Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “CEI”

Divisi a Sanremo tra migranti, musica trap e… satanismo.

Premessa. Chiedo venia a voi lettori. “Ancora Sanremo?” vi domanderete dopo averne sentito parlare fino alla nausea e dopo che il tempo ci ha regalato lo spostamento delle telecamere verso altri scenari. “Ancora Sanremo, ora che lo avevano dimenticato e che le polemiche si sono finalmente assopite? Chiedo venia, perché quello che voleva essere un breve e leggero commento a caldo, da pubblicare magari il giorno dopo la finale, ha dovuto sottostare ad altre priorità come il lavoro e la famiglia (con annessa festa di compleanno del grande cinquenne) e un progetto editoriale di ben altro calibro quasi pronto (prometto) per la stampa. E siccome mi dispiace cestinare un articolo, anche inutile e ininfluente, lo pubblico fuori tempo massimo, senza pretesa alcuna, per chi vorrà leggere.

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Abbiamo un governo. Populista. Parte l’Apocalisse ma i rosicamenti della sinistra ci incoraggiano

L’Italia ha finalmente un governo. Dopo più di 80 giorni di incertezza e di trattative il nuovo esecutivo si è formato, con buona pace di chi ha cercato in ogni modo di impedirne l’insediamento. Da quando gli italiani hanno espresso con il voto la loro volontà di affidare il paese alla Lega e al movimento 5 Stelle, da più parti è partita una campagna denigratoria volta a dipingere queste due giovani forze politiche come un pericoloso flagello che avrebbe portato il paese al collasso. E’ vero che il “contratto di governo” tra i due partiti non era previsto in campagna elettorale, ma è vero anche che insieme rappresentano nel modo migliore le istanze degli italiani che hanno sonoramente defenestrato dalla scena politica i due partiti che hanno fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi decenni: il centro moderato e la sinistra democratica.

Di tutto è stato detto ai signori Matteo Salvini e Luigi Di Maio, oggi vicepresidenti del Consiglio dei Ministro, tirando in ballo finanche – incautamente – scenari apocalittici così come le pagine più oscure del recente passato europeo. “Cafoni, incapaci, reazionari, fascisti, populisti, dilettanti, ignoranti…” sono solo alcuni degli insulti lanciati da giorni e giorni, senza interruzione, dalla parte sinistra del paese; il tutto per giocare sulla paura degli italiani nel tentativo di creare un nemico comune: quello eletto dagli stessi italiani! Un terrorismo psicologico messo in atto dalla quella classe politica ancora stordita dalla clamorosa sconfitta alle elezioni del 4 marzo e dall’Europa che trema all’idea di un Italia non più succube dei diktat di Bruxelles ma libera e indipendente pronta a far valere le sue esigenze e quelle dei suoi cittadini. Continua a leggere…

Come pecore senza pastori: vescovi italiani in piazza coi radicali!

vescovLa Conferenza Episcopale Italiana ha deciso di aderire alla “Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà” organizzata dal Partito Radicale italiano ed intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco. La notizia ha sorpreso molti cattolici, delusi per la stretta di mano tra i vescovi italiani e il partito che da sempre si è schierato contro le gerarchie ecclesiastiche e contro i suoi principi, in particolare su temi delicati come la liberalizzazione delle droghe, l’aborto e l’eutanasia. Alcuni hanno alzato coraggiosamente la voce sottolineando l’assurdità dell’iniziativa: difatti, in passato, la CEI non ha mai aderito a manifestazioni organizzate da partiti politici e tanto meno aveva mai dimostrato particolari simpatie per gli slogan e le battaglie dei radicali.

Con papa Francesco però le cose sono cambiate: in questi ultimi anni i radicali e i vertici ecclesiastici si sono pubblicamente scambiati dichiarazioni di stima e di affetto. L’avvento di un “nuovo corso” inaugurato da papa Francesco (secondo un’ermeneutica della rottura e della discontinuità coi precedenti pontificati) ha rallegrato i radicali che hanno accolto il papa argentino con simpatia e rinnovate speranze di cambiamento (della Chiesa). D’altro canto, papa Francesco ha pubblicamente elogiato la radicale Emma Bonino (attivista, tra le altre cose, del diritto d’aborto ed essa stessa artefice di numerose “purghe” tramite “pompe di biciclette”) considerandola “tra i grandi dell’Italia di oggi” perché – ha affermato il Pontefice – “ha offerto il miglior servizio all’Italia per conoscere l’Africa”.

