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"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

“Il libro di Gomorra”. San Pier Damiani e la condanna della “sozzura sodomitica”


Nato a Ravenna nel 1007, san Pier Damiani fu un monaco, teologo, mistico, ambasciatore papale, vescovo di Ostia e cardinale di Santa Romana Chiesa. Proclamato Dottore della Chiesa perché attraverso i suoi scritti («fu tra gli scrittori latini più fecondi ed eleganti del Medioevo») e la sua predicazione contribuì notevolmente al rinnovamento della Chiesa. Questo grazie anche alla fiducia di vari pontefici che lo vollero come collaboratore.

Pier Damiani era convinto che la riforma della Chiesa dovesse necessariamente passare dalla riforma del clero, che in quel tempo era estremamente corrotto moralmente dalla simonia (compravendita delle cariche ecclesiastiche), dal nicolaismo (pratica dei sacerdoti che violavano il celibato), dalla smisurata ambizione e da una vita sessuale libertina e disordinata. Peccati fino a quel tempo considerati aberrazioni praticate solo da pochi perversi uomini senza Dio, erano ormai diventati comuni persino tra i ministri ordinati. Tra i vizi più pericolosi Pier Damiani indicò l’omosessualità che definì «il peggiore tra i crimini». Questo peccato, «assai scellerato e obbrobrioso», si insinuava «come un cancro nell’ordine ecclesiastico» persino nelle più alte cariche della Chiesa. Era infatti praticato impunemente e palesemente da monaci, sacerdoti e vescovi!

Per combattere e condannare questa depravazione contro natura (sodomitica immunditia) che caratterizzava la vita di molti ecclesiastici, attorno al 1050 Pier Damiani scrisse il Liber Gomorrhianus (Libro di Gomorra. Omosessualità ecclesiastica e riforma della Chiesa) una denuncia sincera e dolorosa che fu definita «l’espressione più esplicita contro la sessualità deviante di tutta la letteratura del periodo riformatore» (Brundage).

Il santo italiano non ebbe timore di parlare chiaramente. Rompendo il silenzio complice, le numerose coperture curiali che elevavano le trame del peccato a sistema e disattendendo ogni rispetto ossequioso nei confronti delle gerarchie, dei monsignori altolocati e le potenti famiglie aristocratiche de dominavano la scena ecclesiale non ebbe timore di denunciare energicamente e con estrema franchezza uno dei più grandi mali del secolo: la violazione del celibato da parte dei sacerdoti e le depravazioni alle quali molti di loro di abbandonavano, il tutto frutto del narcisismo e della mancanza di fede dei chierici.

Sul celibato scrisse anche De caelibatu sacerdotum (1059) invitando il papa Niccolò III a comportarsi con determinato rigore contro quei sacerdoti immorali ed intemperanti che violavano il voto di castità.

Pier Damiani si scagliò anche contro alcuni decreti e formule contenute nei libri liturgici (Penitenzieri) dove – per omissione, complicità o ignoranza del compilatore – veniva sminuita la gravità del peccato di omosessualità o ridotta la sua pena. Non ebbe quindi remore a denunciare l’intervento del Diavolo nella composizione di alcuni canoni ecclesiastici.

L’astuzia del diavolo ha inserito cose false e sacrileghe fra i canoni sacri, cose che è preferibile per noi cancellare piuttosto che scrivere, sputarci sopra piuttosto che imprimere sulla carta beffe tanto inconsistenti. Ecco, in questi vaneggiamenti confidano i sodomiti!.

Secondo il vescovo Damiani – che sognava per la Chiesa un ritorno alla sancta simplicitas – non potevano esserci vie di mezzo, discorsi concilianti o possibilità di connivenza con quel «male abominevole»: «Chi ha commesso questo peccato, in qualsiasi modo se ne sia macchiato, non deve essere accettato negli ordini ecclesiastici; e se ne fa già parte, deve essere degradato e allontanato dall’ordine» (I. Zavattano): «Qui gli scellerati sono dei sacerdoti, sono dei ministri del Signore! A costoro non deve più essere permesso di toccare il corpo e il sangue di Cristo, le loro mani sono sudicie e indegne. Per questi ecclesiastici nient’altro deve essere previsto se non la degradazione e l’allontanamento dall’ordine». E ancora: «Costoro non conoscono Dio ma pretendono di fare da intermediari fra Dio e gli uomini, pretendono di placare l’ira del Signore quando la loro stessa vita merita il castigo divino; continuano a offrire sacrifici a Dio, ma dovrebbero sapere che Dio non accetta le offerte dalle luride mani degli empi»

Una posizione che la Chiesa adotterà ufficialmente solo un secolo più tardi col Concilio Laterano III (1179): «Chiunque abbia commesso quella lussuria che è contro natura […], se ecclesiastico, sarà espulso dal clero o confinato in un monastero a fare penitenza; se laico, sarà soggetto alla scomunica e sarà scacciato dalla congregazione dei fedeli».

Pier Damiani pagò caramente questo suo eccesso di parresia e di fervore evangelico. La sua invettiva contro il peccato di omosessualità tra i sacerdoti gli valse dure critiche anche all’interno della gerarchia ecclesiastica: «Le accuse che Damiani scrisse nel LG non avevano precedenti, nessuno aveva mai denunciato il dilagare dell’omosessualità nel clero e l’autore stesso ne era consapevole: il ruolo di anticipatore dei tempi gli costerà molti duri attacchi» (I. Zavattero).

Nel Liber Gomorrhianus, scritto per Papa san Leone IX, egli denuncia con grande vigore e con un linguaggio durissimo la rovina spirituale di coloro che praticavano la «sozzura sodomitica». Un linguaggio che oggigiorno sarebbe considerato inammissibile e irrispettoso anche dentro la Chiesa.

Un linguaggio lontano anni luce dall’attuale “clericalmente corretto” (versione ecclesiastica del “politicamente corretto”), che dice e non dice, che indolcisce la pillola, che modella e modera i termini al punto di confonderli, che evita alcuni concetti fino ad eliminarli dal vocabolario (v. peccato, aberrazione, vendetta, fuoco, inferno, sodomia…), che predilige un lessico inclusivo e amichevole per evitare di ferire animi sensibili, fazioni influenti, spettatori paganti o per evitare di sembrare troppo “medievali”. Proprio come il santo e Dottore della Chiesa Pier Damiani.

Ecco alcuni stralci del libro di San Pier Damiani:

Nelle nostre regioni, cresce un vizio assai scellerato e obbrobrioso. Se la mano della severa punizione non lo affronterà al più presto, certamente la spada del furore divino infierirà terribilmente, minacciando la sventura di molti.

Ah, mi vergogno a dirlo! Mi vergogno ad annunciare una cosa tanto vergognosa alle sante orecchie, ma se il medico inorridisce per il fetore delle piaghe, chi userà il cauterio? Se colui che sta medicando, si nausea, chi guarirà le anime malate? La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine ecclesiastico, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia.

Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la ,pioggia di fuoco e zolfo […]

Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera. Poiché infatti l’umana natura resiste profondamente a questi mali, aborrendo la mancanza del sesso opposto, e più chiaro della luce del sole che essa non gusterebbe mai di cose tanto perverse ed estranee se i sodomiti, divenuti quasi vasi d’ira destinati alla rovina, non fossero totalmente posseduti dallo spirito d’iniquità; e difatti questo spirito, dal momento in cui s’impadronisce di loro, ne riempie gli animi così gravemente di tutta la sua infernale malvagità, che essi bramano a bocca spalancata non ciò che viene sollecitato dal naturale appetito carnale, ma solo ciò che egli propone loro nella sua diabolica sollecitudine. Quando dunque il meschino si slancia in questo peccato d’impurità con un altro maschio, non lo fa per il naturale stimolo della carne, ma solo lo fa per il naturale impulso. (…)

Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama turpi guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi. Essa li fa umiliare nella Chiesa, li fa condannare dalla giustizia, li contamina nel segreto, li rende ipocriti in pubblico, ne rode la coscienza come un verme, ne brucia le carni come un fuoco.

Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi. (…) Non appena dunque uno cade in quest’abisso di estrema rovina, egli viene esiliato dalla Patria celeste, separato dal Corpo di Cristo, confutato dall’autorità della Chiesa universale, condannato dal giudizio dei santi Padri, disprezzato dagli uomini e respinto dalla comunione dei santi.

Imparino dunque questi sciagurati a reprimere una così detestabile peste del vizio, o domare virilmente l’insidiosa lascivia della libidine, a trattenere i fastidiosi incentivi della carne, a temere visceralmente il terribile giudizio del divino rigore, tenendo sempre presente alla memoria quella minacciosa sentenza dell’Apostolo (Paolo) che esclama: “E’ terribile cadere nelle mani del Dio vivente”. (…) Come dice Mosè «Se c’è qualcuno che sta dalla parte di Dio, si unisca a me!» (Es. 32). Se cioè qualcuno si riconosce come soldato di Dio, si accinga con fervore a confondere questo vizio, non trascuri di annientarlo con tutte le sue forza; e dovunque lo si sarà scoperto, si scagli contro di esso per trapassarlo ed eliminarlo con la acutissime frecce della parola.

Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale.

Questo vizio si sforza di scardinare le mura della Patria celeste e di riparare quella della combusta e rediviva Sodoma. Esso infatti viola l’austerità, estingue il pudore, schiavizza la castità, uccide l’irrecuperabile verginità col pugnale di un impuro contagio, insozza tutto, macchia tutto, contamina tutto, e per quanto può non permette che sopravviva nulla di puro, di casto, di estraneo al sudiciume…

San Pier Damiani O.S.B., Liber Gomorrhanus

Fonti:

 

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