Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Carlo Acutis, il ragazzo citato da Papa Francesco come esempio per i giovani #ChristusVivit


Sembra proprio che un filo rosso leghi le ultime due Esortazioni Apostoliche di papa Francesco: «Gaudete et Exultate» (2018) e «Christus Vivit», dedicata ai giovani, firmata a Loreto il 25 marzo e resa pubblica in 2 aprile di quest’anno. E’ il tema della santità alla quale tutti i cristiani sono chiamati e a cui ognuno di noi deve tendere nel proprio cammino di fede; un cammino alla sequela di Gesù Cristo che inizia col Battesimo e che cresce all’interno della comunità ecclesiale col sostegno dell’ascolto della Parola di Dio e della celebrazione dei Sacramenti.

Chiamati alla santità

Questa chiamata alla santità è per tutti e nessuno può estraniarsi o credersi escluso; non è una vocazione riservata ad una categoria ristretta di persone, a uno strato sociale, a un popolo specifico o a chi ricopre un determinato ufficio all’interno della Chiesa: «Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova» (GE 14). In questi due recenti documento, il Papa ricorda ai giovani il segreto per vivere una vita felice e piena: seguire Gesù sulla strada della santità. Lo ha detto in Gaudete et Exultare presentando tre testimoni a modello per i giovani e lo ripete ora nel suo più recente documento aggiungendo altri giovani alla lista dei santi da imitare.

L’esperienza dell’amore di Dio per noi e l’incontro personale col suo Figlio Gesù Cristo, stravolgono l’esistenza perché cambiano radicalmente la prospettiva rispetto al modo consueto di vivere così come ce lo prospetta la società odierna. L’incontro con Dio provoca un’inversione di marcia (“conversione”) che porta a vivere non più incentrati egoisticamente su se stessi ma protesi nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Ovviamente non si tratta di una passeggiata ma – al contrario – di un combattimento serio contro il peccato, contro la propria debolezza, contro il pericolo di lasciarsi contagiare dalla mentalità del mondo e – infine – contro il demonio che «come un leone ruggente, va in giro cercando chi divorare» (1 Pt 5,8).

Ma l’esperienza di molti santi dimostra che, con l’aiuto di Dio è possibile resistere e vincere. Diventare santi, dunque, non è un’utopia; la santità non è una meta irraggiungibile («non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili» GE 11). Lo dimostrano quei cristiani che, con l’aiuto della Grazia, hanno vissuto santamente sulla terra e che ora sono modelli, guide e intercessori per coloro che ancora combattono la buona battaglia della fede.

I pericoli della società digitale

Nell’Esortazione “Christus Vivit” (nn. 86-90) Papa Francesco ha affrontato un tema che acquista sempre più importanza nella nostra società: quello del mondo digitale con i suoi pregi e i suoi difetti. Viviamo in una “cultura ampiamente digitalizzata” che ha trasformato il nostro modo di vivere e di relazionarci col mondo e con gli altri. Se da una parte ciò costituisce «una straordinaria opportunità di dialogo, incontro e scambio tra le persone», di accesso all’informazione e alla conoscenza, d’altra sono molti gli aspetti negativi, i pericoli sui quali non è bene abbassare la guardia. Molti sono i limiti e le carenze di un mondo dove il virtuale domina e sostituisce il reale e dove la menzogna trova spazio a discapito della verità; sono limiti che trasformano internet in un oscuro «territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza…», dove operano «giganteschi interessi economici», dove si propinano “fake news”, dove si respira violenza e intolleranza, dove si favorisce il gioco d’azzardo e si diffonde come un cancro la pornografia che aliena allontanando le persone dal mondo reale e dagli altri, crea dipendenza e «distorce la percezione della sessualità umana da parte di giovani» (CV 90). Come evitare di rimanere intrappolati nei pericoli e nella trappola della rete? Come possono i giovani, sempre più immersi nel mondo virtuale, essere realmente liberi senza rimanere schiavi della rete?

L’esempio e l’aiuto dei santi

E’ qui che Papa Francesco offre ai giovani l’esempio dei santi, in particolare di santi giovani, che con l’aiuto di Dio hanno testimoniato che è possibile vivere da cristiani in un contesto ostile, come la società odierna che ha rifiutato Dio (quello che oggi si definisce il post-cristianesimo). E’ qui che parla del giovane italiano Carlo Acutis di cui è in corso il processo di canonizzazione. Carlo «non è caduto nella trappola» ma ha «saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza».

E’ vero che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti in te stesso, dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma non dimenticare che ci sono giovani che anche in questi ambiti sono creativi e a volte geniali. È il caso del giovane Venerabile Carlo Acutis.

Egli sapeva molto bene che questi meccanismi della comunicazione, della pubblicità e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo e dalle novità che possiamo comprare, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, per comunicare valori e bellezza.

Non è caduto nella trappola. Vedeva che molti giovani, pur sembrando diversi, in realtà finiscono per essere uguali agli altri, correndo dietro a ciò che i potenti impongono loro attraverso i meccanismi del consumo e dello stordimento. […] Così, diceva Carlo, succede che “tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”. Non lasciare che ti succeda questo. (CV 104-106)


Assieme a Carlo Acutis, Francesco elenca una serie di giovani santi di diversi periodi storici che «hanno dato la loro vita per Cristo, molti di loro fino al martirio […] che risplendono per stimolarci e farci uscire dalla sonnolenza» (CV 51). Sono santi che non hanno «conosciuto la vita adulta e ci hanno lasciato la testimonianza di un altro modo di vivere la giovinezza». 

San Sebastiano (II sec), San Francesco d’Assisi (XIII sec), Santa Giovanna d’Arco (XVI sec), il beato Andrew Phû Yên (giovane vietnamita, XVII secolo), Santa Kateri Tekakwitha (una giovane laica nativa del Nord America), San Domenico Savio, Santa Teresa di Gesù Bambino, il beato Ceferino Namuncurá (giovane argentino, seminarista salesiano missionario morto nel 1905), il beato Isidoro Bakanja (laico del Congo), il beato Pier Giorgio Frassati, il beato Marcel Callo (giovane francese morto nel 1945 in un campo di concentramento), la giovane beata Chiara Badano.

La vita di Carlo Acutis

Carlo Acutis è nato a Londra il 3 maggio 1991, è cresciuto a Milano e, a soli 15 anni, è morto a Monza nel 2006 a causa di una leucemia fulminante (a circa 10 giorni dalla diagnosi). Il 5 luglio 2018 è stato proclamato venerabile da Papa Francesco che ha riconosciuto l’eroicità delle sue virtù e ora lo propone a tutti i giovani del mondo come un modello da seguire.

Carlo aveva una passione speciale per la matematica e per l’informatica, usava il computer con grande abilità e – autodiatta – aveva imparato a progettare siti web e a programmare in linguaggi che si studiano nella facoltà di Ingegneria informatica. Ma lungi da rimanervi schiavo o dal cercare la propria realizzazione personale «ha saputo ben utilizzare le potenzialità che la rete gli offriva mettendole al servizio del Vangelo e della promozione umana» (Oss. Romano 2 aprile 2019).

Allo stesso tempo Carlo coltivava una profonda vita spirituale alimentata dall’Eucarestia (S. Messa e Adorazione Eucaristica) e da una particolare devozione alla Vergine Maria coniugata nella recita quotidiana del Santo Rosario. E’ proprio nell’Eucaristia – che Carlo con un permesso speciale ricevette ai sette anni e che definiva una “autostrada per il cielo” – che si palesava il suo amore a Cristo, insostituibile compagno di viaggio. Diceva infatti «Più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù e già su questa terra pregusteremo il Paradiso». L’Eucaristia e la devozione a Maria (era molto devoto alla Vergine di Lourdes e a quella di Fatima) furono le due colonne fondamentali su cui si posava la spiritualità e l’apostolato di Carlo Acutis. Prima di morire ha lasciato come “eredità spirituale” una accurata ricerca sul Miracoli Eucaristici, una vera e propria mostra “itinerante” che verrà poi presentata in diverse parti del mondo (persino in Vaticano nell’ottobre del 2018).

Carlo fu uno straordinario testimone del Vangelo nella sua generazione, invaso da uno zelo apostolico che lo spinse a donarsi fino all’ultimo giorno della sua vita. Mise in pratica la carità cristiana mostrandosi sempre gioioso e disponibile verso il prossimo, mettendosi anche a servizio dei più bisognosi e coinvolgendo più persone nella raccolta di denaro destinato a ai poveri della città di Milano e ai missionari. Ai suoi compagni parlava spesso della fede, dell’Eucaristia e della Chiesa, guadagnandosi anche qualche presa in giro. Ma più che le parole poté il suo esempio come lo confermano diverse testimonianze raccolte per il processo di canonizzazione; ad esempio quella del domestico di casa Acutis, Rajesh, un indiano convertitosi al cristianesimo grazie alla testimonianza del giovane Carlo.

Il postulatore della sua causa di canonizzazione è il professor Nicola Gori, scrittore, professore universitario e giornalista dell’Osservatore Romano; Gori ha scritto due libri sulla vita Carlo Acutis che hanno contribuito notevolmente nel far conoscere questa straordinaria figura e il suo messaggio per i giovani di oggi.

Il 6 aprile, il corpo di Carlo Acutis sarà traslato ad Assisi nel Santuario della Spoliazione (Chiesa di Santa Maria Maggiore) dove molti pellegrini potranno chiedere la sua intercessione; proprio nella città del giovane ricco Francesco, che innamoratosi di Cristo ed infiammato dal suo amore, decise di abbandonare l’effimero per vivere dell’essenziale senza lasciarsi abbindolare dal richiamo del mondo.

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