Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivio per il tag “allah”

L’ipocrisia dell’Europa che accoglie i musulmani e respinge i seminaristi

Da una parte l’accoglienza indiscriminata, pubblicizzata e festosa, dei migranti islamici provenienti dalla Siria, dall’altra il divieto di accesso ai seminaristi cattolici provenienti dal sudamerica in viaggio per il consueto raduno annuale nelle Marche: sono le due faccie della medaglia di un’Europa che sembra avere le idee chiare su quale vuole che sia il suo futuro, da qui a vent’anni.
***

immigrati-150907065404L’Europa affronta una crisi senza precedenti, un’emergenza dalle dimensioni colossali che rischia di portare nel vecchio continente 127 milioni di immigrati entro il 2050: una cifra che – e questo sembrerebbe far gola ai vertici della Unione Europea – risolleverebbe il dramma demografico ed economico di un continente di vecchi che non ha più figli, arrivando però a “snaturare” l’identità dell’Europa, sciogliendola in un misto di razze e di religioni senza più un distintivo segno di unità.

A questa emergenza l’Europa ha risposto rimboccandosi le maniche e aprendo le braccia: frontiere aperte al flusso di migranti, accoglienza senza sé e senza ma, inni di gioia e festosi benvenuti ai nuovi arrivati, strappi alle regole e alle frontiere degli stati per finire col commovente selfi-col-migrante promosso dalla signora Merkel. È questa la nuova linea della Comunità Europea che dopo diversi anni di silenzio ora, forzata dagli eventi, apre finalmente gli occhi e capisce che l’immigrazione clandestina non è più un problema italiano, spagnolo e greco ma una questione che riguarda tutte le nazioni europee. D’altronde, lo si è capito dall’inizio, nessun immigrato scappa dal suo paese perché sogna l’Italia di Renzi o la Roma di Marino (nessuno vuol cadere dalla padella alla brace!), ma, se questo viaggio ha una meta, questa è l’Europa del benessere, quella che funziona, che rispecchia i sogni di vita buona, felice e prospera.

foto Reuters

Tutto questo clima di accoglienza gode del massiccio sostegno della stampa che contribuisce a creare un pensiero comune (e unico) che vieta di esprimere un’opinione diversa dal politicamente corretto (ossia dall’accoglienza indiscriminata) se non si vorranno ricevere coloriti insulti (dal “nazista” alla “bestia”). Chi per qualsiasi motivo – ragionevole o meno non interessa – si oppone ad assecondare questo esodo è considerato un fascista senza cuore e privo di umanità.

Una campagna, quella dei media e dei premier fedelissimi alla “mamma Merkel”, che contribuisce a definire in maniera drastica (con una linea dritta verticale sulla lavagna) chi sono i buoni e chi i cattivi: dalla parte dei cattivi finiscono tutti coloro che, per qualche motivo – ragionevole o meno, non interessa – pone dei paletti, chiude le porte, pensa alla sicurezza del proprio paese e dei suoi cittadini o, semplicemente, si interroga sul da farsi senza obbedire alla cieca alle disposizioni dell’Angela-Padrona. I media poi (anche quelli cattolici, basti guardare FC) non disdegnano di lanciare in prima pagina la foto del cadavere bambino morto nel tentativo di arrivare in Italia per colpire la pancia degli italiani; una foto che non rispetta nessuno, né il povero bimbo, né la sua famiglia, né gli italiani colpiti allo stomaco; una foto che nessuno vorrebbe né dovrebbe vedere, ma che serve per contribuire a diffondere tra l’opinione pubblica la risposta ad ogni possibile obiezione: chi s’interroga sul da farsi, chi ha dubbi su questa entusiasta e spettacolare accoglienza, chi si pone la domanda se sia giusto o no sospendere le leggi e le regole per aprire le porte di tutti i paese e di tutte le chiese a milioni di musulmani (perché il dettaglio non è da poco), è semplicemente un a-s-s-a-s-s-i-n-o. Anzi, l’a-s-s-a-s-i-n-o-d-i-u-n-b-i-m-b-o innocente. Atroce! Che poi sorga il sospetto che il padre di quel bimbo, in quanto scafista, sia il suo carnefice (e non proprio una vittima innocente) fa scoppiare il caso di “corto circuito” mediatico e ci fa sospettare che le cose non stanno sempre come ce le fanno vedere (leggere QUI). Che poi nei giorni successivi siano morti altri bambini senza per questo meritare copertine con foto “sensibilizzanti” fa capire che gli specialisti del politicamente corretto non disdegnano di discriminare tra figli e figliastri.

L’Europa ha dunque cambiato l’anima mostrando un cuore grande verso tutti e rimboccandosi le maniche perché la propria casa divenga casa di tutti. A fare da direttore d’orchestra la Germania, quell’antico mostro xenofobo redento e purificato che oggi si erge – come una statua della libertà – a paladina dei deboli, dei poveri e dei diversi. La stessa Germania che poco fa cacciava gli stranieri senza un contratto di lavoro; la stessa Germania che, ricordatelo, poco fa minacciava la Grecia, già culla del pensiero razionale divenuto marchio registrato dell’Occidente, di venir sbattuta fuori per inadempienze finanziarie. E chissà quale sorte avrebbe atteso la nostra Italia se non fosse arrivata, repentina e miracolosa, quella conversione del cuore che ora fa della nazione teutonica la patria della speranza, del futuro e delle (pari) opportunità.

emiriIntanto l’Arabia Saudita si rifiuta di offrire qualsiasi tipo di aiuto umanitario disdegnando di accogliere profughi che – seppur musulmani e quindi fedeli ad Allah – destabilizzino il paese (leggere qui e ANCHE QUI per credere: non è una bufala!). Ma i ricchi emiri sauditi promettono – nella loro immensa generosità – di sostenere l’islamizzazione dell’Europa costruendo 200 moschee in Germania per il culto dei nuovi tedeschi musulmani.

Ora sì la Germania diventa un sogno paradisiaco: la Merkel promette casa e lavoro (“Assumete i profughi”!), mentre l’Arabia Saudita costruiscono moschee per tutti i gusti. Per quale motivo non bisognerebbe emigrare?

Nel frattempo, mentre il traffico ad est è furioso e forsennato, convulso ed affollato, da Ovest arriva un pellegrino. Non un migrante ma un pellegrino, uno che dalla guerra non scappa, ma che arriva in Europa per arruolarsi. Ma no! S’intenda bene: non in quella guerra irrazionale che vuol portare l’Islam sulla cima dell’Europa e del mondo imponendolo a suon di spade, di sciabole, di croci (quelle vere, non i nostri ciondoli portati senza consapevolezza né fede), di bombe afgane e armi chimiche.

pellegrino-in-cammino-santiagoturismo.com_Raúl (nome di fantasia, gli si conceda almeno questa cortesia) non desidera arruolarsi tra le file di Allah, il dio misericordioso che si sazia del sangue di infedeli massacrati; Raúl non vuol combattere per diffondere quell’invenzione straordinariamente popolare di Maometto, il profeta donnaiolo. Raúl vuol combattere quella battaglia spirituale che si chiama “Nuova Evangelizzazione”: tutt’altra storia. La sua preparazione sarà basata sui testi di filosofia e di teologia e non sulla memorizzazione meccanica dei versi coranici e delle norme suraniche. Il suo addestramento e la sua palestra saranno le parrocchie, le catechesi, le case delle famiglie, i poveri e i ricchi senza inutili e ideologiche distinzioni e non i campi di addestramento dei combattenti siriani; Raúl, si badi bene, non fugge dalla sua patria perché la sua nazione è un piccolo paradiso in terra: la chiamano la Svizzera centroamericana, un paese tranquillo e sicuro, prospero e centro di scambi commerciali e finanziari. Raúl viene dal Panama,  o meglio dal Panamá, un piccolo stato dal quale non c’è motivo di fuggire perché, al di là dei normali problemi di un paese centroamericano (in primis il netto divario tra ricchi e poveri), Panama resiste ancora al disastro socialista che ha invaso il sud del continente provocando danni irreparabili in molte zone. C’è sì povertà, anche miseria, ma ci sono possibilità, un sistema economico e politico che regge, le libertà personali sono rispettate, lo stato non impone nè il burca, nè il gender, non ci sono guerre, non c’è l’islam…

Raúl non fugge dunque da Panama per andare a rifugiarsi in Italia, perché in Italia non si vive meglio che nel suo paese. Anzi, il giovane panamense lascia il suo paese con un nodo al cuore, perché arruolarsi in questa missione significa seguire uno che “non sa dove posare il capo” e che invita a “non voltarsi indietro” perché “nessuno che abbia messo mano all’aratro e si volge indietro, è degno per il Regno dei Cieli”. Un bacio alla mamma, un abbraccio a papà (a Panama i maschi non si baciano, mai, neanche in famiglia!) e via in volo verso Porto San Giorgio, in qualche parte dell’Italia che ancora non ha ben identificato sulla mappa.

Gioia e dolore si mescolano nel cuore di Raúl che lascia la patria amata per partire verso il mondo. Perché quel paese bagnato dall’Adriatico è solo la prima tappa di un lungo viaggio che lo porterà “a tutte le parti” del mondo. Ad estrazione sarà inviato in qualche seminario missionario Redemptoris Mater per iniziare gli studi di filosofia e teologia, quella palestra che lo preparerà alla sua nuova missione di apostolo missionario, di pastore che offrirà la sua vita per salvare le pecore a lui affidate.

Ma il viaggio soffre un inaspettato arresto. Ad Amsterdam, nel cuore dell’Europa, Raúl viene identificato dalla polizia Olandese, viene fermato. Una sfilza di domande in inglese: dove vai? perché? chi ti manda? chi ti accompagna? Le autorità Olandesi telefonano a Panama, parlano con la madre. La donna spaventata, ha la voce tremante: “mio figlio vuol diventare sacerdote, viaggia in Italia, ha un incontro internazionale di giovani seminaristi”. Incongruenza: il visto da turista è ritenuto un offesa. Un’incongruenza imperdonabile per la polizia che decide respingere il sospettoso passeggero. Non può continuare, non ha i requisiti, mancano i motivi validi per entrare in Europa. Raúl, incredulo, riprende il suo passaporto nuovo di zecca stampato per l’occasione, fa dietro-front, si incammina per lo stesso corridoio che lo ha portato dall’aereo allo sportello doganale, scortato dalle guardie.

Chi lo vede potrebbe considerarlo pericoloso, forse un criminale, un fuggitivo, ricercato dalla polizia e finalmente trovato, intercettato durante la fuga. Lui, sguardo basso, confuso, non sa cos’altro pensare: “Sia fatta la tua volontà”. Torna a Panama, nella sua bella patria, in fondo aveva combattuto tanto con sé stesso prima di partire e di decidersi: lasciare tutto per seguire Dio in qualunque posto del mondo, non è mai stato semplice per nessuno, e Raúl – a differenza di altri – non voleva entrare ad ogni costo in Europa.

Ironia della Provvidenza Divina – perché, come dice Fabrice Hadjadj: “Dio è ebreo e dunque ha senso dell’umorismo” – l’estrazione tanto attesa è comunque avvenuta in contumacia, destinando quel giovane panamense al seminario di Namur, in Belgio, nel cuore di quell’Europa che, con una pedata, lo ha appena cacciato dal proprio continente come persona non gradita. Ora il visto si otterrà con calma e tutto sarà regolato nei minimi dettagli e nel rispetto delle leggi europee di migrazione (ne esisteranno ancora?). Avrà un visto da studente e tornerà a percorrere con più sicurezza, ma con la stessa emozione, quel corridoio che porta dall’aereo al controllo doganale.

E’ vero che Raúl non poteva godere di uno status di rifugiato, non fuggiva da una guerra, non era politicamente perseguitato da regimi teocratici basati sul terrore, proveniva da un “paese sicuro” dal quale non è lecito fuggire senza motivo. Ma è vero anche che Raúl è stato rispedito a casa perché faceva paura, più paura di quella che fanno i 150 milioni di musulmani dei quali probabilmente nessuno diventerà un “pastore che da la vita per le pecore”.

