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Quel pasticcio di Magister sul Cammino Neocatecumenale

magister neocatecumenaliSandro Magister torna a parlare del Cammino Neocatecumenale, questa volta però lo fa commettendo un errore che non si addice alla sua fama di navigato giornalista ed esperto vaticanista di livello internazionale. I suoi articoli, spesso puntuali e approfonditi, sono tradotti in diverse lingue e letti in tutto il mondo. Si tratta dunque di una penna (o meglio, di una tastiera) autorevole nel campo dell’informazione cattolica.

Nel suo articolo del 1 giugno, intitolato “Un big neocatecumenale contro i presunti ispiratori della Laudato Si”, parla di una intervista effettuata a mons. Marcelo Sánchez Sorondo cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze. L’intervistatore è il giovane avvocato pro-life italiano Stefano Gennarini direttore di un dipartimento al Center for Family and Humans Rights Istitute di Washington, ma Magister impronta il suo pezzo su un errore di fondo: uno scambio di persona! Parla dell’intervistatore come se si trattasse di suo zio, anche lui chiamato Stefano Gennarini, ma impegnato da una vita come catechista del Cammino dalla parte opposta del mondo, nell’Est Europa. Magister quindi fa riferimento all’itinerante della Polonia, teologo, missionario e celibe mentre l’autore dell’intervista è il (ben più giovane e sposato) nipote, figlio di Giuseppe Gennarini anche lui in missione da molti anni, ma in Stati Uniti d’America.

Ho conosciuto personalmente Stefano (junior) quando eravamo ancora giovani e belli (prima di ammalarci di serietà e di sposarci entrambi); ci incontrammo in Israele nell’ormai lontano anno 2000 e passammo l’estate assieme ad altri ragazzi di tutto il mondo tra escursioni, preghiere, lavoro e canzoni di Lucio Battisti suonate alla chitarra. Di lui avevo perso le tracce, ma grazie al blog di Magister, che fa di lui un “big” con un improbabile titolone, ho nuovamente sue notizie.

Il fatto che Stefano abbia con insistenza incalzato sua eccellenza sulle questioni dell’aborto e dell’ecologia sostenibile ha fatto sì che Magister storpiasse ad arte la situazione per trasformarla in uno scontro frontale tra il Cammino Neocatecumenale e la Laudato Si di papa Francesco.

Oltre allo scambio di persona, dunque, c’è il tentativo di risolvere in sintesi che il Cammino Neocatecumenale sia ufficialmente in opposizione a un testo magisteriale che nessuno ancora conosce, perché sarà pubblicato solo il 16 giugno.

Come possa poi il Cammino venire rappresentato da un qualsiasi – per quanto bravo, intelligente e amico – avvocato o studioso, Magister – forse – ce lo spiegherà la prossima volta, intanto sappia che purtroppo non è lui il “big” al quale voleva fare riferimento.

Che brutto pasticcio professore!

ps. Prima della pubblicazione di questo articolo, Sandro Magister ha aggiornato il testo sul suo blog correggendo titolo e contenuto. Il problema è risolto con un rapido colpo di mouse. Io però, ormai, ho scritto.

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Discorso di papa Francesco al Cammino Neocatecumenale

papa bimboVenerdì 6 marzo 2015, in occasione dell’invio di 30 nuove “Missio ad gentes” in tutto il mondo, il Santo Padre Francesco ha pronunciato questo discorso ai fedeli presenti.

