Testa•del•Serpente

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La misión del padre Daniel en Luanda (Angola)

Misioneros por el mundo, programa de TRECE tv, nos presenta al padre Daniel Ma­teos Mar­tí­nez sacerdote madrileño de 33 años que ejerce su ministerio en Angola des­de hace 10 años y per­te­ne­cien­te al Camino Neo­ca­te­cu­me­nal.

Lleva 5 años como sacerdote y su misión en la Pa­rro­quia “Nos­sa Sen­ho­ra do Cabo es «como la de cualquier otro vicario parroquial en España»: ad­mi­nis­trar los sa­cra­men­tos, vi­si­tar a los en­fer­mos… En­tre ellos, una an­cia­na de 101 años, algo in­fre­cuen­te en un país don­de la es­pe­ran­za de vida ron­da los 60 años.

En Angola casi el 58% de la población es cristiana; «La palabra de Dios hace surgir dentro de la persona la experiencia del amor de Dios». «Se empiezan a sentir como personas».

Con el apo­yo a este pro­gra­ma, Obras Mi­sio­na­les Pon­ti­fi­cias (OMP) quie­re se­guir ha­cien­do vi­si­ble la her­mo­sa la­bor evan­ge­li­za­do­ra de la Igle­sia Uni­ver­sal. A tra­vés de los di­ver­sos pro­gra­mas, OMP in­ten­ta mos­trar la ri­que­za que sig­ni­fi­ca te­ner a mi­sio­ne­ros per­te­ne­cien­tes a dis­tin­tas ins­ti­tu­cio­nes y de muy va­ria­da con­di­ción ecle­sial: re­li­gio­sos y re­li­gio­sas, obis­pos y sa­cer­do­tes, lai­cos y fa­mi­lias… To­dos uni­dos por la mis­ma vo­ca­ción: ir al mun­do en­te­ro y pre­di­car el Evan­ge­lio.

Fuente: Agencia SIC

 

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In missione “due a due” in Sudafrica: portando il Vangelo ai ricchi e ai poveri

I missionari del Cammino assieme a mons. Stephen Brislin arcivescovo di Cape Town.

72 membri del Cammino Neocatecumenale del Sudafrica sono partiti in missione. Viaggiano in tutta l’Africa australe per annunciare la Buona notizia del Vangelo. Come gli Apostoli, vanno a piedi, due a due, senza soldi, cibo e un posto dove dormire.

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Dal 11 al 21 agosto, per rispondere alla chiamata di Papa Francesco, 72 uomini e donne delle comunità neocatecumenali del Sudafrica sono stati inviati in una missione due o due, con nient’altro che una Bibbia nelle loro mani, per annunciare la Buona Notizia in tutto il Sudafrica, Swaziland, Botswana e Lesotho.

La missione risponde al comando di Gesù Cristo, documentato nel decimo capitolo del Vangelo di Matteo: «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7) e ancora «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone…» (Mt 10,9). Continua a leggere…

L’Africa contro gli omosessuali ma la Chiesa condanna ogni discriminazione!

african voicesIn Africa è proibito essere omosessuali! E in alcuni paesi le cose per il mondo gay si stanno mettendo veramente male. Sono molti infatti gli stati africani che hanno approvato leggi che restringono o, addirittura, puniscono gli atteggiamenti degli omosessuali considerandoli dei veri e propri crimini.

In Uganda il presidente della repubblica Yoweri Museveni (“M7”, da 28 anni a capo del governo) ha dichiarato guerra agli omosessuali con una durissima legge che prevede dure pene (da 14 anni all’ergastolo) per il “reato di omosessualità”. “La società – ha affermato Museveni – può fare qualcosa per scoraggiare questa tendenza”. Comprensibile l’indignazione dell’occidente. Diversi paesi europei (ad esempio Olanda, Svezia, Norvegia e Danimarca), così come la Casa Bianca di Washinton, hanno dichiarato di volere interrompere gli aiuti al governo ugandese, mentre il segretario di stato Usa, John Kerry, ha parlato di legge “aberrante”, di “giorno tragico” per l’Uganda e per tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani. Il governo ugandese, per tutta risposta, ha dichiarato che preferiscono un paese povero ma che rispetti i valori morali. Secondo quanto riferisce la stampa africana la situazione ha causato il panico tra gli omosessuali ugandesi, costretti a nascondersi o a fuggire nel vicino Kenia.

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Anche in Nigeria la situazione è precipitata dopo che, a gennaio, il presidente Goodluck Jonathan ha firmato una nuova legge che vieta ogni relazione omosessuale, la propaganda e le associazioni gay punendo i trasgressori con pesanti pene fino a 14 anni di carcere. Secondo la nuova legge nigeriana è proibito ogni tipo di raduno di omosessuale, feste, processioni, incontri o conferenze. Secondo Amnesty International in Africa ci sono 38 stati africani che condannano l’omosessualità considerandola un delitto perseguibile dalla legge, mentre negli ultimi 5 anni si sono aggravate le restrizioni in Uganda, Sudan del Sud, Burundi, Liberia e Nigeria.

Se la Chiesa Cattolica fosse veramente “omofoba” e nemica degli omosessuali come alcuni si ostinano a pensare, potrebbe ben rallegrarsi di queste nuove leggi anti-gay. Si da il caso però che, di fronte a questa situazione di discriminazioni sessuali, è proprio la Chiesa Cattolica ad alzare la voce per chiedere il rispetto e la piena accettazione degli omosessuali all’interno della società africana. E’ ciò che è successo recentemente anche in India dove la Conferenza Episcopale ha condannato ogni discriminazione e ingiustizia verso gli omosessuali mentre la Corte Suprema di New Delhi (guidata da leader induisti) ha ribadito che l’omosessualità è un delitto punibile col carcere.

Anche in Africa sono i proprio cattolici a difendere le ingiuste persecuzioni contro gli omosessuali promosse da governi di matrice islamica o protestante. Il giornale della Conferenza Episcopale Sudafricana “Southern Cross” ha criticato duramente le leggi che in diversi paesi del continente africano (in particolare i casi dell’Uganda e della Nigeria) condannano l’omosessualità come un crimine. Il settimanale cattolico ha invitato ad “evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione” e ad accogliere gli omosessuali con “rispetto, compassione e delicatezza”. L’odio e l’intolleranza – continua l’editoriale – sono infatti contrari agli insegnamenti della Chiesa Cattolica” che “non può sostenere la criminalizzazione di questioni di moralità privata”. Il “Southern Cross” cita il Catechismo della Chiesa Cattolica che afferma che gli omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione” (Cfr. Catechismo dell Chiesa Cattolica, n. 2358). Infine, continua l’editoriale, “Sebbene gli insegnamenti della Chiesa le impediscano di schierarsi al fianco degli omosessuali su molti temi, specialmente sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, essa ha l’obbligo, imposto da Cristo, di essere solidale con tutti quelli che sono ingiustamente messi ai margini e perseguitati”.

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L’insegnamento della Chiesa Cattolica, in effetti, considera tradizionalmente che gli atti omosessuali siano “intrinsecamente disordinati” perché “contrari alla legge naturale”. Ma in nessun modo promuove né fomenta l’odio o la discriminazione nei confronti delle persone omosessuali nel rispetto della dignità sacrale di ogni persona umana, voluta e creata da Dio “a sua immagine e somiglianza” (cfr. CCC nn. 1929-1933)

E’ per questo che la Chiesa cerca in ogni modo di adempiere al precetto della carità verso i più bisognosi e lo fa in tutto il mondo assistendo i poveri, i malati, i disabili, i carcerati, le prostitute, i tossicodipendenti, gli anziani, gli orfani, i migranti, coloro che vengono discriminati ingiustamente e difendendo la vita dal suo concepimento alla sua morte.

Un recente esempio di questa missione di carità della Chiesa lo troviamo in Tanzania, paese che affronta una vera epidemia del virus HIV: più di un milione e mezzo di persone sono malate di AIDS (statistiche 2012) con un tasso di contaminazioni pari a 400 infezioni al giorno! Qui la Chiesa ha aperto un programma di aiuto gratuito ai sieropositivi della zona di Shinyanga. Si tratta del progetto quinquennale “Test & Treat” che prevede la diagnosi e la cura gratuita dell’AIDS, un programma coordinato dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari e dalla Chiesa locale in collaborazione con una casa farmaceutica statunitense. Grazie a questa meritoria iniziativa, in quattro diversi punti ospedalieri della zona sarà possibile effettuare gratuitamente le analisi di laboratorio per scoprire se esiste un contagio e, in caso positivo, accedere alle terapie antiretrovirali (TARV), un trattamento essenziale per contenere la diffusione del mortale virus anti-immunitario. Ma di queste notizie la stampa non si cura e nessuno ne parla.

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P.s. In Europa la situazione è completamente diversa: le associazioni e gli attivisti LGBTI (acronimo per “Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transgender e Intersessuali”) stanno riuscendo ad acquistare sempre maggiore autorità; la loro voce si alza con autorevolezza quando reclamano un migliore trattamento e una maggiore attenzione alle discriminazioni attuate nei loro confronti; In questo periodo hanno raggiunto sempre migliori risultati riuscendo anche, con pressioni politiche ed economiche, ad approvare nuove leggi (per esempio in Francia, il riconoscimento dell’unione “matrimoniale” tra gli omosessuali) e ad inserirsi sempre di più nei progetti educativi degli stati o delle singole regioni per promuovere e diffondere una nuova cultura-gender e gay-friendly (basti guardare all’Italia e alle nuove disposizioni del Comune di Roma per le scuole della capitale). Un atteggiamento più aperto e accogliente verso i diversi (e nuovi) generi è sinonimo di progresso e la Chiesa Cattolica è considerata nemica di questo progresso perché, ostinata a considerare l’atteggiamento sessuale contro la natura dell’uomo e della sessualità, non dimostra di comprendere e accettare le persone omosessuali nella loro diversità. Ma i cattolici africani stanno dimostrando che la Chiesa non è omofoba e nemica degli omosessuali come si vuole spesso pensare.

Lampedusa e la retorica buonista della politica italiana

barcone_immigrati5001Nel pieno di una settimana critica per la politica italiana, la dolorosa strage di Lampedusa ha sconvolto l’Italia e, forse, (magari!) tutta l’Europa.
La vicenda, però, sembra aver scosso molto meno quei paesi da cui le vittime fuggivano, paesi retti da regimi tutt’altro che democratici e governati da signori indifferenti delle sorti dei propri sudditi. Se dall’Italia si alzano voci di cordoglio, parole di sdegno, si discutono soluzioni e si osservano minuti di silenzio nelle scuole e nei campi di calcio, dal Medio Oriente, dal nord Africa, dai capi religiosi musulmani e dai governi islamici non si alza nessuna autorevole voce di dissenso per questa tragedia (né di tutte le altre tragedie) che, purtroppo, ha inizio proprio nei loro territori.

Se l’Occidente si è illuso con le recenti svolte democratiche di alcuni stati mediorentali, ci accorgiamo che il lavoro da fare è ancora tanto. Altro che Primavere soleggiate, il dramma di quei paesi, lo capiremo dopo, non è essenzialmente politico, ma religioso (e dunque antropologico), dove regimi teocratici di ispirazione islamica calpestano la dignità e i diritti di uomini, donne e bambini, in nome di un ordine apparentemente voluto e imposto da dio.

Naufragio-Lampedusa-migranti-23-770x395Intanto in Italia, scossi da una delle più gravi stragi legate all’immigrazione, i signorotti della politica – quelli in giacca e cravatta oligarchici e quelli in abiti più sportivi e colorati per meglio rappresentare i compagni del popolo – alzano la voce per dire la loro sul fatto e sul da farsi. Da destra e da sinistra salgono tutti sul carro (funebre) con slogan che valgono un rilancio sulla pagina politica, come sciacalli che frugano in mezzo ai cadaveri.

Così il redivivo, restaurato e rinnovato Alfano, il pastore buono delle pecore italiane Napolitano, la presidenta rivoluzionaria Boldrini-basta-pranzi-in-famiglia, la paladina della giustizia Bonino, il ciclista dottore Marino, la migrantista Kyenge e molti altri che hanno approfittato dell’evento per snocciolare, con facile retorica, discorsi pieni di pathos che scuotono il sentimento popolare.

Sul fatto accaduto lo scandalo, il cordoglio, la tristezza è generale, come è normale e giusto che sia di fronte a un dramma di tali dimensioni. Sul lavoro da farsi i pareri sono discordanti e qui parte la vergognosa campagna politica. Tutta la sinistra ha approfittato dell’evento per accusare la legge Bossi-Fini, attualmente in vigore, che regola il problema dell’immigrazione clandestina con una serie di norme (tra cui il reato di clandestinità) definite troppo severe e poco accoglienti verso lo straniero; una legge poco consona allo spirito di accoglienza indiscriminata voluto da  Kyenge, Bonino, Boldrini e compagnia cantante (di compagni si tratta). Insomma da sinistra si accusa la legge Bossi-Fini (discriminatoria, razzista, nazionalista) di aver riempito la barca di povera gente disperata e di averla fatta affondare uccidendo centinaia di innocenti. La severità di questa legge sarebbe alla base della tragedia. Il collegamento tra le due cose non è facile da trovare, ma l’occasione sembra buona per cambiare l’iniqua legge.

lampedusa 2La soluzione che propongono è dunque una non-soluzione: cambiamo la legge e, la prossima volta, andiamogli incontro prima che naufraghino. Magari andando sulle coste africane e accogliendoli direttamente lì per portarli a Roma, dove Marino ha deciso di accogliere tutti gli immigrati appena arrivati, per la buona pace dei romani e la gioia dei lampedusani.

Dal canto suo, la destra, ha approfittato per attaccare le politiche del ministro dell’integrazione che vorrebbe abolire il reato di clandestinità e aprire le porte dell’Italia (e dell’Europa) a chiunque voglia entrare. E’ così che Lega Nord mette le morti degli immigrati sul conto della sinistra colpevole morale per aver lanciato menssaggi di accoclienza troppo confortanti e illusori per chi partiva dalle coste africane. Come a dire: “gira voce che in Italia c’è spazio e ti danno la cittadinanza appena arrivi!”.

E subire per primi il ridicolo di questi retorici e ipocriti sproloqui sono soprattutto gli abitanti dell’isola, che da tempo lamentano una situazione invivibile a causa della presenza sempre più alta di immigrati senza casa, senza lavoro, senza cibo e nessuno che si preoccupi di loro. Tra poco la campagna politica si sposterà su altri temi (probabilmente su Berlusconi che è sempre di moda) e gli immigrati rimarranno sull’isola o cercheranno di partire (come? aiutati dai lampedusani?) per trovar miglior fortuna nel nord.

Le idee per non essere banali sono poche, si sà, ma qualcuno ha avuto un lampo di genio ed ecco che la genialata è sulla bocca di tutti. Alfano, che ha il cuore d’oro, ha visto la sofferenza dei lampedusani e ha suggerito di consegnare un premio-sopportazione all’isola, al fine di richiamare l’attenzione del mondo sul problema. Qui si trovano tutti d’accordo: Premio Nobel per la Pace a Lampedusa, dunque, per l’eroicità dell’accoglienza. In fondo premiare Lampedusa vuol dire premiare l’Italia e nessuno può dissentire senza sentirsi traditore. Tutti sono d’accordo: a destra e a sinistra, sopra e sotto; aspettiamo il verdetto di Oslo. Ma d’altronde si sa, per avere il Premio Nobel per la Pace non bisogna mica essere San Giovanni Paolo II (che di fatti non lo ha mai ottenuto), basta essere popolare o volerlo diventare, o basta che ti venga appioppata la candidatura da chi non sa bene neanche che sentimenti hai nei confronti della pace.

Intanto sulla rete circola un video che mostra l’esasperazione dei lampedusani per i quali la pace tanto desiderata vorrebbe qualcosa di più che un premio o un riconoscimento al valore.

Ma alla radice del problema non ci va nessuno volentieri; sarebbe contro i principi della bontà universale (da tempo sposata con matrimonio indissolubile dall’Occidente)  segnalare che dall’altra parte del Mare Nostrum (o Mostrum?) esiste un problema serio che non cambierà certo correggendo una nostra legge.

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