Se Dio vorrà diverrà prete cattolico e, con un calcolo approssimativo possiamo azzardare che lo diverrà nel 2025 quando in Belgio i musulmani supereranno di gran lunga i cattolici. A quel punto Père Raúl, ministro di una minoranza, avrà un piccolo gregge da guidare in mezzo a un mondo inginocchiato ad Allah: la sua missione sarà grande e pericolosa.

ipocritaSon tutte ipotesi sul futuro che i fatti odierni ci permettono di elaborare con margini di errore abbastanza ridotti. Ma il fatto ci conferma che l’Europa, ciò che vuol diventare, forse, lo ha già deciso. E anche se mettessimo in prima pagina le foto dello sconsolato Raúl, vittima di questa discriminazione e di questa contraddizione, nessuno, ma proprio nessuno, si impietosirà in questa ipocrita Europa.

Convertiti e sii sottomessa! L’ipotesi di un’Europa convertita e sottomessa.

soumisionNel progetto iniziale il protagonista si converte al cattolicesimo, ma non sono riuscito a scriverlo. L’avanzata islamica mi è parsa più credibile“. Così confessa Michel Houellebecq (al secolo Michel Thomas, classe 1958) in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a proposito del suo nuovo romanzo “Sottomissione” (che avrebbe voluto intitolare “Conversione”) pubblicato in Francia in concomitanza con le stragi di Parigi al giornale Charlie Hebdo (la traduzione italiana è stata pubblicata da Bompiani).

L’autore del romanzo più chiaccherato del momento, vive sotto scorta e ammette di avere paura. E’ proprio a lui, già incriminato per “islamofobia” dopo alcune esternazioni non esattamente tenere sull’Islam, il giornale satirico francese aveva dedicato l’ultima copertina prima della spedizione punitiva da parte dei terroristi islamici. La vignetta raffigurava lo scrittore francese vestito da mago e il titolo “Le previsioni del mago Houellebecq: Nel 2015 perderò i denti; nel 2022 farò il ramadam”. La prima previsione è legata ai problemi odontoiatrici dello scrittore, evidentemente noti a tutti i transalpini; la seconda previsione si riferisce, invece, all’ultima fatica letteraria di Houellebecq che prospetta una Francia sottomessa all’islam nel non lontano 2022 e un popolo – quello francese – convertito alla religione di Maometto e fedele alla pratica del “ramadam“. Un romanzo che il giornale di Charlie definiva “magnifico, un colpo da maestro”.

Quella di una Francia musulmana dove vige la legge della Sharia è un “idea plausibile” secondo l’autore che racconta la storia di François un professore universitario esperto del filosofo Huysmans che insegna alla Parigi III-Sorbona. Un uomo solo, abituato a distrarsi dallo schema vacuo della vita con superalcolici di qualità e giovani studentesse disposte a riscaldarlo; un professore in crisi di identità che, spinto dalla pressione politica e sociale, sconsolato da continue delusioni amorose, dallo svuotamento di una sessualità disordinata e attratto dall’enorme riscontro economico – di convertirsi all’Islam.  Grazie alla sua conversione, François, avrà “l’opportunità di una nuova vita”: potrà senza problemi praticare la poligamia (diverse donne rigorosamente sottomesse riempiranno i suoi buchi affettivi e la sua sete sessuale), potrà mantenere il posto alla Sorbonne Nouvelle (divenuta nel frattempo l’Università Islamica di Parigi e quindi preclusa ai docenti infedeli) e vedrà triplicare il suo salario grazie alle generose sovvenzioni degli emiri benefattori delle “petromonarchie”.