Mons. Galantino segretario della CEI

Mons. Galantino segretario della CEI.

La luna di miele tra la Chiesa Cattolica e il Partito Radicale sfocia oggi in una grande marcia dove vescovi e radicali andranno a braccetto chiedendo l’amnistia in occasione del Giubileo dei carcerati.

Questa comunione di intenti risulta ancora più assurda se si pensa che CEI non ha aderito alle due recenti manifestazioni del “Family Day” per non interferire nel dibattito politico sulle Unioni Civili mentre si discuteva l’approvazione del disegno di legge Cirinnà. In quella occasione, nessun sostegno a Piazza San Giovanni il 20 giugno 2015 e solo adesioni personali di alcuni vescovi il 30 gennaio 2016 al Circo Massimo (ma poi un solo vescovo in piazza!).

Subito dopo la pubblicazione della notizia (celebrata dal sito ufficiale dei radicali e annunciata dal portavoce della CEI proprio a Radio Radicale) alcuni cattolici hanno espresso perplessità e dubbi sulla convenienza di questa operazione. Tuona la giornalista della RAI Costanza Miriano che dal suo blog prova a scuotere le coscienze dei Pastori che sembrano aver abbandonato le pecorelle per sposare idee e teorie “mondane” e per preferire relazioni di buon vicinato. La giornalista aveva già provato a svegliare i pastori dal loro torpore con un articolo, tanto mirabile quanto inutile, pubblicato sulle pagine de Il Foglio in occasione del Family Day(leggi qui).

“Tutti i cristiani, ovviamente, sono a favore della dignità dei carcerati” contro la violenza, contro la fame e contro la guerra. Ma – continua Miriano – “le IDEE radicali sono irrevocabilmente, strutturalmente, irrimediabilmente, profondamente e totalmente contro Dio”. E’ per questo che “Noi dobbiamo amare le persone radicali, ma dobbiamo odiare le loro idee”.

Protesta anche Mario Adinolfi, uno degli organizzatori dei Family Day che chiede al giornalista: “Le sembra normale che nel primo Family Day, quello del giugno 2015 a Piazza San Giovanni alcuni collaboratori stretti di Galantino abbiano sconsigliato, con tanto di inviti scritti, la partecipazione alle varie realtà ecclesiali?”

Tra gli indignati anche il direttore de La Nuova Bussola Quotidiane e Il Timone, Riccardo Cascioli che afferma: “Non ci sono parole per esprimere l’amarezza che suscita la notizia” (LEGGI: Vescovi sulle orme di Pannella, che tristezza…). Cascioli critica il ruolo di preminenza di cui si è investito il segretario della CEI, Nunzio Galantino, che prende spesso la parola a nome dei vescovi italiani al posto del presidente Angelo Bagnasco. Ecco dunque “l’ennesimo schiaffo dato al popolo del Family Day”, una manifestazione scoraggiata da Galantino per evitare scontri di piazza e muri ideologici. Un atto – spiega Cascioli su La Nuova BQ – di “subalternità culturale che sfocia nel ridicolo”.

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Emma Bonino oggi… e ieri.

Sono in particolar modo le posizioni dei radicali sulla morale sessuale e sull’aborto ad essere agli antipodi rispetto alla morale cristiana che vieta di uccidere qualsiasi persona per qualsiasi motivo: una questione che non può facilmente passare in secondo piano e sulla quale non è possibile soprassedere senza rinunciare alla propria identità e alla propria missione.

Lo stesso segretario della CEI, mons. Nunzio Galantino, aveva pubblicamente affermato di non riconoscersi nei “visi inespressivi” di coloro che organizzano fiaccolate, veglie e preghiere di fronte alle cliniche abortiste. Un’affermazione che scatenò l’ira di molti cattolici e, in modo particolare, dei gruppi più attivi nelle battaglie pro-life.

“Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche, che praticano l’interruzione della gravidanza” Mons. Nunzio Galantino, Segretario della CEI

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Mons. Paglia e Renzi, amici.

