Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Il Diavolo contro il Papa: perché Satana combatte e odia i successori di Pietro

Secondo padre Amorth il diavolo vede nel Sommo Pontefice il suo nemico principale. «Satana attacca sopratutto il Papa. Il suo odio per il Successore di Pietro è feroce». Questa affermazione non è priva di fondamento biblico: si compiono, nei successori di Pietro, le parole che Gesù rivolse all’apostolo durante la sua Ultima Cena:

«Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32).

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Il demonio censurato e rottamato: tutto è pronto per l’ultima battaglia

9788856646528 Aleteia – L’ultima battaglia: la vittoria di Gesù sul demonio (Piemme 2015) è il titolo del nuovo libro di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria e autore di numerosi saggi di spiritualità e di teologia. Il nuovo testo farà sicuramente storcere il naso ad alcuni teologi e chierici perché ancora una volta il sacerdote bergamasco si sofferma sulla figura del demonio, come spesso ha fatto nei suoi libri (la sua penultima fatica letteraria si intitolava proprio L’Anticristo) e come fa spesso nelle sue catechesi radiofoniche. Lo storcimento di nasi non sarà causato dalla puzza di zolfo (tradizionalmente considerata caratteristica olfattiva del regno di Satana) bensì dalla volontà di padre Livio di riproporre ancora una volta ai fedeli un personaggio che la teologia degli ultimi decenni ha accantonato considerandolo una realtà superata, una figura retorica, un astratto concetto teologico e uno strumento pastorale oramai desueto e controproducente. Per la teologia contemporanea il demonio ha smesso di essere un argomento di interesse, ha perso consistenza, subendo una metamorfosi che, da essere personale, lo trasforma in un mito, una metafora, un’attitudine o tendenza al male. Tutte le eccezioni, tutti coloro che si ostinano ancora a parlare del diavolo come essere personale che agisce per distruggere le persone, le famiglie e – in generale – la Chiesa, sono considerate ostinate e nostalgiche voci tradizionaliste incapaci di stare al passo coi tempi. Ecco perché parlare del diavolo, in una omelia, in una catechesi, in un libro o in una lezione di teologia, fa storcere il naso e la bocca a non pochi. Sta di fatto però che la Santa Romana Chiesa – che fino a prova contraria ha, per mandato di Cristo, un depositum fidei da custodire e da trasmettere alle generazioni future – non sembra aver messo ancora in agenda la rottamazione del personaggio più oscuro (e antipatico, è il caso di dirlo) della storia. Così come non è in programma – con buona pace di alcune correnti teologiche maggioritarie – la cancellazione del concetto di peccato, quella del vincolo matrimoniale, del celibato sacerdotale o dell’enciclica Humanae Vitae del beato Paolo VI, tutte norme considerate superate, sulle quali qualcuno vorrebbe mettere un veto. E’ proprio papa Francesco, su cui molti avevano messo la speranza di un “tana-libera-tutti” che avrebbe snellito a ritmo di tango la teologia cattolica di queste norme e precetti millenari un poco impolverati, proprio Francesco ha ribadito, fin dalle sue prime omelie, l’esistenza e l’azione del demonio. Nella sua prima omelia (14 marzo 2013), citando l’intellettuale francese Léon Bloy, ha affermato che “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Sono numerosi i discorsi in cui il papa ha parlato del demonio come non si suole e non si vuole parlare ma la denuncia del Pontefice è arrivata il 29 ottobre durante la messa mattutina a Santa Marta quando Francesco ha affermato che:

A questa generazione, e a tante altre, hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui

E’ questa l’idea di padre Livio, che esordisce denunciando il silenzio della modernità sul demonio, una “amnesia inquietante” (pp. 7-10) che “rischia di demolire l’intero edificio della fede”. L’accusa è grave perché a censurare il demonio non sono solamente i materialisti, incapaci di riconoscere le realtà spirituali, ma sono anche i pastori delle anime, “teologi, biblisti e predicatori” complici di questa “furia demitizzante”, che “hanno fatto carte false per rendere evanescente la figura del diavolo”, espulso “dagli scaffali della teologia dotta” e relegato all’ambito della religiosità popolare come sinonimo di “ottusità mentale” e “creduloneria”. Le cause di questo atteggiamento di diffidenza nei confronti del demonio sono da ricercare, secondo il sacerdote scolopio, nella mancanza di fede di alcuni pastori e teologi, è il “dilagare della incredulità” (p. 9) che fa considerare satana una figura mitologica e non una realtà presente e pericolosa per l’uomo, “una potenza personale, che vuole sistematicamente il male” (Romano Guardini). A livello teologico (al di là dell’abbassamento di guardia nella vita spirituale) le conseguenze di questa operazione sono devastanti: considerare il demonio una figura retorica o una semplice immagine del male sminuirebbe la validità dell’insegnamento della Bibbia che, dall’inizio alla fine, registra la presenza di questo personaggio oscuro in costante lotta con Dio. “Che cosa resta del Nuovo Testamento  – si domanda padre Livio – se il principe di questo mondo viene trasformato in una figura mitologica?” (p. 8). E ancora: cosa resterebbe della storia della Chiesa (che letta con uno sguardo di fede presenta una continua battaglia del demonio contro i testimoni di Cristo)? Che senso avrebbe la morale cattolica, o una vita improntata sulla via del bene, se il diavolo non esiste e l’inferno è vuoto? Il tentativo di eliminare satana dalla piazza “in omaggio alle esigenze della modernità” è comunque destinato a fallire di fronte alla evidenza: satana, angelo di luce ribellatosi alla maestà divina, esiste e agisce, combatte contro Dio, contro i credenti e contro la Chiesa. Nessuno rimane neutrale in questa battaglia perché “l’opposizione è radicale, la lotta inevitabile, il dialogo è impossibile”, “nessuna possibilità di armistizio tra i due regni” (pp. 136-137). Proprio in questi ultimi tempi, afferma padre Livio, viviamo una battaglia inedita tra il demonio e la Chiesa, testimoniata dalla costante presenza della vergine Maria che “in previsione dell’inverno della fede e del dilagare dell’apostasia (…) ha moltiplicato le sue apparizioni” per difendere il mondo dall’attacco finale di satana. A questo proposito un recente libro pubblicato in Francia da René Laurentin (uno dei massimi esperti di mariologia a livello mondiale) tratta del ruolo di Maria negli ultimi tempi secondo le testimonianze di numerosi santi e mistici da Maria Agreda e Grignon de Montfort a Maria Valtorta e Faustina Kowalska (René Laurentin, La Vierge des derniers temps, Salvator 2014). In effetti, la battaglia del demonio contro Dio passa attraverso due donne, comincia dalla progenitrice Eva tentata dal serpente (Gn 3) e termina con Maria madre della Chiesa a cui il drago vuole strappare Gesù, il bambino appena nato (Ap 12). Il libro di padre Livio diventa dunque un trattato biblico-teologico sulla figura del demonio per riscoprire attraverso le pagine delle Sacre Scritture chi è, cosa vuole e quali tattiche utilizza questo angelo caduto. Il percorso biblico parte dai racconti della Genesi e termina con visioni dell’Apocalisse di san Giovanni che gettano luce sulla storia della Chiesa e sugli ultimi tempi.

Satana tenta Gesù nel deserto. Miniatura XIV sec.

Satana tenta Gesù nel deserto. Miniatura XIV sec.

