Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “Cattolici”

L’ipocrisia dell’Europa che accoglie i musulmani e respinge i seminaristi

Da una parte l’accoglienza indiscriminata, pubblicizzata e festosa, dei migranti islamici provenienti dalla Siria, dall’altra il divieto di accesso ai seminaristi cattolici provenienti dal sudamerica in viaggio per il consueto raduno annuale nelle Marche: sono le due faccie della medaglia di un’Europa che sembra avere le idee chiare su quale vuole che sia il suo futuro, da qui a vent’anni.
***

immigrati-150907065404L’Europa affronta una crisi senza precedenti, un’emergenza dalle dimensioni colossali che rischia di portare nel vecchio continente 127 milioni di immigrati entro il 2050: una cifra che – e questo sembrerebbe far gola ai vertici della Unione Europea – risolleverebbe il dramma demografico ed economico di un continente di vecchi che non ha più figli, arrivando però a “snaturare” l’identità dell’Europa, sciogliendola in un misto di razze e di religioni senza più un distintivo segno di unità.

A questa emergenza l’Europa ha risposto rimboccandosi le maniche e aprendo le braccia: frontiere aperte al flusso di migranti, accoglienza senza sé e senza ma, inni di gioia e festosi benvenuti ai nuovi arrivati, strappi alle regole e alle frontiere degli stati per finire col commovente selfi-col-migrante promosso dalla signora Merkel. È questa la nuova linea della Comunità Europea che dopo diversi anni di silenzio ora, forzata dagli eventi, apre finalmente gli occhi e capisce che l’immigrazione clandestina non è più un problema italiano, spagnolo e greco ma una questione che riguarda tutte le nazioni europee. D’altronde, lo si è capito dall’inizio, nessun immigrato scappa dal suo paese perché sogna l’Italia di Renzi o la Roma di Marino (nessuno vuol cadere dalla padella alla brace!), ma, se questo viaggio ha una meta, questa è l’Europa del benessere, quella che funziona, che rispecchia i sogni di vita buona, felice e prospera.

foto Reuters

Tutto questo clima di accoglienza gode del massiccio sostegno della stampa che contribuisce a creare un pensiero comune (e unico) che vieta di esprimere un’opinione diversa dal politicamente corretto (ossia dall’accoglienza indiscriminata) se non si vorranno ricevere coloriti insulti (dal “nazista” alla “bestia”). Chi per qualsiasi motivo – ragionevole o meno non interessa – si oppone ad assecondare questo esodo è considerato un fascista senza cuore e privo di umanità.

Una campagna, quella dei media e dei premier fedelissimi alla “mamma Merkel”, che contribuisce a definire in maniera drastica (con una linea dritta verticale sulla lavagna) chi sono i buoni e chi i cattivi: dalla parte dei cattivi finiscono tutti coloro che, per qualche motivo – ragionevole o meno, non interessa – pone dei paletti, chiude le porte, pensa alla sicurezza del proprio paese e dei suoi cittadini o, semplicemente, si interroga sul da farsi senza obbedire alla cieca alle disposizioni dell’Angela-Padrona. I media poi (anche quelli cattolici, basti guardare FC) non disdegnano di lanciare in prima pagina la foto del cadavere bambino morto nel tentativo di arrivare in Italia per colpire la pancia degli italiani; una foto che non rispetta nessuno, né il povero bimbo, né la sua famiglia, né gli italiani colpiti allo stomaco; una foto che nessuno vorrebbe né dovrebbe vedere, ma che serve per contribuire a diffondere tra l’opinione pubblica la risposta ad ogni possibile obiezione: chi s’interroga sul da farsi, chi ha dubbi su questa entusiasta e spettacolare accoglienza, chi si pone la domanda se sia giusto o no sospendere le leggi e le regole per aprire le porte di tutti i paese e di tutte le chiese a milioni di musulmani (perché il dettaglio non è da poco), è semplicemente un a-s-s-a-s-s-i-n-o. Anzi, l’a-s-s-a-s-i-n-o-d-i-u-n-b-i-m-b-o innocente. Atroce! Che poi sorga il sospetto che il padre di quel bimbo, in quanto scafista, sia il suo carnefice (e non proprio una vittima innocente) fa scoppiare il caso di “corto circuito” mediatico e ci fa sospettare che le cose non stanno sempre come ce le fanno vedere (leggere QUI). Che poi nei giorni successivi siano morti altri bambini senza per questo meritare copertine con foto “sensibilizzanti” fa capire che gli specialisti del politicamente corretto non disdegnano di discriminare tra figli e figliastri.

