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Omosessualità e fede (2): L’urgenza di una nuova filosofia pubblica

filosofiaPubblica

Il libro Living the Truth in Love recentemente pubblicato in Stati Uniti dalla casa editrice Ignatius Press, affronta il tema dell’omosessualità e il suo rapporto con la fede con un approccio interdisciplinare. I saggi proposti spaziano dalla filosofia alla sociologia, dalla psicologia alla teologia.

Tra gli autori dei saggi, tutti statunitensi, c’è il sacerdote italiano mons. Livio Melina preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia, teologo di fama internazionale e professore di teologia morale e di bioetica. Nel suo saggio (Homosexual Inclination as an ‘Objective Disorder’: Reflections of Theological Anthropology) si assume la responsabilità di affrontare il delicato discorso del linguaggio della teologia cattolica riguardo all’omosessualità alla luce della Rivelazione, della antropologia teologica, della morale cattolica e della tradizione. Il saggio – che chiude la parte teoretica della raccolta – spiega in che senso, filosofico e teologico, l’inclinazione omosessuale deve essere definita un “disordine oggettivo”, che non segue cioè l’ordine stabilito dal disegno di Dio per l’uomo e la donna.

LA PRESSIONE SOCIALE, NUOVI PARADIGMI DI FELICITA’
Nel suo saggio, la professoressa Rachel Lu, filosofa dell’Università di San Tommaso in Minnesota presenta il quadro sociale in cui l’omosessualità è posta come modello di vita felice. Ci troviamo nel pieno di una violenta battaglia culturale, una vera e propria “crociata a favore della libertà sessuale”, che mira a screditare i fondamenti della morale, ed in modo particolare quella cattolica, proponendo a tutti i livelli la bontà di modelli di vita gay e transgender (in modo particolare tramite le scuole e la televisione) come nuovi paradigmi di felicità. Pensare in maniera diversa, credere cioè che l’omosessualità neghi la verità dell’uomo sull’amore e sulla sessualità, provoca, nel migliore dei casi lo scherno, nel peggiore dei casi l’attacco frontale, fino alle accuse di omofobia e nazismo.

La radicalizzazione di questa propaganda, che pone degli standard di pensiero e di azione, mina senz’altro la libertà religiosa così come l’integrità della famiglia. In questo contesto i più deboli sono i più piccoli, i bambini che, privi di un pensiero solido e strutturato e di una capacità critica, subiscono un indottrinamento in materia di morale sessuale le cui conseguenze saranno evidenti (e probabilmente lamentate) tra non molti anni. Allo stesso modo le persone che vivono l’attrazione omosessuale subiscono il “bombardamento di bugie e false promesse” che insidiano la loro vulnerabilità celebrando e incoraggiando lo stile di vita omosessuale. La difficoltà di vivere i precetti evangelici in un contesto sociale così avverso spinge ad una riflessione che offra risposte serie e proposte concrete di accompagnamento.

GAY E CATTOLICI?
Particolarmente vivaci negli Stati Uniti, negli ultimi anni sono sorti  movimenti e associazioni di cristiani che cercano di vivere la loro omosessualità accettandola ed incanalandola secondo criteri di “amicizia spirituale”. Rachel Lu analizza la questione domandandosi se sia possibile considerarsi “gay cattolici” e se sia possibile considerare intrinsecamente positivo l’eros omosessuale separato dal suo aspetto carnale. In altre parole, è possibile vivere l’omosessualità come una esperienza buona, purché non si arrivino a consumare rapporti sessuali con persone dello stesso sesso?

L’apporto delle persone omosessuali in società, così come all’interno della Chiesa, non è certamente da disprezzare e le persone che si definiscono omosessuali hanno numerose caratteristiche e doti positive. Ma auto-definirsi “gay” e riunirsi in gruppi identitari o movimenti gay-cattolici implica necessariamente il riferimento esplicito alle preferenze sessuali e a un determinata concezione dell’uomo e della sessualità, un’identità che non può essere slegata dall’ambito dell’attrazione sessuale. “A livello di definizione è difficile identificare una caratteristica che definisca l’identità gay che non sia quella dell’attrazione omosessuale” (p. 35). In questo senso l’attrazione omosessuale è parte costitutiva dell’identità gay e ciò non può essere considerato moralmente neutro o – meno ancora – buono, ancora meno per chi si considera cristiano.

IL DIVORZIO TRA VERITA’ E AMORE
Peter Herbeck, vice presidente della associazione Renewal Ministries impegnata nell’evangelizzazione nella società, parla del momento “profetico” che i cristiani si trovano a vivere nella società. La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che fa delle nozze gay un diritto costituzionale rappresenta l’ultimo grande colpo maestro di una propaganda psicologica, politica e culturale che mira a ridefinire il concetto di matrimonio.

L’affronto non può che accrescere la responsabilità della Chiesa che si trova a raccogliere la sfida educativa nei confronti delle future generazioni che difficilmente riescono ad andare controcorrente e che, con estrema velocità, prendono le distanze dalle posizioni tradizionali della Chiesa cattolica. Il dibattito sull’omosessualità si inserisce a pieno titolo nel progetto della rivoluzione sessuale, il nocciolo della questione, afferma infatti Herbeck, è la natura stessa della sessualità umana. “Il mondo moderno ha separato la verità dall’amore. L’amore oggi è definito dai sentimenti, dalla passione, dai desideri e dalle scelte personali, senza alcun riferimento a una verità oggettiva sul significato e scopo dell’amore sessuale” (p. 311). Ma separare la verità dall’amore – afferma Herbeck – usando le parole di Giovanni Paolo II “è una menzogna distruttiva”.

La sfida è innanzitutto interna al cattolicesimo dove si evincono non poche confusioni e fraintendimenti riguardo al magistero e alla dottrina morale. Un recente studio del Public Religion Research Institute ha infatti evidenziato che tre quarti dei cattolici americani sono favorevoli al “matrimonio” omosessuale e che il 56% di cattolici non considera le relazioni sessuali omosessuali un peccato. Le statistiche a favore dell’omosessualità si impennano se si guarda invece ai “catholic millennials” (i nati dopo il 1980): secondo uno studio del Pew Reserch, il 70% è favorevole ai “matrimoni” gay. Affrontare la sfida dell’omosessualità, dunque, costringe la Chiesa a riscoprire e a trasmettere le ragioni della propria fede, a ribadire con chiarezza la propria posizione in materia morale e le motivazioni di natura filosofica e teologica che la sostengono.

UNA NUOVA FILOSOFIA PUBBLICA
Dal punto di vista filosofico è interessante l’approccio del professore J. Budziszewski della University of Texas. Nel suo saggio si concentra sull’uso del termine “legge naturale” come concetto chiave per la comprensione dell’omosessualità e del suo giudizio morale. Mentre il concetto filosofico di “legge naturale” resta immutato, la difficile accoglienza dell’argomento (considerato ormai superato) e i cambiamenti nella comprensione che l’uomo ha di se stesso e della società, reclamano un nuovo modo di spiegarlo. L’urgenza di una “nuova filosofia pubblica” obbliga il pensiero cattolico a non rinunciare ai concetti filosofici fondamentali che stanno alla base della antropologia rivelata, ma ad utilizzarli in modo più convincente e intelligente per far sì che il messaggio trasmesso sia compreso e accolto e non rifiutato a priori.

In quanto principio base della moralità(e non frutto di una rivelazione particolare come sono invece le Sacre Scritture per i cristiani), la legge naturale rappresenta il luogo filosofico da cui è possibile prendere le mosse per una “nuova filosofia pubblica”, destinata cioè a tutti senza distinzioni di approcci, religione o credenze. Come gli altri principi morali, quello di legge naturale, potrà essere sì rifiutato ma non è mai sconosciuto perché, afferma Budziszewski, tutti gli uomini sono a conoscenza dei principi basilari della moralità benché alcuni li respingano decidendo di non tenerne conto.

