Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Sinistra razzista: il popolo puzza (ma i bianchi di più).


Cronaca di una sinistra discriminazione.
Per qualcuno essere neri “vale oro”!
Il “boldrinismo” e il “savianismo” continuano la loro lotta a suon di slogan e fakenews. L’emorragia di voti a sinistra è la naturale conseguenza della follia dei gurù mondialisti di casa nostra, più disperati che affranti per la perdita di consensi.  Con una sinistra così – come afferma Nicola Porro – non vi sorprendete se Salvini reggerà per altri 30 anni. 

 

Sono in corso i Mondiali di calcio, l’evento sportivo più seguito al mondo, un appuntamento quadriennale che vede milioni di telespettatori incollati agli schermi per gioire e soffrire, esultare o disperare, seguendo i propri connazionali o i propri beniamini. Sono in corso i mondiali di calcio e l’Italia, esclusa clamorosamente per demeriti sportivi, non vi partecipa. In un paese dove il calcio eclissa ogni altro sport (all’inseguimento solo le corse automobilistiche e i moto GP, il resto è lontano anni luce), un Mondiale senza gli azzurri poteva essere l’occasione perché gli italiani si deliziassero nel seguire altri eventi sportivi dove la presenza di connazionali garantisse qualche consolatoria soddisfazione.

Ma la passione per il pallone, contro ogni aspettativa (ne sa qualcosa la Mediaset), va al di là del proverbiale sciovinismo degli addetti ai lavori e del risentimento per una esclusione dolorosa ma meritata. Sarà per passione o forse per fuggire dalla noia che a ridosso dell’estate (nel “già e non ancora” tra il lavoro e la vacanza) provoca un fastidio esistenziale nell’anima, sarà per nostalgia o per abitudine o per obbedire supinamente al desiderio di svago (quel interiore grido di aiuto che implora vita, viaggi, sorrisi e colori)… fatto sta che è dimostrato che gli italiani seguono il calcio, anche se l’Italia non gioca. Pace dunque per gli altri sport, pace per quegli atleti che con sacrifici di una vita e stipendi da operai, riescono ad indossare l’azzurro per difenderlo in competizioni internazionali cimentandosi in discipline che escludono il pallone di cuoio da calciare.

Pace per gli sconosciuti atleti che hanno preso parte ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona seguiti con passione ed entusiasmo da parenti, amici e vicini ma sconosciuti ai più ed ignorati dal grande pubblico, dalle televisioni, dalle radio, dai giornali e dai suoi lettori. Eppure in Spagna, gli atleti italiani hanno fatto un bottino straordinario, collezionando 156 medaglie (56 ori, 55 argenti, 45 bronzi) e lasciando al secondo posto i padroni di casa. Un bottino che dovrebbe riempire d’orgoglio il paese e far dimenticare la nazionale di calcio e i suoi gioielli, nessuno di loro minimamente all’altezza di questi sconosciuti atleti che hanno portato il paese al vertice del medagliere nelle “olimpiadi europee”. A Tarragona il monopolio azzurro è stato totale: dai ragazzi della pallavolo che hanno conquistato l’oro battendo la Spagna in finale (ma perso la finale del calcio con gli stessi avversari… mala tempora per il pallone…) al nuoto dove l’Italia ha collezionato più di 20 ori (Gregorio Paltrinieri, Fabio Scozzoli, Arianna Castiglioni alcuni nomi…). “Triplete” per la ginnasta ventenne Lara Mori (una in squadra e due individuali), oro nel canottaggio individuale per Valentina Rodini… insomma non si poteva aspettare di meglio dagli atleti azzurri!

Chi si adopererà per fare giustizia a questi ragazzi mentre i media alternano notizie sul Mondiale di Calcio alle notizie relative al deprecabile e detestabile pratica del “calciomercato” (uno sport nello sport per i giocatori, un commercio nel commercio per i padroni dei club, il voltagabanesimo spettacolarizzato, l’unica forma di prostituzione professionale socialmente accettata, l’avidità portata a sistema, lo sperpero ostentato e paradossalmente applaudito de chi soffre – o piange – miseria)? Chi farà giustizia dei poveri operai dello sport esclusi fatalmente dall’Olimpo dei vip? Chi porterà in prima pagina gli sconosciuti eroi di tante discipline giunti ad un appuntamento così tanto atteso e faticosamente raggiunto come le Olimpiadi estive del Mediterraneo?

UNA LUCE NEL BUIO PER IL PROLETARIATO

Inaspettatamente, come un lampo a ciel sereno, ecco il miracolo servito: mentre sono in corso i mondiali di calcio e si parla di 300 milioni di euro messi a disposizione per i servizi a tempo determinato di un fragile ragazzo brasiliano tinto e tatuato, balzano agli onori della cronaca nazionale quattro ragazze italiane che a Tarragona hanno appena vinto una medaglia d’oro! Social network, radio, tv e giornali coprono la notizia, la foto delle ragazze ovunque, l’impresa mirabile passa da “provinciale” a “nazionale”. Il merito di tutto ciò va ad alcuni esponenti di spicco della sinistra nostrana, sempre attenta alle istanze dei poveri, dei deboli, dei dimenticati, del popolo che suda, lavora e soffre per sopravvivere, del proletariato sfruttato e dimenticato dalla macchina del potere. Grazie alla sinistra quattro ragazze escono dall’anonimato e conquistano una popolarità inaspettata. Oh la sinistra: manna celeste, messia di giustizia, amica dei poveri e dei dimenticati, dei migranti, dei gay e dei neri tutti, nemica dei potenti e dei cattivi, dei nazionalpopulisti e dei cattofascisti, dei sovranisti e dei tricoloristi. Boldrini e Saviano (maestri e guide del popolo anti-fascita, anti-populista, anti-salvini, anti-italiani) espongono come una vessillo la foto delle quattro atlete con la bandiera (ma il tricolore non era forse segno di deprecabile patriottismo?). A ruota (o a piramide) seguono gli altri, i fedeli e irriducibili seguaci dei profeti, del boldrinismo e del savianismo (che sono poi la stessa cosa).

Eppure qualcosa non quadra se più di centocinquanta italiani son saliti sul podio dei Giochi del Mediterraneo ma solo le quattro staffettiste hanno meritato l’onore di venir citate, incensate e osannate dalla critica della nostra intellighenzia progressista e mondialista.

Così facendo la sinistra non fa altro che creare altra ingiustizia e diseguaglianza. In effetti mentre prima tutti gli atleti erano accumulati dalla stessa sorte e destinati tutti al medesimo oblio per la sinistra italiana alcuni cittadini sono più cittadini di altri e alcuni proletari sono più proletari degli altri. In base a cosa? E’ presto detto: in base alla razza, alla etnia, al colore della loro pelle. A che pro? Ovviamente a fini politici. Perché – come ha detto recentemente un esponente di spicco del boldrinismo al Parlamento Europeo – «Vogliamo un’Europa multiculturale». E nessuno ce lo può negare! Il meticciato assunto a norma e imperativo sociale.

Ecco quindi smascherata la triste e deplorevole mossa politica che vede elevare quattro ragazze nere, perché nere, ad esempio virtuoso da proporre al popolo, e allo stesso tempo ignorare completamente gli atleti bianchi per il fatto di essere bianchi. D’altronde la storia recente dell’immigrazione, diventata ossessione delle sinistre occidentali, ha mostrato e mostra di continuo la capacità della nostra gauche rivoluzionaria di utilizzare storie, problemi e drammi, perfino le guerre e i morti, per fini prettamente politici, camuffando (male) le torbide intenzioni dietro a finto pietismo e una sorta di umanesimo sentimentale. Ipocrisia un quantità industriali, spudorato opportunismo, becero sciacallaggio. Stessa cosa succede per la sinistra ossessione per la salvaguardia e la difesa della istanze dell’omosessualismo (più che cultura gay dovremmo parlare di nuova religione), ma, sebbene le dinamiche siano le stesse e le strategie si intreccino non entreremo ora in questo campo.

Costretto ad ammettere l’imbarazzo anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò: «Sbagliato strumentalizzare ragazze staffetta». «Anche le ragazze della staffetta in nuoto, anche se di pelle bianca, meritano lo stesso interesse».

Varrebbe la pena chiedersi cosa sarebbe successo se una o due delle della staffetta fossero state di pelle bianca. La Boldrini e il Saviano le avrebbero notate ed elogiate comunque? O forse solo al 50%?

Che il popolino puzzi è risaputo (e il sottoscritto che sta scrivendo in un sudicio vagone della metro B1 a luglio inoltrato, lo conferma con cognizione di causa), evidentemente per la sinistra “i bianchi puzzano” più di tutti.

Da registrare la risposta (serena e realista) di Matteo Salvini alla domanda su l’«Italia multiculturale che vince»:

Mi piace l’Italia che vince. Ai giochi del Mediterraneo abbiamo vinto 150 medaglie quindi il mio plauso va a tutti quelli, bianchi, neri, gialli, rossi, verdi, che hanno vinto con la maglia italiana 150 medaglie. E’ rimasto solo qualche poveretto di sinistra che distingue gli esseri umani in base al colore della pelle. Spero che quelle ragazze possano essere con noi l’anno prossimo a Pontida”

Ad onore di cronaca va segnalata anche la risposta di una delle quattro velociste (che il premier Salvini ha detto di voler “abbracciare”). Maria Benedicta Chigbolu ha gettato acqua sul fuoco non poco infastidita dall’utilizzo a scopi politici della propria vittoria ad opera dei boldrinisti e dei savianisti:

Non aspettavo tutto questo clamore mediatico. Non mi sento diversa, sono italiana e basta. Ci hanno definito la risposta a Pontida: io non posso essere una risposta. Mi fa piacere che venga fuori l’immagine dell’atletica italiana. E ci fa piacere essere il simbolo dell’integrazione, ma non ci dovrebbe essere tutta questa attenzione sul colore della pelle. Oggi, nel 2018, non dovrebbe neanche notarsi. Noi non avevamo nemmeno fatto caso di essere quattro nere… (fonte)

Italiane infatti lo sono tutte e quattro come ha chiaramente dimostrato Andrea Zambrano su La Nuova BQ. Vere italiane, senza bisogno di “Ius Solis” e senza bisogno di messianiche missioni di ONG straniere, senza bisogno di magliette rosse, di digiuni a staffetta, di dirette facebook avvolte in “noia patrizia” (cit. D. Fusaro), di attici a NYC e Rolex a Porto Cervo, di internazionalismo proletario o di appelli su riviste Rock&Roll in stile arcobaleno. Senza bisogno di proclami vip o di tribunali del popolo. Italiane, perché in questo paese è possibile arrivare ed integrarsi, ottenere il passaporto, faticare, lavorare e gareggiare per difendere il tricolore. Le leggi, le regole ci sono, basta rispettarle. Per tutto il resto c’è la sinistra razzista di Boldrini e Saviano, di Francescini, di Renzi e dei loro seguaci.

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