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Pachamama: dall’America a Roma, passando per l’Inghilterra. Le origini pagane del culto alla Madre Terra


Nelle ultime settimane si è molto parlato e discusso a proposito della cosiddetta “Pachamama”, la “Madre Terra”, venerata e adorata dai popoli dell’Amazzonia. Si è discusso se le immagini di legno raffiguranti una donna gravida portate a Roma in l’occasione del Sinodo dell’Amazzonia da una delegazione indigena, rappresentino la stessa “Pachamama”, la vita, la maternità o – addirittura – la Vergine Maria raffigurata coi tratti somatici e coi costumi tipici di una donna india. Le discussioni (a suon di articoli e di proclami ufficiali non sempre allineati, spesso contraddittori) si sono accese dopo il controverso episodio del “ratto delle pachamamas” condannato fermamente da Papa Francesco che ha chiesto perdono a chi si fosse sentito offeso dall’oltraggio inflitto alle statue amazzoniche. A difesa della tradizione e della venerazione della Madre Tierra, sono intervenuti giornalisti e teologi, alcuni chiamando in causa il santo inglese John Henry Newman, altri parlando di inculturazione di simboli pagani e riconducendosi dunque agli albori del cristianesimo o alle esperienze dei primi missionari in terre asiatiche o africane.

Forse sarebbe stato necessario (e auspicabile nel contesto di un “mese missionario” passato completamente in sordina a causa del Sinodo dell’Amazzonia) approfondire le radici di un culto locale che facilmente sfocia in espressioni e credenze in netto contrasto con la fede cristiana. Un processo di inculturazione della fede in terra di missione (nello specifico in terra sudamericana) può forse esimersi dal compito di correggere le storture presenti nei culti locali per puro rispetto umano, per paura di ferire i sentimenti dei nativi o di apparire eccessivamente impositivo nell’annuncio del Vangelo e nella proposta della fede cristiana?

Girando su internet è facile imbattersi in immagini, preghiere e rituali alla Madre Terra che difficilmente potrebbero venir accolte dalla fede cristiana senza le dovute precisazioni o correzioni. In questo senso sono molti i testi (destinati alla preghiera personale o alle cerimonie comuni del mese di Agosto, mese della Pachamama) che presentano non poche difficoltà per i credenti cristiani.

Basti vedere la preghiera alla Pachamama composta da una nota sciamana (strega, maga… a seconda di come si definisce o viene definita) di cui è molto facile reperire materiale e informazioni su internet. In questa preghiera (una libera interpretazione – per non dire un plagio – del Padre Nostro, come se ne trovano oramai ovunque) Pachamama è adorata come una divinità, una “dea”, che ha creato il mondo e che se ne prende cura; padrona del mondo, guida per gli uomini, questa dea ascolta le preghiere e… perdona e assolve chi sbaglia. La preghiera, oltre che offensiva nei confronti della più importante preghiera cristiana, l’unica insegnata da Gesù, è in netto ed evidente contrasto con l’insegnamento biblico e teologico, in contrasto con la Genesi e con la tradizionale idea di Dio trasmessa dallo stesso Gesù Cristo, dagli Apostoli e conservata e tramandata dalla Chiesa Cattolica. Ecco il testo tradotto in italiano (maiuscole nell’originale):

Madre Nostra che sei nella Terra

Sulla quale viviamo e ci muoviamo e otteniamo il nostro Essere.

Siano lodati i tuoi Mille Nomi Sacri

Te onoriamo e te serviamo

Impegnandoci nuovamente ad essere Guardiani della tua Natura

Amando e conservando tutto quello che Tu hai creato

Dacci oggi come sempre i frutti della tua generosità

Perdona le nostre colpe

Come noi perdoniamo agli altri

E a noi stesse per i nostri errori.

Guidaci nel nostro Viaggio attraverso la Vita

Su questo tuo bel pianeta.

Proteggici da ogni male e pericolo.

Perché questo è il tuo mondo.

Riflesso della tua Bellezza e Abbondanza.

Nei Secoli dei Secoli.

Benedicici, Santa Madre e sii Benedetta

Per tutta l’Eternità

La preghiera viene attribuita alla argentina Sandra Román che si definisce «sacerdotessa di Avalon, scrittrice, ricercatrice, artista, istruttrice di kundalini e yoga, addestratrice, lettrice di tarocchi e terapista di vite passate… una donna rinascimentale!».

Autrice di numerosi libri (come “Dee e sciamane”, “I rituali della dea: altari, incantesimi e meditazioni”, “Da Avalon a la croce del sud”, “Dee nella tua vita quotidiana”, “La benedizione del Graal”) e di carte tarocchi (dove si trova anche la carta di “Pachamama, Nostra Madre Terra” e quella di Maria Maddalena “sacerdotessa della grande Dea) Sandra Román è molto attiva sui social dove conduce numerose sessioni di addestramento, conferenze, corsi e seminari a distanza, per formare nuove sacerdotesse o semplicemente per condurre le persone all’equilibrio spirituale e a camminare “sulla via delle dee”.