Un capitolo a parte, lo meritano i Vangeli che “straripano di demoni” (p. 98) infuriati per la presenza di Gesù (“Sei venuto a rovinarci!” Mc 1, 24). I Vangeli affrontano la furiosa battaglia del tentatore contro Gesù di Nazareth, “uno scontro frontale” che il Figlio di Dio è chiamato ad affrontare personalmente durante la sua vita terrena. Gesù – tentato nel deserto per quaranta giorni (Mt 4,1-11) – scaccia i demoni e comanda agli apostoli di fare altrettanto. La risurrezione di Gesù, “la vittoria della croce di Cristo, spezza il potere di satana” (p. 97); sulla croce si concretizza il perdono dei peccati che è “il trionfo di Dio su satana” (p. 130). E’ per questo che il demonio se la prende ora con la Chiesa a cui, dall’inizio, non darà mai tregua (pp. 139-142) con l’obiettivo di volerla annientare (p. 233). Il più luminoso degli angeli detesta Dio e odia l’uomo creato a “sua immagine e somiglianza” (Gn 1, 26); odia la Chiesa perché testimone della risurrezione di Gesù Cristo, della sua vittoria sulla morte, la odia ancora di più perché a lei fu promesso che “Le porte degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt 16,18). Non si tratta qui di possessioni diaboliche, singoli casi da raccomandare ai migliori esorcisti in circolazione, ma del peccato che spezza la relazione vitale tra Dio e l’uomo e diffonde l’odio tra gli uomini. Satana, infatti “regna nel mondo attraverso il peccato” (p. 114)e “laddove abbonda il peccato, regna satana” (p. 115). A dire il vero, insegna padre Livio, gli esorcismi sono più facili delle conversioni: è più facile scacciare un demonio dal corpo di un posseduto che il peccato dal cuore di un peccatore (cf. p. 117). Oggi, i segni della presenza di satana nel mondo sono facilmente riconoscibili: viviamo tempi di peccato, di immoralità, di inaudita violenza e di perversione; di allontanamento da Dio, di lotta fratricida tra gli uomini; l’uomo è diventato dio di se stesso (principio di “autodeterminazione”); la famiglia viene attaccata, l’identità maschile e femminile ridotta a semplice etichetta (le teorie gender), aborto ed eutanasia (tramite cui i bambini vengono uccisi prima di nascere e gli anziani prima di morire) divengono diritti inalienabili; il dio denaro domina in tutto l’Occidente mentre la Chiesa e i cristiani vengono perseguitati con una furia mai vista prima d’ora nella storia; in questa battaglia gioca un ruolo fondamentale anche l’Islam, religione radicalmente anti-cristiana, che pretende sostituire il cristianesimo cancellandolo definitivamente dall’Europa (224-228). L’ultimo attacco di satana sarà di una violenza inimmaginabile, ma l’esito finale dell’ultima battaglia, non è oscuro: il libro dell’Apocalisse profetizza chiaramente la vittoria finale di Cristo e il definitivo annientamento di satana e dei suoi seguaci che, dopo l’ultimo furioso assalto alla Chiesa, verranno relegati all’inferno eterno da Cristo giudice vittorioso. Saranno tempi drammatici e terribili, ma la grande tribolazione culminerà nella condanna eterna di satana e nell’instaurazione della Gerusalemme celeste retta da Dio e illuminata dall’Agnello, abitata da coloro che sono stati redenti dal suo sangue.

Miguel Cuartero

p.s. A scanso di equivoci e onde contenere facili allarmismi, l’autore sottolinea che “la nostra generazione con ogni probabilità assisterà dal cielo, pregando e gioendo, a questo dramma conclusivo della storia umana” (p. 246). D’altra parte, al fine di evitare un atteggiamento troppo rilassato, tipico in chi – gravato dalla quotidianità – non vuol sentirsi toccato da eventi futuri, conclude che “siamo già chiamati a rivivere come in profezia quegli eventi futuri e a passare attraverso la grande tribolazione con la forza vittoriosa della fede”. Mala tempora currunt sed peiora parantur.

Miguel Cuartero

Contro il gender non siamo soli! (e ora anche un giornale: La Croce)

battaglia_guado“Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro”
Ap. 19,14

In questi giorni si è parlato molto dell’ideologia gender e della sua diffusione nelle scuole italiane attraverso degli organi ufficiali del governo. Di gender si parlerà ancora, e se ne continuerà a parlare per un po’ visto che la strategia del governo trova l’appoggio di organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Salute e la stessa Unione Europea.

Sembra quindi definirsi, sempre più chiaramente, una battaglia tra lo stato e le famiglie; e, quello che fin’ora è stato un susseguirsi di segnali, di proclami, di prove tecniche, ora è diventato uno scontro frontale con, da una parte, l’istituzione di corsi finalizzati all’indottrinamento degli alunni secondo la nuova antropologia dei generi (corsi camuffati sotto diciture come “lotta contro le discriminazioni e il bullismo”) e, dall’altra parte, le famiglie – che non ci stanno! – che rispondono cercando di difendersi per tutelare i propri diritti e quelli dei propri figli (torniamo sempre al famoso articolo 26 dei Diritti dell’Uomo).

Il caso dei coniugi tedeschi condannati a 40 giorni di carcere – come dei criminali – per essersi opposti alle lezioni di educazione sessuale imbevuti di ideologia gender, è qualcosa di più che un semplice campanello di allarme. Di fronte alla minaccia di una nuova tirannia, gli animi sono tesi, molte famiglie sono seriamente preoccupate per il futuro (e il presente) dei loro figli. E’ importante dunque capire che in questa battaglia nessuno è solo, nessuno combatte da solo ma, al contrario, da molte parti si inizia ad alzare il grido dei dissidenti che combatte contro il nemico in diverse maniere.