L’Europa ha dunque cambiato l’anima mostrando un cuore grande verso tutti e rimboccandosi le maniche perché la propria casa divenga casa di tutti. A fare da direttore d’orchestra la Germania, quell’antico mostro xenofobo redento e purificato che oggi si erge – come una statua della libertà – a paladina dei deboli, dei poveri e dei diversi. La stessa Germania che poco fa cacciava gli stranieri senza un contratto di lavoro; la stessa Germania che, ricordatelo, poco fa minacciava la Grecia, già culla del pensiero razionale divenuto marchio registrato dell’Occidente, di venir sbattuta fuori per inadempienze finanziarie. E chissà quale sorte avrebbe atteso la nostra Italia se non fosse arrivata, repentina e miracolosa, quella conversione del cuore che ora fa della nazione teutonica la patria della speranza, del futuro e delle (pari) opportunità.

emiriIntanto l’Arabia Saudita si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di aiuto umanitario disdegnando di accogliere profughi che – seppur musulmani e quindi fedeli ad Allah – destabilizzino il paese (leggere qui e ANCHE QUI per credere: non è una bufala!). Ma i ricchi emiri sauditi promettono – nella loro immensa generosità – di sostenere l’islamizzazione dell’Europa costruendo 200 moschee in Germania per il culto dei nuovi tedeschi musulmani.

Ora sì la Germania diventa un sogno paradisiaco: la Merkel promette casa e lavoro (“Assumete i profughi”!), mentre l’Arabia Saudita costruiscono moschee per tutti i gusti. Per quale motivo non bisognerebbe emigrare?

Nel frattempo, mentre il traffico ad est è furioso e forsennato, convulso ed affollato, da Ovest arriva un pellegrino. Non un migrante ma un pellegrino, uno che dalla guerra non scappa, ma che arriva in Europa per arruolarsi. Ma no! S’intenda bene: non in quella guerra irrazionale che vuol portare l’Islam sulla cima dell’Europa e del mondo imponendolo a suon di spade, di sciabole, di croci (quelle vere, non i nostri ciondoli portati senza consapevolezza né fede), di bombe afgane e armi chimiche.

pellegrino-in-cammino-santiagoturismo.com_Raúl (nome di fantasia, gli si conceda almeno questa cortesia) non desidera arruolarsi tra le file di Allah, il dio misericordioso che si sazia del sangue di infedeli massacrati; Raúl non vuol combattere per diffondere quell’invenzione straordinariamente popolare di Maometto, il profeta donnaiolo. Raúl vuol combattere quella battaglia spirituale che si chiama “Nuova Evangelizzazione”: tutt’altra storia. La sua preparazione sarà basata sui testi di filosofia e di teologia e non sulla memorizzazione meccanica dei versi coranici e delle norme suraniche. Il suo addestramento e la sua palestra saranno le parrocchie, le catechesi, le case delle famiglie, i poveri e i ricchi senza inutili e ideologiche distinzioni e non i campi di addestramento dei combattenti siriani; Raúl, si badi bene, non fugge dalla sua patria perché la sua nazione è un piccolo paradiso in terra: la chiamano la Svizzera centroamericana, un paese tranquillo e sicuro, prospero e centro di scambi commerciali e finanziari. Raúl viene dal Panama,  o meglio dal Panamá, un piccolo stato dal quale non c’è motivo di fuggire perché, al di là dei normali problemi di un paese centroamericano (in primis il netto divario tra ricchi e poveri), Panama resiste ancora al disastro socialista che ha invaso il sud del continente provocando danni irreparabili in molte zone. C’è sì povertà, anche miseria, ma ci sono possibilità, un sistema economico e politico che regge, le libertà personali sono rispettate, lo stato non impone nè il burca, nè il gender, non ci sono guerre, non c’è l’islam…

Raúl non fugge dunque da Panama per andare a rifugiarsi in Italia, perché in Italia non si vive meglio che nel suo paese. Anzi, il giovane panamense lascia il suo paese con un nodo al cuore, perché arruolarsi in questa missione significa seguire uno che “non sa dove posare il capo” e che invita a “non voltarsi indietro” perché “nessuno che abbia messo mano all’aratro e si volge indietro, è degno per il Regno dei Cieli”. Un bacio alla mamma, un abbraccio a papà (a Panama i maschi non si baciano, mai, neanche in famiglia!) e via in volo verso Porto San Giorgio, in qualche parte dell’Italia che ancora non ha ben identificato sulla mappa.

Gioia e dolore si mescolano nel cuore di Raúl che lascia la patria amata per partire verso il mondo. Perché quel paese bagnato dall’Adriatico è solo la prima tappa di un lungo viaggio che lo porterà “a tutte le parti” del mondo. Ad estrazione sarà inviato in qualche seminario missionario Redemptoris Mater per iniziare gli studi di filosofia e teologia, quella palestra che lo preparerà alla sua nuova missione di apostolo missionario, di pastore che offrirà la sua vita per salvare le pecore a lui affidate.

