Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Perché pregare il rosario? La risposta è nei bambini: “scocciare” la mamma per chiederle aiuto


«La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino»

Giovanni Paolo II , Rosarium Virginis Mariae

Perché recitare il rosario? Che senso ha ripetere per cinquanta volte, una dopo l’altra, la stessa preghiera? Non rischia forse di diventare una semplice ripetizione meccanica di parole che facilmente finiscono per perdere il loro significato?

Sono le domande che si è posta Erica Bassi, mamma e scrittrice piemontese, autrice del libro La porta gialla, in cui narra le vicende legate alla sua malattia. Madre di tre piccoli figli, Erica si è trovata, a quarantadue anni, a combattere contro il cancro e a dover affrontare tutte le conseguenze delle malattia e le sue implicazioni sul corpo, sull’anima ma anche sull’organizzazione e sugli equilibri familiari.

Nel suo libro parla delle “tre P” che hanno sostenuto la sua famiglia in un periodo di faticosa battaglia: persone, provvidenza e preghiera. Per tutto il tempo della malattia – più di un anno di cure – la preghiera (quella personale, quella familiare e quella di un esercito di amici) è stata il loro sostegno. La recita del rosario è stata per lei un formidabile sostegno, sia all’ospedale che durante il tempo della convalescenza. Ma – racconta Erica – ci sono giorni in cui “i pensieri corrono più veloci della preghiera”, pensieri di fatica, di solitudine e di affanno. È proprio in quei giorni che è necessario, più che mai, “imboccare le armi di Dio, invocare i doni dello Spirito, prendere in mano il rosario”, quella “dolce catena” che – come affermava il beato Bartolo Longo – ci lega a Dio.

Ma il tempo della malattia è anche un tempo di forte combattimento spirituale, con alti e bassi che si alternano inevitabilmente nell’anima e nell’umore del malato. Ci sono momenti in cui la tenacia, la pazienza, l’ottimismo, la voglia di combattere e di tenere duro, vengono meno per lasciar spazio alle domande e ai dubbi. Del tutto normale, perché la fede è un dono di Dio mai acquisito una volta per sempre. In quei momenti, anche la preghiera – forse soprattutto la preghiera in quanto mezzo privilegiato di comunicazione con Dio e di affidamento alla sua volontà – viene messa in discussione. Può dunque sorgere la domanda: che senso ha pregare il rosario? Ecco la bella risposta che si è data Erica, guardando la sua famiglia e, in particolare, i suoi figli:

…Ave Maria… Santa Maria…”: perché recitare il rosario? Sembrano solo tante Ave Maria tutte uguali e tutte in fila! A cosa serve? Trovo la risposta nei miei figli. Consumano la parola “mamma”: “Mamma, mi aiuti? Mamma, sono triste. Mamma, ho paura! Mamma, non riesco… mamma, mi coccoli? Mamma, guarda che bello! Uffa, mamma!!”. E quale mamma non risponde alla chiamata di un figlio? Ecco, per me, questo è il rosario. Continuare a chiamare Maria: “mamma, mamma, mamma…”, con la fiducia dei bambini e con amore, sicura che Lei non si stancherà di me, ascolterà, accoglierà, intercederà per me presso Gesù.

Come un bambino mi attacco a mia Madre e la chiamo, con insistenza: “Mamma, stai con me, tienimi vicina, io ti abbraccio forte, così ti abbraccio forte, così non mi perdo nelle vie dell’angoscia”; e a forza di chiamarla e di guardarla, il cuore si placa e posso ripartire. Durante il mese di maggio, anche i miei figli sono stati armati di rosario. Li ho nominati miei aiutanti sul campo. A turno pregavano con me una “decina” per le tante intenzioni che mi venivano affidate.

[…] Attraverso Maria arrivo a contemplare Gesù; nella malattia mi viene più facile guardare il Crocifisso e mi sembra quasi di capire: “Offerto in sacrificio per noi…”. Gesù ha reso il dono di sé, la sofferenza e la morte, “cose sacre”. Ci ha fatto vedere la strada. E ci accompagna accompagna. […] Per fortuna nei nostri sepolcri non siamo soli, altrimenti sprofonderemmo nella disperazione. Con Gesù possiamo vivere le nostri morti ed essere certi della Risurrezione.

Insieme a Maria invoco lo Spirito e gli chiedo di donarmi Fortezza e Consiglio; mi affido alla Chiesa e ai Sacramenti, medicina per il mio corpo e la mia anima, con la Penitenza, perché mi scopro piccola e fragile e gusto il perdono e l’abbraccio di Dio , con l’Eucaristia, Pane che nutre e Parola che sprona, con l’Unzione dei malati, grazia speciale di Dio per non lasciarsi abbattere; perché il pericolo sempre presente è la tentazione della paura e dell’affanno che facciano vacillare la fede!

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