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Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza.

vescovi4Il Sinodo: una questione di amore e di coscienza, ovvero cosa c’entro io con il Sinodo dei Vescovi sulla famiglia?

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Benvenuti al Sinodo sulla famiglia firmato Bergoglio-Kasper.
Oramai hanno scritto tutti e di tutto, ma anche io vorrei scrivere qualche riga (sono sempre troppe, lo so, abbiate pazienza) su questo evento. Un po’ per sfogarmi, un po’ per condividere il mio pensiero, un po’ per dialogare (va molto di moda e fa shick) con chi mi ha più volte criticato e giudicato (chi sei tu per giudicarmi?) come esageratamente polemico con mia madre la Chiesa; qualcuno mi ha anche chiesto se sono stato inviato al Sinodo visto che commento troppo spesso le questioni in ballo, questioni strettamente riservate ai Padri Sinodali..

Bene, per fortuna non sono stato invitato al Sinodo. Se pure avessi ricevuto un biglietto per parteciparvi, avrei gentilmente declinato l’invito per lasciare spazio a qualche persona più qualificata di me; per esempio avrei lasciato il mio posto – con immenso piacere – a qualche professore dell’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia (fondato nel 1982 a Roma e presente in tutto il mondo), uno tra Melina, Perez Soba, Granados, Noriega, Kampowski o i coniugi Grygiel definiti nei giorni scorsi da un noto vaticanista come i grandi esclusi che “bussano alla porta del Sinodo”. Avrei declinato il mio invito anche in favore di qualche fondatore di movimenti o comunità che lo spirito del Concilio Vaticano II ha suscitato più di cinquanta anni fa e che ancora lavorano nella vigna del Signore, instancabilmente, nella Nuova Evangelizzazione, nell’annuncio del Vangelo e nella formazione permanente alla fede di milioni di cristiani in tutto il mondo. Forse non tutti i fondatori dei grandi movimenti suscitati dal Concilio (se invitati) avrebbero potuto partecipare l’invito al Synod14 visto che molti di loro (un vero peccato per la Chiesa di oggi) fanno già parte della Chiesa “trionfante” libera da confusioni e incertezze perchè illuminata dalla luce beatifica dell’Agnello (Ap. 21,23 ). Penso a Giussani o a Chiara Lubich. Ma nella Chiesa “militante” (scusate la terminologia arcaica) c’è ancora qualcuno che avrebbe molto da dire al Sinodo, se non altro per l’esperienza di mezzo secolo di lavoro nelle famiglie e il “biglietto da visita” di numerosissimi frutti che Dio ha permesso di raccogliere.

Certamente anche se non sono state invitate, queste persone potranno contribuire al dibattito dall’esterno sapendo però che i Padri Sinodali non li ascolteranno. Non per cattiveria, per carità, sono tutti brave persone fino a prova contraria, ma per l’impossibilità materiale di leggere e ascoltare tutto ciò che si scrive e dice sul Sinodo del secolo, nei media, nelle libreria, nei salotti televisivi, nei convegni, nelle omelie, nei blog e nelle lettere scritte ai diretti interessati. Il lavoro nell’aula del Sinodo è già tanto e le discussioni sono animate perchè non tutti i vescovi e i cardinali sono in linea con lo stile Bergoglio (attenzione si parla di “stile” non di essere contro il papa e contro la Chiesa!) e dei suoi più stretti collaboratori che – da quando emerge (proclami e documenti alla mano) – stanno indirizzando le sorti del Sinodo.

Gli animi sono già bollenti da tempo e il dibattito si è acceso già prima dell’inizio dei lavori con la pubblicazione del libro “Il Vangelo della Famiglia” del cardinale Kasper (evidentemente il teologo preferito da Papa Francesco) e le risposte “a suon di libro” non si sono fatte attendere. Prima “El verdarero evangelio de la familia” (edito da BAC), scritto da due professori del citato Istituto GP2, e poi “Rimanere nella Verità di Cristo” dove hanno scritto – udite udite – ben cinque cardinali per correggere alcune (presunte) affermazioni del cardinale Kasper.

