Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Il cardinale Schönborn “gratitudine e stupore” per Giovanni Guggi

schonborn«Guardo con grandissima gratitudine e stupore la vita di Giovanni». Con queste parole, pubblicate sul suo account Twitter il 30 gennaio, il cardinale di Vienna Christoph Schönborn ha voluto ricordare Giovanni Guggi, responsabile del Cammino Neocatecumenale in Austria che Dio ha chiamato a sè all’inizio di questo anno 2017, il 20 gennaio.

Il cardinale austriaco ha voluto presiedere il funerale di questo catechista italiano che per molti anni, assieme a sua moglie, ha guidato le comunità neocatecumenali dell’Austria dedicando la sua vita all’annuncio del Vangelo. Il funerale si è svolto il 26 gennaio nella chiesa di Santa Brigida di Vienna. Nella sua omelia Schönborn ha sottolineato l’importanza e l’urgenza di portare la Buona Notizia di Cristo Risorto all’uomo di oggi, mentre i cristiani vivono spesso la tentazione di “accomodarsi sul divano”. E’ per questo che, ha affermato il cardinale, la testimonianza di Giovanni mostra la forza della fede e va vista “con gratitudine e stupore” per il bene fatto alla Chiesa austriaca. Alla celebrazione delle esequie ha partecipato anche il Nunzio Apostolico in Austria mons. Peter Zurbriggen. Continua a leggere…

Card. Sarah: “Il segreto di Fatima? Il Vangelo senza compromessi col mondo”

fatima-livre2Cento anni fa, mentre l’Europa viveva l’incubo della prima grande Guerra Mondiale, in un villaggio periferico del continente, tre giovanissimi pastorelli di sette, nove e dieci anni ricevevano una visita speciale dal cielo. Nel 1917 la Vergine Maria apparve per sei volte ai bambini (dal 13 maggio al 13 ottobre) nella località di Cova da Iria, consegnando loro dei messaggi per l’umanità e confidando tre importantissimi “segreti”. Francisco, Giacinta e Lucia passeranno alla storia come i pastorelli di Fatima, protagonisti di una delle apparizioni più affascinanti, ma anche discusse, della storia della Chiesa. Continua a leggere…

Prima la vita, poi la salute! La lezione pro-life di Trump e del cardinale Burke

march_for_life Un sostegno storico!
«VP Mike Pence will be speaking at today’s March For Life. You have our full support!» («Il vice presidente Mike Pence parlerà all’odierna Marcia per la Vita. Avete tutto il nostro sostegno»)

e ancora:

«The March For Life is so important. To all of you marching – you have my full support!» («La Marcia per la Vita è così importante. A tutti voi che manifestate: avete tutto il mio sostegno»)

Con queste storiche parole pubblicate su Twitter il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha reso pubblico e ufficializzato il suo personale sostegno alla Marcia per la Vita che il 27 gennaio ha riunito a Washington centinaia di migliaia di persone. Per la prima volta dalla sua fondazione avvenuta 44 anni fa, questa manifestazione pro-life ha accolto sul palco dei relatori un rappresentante della Casa Bianca – il vicepresidente Pence – e il pieno sostegno del Presidente degli States. Nessun presidente aveva mai sostenuto o quantomeno mostrato simpatia verso il popolo della famiglia e della vita che ogni anno a gennaio si da appuntamento nella capitale. Inoltre, parlando alla ABC News, Trump ha lamentato la scorrettezza dei media che, mentre hanno offerto la massima copertura alle marce pro-choice, ignorano completamente la folla pro-life che ogni anno invade Washington. Il presidente della Marcia per la Vita, Jeanne Mancini si è detta “felicissima” dell’appoggio della Casa Bianca ed ha aggiunto «Non avevamo mai visto nulla di simile nella nostra vita!». D’altronde abbiamo già avuto modo di notare quanto l’inaspettata sconfitta della abortista Hillary Clinton avesse letteralmente devastato il mondo pro-choice.