Ma che la Chiesa italiana di questi ultimi anni nutrisse simpatie smodate per le idee e per gli uomini di sinistra lo aveva già dimostrato la colossale “gaffe” di mons. Vincenzo Paglia che, sotto inganno parlando al telefono con un “finto Renzi”, aveva dimostrato tutto il suo ossequio e la sua personale adesione (o sottomissione) al presidente del Consiglio e alle sue “battaglie” incoraggiandolo al telefono: “Avanti su tutto“!

Non sorprende dunque che ora i vescovi, con rinnovato entusiasmo, decidano di scendere in piazza nel nome di Pannella (e di papa Francesco). Per questo con coraggio la giornalista Miriano implora: “Pastori, siate uomini, e tornate a fare i padri” e ancora: “Se non dovete fare i vescovi pilota, e non lo avete fatto anche quando era il vostro popolo, il popolo della vita, le famiglie, i padri e le madri, i bambini, a chiedervelo supplicante, non fatelo neanche quando a chiedervelo è il popolo della morte”.

Articolo originale su Romagiornale.it

La Chiesa italiana a braccetto con Renzi? le famiglie sempre più sole!

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mons V. Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

Concediamo, nel titolo, il beneficio del punto interrogativo perché è difficile accettare che mentre il gregge, minacciato e contrastato, lotta per venire ascoltato, il pastore vada a spasso col lupo prima ancora che si compiano le profezie di Isaia 11 dove “il lupo dimorerà con l’agnello”… Sia chiaro, però, che da nessuna parte sta scritto che il pastore arriverà ad allearsi col lupo prima che questi desista dal voler sbranare il gregge: ciò non è previsto neanche per la fine dei tempi. Per questo, e non per altri motivi, concediamo, nel titolo, il beneficio del dubbio. Ma usciamo dalla metafora e torniamo alla realtà, una realtà che fa molto pensare a lupi e pastori che vanno d’amore e d’accordo, mentre le pecore – docili ma non stupide – rimangono scandalosamente sole.

Famiglia sole, contro vento e marea.

Le famiglie sono sempre più sole di fronte agli attacchi del pensiero unico portati avanti dai governi nazionali e dagli enti sovranazionali, europei o mondiali. Sono in atto, infatti, una serie di attacchi che minacciano seriamente la stabilità dell’istituto familiare come cellula fondamentale della società umana; si tratta di un pensiero e di azioni concrete volte a distruggere – poco a poco, passo dopo passo – la tenuta della famiglia come unione stabile e feconda tra un uomo e una donna, unione all’interno della quale i genitori hanno il diritto di educare la prole secondo i propri principi e il proprio credo.

Ancora prima di parlare delle particolari strategie culturali promosse in scala mondiale tramite campagne di sensibilizzazione delle coscienze al fine di cambiare il modo di pensare (prima) e quello di vivere (poi), basterebbe guardare ai nostri ordinamenti politici che non prevedono agevolazioni o aiuti che incoraggino i giovani a “metter su famiglia” e a procreare. Nel caso particolare dell’Italia l’impasse che vive la famiglia è palese e i risultati sono alla luce del giorno: chi ha figli non riesce a sostenerne le spese, molti dunque hanno deciso di non procreare più. L’Italia è il secondo paese più vecchio al mondo dopo il Giappone (con il 21,4% dei cittadini over 65) e il più vecchio d’Europa. Inoltre, un recente sondaggio promosso dal Corriere della Sera  dimostra (se mai ci fosse bisogno di un sondaggio per dimostrarlo) l’insostenibilità, per le famiglie, di un sistema sociale ed economico avverso che – tra le altre cose – obbliga le donne a scegliere tra i figli e il lavoro, scoraggiando sempre di più le famiglie. Dal canto loro anche i padri sono obbligati a vivere per il lavoro e non per la famiglia, ad esempio potendo godere di pochissimi congedi e permessi di paternità (la nascita di un figlio, in Italia, “vale” un giorno di permesso!)

Un attacco antropologico.

Gli attacchi contro la famiglia si sviluppano su diversi fronti ma trovano il loro fondamento in un tentativo di rivoluzione antropologica che mira a destabilizzare le certezze che l’uomo occidentale ha acquisito su di sè, sulla società e sulla famiglia, lungo i secoli e grazie al fondamentale apporto della cultura giudeo-cristiana che – lo si voglia riconoscere o no – ha costruito l’Europa e il mondo occidentale.

Alla base di tutti le minacce verso la famiglia, si trova infatti un tentativo di giro antropologico che vuol riplasmare l’uomo secondo nuovi criteri e paradigmi che eliminino ogni riferimento all’ordine naturale e a qualsiasi norma morale e religiosa. Colpire l’uomo per colpire la famiglia, eliminare ogni riferimento morale o religioso come residui di un passato da cancellare, anche a costo di utilizzare di provvedimenti giudiziari e leggi utili alla causa. Una volta eliminati i paradigmi morali e religiosi, l’asse dell’esistenza umana diventa il cosiddetto principio dell’autodeterminazione proposto (o meglio, imposto) come unico e definitivo riferimento di una nuova morale individualista e autoreferenziale.

Promuovere l’autodeterminazione come un principio costitutivo inalienabile (nient’altro che il proprio ego elevato ad axis mundi) include anche – in nome del rispetto umano – l’incoraggiare tutti gli atteggiamenti, le tendenze e gli stili di vita – in modo particolare i più bizzarri e i più eccentrici che si possano immaginare – che l’uomo si proponga, purché si combatta il vecchio sistema di paradigma sociale e sessuale segnato dalla dualità “maschio-femmina”. E’ nel campo della morale sessuale, infatti, che si attuano questi principi promossi a livello politico ed educativo volti, in prima istanza, a scardinare quel principio di dualità sessuale iscritto nella natura umana.

Applicazioni nel campo della morale sessuale.

Superare i cosiddetti “stereotipi” fin dalla tenera età (c’è una vera battaglia per la causa, la polemica del Presidente Boldrini contro la pubblicità dove in famiglia la mamma cucina per i figli ne è solo un esempio eclatante), promuovere l’omosessualità, il transessualismo, il bisessualismo, il pansessualismo, riconoscere la pratica dell’aborto (edulcorato in “interruzione della gravidanza”) come diritto sul proprio corpo, insegnare a vivere la “diversità” scegliendo liberamente il proprio genere prescindendo dalla propria natura e promuovendo l'”ideologia gender“, già denunciata da papa Benedetto XVI e recentemente definita da papa Francesco a un pericoloso “sbaglio della mente umana” che crea “tanta confusione”.

Sono tutte applicazioni del principio di autodeterminazione travestite e giustificate dal rispetto umano e dalla concessione di diritti civili, così come le aberranti pratiche di “utero in affitto”, cambio di sesso e altre violenze sulla natura umana promosse e finanziate da enti governativi nazionali, continentali e internazionali. Manifestazioni pubbliche legate al mondo omosessuale (come il Gay Village di Roma o i diversi Gay Pride in tutta Italia) vengono sostenute e presenziate da sindaci, esponenti del governo e star televisive, così come corsi di formazione ed eventi culturali (ad esempio l’ultimo film Io e Lei) vengono sponsorizzati e sovvenzionati da fondi e capitali pubblici.

Tra gli scopi che motivano questa vera e propria battaglia, un ruolo fondamentale (spesso evidente, a volte nascosto, ma comunque presente) lo ricopre un sentimento di astio e di rivalsa verso il cristianesimo e la Chiesa. A questo riguardo vedeva bene G. K. Chesterton che affermava che “uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa”.

La macchina da guerra: politica, finanza e lobby.

Un progetto antropologico di questo tipo, quello della decostruzione dell’uomo a partire dalla rifondazione della morale e dei suoi principi fondamentali, non potrebbe attuarsi senza un serio e vasto programma che coinvolga importanti progetti politici, educativi e sociali volti alla sensibilizzazione delle coscienze e all’applicazione pratica di azioni concrete.

Ma ciò non sarebbe ancora possibile senza importanti appoggi finanziari di enti sovranazionali e da lobby interessate alla causa (dalla massoneria alle lobby omosessualiste, dalle importanti aziende di moda a famosi testimonial del mondo dello spettacolo, capaci di muovere enormi capitali e dotati di una notevole influenza politica e sociale).

E’ per questo che star del mondo della musica come Elton John riescono a interferire con proclami e battaglie in diversi paesi ottenendo grandissima risonanza (ne abbiamo parlato QUI), mentre chi la pensa diversamente viene censurato e boicottato (ricordate il caso di Dolce e Gabbana? E quello di Barilla?)

La contestazione contestata: “chi non è con noi…”

Di fronte a queste minacce, in Italia, molte famiglie (nella quasi totalità cattoliche) hanno manifestato il loro malcontento per le iniziative del Governo sostenuti e incoraggiati da alcune coraggiose realtà ecclesiali (Cammino Neocatecumenale), associazioni pro-life (Quotidiano La Croce, Manif Pour Tous, Non si Tocca la Famiglia, Comitato Articolo 26) e associazioni culturali (Alleanza Cattolica, Giuristi per la Vita). Il nucleo della manifestazione è stato quello di mostrare la bellezza della famiglia ma sopratutto quello di opporsi alla diffusione delle teorie gender nelle scuole e al DDL sulle unioni civili, iniziative promosse dal Governo di Renzi.

La mobilitazione ha trovato una adesione massiccia di famiglie, di anziani e di giovani che sono scesi in piazza San Giovanni lo scorso 20 giugno nonostante la sorprendente opposizione di alcuni movimenti ecclesiali (come Comunione e Liberazione o la Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi) e alcuni esponenti della gerarchia della Chiesa Italiana per i quali la protesta avrebbe contribuito ad inasprire inutilmente i toni della polemica senza risolvere la situazione.

Dubbi, tentennamenti, imbarazzo: la Chiesa assente.

Il 20 giugno sarà ricordato per il diluvio abbattutosi sulla piazza come presagio di un castigo divino contro le famiglie presenti o come segno di un’eloquente benedizione dall’Alto per la nobile iniziativa (a seconda dei punti di vista). Il 20 giugno sarà anche ricordato per le centinaia di migliaia di persone che, nonostante il violento temporale che ha aperto e chiuso l’incontro, sono rimaste coraggiosamente in piazza dall’inizio alla fine. Ma il 20 giugno sarà anche ricordato per aver evidenziato spaccature e divisioni all’interno della Chiesa Italiana: si ricorderà l’assenza di CL motivata da una lettera elegante ma priva di argomentazioni convincenti, si ricorderà la totale e imbarazzante assenza di vescovi e cardinali (non motivata da nessuna lettera pastorale) che – a dispetto di comunicati piacenti e lettere di sostegno morale – non hanno preso né una posizione marcata né una goccia di pioggia per stare accanto alle famiglie. Si dirà che era un incontro di laici, ma si dica anche che le famiglie cattoliche spinte da alcuni settori ecclesiasiastici, movimenti e parrocchie, esprimevano un idea di società che la Chiesa dovrebbe per lo meno incoraggiare, fondata sulla famiglia naturale e sulla libertà di educazione della prole in opposizione a contaminazioni e indottrinamento ideologico di massa.

roma_family_day_roma_01E’ possibile – ci domandiamo con sincerità – che dei tanti vescovi presenti tutto il paese (226 diocesi, più ausiliari, curiali ed emeriti), pastori destinati per divina vocazione alla cura e all’accompagnamento di un gregge, nessuno abbia sentito in cuor suo di aderire partecipando (in carne ed ossa, non spiritualmente) all’incontro? E’ possibile che in tutta italia nessun vescovo, nessuno, abbia voluto “puzzare di pecora”, mostrando la propria vicinanza alle famiglie italiane che da tutta Italia sono accorse a Roma – come recitava uno striscione – “per amore dei nostri figli”? Qualcuno ha pensato cosa avrebbe potuto significare per le famiglie un solideo viola, meglio ancora rosso, sul palco, sotto la pioggia? Il caso è sospetto e fa pensare ad una presa di posizione unica di tutto l’episcopato italiano, fa pensare ad un momentaneo non éxpedit imposto dall’alto a tutti i vescovi per il 20G, visto che il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana non ha nascosto le sue perplessità considerando l’assise, in un primo momento (salvo poi far marcia indietro con alcune interviste strategiche), in contrasto con lo stile di papa Bergoglio: evitare faccia a faccia, dialogare e mai protestare, parlare a bassa voce e mai urlare, sorridere sempre e mai far muso duro, proporre e mai esigere.

Fatto sta che le famiglie dimostrarono una forza straordinaria perché pur non essendo state invitate a scendere in piazza da politici o vescovi lo hanno fatto mosse dalla propria coscienza e dall’amore verso i propri figli, nella speranza di contribuire alla costruzione di un futuro migliore difronte alle minacce che si addensano sulle future generazioni.

paglia renziDa che parte sta la Chiesa?: “Complimenti Renzi, tieni duro!”

In modo disonesto, deplorevole, contrario ad ogni deontologia professionale e alla semplice educazione, così i giornalisti radiofonici del programma La Zanzara hanno teso un tranello a mons. Vincenzo Paglia fingendo una telefonata del Presidente Renzi sul caso Marino (caso di cui abbiamo parlato in un altro articolo). Paglia non è un vescovo qualunque (se mai esistano vescovi qualunque…), ma una personaggio di una certa rilevanza in Vaticano. Padre spirituale e guida pastorale della comunità di San’Egidio, mons. Paglia è il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, un dicastero che, tra un Sinodo Straordinario, un Sinodo Ordinario e l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia, ricopre un ruolo di primissimo piano in questi primi anni di pontificato di papa Bergoglio.

L’infelice finta intervista rivela alcuni particolari sulla presenza di Ignazio Marino al Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Stati Uniti, particolari che mettono in difficoltà il sindaco di Roma che a quanto pare avrebbe fatto infuriare il Santo Padre col suo voler apparire e col tentativo di avvicinare a tutti i costi il Papa in Stati Uniti.

Ma il dato più interessante per il nostro discorso riguarda la profonda familiarità che lega il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia al premier italiano. I due si chiamano per nome, dandosi del tu e dimostrando una grande intesa e complicità. Vincenzo (come si fa chiamare il monsignore) non perde tempo per esordire con un “Sei bravissimo Matteo” e conclude la telefonata complimentandosi col premier “per tutto” e per incoraggiarlo ad andare avanti.

Senti Matteo, i miei complimenti per tutto! Davvero complimenti! Andate avanti! Vai, tieni duro… Poi se ci vediamo un minuto ti dico qualcosa…

A questo punto è chiaro che tra il governo e i responsabile numero uno della pastorale familiare c’è una grande amicizia che diventa anche una unità di intenti e una uniformità di vedute. Una amicizia e una complicità senz’altro problematiche se si pensa che tra le riforme più a cuore al governo democratico ci sono il progetto di legge sulle unioni civili (leggi: “matrimonio” gay e adozione omosessuale) e la riforma della scuola (con l’inclusione di articoli e clausole che aprono le porte delle scuole all’insegnamento delle teorie del genere). Tutto questo legato all’assenza di serie azioni politiche a favore delle famiglie e che incoraggino le nascite: in Italia, infatti, avere (molti) figli vuol dire essenzialmente avere (molte) spese: raddoppiate, triplicate, quadruplicate, a seconda degli eredi…

Quale accordo può esistere tra un vescovo incaricato di vegliare sulle famiglie e di guidare le famiglie in questi tempi difficili e un governante che porta avanti il suo progetto sul paese senza tener conto, o senza ascoltare le istanze dei nuclei familiari? Quale lavoro comune, quali accordi, possono giacere tra un pastore e un lupo mentre le pecore sono in pericolo. Fatto sta che le pecore non vivono di certo tempi tranquilli dovendo guardarsi bene, non solo dai lupi, ma anche dai lupi vestiti da pastori…

Lo smarrimento dei cattolici è più che comprensibile. D’altronde proviamo a pensare cosa fosse successo se Gesù avesse stretto profondi legami di amicizia con Pilato incoraggiandolo ad andare avanti su tutto e promettandogli alcune “soffiate” in privato. Con un tale atteggiamento avrebbe certamente avuto salva la pelle, ma avrebbe anche – con molta propabilità – scandalizzato e deluso i suoi e tutti coloro che lo consideravano un maestro. Ma Gesù non scese a compromessi coi politici (a dire il vero, con scese a compromessi con nessuno), l’epilogo della sua vita scandalizzò comunque i suoi e venne comunque abbandonato. Ma lui era il Maestro.

galantino-cei1Vescovi in politica, un caso “sinistro”

In questi ultimi mesi, le ripetute sferzate di mons. Nunzio Galantino contro il segretario della Lega Nord Matteo Salvini contrapposte all’intesa e la benevolenza del vescovo nei confronti del governo democratico, ha indicato da quale parte (politica) si pendono le preferenze dei vertici della Chiesa italiana in questi anni. Galantino, che papa Francesco ha voluto e promosso a segretario della CEI, ha più volte condannato la politica della destra ignorando spesso la linea di pensiero anticattolica dei democratici su temi sensibili e su quei valori che un tempo si chiamavano “non-negoziabili”. Una linea che mantengono, da diversi anni, alcune riviste e testate cattoliche che, durante i governi di centrodestra, si son schierate nettamente all’opposizione mentre oggi offrono copertine e inserti speciali agli esponenti del governo.

Sembra che oggi tutti i valori diventano negoziabili anche per la Chiesa pur di evitare i “muri” e le “battaglie”, gli schieramenti e le opposizioni. Un atteggiamento, questo, che spesso e volentieri si riflette sui canali ufficiali della conferenza episcopale (stampa e televisione) come ha dimostrato, lo scorso anno, la volontà di invitare Vladimir Luxuria a Tv2000 per commentare l’attualità sulla Tv dei vescovi: forse un caso isolato ma significativo.

Non dimentichiamo, però, che alcuni vescovi – forse perché dotati di una migliore preparazione politica e umana, di una maggiore adesione alla Chiesa e al suo messaggio, di una più approfondita comprensione del valore e delle difficoltà delle famiglie, nonché di una più profonda vita spirituale – riescono ad intervenire pubblicamente con autorità, senza strizzare l’occhio a nessuno e senza provocare fiumi di polemiche. Pensiamo al presidente della nostra Conferenza Episcopale (Galantino è invece il segretario) e arcivescovo di Genova, il cardinale Bagnasco, che ha sempre appoggiato la causa delle famiglie cristiane con fermezza e senza ambiguità.

La Chiesa è divisa, andate in pace.

Ben vengano gli appelli all’unità, i giusti richiami al ritorno al Vangelo e all’abbandono della mondanità che fa male alla Chiesa, ma all’atto pratico si evidenziano, all’interno della Chiesa, serie spaccature che, dai tempi del Concilio Vaticano II, anziché diminuire sembrano radicalizzarsi. L’episcopato tedesco, molti vescovi europei, così come gran parte delle conferenze episcopali sudamericane  puntano a un netto cambio di rotta della Chiesa su temi di morale sessuale. In molti vorrebbero un cambio nella dottrina su alcuni temi importanti come aborto, eutanasia, omosessualità, celibato, sacerdozio femminile… Le divisioni poi si toccano con mano quando si parla di parroci e sacerdoti addetti alla pastorale che – spesso più dei vescovi – contribuiscono a creare confusione e dubbi tra i fedeli (*).

Alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia pesa sul Santo Padre Francesco la responsabilità di riflettere e decidere, per il bene della Chiesa. Il Sinodo Straordinario ha mostrato le enormi divergenze tra due schieramenti ma, all’atto pratico, si è risolto con un nulla di fatto, rimandando a questo secondo appuntamento, decisioni e linee guida sulla famiglia.

Sapere che a capo del Pontificio Istituto per la Famiglia ci sia mons. Vincenzo Paglia (al quale, come uomo e cristiano, va la nostra solidarietà per l’affronto ricevuto dai disonesti giornalisti), non lascia del tutto tranquilli coloro che, solo pochi mesi fa, con la pioggia e il vento nelle ossa, resistevano in piazza per chiedere di alzare un muro (si! un muro!) contro il dilagare del pensiero unico, per preservare i più piccoli dalle ideologie. Paglia (così come mons. Bruno Forte e altri prelati di rilievo dell’episcopato italiano che sposano le tesi progresssiste tedesche per una chiesa gay-friendly) si è infatti più volte detto favorevole al riconoscimento – da parte dello stato – delle unioni omosessuali, un progetto però che rappresenta il primo passo verso il “matrimonio gay” e il riconoscimento di “nuove forme di famiglia” come previsto dal pensiero unico mondiale; un cammino già percorso da Obama in Stati Uniti e che molti vescovi vorrebbero realizzato in Italia al più presto.

La supplica filiale a Papa Francesco” firmata online da più di 800 mila persone, manifesta le perplessità dei cristiani che vorrebbero parole chiare difronte alla confusione che, da qualche anno, regna tra i cristiani, vescovi e laici.

Chiesa ideale e chiesa visibile

Il filosofo francese Jean Guitton notava che dentro ogni cristiano esiste una “Chiesa completamente pura”, senza errori, eresie e divisioni, mentre la realtà terrena dell’istituzione è tutt’altro che perfetta. Ma il filosofo riconosceva, alla fine: “senza la Chiesa dei poveri diavoli, dei poveri vescovi e dei poveri parroci… non sarei quello che sono”. Al di là, infatti, della bassezza delle alleanze tra “poveri vescovi” e politici, dell’infestazione delle eresie e della mondanità nelle conferenze episcopali, al di là anche del “fumo di satana” che si addensa per le stanze apostoliche e sinodali… c’è qualcosa che permane, una verità custodita nel fragile vaso della Chiesa. Chesterton aveva capito questo paradosso trovando il segreto di tutto nella divinità del tesoro custodito, diceva infatti:

Credo nel cristianesimo e ho l’impressione che un sistema che ha sopravvissuto a una malagestione così folle, debba necessariamente essere divino.

Ma sia fatta la Sua volontà.

(*) Per fare un esempio, ho avuto modo di assistere allo spiacevole episodio di un sacerdote che commentando in un luogo pubblico il libro del giornalista francese Nicholas Diat su Benedetto XVI – intitolato L’homme qui ne voulait pas être pape – si è molto infastidito affermando che sarebbe stato meglio dire “L’uomo che ha fatto campagna elettorale per diventare papa“. (Vale la pena affermare che, per le sue caratteristiche e il ruolo che ricopre, secondo i canoni in vigore, il sacerdote sarebbe un ottimo candidato per l’episcopato).

Femminicidio: Il linciaggio mediatico contro Kiko Argüello

francesco-kiko2-1024x682Come se non bastasse la tirata d’orecchie da parte del giornale dei Vescovi che accusava Kiko Argüello di seminare zizzania nella Chiesa, a due giorni di distanza dalla grande manifestazione di piazza san Giovanni dedicata alla famiglia, su tutti i giornali è apparsa una nuova e pesante accusa per alcune parole pronunciate da Kiko riguardo al femminicidio durante l’annuncio del Kerygma.

In maniera subdola ma efficace i giornali fanno riferimento al malcontento della Conferenza Episcopale Italiana che, tramite l’Avvenire, ha bacchettato Kiko per aver affermato (“in modo strumentale e non veritiero”) che il segretario della CEI, mons. Galantino, non sembrava appoggiare l’iniziativa mentre, invece, – dice Kiko – “Il papa è con noi”.

La Repubblica, Il Corriere, La Stampa, Il Messaggero, l’Huffington Post, Il Secolo XIX (tutti organi di stampa inchinati alla dittatura del pensiero unico di sinistra), il popolare “Leggo”, così come molti siti del mondo omosex, hanno attaccato Kiko banalizzando, ritagliando, modificando e infine ridicolizzando le sue parole. Un copia/incolla isterico e virale: stesso titolo, stesso contenuto e stessi spezzoni di filmati in tutti i giornali nazionali e in decine e decine di siti internet (basta fare una ricerca su Google per vedere quante volte è stata ripresa la notizia)!

Il risultato? Secondo la stampa italiana Kiko “giustifica il femminicidio” dando la colpa delle donne che non amano gli uomini. E la CEI si arrabbia! (poco importa che sia per un altro motivo).

E’ vero che la stupidità umana non ha limiti, ma è sempre una sgradita sorpresa farne esperienza.

Sappiamo che Kiko, così come il Cammino Neocatecumenale in generale, ha subito accuse e critiche ben più pesanti e importanti (fuoco amico e nemico); sappiamo che non serve armarsi per difendere con parole o comunicati nessuno, che Dio provvede a fare giustizia… ma dispiace vedere snaturata una parola detta in nome di Dio (una catechesi, un annuncio del Kerygma) e trasformata in una banalità di estrema bassezza.

Solo pochi giornali si sono presi il disturbo di dire qualcosa di diverso spiegando cosa è realmente successo e cosa ha veramente detto Kiko in quell’incontro.

Ecco dunque alcuni articoli che cercano di rendere onore alla verità in un mare di disinformazione.

Buona lettura.

To be, or not to be, that is the question
(W. Shakespeare)

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