Molte sono le tematiche affrontate nei saggi che cercano di esporre, da diverse prospettive, il messaggio della Chiesa verso coloro che vivono l’attrazione omosessuale. Un lavoro serio e rispettoso che – afferma il cardinale Wuerl arcivescovo di Washington – può rappresentare un punto di svolta per la vita di molti lettori. Un testo “indispensabile” – continua il porporato – per i ministri della Chiesa chiamati a servire e guidare il gregge con Verità e Amore.

Articolo originale su Aleteia.org

Alabama Monroe. Una storia d’amore finita in tragedia

alabama-monroeAlabama Monroe. Una storia d’amore.

Ho visto questo acclamato film con mia moglie approfittando del sonno serale del nostro piccolo ed è stato un trionfo e una tragedia. Un trionfo perché, appunto, siamo riusciti a vedere un film dopo diversi mesi di astinenza; una tragedia perché ci aspettavamo una storia d’amore, un film leggero e allegro, ma abbiamo trovato una drammatica storia finita in tragedia. Per carità, un bel film, ma alla fine resta qualcosa di irrisolto…

Il titolo, o meglio, il sottotitolo parla chiaro: si tratta di una storia d’amore. La locandina, che ritrae una bellissima ragazza dalla pelle chiara e tatuata, con un eccentrico bikini a stelle e strisce, sdraiata su un pick-up mentre ammicca al macho dalla barba incolta, conferma (e aumenta) l’aspettativa: una bella storia d’amore, romantica e strappalacrime.

Ma le lacrime di Alabama Monroe non sono lacrime di commozione romantica ma di tristezza dovuta alla drammaticità (e crudeltà) della storia, una drammaticità che nel frastornato trailer non appare quasi per nulla… Basta però pensare che un terzo dei protagonisti del film muore in condizioni disperate e sufficientemente ingiuste per prendersela con rabbia.

Alabama Monroe. Una storia d’amore. Di un amore prettamente umano, quello che non dura mai abbastanza. Quello che finisce in continuazione e si sostituisce facilmente cancellando un tatuaggio o sovrapponendone un altro. Quello trasportato dalla musica (bellissima la colonna sonora bluegrass) e dai cocktail (a volte letali). Un amore travolgente, passionale, da sogno. Un amore, però, che inciampa troppo presto, col rischio di capitolare definitivamente, al primo incidente di percorso, una gravidanza non tanto desiderata ma finalmente accettata. Un amore che non riesce in nessun modo a superare la “prova del nove”, l’ostacolo più grande che l’uomo deve affrontare. Davanti alla morte l’amore ammutolisce, la musica scema, il vino finisce. Ancora di più davanti alla morte più atroce che un uomo e una donna possano trovarsi a vivere: quella del frutto del loro amore, quella – ingiusta e incomprensibile – della figlia, piccola ed innocente.

Trovare un senso al dolore e alla morte in una prospettiva puramente razionale e orizzontale è una impresa titanica destinata, il più delle volte, a fallire. Se non c’è un senso al dolore e alla morte forse può sembrare utile trovare dei responsabili con cui prendersela, dei colpevoli da accusare. Come ad esempio i medici, i ritardi della scienza, le religioni (un tutt’uno indefinito e indefinibile) che impediscono i progressi scientifici in nome di leggi morali ottuse e arcaiche, oppure direttamente Dio, a cui il ruolo di capro espiatorio non gli sta poi tanto male… In fondo a Lui non dispiace prendersi le colpe degli altri e non sarebbe la prima volta che lo fa.

Alabama Monroe, una storia d’amore finita male. Non perché ha fatto piangere ripetute volte mia moglie (ah ok, la prima volta era un capello nell’occhio!) e questo ci può stare perché l’amore vuole le lacrime, si innaffia con le lacrime, si lubrifica per girare meglio, con le lacrime. Ma il punto non è questo. La storia d’amore finisce male perché, in fin dei conti, si tratta di un amore (mi perdonino i cinesi, non è cinofobia ma è soltanto per capirci meglio), è un amore made in China, a basso costo, destinato al consumo a breve termine. Non un pezzo originale come quelle cucine made in Italy che ti costano un occhio ma che ti durano una vita o due.

Ciò che resta è l’assenza di senso, la mancanza di speranza, e la domanda se una vita senza senso e senza speranza valga la pena di essere vissuta anche sotto qualche forma di amore avventuroso e romantico. Vicktor Frankl, padre della logoterapia e dell’analisi esistenziale, sopravvissuto ai lager nazisti (se ciò può dargli maggior credito o autorità), ha basato su questa questione tutta la sua riflessione e il suo lavoro intellettuale. Il risultato delle sue indagini è che se non c’è un senso, un significato che indirizzi la propria vita in modo deciso e determinato, l’uomo si troverà avvolto da un sentimento di angoscia che si manifesta spesso in forme di depressione e psicosi.

Il titolo originale del film (The broken circle breakdown) risponde alla domanda di un antico inno religioso inglese:  (Will the circle be unbroken?) che recita più o meno così “Il cerchio può rimanere intatto? Ci aspetta una dimora migliore nel cielo?” La risposta del film (Il collasso del cerchio rotto) è chiara: il cerchio si spezzerà, perché tutto – prima o poI – si spezza e muore, semplicemente muore.

Ad Alabama e a Monroe è mancato qualcosa per avere il coraggio di continuare a vivere. Forse è mancato proprio il senso della loro esistenza. Forse la risposta alla domanda della piccola Maybelle che, in lacrime e con un uccellino morto tra le mani, s’interroga sul senso e sulla speranza: “perché l’uccellino è morto, papà?” e “dove va l’uccellino adesso che è morto?” Il papà non ha una risposta (“dobbiamo semplicemente buttarlo via, nella pattumiera”), ma poi confessa alla moglie la sua intima frustrazione:

E’ stato davvero terribile! Devi provare a spiegare a una bambina perché non si muove quell’uccellino che ha in mano. E’ difficile, sai? Vorresti raccontare (…) che alcune persone credono che l’uccellino abbia un anima immortale, che possa andare perfino in paradiso, che rivedrà  il suo papà e la mamma e che continuerà a volare in eterno, in eterno, in eterno, in un posto dove splende il sole e dove non ci sono finestre… ma papà non crede a queste cose, che papà pensa che tutto muore semplicemente e rimane morto, ma tutto questo non lo puoi dire.

Sarà la bambina, illuminata nell’intimo da un buon genio, che risolverà la questione: “Papà, l’uccellino ora è una stella”.  Al papà, in mancanza di altre risposte non resta che assecondare quella che non è altro che una illusione puerile: “D’accordo piccola se vuoi credere che quell’uccellino ora è una stella va bene così” (della serie: “non è vero ma non fa niente, tanto non c’è soluzione”). La religione diventa così un droga contro il dolore, i credenti dei creduloni, i religiosi dei drogati. Siamo lontani anni luce dalla fede nella risurrezione della carne, l’unica risposta di senso che avrebbe la forza di rimettere in piedi quella promettente storia d’amore iniziata sul pick-up rosso in un bikini a stelle e strisce.

 

Miguel Cuartero Samperi

 

Combatti l’ignoranza, porta un libro in vacanza!

Siamo in un momento di crisi, una crisi che ha stravolto non solo le nostre tasche ma anche il nostro modo di vivere, la nostra capacità di vivere bene, in pienezza, autenticità e (esageriamo!) sapienza.

Uno dei nefasti effetti del boom tecnologico è l’accelerazione dei tempi di percorrenza della nostra giornata col risultato di ridurre al minimo i momenti di riflessione. Siamo talmente presi da messaggi, notizie, post, condivisioni, tag, poke, touch… così tanto in contatto con gli altri da rimanere sempre meno tempo con noi stessi, da soli (che paura!!). E’ sempre più insignificante il tempo che dedichiamo a pensare, riflettere su di noi e con noi.

Forse un aiuto per provare a calmare la nostra nevrosi di comunicazione e di contatto universale col mondo esterno, potrebbe essere provare a riprendere l’antica e salutare usanza della lettura (su carta stampata si intende) per stimolare la nostra capacità di astrazione dal caos giornaliero; magari – oltre al diletto dell’intelletto – impareremo qualcosa o approfondiremo qualche tematica che ci sia cara. Sempre che non vogliamo farci imporre le letture dalle classifiche de noti bestseller mondiali che poco possono apportare alla causa.

Ecco qualche consiglio per combattere la nostra, sempre più pericolosa, pigrizia intellettuale (se sei arrivato a leggere fino a qui vuol dire che vuoi proprio combatterla!)

chiara corbellaIl primo libro che vogliamo consigliare ha un titolo “enorme” che è tutto un programma:  “SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIU“. Scritto dai coniugi Simone Troisi e Cristiana Paccini, il libro narra la storia di Chiara Corbella Petrillo, una ragazza romana che a soli 28 anni ha deciso di restituire la sua vita a Dio a cambio di quella del figlio. Un “inno alla vita”. Non una storia d’amore qualsiasi ma un atto di amore vero, estremo, fino alla morte; una testimonianza di fede autentica vissuta nella gioia del completo dono di sé. Una parola per i nostri tempi, per politici, giornalisti, dottori e genitori che spesso antepongono ai figli il proprio benessere e la propria tranquillità. Troisi – Paccini, Siamo nati e non moriremo mai più. Storia di Chiara Corbella Petrillo. Edizioni Porziuncola 2013, pp. 155, € 12,00.

Dopo questo libro, attualmente tra i più venduti nelle librerie religiose, proponiamo qualche altro titolo di grande interesse: saggi e romanzi. Tra i romanzi del momento c’è sicuramente il libro “E L’ECO RISPOSE” di Khaled Hosseini il fortunato autore de Il cacciatore di Aquiloni e di Mille Splendidi Soli. Una storia di amicizia, di gioia e di dolore tra fratelli. K. Hosseini, E l’eco rispose, Piemme 2013, pp. 456, € 19,00.

Un altro romanzo di grande interesse è “IL GIOIOSO MENDICANTE” scritto dall’ungherese Louis de Wohl (1903-1961). L’autore ha pubblicato, con molto successo, diversi romanzi storici sulle vite dei santi; quella sul santo di Assisi è stata scritta nel 1958 e solo oggi, dopo ben 55 anni è stata tradotta in italiano. Effetto papa Francesco! Louis de Wohl, “Il gioioso mendicante. Vita di San Francesco d’Assisi”, Bur 2013, pp. 395, € 11,00.

biancaC’è un’altro romanzo, di un autore italiano, che ha avuto un grande successo in questi ultimi due anni. E’ il best seller internazionale “BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE” del professore palermitano Alessandro D’Avenia (ad aprile è uscito anche il film). Lo consigliamo vivamente! Un romanzo per ragazzi ma anche per adulti. Una storia di amore, di sofferenza, di fede persa e riabbracciata. Un cammino di scoperta della fede percorso da un ragazzo in una situazione di grandissima sofferenza. Scritto in un linguaggio semplice ma profondo, appassionante. A. D’Avenia, Bianca come il latte rossa come il sangue, Mondadori 2010, pp. 255, € 13,00.

Se vogliamo approfittare dell’estate per approfondire alcune tematiche interessanti e attuali, potremmo optare per qualche saggio. Ne proponiamo qualcuno partendo dal libro del giornalista Rusconi “L’IMPEGNO“. Un saggio molto interessante sull’impegno della Chiesa (nelle sue varie istituzioni) a favore della società italiana. A dispetto delle accuse di parassitismo e inutilità sociale di cui la Chiesa italiana è bersaglio, le sue opere la difendono: carità verso poveri, sostegno degli anziani, educazione dei ragazzi… Il libro conclude con una tabella di “risparmio annuo per lo stato” grazie al lavoro della Chiesa cattolica. Giuseppe Rusconi, “L’impegno. Come la Chiesa Italiana Accompagna la società nella vita di ogni giorno”, Rubbettino 2013, pp. 140, € 12,00.