pence-march-for-lifeRipristinare una cultura della vita in America!
«La vita torna a vincere in America» è la sintesi del messaggio del vice presidente degli Stati Uniti Mike Pence in quello che ha definito «un grande giorno per la Marcia della Vita». Citando gli ideali fondamentali della Carta d’Indipendenza degli Stati Uniti – vita, libertà e ricerca della felicità – ha poi aggiunto: «44 anni fa la Corte Suprema si è allontanata dal primo degli ideali» ma «oggi, tre generazioni dopo, grazie a tutti voi e alle varie migliaia di persone che marciano con noi in tutto il paese, la vita torna a vincere in America». «La lotta all’aborto ha raggiunto una svolta storica». Tutto questo – ha affermato Pence – grazie «alla storica elezione di un presidente che si è schierato per un’America più forte e più prospera, un presidente che, lo dico con orgoglio, si è schierato per il diritto alla vita: il presidente Donald Trump». Pence ha poi promesso che «Questa amministrazione lavorerà per porre fine al finanziamento dell’aborto da parte dei contribuenti». Un lavoro già iniziato poche ore dopo l’insediamento del nuovo presidente nella Casa Bianca. «Non avremo pace finché non avremo ripristinato una cultura della vita in America, per noi e per i nostri figli. Grazie e che Dio vi benedica»

march-for-life-17-dolanIn America pastori che guidano il gregge.
Come al solito anche i vescovi statunitensi si sono apertamente schierati col popolo della famiglia, lasciando ad altri lo spirito di moderazione e le strategie diplomatiche dettate da esigenze di dialogo e di cordialità politica. Qualche giorno fa i vescovi americani avevano ringraziato ufficialmente il Presidente per l’ordine esecutivo contro l’aborto. Alla vigilia della Marcia per la Vita l’arcivescovo di New York il cardinale Timothy Dolan (foto) ha presieduto un’Eucaristia concelebrata da 4 cardinali, 40 vescovi, 320 sacerdoti e 90 diaconi; presenti anche 545 seminaristi. Circa diecimila persone hanno partecipato all’Eucaristia nella Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione. Nella sua omelia il cardinale ha paragonato il ventre materno a un santuario, al “primo santuario” dove la vita umana innocente e fragile viene protetta e nutrita. Ma «se il grembo materno non è più un posto sicuro per la vita umana perché minacciato dall’aborto, nessuno è più al sicuro! Chi di noi potrà dirsi al sicuro quando il primo ed il più significativo di tutti i santuari, il grembo materno che protegge una piccola vita, viene perquisito e devastato?». Dolan ha più volte citato papa Francesco che, tramite il segretario di Stato mons. Parolin, ha inviato un messaggio speciale per l’occasione. Un messaggio chiaro quello del Pontefice, un appello forte a non definire “diritto” l’uccisione del bambino prima della sua nascita: «È così grande il valore di una vita umana – ha affermato il Papa – ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano».

Avvenire e la salute prima di tutto.