L’accusa fondamentale è quella di creare una Chiesa che piaccia al mondo, e che raccolga l’applauso dei “lontani”. Una chiesa più popolare, meno intransigente, più aperta e accogliente, in una parola: più misericordiosa. Ma, in fondo, è ciò che ha chiesto il Papa Francesco (“Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi”). Molti ricordano il celebre aforisma di Chesterton che affermava: “Non abbiamo bisogno di una Chiesa che si muova col mondo, ma vogliamo una Chiesa che muova il mondo” (G. K. Chesterton, Il profilo della ragionevolezza).

Dopo la prima settimana di lavoro e la pubblicazione della prima relazione sintetica dei lavori (Relatio Post Disceptationem) in molti già alzano la voce perchè a quanto pare (leggere prima di giudicare) il testo può apparire molto bello per chi è fuori dalla Chiesa e vorrebbe che la Chiesa camminasse verso il mondo, ma è abbastanza lacunoso, confusionario e vago su alcuni punti affatto secondari della dottrina sulla famiglia e sull’affettività umana (a parte l’elogio delle persone omosessuali e una veloce analisi sociologica della situazione della famiglia odierna, non si parla di valori, di aborto, di eutanasia, di peccato nè… di famiglia tradizionale: padre-madre-figli da mantenere con fatica). Il documento si appella a una “nuova sensibilità pastorale” che (in modo implicito) si contrapporrebbe a una “sensibilità vecchia” (forse meno misericordiosa) dei precedenti pontificati. Molti cardinali, forse troppi per un documento che avrebbe dovuto raccogliere un minimo di consenso, si sono discostati dalla sintesi sinodale perchè non rispecchia il loro pensiero ne la loro idea di famiglia e di Chiesa. E questo dissentire interno non è cosa buona ne giusta, ma forse era inevitabile visto che Papa Francesco ha chiesto estrema parresía (franchezza) nel dibattito.

Immediate le reazioni di giornalisti e scrittori cattolici (per un testo che di cattolico sembra avere troppo poco) su siti come La Nuova Bussola Quotidiana (vedi l’articolo di Amato sulla “Prima vittima del Sinodo”) e definisce il testo ufficiale ma non definitivo “un pasticcio”, ma anche Il Timone, Radici Cristiane o su altri portali più marcatamente tradizionalisti come Riscossa Cristiana che si domanda: “Dove sia finita la Chiesa Cattolica?“. Altri, più calmi e meno polemici (come se non esserlo fosse una virtù) preferiscono i toni bassi e la fiducia nella Santa Madre, senza però nascondere (troppo bene) dubbi e perplessità sulle capacità dei Padri Sinodali (penso alle grandi e popolari voci del laicato cattolico online come Costanza Miriano, Pippo Corigliano o Mario Adinolfi).

In fondo è una questione di coscienza e di amore. Per amore al Papa e alla Chiesa e nel rispetto della propria coscienza, molti cattolici – buoni, veramente buoni cristiani – preferiscono non parlare, non giudicare, non intervenire nel dibattito sul Sinodo e sui suoi contenuti. Ma sempre per gli stessi motivi, per amore alla Chiesa e al Papa ed in onore alla propria coscienza, molti altri si sentono chiamati a parlare, a giudicare (nel senso critico, non nel senso comune di parlare male) e ad intervenire nel dibattito (e non si tratta solo della comunione ai divorziati). Per questo, anche se non sono stato invitato, mi sentirò libero di dire e scrivere quello che penso pur esponendomi alle accuse dei più e dei meno amici che capiteranno sul blog. Intanto i Padri Sinodali – che il Santo li guidi – sembrano aver già capito che il testo pubblicato dovrà essere modificato e che le questioni dovranno essere chiarite e approfondire, per amore alla Chiesa e al gregge che gli è stato affidato.

mcs

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Maria che scioglie i nodi e papa Francesco

st peter augsburg

Chiesa di St. Peter, Augusta

Maria che scioglie i nodi è una particolare devozione alla Vergine Maria che nasce in Germania all’inizio del 1700. Le notizie storiche sulla vicenda sono scarse e poco dettagliate. All’origine della devozione c’è una storia di vita quotidiana: una storia familiare.