Ma il viaggio soffre un inaspettato arresto. Ad Amsterdam, nel cuore dell’Europa, Raúl viene identificato dalla polizia Olandese, viene fermato. Una sfilza di domande in inglese: dove vai? perché? chi ti manda? chi ti accompagna? Le autorità Olandesi telefonano a Panama, parlano con la madre. La donna spaventata, ha la voce tremante: “mio figlio vuol diventare sacerdote, viaggia in Italia, ha un incontro internazionale di giovani seminaristi”. Incongruenza: il visto da turista è ritenuto un offesa. Un’incongruenza imperdonabile per la polizia che decide respingere il sospettoso passeggero. Non può continuare, non ha i requisiti, mancano i motivi validi per entrare in Europa. Raúl, incredulo, riprende il suo passaporto nuovo di zecca stampato per l’occasione, fa dietro-front, si incammina per lo stesso corridoio che lo ha portato dall’aereo allo sportello doganale, scortato dalle guardie.

Chi lo vede potrebbe considerarlo pericoloso, forse un criminale, un fuggitivo, ricercato dalla polizia e finalmente trovato, intercettato durante la fuga. Lui, sguardo basso, confuso, non sa cos’altro pensare: “Sia fatta la tua volontà”. Torna a Panama, nella sua bella patria, in fondo aveva combattuto tanto con sé stesso prima di partire e di decidersi: lasciare tutto per seguire Dio in qualunque posto del mondo, non è mai stato semplice per nessuno, e Raúl – a differenza di altri – non voleva entrare ad ogni costo in Europa.

Ironia della Provvidenza Divina – perché, come dice Fabrice Hadjadj: “Dio è ebreo e dunque ha senso dell’umorismo” – l’estrazione tanto attesa è comunque avvenuta in contumacia, destinando quel giovane panamense al seminario di Namur, in Belgio, nel cuore di quell’Europa che, con una pedata, lo ha appena cacciato dal proprio continente come persona non gradita. Ora il visto si otterrà con calma e tutto sarà regolato nei minimi dettagli e nel rispetto delle leggi europee di migrazione (ne esisteranno ancora?). Avrà un visto da studente e tornerà a percorrere con più sicurezza, ma con la stessa emozione, quel corridoio che porta dall’aereo al controllo doganale.

E’ vero che Raúl non poteva godere di uno status di rifugiato, non fuggiva da una guerra, non era politicamente perseguitato da regimi teocratici basati sul terrore, proveniva da un “paese sicuro” dal quale non è lecito fuggire senza motivo. Ma è vero anche che Raúl è stato rispedito a casa perché faceva paura, più paura di quella che fanno i 150 milioni di musulmani dei quali probabilmente nessuno diventerà un “pastore che da la vita per le pecore”.

Se Dio vorrà diverrà prete cattolico e, con un calcolo approssimativo possiamo azzardare che lo diverrà nel 2025 quando in Belgio i musulmani supereranno di gran lunga i cattolici. A quel punto Père Raúl, ministro di una minoranza, avrà un piccolo gregge da guidare in mezzo a un mondo inginocchiato ad Allah: la sua missione sarà grande e pericolosa.

ipocritaSon tutte ipotesi sul futuro che i fatti odierni ci permettono di elaborare con margini di errore abbastanza ridotti. Ma il fatto ci conferma che l’Europa, ciò che vuol diventare, forse, lo ha già deciso. E anche se mettessimo in prima pagina le foto dello sconsolato Raúl, vittima di questa discriminazione e di questa contraddizione, nessuno, ma proprio nessuno, si impietosirà in questa ipocrita Europa.

La gnosi al potere: così la storia è guidata dagli illuminati

“Si può asserire fondatamente
che la scienza storica sembra essere
una congiura degli uomini contro la verità”
(papa Leone XIII)

cop gnosi al potere.inddAleteia – Una raccolta di articoli sintetici ma accuratamente documentati che cercano di fare luce su alcuni punti oscuri della storia italiana ed europea degli ultimi due secoli: dall’Unità d’Italia all’Unione Europea, da Pio IX a Francesco, da Cavour alla Merkel.

Si presenta così il nuovo libro di Angela Pellicciari, “La gnosi al potere”, in cui raccoglie i contributi offerti durante molti anni a diverse testate giornalistiche nazionali. Un lavoro che unisce magistralmente la serietà della ricerca storica (documentata e ragionata) con il linguaggio diretto e abbordabile della divulgazione giornalistica.