E’ stato definito un romanzo sulla conversione ma, come precisa il titolo (che suona come un imperativo netto ed inappellabile) più di una conversione si tratta di una sottomissione. Nel 2022 il partito nazionalista di estrema destra di Marine Le Pen viene sconfitto dal nuovo partito della Fraternità Musulmana grazie al sostegno dei partiti di centro, in modo particolare del partito socialista e dei repubblicani, ormai fuori dai giochi per le presidenziali. Il nuovo governo, guidato dal leader Mohamed Ben Abbes (figura simpatica, affascinante e fuori da ogni sospetto), farà della Francia un ricco e potente paese islamico con una nuova legislazione ispirata ai dettami del Corano. Insomma, la previsione non è del tutto irragionevole: in fondo per chi dovrebbero votare i sei (o sette) milioni di musulmani residenti in Francia che non si riconoscono né nei valori della sinistra (matrimoni gay ad esempio) né tanto meno nella destra (che vorrebbe espellerli tutti e subito)?

Il fatto che quello narrato da Houellebecq sia a tutti gli effetti un islam moderato e non un nuovo ISIS, non gli è valsa l’assoluzione per l’accusa di islamofobia. Tutto sommato Houellebecq racconta il trionfo di uno stato islamico moderato che, governando la Francia per via democratica, aspira a ri-costruire un nuovo “Impero Romano” nel vecchio continente ispirando il Belgio a seguire le proprie orme e aiutando il Marocco, la Tunisia e l’Algeria ad entrare nell’Unione Europea. Un islam moderato e aperto che impone la fatwa, l’obbedienza alle leggi di Allah, che invita le donne ad abbandonare gli studi dopo i dodici anni, a coprirsi la testa e a lasciare il lavoro per occuparsi dei lavori domestici e familiari (risolvendo così drasticamente il problema della disoccupazione!). Un islam moderato e rassicurante che (finalmente!) concede agli uomini la possibilità di avere più mogli (anche sotto i sedici anni) regolando la poligamia dal punto di vista giuridico. Un islam moderato e tollerante che provoca l’emigrazione degli ebrei che lasciano la nuova Francia che parla arabo per rifugiarsi in Israele (come fa la famiglia della giovane Myriam del romanzo).

Quello che prospetta Houellebecq, e che aveva già denunciato nei suoi precedenti romanzi (vedi Le particelle elementari) è il collasso di una società – quella Francese, ma facilmente potremmo dire quella Europea –  che srotola il tappeto rosso all’islam dopo aver venduto la propria identità e in valori connessi alle proprie radici cristiane tagliate via con un tratto di penna, in favore del nulla più l’economia. Si tratta d ciò che Eric Zemmour nel suo libro “Le suidice français” (un bestseller in Francia da quando è stato pubblicato in ottobre) ha condannato come una società in macerie dopo la grande rivoluzione del ’68 dove le strutture tradizionali (famiglia, nazione, lavoro, stato, scuola) sono state prese di mira senza un offerta culturale o di senso che fosse quantomeno soddisfacente.

A questo proposito, in seguito agli attentati di Parigi, il cardinale Angelo Bagnasco ha affermato che l’ideologia islamista viene a riempire quel vuoto di contenuti e di senso creatosi in occidente: “la cultura occidentale si sta svuotando sempre di più e laddove la cultura si svuota è l’anima di popoli che si svuota e, allora, ideologie turpi, fanatiche, fondamentaliste e brutali, che disprezzano la vita umana, possono presentarsi in modo suggestivo all’anima di persone vuote”. “L’occidente – continua il cardinale – si è sempre più appiattito verso il nulla e quando c’è il nulla, ideologie forti anche se turpi possono avere buon gioco”.

Alla fine, la predizione del mago (o profeta) Houellebecq è che il grido di “libertà”, ultimo valore sopravvissuto, mal-inteso, mal-trattato nella nostra vecchia e stanca Europa, verrà soffocato da un altro e ben più potente grido: “sottomissione”! Sottomissione delle donne agli uomini e degli uomini ad Allah. E’ ciò che, nel romanzo, afferma il rettore della nuova Università (neo convertito e divulgatore dell’Islam): “Il culmine della felicità umana consiste nella sottomissione più assoluta”.

La prospettiva non sembra felice per nessuno, ma a farne le spese sarà soprattutto il gentil sesso che si vedrà privato dei suoi diritti fondamentali (una questione di “intelligenza” e di “selezione naturale”): l’uguaglianza, l’istruzione, le quote rosa e la patente di guida, la vita sociale e accademica, la scelta del partner…  Tutti diritti conquistati lungo i secoli grazie al faticoso riconoscimento della dignità fondamentale della donna, una battaglia in cui il ruolo del cristianesimo (checché ne dicano i suoi detrattori) è stato, ed è tutt’ora, fondamentale.

Il concetto di sottomissione non e’ nuovo al Cristianesimo. San Paolo chiedeva ai cristiani (in particolare alle mogli e ai mariti) di rimanere sottomessi gli uni agli altri (Ef. 5,21).  La libertà è importante, lo sappiamo, ed ogni donna è libera di scegliere a chi sottomettersi, ma, a ben pensare, sarebbe molto meglio (più liberatorio e realizzante) per una ragazza sottomettesi al proprio marito (cristiano) che vorrà “morire” per lei, che allo stato (islamico) che stabilirà, in maniera democratica e moderata, che a “morire” siano proprio quei diritti conquistati e spesso sbandierati.

Dal canto nostro, noi speriamo (e preghiamo) che le previsioni del mago Houellebecq non si avverino e che il suo romanzo resti un romanzo, senza che mai, in futuro, sia elevato al rango di (catastrofica) profezia. Non per odio verso l’Islam ma per amore verso la nostra Europa, ci auguriamo che, lontano da ogni pensiero o azione violenta, xenofoba o reazionaria, possiamo prendere coscienza della nostra fragilità e possiamo, (prima ancora di combattere i nostri nemici), ri-costruire noi stessi ripartendo da quell’annuncio che ha il potere di cambiare la vita delle persone, l’annuncio di un Dio che si è sottomesso scandalosamente all’uomo (sulla croce) al fine di renderlo libero una volta e per sempre.

Leggi anche:Non sono Charlie! ma la mia religione mi vieta la vendetta

Lampedusa e la retorica buonista della politica italiana

barcone_immigrati5001Nel pieno di una settimana critica per la politica italiana, la dolorosa strage di Lampedusa ha sconvolto l’Italia e, forse, (magari!) tutta l’Europa.
La vicenda, però, sembra aver scosso molto meno quei paesi da cui le vittime fuggivano, paesi retti da regimi tutt’altro che democratici e governati da signori indifferenti delle sorti dei propri sudditi. Se dall’Italia si alzano voci di cordoglio, parole di sdegno, si discutono soluzioni e si osservano minuti di silenzio nelle scuole e nei campi di calcio, dal Medio Oriente, dal nord Africa, dai capi religiosi musulmani e dai governi islamici non si alza nessuna autorevole voce di dissenso per questa tragedia (né di tutte le altre tragedie) che, purtroppo, ha inizio proprio nei loro territori.

Se l’Occidente si è illuso con le recenti svolte democratiche di alcuni stati mediorentali, ci accorgiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Altro che Primavere soleggiate, il dramma di quei paesi, lo capiremo dopo, non è essenzialmente politico, ma religioso (e dunque antropologico), dove regimi teocratici di ispirazione islamica calpestano la dignità e i diritti di uomini, donne e bambini, in nome di un ordine apparentemente voluto e imposto da dio.

Naufragio-Lampedusa-migranti-23-770x395Intanto in Italia, scossi da una delle più gravi stragi legate all’immigrazione, i signorotti della politica – quelli in giacca e cravatta oligarchici e quelli in abiti più sportivi e colorati per meglio rappresentare i compagni del popolo – alzano la voce per dire la loro sul fatto e sul da farsi. Da destra e da sinistra salgono tutti sul carro (funebre) con slogan che valgono un rilancio sulla pagina politica, come sciacalli che frugano in mezzo ai cadaveri.

Così il redivivo, restaurato e rinnovato Alfano, il pastore buono delle pecore italiane Napolitano, la presidenta rivoluzionaria Boldrini-basta-pranzi-in-famiglia, la paladina della giustizia Bonino, il ciclista dottore Marino, la migrantista Kyenge e molti altri che hanno approfittato dell’evento per snocciolare, con facile retorica, discorsi pieni di pathos che scuotono il sentimento popolare.