Wolfgang Langenmantel e Sophie Imhoff si sposarono nel 1612 ma, dopo poco tempo, circa tre anni, il loro matrimonio entrò in crisi tanto che tra i due sopraggiunse l’idea del divorzio; un’idea che iniziarono a considerare molto seriamente.

Prima della completa separazione, il nobile Wolfgang decise di chiedere aiuto nel vicino monastero di Ingolstad (a 70 Km da Ausburg) dove risiedeva il padre gesuita Jakob Rem conosciuto e stimato da tutti per il suo discernimento e la sua profondità spirituale. Il gesuita decise di affidare questa grave situazione all’intercessione della Madonna e insieme pregarono con intensità e devozione invocando l’aiuto di Maria “tre volte ammirabile”.

Quasi inutile dirlo (non saremmo qui a parlarne) la coppia sperimentò gli effetti positivi della preghiera a Dio tramite Maria.  Grazie ai diversi momenti di preghiera con il padre Jakob davanti all’altare della Vergine Maria, la situazione degli sposi cambiò in modo progressivo fino alla mutua riconciliazione.

handfasting2A questo proposito si cita un evento straordinario avvenuto davanti a padre Jakob il 28 settembre 1615 nella cappella del monastero. Le testimonianze su questo episodio sono poche e molto confuse: in rete si trovano racconti discordanti e sgrammaticati. Il miracolo riguarda padre Rem e… dei nodi. Durante la preghiera per Wolfgan e Sophie (o forse durante la celebrazione di  un matrimonio) i nodi di un nastro si sciolsero miracolosamente e il nastro acquistò un colore splendente, come nuovo. Probabilmente si trattava del nastro matrimoniale dei coniugi in crisi; durante ogni matrimonio infatti le mani degli sposi venivano legate tra loro come segno di un legame indissolubile. Quel nastro, forse ripreso dal gesuita per la speciale preghiera, si sciolse e divenne nuovamente bianco splendente come il giorno del matrimonio.

Il miracolo si tinge di leggenda. E’ normale che sia così, dopo 300 anni, nel caso di una devozione riscoperta solo poche decine di anni fa. Ma il vero miracolo è il “miracolo morale”, quello della riconciliazione, del perdono, tra i due sposi in procinto di dividersi. Lì dove il perdono è impossibile per gli uomini – stretti dal rancore, dal risentimento, dall’orgoglio e dall’odio – solo l’intervento dell’Amore di Dio può far possibile la riconciliazione. Ecco il vero miracolo: il matrimonio si salva e Il Divisore viene sconfitto!

E’ bene dire che la novena a Maria che scioglie i nodi è conosciuta anche come la “Novena che sconfigge il diavolo”. Infatti, secondo quanto raccontato dall’esorcista cappuccino padre Cipriano de Meo, è stato lo stesso diavolo, durante un esorcismo, a confessare che fu quella novena – recitata dalla moglie di un posseduto – a distruggere il  piano omicida verso il povero sfortunato. Da quel momento l’esorcista consigliò a tutti i suoi “clienti” di pregare Maria proprio tramite questa particolare novena che distrugge i piani del diavolo.

BeataVerginechescioglieinodiMa torniamo alla nostra storia…

Passarono gli anni e il nipote di Wolfgang e Sophie, Hieronymus Ambrosius Von Langenmantel, scelse la vita religiosa e divenne Canonico della Chiesa di St. Peter ad Augsburg. Hieronymus dedicò una delle cappelle della chiesa alla memoria della sua famiglia e commissionò una pala d’altare per ricordare il matrimonio dei suoi nonni, salvato grazie all’intercessione della Vergine Maria. L’autore del quadro fu il pittore Johann Melchior Georg  Schmittdner che completò l’opera tra il 1699 e il 1700.

La Madonna è raffigurata in cielo, tra gli angeli, intenta a sciogliere i nodi di un nastro che gli viene offerto da un angelo che si trova alla sua sinistra; dopo aver sciolto i nodi, Maria passa il nastro slegato ad un altro angelo che si trova alla sua destra. L’episodio ricorda evidentemente il miracolo del perdono matrimoniale sottolineando l’importanza della figura di Maria come mediatrice all’interno della vita della coppia. In basso un bel particolare: l’angelo Raffaele accompagna Tobia all’incontro di sua moglie. La storia è tratta dall’Antico Testamenteo, dal libro di Tobia. L’immagine di Tobia e l’angelo vuole sottolineare ancora che il matrimonio è voluto e condotto a buon termine da Dio che manda i suoi angeli e la stessa sua Madre per aiutare la coppia sposata. Si può leggere qui anche la figura di Wolfgang Langenmantel che, accompagnato dall’angelo custode, cammina verso il monastero dei gesuiti per chiedere aiuto a Dio in un momento di difficoltà.

Superata la crisi matrimoniale, avvenuto il miracolo, offerta, dipinta e intronizzata in Chiesa la pala di ringraziamento, ecco nascere attorno a questa Madonna che “scioglie i nodi” una devozione: si ricorre a lei soprattutto per i problemi famigliari. Ma la popolarità dell’immagine rimane limitata ai territori circostanti per almeno due secoli.

bergoglio joven

Solo nel XX secolo questa immagine mariana esce dai confini europei per espandersi nel Nuovo Mondo. Fu proprio l’attuale papa Francesco a promuovere l’immagine della “scioglinodi” in America.

Padre Jorge Mario Bergoglio, venuto a conoscenza di questa devozione, se ne innamorò immediatamente. Siamo nella seconda metà degli anni ’80. Nel 1986 padre Bergoglio si recò ad Augsburg (o Augusta), la bella città al sud della Germania, per completare la sua tesi di laurea sul teologo tedesco Romano Guardini. Durante il suo soggiorno tedesco visitò la chiesa di St. Peter am Perlach gestita dai suoi confratelli gesuiti. Fu lì che Bergoglio vide per la prima volta il dipinto di Maria che scioglie i nodi,  conobbe la storia e la devozione e decise di portare la  “desatanudos” a Buenos Aires come un regalo per i suoi parrocchiani. Come quei genitori che, dovendosi assentare da casa per qualche giorno, al loro ritorno portano dei regalini ai figli che attendono impazienti il loro ritorno a casa, così Bergoglio decise di portare con sé alcune stampe di quella bella immagine di Maria per riprodurla e farla conoscere in patria. In Argentina Bergoglio iniziò a distribuire le immagini ai sacerdoti e ai fedeli.

San José del Talar, Buenos Aires
Nel 1996, il parroco della parrocchia di San José del Talar a Buenos Aires, decise di diffondere la devozione a Maria che scioglie i nodi nella sua parrocchia. A questa immagine dedica un altare e la Vergine “scioglinodi” (in una riproduzione dipinta da una pittrice locale) viene sistemata sul lato sinistro della chiesa. Oggi, a Buenos Aires, la parrocchia di San José è conosciuta anche come “Santuario de la Virgen que desata nudos“. I parrocchiani passano a salutare la bella immagine chiedendo a Maria di proteggere le loro famiglie e ogni 8 del mese centinaia di pellegrini si riuniscono per celebrare la festa settimanale di Maria.
MARIA SCIOGLIEIl Cardinale Bergoglio, allora vescovo di Buenos Aires, celebrò la Santa Messa a San José del Talar l’8 dicembre del 2011 in occasione dei 15 anni dall’intronizzazione dell’immagine in quella parrocchia. Nell’omelia affermò: “Dio, il quale distribuisce la sua Grazia a tutti i suoi figli, vuole che noi ci fidiamo di Lei, che le affidiamo i nodi dei nostri peccati per fare sì che Lei ci avvicini a suo figlio Gesù”.
Da quando Bergoglio è diventato papa molti hanno ricordato questa devozione di origine tedesca che il Santo Padre ha contribuito a diffondere nel mondo. Bergoglio infatti è molto legato a Maria, tanto che il giorno dopo la sua elezione a Sommo Pontefice ha voluto visitarla nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Così ha dato inizio al suo pontificato, mettendo tutto nelle abili mani di Maria, anche i nodi più stretti, quelli che solo Lei può sciogliere e liberare.
mcs

Papa Francisco: un precioso regalo de Dios a su Iglesia

FLAGTomémoslo como un regalo, un regalo que Dios ha hecho a su Iglesia.

Dios, Padre infinitamente bueno, no deja de dar a su Iglesia los instrumentos necesarios para su camino. También – y sobre todo – la elección del Papa forma parte de estos regalos. Un regalo de un Padre a un hijo no puede no ser apropiado. De hecho, todo el que quiera hacer un regalo a un chico, le preguntaría a su padre: “¿qué necesita tu hijo? Quisiera hacerle un buen regalo, útil, que lo pueda aprovechar” Y el padre, quien conoce a su hijo mejor que nadie, le sugeriría un buen regalo según sus necesidades.

papa-francescoCristo, lleno de amor hacia nosotros, ha querido el mejor regalo para su Esposa, la Iglesia. ¿Quién, queriendo regalarle algo a una chica, no le pediría primero un consejo a su Esposo sobre cuál podría ser el mejor regalo, el mejor aceptado, el más necesario?

El Espíritu Santo, sabio e inteligente, ha sugerido pues a los Cardenales en el Cónclave, la mejor solución. Los Cardenales, reunidos en  el Cónclave, le han preguntado al Padre: “¿qué le regalamos a tus hijos? ¿Qué necesita hoy la Iglesia? Le han preguntado al Hijo: ¿qué quieres para tu esposa, la Iglesia?

Hoy Dios ha querido regalarnos al Papa Francisco. La mejor elección que Dios habría podido hacer. Se dice de él que es muy humilde, muy cercano a la gente común, pero al mismo tiempo fiel al magisterio y a la tradición de la Iglesia, en plena comunión con sus predecesores. No es progresista ni conservador, sino un verdadero pastor. Un papa nuevo, de un país nuevo, con un nombre nuevo (desde el año 913 que esto no ocurría!!). Un estilo nuevo que empieza con el saludo coloquial “Hermanos y hermanas, buenas tardes” y termina con otro igualmente sencillo “Rezad por mi, nos vemos maña… nos vemos pronto. Buenas noches y que descanséis”.

imagesEl nombre es un programa ya escrito. Muchos lo anhelaban, muchos deseaban que el nombre del pobre de Asís y del misionero jesuíta Francisco Javier fuese escogido como para marcar un regreso a esa radicalidad evangélica que estos dos magníficos santos han encarnado.

Radicalidad evangélica en un tiempo en el que la fe corre el riesgo de aguarse aun dentro de la Iglesia. Muchos fieles alteran la doctrina de la Iglesia, juzgando negativamente sus jerarquías, muchos ya no tienen ganas (si es que alguna vez las han tenido) de evangelizar el mundo, se han olvidado del papel de María como madre y protectora de todo hombre.

He aquí pues un nuevo papa con un nombre que significa fidelidad y amor a la Iglesia, adhesión al Papa, unión con Cristo, entrega la Virgen María, solicitud para la Nueva Evangelización. Todo esto lo han encarnado Francisco de Asís y Francisco Javier, dos santos que han contribuido de manera admirable a la renovación de la Iglesia. Un papa jesuita pero también franciscano que nos ayudará a caminar sobre las huellas de Francisco de Asís, de Francisco Javier, sobre las huellas del mismo Jesús del cual los jesuitas (tal como lo ha pensado su fundador, San Ignacio) son sus “guarda espaldas”, su Compañía más cercana.

Ahora, veámoslo a la obra para entender mejor quien es el nuevo papa Francisco y como se portará. Nos han hecho un regalo, pero aún está envuelto. No le imputemos enseguida ideologías a las que jamás ha adherido (Teología de la Liberación), ni posiciones políticas que quizás haya adoptado en el pasado. Esperemos sus palabras, sus gestos, su magisterio, para comenzar este camino con él, obispo y pueblo, juntos.
Mientras tanto, después de la lluvia de estos días, el sol vuelve a brillar sobre Roma.

Ahora, hagámosle un favor al papa: ¡recemos por él!

13/03/13 el día del Papa Francisco

13/03/13 el día del Papa Francisco

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