Ci sono molti modi di combattere la galoppante deriva gender promossa dalle associazioni LBGT in Europa e nel mondo intero: sono tutte strategie, ugualmente valide ed ugualmente necessarie, con un’unica finalità: arginare l’ideologia e ribadire la libertà di pensiero; riaffermare la realtà della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna. In Italia qualcosa si sta muovendo, segno che le coscienze riescono ancora ad opporsi a questa nuova dittatura. In questo periodo sono sorte diverse associazioni che lottano a favore della famiglia cosiddetta “naturale” (dovere specificare ha il sapore di una sconfitta!). Sui social networks si sono moltiplicati esponenzialmente i gruppi che invocano la difesa dei bambini e della famiglia (non specificherò più!).

Qualcuno ha optato per una forma pacifica ma eloquente: quella di stare in piedi, leggendo e “vegliando” – da qui il nome originale del “movimento” – come delle “sentinelle”, un silenzio talmente rumoroso che ha attirato l’ira di alcuni pacifisti part-time e buonisti a tempo perso.

Un’altra strategia è quella dell’informazione accurata, attenta e professionale sul pericolo dell’ideologia gender: è il lavoro di alcuni quotidiani (Avvenire, Il Foglio…), riviste specializzate (Il Timone, Radici Cristiane…), giornali online (La Nuova Bussola Quotidiana, Aleteia, Tempi… e un numero considerevole di altri siti e blog). E’ in questo campo che si alzano con forza le voci di molti giornalisti ed esperti che, coi loro articoli, informano e formano i lettori mettendoli in guardia riguardo i pericoli del pensiero unico.

C’è il lavoro di tante case editrici che combattono con l’arma della “buona stampa” pubblicando saggi, testimonianze e materiale utile a questa sfida culturale (sono da segnalare alcune recenti pubblicazioni delle edizioni San Paolo come Bruce Brenda e David, Il Regno di Narciso, Il gender, Educare al femminile e al maschile).

LaCroce_AdinolfiE’ proprio per questo motivo – per un’informazione corretta e approfondita di queste tematiche – che qualcuno ha pensato di fondare un nuovo quotidiano (sfidando la crisi nera che investe il settore): e così Mario Adinolfi – un pazzo scatenato! – porterà “La Croce” in tutte le edicole del paese; un nome che è un programma: immagine di un fallimento ma segno e garanzia di una (escatologica) vittoria!

C’è poi chi ci mette la faccia, i tacchi, la barba o la pancia come Marco Scicchitano, Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e (ancora) Mario Adinolfi: quattro “moschettieri” che girano l’Italia per combattere contro la barbarie dei falsi miti di questo nuovo illuminismo; oppure chi ci mette – e ci rimette! – la voce, come il professore Massimo Gandolfini (centinaia le sue conferenze in giro per l’Italia) o l’avvocato Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, che a dire di qualcuno è sempre più afono a causa dei suoi numerosi incontri per smascherare – dal punto di vista giuridico – le trame e i sofismi di questo nemico (vedi alla voce: “disegno di legge Scalfarotto”).

A combattere questa battaglia c’è anche chi si trova in ruoli di governo all’interno della Chiesa come il cardinale Bagnasco che, con decisione e coraggio, ha parlato delle teorie gender come “una vera dittatura” invitando i genitori a “non farsi intimidire” ed a “reagire con determinazione” (…); altri suoi “colleghi” anche se con meno veemenza o più timidezza (al punto di arrivare a vergognarsi e chiedere scusa) anno espresso il loro diraccordo ed hanno iniziato ad alzare la voce.

Non c’è limite di età per entrare nelle fila di questo esercito: per questo un lavoro fondamentale lo svolge un anziano tedesco: Benedetto XVI, il primo “papa emerito” della storia della Chiesa che, nel “recinto di Pietro” prega per la Chiesa affinché stia salda nella fede, affinché la Barca di Pietro non naufraghi sotto i burrascosi venti del relativismo.

A capo di tutti c’è un argentino divenuto molto celebre, da un anno a questa parte, col nome di Francesco; il Papa, che ha ricordato la necessità e il diritto ad avere una mamma ed un papà e ha condannato la “manipolazione educativa” e il rischio che la scuola diventi un “campo di rieducazione”.