Cari fratelli e sorelle, buon giorno!
E grazie, grazie tante per essere venuti a questo incontro.
Il compito di Pietro è quello di confermare i fratelli nella fede. Così anche voi avete voluto con questo gesto chiedere al Successore di Pietro di confermare la vostra chiamata, di sostenere la vostra missione, di benedire il vostro carisma. E io oggi confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma. Lo faccio non perché lui [indica Kiko] mi ha pagato, no! Lo faccio perché voglio farlo. Andrete in nome di Cristo in tutto il mondo a portare il suo Vangelo: Cristo vi preceda, vi accompagni e porti a compimento quella salvezza di cui siete portatori!
Insieme con voi saluto tutti i Cardinali e i Vescovi che vi accompagnano oggi e che nelle loro diocesi appoggiano la vostra missione. In particolare saluto gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, insieme a Padre Mario Pezzi: anche a loro esprimo il mio apprezzamento e il mio incoraggiamento per quanto, attraverso il Cammino, stanno facendo a beneficio della Chiesa. Io dico sempre che il Cammino Neocatecumenale fa un grande bene nella Chiesa.
Il nostro incontro odierno è un invio missionario, in obbedienza a quanto Cristo ci ha chiesto e abbiamo sentito nel Vangelo. E sono particolarmente contento che questa vostra missione si svolga grazie a famiglie cristiane che, riunite in una comunità, hanno la missione di dare i segni della fede che attirano gli uomini alla bellezza del Vangelo, secondo le parole di Cristo: “Amatevi come io vi ho amato; da questo amore conosceranno che siete miei discepoli” (cfr Gv 13,34), e “siate una cosa sola e il mondo crederà” (cfr Gv 17,21). Queste comunità, chiamate dai Vescovi, sono formate da un presbitero e da quattro o cinque famiglie, con figli anche grandi, e costituiscono una “missio ad gentes”, con un mandato per evangelizzare i non cristiani. I non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo, e i tanti non cristiani che hanno dimenticato chi era Gesù Cristo, chi è Gesù Cristo: non cristiani battezzati, ma ai quali la secolarizzazione, la mondanità e tante altre cose hanno fatto dimenticare la fede. Svegliate quella fede!
Dunque, prima ancora che con la parola, è con la vostra testimonianza di vita che manifestate il cuore della rivelazione di Cristo: che Dio ama l’uomo fino a consegnarsi alla morte per lui e che è stato risuscitato dal Padre per darci la grazia di donare la nostra vita agli altri. Di questo grande messaggio il mondo di oggi ha estremo bisogno. Quanta solitudine, quanta sofferenza, quanta lontananza da Dio in tante periferie dell’Europa e dell’America e in tante città dell’Asia! Quanto bisogno ha l’uomo di oggi, in ogni latitudine, di sentire che Dio lo ama e che l’amore è possibile! Queste comunità cristiane, grazie a voi famiglie missionarie, hanno il compito essenziale di rendere visibile questo messaggio. E qual è il messaggio? “Cristo è risorto, Cristo vive! Cristo è vivo tra noi!”.
Voi avete ricevuto la forza di lasciare tutto e di partire per terre lontane grazie a un cammino di iniziazione cristiana, vissuto in piccole comunità, dove avete riscoperto le immense ricchezze del vostro Battesimo. Questo è il Cammino Neocatecumenale, un vero dono della Provvidenza alla Chiesa dei nostri tempi, come hanno già affermato i miei Predecessori; soprattutto san Giovanni Paolo II quando vi ha detto: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni» (Epist. Ogni qualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82[1990], 1515). Il Cammino poggia su quelle tre dimensioni della Chiesa che sono la Parola, la Liturgia e la Comunità. Perciò l’ascolto obbediente e costante della Parola di Dio; la celebrazione eucaristica in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica, la celebrazione delle lodi in famiglia nel giorno di domenica con tutti i figli e la condivisione della propria fede con altri fratelli sono all’origine dei tanti doni che il Signore ha elargito a voi, così come le numerose vocazioni al presbiterato e alla vita consacrata. Vedere tutto questo è una consolazione, perché conferma che lo Spirito di Dio è vivo e operante nella sua Chiesa, anche oggi, e che risponde ai bisogni dell’uomo moderno.
In diverse occasioni ho insistito sulla necessità che la Chiesa ha di passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 15). Quante volte! Questa è la cosa più importante da fare se non vogliamo che le acque ristagnino nella Chiesa. Il Cammino da anni sta realizzando queste missio ad gentes in mezzo ai non cristiani, per una implantatio Ecclesiae, una nuova presenza di Chiesa, là dove la Chiesa non esiste o non è più in grado di raggiungere le persone. «Quanta gioia ci date con la vostra presenza e con la vostra attività!» – vi ha detto il beato Papa Paolo VI nella prima udienza con voi (8 maggio 1974: Insegnamenti di Paolo VI, XII [1974], 407). Anch’io faccio mie queste parole e vi incoraggio ad andare avanti, affidandovi alla Santa Vergine Maria che ha ispirato il Cammino Neocatecumenale. Lei intercede per voi davanti al suo Figlio divino.
Carissimi, che il Signore vi accompagni. Andate, con la mia Benedizione.

 Al termine della udienza Kiko ha fatto dono al Santo Padre di questa icona.

Al termine della udienza Kiko ha fatto dono al Santo Padre di questa icona.

fonte: Vatican.va

Quaresima: il cammino verso la Grande Bellezza!

camino3Quaranta giorni di preparazione ad una festa che dura cinquanta giorni! Anche in questo c’è una sapienza straordinaria che ci assicura che la meta è più importante del cammino, che non camminiamo tanto per camminare ma che puntiamo dritti verso la fine del nostro percorso.