Professoressa di storia e filosofia, giornalista e storica della Chiesa, Angela Pellicciari (orgogliosamente cattolica e orgogliosamente polemica) ci offre un piccolo manuale di “sopravvivenza storiografica” contro i luoghi comuni e le mezze verità (se non addirittura le falsità) con cui la storia, soprattutto quella italiana, ci viene ancora raccontata ed insegnata.

Esperta di Risorgimento, di papi e di massoneria, l’autrice rivela da subito che il filo rosso della storia moderna è lo stesso “da quando la massoneria è arrivata al potere in Italia a metà dell’Ottocento”. Son gli ideali della rivoluzione francese sbarcati in Italia con Napoleone e conservati come seme da far germogliare, nei cuori dei fautori dell’unificazione. Dai fatti storici – qui raccontati nei particolari senza nessun tipo di edulcorazione politicamente corretta – emerge con chiarezza la costante presenza di una macchinazione di tipo gnostico che pretende di guidare le sorti delle nazioni con l’audacia e la spavalderia di chi si considera migliore, superiore, depositario geloso – e privato – di una verità suprema, di una luce particolare, di una illuminazione superiore. Tutti i testi raccolti in questo volume hanno come denominatore comune la “gnosi”, e cioè, quella corrente di pensiero filosofico-politica che si erge a guida suprema delle sorti delle nazioni – composte di masse, senza educazione, senza conoscenze.

garibladi  tricoloreE’ facile constatare quanto la Chiesa Cattolica, i Sommi Pontefici e il cristianesimo in generale siano d’intralcio a questo progetto di dominio culturale. La Chiesa – con la sua antropologia, dottrina dell’uomo per mezzo di Cristo, libero arbitrio, dignità umana, sacralità della vita, pari dignità di uomo e donna nel rispetto delle differenze, difesa della famiglia e della vita (dal suo inizio alla sua fine), condanna dei disordini che negano la natura della sessualità – rappresenta un muro contro la propaganda gnostica che vuole ingannare le masse per condurle a ragionare secondo un pensiero unico.

La prova di questa tesi, che potrebbe sembrare audace nella sua terminologia e nei toni, è presente fin dalle prime pagine del libro dove lo Stato Pontificio retto da Pio IX (definito da Garibaldi “un metro cubo di letame“) rappresenta il maggiore ostacolo al progetto liberal-massonico di unificare la penisola sotto la bandiera della casa Savoia. L’accusa mossa alla Chiesa è quella di impedire il progresso: ancora Garibaldi accusava il papa di essere “la più nociva fra le creature”, perché “ostacolo al progresso umano, alla fratellanza fra gli uomini e popoli”.

La massoneria è la protagonista assoluta del Risorgimento (“vero ispiratore e motore”), un risorgimento sostanzialmente anticattolico, che mira, non solo alla fine del potere temporale dei papi, ma al completo smantellamento del cattolicesimo così profondamente radicato nell’animo degli italiani (prima ancora che fossero italiani). Per questo motivo il mondo protestante offre tutto il suo sostegno economico, propagandistico e militare alla causa dei Savoia. Paradossalmente, l’unico “collante” che poteva divenire vero motivo di coesione tra le varie parti della penisola, diviene, nel progetto liberale, l’impedimento più grande all’unità nazionale voluta dal Regno Sabaudo.

Come convincere dunque le masse cattoliche a sposare l’idea di un’unificazione che miri alla costruzione di una nuova patria liberale e repubblicana? Maestri di inganno, i protagonisti del Risorgimento, combattono la loro battaglia travestendosi da agnelli, mansueti e credenti. “I carbonari – scriverà Pio VII in una bolla di scomunica – simulano straordinario rispetto e zelo verso la religione cattolica (…)”; sono “uomini astuti”, lupi rapaci “vestiti da agnelli”. Mazzini, Cavour, Garibaldi, lo stesso Carlo Alberto, le élites rivoluzionarie, utilizzano proprio questa forma di inganno. Parlano come credenti, i loro discorsi sembrano sgorgare da animi profondamente devoti e credenti; il “progresso” – afferma Mazzini – è “legge di Dio”, è Dio a volerlo. Allo stesso tempo però la sua vera speranza è che tutti smettano di essere cristiani: è lo stesso scopo della massoneria che mira a “Raccogliere tutti gli uomini liberi in una gran famiglia” che “debba succedere a tutte le chiese fondate sulla fede cieca e l’autorità teocratica, a tutti i culti superstiziosi, intolleranti e nemici tra loro, per costruire la vera e sola chiesa dell’Umanità“.

