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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

L’arte di educare. Franco Nembrini a Roma, due appuntamenti da non perdere


Quarto di dieci figli, padre di quattro, scrittore ed educatore; fino al 2015 rettore della scuola media paritaria La Traccia, insegnante di italiano in diverse scuole superiori per più di vent’anni e responsabile degli insegnanti e degli studenti medi superiori del movimento di Comunione e Liberazione. Per Franco Nembrini (nato a Trescore Balneario – BG – nel 1955) l’educazione è stata la vocazione della vita. Innumerevoli volte è stato chiamato a parlarne a genitori, a insegnanti, a educatori di strutture di vario genere, perfino a medici e a funzionari pubblici.

Alla base del suo pensiero c’è l’idea di educazione espressa da don Giussani nel suo libro “Il rischio educativo“. Per Giussani l’educazione è «introduzione alla realtà totale, cioè alla realtà fino all’affermazione del suo significato». Educare, dunque, significa aiutare i giovani – tramite la testimonianza che attrae e genera fiducia – ad entrare nella realtà senza paura, con la consapevolezza che vale la pena vivere, offrire loro la certezza che il bene, la verità e la bellezza sono a portata di mano.

Dopo il successo dei suoi libri “Dante poeta del desiderio” e “Di padre in figlio” è stato chiamato a parlare di educazione e di Dante in tutta Italia e all’estero, in particolare in Spagna, Portogallo, America Latina e nei paesi del mondo russofono (Russia, Ucraina, Kazakhistan, Siberia). Nel 2012 ha fondato la casa editrice CentoCanti. Dal 2018 è membro del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita.

L’Associazione Culturale Sunodia ha organizzato due incontri col professore Franco Nembrini per i giorni 19 e 20 marzo in due diverse parrocchie romane.

Il primo incontro si terrà martedì 19 marzo – festa di san Giuseppe – alle ore 19,30 presso la parrocchia Santa Francesca Cabrini (P.zza Massa Carrara 15, zona p.zza Bologna). Nembrini parlerà di educazione a partire dal libro di Oscar Milosz “Miguel Mañara” (Centocanti 2014), un libro che lo ha accompagnato per tutta la vita, che conosce a memoria e che – afferma – porterebbe con sé su un isola deserta assieme alla Divina Commedia

Don Miguel Mañara, giovane nobile spagnolo, ha tutte le donne che vuole, ma è insoddisfatto. Nell’incontro con Girolama scopre che cosa il suo cuore desidera davvero, la sposa e inizia per lui una nuova vita. Ma poco dopo lei muore, e l’esperienza del dolore costringe Miguel ad andare fino in fondo al suo desiderio. Partendo dalla figura del Miguel Mañara di Milosz un piacevole, arguto e visionario commento dell’amico prof. Franco Nembrini porta con sorpresa l’uditorio alla percezione di realtà dell’amore oggi perlopiù nascoste…, ma più che mai vere.

Il secondo incontro è previsto per il 20 marzo nel teatro parrocchiale della parrocchia di San Gregorio Magno (p.zza Certaldo 85, zona Magliana) dove Nembrini parlerà del suo libro “Di padre in figlio. Conversazioni sul rischio di educare“.

Nel libro sono raccolti alcuni degli interventi più significativi, che – con linguaggio piano e diretto, nutrito dai mille esempi di una lunghissima esperienza – vengono ora offerti a chiunque – in casa, a scuola, in ogni ambito dell’esistenza – voglia farsi accompagnare nel difficile e affascinante compito di trasmettere ai giovani una speranza per la vita.  I giovani d’oggi sono fragili, sperduti, spesso in balia di se stessi, delle proprie paure, dell’aria che tira nel mondo. Ma il problema non sono i ragazzi […], il problema sono gli adulti. Il problema è un mondo, una cultura che ha sistematicamente distrutto l’idea di padre. L’idea di un Padre, innanzitutto, e perciò l’idea di una paternità – e di una maternità – fondata sulla certezza di un destino buono da comunicare. Per cui quando un ragazzo […] domanda, espressamente o implicitamente, una ragione per cui valga la pena vivere, trova troppo spesso risposte formali (la “legalità”), evasive (“devi trovare la tua strada”), ciniche (“quando sarai grande capirai che nella vita quel che conta è il successo”), autoritarie (“in questa casa è così, e basta”). Invece tutto quel che un ragazzo cerca è un adulto impegnato seriamente con la propria vita, un adulto capace di testimoniare – nei fatti, nel modo di trattare il tempo, il lavoro, la casa i soldi, i discorsi qui servono pochissimo – che la vita ha uno scopo buono, che è un’avventura piena di senso, che le regole affondano la radice nell’esperienza di bene che aiutano a fare.

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