Il cammino non è facile ma lungo e faticoso; è un cammino pieno di buche, di pozzanghere che sembrano laghi, di ponti traballanti su vertiginosi precipizi, di fitti boschi, di rovi spinosi, di strade bloccate al limite dell’impraticabilità (situazioni che neanche gli automobilisti romani, così abituati a strade disagiate, possono bene immaginare)! E così, fuori di metafora, questo percorso quaresimale diventa una battaglia, è pieno di insidiosi combattimenti (anche corpo a corpo) con le tentazioni, coi pensieri malvagi, col demonio che promette una vita migliore, più comoda, ma a caro prezzo.

Il cammino è pieno di pericoli, primo fra tutti quello di mollare e tornare indietro di stancarsi troppo in fretta, di preferire la comodità, il buon cibo, il calduccio di casa, i nostri soldi, le ricchezze, gli affetti, le abitudini, il nostro divano e lo sgabellino dove posiamo i piedi, la sicurezza di avere il telecomando in mano per gestire e scegliere noi le avventure che vogliamo vivere.

E’ per questo che ci vengono offerte – prima di partire – delle armi: preghiera, digiuno e penitenza, a costo però di usarle e non lasciarle inutilizzate per poi lamentare sonore sconfitte. Senza le armi difficilmente si vince un combattimento! E’ dunque altamente sconsigliato non pregare, non fare elemosina e non digiunare, lungo il cammino. Il rischio è sempre quello di perdere battaglie e – a terra e feriti – rinunciare a rialzarsi per continuare a combattere.

Verso dove andiamo? Solo il desiderio della meta può farci iniziare un tale cammino. Andiamo verso la Grande Bellezza della Pasqua, in cui festeggeremo la sconfitta definitiva delle tenebre della morte e la definitiva vittoria della luce; la rottura di ogni legame, la liberazione degli schiavi, la consolazione dei sofferenti; la sconfitta del diavolo, l’antico serpente, e la vittoria di Cristo, innalzato in mezzo al deserto come un serpente che salva. Quale altra stragrande bellezza possiamo desiderare?

Pietro-e-Giovanni2In questi giorni in cui si parla tanto di “Grande Bellezza”. E’ ovvio (o forse non tanto?) che per raggiungere la bellezza bisognerà eliminare il suo contrario! Questo cammino è il passaggio dalla bruttezza del peccato alla bellezza della conversione, del ritorno a Dio. E’ il cammino del popolo di Israele che – dicono i saggi – era brutto, malato, puzzolente, zoppo, cieco, triste, arrabbiato… quando uscì dall’Egitto e che divenne un popolo nuovo – bello, sano, pulito, splendente, gioioso, felice – dopo la conversione, dopo l’alleanza con il Signore ai piedi del monte Sinai.

Per gli ebrei infatti la radice della bellezza è la stessa radice della bontà, entrambe espresse con la parola “tov” (lo stesso aggettivo esprime sia la bellezza che la bontà).  Si diventa belli quando si è buoni e si diventa buoni – non con le buone maniere – ma avvicinandosi fino a confondersi (passi il termine) con quella che Agostino chiama “Bellezza così antica e così nuova”, antica perché è da sempre, nuova perché ogni giorno ci sorprende, ci affascina e ci piace nuovamente. La parola ebraica, poi, indica anche la ricchezza, la prosperità, i benefici, i successi… come a dire: “sii buono, sarai bello e nulla ti mancherà”.

Ieri sera ho lasciato a mia moglie il compito di guardare il film “La Grande Bellezza” fresco di Oscar (dato che io avevo un impegno): del suo giudizio critico di solito mi fido sinceramente. Non appena tornato a casa ho avuto subito pronta la mia “recensione”: mia moglie e mio figlio (ha 15 giorni, non chiedetegli troppo!) dormivano, il film volgeva alla fine e il protagonista sconsolato diceva: “Cercavo la grande bellezza… ma non l’ho trovata” (per onestà, a questo punto, avresti potuto per lo meno cambiare il titolo!).

Ma è impossibile trovare la “Grande Bellezza” quando ci si è fermati alla bellezza riflessa delle cose create. Ancora S. Agostino scrive mirabilmente: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole (…). Interrogali! Tutti ti risponderanno: ‘ Guardaci, siamo belli!’ (…) Questa bellezza mutevole… chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”

Ecco dunque! Mettiamoci in cammino anche noi alla ricerca della Grande Bellezza, quella vera, quella che si fa trovare, quella che – rispondendo a Dostoevskij – “salverà il mondo”!

Che poi la Pasqua sia, non solo la fine di un cammino, ma anche – e soprattutto – l’inizio di un nuova vita, di un nuovo percorso che va da quella tomba vuota “a tutte le parti” (come direbbe il poeta Tagore), non fa altro che spingerci a combattere e a correre sempre di più per raggiungere la meta, quella grande grande bellezza dell’annuncio pasquale di Cristo Risorto!

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Grande Missione 100 piazze a Roma: il Papa “E noi, rimarremo a casa?”

missio1Cristo è risorto!” Con questa frase si salutano i cristiani durante i 50 giorni che seguono la Pasqua. Cinquanta giorni che compongono la Pasqua come un unico giorno, un’unica domenica, un’unica festa!

Ma questa frase, più che un saluto è un annuncio, proclamato solennemente nella Santa Notte e destinato a spargersi per il mondo.

Alcune donne appena appresa la notizia corsero a dirlo ai discepoli di Gesù; i discepoli dopo aver constatato personalmente che Gesù era vivo (la tomba vuota e le apparizioni del Risorto) lo urlarono al mondo. E lì dove la loro capacità di apprendimento delle lingue non fu sufficiente, ci pensò lo Spirito Santo che, cinquanta giorni dopo (Pentecoste: dal greco πεντηκοντα, pentekonta “cinquanta”) scese su di loro e li spinse ad uscire per le strade e nelle piazze del mondo.

Anche la chiesa oggi esce nelle piazze delle frenetiche città moderne per annunciare che Cristo è Risorto. Lo faranno (lo faremo) i “pazzi” neocatecumenali, pazzi nel senso buono del termine. Come era pazzo Tommaso Moro di cui l’amico Erasmo elogiò la follia nel libro “Elogio della Follia” (ancora dal greco: μωρός, moròs: folle, pazzo).

callesSì, è proprio così: una evangelizzazione nelle piazze. Niente conferenze, niente libri, niente programmi, niente corsi di aggiornamento… ma un annuncio per strada! Nudo e crudo! Oggi, nella Chiesa, si parla spesso di missione e della necessità evangelizzare è la cosa sembra pacifica, ovvia. Ma mentre parlarne è normale, farlo veramente, sul serio, sembra pazzesco. Perfino per fedeli parrocchiani e per molti preti che probabilmente non l’hanno mai fatto in questo modo così “immediato”.

E allora, sotto la spinta di Papa Francesco comincia la nuova missione popolare: si scende in piazza a dire che Cristo è Risorto agli sconosciuti.

Certo, a pensarci bene è una bella follia. E’ quella che San Paolo chiamava la “stoltezza del Kerygma” (1 Cor 1,21). Ma a pensarci meglio una logica c’è: il nucleo del cristianesimo infatti è l’evento della Risurrezione di Gesù come punto di svolta della storia degli uomini. Tutto è vano se Cristo non è risorto, e se si dubita di questo fatto la fede diventa “acqua di rose” come ha detto il Papa il 3 aprile. Francesco ha poi aggiunto: “Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di “uscire” per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri”. Vista così, sarebbe illogico non trasmettere questo messaggio! Come un medico che, in un momento di grandissima emergenza, trovi motivi validi per starsene chiuso in camera mentre fuori le sue conoscenze potrebbero salvare le vite di molte persone in estrema necessità e in pericolo di morte!

Resta il fatto però che, umanamente parlando, annunciare Cristo per le strade nel 2013 ha tutta l’aria di una ridicola pazzia. Lo ha detto lo stesso Bergoglio in una lettera ai suoi fedeli prima di diventare Papa:

“Non abbiamo il diritto di rimanere a casa accarezzando la nostra anima. Di rimanere chiusi nelle nostre cosette… piccolette. Non abbiamo il diritto di rimanere tranquilli e a volere bene a noi stessi… Dobbiamo uscire a parlare a questa gente della città che abbiamo visto nei balconi. Dobbiamo uscire dal nostro guscio e dirgli che Gesù vive, e che Gesù vive per lui, per lei, e dirglielo con allegria… anche se a volte sembriamo un po pazzi”.

“E noi, rimarremo a casa? Rimarremo chiusi nelle parrocchie o nelle scuole? Con tutta questa gente che ci sta aspettando! La gente della nostra città!”

La lettera del Papa è bellissima, esplicita, chiarissima. Leggendola vien quasi voglia di fare le valige e partire per le piazze del mondo ad annunciare il Vangelo ai “vecchietti annoiati”, ai “giovani storditi”, ai “nostalgici”. Cosa faremo ora, che sembra impazzito anche il papa?

Leggi l’articolo su Romagiornale.it

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