L’unità d’Italia, dunque, rientra in un progetto più grande, quello di liberare il popolo, strappare le masse dall’influenza della religione e creare un sistema di controllo delle libertà e di formazione delle coscienze. Tutto sarà più facile con uno stato centrale autoritario e organizzato che abbia in mano l’esercito, l’istruzione e gli altri istituti ministeriali. Tutto si svolge, però, in un clima di celebrazione della libertà e di fiducia per un futuro migliore (progresso): il Cristianesimo sarà religione di Stato (salvo poi perseguitare i gesuiti e chiudere gli ordini religiosi “dannosi perché inutili” e confiscarne tutti i beni perché appartenenti di diritto allo Stato. Vedi “Legge sui conventi” del 1855). La libertà sarà il motto del nuovo Stato (salvo poi impedirne l’esercizio tramite la censura della stampa cattolica e anche l’abolizione delle festività per non lasciar che ci si distolga dal lavoro per “dedicarsi all’ozio”). Progresso, progresso, progresso: ecco la nuova religione a cui puntano i governi illuminati e liberali.

onuMa il libro in questione non si limita al periodo rinascimentale, al quale la scrittrice ha dedicato gran parte dei suoi studi e delle sue pubblicazioni, e al quale fa continui, e calzanti, riferimenti. La Gnosi al Potere parla anche dei nostri giorni: parla del Novecento che “è stato la palestra, a sinistra come a destra, delle magnifiche realizzazioni della gnosi al potere”. Si parla del potere della Massoneria che, attraverso la classe dirigente, ha governato a lungo nel nord America sigillando i propri simboli sul dollaro nazionale e promuovendo la persecuzione dei cattolici come è avvenuto in Messico col governo di Elias Calles (la vicenda dei Cristeros). Parla delle ideologie totalitarie (di diverso segno ma di stessa matrice) che hanno afflitto il XX secolo; del feroce tentativo di Marx e Lenin (fautori, così come Hitler, di una gnosi salvifica) di sterminare ogni religione, ed in particolare il cristianesimo, perché strumenti di alienazione capitalista, oppio dei popoli e impedimento per la realizzazione di un nuovo mondo fine ultimo dell’utopia comunista. Parla delle continue persecuzioni dei cristiani, a livello politico, giuridico e culturale; del continuo discredito gettato sulle autorità ecclesiastiche e sul magistero ufficiale della Chiesa (cavalcando gli scandali ed ignorando il servizio sociale, culturale e salvifico offerto al mondo); degli attacchi alla gerarchia cattolica, al Vaticano e al Papa.

Si parla anche dell’ONU che, abbandonata la sua impostazione iniziale ispirata ai diritti dell’uomo, fonda il proprio operato su “nuovi diritti” basati sul consenso popolare e sul relativismo morale. Così ha agito l’ONU nelle conferenze internazionali del Cairo (1994), di Pechino (1995) e di New York (2000): creando nuovi diritti (aborto, eutanasia, omosessualità…), coniando un nuovo lessico, o neo-lingua (concetti come reproductive healt, birth control, gender identity…), al fine di promuovere un cambio di mentalità e un nuovo progetto culturale mondialista da applicare (per ordine dell’organismo internazionale) prima di tutto nei paesi in via di sviluppo. Ecco dunque ad esempio il dilagare – deciso a tavolino dalle “Nazioni Unite” basandosi sulle teorie del neo-malthusianesimo – di politiche sanitarie che mirano ad eliminare il problema della sovrappopolazione e della crescente povertà promuovendo sterilizzazioni, contraccezione, aborti, relazioni omosessuali (non problematiche per la crescita della popolazione) e una mentalità sostanzialmente edonistica, materialistica e chiusa alla vita.

Si parla del lavoro delle ONG, longa manus dell’ONU e dell’Europa che ha deliberatamente dimenticato le sue “radici cristiane” che segnano la sua profonda identità storica, filosofica e culturale. Si parla del sogno europeo – in via di realizzazione – di diventare un super-stato, una super potenza economica, disposta ad escludere chi non riesca ad essere abbastanza competitivo e abbastanza obbediente alle disposizioni finanziarie imposte dall’alto. Si parla delle teorie del genere, tanto discusse in questi ultimi mesi a causa dei palesi tentativi di imporle a livello internazionale attraverso i programmi politici, sanitari e scolastici, spacciandole per teorie scientifiche e infallibili. Si parla della propaganda omosessualista, sponsorizzata dalle istituzioni internazionali e sostenuta economicamente dai potenti mezzi delle lobby LGBT, dell’attacco alla famiglia naturale considerata un mucchio di stereotipi superati e della superiorità della cultura e delle leggi statali sulla natura e sulle tradizioni religiose e familiari.

