Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

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Card. Sarah: “Il segreto di Fatima? Il Vangelo senza compromessi col mondo”

fatima-livre2Cento anni fa, mentre l’Europa viveva l’incubo della prima grande Guerra Mondiale, in un villaggio periferico del continente, tre giovanissimi pastorelli di sette, nove e dieci anni ricevevano una visita speciale dal cielo. Nel 1917 la Vergine Maria apparve per sei volte ai bambini (dal 13 maggio al 13 ottobre) nella località di Cova da Iria, consegnando loro dei messaggi per l’umanità e confidando tre importantissimi “segreti”. Francisco, Giacinta e Lucia passeranno alla storia come i pastorelli di Fatima, protagonisti di una delle apparizioni più affascinanti, ma anche discusse, della storia della Chiesa. Continua a leggere…

Contro il gender non siamo soli! (e ora anche un giornale: La Croce)

battaglia_guado“Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro”
Ap. 19,14

In questi giorni si è parlato molto dell’ideologia gender e della sua diffusione nelle scuole italiane attraverso degli organi ufficiali del governo. Di gender si parlerà ancora, e se ne continuerà a parlare per un po’ visto che la strategia del governo trova l’appoggio di organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Salute e la stessa Unione Europea.

Sembra quindi definirsi, sempre più chiaramente, una battaglia tra lo stato e le famiglie; e, quello che fin’ora è stato un susseguirsi di segnali, di proclami, di prove tecniche, ora è diventato uno scontro frontale con, da una parte, l’istituzione di corsi finalizzati all’indottrinamento degli alunni secondo la nuova antropologia dei generi (corsi camuffati sotto diciture come “lotta contro le discriminazioni e il bullismo”) e, dall’altra parte, le famiglie – che non ci stanno! – che rispondono cercando di difendersi per tutelare i propri diritti e quelli dei propri figli (torniamo sempre al famoso articolo 26 dei Diritti dell’Uomo).

Il caso dei coniugi tedeschi condannati a 40 giorni di carcere – come dei criminali – per essersi opposti alle lezioni di educazione sessuale imbevuti di ideologia gender, è qualcosa di più che un semplice campanello di allarme. Di fronte alla minaccia di una nuova tirannia, gli animi sono tesi, molte famiglie sono seriamente preoccupate per il futuro (e il presente) dei loro figli. E’ importante dunque capire che in questa battaglia nessuno è solo, nessuno combatte da solo ma, al contrario, da molte parti si inizia ad alzare il grido dei dissidenti che combatte contro il nemico in diverse maniere.

Ci sono molti modi di combattere la galoppante deriva gender promossa dalle associazioni LBGT in Europa e nel mondo intero: sono tutte strategie, ugualmente valide ed ugualmente necessarie, con un’unica finalità: arginare l’ideologia e ribadire la libertà di pensiero; riaffermare la realtà della famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna. In Italia qualcosa si sta muovendo, segno che le coscienze riescono ancora ad opporsi a questa nuova dittatura. In questo periodo sono sorte diverse associazioni che lottano a favore della famiglia cosiddetta “naturale” (dovere specificare ha il sapore di una sconfitta!). Sui social networks si sono moltiplicati esponenzialmente i gruppi che invocano la difesa dei bambini e della famiglia (non specificherò più!).

Qualcuno ha optato per una forma pacifica ma eloquente: quella di stare in piedi, leggendo e “vegliando” – da qui il nome originale del “movimento” – come delle “sentinelle”, un silenzio talmente rumoroso che ha attirato l’ira di alcuni pacifisti part-time e buonisti a tempo perso.

Un’altra strategia è quella dell’informazione accurata, attenta e professionale sul pericolo dell’ideologia gender: è il lavoro di alcuni quotidiani (Avvenire, Il Foglio…), riviste specializzate (Il Timone, Radici Cristiane…), giornali online (La Nuova Bussola Quotidiana, Aleteia, Tempi… e un numero considerevole di altri siti e blog). E’ in questo campo che si alzano con forza le voci di molti giornalisti ed esperti che, coi loro articoli, informano e formano i lettori mettendoli in guardia riguardo i pericoli del pensiero unico.

