Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Sinodo dei giovani: l’intervento del delegato del Cammino Neocatecumenale. «Tutti i giovani hanno il diritto di ricevere la Buona Notizia»


Ovunque si trovi un giovane sulla terra, anche per lui Gesù Cristo ha dato la vita e ha sparso il suo Sangue, anche se non lo sa. Tutti i giovani hanno il diritto di ascoltare il lieto annunzio che è possibile essere felici, non vivendo egoisticamente per sé stessi ma per gli altri

don Hilaire Kouaho (Sinodo dei Vescovi, 16 ottobre 2018)
Papa Francesco a Tor Vergata per la celebrazione dei 50 anni del Cammino Neocatecumenale. Foto Reuters.

La presenza dei giovani nella piccola comunità cristiana, l’aiuto dei catechisti, le celebrazioni della Parola, la trasmissione della fede attraverso la liturgia domestica in famiglia la domenica mattina, le GMG, le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, l’apertura alla vita e i frutti dell’Humanae Vitae… questi i temi toccati da don Hilaire Kouaho rettore del seminario Redemptoris Mater del Madagascar, uditore al Sinodo dei Vescovi in qualità di rappresentante del Cammino Neocatecumenale. Ecco il testo integrale del suo intervento avvenuto il 16 ottobre 2018.

Beatissimo Padre, reverendi Padri sinodali, cari amici giovani, mi chiamo Hilaire. Sono della Costa d’Avorio.

Ringrazio Sua Santità, che è anche il mio vescovo, di poter partecipare a questo grande momento ecclesiale in rappresentanza di tutte le comunità del Cammino neocatecumenale.

A 18 anni il Signore mi ha fatto iniziare l’esperienza del Cammino Neocatecumenale. Provenivo da una famiglia lontana dalla Chiesa e insieme a loro ho conosciuto la fede e la Chiesa attraverso una piccola comunità. Oggi tutta la mia famiglia sta vivendo questa esperienza di fede in Costa d’Avorio. Nel ‘92 sono entrato nel Seminario Redemptoris Mater di Roma e dopo un tempo di formazione sono stato ordinato sacerdote per la Diocesi di Roma. Da 12 anni sono rettore del Seminario Redemptoris Mater del Madagascar.

Il tema dell’ascolto è cruciale per capire i nostri giovani. In ogni situazione della loro crescita, soprattutto nei loro momenti di crisi, dobbiamo porci in loro ascolto. Bisogna altresì educarli ad ascoltare la voce di chi veramente li ama come sono: Cristo. Al centro della Rivelazione è Dio stesso che chiama il suo popolo all’ascolto.

L’esperienza che i giovani fanno nelle comunità Neocatecumenali, è quella dell’ascolto settimanale della Parola di Dio e della possibilità in ogni Celebrazione di essere ascoltati dando la loro esperienza. Ogni cristiano è chiamato a mettere la sua vita sotto la luce della Parola di Dio. Questa educazione ad ascoltare e ad essere ascoltati avviene prima di tutto nella famiglia attraverso una “Liturgia domestica”, la Domenica, dove i genitori trasmettono la fede ai figli, secondo la consuetudine del Cammino Neocatecumenale.

La comunità alla quale i giovani appartengono, li aiuta a sentirsi presi sul serio. Crescere in una comunità composta di persone di ogni età, sesso e condizione sociale aiuta a distruggere le barriere generazionali e a crescere insieme nella fede.

Attraverso l’ascolto della Parola, i giovani scoprono come Dio è presente nella loro storia concreta, anche nei suoi risvolti più problematici e dolorosi. Scoprono un Dio che si fa vicino e fascia le loro ferite, scoprono il mistero della croce gloriosa che è l’unica che dà un senso all’esistenza dell’uomo.

All’interno delle comunità, giovani e adulti vivono una graduale educazione alla fede attraverso un’iniziazione cristiana che non presuppone la fede ma che in varie tappe aiuta a riscoprire tutta la ricchezza contenuta nel battesimo.

Questo processo si fa sotto la guida di un’equipe di catechisti composta da laici (uomini e donne) e da sacerdoti che accompagnano il giovane lungo il suo cammino catecumenale. In questa fase del passaggio dalla famiglia alla comunità, il Cammino ha scoperto la bellezza di una pastorale del post-cresima che aiuta i giovani a rimanere in seno alla Chiesa e sperimentare le sue ricchezze nell’età critica della pubertà e dell’adolescenza.

Nella piccola comunità possono sperimentare il calore fraterno tanto agognato dai ragazzi. Le Giornate Mondiali della Gioventù sono momenti di gran respiro per i giovani che vivono momenti di evangelizzazione e fraternità con coetanei di altre parti del mondo.

San Paolo VI, attraverso l’Humanae Vitae, ha aiutato molte famiglie nella Chiesa ad essere aperte alla vita. Quest’apertura alla vita nel Cammino ha dato come frutti vocazioni alla vita consacrata, al presbiterato e al matrimonio. Molte famiglie giovani, dopo un tempo di gestazione della loro fede all’interno della loro comunità, chiamate dai vescovi e inviate dal Santo Padre, partono in missione nelle zone più secolarizzate del mondo.

Lo Spirito Santo sta chiamando molti giovani delle comunità alla vita sacerdotale. Sono stati così eretti dai vescovi diocesani 122 seminari diocesani missionari internazionali. Questa internazionalità, che ho sperimentato io per primo durante la mia formazione, la sto vivendo ora di nuovo con i seminaristi e i sacerdoti usciti dal nostro seminario che provengono da 15 nazioni d’Europa, Africa e America.

Un giovane in fondo cerca solo una cosa, sentirsi amato e accolto. La Chiesa, che è maestra in umanità e che possiede la ricchezza del Vangelo, è l’unica a potergli offrire questa bellezza dell’amore.

Ovunque si trovi un giovane sulla terra, anche per lui Gesù Cristo ha dato la vita e ha sparso il suo Sangue, anche se non lo sa. Tutti i giovani hanno il diritto di ascoltare il lieto annunzio che è possibile essere felici, non vivendo egoisticamente per sé stessi ma per gli altri. I giovani aspettano che noi in quanto Chiesa usciamo per andarli a trovare nel profondo della loro anima dove risiedono i loro interrogativi più profondi e dove si annida l’impronta di Dio.

Grazie, Santo Padre, per il bene che vuole ai giovani.

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