità senz’altro problematiche se si pensa che tra le riforme più a cuore al governo democratico ci sono il progetto di legge sulle unioni civili (leggi: “matrimonio” gay e adozione omosessuale) e la riforma della scuola (con l’inclusione di articoli e clausole che aprono le porte delle scuole all’insegnamento delle teorie del genere). Tutto questo legato all’assenza di serie azioni politiche a favore delle famiglie e che incoraggino le nascite: in Italia, infatti, avere (molti) figli vuol dire essenzialmente avere (molte) spese: raddoppiate, triplicate, quadruplicate, a seconda degli eredi…

Quale accordo può esistere tra un vescovo incaricato di vegliare sulle famiglie e di guidare le famiglie in questi tempi difficili e un governante che porta avanti il suo progetto sul paese senza tener conto, o senza ascoltare le istanze dei nuclei familiari? Quale lavoro comune, quali accordi, possono giacere tra un pastore e un lupo mentre le pecore sono in pericolo. Fatto sta che le pecore non vivono di certo tempi tranquilli dovendo guardarsi bene, non solo dai lupi, ma anche dai lupi vestiti da pastori…

Lo smarrimento dei cattolici è più che comprensibile. D’altronde proviamo a pensare cosa fosse successo se Gesù avesse stretto profondi legami di amicizia con Pilato incoraggiandolo ad andare avanti su tutto e promettandogli alcune “soffiate” in privato. Con un tale atteggiamento avrebbe certamente avuto salva la pelle, ma avrebbe anche – con molta propabilità – scandalizzato e deluso i suoi e tutti coloro che lo consideravano un maestro. Ma Gesù non scese a compromessi coi politici (a dire il vero, con scese a compromessi con nessuno), l’epilogo della sua vita scandalizzò comunque i suoi e venne comunque abbandonato. Ma lui era il Maestro.

galantino-cei1Vescovi in politica, un caso “sinistro”

In questi ultimi mesi, le ripetute sferzate di mons. Nunzio Galantino contro il segretario della Lega Nord Matteo Salvini contrapposte all’intesa e la benevolenza del vescovo nei confronti del governo democratico, ha indicato da quale parte (politica) si pendono le preferenze dei vertici della Chiesa italiana in questi anni. Galantino, che papa Francesco ha voluto e promosso a segretario della CEI, ha più volte condannato la politica della destra ignorando spesso la linea di pensiero anticattolica dei democratici su temi sensibili e su quei valori che un tempo si chiamavano “non-negoziabili”. Una linea che mantengono, da diversi anni, alcune riviste e testate cattoliche che, durante i governi di centrodestra, si son schierate nettamente all’opposizione mentre oggi offrono copertine e inserti speciali agli esponenti del governo.

Sembra che oggi tutti i valori diventano negoziabili anche per la Chiesa pur di evitare i “muri” e le “battaglie”, gli schieramenti e le opposizioni. Un atteggiamento, questo, che spesso e volentieri si riflette sui canali ufficiali della conferenza episcopale (stampa e televisione) come ha dimostrato, lo scorso anno, la volontà di invitare Vladimir Luxuria a Tv2000 per commentare l’attualità sulla Tv dei vescovi: forse un caso isolato ma significativo.

Non dimentichiamo, però, che alcuni vescovi – forse perché dotati di una migliore preparazione politica e umana, di una maggiore adesione alla Chiesa e al suo messaggio, di una più approfondita comprensione del valore e delle difficoltà delle famiglie, nonché di una più profonda vita spirituale – riescono ad intervenire pubblicamente con autorità, senza strizzare l’occhio a nessuno e senza provocare fiumi di polemiche. Pensiamo al presidente della nostra Conferenza Episcopale (Galantino è invece il segretario) e arcivescovo di Genova, il cardinale Bagnasco, che ha sempre appoggiato la causa delle famiglie cristiane con fermezza e senza ambiguità.

La Chiesa è divisa, andate in pace.

Ben vengano gli appelli all’unità, i giusti richiami al ritorno al Vangelo e all’abbandono della mondanità che fa male alla Chiesa, ma all’atto pratico si evidenziano, all’interno della Chiesa, serie spaccature che, dai tempi del Concilio Vaticano II, anziché diminuire sembrano radicalizzarsi. L’episcopato tedesco, molti vescovi europei, così come gran parte delle conferenze episcopali sudamericane  puntano a un netto cambio di rotta della Chiesa su temi di morale sessuale. In molti vorrebbero un cambio nella dottrina su alcuni temi importanti come aborto, eutanasia, omosessualità, celibato, sacerdozio femminile… Le divisioni poi si toccano con mano quando si parla di parroci e sacerdoti addetti alla pastorale che – spesso più dei vescovi – contribuiscono a creare confusione e dubbi tra i fedeli (*).

Alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia pesa sul Santo Padre Francesco la responsabilità di riflettere e decidere, per il bene della Chiesa. Il Sinodo Straordinario ha mostrato le enormi divergenze tra due schieramenti ma, all’atto pratico, si è risolto con un nulla di fatto, rimandando a questo secondo appuntamento, decisioni e linee guida sulla famiglia.