C’è il lavoro di tante case editrici che combattono con l’arma della “buona stampa” pubblicando saggi, testimonianze e materiale utile a questa sfida culturale (sono da segnalare alcune recenti pubblicazioni delle edizioni San Paolo come Bruce Brenda e David, Il Regno di Narciso, Il gender, Educare al femminile e al maschile).

LaCroce_AdinolfiE’ proprio per questo motivo – per un’informazione corretta e approfondita di queste tematiche – che qualcuno ha pensato di fondare un nuovo quotidiano (sfidando la crisi nera che investe il settore): e così Mario Adinolfi – un pazzo scatenato! – porterà “La Croce” in tutte le edicole del paese; un nome che è un programma: immagine di un fallimento ma segno e garanzia di una (escatologica) vittoria!

C’è poi chi ci mette la faccia, i tacchi, la barba o la pancia come Marco Scicchitano, Costanza Miriano, padre Maurizio Botta e (ancora) Mario Adinolfi: quattro “moschettieri” che girano l’Italia per combattere contro la barbarie dei falsi miti di questo nuovo illuminismo; oppure chi ci mette – e ci rimette! – la voce, come il professore Massimo Gandolfini (centinaia le sue conferenze in giro per l’Italia) o l’avvocato Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, che a dire di qualcuno è sempre più afono a causa dei suoi numerosi incontri per smascherare – dal punto di vista giuridico – le trame e i sofismi di questo nemico (vedi alla voce: “disegno di legge Scalfarotto”).

A combattere questa battaglia c’è anche chi si trova in ruoli di governo all’interno della Chiesa come il cardinale Bagnasco che, con decisione e coraggio, ha parlato delle teorie gender come “una vera dittatura” invitando i genitori a “non farsi intimidire” ed a “reagire con determinazione” (…); altri suoi “colleghi” anche se con meno veemenza o più timidezza (al punto di arrivare a vergognarsi e chiedere scusa) anno espresso il loro diraccordo ed hanno iniziato ad alzare la voce.

Non c’è limite di età per entrare nelle fila di questo esercito: per questo un lavoro fondamentale lo svolge un anziano tedesco: Benedetto XVI, il primo “papa emerito” della storia della Chiesa che, nel “recinto di Pietro” prega per la Chiesa affinché stia salda nella fede, affinché la Barca di Pietro non naufraghi sotto i burrascosi venti del relativismo.

A capo di tutti c’è un argentino divenuto molto celebre, da un anno a questa parte, col nome di Francesco; il Papa, che ha ricordato la necessità e il diritto ad avere una mamma ed un papà e ha condannato la “manipolazione educativa” e il rischio che la scuola diventi un “campo di rieducazione”.

A combattere questa battaglia, infine, ci sono Marco, Anna, Nicola, Sara, Gabriele, Antonio, Maria, Francesco, Vincenzo, Sara, Giuliano, Laura, Simone, Cristiana, Giacomo, Chiara, Alice… un esercito di persone di buona volontà, di nonni, di mamme e di papà, che non vogliono piegarsi alla dittatura del pensiero unico, a questa nuova tirannia proclamata da più parti come sana e liberatoria per l’uomo; che non vogliono inginocchiarsi davanti alla statua che, qualsiasi nome si dia, pretende onore e sottomissione a cambio di un pugno di piacere. C’è un esercito di fedeli che prega e combatte senza stancarsi, per ricordare al mondo e trasmettere alle generazioni future la bellezza della creazione (“maschio e femmina li creò”), la bellezza della famiglia, la sacralità della vita e la sacralità del corpo umano e della sessualità.

famigliaIn ultimo abbiamo tanti santi in paradiso, che hanno lasciato nel mondo una testimonianza viva e che ora combattono per noi con la loro intercessione e la loro presenza; nominarli tutti sarebbe impossibile ma scegliere dei santi protettori contro la cultura del gender sarebbe come chiedere loro un aiuto speciale: penso a san Paolo VI (il papa della Humanae Vitae), a san Giovanni Paolo II (il papa della famiglia), a san Tommaso Moro (marito, padre e… giurista per la vita), a tutti i coniugi santi, in primis Giuseppe e Maria di Nazaret, oppure i  coniugi Beltrame Quattrocchi o i beati Louis e Zelie Martin (i genitori di santa Teresina). Penso a Chiara Corbella la cui storia di coraggio e di fede ha commosso milioni di italiani, molti dei quali si sono affidati alla sua speciale protezione. Penso poi, al quel genio inglese di Gilbert Chesterton, così necessario ieri come oggi, benché non (ancora) elevato agli onori degli altari, ispira molti con la sua sana dottrina, la sua filosofia, la sua fede: mostrando la semplicità, la ragionevolezza e la innegabilità della verità ed incoraggiando ad “accendere fuochi” per testimoniare che “due più due fa quattro”.