A combattere questa battaglia, infine, ci sono Marco, Anna, Nicola, Sara, Gabriele, Antonio, Maria, Francesco, Vincenzo, Sara, Giuliano, Laura, Simone, Cristiana, Giacomo, Chiara, Alice… un esercito di persone di buona volontà, di nonni, di mamme e di papà, che non vogliono piegarsi alla dittatura del pensiero unico, a questa nuova tirannia proclamata da più parti come sana e liberatoria per l’uomo; che non vogliono inginocchiarsi davanti alla statua che, qualsiasi nome si dia, pretende onore e sottomissione a cambio di un pugno di piacere. C’è un esercito di fedeli che prega e combatte senza stancarsi, per ricordare al mondo e trasmettere alle generazioni future la bellezza della creazione (“maschio e femmina li creò”), la bellezza della famiglia, la sacralità della vita e la sacralità del corpo umano e della sessualità.

famigliaIn ultimo abbiamo tanti santi in paradiso, che hanno lasciato nel mondo una testimonianza viva e che ora combattono per noi con la loro intercessione e la loro presenza; nominarli tutti sarebbe impossibile ma scegliere dei santi protettori contro la cultura del gender sarebbe come chiedere loro un aiuto speciale: penso a san Paolo VI (il papa della Humanae Vitae), a san Giovanni Paolo II (il papa della famiglia), a san Tommaso Moro (marito, padre e… giurista per la vita), a tutti i coniugi santi, in primis Giuseppe e Maria di Nazaret, oppure i  coniugi Beltrame Quattrocchi o i beati Louis e Zelie Martin (i genitori di santa Teresina). Penso a Chiara Corbella la cui storia di coraggio e di fede ha commosso milioni di italiani, molti dei quali si sono affidati alla sua speciale protezione. Penso poi, al quel genio inglese di Gilbert Chesterton, così necessario ieri come oggi, benché non (ancora) elevato agli onori degli altari, ispira molti con la sua sana dottrina, la sua filosofia, la sua fede: mostrando la semplicità, la ragionevolezza e la innegabilità della verità ed incoraggiando ad “accendere fuochi” per testimoniare che “due più due fa quattro”.

Molti purtroppo non vedranno la necessità di fare tutto questo baccano. Molti, tra i nostri amici, tra i nostri parenti, nelle nostre comunità, penseranno che siamo esagerati, eccessivamente allarmisti, e non vorranno arruolarsi. Sappiano però che chi combatte lo fa anche per loro; e se preferiranno stare tranquilli e occuparsi delle loro cose, sappiano che c’è qualcuno che veglia per loro, in silenzio, come delle Sentinelle, qualcuno che per loro scriverà, parlerà, urlerà: “Voglio la Mamma!”, “Fammi Nascere!”, “Non si tocca la Famiglia”, “Guai a chi tocca i nostri bambini!” o “La famiglia è una sola”; qualcuno per loro pregherà nelle ampie navate delle basiliche o nel segreto delle riservate cappelle dei monasteri.

E’ una battaglia che vale la pena di combattere. D’altronde se ti proponessero di giocare in una delle due squadre che si giocano una finale, dove il risultato è già stabilito, che squadra sceglieresti se non quella dei futuri campioni?

Non siamo soli. L’esercito di Dio è grande e anche forte. Dall’altra parte, spesso, sembra esserci il mondo intero. Ma qualcuno suggerì di non preoccuparsi, perché c’è una speranza che non delude: “Io – ha detto – ho vinto il mondo”. Fu proprio Lui, Gesù, che suggerì la strategia migliore: semplici come colombe e astuti come serpenti, disposti a perdere tutto ma non la testa, non la fede.

Miguel Cuartero

@mcuart
 

Quaresima: il cammino verso la Grande Bellezza!

camino3Quaranta giorni di preparazione ad una festa che dura cinquanta giorni! Anche in questo c’è una sapienza straordinaria che ci assicura che la meta è più importante del cammino, che non camminiamo tanto per camminare ma che puntiamo dritti verso la fine del nostro percorso.

Il cammino non è facile ma lungo e faticoso; è un cammino pieno di buche, di pozzanghere che sembrano laghi, di ponti traballanti su vertiginosi precipizi, di fitti boschi, di rovi spinosi, di strade bloccate al limite dell’impraticabilità (situazioni che neanche gli automobilisti romani, così abituati a strade disagiate, possono bene immaginare)! E così, fuori di metafora, questo percorso quaresimale diventa una battaglia, è pieno di insidiosi combattimenti (anche corpo a corpo) con le tentazioni, coi pensieri malvagi, col demonio che promette una vita migliore, più comoda, ma a caro prezzo.