Sapere che a capo del Pontificio Istituto per la Famiglia ci sia mons. Vincenzo Paglia (al quale, come uomo e cristiano, va la nostra solidarietà per l’affronto ricevuto dai disonesti giornalisti), non lascia del tutto tranquilli coloro che, solo pochi mesi fa, con la pioggia e il vento nelle ossa, resistevano in piazza per chiedere di alzare un muro (si! un muro!) contro il dilagare del pensiero unico, per preservare i più piccoli dalle ideologie. Paglia (così come mons. Bruno Forte e altri prelati di rilievo dell’episcopato italiano che sposano le tesi progresssiste tedesche per una chiesa gay-friendly) si è infatti più volte detto favorevole al riconoscimento – da parte dello stato – delle unioni omosessuali, un progetto però che rappresenta il primo passo verso il “matrimonio gay” e il riconoscimento di “nuove forme di famiglia” come previsto dal pensiero unico mondiale; un cammino già percorso da Obama in Stati Uniti e che molti vescovi vorrebbero realizzato in Italia al più presto.

La supplica filiale a Papa Francesco” firmata online da più di 800 mila persone, manifesta le perplessità dei cristiani che vorrebbero parole chiare difronte alla confusione che, da qualche anno, regna tra i cristiani, vescovi e laici.

Chiesa ideale e chiesa visibile

Il filosofo francese Jean Guitton notava che dentro ogni cristiano esiste una “Chiesa completamente pura”, senza errori, eresie e divisioni, mentre la realtà terrena dell’istituzione è tutt’altro che perfetta. Ma il filosofo riconosceva, alla fine: “senza la Chiesa dei poveri diavoli, dei poveri vescovi e dei poveri parroci… non sarei quello che sono”. Al di là, infatti, della bassezza delle alleanze tra “poveri vescovi” e politici, dell’infestazione delle eresie e della mondanità nelle conferenze episcopali, al di là anche del “fumo di satana” che si addensa per le stanze apostoliche e sinodali… c’è qualcosa che permane, una verità custodita nel fragile vaso della Chiesa. Chesterton aveva capito questo paradosso trovando il segreto di tutto nella divinità del tesoro custodito, diceva infatti:

Credo nel cristianesimo e ho l’impressione che un sistema che ha sopravvissuto a una malagestione così folle, debba necessariamente essere divino.

Ma sia fatta la Sua volontà.

(*) Per fare un esempio, ho avuto modo di assistere allo spiacevole episodio di un sacerdote che commentando in un luogo pubblico il libro del giornalista francese Nicholas Diat su Benedetto XVI – intitolato L’homme qui ne voulait pas être pape – si è molto infastidito affermando che sarebbe stato meglio dire “L’uomo che ha fatto campagna elettorale per diventare papa“. (Vale la pena affermare che, per le sue caratteristiche e il ruolo che ricopre, secondo i canoni in vigore, il sacerdote sarebbe un ottimo candidato per l’episcopato).

E’ tempo di svegliarsi, ovvero il cristianesimo assopito!

Cima_da_Conegliano,_Endimione_dormiente._Parma,_Galleria_Nazionale“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno”. Così scriveva l’apostolo san Paolo ai Romani (Rm 13,11) per scuoterli dal torpore spirituale in cui erano caduti. Il grido di san Paolo è risuonato sempre nella storia della Chiesa e oggi risuona nella coscienza dei cristiani con una rinnovata urgenza perché di fronte al panorama attuale la Chiesa (e qui si intende l’insieme di pastori e di pecore, gerarchia e fedeli) non può permettersi il lusso di continuare a dormire.

Un anno fa Benedetto XVI ha abbandonato il trono di Pietro perché, in coscienza, ha riconosciuto di non essere in grado di sostenere il peso della Chiesa sulle sue spalle in un tempo “agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede”. Un atto rinunciatario? Nulla affatto ma, al contrario, un grido di guerra: “svegliamoci”. Svegliamoci perché io, nella mia debolezza, non riesco più a sostenere questa battaglia da quella posizione e lo farò pregando per voi, perché ne avrete bisogno.

Col nuovo papa, il primo gesuita, il primo americano, il primo Francesco, qualcuno si è potuto illudere sull’avvento di un periodo di stabilità, di pace, di ripresa (in consensi e fervore) della Chiesa Cattolica. Ma allo stesso tempo, dopo una breve “luna di miele” tra il papa e il mondo, la nebbia del buonismo si è schiarita ed ecco nuovi e più forti attacchi alla Chiesa, ai cristiani, alla libertà.