Se tutto questo (e molto altro) avviene grazie a un consenso internazionale e in un clima di serena accoglienza generale, è merito delle capacità comunicative dei circoli di potere, che promuovono le loro teorie e le loro iniziative in modo seducente e con un linguaggio sempre attraente, attento ai diritti personali, alla libertà e alla tolleranza. Tipica caratteristica della strategia gnostica è quella di tenere segreti gli scopi ultimi del proprio agire e, allo stesso tempo, giustificare il proprio operato come un servizio alla dignità, alla libertà e al progresso dell’uomo.

Ma la storia insegna che, in questa battaglia, ogni volta che viene colpita la verità, sorge qualcuno disposto in qualche modo a difenderla ed a morire per essa. Ché in fondo, non sia tutto perduto?

 Miguel Cuartero
@mcuart

Il libro: Angela Pellicciari, La gnosi al potere. Perché la storia sembra una congiura contro la verità, Fede & Cultura, Verona 2014.

L’autrice: Ex-sessantottina, ex-ribelle, ex-di-sperata, Angela Pellicciari ha ritrovato la speranza e la fede grazie all’incontro con Dio avvenuto tramite il Cammino Neocatecumenale negli anni della gioventù. Esperta di Risorgimento, di papi e di massoneria, ora combatte la buona battaglia evangelizzando, scrivendo e insegnando (a scuola o alla radio). Per saperne di più, visita il suo sito internet: www.angelapellicciari.it

Articolo originale pubblicato su Aleteia il 09/02/2015

Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza.

vescovi4Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza, ovvero cosa c’entro io con il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia?

– – –

Benvenuti al Sinodo sulla famiglia firmato Bergoglio-Kasper.
Oramai hanno scritto tutti e di tutto, ma anche io vorrei scrivere qualche riga (sono sempre troppe, lo so, abbiate pazienza) su questo evento. Un po’ per sfogarmi, un po’ per condividere il mio pensiero, un po’ per dialogare (va molto di moda e fa shick) con chi mi ha più volte criticato e giudicato (chi sei tu per giudicarmi?) come esageratamente polemico con mia madre la Chiesa; qualcuno mi ha anche chiesto se sono stato inviato al Sinodo visto che commento troppo spesso le questioni in ballo, questioni strettamente riservate ai Padri Sinodali..

Bene, per fortuna non sono stato invitato al Sinodo. Se pure avessi ricevuto un biglietto per parteciparvi, avrei gentilmente declinato l’invito per lasciare spazio a qualche persona più qualificata di me; per esempio avrei lasciato il mio posto – con immenso piacere – a qualche professore dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia (fondato nel 1982 a Roma e presente in tutto il mondo), uno tra Melina, Perez Soba, Granados, Noriega, Kampowski o i coniugi Grygiel definiti nei giorni scorsi da un noto vaticanista come i grandi esclusi che “bussano alla porta del Sinodo”. Avrei declinato il mio invito anche in favore di qualche fondatore di movimenti o comunità che lo spirito del Concilio Vaticano II ha suscitato più di cinquanta anni fa e che ancora lavorano nella vigna del Signore, instancabilmente, nella Nuova Evangelizzazione, nell’annuncio del Vangelo e nella formazione permanente alla fede di milioni di cristiani in tutto il mondo. Forse non tutti i fondatori dei grandi movimenti suscitati dal Concilio (se invitati) avrebbero potuto partecipare l’invito al Synod14 visto che molti di loro (un vero peccato per la Chiesa di oggi) fanno già parte della Chiesa “trionfante” libera da confusioni e incertezze perchè illuminata dalla luce beatifica dell’Agnello (Ap. 21,23 ). Penso a Giussani o a Chiara Lubich. Ma nella Chiesa “militante” (scusate la terminologia arcaica) c’è ancora qualcuno che avrebbe molto da dire al Sinodo, se non altro per l’esperienza di mezzo secolo di lavoro nelle famiglie e il “biglietto da visita” di numerosissimi frutti che Dio ha permesso di raccogliere.

Certamente anche se non sono state invitate, queste persone potranno contribuire al dibattito dall’esterno sapendo però che i Padri Sinodali non li ascolteranno. Non per cattiveria, per carità, sono tutti brave persone fino a prova contraria, ma per l’impossibilità materiale di leggere e ascoltare tutto ciò che si scrive e dice sul Sinodo del secolo, nei media, nelle libreria, nei salotti televisivi, nei convegni, nelle omelie, nei blog e nelle lettere scritte ai diretti interessati. Il lavoro nell’aula del Sinodo è già tanto e le discussioni sono animate perchè non tutti i vescovi e i cardinali sono in linea con lo stile Bergoglio (attenzione si parla di “stile” non di essere contro il papa e contro la Chiesa!) e dei suoi più stretti collaboratori che – da quando emerge (proclami e documenti alla mano) – stanno indirizzando le sorti del Sinodo.