Il sostegno della Casa Bianca alla Marcia per la Vita ha rallegrato e rinfrancato il mondo pro-life americano dopo anni di governo Obama caratterizzati dal sostegno alle lobby abortiste e alle associazioni LGBT. L’amministrazione Obama ha portato al riconoscimento del cosiddetto “matrimonio omosessuale” (con tanto di Casa Bianca illuminata dai colori della bandiera arcobaleno) e al clamoroso insabbiamento dello scandalo che ha travolto la potente colosso abortista Planned Parenthood sostenuta a pieno da Hillary Clinton. Trump ha dato inizio a quella svolta che tutti i cattolici (vescovi compresi) speravano. Se però il nuovo corso è stato accolto con entusiasmo da gran parte del mondo cattolico, in Italia il giornale dei Vescovi si tira fuori dal coro, mantenendo i toni di netta avversione al nuovo presidente USA mostrati durante la campagna elettorale e minimizzando le iniziative del nuovo governo contro l’aborto e a favore della vita. Sollecitato da una lettera di protesta di un lettore, il direttore di Avvenire ha risposto affermando che ciò che realmente conta è il sistema sanitario obamiano che Trump ha smontato non appena insidiato danneggiando gran parte della popolazione, quella più povera. Secondo Avvenire, Trump non può definirsi “per la vita” se poi non assicura un livello minimo di assistenza sanitaria. Afferma Marco Tarquinio: «A me, ma non solo a me, risulta davvero difficile e persino impossibile considerare «per la vita» chi dichiara di volere difendere l’esistenza umana sin dal suo primo inizio e poi non ritiene che un livello decente di cure debba essere assicurato a tutti e non solamente a chi può permetterselo». Quello degli aborti, chiosa il direttore, è una “tristissima questione” già affrontata e che riguarda sia democratici che repubblicani. Nessuna svolta dunque della quale rallegrarsi, ma semplice strategia politica (Non importa dunque se – anche fosse per strategia politica – un Sacro Impero dell’aborto come gli USA decide clamorosamente di “convertirsi” e di mettersi dalla parte dei più deboli e indifesi rischiando di salvare più di una vita).

Burke: “Prima la vita poi la salute”!

burke-libroIl 26 gennaio i vertici delle associazioni pro-life degli Stati Uniti hanno premiato il cardinale Raymond Leo Burke per il suo coraggioso impegno in favore della fede, della famiglia e della vita. A Burke è stato assegnato il premio Life Achievement Award perché «Ha sofferto molto per la causa della vita e della famiglia. Ha serenamente sopportato la sofferenza e le umiliazioni pubbliche ricevute da ogni parte». E’ proprio questo cardinale a spiegare perché – in Stati Uniti e in tutto il mondo – prima della salute è necessario prendersi cura della vita. Lo afferma nel suo libro-intervista pubblicato lo scorso anno in Francia e recentemente tradotto in italiano dalla casa editrice Cantagalli (Un cardinale al cuore della Chiesa. Dialogo con Guillaume d’Alancon, Siena 2016).

Alla domanda «Ci sono imperativi superiori che potrebbero portare a mettere da parte la lotta per la vita?», il cardinale risponde:

Mai! Non c’è niente di più fondamentale del diritto alla vita. Bisogna sempre lottare per la causa della vita. Nessuna altra causa può sostituirsi ad essa. Negli Stati Uniti si evocano spesso i problemi legati alla cattiva salute, alla povertà, all’immigrazione. Ci è stato detto di limitare o cessare il nostro impegno per la vita. La mia risposta è sempre questa: la base della giustizia sociale è il rispetto per la vita. Se non proteggiamo adeguatamente la vita umana come possiamo difendere la salute, i poveri?

In sintesi: prima la vita, poi tutto il resto, salute compresa.

Post-verità e Pio XII. La storica ammissione della BBC: il silenzio del papa è una fake-news

pio12Pio XII: Un pontefice “eroico”.

Il 19 dicembre del 2009 l’allora papa Benedetto XVI firmava uno storico decreto tramite il quale riconosceva le “virtù eroiche” di papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli. Allo stesso tempo riconosceva le “virtù eroiche” di Giovanni Paolo II, la cui causa di canonizzazione si è poi definitivamente conclusa il 27 aprile del 2014 – con papa Francesco – a soli nove anni dalla sua morte.

