Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Vita e morte di Miguel Suarez, il “samurai di Cristo” o “l’uomo più felice del mondo”.


Qualche giorno fa, nella città di Fukuoka (Giappone) padre Miguel Suárez, sacerdote missionario del Cammino Neocatecumenale, è passato al Padre; e in Giappone si è fatto festa per il transito di questo santo uomo dal mondo mortale all’immortalità del paradiso. È strano pensare che in Giappone (così so, ma mi smentisca chi conosce meglio le tradizioni nipponiche) il colore (o uno dei colori) del lutto è il bianco, che per il cristiano rappresenta la purezza, il Battesimo, la Risurrezione, la Pasqua. Miguel è morto nel tempo di Pasqua come aveva desiderato.

A raccontare la parabola della sua vita e i giorni intensi della sua morte ci ha pensato don Antonello Iapicca che ha conosciuto Miguel in Giappone e ha condiviso con lui la missione nell’estremo oriente. Un testo commovente che potrebbe già venir postato sul sito santiebeati.it al nome di “Miguel Suarez, presbitero itinerante” (il sito non riporta solo le vite dei santi ma anche quelle di servi di Dio e missionari che hanno dato la vita per il Vangelo).

Quando scoprì di avere un tumore al cervello («del tamaño de un huevo») affermò durante una omelia ai suoi fratelli nella fede: «All’inizio certamente è stato uno shock, ma guardando con gli occhi della fede, non esiste una notizia più gioiosa, ossia io quest’anno andrò in cielo, questo spero, e in cielo grazie alla misericordia di Gesù Cristo potrò celebrare la Pasqua. Questa è la prima cosa che ho pensato, che è giusto così, che questo è il cammino che Dio ha preparato per me. […] Tutto ciò che fa il Signore è ben fatto, e io solo posso rendere grazie a Dio, a Cristo, per quello che ha fatto qui in Giappone in questi 64 anni». Il medico che lo aveva in cura lo definì padre Miguel, “l’uomo più felice del mondo”. Era convinto infatti che – come ha detto recentemente Kiko Argüello nella sua catechesi a Kiev (Ucrania) – “i cimiteri non sono per noi”, perché ai cristiani è riservata la Vita Eterna.

Due cose vorrei dire su Miguel. La prima è che a lui devo il mio nome. Mi raccontano i miei genitori che quando, nel 1982 venne a Roma e stette con la prima comunità della parrocchia della Natività, la comunità dei miei genitori, “promosse” il suo stesso nome, quello dell’arcangelo Michele, principe delle milizie celesti e angelo protettore del popolo di Israele. C’erano lì due donne incinta, una era mia madre. Quell’anno nacqui io e il mio amico Michele. Crescemmo assieme ignorando che lo stesso nome era dovuto alla visita e all’entusiasmo di quel sacerdote spagnolo missionario in Giappone.

Libro scritto da p. Miguel Suárez

Molti anni dopo (questa la seconda cosa che volevo dire) ricordando questo episodio con lo stesso Miguel, forse preso da qualche sconforto che mi toglieva il buon umore e mi appesantiva il cuore, dissi al sacerdote: “Abbiamo un nome importante, troppo pesante da portare con dignità”. La sua risposta fu stupefacente: “Non siamo noi a portarlo, ma è lui che porta noi”. Accompagnò quella frase con il sorriso di chi si sente le spalle coperte, forte dell’aiuto divino che supplisce alla nostra pochezza.

Miguel è uno di quei sacerdoti che hanno dato la vita per Gesù Cristo, in mezzo a tante difficoltà e ostacoli, dimenticando se stessi e “cercando prima il Regno di Dio”. Ecco il link al testo di Antonello Iapicca.

Breve biografia di Miguel Suárez

Miguel Suárez nasce a Granada nel 1933. A 17 anni fa il suo ingresso nella Compagnia di Gesù e otto anni più tardi viene inviato in Giappone dove arriva nel 1958. Riceve l’ordinazione presbiterale nella Cattedrale di Tokyo per le mani del Cardinale Pedro Doi, il 19 marzo 1965. Ritorna in Spagna e nel 1968 conclude i suoi studi in Sacra Teologia presso l’Istituto di Pastorale della Pontificia Università di Salamanca. Due anni dopo incontra gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale nella parrocchia La Paloma, a Madrid. Nel 1971 ottiene il Dottorato in Ecclesiologia sotto la direzione del prof. Casiano Floristán.

Torna in Giappone e, dal 1972 al 1990, fa parte come presbitero di una equipe di catechisti itineranti e fonda diverse comunità in molte diocesi giapponesi. Viene nominato rettore «Redemptoris Mater» di Takamatsu, incarico che ricoprirà dal 1990 a 2002. Successivamente continua svolgendo il lavoro pastorale a Nagasaki, dal 2004 al 2008. In quello stesso anno il cardinale dell’Archidiocesi di Madrid lo accoglie come sacerdotre della sua Diocesi. Sempre fedele alla sua vocazione missionaria, trascorre alcuni anni a Roma come padre spirituale del Seminario «Redemptoris Mater» del Giappone con sede nella città eterna (fonte: editorial Bendita María).

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