Molti purtroppo non vedranno la necessità di fare tutto questo baccano. Molti, tra i nostri amici, tra i nostri parenti, nelle nostre comunità, penseranno che siamo esagerati, eccessivamente allarmisti, e non vorranno arruolarsi. Sappiano però che chi combatte lo fa anche per loro; e se preferiranno stare tranquilli e occuparsi delle loro cose, sappiano che c’è qualcuno che veglia per loro, in silenzio, come delle Sentinelle, qualcuno che per loro scriverà, parlerà, urlerà: “Voglio la Mamma!”, “Fammi Nascere!”, “Non si tocca la Famiglia”, “Guai a chi tocca i nostri bambini!” o “La famiglia è una sola”; qualcuno per loro pregherà nelle ampie navate delle basiliche o nel segreto delle riservate cappelle dei monasteri.

E’ una battaglia che vale la pena di combattere. D’altronde se ti proponessero di giocare in una delle due squadre che si giocano una finale, dove il risultato è già stabilito, che squadra sceglieresti se non quella dei futuri campioni?

Non siamo soli. L’esercito di Dio è grande e anche forte. Dall’altra parte, spesso, sembra esserci il mondo intero. Ma qualcuno suggerì di non preoccuparsi, perché c’è una speranza che non delude: “Io – ha detto – ho vinto il mondo”. Fu proprio Lui, Gesù, che suggerì la strategia migliore: semplici come colombe e astuti come serpenti, disposti a perdere tutto ma non la testa, non la fede.

Miguel Cuartero

@mcuart
 

Attenti a quei preti e a quei medici! ovvero quando il serpente non difende la testa.

Cima4Nell’immaginario infantile i preti e i medici hanno qualcosa di grande in comune. Per un bambino entrambe le figure sono accomunate da una sorta di aurea misteriosa che fa di loro dei veri e propri eroi dedicati interamente al bene, al servizio dell’uomo, alla salute, a quella salus che per i latini significava il bene del corpo ma anche dell’anima.

I BAMBINI.

Per i bambini, il prete e il medico sono come dei personaggi fantastici, specialmente quelli in missione nei paesi più poveri o nei quartieri più degradati delle grandi città; sono degli eroi che tengono più alla loro missione che alla propria pelle; sono persone serie, saggie e importanti a cui la gente si rivolge per avere un aiuto, spesso in situazioni di emergenza; in alcuni momenti, quando sono al lavoro, vestono lunghi abiti bianchi e utilizzano strumenti particolari quando devono intervenire; conoscono cose che pochi altri sanno, una scienza o una sapienza particolare, hanno formule e medicine che non tutti posseggono e mantengono segreti ad essi affidati; negli ospedali e nelle chiese tutti si rivolgono a loro con rispetto e riverenza come a delle autorità; spesso, in quel triste momento in cui una persona muore, capita che si incontrino – il prete e il medico – per monitorare assieme la situazione, per accompagnare… ciò infonde sicurezza, tranquillità e pace alle persone care sconvolte dal dolore ma anche al morente stesso. Anche io voglio morire con un medico e un prete vicino, stringerei una mano all’uno e una all’altro, sicuro che avranno fatto il meglio per salvare il mio corpo e la mia anima, prima di proseguire il viaggio da solo.

45Questo è quello che pensano i bambini o, per lo meno, molti di loro. Ma poi i bambini crescono e capiscono che non tutti i medici e non tutti i preti sono brave persone. Questo è come un rito di iniziazione: quando un bambino scopre che noi grandi sbagliamo, che a volte siamo cattivi, che alcuni di noi siamo gelosi, non leali, traditori… capiscono che i sogni sono i sogni ma che la realtà è molto diversa. Da bambini le linee di demarcazione tra bene e male, buoni e cattivi, sono ben definite e capire che le cose sono più sfumate e complicate di quello che sembrano rompe gli schemi idilliaci dell’infanzia.

Ciò che rende ammirevoli i preti e i medici agli occhi dei bambini, non sono tanto i meriti o le capacità tecniche personali quanto la dedizione e la fedeltà alla loro missione. Prima di iniziare la sua missione, il prete promette fedeltà al Papa, alla parola di Dio rivelata nei Vangeli e al depositum fidei di cui la Chiesa Cattolica è custode. Anche il medico, prima di esercitare la professione, fa un giuramento col quale si impegna solennemente di difendere sempre la vita, di non provocare mai la morte tramite somministrazione di veleni, di non provocare mai aborti (“a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”). Si tratta del “Giuramento di Ippocrate“, medico greco nato 400 anni prima di Cristo; un testo che regola la deontologia professionale dei medici, i loro doveri morali.

Ma cosa succederebbe se preti e medici perdessero di vista la loro missione e non fossero più fedeli alle loro promesse e ai loro principi fondamentali?

HippocrateI MEDICI.

A Valladolid, in Spagna, alcuni medici neo-laureati hanno deciso di non prestare giuramento secondo l’antico testo greco ma di sostituirlo con un giuramento più moderno e “aggiornato”. Il giuramento di Ippocrate appare troppo antiquato perché difende la vita e proibisce l’aborto, l’eutanasia e altre pratiche che provochino la morte. Hanno deciso dunque di sostituirlo con un testo più soft  e meno impegnativo, che non impedisca uccidere i pazienti che lo richiedano ne impedisca la somministrazione di veleni abortivi alle mamme in cinta per ucciderne i figli. Il nuovo testo, istituito a Ginevra dalla Associazione Medica Mondiale (nella fredda, imparziale, imperturbabile e moderna Svizzera), stabilisce tra le altre cose che nessun credo religioso debba intromettersi tra il medico e il paziente. C’è infatti una diceria popolare per cui l’aborto sarebbe una pratica contraria alla Chiesa Cattolica più che nociva per l’uomo; in sostanza: ne soffrirebbero di più i vescovi e il papa che i piccoli avvelenati e uccisi (forse qualcuno crede che gli obiettori di coscienza siano pagati dal Vaticano!). Facendo fede a questa leggenda, si pensa che togliendo di mezzo la religione si spiani la strada (srotolando un bel tappeto rosso) ad aborti ed eutanasie, eliminando la feroce censura inquisitoria della Chiesa. Non si sono accorti, però, che l’intenzione di Ippocrate era difendere la vita dei pazienti e non una qualche religione o beneficio ecclesiastico. Inoltre il nuovo codice ha subito nel corso degli anni diversi aggiustamenti che hanno sostituito l’espressione “vita e salute” con “salute” e hanno eliminato frasi come “dal suo concepimento” considerate “confessionali”, non scientifiche o pericolose. La scienza infatti non ha ancora ben capito quando inizi la vita e, nel dubbio, è meglio rimanere sul vago.

valladolid medicosI nuovi medici spagnoli, dunque, rifiutata la tradizione che per secoli ha stabilito i principi fondamentali dell’etica medica, hanno adattato la loro missione alle esigenze, ai gusti e ai bisogni (los antojos rende meglio) degli uomini di oggi. Così facendo i medici perdono un po’ del loro fascino come categoria venendo meno ai principi della loro missione. Il caso dell’eutanasia e dell’aborto insegna a che livello di confusione si può arrivare quando il ruolo del medico non differisce più da quello del sicario, un killer assoldato per eliminare una vita indesiderata (il paragone è del filosofo Fabrice Hadjadj che ha definito l’eutanasia un “omicidio di compassione”).

Catholic priest Alvarez officiates mass while wearing a robe with images of cartoon characters Superman and Batman at the Ojo de Agua church in SaltilloI PRETI.

La stessa cosa succede con alcuni preti: è giusto che aggiornino il loro credo e la loro dottrina – anche se solo in alcuni casi particolari – per andare incontro alle esigenze dei fedeli sempre meno fedeli e sempre più secolarizzati? Sono preti spagnoli, tedeschi, italiani, francesi, latinoamericani… se ne trovano in ogni paese, disposti a tradire la propria madre (in questo caso la Chiesa ma, non mi soprenderei si tradissero anche quella biologica) pur di non scontentare nessuno e di apparire moderni, comprensivi, amorevoli e – soprattutto – misericordiosi (un termine molto di moda). Il rischio è quello di voler diventare più misericordiosi di Gesù (cosa in realtà impossibile perché Lui è Amore, il resto sono solo miseri tentativi, spesso fallimentari). Il risultato è abbastanza confusionario perché quando la dottrina (termine antiquato, lo so) inizia a fare acqua da tutte le parti ognuno può fare e dire ciò che vuole. E’ in nome di un nuovo umanesimo (e cristianesimo) compassionevole, tollerante, buonista, progressista, democratico, politicamente corretto ed estremamente rispettoso, che si finisce per accettare tutto, perdonare tutto, permettere tutto, accogliere tutto, per non scandalizzare nessuno. Dunque dire certe verità, non solo è fuori moda, ma è una mancanza di rispetto! Dunque non serve parlare di valori non negoziabili, o alzare la voce e manifestare contro i matrimoni omosessuali, contro la fecondazione assistita, contro l’eutanasia, tanto meno pregare il rosario “con volti inespressivi” davanti alle cliniche abortiste… tutte esagerazioni! Si rischierebbe di diventare troppo bigotti, irrispettosi, moralisti, dimostrare chiusura mentale e intolleranza. Alcuni di questi preti sono così buoni e misericordiosi che, non solo chiudono un occhio di fronte agli errori dei fedeli (nel senso di errare, girovagare al buio senza una direzione), ma riescono perfino a consigliare comportamenti contrari alla fede della Chiesa: l’aborto può essere una soluzione in alcuni casi gravi, in altre situazioni è bene accedere alla fecondazione assistita, l’omosessualità può, anzi, deve essere accettata e assecondata con serenità, l’eutanasia viene vista come un atto di misericordia, l’apertura alla vita una esagerazione per gruppi cattolici integralisti (qualsiasi riferimento a cammini di fede presenti nelle parrocchie è puramente casuale), risposarsi si può, comunicare pure… tutto infatti è in favore della comunione, ma non di quella Comunione che va poi indiscriminatamente in bocca a tutti. Il tutto con buona pace di duemila e quattordici anni di storia, di tradizione, di magistero, di martiri e di papi che (tonti loro!) hanno difeso il deposito della fede nonostante tutto. Il problema è quando questa visione buonista diviene regola pastorale e, da “stortura” sul filo dell’eresia, diviene “regola” e segno di ortodossia e purezza evangelica. Ciò che è successo recentemente a un parroco italiano (pubblicamente accusato dal suo vescovo perché reo di aver difeso la fede della Chiesa) è un esempio eclatante di ciò che diciamo. Il punto è capire se si vuole servire Dio o servire gli uomini. San Paolo infatti afferma:

E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini non sarei più servitore di Cristo! (Gal. 1,10)

Le cause di questa deriva buonista sono diverse e tra queste c’è sicuramente quella che Antonio Rosmini definiva (già nel 1832) la seconda delle cinque piaghe della Santa Chiesa: “l’insufficiente educazione del clero”, che crede di essere istruito a tal punto da poter prendere decisioni di gran lunga migliori rispetto a ciò che la Chiesa comanda da secoli. Ma c’è un altra piaga che in questo tempo ferisce la Chiesa: quella che per Rosmini era la terza, “la piaga del costato della Santa Chiesa” ossia: “la disunione de’ Vescovi” che in materia di fede e di morale (proprio dove dovrebbe esercitarsi la autorità apostolica con maggiore forza) rimescolano troppo spesso le carte per trovare nuove soluzioni “adatte” ai loro fedeli e alla compiacenza del mondo contemporaneo (basti pensare – un ‘esempio eclatante – al Cardinale Martini e alle sue aperture di natura progressista).

Il caso dei preti è più grave di quello dei medici se pensiamo che qui ci si gioca l’anima e non il corpo e per Socrate (forse a lui daranno retta?) la cura della propria anima rappresentava la più grande (e grave) responsabilità morale per ogni uomo. Disse una volta Jean Guitton (filosofo francese del XX secolo) che gli atei, quando scopriranno Dio, rimprovereranno duramente noi cristiani per non averglielo annunciato con maggiore forza e decisione, ci rinfacceranno il nostro rispetto, la nostra delicatezza e il nostro timore nell’annunciare la verità. Figuriamoci dunque la responsabilità dei preti!

LA TESTA.

Se medici dovrebbero difendere a tutti i costi la vita, i preti dovrebbero con la vita salvaguardare la fede. Se non fanno questo, che medici e che preti sarebbero? Sarebbero come quei pericolosi impostori che, spacciandosi per professionisti, fregano i loro clienti. Il danno non è solamente per loro (che hanno snaturato la loro missione) ma soprattutto per chi si affida alle loro cure, ponendo tutta la propria fiducia nella loro presunta “professionalità”. Dunque attenti a quei medici e attenti a quei preti, perché quando il serpente non difende più la testa finirà per perderla e, senza testa, tutto il corpo muore.

 

Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo,
e non si oppone pur di risparmiare la testa,
così anche tu, pur di salvare la fede,
abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.

(S. Giovanni Crisostomo)

© mcs

E’ tempo di svegliarsi, ovvero il cristianesimo assopito!

Cima_da_Conegliano,_Endimione_dormiente._Parma,_Galleria_Nazionale“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno”. Così scriveva l’apostolo san Paolo ai Romani (Rm 13,11) per scuoterli dal torpore spirituale in cui erano caduti. Il grido di san Paolo è risuonato sempre nella storia della Chiesa e oggi risuona nella coscienza dei cristiani con una rinnovata urgenza perché di fronte al panorama attuale la Chiesa (e qui si intende l’insieme di pastori e di pecore, gerarchia e fedeli) non può permettersi il lusso di continuare a dormire.

Un anno fa Benedetto XVI ha abbandonato il trono di Pietro perché, in coscienza, ha riconosciuto di non essere in grado di sostenere il peso della Chiesa sulle sue spalle in un tempo “agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede”. Un atto rinunciatario? Nulla affatto ma, al contrario, un grido di guerra: “svegliamoci”. Svegliamoci perché io, nella mia debolezza, non riesco più a sostenere questa battaglia da quella posizione e lo farò pregando per voi, perché ne avrete bisogno.

Col nuovo papa, il primo gesuita, il primo americano, il primo Francesco, qualcuno si è potuto illudere sull’avvento di un periodo di stabilità, di pace, di ripresa (in consensi e fervore) della Chiesa Cattolica. Ma allo stesso tempo, dopo una breve “luna di miele” tra il papa e il mondo, la nebbia del buonismo si è schiarita ed ecco nuovi e più forti attacchi alla Chiesa, ai cristiani, alla libertà.

Si tratta del tentativo attuare una rivoluzione antropologica, un giro nella comprensione dell’uomo che neghi ogni riferimento, non solo al concetto di autorità o insegnamento morale (sacerdoti, maestri, genitori, non hanno nulla da insegnare, è una lezione vecchia), ma anche all’idea di natura come depositaria di una verità insita nella realtà delle cose (la natura non ha più nessuna autorità per dire come stanno le cose). Insomma le cose non devono necessariamente stare come stanno! La deriva di questa nuova antropologia è drammaticamente rischiosa ma, a volte, sembra così difficile rendersi conto che, una volta sconvolto il concetto di diritto naturale, il danno sarà disastroso in modo speciale per i più deboli e indifesi. Tutto sarà giustificato in nome dell’amore e della libertà (concetti vaghi e liquidamente malleabili a seconda delle situazioni e dei casi). Il sociologo polacco Zygmunt Bauman definisce la società globalizzata come una “società liquida” affermando che il problema fondamentale è il rifiuto di ogni identità e l’imposizione di una “cultura ibrida” dove predomina, in nome della libertà, il non-realizzato, il non-definito, l’effimero e il mutevole.

Schermata-2014-02-07-a-20.54.24Intanto nelle scuole pubbliche italiane arrivano i programmi per l’indottrinamento all’ideologia gender sottoforma di educazione e di prevenzione dell’odio contro gli omosessuali. L’intenzione è quella di imporre una nuova “antropologia liquida” in cui maschio e femmina non significano altro che costrizioni, stereotipi e gabbie, per l’essere umano. Negli asili Svizzeri leggono ai bambini fiabe gay, nelle elementari si organizzano lezioni di educazione sessuale già dal primo anno e nei licei si propongono romanzi a sfondo sessuale con scene ad alto contenuto pornografico (meglio ancora se rigorosamente gay). Le associazioni Lgbt, con le loro pressioni (e i loro soldi), sono riuscite a far sì che il governo impugni la loro lotta: ecco dunque i manuali scolastici per imparare a diventare amici dei gay e, perché no, imparare a diventare gay, ma anche a masturbarsi, a giocare col proprio corpo per “scoprirlo” e a proteggersi bene per difendersi da spiacevoli e sconvenienti gravidanze.

dormeSvegliamoci dal sonno! Perchè mentre l’Unione Europa e i governi nazionali cercano di imporre una cultura “gay friendly” ispirata all’ideologia del genere dove non esiste più differenza tra maschio e femmina, tra giusto e sbagliato, noi non possiamo continuare a dormire! E mentre l’ONU accusa la Chiesa di abusare dei bambini mentre continua ad appoggiare campagne abortiste, a preferire alcune minoranze rispetto ad altre, a non curarsi di quelle popolazioni che vivono sotto il terrore estremista o sotto governi autoritari come il comunismo dittatoriale in Corea del Nord o in Cina, noi non possiamo continuare a dormire! E mentre in Belgio si approva l’eutanasia per i bambini, non possiamo continuare a dormire! E mentre sui social network, in televisione e nelle scuole insegnano ai nostri figli che essere omosessuali, transessuali e bisessuali, oltre che normale è anche bello e divertente, noi non possiamo continuare a dormire!

Il cristianesimo assopito è l’atteggiamento di coscienza di alcuni settori delle gerarchie ecclesiastiche che assistono in silenzio a questi attacchi, forse in nome della misericordia, forse per voler conservare la pace di una vita tranquilla e (sic!) buona. E’ l’atteggiamento di quei sacerdoti che, per non sporcarsi le mani ne la reputazione, non si mettono in prima linea a favore della famiglia, dei bambini e delle donne. Il cristianesimo assopito è anche l’atteggiamento di molti genitori cattolici, di giornalisti cattolici, di maestri e professori cattolici, di medici, di farmacisti e professionisti sanitari cattolici, di psicologi cattolici, avvocati cattolici, di editori cattolici… di tutti quei professionisti che, pur dichiarandosi fedeli a Dio e appartenenti alla Chiesa, preferiscono evitare di denunciare, affrontare e combattere il male, scendendo a compromessi pur di mantenere una buona reputazione e una vita tranquilla. Un atteggiamento tiepido insomma  (ed è proprio sui tiepidi il titolo del libro scritto dal sacerdote francese Zanotti-Sorkine Au diable la tiédieur” tradotto – malamente – in italiano: “I tiepidi vanno all’inferno”)

E’ tempo di svegliarsi dal sonno! Lo diceva l’Apostolo, lo ripeteva il poeta quando affermava che “tra vivere e sognare, resta ciò che importa di più: svegliarsi” e ancora: “se vivere è buono, sognare è meglio, ma meglio di tutto – madre – è svegliarsi”.

Tras el vivir y el soñar,
está lo que más importa:
despertar.
(A. Machado)

E anche:

Si vivir es bueno,
es mejor soñar,
y mejor que todo madre,
despertar.
(A. Machado)

 Svegliarsi non è facile quando si è ben assopiti ma il lavoro da fare è tanto e il contributo che si può dare è prezioso, ognuno nel suo piccolo e secondo le proprie capacità e forze. Il primo passo da fare, però, è aprire gli occhi per prendere coscienza della situazione per capire bene cosa sta succedendo. Solo così ci renderemo conto dell’urgente necessità di un serio impegno in favore della verità, in favore dell’uomo e della donna, in favore dei nostri bambini. D’altronde, come diceva il filosofo ceco Jan Patočka (dissidente e martire durante la dittatura comunista nel suo paese): “Ci sono cose per cui vale la pena di soffrire“.

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