Per papa Pio XI l’iter di canonizzazione ha invece mantenuto i ritmi lenti e prudenti senza compiere, sino ad oggi, nessun passo in avanti. Ad ostacolare la strada verso la canonizzazione di Pacelli esistono ancora alcune difficoltà come l’indagine e lo studio di tutti i documenti conservati nell’Archivio Segreto riguardanti il pontificato nel tempo della Seconda Guerra, le accuse di una parte della comunità ebraica (che in occasione del decreto alzò voci di protesta costringendo il Vaticano a calmare le acque con un comunicato del portavoce padre Lombardi) e infine la grande ostilità nei confronti del papa da parti di chi continua a dipingerlo e a raccontarlo come il “papa di Hitler” complice e alleato del dittatore tedesco.

Decenni di menzogne: la macchina di fango contro il Pastor Angelicus.

E’ questa forse una delle più diffuse leggende “leggende nere” – o “false testimonianze” come le ha definite il sociologo R. Stark nel suo ultimo libro – diffuse in odio alla Chiesa Cattolica. La infamante diceria che sporcò la memoria di Pio XII è recentissima, nasce negli anni sessanta nell’URSS comunista e viene presentata al pubblico col dramma Il Vicario di R. Hochhuth, legato al KGB[1] accolto subito da un’ondata di proteste a causa del grossolano revisionismo e le calunnie contro il Papa. Eppure la teoria del “Papa di Hitler” ha trovato una cieca accoglienza globale grazie alla grossa macchina di fango che attraverso film, documentari, libri e articoli artefatti ha dipinto il Sommo Pontefice come un complice della follia nazista influenzando pesantemente l’opinione pubblica. Ancora oggi in Italia sono in molti a considerare Il Vicario un’opera basata su fatti realmente accaduti, basti leggere l’elogio appassionato, non privo di partigiano risentimento verso la Chiesa, apparso su Il Fatto Quotidiano in occasione della rappresentazione del febbraio 2016 al Teatro dell’Elfo di Milano.

La verità su Pio XII: il vero nemico del Führer

Ciononostante in questi ultimi anni la verità su Pio XII sta finalmente venendo alla luce e chi vuole togliere i paraocchi ideologici e guardare al di la dell’acritica diceria può scoprirla da se grazie alla pubblicazione di saggi storici e di testimonianze dell’epoca che certificano la verità dei fatti, riportando alla luce il vero ruolo di Pio XII durante la grande guerra come l’unico grande antagonista di Hitler (cfr. ad esempio: B. Frale, Il principe e il pescatore, Mondadori 2011; M. Dal Bello, La congiura di Hitler, Citta Nuova 2014; M. Riebling, Le spie del Vaticano, Mondadori 2015). Mentre dunque per decenni si è accusato Pio XII per i suoi presunti “silenzi” di fronte alla pulizia etnica nazista, ciò che realmente si è passato sotto silenzio fu la guerra tra i due grandi leader dell’epoca: da una parte il Führer che pianificava invadere il Vaticano, per sequestrare e deportare l’odiato papa, dall’altra il Pastor Angelicus che prendeva parte attiva nel tentativo di distruggere i demoniaci piani di Adolph Hitler assieme agli Alleati, una cospirazione segreta di cui nessuno era al corrente.

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Papa Pio XII a San Lorenzo, Roma 1943

Si aspetta il miracolo e la beatificazione

Il postulatore della causa di beatificazione di Pio XII è il padre gesuita Peter Gumpel che ha recentemente affermato la segnalazione di diversi miracoli di guarigione attribuiti all’intercessione del papa. Ma al momento nessuno di queste guarigioni miracolose è stata considerata decisiva per la beatificazione. Una decisione che spetta in ultima istanza a papa Francesco, che – ha affermato Gumpel – sembra molto favorevole a concludere l’iter della causa. Parlando a Tv2000 nel gennaio del 2015 per la Giornata della Memoria, padre Gumpel ha affermato: «Siamo storicamente certi che Pio XII e la Chiesa Cattolica hanno fatto tutto quello che ragionevolmente in quel tempo poteva essere fatto» per salvare gli ebrei.

La storica ammissione della BBC: su Pio XII una fake-news!

A dicembre del 2016 la BBC ha ammesso che la teoria dei “silenzi” della Chiesa Cattolica ed in particolare del papa Pio XII nei confronti della strage nazista non rispecchia la verità dei fatti. La sorprendente dichiarazione dell’emittente inglese è stata ripresa dal Catholic Herald come una svolta storica che pone il punto finale ad una leggenda nera, frutto dell’odio anticattolico, che ha fatto molto male alla Chiesa. In effetti durante la diretta della visita di papa Francesco al campo di sterminio di Auschwitz avvenuta a luglio, il corrispondente della BBC aveva affermato che «la risposta della Chiesa di fronte alla demonizzazione del popolo ebraico da parte della Germania nazista fu il silenzio». Dopo diversi mesi, a seguito di una formale denuncia e di diversi reclami, la BBC è dovuta tornare sui suoi passi pubblicando nella sezione “complains” (denunce/contestazioni) un mea culpa dal sapore storico; nel comunicato l’emittente ammette l’errore del suo giornalista che non ha dato «il giusto peso alle dichiarazioni pubbliche dei Papi successivi e agli sforzi compiuti da Pio XII per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazista, ed ha perpetuato così una visione che contrasta con l’equilibrio delle prove». Allo stesso tempo la BBC auspica che future coperture mediatiche dell’argomento si preoccupino di «riflettere una comprensione storica più aderente ai fatti».

Piccolo florilegio di elogi e ringraziamenti a Pio XII dopo la guerra

Impossibile elencare tutte le persone che hanno ringraziato Pio XII per il bene che ha fatto durante la Seconda Guerra mondiale. Ma è sempre utile scoprire la vera storia attraverso le testimonianze dei protagonisti che la vissero in prima persona. Ecco dunque alcuni nomi di coloro che resero omaggio pubblicamente a papa Pio XII:

  • Israel Zolli, rabbino capo di Roma. Si convertì al cristianesimo nel 1945 e chiese il battesimo scegliendo il nome di Eugenio in onore a papa Pacelli.
  • Il senatore Abramo Levi. Fu salvato assieme alla sua famiglia da Pio XII. Convertitosi al cristianesimo dopo la guerra, donò una villa di sua proprietà a Pio XII (Villa Giorgina, in via Po 29). Nel testamento (1949) si rivolge al papa dicendo: «Grato alla Provvidenza per avermi preservato dai pericoli della iniqua lotta razziale … e grato alla protezione concessami in questo turbinoso periodo…».
  • Giuseppe Nathan, commissario dell’Unione delle comunità israelite, nel 1945, rende omaggio al Papa e ai religiosi «per aver visto nei perseguitati dei fratelli, secondo le indicazioni del Santo Padre».
  • L’11 ottobre del 1945 il Congresso Ebraico Mondiale offre alla Santa Sede 20mila dollari come riconoscimento per lo sforzo della Santa Chiesa Cattolica Romana per salvare gli ebrei perseguitati dal nazismo e dal fascismo.
  • Il 25 maggio del 1955, 94 musicisti dell’orchestra filarmonica ebraica hanno suonato sotto gli appartamenti papali in riconoscimento della «grandiosa opera umanitaria compiuta dal papa per salvare un gran numero di ebrei durante la Seconda Guerra mondiale».
  • Alla morte di Pio XII nell’ottobre del 1958, Golda Meir, primo ministro israeliano, dichiarò: «Durante il decennio del terrore nazista, mentre il nostro popolo subiva un terribile martirio, la voce del papa si è elevata per condannare i persecutori. Piangiamo un grande servitore della pace».

 

[1] Cfr. Chi era Rolf Hochhuth. Le calunnie su Pio XII, in: appuntiitaliani.com. http://appuntiitaliani.com/chi-era-rolf-hochhuth-le-calunnie-su-pio-xii/

Articolo originale su Aleteia.org

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Chiunque riceva grazie o favori dal Venerabile Pio XII è pregato di darne comunicazione al Postulatore:

Curia Generalizia della Compagnia di Gesù.
Borgo Santo Spirito, 4.
00193 ROMA

Papa Francesco visita don Giuseppe, sacerdote malato di Sla

dongiuseppe2Durante la visita alla parrocchia di Santa Maria a Setteville di Guidonia, papa Francesco ha abbracciato don Giuseppe Berardino, il vice parroco che da due anni è stato colpito da una terribile malattia.

Don Giuseppe è nato nel 1966 ad Avellino. La sua vocazione sacerdotale è sorta all’interno del Cammino Neocatecumenale, un percorso iniziato in gioventù nella parrocchia di San Ciro Martire della sua città. Dopo diversi anni di formazione nel seminario Redemptoris Mater di Roma, nel maggio del 2003 è stato ordinato presbitero della Diocesi di Roma dal papa Giovanni Paolo II e assegnato alla parrocchia di Santa Maria a Setteville come vicario parrocchiale.

Dopo dieci anni di servizio a Guidonia, a 46 anni don Giuseppe è stato colpito dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica che in pochissimo tempo lo costringe all’immobilità. Una patologia irreversibile che ha avuto un’evoluzione rapidissima. Il letto è oggi la sua croce dove, ad immagine di Cristo, don Giuseppe offre la sua vita per la salvezza delle anime. La sua storia ha commosso la parrocchia, i sacerdoti amici, la sua comunità e le altre comunità che lo hanno conosciuto. Oggi la sua testimonianza silenziosa è più eloquente di molte omelie e azioni pastorali mentre la comunità parrocchiale si stringe attorno a lui in preghiera e nei servizi più materiali necessari per la sua cura.

dongiuseppe3Domenica 15 di gennaio ai piedi del suo letto si è recato il Sommo Pontefice papa Francesco che lo ha incoraggiato offrendogli il sostegno della sua preghiera. Un’incontro breve, intimo e riservato, al quale ha assistito il parroco don Gino Tedoldi assieme al cardinale Vicario Agostino Vallini. Questi, intervistato da Tv2000 ha raccontato il commovente incontro:

Personalmente l’esperienza più intima, più riservata, toccante e bella è stata la visita del Papa a don Giuseppe che da due anni nell’esercizio del suo ministero ebbe il segno di una malattia irreversibile come la Sla. Questa malattia ha avuto un’evoluzione molto rapida e adesso vive da tanti mesi in una condizione che non possiamo dire di totale assenza ma certamente i segni esterni non sono presenti. Il Papa si è avvicinato a don Giuseppe, lo ha abbracciato e baciato. Poi parlandogli all’orecchio gli ha detto: “Giuseppe ti vengo a visitare, sono il tuo vescovo, sono qui con te. Preghiamo il Signore che tu possa vivere la tua missione misteriosa ma feconda con tanti frutti”.

Avevamo deciso anche di nominare don Giuseppe parroco ma poi abbiamo soprasseduto. Evidentemente i segni di Dio sono misteriosi. Oggi ringrazio il Signore per il magistero che questo sacerdote svolge nel silenzio della sua sofferenza ma che ha coinvolto tutta la parrocchia e il popolo.

Sul sito della sua parrocchia di origine – San Ciro Martire di Avellino – il parroco di Santa Maria a Setteville racconta la commovente storia di don Giuseppe.

 

***AGGIORNAMENTO (26/01/2017)

Il giorno 25 gennaio – festa della Conversione di San Paolo – don Giuseppe Berardino è tornato alla casa del Padre. Dieci giorni dopo l’incontro col Santo Padre si è spento nella sua stanza all’età di 50 anni, lasciando una testimonianza preziosa ai fedeli della sua parrocchia e della diocesi di Roma. Preghiamo perché Dio lo accolga nel suo Regno e gli mostri il suo volto di misericordia.

 

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