Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Respinti alla frontiera del Vaticano. Cronaca di un giusto respingimento


Tornati al caldo di Roma dopo due settimane al mare avevo proposto a mia moglie e ai bambini (4, 2 e poco più di mezzo anno) di fare una passeggiata tutti assieme e di andare in Vaticano dove dovevo ritirare una pergamena con benedizione papale per una coppia di futuri sposi. Eccoci dunque, dopo aver cercato a lungo un parcheggio e averlo trovato lontano per noi grandi e lontanissimo per i piccoli, eccoci camminare sotto il sole cocente di un caldissimo ultimo giorno di luglio diretti a Porta Sant’Anna. Dopo una pausa strategica e necessaria in un bar, a passo lento e ormai stremati dal sole inclemente (in quel momento un whatsapp incoraggiante di mio fratello: “non uscite di casa, sembra avere un phon sparato sulla testa”), la nostra carovana approda eroicamente alla meta. Eccoci davanti al mitica Porta di Sant’Anna che segna il confine tra la città di Roma e la Città del Vaticano. Purtroppo, essendo un corrente giorno feriale, le guardie non erano in alta uniforme, ciò avrebbe senz’altro destato ancora più stupore nei bimbi, ma anche la divisa blu ha il suo fascino, il resto lo fa il portamento e la prestanza statuaria di un militare di guardia.

L’accesso gli uffici dell’Elemosineria Papale è aperto al pubblico, ma essendo all’interno delle Mura Vaticane è necessario dichiarare dove si è diretti e la guardia indicherà la strada sulla sinistra accordando il permesso senza troppi problemi. Così è di solito, purtroppo però questa volta un piccolo incidente diplomatico ha impedito all’intera carovana di arrivare al porto sicuro, dove speravo che approdasse: mia moglie è stata bloccata perché aveva le spalle scoperte.

La guardia svizzera è stata categorica. Senza dare peso o particolare enfasi alla cosa e passando con lo sguardo al prossimo richiedente “asilo” (lo capisco, bisogna sempre amare e prediligere “il prossimo”), mi dice: «In Vaticano si entra con le spalle coperte». Inutile sostenere che andavamo in un ufficio commerciale a comprare una pergamena e non in Basilica, nella Chiesa di Sant’Anna o in qualche altra cappella interna alla città. Inutile: short e canottiera non sono ammessi in Vaticano, s’è vero – com’è vero – che Dio guarda il cuore, le guardie guardano l’abbigliamento e i monsignori e gli ufficiali di curia (chi più e chi meno) guardano il corpo. Quindi il respingimento della donna alle porte della Città è stato immediato e improrogabile.

Hanno respinto mia moglie all’ingresso del Vaticano e a me tutto sembrò improvvisamente inutile: il viaggio nel traffico, la ricerca del parcheggio, il ticket strisce blu, la camminata sotto il sole, la sosta nel bar… Il piccolo duenne decide di rimanere con la mamma; mi aspettano fuori mentre entro col grande e la piccola. Famiglia divisa per pochi minuti, non sarà grave e non è ancora l’ora dell’allattamento. Mentre percorro in pochi metri che ci dividono dalle elemosineria un diavoletto sulla spalla sinistra inizia a infastidirmi riportandomi alla mente gli ultimi scandali natura sessuale che hanno coinvolto recentemente la chiesa e qualche alto prelato… per fortuna interviene tempestivo un angioletto ricordare che ognuno ha i suoi peccati e ogni Stato le sue leggi (e che ad onor del vero, mia moglie me l’aveva chiesto prima di uscire di casa se non avesse avuto bisogno di coprirsi le spalle per entrare in Vaticano). Mi accontento dunque di portare nell’ufficio solo una rappresentazione della famiglia, comunque ben accolta dal clima autunnale rispetto ai tropici della strada e dalla suora che saluta e interroga i bimbi (anche quella di nove mesi). «Ne manca un’altro… e mia moglie che non può entrare perché ha la canottiera…» dico a voce bassa come inscenando la parte della vittima colpevole. Ma poi penso: «che vuoi che importi alla suora, lei con l’abito anche a 50 gradi si merita l’ingresso omaggio ovunque in Vaticano… avrà poco da commiserare». Dopo aver ritirato la nostra pergamena (che, per la cronaca, dal 2013 col nuovo Pontefice si possono comprare solo in Vaticano e non più nelle librerie attorno a San Pietro) ammiriamo le pareti tappezzate di modelli da scegliere, anche quelle firmate da altri Papi a perpetua memoria… guardiamo la enorme riproduzione della Madonna che Scioglie i Nodi, tanto cara a Francesco ma anche alla nostra famiglia (in fondo era il motivo per cui volevo portarci anche mia moglie), prendiamo l’ultima boccata d’aria fresca e usciamo. Nessun problema, in pochi minuti il ricongiungimento familiare avviene nel negozio di souvenir di fronte a Sant’Anna.

Perché racconto questo, vi chiederete? Forse perché non è che una metafora che forse può insegnare qualcosa sul tema che monopolizza – dentro e fuori la Chiesa – l’opinione pubblica: quello dell’immigrazione.  La mia intenzione non è certo quella di accusare il Vaticano di averci impedito l’accesso e raccontarmi vittima di un ingiusta discriminazione. Chi mi conosce sa che non sono di quelli che accusano il Vaticano di accumulare ricchezze e non condividerle col popolo (Mi piace ricordare a questi che prima asserivano che con l’anello d’oro del Papa si sarebbe potuto sfamare l’Africa che ora l’Anello del Pescatore è d’argento ma l’Africa non sembra poi tanto sazia…). Non sono di quelli che chiedono di ospitare tutti gli immigrati negli innumerevoli possedimenti pontifici o che chiedono di mettere tende a San Pietro o di abbattere le mura vaticane per far entrare chiunque ne abbia voglia e bisogno. Vorrei solo far notare che persino il Vaticano, che predica senza sosta l’accoglienza degli stranieri, deve far rispettare le regole all’ingresso della città come lo fa ogni paese. A parte la questione del vestito, nessuno può accedere all’interno del Vaticano se non è munito di una particolare tessera di riconoscimento o di uno speciale invito dall’interno. La tessera verde permette l’accesso alla farmacia, al supermercato, alla tipografia, ai giardini… senza il permesso nessuno riuscirà a superare i controlli della gendarmeria vaticana. Non sappiamo cosa potrebbe succedere se – per ipotesi – un gruppo di cittadini, di qualsiasi paese, riuscissero a sfondare l’ingresso di Sant’Anna o scavalcassero le alte mura da piazza Risorgimento o dal viale dei Musei Vaticani per riversarsi nelle strade del Vaticano. Possiamo immaginare che la gendarmeria provvederebbe immediatamente all’arresto e all’espulsione degli invasori senza troppe spiegazioni consegnando i rei alla giustizia italiana.

Ma questo non per mancanza di misericordia nei confronti dello straniero o per disattenzione dei dettami evangelici. Non si può infatti accusare la guardia svizzera di non essere un buon cristiano per il fatto di impedire l’accesso in Vaticano a chicchessia che si presenti al cancello. Neanche si potrebbe muovere la stessa accusa ai suoi superiori o a Papa Francesco che del suo stato è sovrano. Ciò sarebbe ingeneroso e ingiusto. Piuttosto sarebbe il caso di riconoscere con realismo che ogni paese ha le sue regole in fatto di migrazioni e la giustizia deve necessariamente adoperarsi per farle rispettare.

Come quella coppia di amici che lo scorso anno dovette rinunciare a mezzo viaggio di nozze perché gli fu negato il visto per gli Stati Uniti. Come quel ragazzo centroamericano che diretto a Roma per un ritiro internazionale di seminaristi, non appena sbarcato ad Amsterdam gli fu impedito di proseguire il viaggio e fu fatto salire per il primo aereo per il Centro America a causa di problemi di permesso di soggiorno. Per questo il mio amico kazakistano che più volte mi ha invitato ad andarlo a trovare mi ha spiegato che se deciderò di farlo avrò bisogno di due visti: uno per la Russia e uno per il Kazakistan, documenti che costano un po di soldi… Summa summarum qualcuno chiede il visto, altri un tesserino verde e spalle coperte…

Certo, noi, non scappavamo da una guerra o da una carestia, forse dal caldo asfissiante, ma non era nostra intenzione chiedere asilo, il nostro migrare sarebbe durato si e no quindici minuti. Non so cosa succederebbe se qualcuno chiedesse asilo politico in Vaticano. So che nelle Nunziature (ambasciate vaticane all’estero) è capitato di accogliere rifugiati politici. Come successe negli anni 90 a Panama quando il generale Noriega (morto nel 2017) si rifugiò nella casa del Nunzio per sfuggire all’esercito Statunitense che invase il paese. Il dittatore trovò rifugio in territorio Vaticano mentre i militari USA lo aspettavano fuori dal palazzo. Dopo diversi giorni di trattative e di guerra psicologica tramite “tortura acustica” (leggere la storia per credere) il generale uscì con le mani in alto e si consegnò alle forze militari statunitensi che circondavano l’edificio, grazie anche alla mediazione dell’ufficiale vaticano.

Tutto questo per dire che ogni paese ha il diritto di regolamentare il traffico di migranti e di presidiare e difendere le proprie frontiere. Anche il governo italiano (per quanto non piaccia a democratici e democristiani, ad Avvenire e a Famiglia Cristiana) anche il governo italiano ha il diritto di valutare chi accogliere e – in caso di necessità – di chiudere i porti a certe imbarcazioni per impedire traffici che ritiene poco limpidi. Non si tratta di disconoscere il Vangelo, ma è questione di sicurezza e di legalità. Persino un paese accogliente e misericordioso come il Vaticano presidia le frontiere… Provateci voi, domani mattina, ad entrare in Vaticano senza avere un permesso. Ricordatevi, ad ogni modo, di coprirvi le spalle!

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Un pensiero su “Respinti alla frontiera del Vaticano. Cronaca di un giusto respingimento

  1. Nicola in ha detto:

    ” pergamene che dal 2013 con il nuovo pontefice si potranno comprare solo in San Pietro e non più nelle librerie attorno a San Pietro……” Infatti…..Ed il risultato è stato che TANTISSIME FAMIGLIE SONO FINITE SUL LASTRICO. Allego articolo in merito che racconta la storia della scure della Miserikordia Papale….

    https://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/05/le-mani-del-vaticano-sul-business-delle-benedizioni/23770/

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