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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Carola Rackete nuova Antigone: analfabetismo culturale o strumentalizzazione ideologica?


I commenti sui fatti che hanno portato alla ribalta(*) la figura di Carola Rackete, capitano della nave Sea Watch 3, si sprecano. C’è da dire dunque che se la ragazza e la sua ONG cercavano un poco di visibilità l’hanno certamente ottenuta. La giovane tedesca non solo è riuscita ad uscire illesa (dal punto di vista giuridico) da un episodio che in altri tempi e in altri luoghi avrebbe seriamente compromesso la sua fedina penale guadagnandole seri guai con la giustizia, ma – al contrario – è diventata per molti un idolo continentale (che dire “nazionale” potrà venir inteso in senso offensivo), modello da seguire, esempio di virtù etiche e religiose, eroe dotato di intrepido coraggio e di fermezza d’animo. In poche ore Rackete è passata da completa sconosciuta a idolo globale della sinistra italiana ed europea (così com’è successo alla sua collega Greta Thumberg, paladina dell’ecologismo).

Da molti pulpiti (anche da un noto quotidiano cattolico) si è azzardato l’accostamento del capitano Rackete con Antigone, l’eroina dell’omonima tragedia di Sofocle, opera presentata per la prima volta ad Atene nel 442 aC. Antigone è diventata, lungo i secoli, il simbolo della lotta contro il potere tirannico, della ribellione contro le leggi ingiuste, della battaglia tra la legge positiva e i dettami della coscienza.

Il filosofo Diego Fusaro (che una volta amava definirsi “marxista” ma che sembra aver tradito l’ideologia con il buon senso e la logica) ha commentato così: «Potete pensarla come credete, ma Carola contro le Leggi italiane non è l’eroica Antigone contro Creonte. È, assai più prosaicamente, la sfera liberista del privato (navi private ONG) contro quel che resta del pubblico e dello Stato sovrano nazionale».

Si tratta infatti di un paragone esagerato, quello tra la condottiera socialista della Sea Watch e l’Antigone di Sofocle, del tutto fuori luogo, che denota ignoranza se non mala fede e malcelato spirito ideologico in chi si imbarca in tali improbabili accostamenti. Il solo paragone (forzato e azzardato) vuol far della volontaria ONG un esempio morale che non rappresenta nel modo più assoluto.

Ricordiamo che Antigone (come Tommaso Moro e mille altri “antigoni” della storia) è sola di fronte al potere e sa di dover pagare con la vita per il suo gesto, giocandosi inoltre reputazione, amicizie e affetti familiari. Per questo guardando in faccia al suo nefasto destino può affermare: «in solitudine di amici, e destinata al dolore, ecco m’accosto alle fosse dei morti, viva».

Questa ragazza tedesca è al contrario una pedina di un sistema, che non fa altro che il suo lavoro, con le spalle ben coperte, tra gli applausi della folla festante che acclama il suo nome e chiede per lei onori e medaglie al merito.

D’altronde Antigone sa che il suo gesto merita la stima degli dei («So di piacere a chi devo») che sapranno premiare il suo «folle slancio», donandole «riposo eterno dopo il santo delitto». Per questo dirà: «Bello, in quest’atto, morire».

Tutto questo poco o nulla ha a che fare con la decisione del capitano della nave ONG di violare i confini nazionali di un paese straniero trasgredendo le leggi imposte dal suo governo. Di certo non ha agito da sola, di certo sapeva di non rischiare nulla, di certo non ha agito in nome di un volere divino rivelato nella coscienza e non aspetta come paga per il suo delitto un posto in Paradiso.

Né il Nobel per la Pace, né il suo nome al Porto di Lampedusa (come è stato proposto da un vescovo italiano facendo ridere alcuni ed infuriare altri), né tanto meno le lodi del mainstream politico ed ecclesiastico, faranno di Carola Rackete una nuova Antigone sulla cui tomba gettarsi a piangere.

Resta da chiedersi se l’accostamento della giovane attivista tedesca all’eroina di Sofocle sia dovuto all’analfabetismo culturale o semplicemente ad una strumentalizzazione ideologica. Con questo clima incerto non ce la sentiamo di attribuirlo al caldo, neanche in piena estate.

Per approfondire: “Il coraggio di Antigone” (in: Tommaso Moro. La luce della coscienza, pp. 90ss)

(*) Venire alla ribalta
Imporsi all’attenzione, arrivare alla notorietà, diventare un personaggio pubblico o importante soprattutto se in modo repentino e inatteso. Detto anche di episodi o avvenimenti che diventano improvvisamente di grande attualità. Deriva dall’uso degli attori di presentarsi a ringraziare il pubblico dopo la fine di una rappresentazione teatrale.
da: Corriere della Sera, dizionario dei modi di dire.

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