Sulla stessa tematica è molto interessante il saggio del giornalista Francesco Agnoli “GRANDE STORIA DELLA CARITA“, un libro che raccoglie l’esperienza bimillenaria di servizio ai poveri, ai malati, agli emarginati; una pagina della storia della Chiesa piuttosto sconosciuta (spesso oscurata)PELLICCIARI narrata attraverso gli esempi di tanti santi del passato e tanti (buoni) cristiani dei nostri giorni. Francesco Agnoli, “Grande storia della carità”, Cantagalli 2013, pp. 215, € 14,00.

Gli amanti della storia non disdegneranno di portare sotto l’ombrellone l’ultimo libro di Angela Pellicciari, “MARTIN LUTERO“. In poche pagine, e in un linguaggio diretto e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, la storica romana ci mostra con quanta veemenza, cattiveria e irresponsabilità (usiamo gentili eufemismi) il monaco agostiniano ha distrutto l’unità della Chiesa d’Occidente e, in sonstanza, dell’Europa stessa. Angela Pellicciari, “Martin Lutero”, Cantagalli 2012, pp. 174, € 12,90.

Potremmo approfittare dell’estate per conoscere un autore che sta acquistando grande visibilità in Francia. Fabrice Hadjadj è un HADJADJfilosofo francese di genitori ebrei e origini tunisine. Si definisce “ebreo di nome arabo e di confessione cattolica”, forse questo bel mix culturale ha aiutato Fabrice a diventare uno degli intellettuali cattolici di maggiore attualità in Francia. Il suo ultimo libro “COME PARLARE DI DIO OGGI?” è un bellissimo saggio su Dio e il mondo moderno, un “anti manuale di ‘evangelizzazione” scritto in modo provocatorio, ironico e avvincente! Vivamente consigliato!  Fabrice Hadjadj, Come parlare di Dio oggi?, Messaggero di Padova 2013, pp. 180, € 13,00.

Breve ma intensa è la lettura della prima enciclica di Papa Francesco “LUMEN FIDEI” di cui abbiamo già parlato in precedenza. Evidentemente scritta da Benedetto XVI e firmata da Francesco, il lavoro “a quattro mani” dimostra come non ci sia né opposizione né tantomeno rivalità tra i due pontefici, ma continuità e comunione di pensiero! Papa Francesco, Lumen Fidei, San Paolo 2013, pp. 120, € 2,50.

Infine ci sono i classici, quelli che non abbiamo mai letto e che dovremmo leggere. Grandi classici di grandi autori come Chesterto, Lewis, Tolkien, lo stesso De Wohl, i romanzi di O’Brian e Benson, i libri di Jacques Philippe (best seller della spiritualità), i libri di Ratzinger (per i più intellettuali)… La scelta è ampia e citando alcuni faccio torto a tutti gli altri “grandi” della letteratura.

Concludiamo. Abbiamo consigliato solo qualche titolo delle migliaia di libri pubblicati negli ultimi mesi. Migliaia di libri di cui molti abbastanza noiosi, altri un poquino inutili, altri poco originali ma molti altri interessanti, utili e originali. Una scelta bisogna farla se vogliamo combattere l’ignoranza portando 1 libro (o 2!) in vacanza.

Ad ognuno la sua scelta, come disse il grande poeta Borges:

Il verbo leggere, come il verbo amare e il verbo sognare, non ammette l’imperativo. Ho sempre consigliato ai miei studenti di mollare un libro che li annoia: di non leggerlo soltanto perché è famoso, di non leggerlo perché è moderno, di non leggerlo perché è antico. La lettura dev’essere una delle forme della felicità e non si può costringere nessuno a essere felice

Jorge Luis Borges

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