Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Archivi per il mese di “marzo, 2019”

La carica degli analfabeti contro il Congresso Mondiale della Famiglia, il Medioevo e la libertà #WCF

Al via tra le polemiche“. Così i giornali italiani parlano del Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF) che si è aperto oggi a Verona. Le polemiche hanno infatti caratterizzato la preparazione di questa edizione del raduno pro-family, impedendo il dialogo e il sereno svolgimento dei lavori. Come ha affermato F. Cardini in merito al cattivo uso del termine “Medioevo”: “Scappa un po’ da ridere, a sentir certe critiche: se non ci fosse da piangere”.

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I ceri pasquali delle monache benedettine di Montefiascone (foto e info)

In vista della Pasqua le monache benedettine del Monastero San Pietro di Montefiascone (VT) hanno confezionato dei ceri pasquali destinati alle parrocchie e alle comunità che desiderino averli. Il ricavato servirà per il sostentamento del Monastero che si ispira al carisma di San Benedetto da Norcia.

Leggi anche: Che significato ha il cero pasquale e cosa hanno a che vedere le api?

Il lavoro nella Regola di San Benedetto: vendita e prezzi.

Secondo san Benedetto la vita del monaco e della monaca è scandita da tre momenti: l’ascolto, la preghiera, il lavoro, in modo che l’ascolto della Parola, alimenti il dialogo con Dio nella preghiera e animi l’impegno del lavoro. Nella sua Regola il santo di Norcia afferma che «L’ozio è nemico dell’anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio». E ancora: «i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli» (cfr. RSB Regola, XLVIII). Inoltre Benedetto afferma che: «Se in monastero ci sono dei fratelli esperti in un’arte o in un mestiere, li esercitino con la massima umiltà, purché l’abate lo permetta». Sulla vendita dei prodotti e sui prezzi Benedetto aggiunge: «Se poi si deve vendere qualche prodotto del lavoro di questi monaci, coloro, che sono stati incaricati di trattare l’affare, si guardino bene da qualsiasi disonestà. […] Però nei prezzi dei suddetti prodotti non deve mai insinuarsi l’avarizia, ma bisogna sempre venderli un po’ più a buon mercato dei secolari “affinché in ogni cosa sia glorificato Dio”» (Regola, LVII).

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Card. Sarah: restate fedeli alla madre che Gesù ci ha donato, la Chiesa

«Sono lieto di annunciare la pubblicazione in Francia – il prossimo 20 marzo – del mio nuovo libro scritto con Nicolas Diat». Con questo breve messaggio il cardinale guineano Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha annunciato l’imminente pubblicazione del suo terzo libro. Il libro è ora disponibile in lingua francese mentre si attendono le traduzioni nelle diverse lingue.

Il libro “più importante”

Dopo il successo mondiale di “Dio o niente” (libro autobiografico pubblicato nel 2015 con più di 400mila copie vendute) e “La forza del silenzio” (2016) tradotti in 14 lingue e divenuti presto dei best-seller in diversi Paesi del mondo, ecco un nuovo volume intitolato: Le soir approche et déjà le jour baisse (“La sera si avvicina e il giorno sta già calando“). Il titolo del libro riprende le parole che i discepoli di Emmaus rivolgono a Gesù risorto nel racconto dell’apparizione narrato dall’evangelista Luca: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino” (Lc 24,29).

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La citazione sessista del cardinale Ravasi e le polemiche su twitter

Non è la prima volta che un messaggio lanciato su twitter da mons. Gianfranco Ravasi, vescovo lombardo da dodici anni Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, desta stupore e non poco imbarazzo tra i cattolici. Acclamato più dagli atei (lui amerebbe definirli “gentili”) che dai fedeli, il cardinale utilizza il social network per pubblicare citazioni colte non sempre in linea con la fede cattolica. Ecco cosa ha scritto l’8 marzo e perché merita una riflessione…

Dagli al maschio. Alla conquista dell’ab-soluto.
Attaccare gli uomini per difendere le donne. È questa la strategia (vincente) utilizzata dal movimento femminista e sposata da più parti come una giusta battaglia sotto il vessillo dell’emancipazione femminile. Ma per onorare e rivalutare il ruolo della donna è proprio necessario degradare l’uomo? Per il femminismo più radicale, il maschio è un essere cattivo e deplorevole, proprio in quanto maschio, perché incapace di comprendere il valore della donna e perché causa di ogni situazione di sottomissione e sfruttamento. Con la rivoluzione sessantottina, che ha preso di mira per rovesciarla la struttura sociale tradizionale – sulla quale si è fondata la civiltà greco-romana – e ogni tipo di autorità, il maschio è diventato un ostacolo da sormontare, anzi da eliminare, se si vuole creare una nuovo ordine sociale basato sull’uguaglianza tra i generi e dare il via alla piena realizzazione della donna.

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L’arte di educare. Franco Nembrini a Roma, due appuntamenti da non perdere

Quarto di dieci figli, padre di quattro, scrittore ed educatore; fino al 2015 rettore della scuola media paritaria La Traccia, insegnante di italiano in diverse scuole superiori per più di vent’anni e responsabile degli insegnanti e degli studenti medi superiori del movimento di Comunione e Liberazione. Per Franco Nembrini (nato a Trescore Balneario – BG – nel 1955) l’educazione è stata la vocazione della vita. Innumerevoli volte è stato chiamato a parlarne a genitori, a insegnanti, a educatori di strutture di vario genere, perfino a medici e a funzionari pubblici.

Alla base del suo pensiero c’è l’idea di educazione espressa da don Giussani nel suo libro “Il rischio educativo“. Per Giussani l’educazione è «introduzione alla realtà totale, cioè alla realtà fino all’affermazione del suo significato». Educare, dunque, significa aiutare i giovani – tramite la testimonianza che attrae e genera fiducia – ad entrare nella realtà senza paura, con la consapevolezza che vale la pena vivere, offrire loro la certezza che il bene, la verità e la bellezza sono a portata di mano.

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