Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Incontro mondiale delle famiglie (senza le famiglie?)


Il sito ufficiale del Decimo Incontro Mondiale delle Famiglie https://app.romefamily2022.com/ , organizzato dalla Diocesi di Roma, ci avvisa che mancano poche ore all’inizio del grande evento previsto dal 22 al 26 giugno nella capitale italiana. Il contdown è utile per chi avesse perso di vista le date dell’evento ma anche per chi, fino ad oggi, ne ignorava l’esistenza.

Eppure l’incontro (inizialmente previsto per giugno 2021 ma rinviato causa pandemia) vuole essere un evento straordinario che coinvolga i cattolici le famiglie e i bambini di tutto il mondo. Un evento che si inserisce nel quadro dell’anno che papa Francesco ha dedicato alla “Famiglia Amoris Laetitia”, indetto il 19 marzo 2021, citando la sua esortazione post-sinodale pubblicata nel 2015.

“Vi chiedo di essere vivaci, attivi, creativi” ha chiesto Francesco alle diocesi di tutto il mondo chiamate a organizzare in casa propria l’evento seguendo le istruzioni e le linee indicate da Roma.

L’insistenza del papa, del cardinale Farrell (Prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita) e degli organizzatori sulla decentralizzazione dell’incontro (un incontro a Roma ma “che non si svolgerà in un’unica città”) e il fatto che dal 22 al 26 “il papa incontrerà a Roma solo i delegati delle conferenze episcopali, dei movimenti ecclesiali e delle associazioni familiari”, di fatto depotenziano l’incontro fisico a Roma con quell’aria di internazionalità che ha caratterizzato le precedenti edizioni di questo evento – voluto da papa Giovanni Paolo II – che ha riunito nel 2012 a Milano un milione e mezzo di persone e un milione a Filadelfia nel 2015. 

Un’edizione dalla modalità inedita “tenendo conto dei rischi generati dalla pandemia e le residue difficoltà di viaggio” (Matteo Bruni). Un’edizione “multicentrica e diffusa” ha affermato la dott.ssa Gambini, sottosegretaria Dicastero Vita e Famiglia. Il covid dunque permette di mettere in pratica il “decentramento” perseguito in questi anni da papa Francesco a favore delle “periferie”, un movimento centrifugo che nel nome della Sinodalità allontana i fari da Roma per illuminare il resto del mondo (basti pensare al Giubileo della Misericordia che il Papa ha inaugurato aprendo la Porta Santa della cattedrale di Bangui, in Centrafica.

Il programma prevede un festival di apertura e una serie di incontri che si svolgeranno nell’aula Paolo VI. Duemila delegati dai cinque continenti saranno a Roma per partecipare al congresso teologico-pastorale (23, 24, 25 giugno) dove diversi esperti in materia affronteranno i temi più importanti legati alla famiglia: dall’accoglienza dei figli alle ferite del divorzio. L’evento culminante sarà la Messa col Papa che si celebrerà sabato alle 17,15 sul sagrato della Basilica di san Pietro (l’accesso dei fedeli consigliato dalle 14,30, il che, con le attuali temperature, offre alle famiglie che parteciperanno coi bambini la possibilità di esercitare virtù eroiche).

Ciò che colpisce a prima vista è la (paradossale) assenza delle famiglie comuni, chiamate a partecipare (con discrezione), a festeggiare (con moderazione) e a seguire (possibilmente online per non creare assembramenti che rischino di diffondere contagi) le varie tappe di un incontro non proprio a misura di famiglia. Purtroppo sono molte le famiglie che, all’interno delle parrocchie, ignorano l’anno speciale “Amoris Laetitia”, così come l’incontro mondiale puntualmente e faticosamente organizzato dalla Diocesi dell’Urbe.

Complice forse la mancata mediazione delle parrocchie, troppo legate al carisma, alla buona volontà e all’iniziativa dei singoli parroci o vice parroci (spesso più giovani e responsabili delle pastorali familiari e giovanili), complice, in due anni di organizzazione, la mancanza di una preparazione remota con incontri che progressivamente avvicinino all’evento di giugno, complice la mancanza di un format più adatto alle famiglie rispetto a un triduo teologico-pastorale condotto dagli esperti. Complice, infine, la lontananza tra i vertici della Chiesa (per quanto vengano chiamati alle armi laici e donne, non è questo il punto, un giorno lo si capirà) dalle reali situazioni delle famiglie (in modo particolare quelle che hanno fatto la scelta consapevole e responsabile di avere dei figli, in un paese in pieno inverno demografico dove due creature sono troppe), alle prese con l’inizio della stagione estiva dopo un anno di restrizioni, di quarantene, di obblighi vaccinali, di continui richiami, di tamponi, di discriminazioni e di paura diffusa su scala globale.

A questo proposito non è chiaro se alle conferenze (a cui difficilmente le famiglie con bambini potranno partecipare a meno che non vengano affidati a qualche babysitter per l’intera kermesse) sia richiesto il super greenpass. Un’ossessione vaticana che ha portato alla sospensione di diversi lavoratori rei di non essersi sottoposti alla terapia vaccinale anti-covid 19. Lo Stato Vaticano è stato infatti uno più ferrei sostenitori e attuatori del pass vaccinale obbligatorio per accedere al posto di lavoro. Misure che fanno di Francesco il sovrano più severo in Europa, molto più di Draghi che, pur addossando la colpa della pandemia ai non vaccinati, ha permesso a questi di lavorare col tampone ogni 48ore (non nel caso di personale sanitario o docenti sospesi sine die perché non vaccinati).

Già la conferenza stampa di presentazione della Giornata Mondiale delle Famiglie è stata riservata esclusivamente ai soli vaccinati come segnalato nel bollettino stampa del 31 maggio: “Si ricorda che l’ingresso è condizionato all’esibizione del “Green pass rafforzato” (o attestazione equipollente al Certificato Digitale Covid), alla verifica della temperatura corporea, alla sanificazione delle mani, all’uso della mascherina FFP2 e a eventuali ulteriori disposizioni fornite dal personale”. Così è stato, ad esempio, per gli incontri organizzati dalla Comunità Pastorale San Francesco di Mariano Comense (CO) in vista dell’incontro di Giugno: due serate di incontri per le famiglie, ma solo ed esclusivamente per quelle vaccinate.

Assenti, tra i relatori scelti da ogni parte del mondo, i vertici dei movimenti, da sempre protagonisti assoluti in questi incontri mondiali. Una scelta forse voluta, forse dovuta allo stato di salute di molti movimenti che hanno reso viva la chiesa nel post-concilio e che si trovano ora, con la morte o la vecchiaia dei fondatori e iniziatori, alle prese con un ricambio generazionale non semplice che porta in alcuni casi ad una crisi di identità o un affievolirsi dell’entusiasmo che i fondatori sapevano trasmettere. Assenti i vertici ma precettati i fedeli (in particolare le famiglie) che dovranno rispondere con la loro presenza dando un segnale di vivacità e fede vissuta faticosamente e concretamente.

Sicuramente in questi giorni gli occhi vigili della stampa saranno tutti centrati sul Vaticano alla ricerca di scoop e di notizie utili a creare audience. Scottante il tema delle unioni omosessuali dopo che il gesuita James Martin, nominato da Francesco consultore vaticano e relatore nell’incontro Mondiale delle Famiglie a Dublino nel 2018, ha affermato la complementarietà tra la devozione al Sacro Cuore e il Gay Pride e dopo che nella diocesi di Bologna (retta dal Presidente della Cei) il responsabile della pastorale familiare (!) ha celebrato una “Messa di ringraziamento” per un matrimonio omosessuale con ampia partecipazione del clero locale. Infine c’è il tema sempre scottante delle relazioni prematrimoniali che nessuno nella Chiesa sembra più sostenere come una proposta chiave per la felicità personale matrimoniale. Il Papa ha voluto ribadirlo nel suo recente documento creando scandalo dentro e fuori la Chiesa. Qualcuno è corso ai ripari affermando che il Papa va interpretato e che se il sesso è di “buona qualità” non si pecca. Insomma ci sarà pane per i denti dei media, assertati di scoop.

Gli artisti invitati e i conduttori “tutti verranno per valorizzare e dare la loro testimonianza di famiglia cristiana”. “Per questo motivo”, ha affermato don Insero responsabile dell’ufficio comunicazione della Diocesi di Roma, “abbiamo affidato la conduzione del festival delle famiglie ad Amadeus e alla moglie Giovanna Civitillo”. A guidare la festa, dunque, sarà proprio il direttore artistico del festival canoro di cui il vescovo di Sanremo ha duramente criticato l’apertura con l'”indecoroso scempio” di un cantante che con la sua “penosa esibizione (…) ha deriso e profanato i segni sacri della fede cattolica in un contesto insulso e dissacrante”. Ciò conferma un clima cordialità e di buoni rapporti tra la i vescovi italiani e il Festival di Sanremo, cordialità che ha portato il vincitore di Sanremo, Blanco, a cantare in Piazza San Pietro il giorno di “pasquetta”.

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