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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Gloria al bravo pueblo! Venezuela: la convulsa agonia del regime comunista. Guaidó presidente!


Gloria al bravo pueblo, «Gloria al popolo fiero» canta l’inno venezuelano. E il popolo fiero ha trovato la forza di alzarsi per ribellarsi contro una dittatura che lo ha ridotto alla fame e alla miseria costringendo milioni di cittadini a fuggire all’estero.

Col 23 di Gennaio inizia un cammino irreversibile per il Venezuela che viaggia ora verso una transizione attesa da troppo tempo. Sembra che la dittatura de Nicolás Maduro – che ora gode soltanto del sostegno incondizionato di Cuba da cui dicono sia ormai dipendente – stia volgendo suo al termine. Il regime militare socialista che ha ridotto il fiorente paese latinoamericano in un invivibile inferno sembra ormai avere i giorni contati.

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó – ingegnere di 35 anni militante del partito di opposizione Voluntad Popular – ha prestato giuramento come Presidente ad interim di fronte a una folla oceanica radunata a Caracas il 23 gennaio per una manifestazione contro il governo di Maduro. «Giuro di assumere formalmente le competenze dell’Esecutivo Nazionale come Presidente Incaricato del Venezuela. Per raggiungere la fine dell’usurpazione, un governo di transizione e ottenere elezioni libere»

Nel frattempo è spuntato il video di un generale dell’esercito che invita le forze armate a prendere il comando delle unità militari e a scendere in strada al fianco del popolo per combattere la dittatura che vuole «imporre un modello comunista» nel paese ormai ridotto alla fame.

Pochi giorni fa la Corte Suprema di Giustizia (saldamente in mano al dittatore Maduro) aveva ufficialmente delegittimato la Asamblea Costitucional eletta (presieduta da J. Guaidó) e composta in maggioranza da forze di opposizione.

Sono ore decisive per il futuro del paese. C’è chi ipotizza un’imminente arresto di Guaidó per mano del Governo, una soluzione applicata in questi anni contro molti membri dell’opposizione. Ma questa volta si tratterebbe dell’arresto di un capo di stato riconosciuto dalla comunità internazionale. Sono in molti a domandarsi se sarà una transizione ordinata o un passaggio di consegne violento, ma sembra chiaro che il futuro del Venezuela si deciderà nelle prossime ore.

Oltre a Caracas, la popolazione – esasperata e in un clima di festa di liberazione –  ha invaso le strade delle principali città venezuelane – Barquisimeto, Maracaibo, Barinas e San Cristóbal – al grido «Fuori Maduro» e con lo slogan «Gritemos con brio». Molti gli scontri con la polizia, con bombe lacrimogene e spari, e già si contano quattro vittime in tutto il paese. Negli ultimi due anni si ipotizza che circa 5 milioni di venezuelani abbiano abbandonato il paese per fuggire la miseria in cui è ridotto. La mancanza di cibo e di farmaci ha portato centinaia di migliaia di persone al giorno a fuggire nei paesi vicini, in modo particolare in Colombia, Perù e in Ecuador provocando non pochi problemi di immigrazione, situazioni di violenza, marginalità e discriminazione nei paesi ospitanti.

Il primo capo di stato a riconoscere ufficialmente Guaidó come Presidente ad interim del Venezuela è stato il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump: «troppo a lungo i cittadini venezuelani hanno sofferto nelle mani dell’illegittimo regime di Maduro». Trump ha inoltre affermato che «tutte le opzioni sono sul tavolo» nel caso che Maduro applichi violenza o restrizioni della libertà nei confronti del Presidente
Guaidó e dei membri della Asamblea Nacional. La risposta di Maduro – affacciato al “Balcone del popolo” è stata quella di rompere immediatamente le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti con la accusa di voler imporre un governo “marionetta” nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, designando un presidente per via anticostituzionale. «E’ il popolo che elegge il Presidente, nessuno può auto-proclamarsi Presiente». Maduro ha dato 72 ore ai diplomatici dell’ambasciata statunitense per abbandonare il paese. «Qui nessuno si arrende» ha tuonato ripetendo il ritornello della lotta contro l’ «imperialismo gringo»: «Combatteremo fino alla vittoria!».

Contraddicendo le parole di Maduro, Guaidó ha dichiarato che il Venezuela «continuerà a mantenere relazioni diplomatiche con tutti i paesi del mondo». In un comunicato rivolto a tutte le ambasciate presenti nel paese, Guaidó ha chiesto di «disconoscere qualsiasi altro ordine o disposizione contraria»

Luis Almagro, Presidente dell’OEA (Organizzazione Stati Americani) si è congratulato col nuovo presidente Guaidó a nome dei 35 paesi membri affermando che «ha tutto il nostro appoggio per impulsare il ritorno del paese alla democrazia». Anche il presidente argentino Maurizio Macri si è espresso favorevolmente dicendo che «Argentina appoggerà tutti gli sforzi per la ricostruzione della democrazia venezuelana e il ristabilimento di condizioni di vita degne per tutti i suoi cittadini». Nel primo pomeriggio si sono aggiunti i riconoscimenti ufficiali del Cile e poi di Brasile, Colombia, Perú, Ecuador e Costa Rica dopo una riunione che ha visto riuniti i presidenti di questi paesi. Resta sulle sue posizioni il Messico che riconosce Maduro come «il presidente democraticamente eletto».

Il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, ha dichiarato oggi di seguire con molta attenzione la situazione del Venezuela «Al contrario di Maduro – ha scritto su Twitter – Guaidó ha la legittimità democratica. E’ necessario rispettare le manifestazioni e la libertà di espressione di un popolo che è stufo di soffrire la fame e gli abusi di Maduro»

mcs

Leggi anche: Intervista a Marinellys Tremamunno su Il Giornale.

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