Il cammino è pieno di pericoli, primo fra tutti quello di mollare e tornare indietro di stancarsi troppo in fretta, di preferire la comodità, il buon cibo, il calduccio di casa, i nostri soldi, le ricchezze, gli affetti, le abitudini, il nostro divano e lo sgabellino dove posiamo i piedi, la sicurezza di avere il telecomando in mano per gestire e scegliere noi le avventure che vogliamo vivere.

E’ per questo che ci vengono offerte – prima di partire – delle armi: preghiera, digiuno e penitenza, a costo però di usarle e non lasciarle inutilizzate per poi lamentare sonore sconfitte. Senza le armi difficilmente si vince un combattimento! E’ dunque altamente sconsigliato non pregare, non fare elemosina e non digiunare, lungo il cammino. Il rischio è sempre quello di perdere battaglie e – a terra e feriti – rinunciare a rialzarsi per continuare a combattere.

Verso dove andiamo? Solo il desiderio della meta può farci iniziare un tale cammino. Andiamo verso la Grande Bellezza della Pasqua, in cui festeggeremo la sconfitta definitiva delle tenebre della morte e la definitiva vittoria della luce; la rottura di ogni legame, la liberazione degli schiavi, la consolazione dei sofferenti; la sconfitta del diavolo, l’antico serpente, e la vittoria di Cristo, innalzato in mezzo al deserto come un serpente che salva. Quale altra stragrande bellezza possiamo desiderare?

Pietro-e-Giovanni2In questi giorni in cui si parla tanto di “Grande Bellezza”. E’ ovvio (o forse non tanto?) che per raggiungere la bellezza bisognerà eliminare il suo contrario! Questo cammino è il passaggio dalla bruttezza del peccato alla bellezza della conversione, del ritorno a Dio. E’ il cammino del popolo di Israele che – dicono i saggi – era brutto, malato, puzzolente, zoppo, cieco, triste, arrabbiato… quando uscì dall’Egitto e che divenne un popolo nuovo – bello, sano, pulito, splendente, gioioso, felice – dopo la conversione, dopo l’alleanza con il Signore ai piedi del monte Sinai.

Per gli ebrei infatti la radice della bellezza è la stessa radice della bontà, entrambe espresse con la parola “tov” (lo stesso aggettivo esprime sia la bellezza che la bontà).  Si diventa belli quando si è buoni e si diventa buoni – non con le buone maniere – ma avvicinandosi fino a confondersi (passi il termine) con quella che Agostino chiama “Bellezza così antica e così nuova”, antica perché è da sempre, nuova perché ogni giorno ci sorprende, ci affascina e ci piace nuovamente. La parola ebraica, poi, indica anche la ricchezza, la prosperità, i benefici, i successi… come a dire: “sii buono, sarai bello e nulla ti mancherà”.

Ieri sera ho lasciato a mia moglie il compito di guardare il film “La Grande Bellezza” fresco di Oscar (dato che io avevo un impegno): del suo giudizio critico di solito mi fido sinceramente. Non appena tornato a casa ho avuto subito pronta la mia “recensione”: mia moglie e mio figlio (ha 15 giorni, non chiedetegli troppo!) dormivano, il film volgeva alla fine e il protagonista sconsolato diceva: “Cercavo la grande bellezza… ma non l’ho trovata” (per onestà, a questo punto, avresti potuto per lo meno cambiare il titolo!).

Ma è impossibile trovare la “Grande Bellezza” quando ci si è fermati alla bellezza riflessa delle cose create. Ancora S. Agostino scrive mirabilmente: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole (…). Interrogali! Tutti ti risponderanno: ‘ Guardaci, siamo belli!’ (…) Questa bellezza mutevole… chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”

Ecco dunque! Mettiamoci in cammino anche noi alla ricerca della Grande Bellezza, quella vera, quella che si fa trovare, quella che – rispondendo a Dostoevskij – “salverà il mondo”!

Che poi la Pasqua sia, non solo la fine di un cammino, ma anche – e soprattutto – l’inizio di un nuova vita, di un nuovo percorso che va da quella tomba vuota “a tutte le parti” (come direbbe il poeta Tagore), non fa altro che spingerci a combattere e a correre sempre di più per raggiungere la meta, quella grande grande bellezza dell’annuncio pasquale di Cristo Risorto!

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