Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Abusi nella Chiesa. La lettera del Papa: digiuno e preghiera per tornare al Signore


La dolorosa lettera di papa Francesco dopo la condanna del cardinale McCarrick e la pubblicazione – da parte della procura della Pennsylvania – del rapporto sugli abusi sessuali avvenuti nella chiesa in Stati Uniti. Un rapporto shock che ha visto più di 1000 persone vittime di abusi sessuali da parte di un gran numero di sacerdoti e laici legati alla chiesa cattolica statunitense. 

Come può una Chiesa chiamata a essere «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (Lumen Gentium, 1) compiere la propria missione quando si scopre corrotta dalla bramosia di dominio e di possesso, ferita dai delitti di alcuni dei suoi più alti rappresentanti e indebolita da peccati che creano dolore e scandalo? E’ questa la domanda che mette a fuoco la grande contraddizione di una comunità chiamata alla santità perfetta ma sconvolta dal radicarsi di corruzione e peccato proprio in alcuni membri del clero, in cardinali, vescovi, sacerdoti, chiamati ad essere alter Christi, rappresentanti di Cristo sulla terra e tra gli uomini.

Questa sofferenza che corrode la Chiesa dal suo interno ha gravemente preoccupato gli ultimi pontefici, da Paolo VI a Francesco passando da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI. La piaga della pedofilia all’interno della Chiesa che non cessa di allargarsi e di sconvolgere più di un paese e regione del mondo, non è che l’apice di una montagna, la punta di un iceberg. Uno scandalo che ferisce non solo le vittime dirette degli abusi ma la Chiesa stessa e l’intera comunità:

Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità, siano credenti o non credenti.

Se infatti i cristiani – ed in particolare i ministri ordinati – perdono di vista la chiamata radicale alla santità, per vivere una “doppia vita” che permetta di far convivere, il cristianesimo di facciata, la missione pastorale e il peccato personale il cancro si autoalimenta e si espande all’interno della comunità. E’ per questo che il Santo Padre ha recentemente pubblicato l’esortazione Gaudete et Exsultate come un richiamo a tutti i cristiani a puntare in alto, a desiderare la santità alla quale siamo stati chiamati.

Ed è proprio il concetto di comunità che si trova al centro della lettera che papa Francesco ha scritto ai cristiani di tutto il mondo invitando tutti ad essere partecipi della crisi, a vivere questo momento doloroso come comunità e a tornare al Signore perché «La dimensione e la grandezza degli avvenimenti esige di farsi carico di questo fatto in maniera globale e comunitaria». Si tratta di una chiamata generale alla conversione perché – come afferma San Paolo – «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme». Per papa Francesco infatti «è impossibile immaginare una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio».

Se guardando al passato la Chiesa può solamente fare mea culpa e riconoscere il proprio peccato chiedendo perdono, guardando al futuro è necessario «sradicare questa cultura di morte» e «dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni» si ripetano. D’altronde, mentre la Chiesa “risolve” casi risalenti a quaranta/cinquanta anni fa, è impensabile immaginare che i casi odierni si risolvano tra quaranta o cinquant’anni. E’ quanto mai necessaria e urgente una svolta (questo il significato originario della parola “conversione”).

Papa Francesco riprende così la dolorosa battaglia che dovette affrontare il papa emerito Benedetto XVI riguardo agli scandali sessuali che sconvolgono la Chiesa. A questo riguardo Francesco cita proprio il cardinale Ratzinger che, con parole tanto dure quanto chiare, dichiarò guerra a questa piaga durante la Via Crucis del 2005:

Faccio mie le parole dell’allora Cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdì Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! […] Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison– Signore, salvaci (Mt 8,25)»

Kiko Argüello, “Pentecoste”, Scandicci FI.

Ecco dunque l’invito di papa Francesco: convertiamoci seriamente! Mettiamoci davanti al Signore «come peccatori che implorano il perdono e la grazia del pentimento» affinché possiamo «recuperare la freschezza originale del Vangelo» per cercare «di crescere nell’amore e nella fedeltà alla Chiesa». Attraverso le armi che la tradizione ci consegna, penitenza, preghiera, digiuno, mettiamoci in cammino, ognuno personalmente e tutti in comunità perché lo Spirito Santo torni ad abitare tra di noi e rinnovi il volto della Chiesa.

Ovviamente oltre alla preghiera e al pentimento le gerarchie ecclesiastiche dovranno rimboccarsi le maniche per trovare soluzioni a questo problema che sta assumendo dimensioni colossali e mettendo in difficoltà tanti sacerdoti santi che ogni giorno combattono fedelmente la loro buona battaglia. Bisognerà rivedere seriamente la pratica di ammissione dei seminari, trovando il coraggio – come ha recentemente chiesto Francesco ai vescovi italiani – di escludere i candidati che presentano inclinazioni omosessuali; ma anche ripartire dalle basi della formazione cristiana dei sacerdoti, se veramente si vuole combattere il clericalismo. Formare uomini cristiani prima che sacerdoti, riscoprendo i tesori dell’iniziazione cristiana per poter offrire al mondo, non “manager” o degli operatori sociali altamente istruiti, ma sacerdoti santi, missionari ma mai slegati dalla loro comunità cristiana di origine. Nel frattempo chiediamo al Signore la grazia della conversione.

Ecco alcuni passaggi della lettera:

 

  • «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Cor 12,26). Queste parole di San Paolo risuonano con forza nel mio cuore constatando ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate.
  • Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni.
  • […] L’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come Popolo di Dio. Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentirà di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un’apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro. Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione.
  • La dimensione penitenziale di digiuno e preghiera ci aiuterà come Popolo di Dio a metterci davanti al Signore e ai nostri fratelli feriti, come peccatori che implorano il perdono e la grazia della vergogna e della conversione, e così a elaborare azioni che producano dinamismi in sintonia col Vangelo. Perché «ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 11).
  • E’ imprescindibile che come Chiesa possiamo riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri e altrui. La coscienza del peccato ci aiuta a riconoscere gli errori, i delitti e le ferite procurate nel passato e ci permette di aprirci e impegnarci maggiormente nel presente in un cammino di rinnovata conversione.
  • E’ necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Tale trasformazione esige la conversione personale e comunitaria e ci porta a guardare nella stessa direzione dove guarda il Signore.
  • La penitenza e la preghiera ci aiuteranno a sensibilizzare i nostri occhi e il nostro cuore dinanzi alla sofferenza degli altri e a vincere la bramosia di dominio e di possesso che tante volte diventa radice di questi mali. Che il digiuno e la preghiera aprano le nostre orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani e dei disabili.
  • Lo Spirito Santo ci dia la grazia della conversione e l’unzione interiore per poter esprimere, davanti a questi crimini di abuso, il nostro pentimento e la nostra decisione di lottare con coraggio.
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