Gli animi sono già bollenti da tempo e il dibattito si è acceso già prima dell’inizio dei lavori con la pubblicazione del libro “Il Vangelo della Famiglia” del cardinale Kasper (evidentemente il teologo preferito da Papa Francesco) e le risposte “a suon di libro” non si sono fatte attendere. Prima “El verdarero evangelio de la familia” (edito da BAC), scritto da due professori del citato Istituto GP2, e poi “Rimanere nella Verità di Cristo” dove hanno scritto – udite udite – ben cinque cardinali per correggere alcune (presunte) affermazioni del cardinale Kasper.

L’accusa fondamentale è quella di creare una Chiesa che piaccia al mondo, e che raccolga l’applauso dei “lontani”. Una chiesa più popolare, meno intransigente, più aperta e accogliente, in una parola: più misericordiosa. Ma, in fondo, è ciò che ha chiesto il Papa Francesco (“Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi”). Molti ricordano il celebre aforisma di Chesterton che affermava: “Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, ma vogliamo una Chiesa che muova il mondo” (G. K. Chesterton, Il profilo della ragionevolezza).

Dopo la prima settimana di lavoro e la pubblicazione della prima relazione sintetica dei lavori (Relatio Post Disceptationem) in molti già alzano la voce perchè a quanto pare (leggere prima di giudicare) il testo può apparire molto bello per chi è fuori dalla Chiesa e vorrebbe che la Chiesa camminasse verso il mondo, ma è abbastanza lacunoso, confusionario e vago su alcuni punti affatto secondari della dottrina sulla famiglia e sull’affettività umana (a parte l’elogio delle persone omosessuali e una veloce analisi sociologica della situazione della famiglia odierna, non si parla di valori, di aborto, di eutanasia, di peccato nè… di famiglia tradizionale: padre-madre-figli da mantenere con fatica). Il documento si appella a una “nuova sensibilità pastorale” che (in modo implicito) si contrapporrebbe a una “sensibilità vecchia” (forse meno misericordiosa) dei precedenti pontificati. Molti cardinali, forse troppi per un documento che avrebbe dovuto raccogliere un minimo di consenso, si sono discostati dalla sintesi sinodale perchè non rispecchia il loro pensiero ne la loro idea di famiglia e di Chiesa. E questo dissentire interno non è cosa buona ne giusta, ma forse era inevitabile visto che Papa Francesco ha chiesto estrema parresía (franchezza) nel dibattito.

Immediate le reazioni di giornalisti e scrittori cattolici (per un testo che di cattolico sembra avere troppo poco) su siti come La Nuova Bussola Quotidiana (vedi l’articolo di Amato sulla “Prima vittima del Sinodo”) e definisce il testo ufficiale ma non definitivo “un pasticcio”, ma anche Il Timone, Radici Cristiane o su altri portali più marcatamente tradizionalisti come Riscossa Cristiana che si domanda: “Dove sia finita la Chiesa Cattolica?“. Altri, più calmi e meno polemici (come se non esserlo fosse una virtù) preferiscono i toni bassi e la fiducia nella Santa Madre, senza però nascondere (troppo bene) dubbi e perplessità sulle capacità dei Padri Sinodali (penso alle grandi e popolari voci del laicato cattolico online come Costanza Miriano, Pippo Corigliano o Mario Adinolfi).

In fondo è una questione di coscienza e di amore. Per amore al Papa e alla Chiesa e nel rispetto della propria coscienza, molti cattolici – buoni, veramente buoni cristiani – preferiscono non parlare, non giudicare, non intervenire nel dibattito sul Sinodo e sui suoi contenuti. Ma sempre per gli stessi motivi, per amore alla Chiesa e al Papa ed in onore alla propria coscienza, molti altri si sentono chiamati a parlare, a giudicare (nel senso critico, non nel senso comune di parlare male) e ad intervenire nel dibattito (e non si tratta solo della comunione ai divorziati). Per questo, anche se non sono stato invitato, mi sentirò libero di dire e scrivere quello che penso pur esponendomi alle accuse dei più e dei meno amici che capiteranno sul blog. Intanto i Padri Sinodali – che il Santo li guidi – sembrano aver già capito che il testo pubblicato dovrà essere modificato e che le questioni dovranno essere chiarite e approfondire, per amore alla Chiesa e al gregge che gli è stato affidato.

mcs

Emma Bonino e il discorso mancato.

blog-2007-03-24-20-20-3511Ecco una nuova puntata della tanto nota, divertentissima, strabiliante e infinita caccia alle streghe. Anche questa volta la notizia è alquanto bizzarra: durante il funerale dell’attrice italiana Mariangela Melato, Emma Bonino è stata offesa dal parroco che, dopo la cerimonia religiosa, le ha impedito di pronunciare il suo discorso di addio dentro Santa Maria in Montesanto, la chiesa “degli artisti”, in piazza del Popolo.