Sandra Román è stata formata e iniziata come “sacerdotessa de Avalon” a Glastonbury, in Inghilterra, “durante l’Equinozio di Autunno del 2000”. Gli amanti del genere fantasy e i cultori del mondo della magia considerano Avalon un’isola leggendaria (chiamata anche “Isola delle mele”) ormai scomparsa. Si dice che l’isola sorgesse nei pressi dell’attuale città di Glastonbury. Proprio questa città (situata a 45 km a sud di Bristol) è considerata la culla del cristianesimo britannico; a Glastonbury sorgeva la maestosa abbazia medievale la cui costruzione risale all’VIII secolo dopo Cristo. Secondo la tradizione fu costruita sul luogo dove lo stesso Giuseppe d’Arimatea fondò la prima chiesa in terra britannica nel I secolo dC. Colpita da un incendio nel 1184 e ricostruita e riconsacrata dai benedettini, la celebre abbazia (che secondo la leggenda ospitava le spoglie del Re Artù e di sua moglie) venne definitivamente distrutta nel 1539 dalla furia iconoclasta del re Tudor, Enrico VIII, autoproclamatosi capo supremo della chiesa inglese col suo Atto di Supremazia che separò l’Inghilterra da Roma e costò la vita al vescovo John Fisher, a Tommaso Moro e molti altri cristiani fedeli alla tradizione e al papa. Si legge nel sito dell’abazia:

Nel 1536, in Gran Bretagna, durante il 27 ° anno del regno di Enrico VIII c’erano oltre 800 monasteri e conventi. Nel 1541 non ce n’era neanche uno. Più di 10.000 monaci e monache furono dispersi e gli edifici sequestrati dalla Corona per venire venduti o affittati a nuovi occupanti laici. L’abbazia di Glastonbury fu una delle principali vittime di questa azione da parte del re, durante lo sconvolgimento sociale e religioso noto come Dissoluzione dei monasteri.

Oggi Glastonbury, da centro spirituale del cristianesimo inglese e scenario della più furente persecuzione e del martirio di molti cristiani, è diventato luogo di culto pagano alle “dee” di Avalon, sede di scuole di magia dove vengono addestrate e “consacrate” sacerdotesse come l’argentina Sandra Román che oggi da Buenos Aires proclama il suo credo nella Dea Madre, creatrice e padrona del mondo, che identifica con la Pachamama. Avalon è oggi un vivace centro di spiritualità pagana, dove magia bianca e magia nera si mescolano e dove numerosi sciamani, maghi e aspiranti tali si riuniscono per partecipare a corsi di formazioni, riti iniziatici e atti di culto a divinità femminili.

Resti dell’Abbazia di Glastonbury

Ad Avalon/Glastonbury si è formata anche l’italiana Anna Bordin, anche lei “Sacerdotessa della Dea e di Avalon”, fondatrice del Cerchio Italiano di Avalon e presidentessa in carica dell’Unione Comunità Neopagane. A Glastonbury hanno studiato molte donne che guidano l’associazione “Il tempio della Dea”, con diverse sedi nel territorio italiano: tra i loro scopi ci sono: la decostruzione della società patriarcale il ritorno a una società che promuove una tradizione matricentrica e il culto femminile, sviluppare ed incentivare gli studi di genere, approfondire la conoscenza delle culture indigene, la difesa e il rispetto dell’ambiente e agli animali come beni appartenenti alla Dea.

Se è certamente curioso che nel luogo più sacro dell’Inghilterra cristiana sorga oggi una centro internazionale di culto a divinità pagane ed in particolare alla cosiddetta “Dea Avalon” (ma sappiamo che il demonio scimmiotta Dio e gioca a capovolgere tutto ciò che è “dritto”) è altrettanto curioso che in questa scuola si addestrino e si consacrino delle donne al ruolo di sacerdotesse e che queste sacerdotesse sentano il dovere di diffondere nel mondo il culto alla Dea Madre, che tutto ha creato e che tutto governa, la Madre Terra, altrimenti conosciuta come “Pachamama”.

È lecito domandarsi se si tratta proprio della stessa Pachamama portata trionfalmente a Roma e introdotta nei Giardini Vaticani e nella Basilica di San Pietro, centro spirituale del cristianesimo, in occasione del Sinodo per l’Amazzonia, mentre sono in tanti a parlare della Madre Terra come una realtà spirituale degna di onore e di rispetto e a – allo stesso tempo – a chiedere la consacrazione di donne al servizio divino anche nella Chiesa Cattolica.

Pachamama, Madre Terra, sacerdotesse, sacro rispetto per la natura… tutti temi sui quali si è molto discusso in queste ultime settimane anche in campo cattolico. Da parte della Chiesa (che è mater et magistra), distinguere, chiarire, spiegare, sono atti di carità sia nei confronti di chi – anche fosse in buona volontà – per ignoranza segue un percorso spirituale lontano dalla Verità rivelata, sia nei confronti di chi – da parte cattolica – assiste, senza comprenderne il significato e non senza scandalo, a prostrazioni, incensazioni e processioni (partecipate anche da religiosi, sacerdoti e vescovi) in onore di una figura femminile da molti considerata una dea creatrice e provvidente che nulla ha da spartire con la fede nel Dio di Gesù Cristo.

Articolo originale su La Nuova Bussola Quotidiana

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