Si tratta del tentativo attuare una rivoluzione antropologica, un giro nella comprensione dell’uomo che neghi ogni riferimento, non solo al concetto di autorità o insegnamento morale (sacerdoti, maestri, genitori, non hanno nulla da insegnare, è una lezione vecchia), ma anche all’idea di natura come depositaria di una verità insita nella realtà delle cose (la natura non ha più nessuna autorità per dire come stanno le cose). Insomma le cose non devono necessariamente stare come stanno! La deriva di questa nuova antropologia è drammaticamente rischiosa ma, a volte, sembra così difficile rendersi conto che, una volta sconvolto il concetto di diritto naturale, il danno sarà disastroso in modo speciale per i più deboli e indifesi. Tutto sarà giustificato in nome dell’amore e della libertà (concetti vaghi e liquidamente malleabili a seconda delle situazioni e dei casi). Il sociologo polacco Zygmunt Bauman definisce la società globalizzata come una “società liquida” affermando che il problema fondamentale è il rifiuto di ogni identità e l’imposizione di una “cultura ibrida” dove predomina, in nome della libertà, il non-realizzato, il non-definito, l’effimero e il mutevole.

Schermata-2014-02-07-a-20.54.24Intanto nelle scuole pubbliche italiane arrivano i programmi per l’indottrinamento all’ideologia gender sottoforma di educazione e di prevenzione dell’odio contro gli omosessuali. L’intenzione è quella di imporre una nuova “antropologia liquida” in cui maschio e femmina non significano altro che costrizioni, stereotipi e gabbie, per l’essere umano. Negli asili Svizzeri leggono ai bambini fiabe gay, nelle elementari si organizzano lezioni di educazione sessuale già dal primo anno e nei licei si propongono romanzi a sfondo sessuale con scene ad alto contenuto pornografico (meglio ancora se rigorosamente gay). Le associazioni Lgbt, con le loro pressioni (e i loro soldi), sono riuscite a far sì che il governo impugni la loro lotta: ecco dunque i manuali scolastici per imparare a diventare amici dei gay e, perché no, imparare a diventare gay, ma anche a masturbarsi, a giocare col proprio corpo per “scoprirlo” e a proteggersi bene per difendersi da spiacevoli e sconvenienti gravidanze.

dormeSvegliamoci dal sonno! Perchè mentre l’Unione Europa e i governi nazionali cercano di imporre una cultura “gay friendly” ispirata all’ideologia del genere dove non esiste più differenza tra maschio e femmina, tra giusto e sbagliato, noi non possiamo continuare a dormire! E mentre l’ONU accusa la Chiesa di abusare dei bambini mentre continua ad appoggiare campagne abortiste, a preferire alcune minoranze rispetto ad altre, a non curarsi di quelle popolazioni che vivono sotto il terrore estremista o sotto governi autoritari come il comunismo dittatoriale in Corea del Nord o in Cina, noi non possiamo continuare a dormire! E mentre in Belgio si approva l’eutanasia per i bambini, non possiamo continuare a dormire! E mentre sui social network, in televisione e nelle scuole insegnano ai nostri figli che essere omosessuali, transessuali e bisessuali, oltre che normale è anche bello e divertente, noi non possiamo continuare a dormire!

Il cristianesimo assopito è l’atteggiamento di coscienza di alcuni settori delle gerarchie ecclesiastiche che assistono in silenzio a questi attacchi, forse in nome della misericordia, forse per voler conservare la pace di una vita tranquilla e (sic!) buona. E’ l’atteggiamento di quei sacerdoti che, per non sporcarsi le mani ne la reputazione, non si mettono in prima linea a favore della famiglia, dei bambini e delle donne. Il cristianesimo assopito è anche l’atteggiamento di molti genitori cattolici, di giornalisti cattolici, di maestri e professori cattolici, di medici, di farmacisti e professionisti sanitari cattolici, di psicologi cattolici, avvocati cattolici, di editori cattolici… di tutti quei professionisti che, pur dichiarandosi fedeli a Dio e appartenenti alla Chiesa, preferiscono evitare di denunciare, affrontare e combattere il male, scendendo a compromessi pur di mantenere una buona reputazione e una vita tranquilla. Un atteggiamento tiepido insomma  (ed è proprio sui tiepidi il titolo del libro scritto dal sacerdote francese Zanotti-Sorkine Au diable la tiédieur” tradotto – malamente – in italiano: “I tiepidi vanno all’inferno”)

E’ tempo di svegliarsi dal sonno! Lo diceva l’Apostolo, lo ripeteva il poeta quando affermava che “tra vivere e sognare, resta ciò che importa di più: svegliarsi” e ancora: “se vivere è buono, sognare è meglio, ma meglio di tutto – madre – è svegliarsi”.

Tras el vivir y el soñar,
está lo que más importa:
despertar.
(A. Machado)

E anche:

Si vivir es bueno,
es mejor soñar,
y mejor que todo madre,
despertar.
(A. Machado)

 Svegliarsi non è facile quando si è ben assopiti ma il lavoro da fare è tanto e il contributo che si può dare è prezioso, ognuno nel suo piccolo e secondo le proprie capacità e forze. Il primo passo da fare, però, è aprire gli occhi per prendere coscienza della situazione per capire bene cosa sta succedendo. Solo così ci renderemo conto dell’urgente necessità di un serio impegno in favore della verità, in favore dell’uomo e della donna, in favore dei nostri bambini. D’altronde, come diceva il filosofo ceco Jan Patočka (dissidente e martire durante la dittatura comunista nel suo paese): “Ci sono cose per cui vale la pena di soffrire“.

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