Sul fatto accaduto lo scandalo, il cordoglio, la tristezza è generale, come è normale e giusto che sia di fronte a un dramma di tali dimensioni. Sul lavoro da farsi i pareri sono discordanti e qui parte la vergognosa campagna politica. Tutta la sinistra ha approfittato dell’evento per accusare la legge Bossi-Fini, attualmente in vigore, che regola il problema dell’immigrazione clandestina con una serie di norme (tra cui il reato di clandestinità) definite troppo severe e poco accoglienti verso lo straniero; una legge poco consona allo spirito di accoglienza indiscriminata voluto da  Kyenge, Bonino, Boldrini e compagnia cantante (di compagni si tratta). Insomma da sinistra si accusa la legge Bossi-Fini (discriminatoria, razzista, nazionalista) di aver riempito la barca di povera gente disperata e di averla fatta affondare uccidendo centinaia di innocenti. La severità di questa legge sarebbe alla base della tragedia. Il collegamento tra le due cose non è facile da trovare, ma l’occasione sembra buona per cambiare l’iniqua legge.

lampedusa 2La soluzione che propongono è dunque una non-soluzione: cambiamo la legge e, la prossima volta, andiamogli incontro prima che naufraghino. Magari andando sulle coste africane e accogliendoli direttamente lì per portarli a Roma, dove Marino ha deciso di accogliere tutti gli immigrati appena arrivati, per la buona pace dei romani e la gioia dei lampedusani.

Dal canto suo, la destra, ha approfittato per attaccare le politiche del ministro dell’integrazione che vorrebbe abolire il reato di clandestinità e aprire le porte dell’Italia (e dell’Europa) a chiunque voglia entrare. E’ così che Lega Nord mette le morti degli immigrati sul conto della sinistra colpevole morale per aver lanciato menssaggi di accoclienza troppo confortanti e illusori per chi partiva dalle coste africane. Come a dire: “gira voce che in Italia c’è spazio e ti danno la cittadinanza appena arrivi!”.

E subire per primi il ridicolo di questi retorici e ipocriti sproloqui sono soprattutto gli abitanti dell’isola, che da tempo lamentano una situazione invivibile a causa della presenza sempre più alta di immigrati senza casa, senza lavoro, senza cibo e nessuno che si preoccupi di loro. Tra poco la campagna politica si sposterà su altri temi (probabilmente su Berlusconi che è sempre di moda) e gli immigrati rimarranno sull’isola o cercheranno di partire (come? aiutati dai lampedusani?) per trovar miglior fortuna nel nord.

Le idee per non essere banali sono poche, si sà, ma qualcuno ha avuto un lampo di genio ed ecco che la genialata è sulla bocca di tutti. Alfano, che ha il cuore d’oro, ha visto la sofferenza dei lampedusani e ha suggerito di consegnare un premio-sopportazione all’isola, al fine di richiamare l’attenzione del mondo sul problema. Qui si trovano tutti d’accordo: Premio Nobel per la Pace a Lampedusa, dunque, per l’eroicità dell’accoglienza. In fondo premiare Lampedusa vuol dire premiare l’Italia e nessuno può dissentire senza sentirsi traditore. Tutti sono d’accordo: a destra e a sinistra, sopra e sotto; aspettiamo il verdetto di Oslo. Ma d’altronde si sa, per avere il Premio Nobel per la Pace non bisogna mica essere San Giovanni Paolo II (che di fatti non lo ha mai ottenuto), basta essere popolare o volerlo diventare, o basta che ti venga appioppata la candidatura da chi non sa bene neanche che sentimenti hai nei confronti della pace.

Intanto sulla rete circola un video che mostra l’esasperazione dei lampedusani per i quali la pace tanto desiderata vorrebbe qualcosa di più che un premio o un riconoscimento al valore.

Ma alla radice del problema non ci va nessuno volentieri; sarebbe contro i principi della bontà universale (da tempo sposata con matrimonio indissolubile dall’Occidente)  segnalare che dall’altra parte del Mare Nostrum (o Mostrum?) esiste un problema serio che non cambierà certo correggendo una nostra legge.

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: