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Elton John, rallegrati: l’Italia è cambiata (souvenirs personali)

elton-john-padreAgosto 2013. Sono passati esattamente due anni da quando inviai uno dei miei primi articoli ad un nuovo giornale online fondato da alcuni amici di Roma. Un esperimento frutto della buona volontà di giovani cattolici, ambiziosi e desiderosi di diffondere notizie “sotto una nuova luce”.

Fin dai primi mesi di quella breve ma intensa esperienza quel sito ospitò i miei esercizi di scrittura da aspirante giornalista, testi pubblicati sotto lo pseudonimo P.L. (che stava per Pedro León).

Non c’era tra noi nessun giornalista, nessun pubblicista, solo tanto entusiasmo e voglia di lavorare, di scrivere, di raccontare notizie e commentarle. Per questo eravamo indulgenti tra di noi e con noi stessi, mentre l’indulgenza dei lettori non tardò a ricompensarci. Ora non c’e’ più nulla di tutto ciò: molti persero presto l’entusiasmo, altri lo incanalarono altrove, altri ancora – si scoprì – non lo avevano mai avuto, forse scrivevano per guadagnare qualcosa e si videro costretti a cercarsi da vivere altrove o a cercare piazze più popolari… Fatto sta che dei miei “capi” e “colleghi” non ne resta neanche uno. E io, nel frattempo, – nel (poco) tempo libero tra famiglia, chiesa e libreria – continuo imperterrito a voler diffondere notizie e a commentarle senza essere (ne voler essere, ché l’uva non è buona!) giornalista.

Rimane l’esperienza che fu entusiasmante, stimolante e di grande aiuto per me che all’epoca vantavo orgoglioso solo qualche “nota” su Facebook (firmata sempre P.L.) che sembrava piacere a qualche amico. Nel frattempo arrivò il blog personale per diventare un po’ più libero (passi l’espressione) di lanciare le mie lance, nel deserto, a mio nome (questa volta, ormai, a viso scoperto e senza pseudonimo). Poi iniziò la sporadica ma gratificante collaborazione con Aleteia dove iniziai proprio parlando dei martiri della follia gender. Ma questa è storia di oggi e, se Dio vuole, di domani.

Fine agosto 2013. Esattamente due anni fa – credo fosse il mio terzo articolo inviato a quel giornale – parlavo del signor Elton John. Quel famosissimo cantautore, Cavaliere del Regno Unito, sempre paonazzo, dal sorriso smagliante e coi capelli rossi che si agitano a un metro e mezzo da terra. Parlavo di Elton, del suo compagno David e di Zachary, loro figlio duenne, commissionato in California ad una donna tramite la pratica dell’utero in affitto.

Presi spunto da una loro intervista rilasciata all’emitente Radio Times dove il cantante esternava le sue paterne (o materne) preoccupazioni per le sofferenze che il piccolo si apprestava ad affrontare in un mondo ostile, ancora troppo omofobo, solo per il fatto di non avere una mamma.

elton-john-e-zacharyScrivevo che il sig. John avrebbe fatto bene a pensare alle sofferenze che, anche nel migliore dei mondi possibili (ad esempio in quello immaginato da un altro John – Lennon – senza guerre senza religioni) avrebbe dovuto affrontare: quello della effettiva mancanza della figura materna; perché – osavo – “nessun padre potrà svolgere il ruolo di madre, né – viceversa – nessuna madre può ricoprire il ruolo maschile nell’educazione dei figli”.

Parlavo dei problemi di natura etica legati alla pratica della adozione alle coppie omosessuali e alla fecondazione artificiale e dell’utero in affitto (moralmente illecita sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali). Affermavo che il desiderio di avere un figlio non era un diritto, che i figli non possono essere ordinati come si ordina un piatto da un menù o come si sceglie un prodotto in un supermercato per soddisfare il proprio (legittimo, naturale, istintivo, comprensibile, commovente, si!) desiderio di paternità o maternità. La bozza era pronta.

Mi scrisse il capo redattore, fui amichevolmente bacchettato. Così, quell’articolo, non si poteva pubblicare: era duro da digerire (soprattutto quando si parlava di menù), era un po’ troppo cattivo, eccessivamente rozzo e poco delicato. Insomma l’articolo andava addolcito, levigato, “delicato”. Lo “delicai” diligentemente e fu pubblicato. Suscitò qualche commento che gridava allo scandalo, ma insomma, non scrivevo mica sul Corriere.

Agosto 2013. In qualche altro angolo di Roma, davanti a qualche altro computer, un altra persona provava a fare lo scrittore o il giornalista partendo da Elton John, ne venne fuori un libro; fu pubblicato su internet e fu subito un best-seller nazionale; girò l’Italia, diventò scrittore, fondò dei circoli pro-life, diventò giornalista, fondò un quotidiano nazionale, ne diventò direttore, andò in diretta Tv ovunque, difese la fede nella pubblica piazza. Un grande e rispettabile percorso.

Da una parte io a scrivere quell’articoletto semi-censurato e dall’altra parte della città, Mario Adinolfi a scrivere “Voglio la Mamma”. In confronto ai miei “pensierini” quel libro fu una legnata, tosto, crudo, quasi crudele. Squisitamente scorretto. Vero. Si parla della vergognosa pratica dell’utero in affitto, dei diritti (veri) dei bambini, dei (falsi) diritti alla paternità, delle madri abbandonate dai figli, o meglio, che abbandonano i figli in cambio di denaro; di bambini che piangono perché vogliono la mamma, della commercializzazione della maternità come la vergogna del nostro secolo.

Ora il vecchio Elton è tornato a parlare, questa volta in Italia. E’ venuto a bacchettare quella società che, già due anni fa definiva “troppo omofoba” per il piccolo Zac e per il secondogenito Elijah, insultando il sindaco di Venezia (“extremely silly”, “boorishly bigoted”). Il Lord è venuto a dirci cosa dobbiamo insegnare ai nostri figli affinché i suoi non si sentano esclusi e non abbiano a soffrire sentendosi diversi dagli altri.

Ironia della sorte, la stoccata del Cavaliere della Regina arriva proprio mentre in Italia si discute sul diritto (naturale!) del neonato al “primo abbraccio materno” anche se la madre dovesse essere un mostro come una certa Martina Levato condannata a 14 anni di reclusione. Si alzano le voci di chi, pur approvando la pratica dei figli su commissione, invocano i diritti dei neonati ad avere una mamma, quella che l’ha messo al mondo.

Peccato che Elton John non si sia accorto che dal 2013 ad oggi, in soli 24 mesi, l’Italia è molto più “avanti” di quanto lui avesse potuto sperare. In soli 24 mesi l’Europa (e l’Italia ubbidiente) ha proposto – e a volte imposto – testi scolastici, linee guida, programmi di rieducazione per i nostri figli, per incentivarli ad accettare l’omosessualità, la fluidità, le teorie gender, l’omogenitorialità, le famiglie “omogenitoriali”, l’affitto degli uteri (parole che anche il mio moderno computer continua a sottolineare in rosso nonostante la neo-lingua che stiamo tutti imparando). Forse non sa che nelle nostre scuole vogliono far sparire la festa del papà perché discrimina e confonde i figli delle famiglie omogenitoriali (sottolineato!).

Forse non sa che una spontanea e innocua manifestazione di piazza contro il progetto di legge per le Unioni Civili (legge grazie alla quale lui, in patria, si è potuto “sposare” – dov’era la sposa? – ed ha avuto accesso alla commissione dei bambini) è stata ostacolata perfino da importanti vescovi e blasonati movimenti cattolici noti per la loro carità verso gli indigenti, attivi culturalmente, politicamente e socialmente. Forse non sa che anche sul TG1, il telegiornale nazionale, si è riconosciuto che Zac ed Elijah sono i figli che lui, Elton, ha avuto dal marito David, solo da lui; come hanno fatto non lo si spiega (forse con l’unione dei loro spematozoi più la forza dell’amore, un pizzico di desiderio, una spolverata di fortuna e una manciata di sorrisi?) Insomma, per il Tg nazionale Zac e Elijah una madre non ce l’hanno, non l’hanno mai avuta e non la avranno mai (e neanche una nonna: leggete qui)!

Caro (si fa per dire) signor Elton John, l’Italia è cambiata e va verso la tua direzione, verso il tuo ideale mondo omofilo (non sottolineato!). Aspetta altri 24 mesi e tornerai in Italia a chiedere altre concessioni che, nel frattempo, avremo già provveduto ad elargire alla vostra moderna “comunità”.

E chi ancora pensa che il movimento lgbt non sia una lobby politicamente potente ed economicamente influente, si domandi come facciano sempre a trovare padrini così irraggiungibili come questa star internazionale per fare la guerra a un sindaco italiano qualunque (chi aveva mai sentito parlare di lui?) e scatenare un caso nazionale (visto che di problemi e polemiche, in casa, ne abbiamo poche).

Agosto 2013. Solo un paio di anni fa a me somministravano zollette zuccherate per addolcire le mie posizioni troppo poco inclusive e Adinolfi scriveva cose che sembravano estremamente esagerate; oggi, agosto 2015, lo ricorda sul suo giornale: “Oh, erano appena due anni fa e sembra un secolo”. Quante cose sono cambiate! quanto ci siamo addolciti! quanto si sono inferociti!

Family Day a Roma il 20 giugno 2015

famiglia naturaleL’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate da un governo che lavora contro.

Torna il Family Day a Roma! L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza San Giovanni (ore 15,30) per dare vita a una mobilitazione nazionale “a difesa dell’istituto del matrimonio, della famiglia composta da un uomo e da una donna, del diritto del bambino ad avere una figura materna e una paterna”. Secondo gli organizzatori si stima la presenza di circa 300 mila partecipanti, una folla compatta e festosa di famiglie con bambini e laici impegnati di ogni provenienza, età e religione.

Lo scopo della manifestazione sarà quello di mostrare la bellezza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna di chiedere allo Stato più tutele e garanzie. In questo senso il Family Day assumerà inevitabilmente connotazioni politiche viste le recenti strategie del governo sui temi sensibili alle famiglie (fisco, educazione, matrimonio e adozioni omosessuali). In questi mesi, infatti, in obbedienza alle direttive dell’Unione Europea, il governo Renzi ha moltiplicato iniziative che colpiscono l’integrità e l’autonomia della famiglia tradizionale e indeboliscono l’istituto del matrimonio promuovendo la diffusione delle teorie del genere e le cause delle lobby omosessuali.

Il sorprendente risultato del referendum avvenuto in Irlanda sul riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso ha creato una grande aspettativa nella sinistra italiana che spera di ottenere lo stesso risultato, prescindendo da referendum popolari, attraverso nuove leggi e procedure. Alcuni esempi concreti di questa strategia sono i disegni di legge promossi da esponenti del Partito Democratico:

  • DDL Cirinnà: sulle Unioni Civili ed adozioni omosessuali
  • DDL Fedeli: sull’insegnamento del Gender nelle scuole pubbliche
  • DDL Scalfarotto: sul reato di “omofobia” e “transfobia”.

Uno dei nodi più delicati e complicati è nel campo educativo: il piano di indottrinamento secondo l’ideologia gender (definita da papa Francesco “un errore della mente umana”) è stato già promosso in diverse scuole tramite il finanziamento o l’intervento diretto di associazioni legate al mondo LGBT, associazioni a cui il Ministero della Pubblica Istruzione assegna la maggior parte dei progetti di educazione all’affettività, alla tolleranza, alla lotta contro bullismo, discriminazioni e stereotipi (sic!) di genere.

Saranno le stesse famiglie presenti in piazza coi loro figli a chiedere di non interferire nell’educazione affettiva della prole con programmi e ideologici e ideologizzanti; quello dell’educazione, e in particolare dell’educazione affettiva e valoriale, è un compito e una responsabilità che spetta esclusivamente ai genitori secondo quanto afferma l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (“I genitori hanno il diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”).

Un altro punto molto discusso è il progetto di legge promosso dal senatore del PD Ivan Scalfarotto. La legge preverrebbe sanzioni penali (carcere o lavori di utilità pubblica) per chi applica, promuove o diffonde intolleranza o discriminazione basate sull’identità di genere. La legge – così come è stata proposta – si presta ad ampie e pericolose interpretazioni e ciò che viene seriamente minacciata è la libertà di espressione, di parola, di associazione e di stampa. Il grave episodio avvenuto in Germania, dove un padre di famiglia è stato incarcerato per aver rifiutato di mandare i figli alla lezione di educazione sessuale, apre scenari inquietanti di repressione e paura.

Non è la prima volta che Roma ospita una manifestazione di questo tipo: il 12 maggio del 2007 ci fu un Family Day organizzato, dalle associazioni cattoliche e laiche per manifestare contro le politiche del governo Prodi in materia familiare, in particolare su fisco e unioni di fatto (il progetto dei DI.CO, poi abbandonato dal Governo). In quella occasione il Family Day portò in piazza più 250mila persone, un milione secondo gli organizzatori.

L’iniziativa parte “dal basso”, dalle famiglie che chiedono di essere ascoltate, ma la notizia del nuovo Family Day è stata ufficializzata domenica 1 giugno dall’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, al termine dell’incontro vocazionale tenuto a Catania nello stadio Angelo Massimino. Già la domenica di Pentecoste a Brescia, in un incontro per i giovani del nord Italia, Kiko Argüello aveva lanciato l’idea di un Family Day senza però precisare ulteriori dettagli.

Il Cammino Neocatecumenale ha fatto da trait-d’union tra le tante associazioni e comitati laicali desiderosi di alzare la propria voce ed interessati alla causa della famiglia; una riunione tra i diversi esponenti e responsabili di queste associazioni ha permesso di creare un comitato organizzatore incaricato di definire – in tempi brevi –  i dettagli dell’evento. Il comitato ha scelto il nome “Da mammà e papà” perché – affermano – “da una mamma e un papà siamo tutti nati, cresciuti, educati, amati e protetti”.

Benché nessuna associazione o movimento politico o religioso pretenda rivendicare la paternità dell’evento, sono diverse le associazioni che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, tra le quali: “Sì alla Famiglia”, “La Manif Pour Tous Italia”, “Voglio la Mamma”, “Alleanza Cattolica”, “Sentinelle in Piedi”, “Non si tocca la famiglia”, “Comitato Articolo 26”, “Notizie Pro-Vita”.  Il comitato “Da mamma e papà” è composto da “personalità provenienti da diverse associazioni tra cui Massimo Gandolfini (portavoce del comitato), Simone Pillon, Giusy D’Amico, Toni Brandi, Filippo Savarese, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Jacopo Coghe, Maria Rachele Ruiu, Paolo Maria Floris, Alfredo Mantovano, Nicola Di Matteo”.

Dall’account Facebook di “Alleanza Cattolica”, il sociologo e giornalista Massimo Introvigne ha dichiarato che “si è convenuto che non ci sia alcuna sigla di associazione o organizzazione, perché la battaglia è di tutti e va combattuta ora, oggi. Domani sarà tardi”.

Il Family Day di Roma conterà con l’appoggio del Vescovo Vicario Agostino Vallini che ha accolto positivamente la proposta, sollecitato anche dai suo sacerdoti che da tempo chiedevano un intervento deciso in materia. Anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco che più volte ha denunciato coraggiosamente le derive dell’ideologia gender e i tentativi di equiparazione del matrimonio omosessuale, sostiene l’iniziativa. Gli organizzatori hanno chiesto anche il sostegno del Santo Padre affinché incoraggi anche lui la manifestazione sostenendo le famiglie come ha fatto recentemente nei suoi interventi pubblici.

Filippo Savarese, portavoce de “La Manif Pour Tous Italia” e uno dei componenti del nuovo comitato “Da mamma e papà” ci spiega l’urgenza e l’importanza storica di questo appuntamento: “Siamo a un momento di svolta epocale per l’Italia, che dovrà decidere a breve se entrare o no nel club degli Stati che hanno avviato la rottamazione della famiglia e aperto al grande mercato internazionale dei figli. Il ddl Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato è solo il paravento dietro cui si prepara la rivoluzione che in gran parte d’Europa ha svilito il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini di avere un papà e una mamma. Sono anni ormai che le associazioni LGBT portano nelle scuole italiane quella che Papa Francesco ha definito la nuova “colonizzazione ideologica”: la teoria Gender dell’indifferentismo sessuale. Abbiamo il dovere storico di denunciare apertamente l’attacco alla famiglia e alla sua libertà educativa, e sabato 20 giugno alle 15:30 in piazza San Giovanni a Roma lo faremo in toni pacifici”.

da mamma e papa

Logo del comitato organizzatore

Articolo originale su Aleteia.

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