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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

La citazione sessista del cardinale Ravasi e le polemiche su twitter


Non è la prima volta che un messaggio lanciato su twitter da mons. Gianfranco Ravasi, vescovo lombardo da dodici anni Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, desta stupore e non poco imbarazzo tra i cattolici. Acclamato più dagli atei (lui amerebbe definirli “gentili”) che dai fedeli, il cardinale utilizza il social network per pubblicare citazioni colte non sempre in linea con la fede cattolica. Ecco cosa ha scritto l’8 marzo e perché merita una riflessione…

Dagli al maschio. Alla conquista dell’ab-soluto.
Attaccare gli uomini per difendere le donne. È questa la strategia (vincente) utilizzata dal movimento femminista e sposata da più parti come una giusta battaglia sotto il vessillo dell’emancipazione femminile. Ma per onorare e rivalutare il ruolo della donna è proprio necessario degradare l’uomo? Per il femminismo più radicale, il maschio è un essere cattivo e deplorevole, proprio in quanto maschio, perché incapace di comprendere il valore della donna e perché causa di ogni situazione di sottomissione e sfruttamento. Con la rivoluzione sessantottina, che ha preso di mira per rovesciarla la struttura sociale tradizionale – sulla quale si è fondata la civiltà greco-romana – e ogni tipo di autorità, il maschio è diventato un ostacolo da sormontare, anzi da eliminare, se si vuole creare una nuovo ordine sociale basato sull’uguaglianza tra i generi e dare il via alla piena realizzazione della donna.

Quella femminista non è una battaglia isolata, ma fa parte di un movimento ben più grande e più antico che mira a liberare l’uomo da ogni legame per elevarlo a sovrano assoluto (ab-soluto, sciolto, libero da legami) della propria storia. Il fine è un’umanità libera dal legame con Dio, dai legami con gli altri uomini e dal legame con la natura e le sue leggi. Un movimento che alcuni fanno risalire alla ribellione di Martin Lutero nel XVI secolo ma culminato nella Rivoluzione Francese e più precisamente con la decapitazione del re sulla ghigliottina, un evento che – come ha giustamente commentato Balzac – ha rappresentato “la decapitazione di tutti i padri“.

Il movimento per l’uguaglianza di genere ha acquisito negli anni le tinte di una guerra globale contro le differenze maschi-femmine, ma soprattutto contro il maschio, contro il suo potere e la sua influenza nella società e nella famiglia. Anni di lotta strategica a tutto campo contro il maschio hanno portato frutti visibili e tangibili nella nostra società che ora raccoglie i cocci, lecca le ferite e conta le vittime. Il “pater familias” è scomparso, divenendo una figura mitologica, ridicolizzata senza alcuna nostalgia. La scomparsa del maschio, e di ogni tipo di “auctoritas” maschile, non è casuale, non è frutto dell’evoluzione della specie, ma al contrario è frutto dell’evoluzione del pensiero e di una ideologia aggressiva che è riuscita ad anestetizzare la virilità e a farla divenire – da virtù che era – una terribile e temibile malattia.

Crisi della virilità: ammorte i papà!
La società occidentale affronta oggi la più spaventosa crisi della virilità mai vissuta nella storia. Il maschio è criminalizzato, accusato, obbligato a chiedere sempre scusa per la sua esistenza. Icona di questa degradazione del maschio è la campagna firmata Oliviero Toscani che – qualche anno fa – immortalò due bambini nudi, un maschio e una femmina, a cui venivano imposti in didascalia due attribuiti: rispettivamente di “carnefice” e “vittima”. Questo perché, secondo il noto fotografo, la cattiveria e la violenza sono scritti nel DNA del maschio. Emblematico è stato un altro recente episodio accaduto nel 2018, quando una comica italiana, parlando a delle bambine in prima serata su Rai 1, le istruiva dicendo: “Gli uomini sono tutti pezzi di merda”, aggiungendo “soprattutto i papà”.

Di questa crisi della virilità parla da diversi anni lo psicanalista e docente universitario Claudio Risé che ha dedicato gran parte delle sue ricerche alla crisi del maschio nella società occidentale. Risé – autore dei bestseller “Il Padre, l’assente inaccettabile” e “Il maschio selvatico” – parla di «character assassination del genere maschile» e di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale» (qui un sunto del suo pensiero). Ma sono molti gli autori che hanno affrontato la crisi dell’uomo maschio, come ad esempio il prof. R. Marchesini che ha descritto magistralmente la situazione attuale nel suo – consigliatissimo – libro “Quello che gli uomini non dicono. La crisi della virilità” (con prefazione di C. Risé). Marchesini parla di un maschio debole, demotivato, solo, depresso, ansioso, timido… «una crisi inedita nella storia dell’umanità». Una crisi catastrofica per la società perché colpisce le basi dell’ordine naturale che teneva in piedi la struttura sociale dello stato e della famiglia.

Il tweet del cardinale.
Ma veniamo ora al nostro cardinale. Bisogna sapere che il prelato è stato più volte è stato accusato di narcisismo letterario a causa della sua “bulimia” di citazioni, colte di vari autori e di vari generi, che troppo spesso prendono il sopravvento sulle citazioni della Sacra Scrittura o sull’annuncio del Vangelo. Basti leggere la feroce critica (forse un po’ eccessiva e ingenerosa, giudicate voi) mossagli su linkiesta in ocasione del suo “Breviario dei nostri giorni (Scritto sulla scia del suo celebre “Breviario Laico”… ma se è laico, perché aspettarsi citazioni del Vangelo?). Inoltre il cardinale è stato più volte accusato di flirtare in modo eccessivo col mondo laico anche coi frangenti più anticlericali (è ormai celebe il suo incipit “Cari fratelli massoni” pubblicato su Il Sole 24 ore). Purtroppo il complesso di inferiorità culturale di fronte al mondo laico è una malattia comune della cultura cattolica.

Il giorno 8 marzo, festa delle donne, Ravasi ha pubblicato su Twitter una frase del noto scrittore polacco Joseph Conrad, scrittore romantico e pessimista, un bohemien con la passione per le storie esotiche. La frase di Conrad dedicata alle donne non è passata inosservata e ha generato una polemica tra coloro che la condividono a pieno (come al solito, per lo più persone fuori dalla Chiesa) e molti altri utenti che hanno fortemente criticato l’opportunità di una tale “uscita” scomposta da parte di chi – essendo il “ministro della Cultura” della Chiesa universale – dovrebbe invece cooperare alla riscoperta e rivalutazione dell’identità maschile in una società senza Dio e senza padri.

«Essere donna è terribilmente difficile, perché consiste nell’aver a che fare con gli uomini» dice Conrad rilanciato per l’occasione da Ravasi. Cos’altro dire, dopo tutto ciò che abbiamo affermato, se non che questa frase rivela lo stesso schema sessista adottato e plasticamente riprodotto da Toscani nel suo polemico manifesto pubblicitario dove il maschio è cattivo per natura (carnefice) e la donna la sua vittima?

Non è la prima volta che Ravasi si spende per la causa della donna. Nel 2015, sempre in occasione della festa delle donne, il Pontificio Consiglio per la Cultura ha creato una “Consulta Femminile“, un organismo permanente all’interno di questo dicastero vaticano. L’iniziativa è stata voluta personalmente dal card. Ravasi che ha curato personalmente la scelta dei 37 membri (donne del campo della cultura e dello spettacolo) e che in conferenza stampa affermò che la mancanza di donne nel team decisionale della Congregazione faceva si che mancasse «l’immagine di Dio nella sua completezza». Anche in quella occasione il cardinale citò Conrad sul pericolo di rapportarsi con gli uomini (qui).

Sulle donne aveva già parlato in maniera equivoca nel lontano 2003 su Avvenire citando nientemeno che la paladina del femminismo, Simone de Beauvoir. Parlando della donna, Ravasi citava il famoso “motto” beauvoiriano: “Non si nasce donna: lo si diventa” assunto a manifesto dei teorici dell’ideologia gender (dove la natura viene scalzata dalla cultura, il reale dall’ideale). Da parte del cardinale nessuna polemica (per carità!), la frase era citata positivamente per dire che «ogni profilo autenticamente umano è, sì, genetico ma anche “culturale”» e per arrivare ad indicare la “lezione” che gli uomini dovrebbero imparare dalle donne: «sensibilità, l’amore per la vita e la pace».

Gesù di Nazareth su Twitter!
Recentemente un altro Tweet pubblicato il 19 febbraio aveva procurato al cardinale non poche critiche da parte cattolica. In quel caso si trattò di una frase della filosofa di origine ebraica Simone Weil che recita: «Mettere la verità prima della persona è l’essenza della bestemmia». E’ normale che ogni citazione debba essere necessariamente compresa nel contesto immediato del tema trattato, dell’opera da cui è tratta e nel contesto più ampio del pensiero dell’autore, ma una simile affermazione – lapidaria e non correlata da contestualizzazione alcuna – sulla bocca (o sulla tastiera) di un cardinale può facilmente creare qualche confusione [Tanto più che è facilmente intuibile il rimando alle diatribe sulla questione dell’immigrazione dove le posizioni sono estremamente polarizzate anche all’interno della Chiesa col cardinale schierato per l’accoglienza di “larga manica” in Italia].

Da tempo, chi scrive crede che la presenza di Pontefici e Cardinali su Twitter è più spesso dannosa che edificante. Dipende certo dall’uso che se ne fa. Secondo Ravasi stare su Twitter è una forma di Imitatio Christi dato che – ha affermato – «Gesù comunicava con dei tweet, è stato il primo twittatore della storia». Ma c’è modo e modo di esporsi nella terribile piazza dei social (che in questi giorni V. Feltri definiva un luogo di odio e di violenza). Una piazza pericolosa dove ci si espone a ogni tipo di reazione come certificano – per fare un esempio – le ingiurie e le bestemmie di molti utenti ai post di Pontifex. Un buon segno, perché si può sempre scegliere di ammiccare il pubblico ed essere sempre gentili, accoglienti, tolleranti e simpatici (più di quanto non lo sia la il messaggio cristiano), così da ottenere il plauso dei “gentili”.

Mentre scriviamo ci arriva una notifica sul cellulare: il “cardinale Sarah ha ritwittato un tweet del cardinale Scola”. Si tratta di un brano del Vangelo di Giovanni, capitolo 4. Niente di clamoroso, di ricercato né di colto. Difatti ha un decimo dei like e un solo commento (negativo) rispetto alla acclamata frase di Conrad. Lo diceva Chesterton parlando di predicatori e di prediche: «Chiedere a un prete di buttar via la teologia e impressionarci con la sua personalità, è esattamente come chiedere a un dottore di buttar via la fisiologia e semplicemente ipnotizzarci con il suo occhio scintillante»


Ravasi con Donatella Versace e Wintour (Vogue) al Met Gala 2018 (NY)
Il cardinale tra i libri.


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