E sui media si scatena la furia di atei sorpresi, anticattolici furiosi e pseudo cattolici delusi.
La parte del cattivo questa volta la fa Don Walter, sacerdote del clero di Roma, che si è trovato a presiedere il funerale dell’attrice tra volti noti e meno noti del cinema e della televisione italiana. Tra gli artisti presenti, la più artista dei politici italiani, Emma Bonino del partito Radicale, paladina di alcuni diritti di alcuni uomini e di alcune donne. Non di tutti ovviamente sarebbe troppo bello… sicuramente non è paladina dei diritti dei cristiani… sì dei bambini affamati, non dei bambini nel grembo della mamma; paladina dei diritti di alcuni uomini e donne sì ma solo da certe dimensioni o da qualche età in su: non di quelli di dimensioni minute che, per qualche grossolano errore di calcolo, la Bonino non ha mai considerato vere persone. Campionessa esperta e grande promotrice dell’aborto chirurgico (suo il metodo della “pompa per bicicletta”), Emma la sanguinaria (si può dire? Oppure crediamo ancora che Hitler, padre dell’eugenetica moderna, fosse una buonanima con un grande cuore che batteva per l’umanità?), questa volta se la prende con il prete perché non fa gli onori di casa come dovrebbe.

Dall’altra parte, la teoria del prete cattivo è che la Bonino avrebbe dovuto parlare fuori, sul sagrato, dove tanta gente era accorsa per presenziare il doloroso evento. Ma la Bonino non ci sta. Un altro attore, Renzo Arbore, difende l’amica addirittura augurando l’INFERNO a quel prete senza cuore! Cavolo, deve averla fatta veramente grossa don Walter!

La nostra paladina prende la palla al balzo, l’occasione è d’oro per gettar olio bollente sulla Chiesa, il suo miglior diletto, la sua battaglia preferita, contro i cattolici e il Papa. Eccola, quindi, far la parte della vittima innocente oltraggiata malamente proprio da chi non se l’aspettava e addolorata come una vergine allontanata dal suo amore. Afferma sconvolta, delusa e sorpresa: “Non sono un’esperta di cerimonie religiose…” Per lo meno si intenderà di buon senso per sapere che, se va a casa altrui, si suppone che il padrone di casa conosca le regole.

Don Walter Insero

Don Walter Insero

Ho conosciuto Don Walter quando – prima di diventare prete – venne a Roma per completare gli studi alla Gregoriana. Ricordo che era una persona estremamente educata e diplomatica; un uomo di preghiera e di riflessione ma anche dotato di una spiccata e brillante intelligenza. Tutto ciò lo ha portato ad acquisire il titolo di dottore in teologia (uno studio sull’ecclesiologia del card. Ratzinger) e a diventare professore universitario; a lui sono stati affidati diversi incarichi nel Vicariato della città di Roma come responsabile dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e, dal 2004, è cappellano della RAI. Facile capire che – come si dice a Roma – “non stiamo a pettinà le bambole“! Insomma da uno così non puoi mica pretendere che conosca le regole da applicare ai funerali! È comunque un insensibile, il nostro prete cattivo, perché in un momento così triste forse non è il caso di fare tanto il preciso… avrebbe dovuto chiudere uno o due occhi!

Questa la notizia; poi via ai commenti e ai voti da casa! i vari papi pontificano ed ecco tirare in ballo, la chiesa che ha sconvolto l’Europa con le guerre, l’insensibilità dei preti, la pedofilia, (l’omosessualità no, quella non è più un’accusa, anzi…), la falsa donazione di Costantino, le crociate, l’IMU, le riduzioni gesuitiche, Manuela Orlandi, gli ebrei, Hitler, Mussolini, Franco, la schiavitù nelle Americhe, i roghi medievali, le indulgenze, la bioetica, la liberazione femminile, il codice Da Vinci, Galileo, il buco nell’ozono, la questua domenicale, l’otto per mille, i mille e l’unità d’Italia, e mille altri misfatti! Tutto colpa di don Walter!

Ma il premio al miglior commento lo ha vinto un “fervente cattolico” che, sul blog de La Repubblica, commenta con toni amari: “Da cristiano e cattolico posso solo dire che mi vergogno (…). Non sono di Roma, ma se vengo a Roma in quella chiesa io non ci metterò mai piede”. Un problema in meno per don Walter! Un problema grosso grosso per l’umanità!

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: