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Papa Francesco a Tor Vergata il 50° del Cammino Neocatecumenale a Roma

Si avvicina il giorno della celebrazione per i 50 anni del Cammino Neocatecumenale. In arrivo pellegrini da tutto il mondo per incontrare papa Francesco assieme all’iniziatore spagnolo Kiko Argüello. 

Sono passati ormai 50 anni da quando il 2 novembre del 1968 è nata la prima comunità neocatecumenale a Roma nella parrocchia del Santissimo Sacramento e dei Santi Martiri Canadesi (zona piazza Bologna). Il Vaticano ha confermato la presenza di papa Francesco ad un incontro dedicato ai 50 anni del Cammino Neocatecumenale. La celebrazione avrà luogo sabato 5 maggio nella la spianata di Tor Vergata, luogo dove l’estate del 2000 san Giovanni Paolo II incontrò i giovani di tutto il mondo durante la Giornata Mondiale della Gioventù. Continua a leggere…

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Neocatecumenali: il 5 maggio un grande incontro per i cinquant’anni del Cammino

Papa Francesco con Kiko Argüello e Mario Pezzi (05/08/2017). Foto Oss. Romano

+++Aggiornamento: Inizialmente previsto per il giorno 8 (giorno della Madonna di Pompei), per motivi logistici l’incontro si terrà sabato 5 maggio+++

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Previsto per l’8 maggio a Tor Vergata (Roma) un incontro internazionale per i cinquant’anni dalla nascita del Cammino Neocatecumenale. 

Roma, 05/09/2017 – Papa Francesco ha ribadito il suo appoggio al Cammino Neocatecumenale durante un’udienza privata all’iniziatore, Kiko Argüello, avvenuta ieri, lunedì 4 settembre, in Vaticano, insieme a padre Mario Pezzi. Continua a leggere…

In missione “due a due” in Sudafrica: portando il Vangelo ai ricchi e ai poveri

I missionari del Cammino assieme a mons. Stephen Brislin arcivescovo di Cape Town.

72 membri del Cammino Neocatecumenale del Sudafrica sono partiti in missione. Viaggiano in tutta l’Africa australe per annunciare la Buona notizia del Vangelo. Come gli Apostoli, vanno a piedi, due a due, senza soldi, cibo e un posto dove dormire.

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Dal 11 al 21 agosto, per rispondere alla chiamata di Papa Francesco, 72 uomini e donne delle comunità neocatecumenali del Sudafrica sono stati inviati in una missione due o due, con nient’altro che una Bibbia nelle loro mani, per annunciare la Buona Notizia in tutto il Sudafrica, Swaziland, Botswana e Lesotho.

La missione risponde al comando di Gesù Cristo, documentato nel decimo capitolo del Vangelo di Matteo: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7) e ancora «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone…» (Mt 10,9). Continua a leggere…

Grande Missione 100 piazze a Roma: il Papa “E noi, rimarremo a casa?”

missio1Cristo è risorto!” Con questa frase si salutano i cristiani durante i 50 giorni che seguono la Pasqua. Cinquanta giorni che compongono la Pasqua come un unico giorno, un’unica domenica, un’unica festa!

Ma questa frase, più che un saluto è un annuncio, proclamato solennemente nella Santa Notte e destinato a spargersi per il mondo.

Alcune donne appena appresa la notizia corsero a dirlo ai discepoli di Gesù; i discepoli dopo aver constatato personalmente che Gesù era vivo (la tomba vuota e le apparizioni del Risorto) lo urlarono al mondo. E lì dove la loro capacità di apprendimento delle lingue non fu sufficiente, ci pensò lo Spirito Santo che, cinquanta giorni dopo (Pentecoste: dal greco πεντηκοντα, pentekonta “cinquanta”) scese su di loro e li spinse ad uscire per le strade e nelle piazze del mondo.

Anche la chiesa oggi esce nelle piazze delle frenetiche città moderne per annunciare che Cristo è Risorto. Lo faranno (lo faremo) i “pazzi” neocatecumenali, pazzi nel senso buono del termine. Come era pazzo Tommaso Moro di cui l’amico Erasmo elogiò la follia nel libro “Elogio della Follia” (ancora dal greco: μωρός, moròs: folle, pazzo).

callesSì, è proprio così: una evangelizzazione nelle piazze. Niente conferenze, niente libri, niente programmi, niente corsi di aggiornamento… ma un annuncio per strada! Nudo e crudo! Oggi, nella Chiesa, si parla spesso di missione e della necessità evangelizzare è la cosa sembra pacifica, ovvia. Ma mentre parlarne è normale, farlo veramente, sul serio, sembra pazzesco. Perfino per fedeli parrocchiani e per molti preti che probabilmente non l’hanno mai fatto in questo modo così “immediato”.

E allora, sotto la spinta di Papa Francesco comincia la nuova missione popolare: si scende in piazza a dire che Cristo è Risorto agli sconosciuti.

Certo, a pensarci bene è una bella follia. E’ quella che San Paolo chiamava la “stoltezza del Kerygma” (1 Cor 1,21). Ma a pensarci meglio una logica c’è: il nucleo del cristianesimo infatti è l’evento della Risurrezione di Gesù come punto di svolta della storia degli uomini. Tutto è vano se Cristo non è risorto, e se si dubita di questo fatto la fede diventa “acqua di rose” come ha detto il Papa il 3 aprile. Francesco ha poi aggiunto: “Noi crediamo in un Risorto che ha vinto il male e la morte! Abbiamo il coraggio di “uscire” per portare questa gioia e questa luce in tutti i luoghi della nostra vita! La Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza; è il tesoro più prezioso! Come non condividere con gli altri questo tesoro, questa certezza? Non è soltanto per noi, è per trasmetterla, per darla agli altri, condividerla con gli altri”. Vista così, sarebbe illogico non trasmettere questo messaggio! Come un medico che, in un momento di grandissima emergenza, trovi motivi validi per starsene chiuso in camera mentre fuori le sue conoscenze potrebbero salvare le vite di molte persone in estrema necessità e in pericolo di morte!

Resta il fatto però che, umanamente parlando, annunciare Cristo per le strade nel 2013 ha tutta l’aria di una ridicola pazzia. Lo ha detto lo stesso Bergoglio in una lettera ai suoi fedeli prima di diventare Papa:

“Non abbiamo il diritto di rimanere a casa accarezzando la nostra anima. Di rimanere chiusi nelle nostre cosette… piccolette. Non abbiamo il diritto di rimanere tranquilli e a volere bene a noi stessi… Dobbiamo uscire a parlare a questa gente della città che abbiamo visto nei balconi. Dobbiamo uscire dal nostro guscio e dirgli che Gesù vive, e che Gesù vive per lui, per lei, e dirglielo con allegria… anche se a volte sembriamo un po pazzi”.

“E noi, rimarremo a casa? Rimarremo chiusi nelle parrocchie o nelle scuole? Con tutta questa gente che ci sta aspettando! La gente della nostra città!”

La lettera del Papa è bellissima, esplicita, chiarissima. Leggendola vien quasi voglia di fare le valige e partire per le piazze del mondo ad annunciare il Vangelo ai “vecchietti annoiati”, ai “giovani storditi”, ai “nostalgici”. Cosa faremo ora, che sembra impazzito anche il papa?

Leggi l’articolo su Romagiornale.it

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