Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" •

Un’errore in Gaudete et Exsultate e le copie ritirare: “Como Vicario suyo”


Lunedì 9 aprile la Libreria Editrice Vaticana ha pubblicato l’Esortazione apostolica di papa Francesco Gaudete et Exsultate. L’editore aveva previsto di lanciare in contemporanea l’atteso documento papale in quattro lingue: italiano, inglese, spagnolo e francese. Ma qualcosa è andato storto e la mattina di lunedì le librerie hanno ricevuto l’avviso che le edizioni in francese e in spagnolo che i corrieri avrebbero consegnato in mattinata sarebbero state immediatamente ritirate perché “guaste”.

Lunedì, dunque, le librerie attorno al cupolone hanno potuto mettere in vendita solo i documenti in lingua italiana e inglese mentre i fedeli di lingua francese e spagnola hanno dovuto attendere l’arrivo del testo nella loro lingua. Poco male, martedì sera i testi nelle lingue incrimnate sono finalmente approdati in libreria.

Di questo errore non ci si è accorti fino all’ultimo momento visto che sia i PDF inviati in anteprima e sotto assoluto embargo ai giornalisti accreditati che le copie inviate agli editori esteri francesi e spagnoli avevano ancora il testo non corretto!

Inizialmente nessuno sapeva di quale “guasto” si trattasse: un’errore nella traduzione? (Ma l’originale si sa, è in lingua spagnola, lingua del papa e del suo “ghostwriter” mons. Victor Manuel Fernandez, rettore dell’Università di Buenos Aires che prepara molti dei testi pontifici). Forse un errore nell’impaginazione? O nella copertina? I dubbi si sono risolti all’arrivo dei libretti…

Ma prima mi sia permessa una precisazione che credo pertinente. La LEV è una piccola casa editrice che detiene i diritti d’autore di tutti i testi dei Sommi Pontefici (i discorsi, gli Angelus, le Omelie di Santa Marta fino alle Encicliche e alle Esortazioni Apostoliche. I diritti vengono poi “ceduti” (venduti) agli editori che vorranno a loro volta pubblicarne i testi. Nel caso di Gaudete ed Exsultate l’edizione della LEV sono le prime ad uscire nel mercato, solo nei prossimi giorni potranno venir pubblicate le altre edizioni del testo con le specifiche caratteristiche decise dai singoli editori (aggiunte di introduzione o commenti, scelta della copertina, del prezzo, del carattere ecc.). Il Vaticano ha disposto che fino al 16 di Aprile si venda esclusivamente l’edizione della LEV, assicurandosi dunque l’esclusiva totale delle vendite durante la prima settimana. Solo dopo una settimana sarà possibile trovare altre edizioni dell’enciclica. C’è da dire che l’edizione della LEV è quella più costosa, mentre tra gli altri editori parte una sorta di battaglia all’ultimo prezzo, quello più basso, per cercare di vendere qualche copia in più e recuperare la “settimana” di ritardo nella pubblicazione imposta dal Vaticano: per fare un esempio il prezzo LEV è di € 5,00, mentre il 16 usciranno edizioni a € 2,00  (Paoline ed Elledici) e addirittura ad € 1,50 (ed. Shalom, per lo più a colori ed illustrata).

Nonostante però l’alto costo che la LEV impone per i documenti papali, sia agli editori che ai semplici fedeli (a cui sono rivolte spesso queste “lettere” papali), le copie “guaste” non sono state mandate al macino e ristampate ma sono state riconsegnate guaste alle librerie con l’aggiunta di un semplice foglietto di ERRATA CORRIGE. Attenzione però: non un foglio adesivo da applicare sul testo (come quelli che la stessa LEV consegnò in seguito a degli errori presenti nella nuovissima e attesissima edizione dei Lezionari in lingua italiana quando alla prima domenica presentava una fantomatica “Seconda Lettera ai Romani”) ma un semplice foglietto ritagliato che corregge il numero 97 dell’Esortazione.

Ma veniamo all’errore: dopo aver presentato il discorso di Gesù sul monte delle Beatitudini, il papa rivolge un accorato appello a tutti i cristiani diano ascolto al Maestro:

Davanti alla forza di queste richieste di Gesù è mio dovere pregare i cristiani di accettarle e di accoglierle con sincera apertura, “sine glossa”, vale a dire senza commenti, senza elucubrazioni e scuse che tolgano ad esse forza. Il Signore ci ha lasciato ben chiaro che la santità non si può capire né vivere prescindendo da queste sue esigenze, perché la misericordia è il «cuore pulsante del Vangelo». 

Ecco però come recitava il testo, considerato errato, in lingua spagnola e francese:

Ante la contundencia de estos pedidos de Jesús es mi deber, como Vicario suyo, rogar a los cristianos que los acepten y reciban con sincera apertura, «sine glossa» […]

Vu le caractère formel de ces requêtes de Jésus, il est de mon devoir, en tant que son Vicaire, de supplier les chrétiens de les accepter et de les
recevoir avec une ouverture d’esprit sincère, «sine glossa» […]

Mistero risolto: il testo dato erroneamente alle stampe e spedito a tutti i giornalisti sotto embargo poco prima della presentazione ufficiale conteneva ancora tre parole che sono state eliminate dal testo definitivo: Como Vicario suyo, “Come suo Vicario”. Francesco invitava i cristiani a obbedire ai precetti di Gesù appellandosi alla sua autorità di Vicario di Gesù Cristo. Ma la frase – probabilmente presente nella bozza iniziale – è stata eliminata da chi ha corretto il testo finale. Probabilmente lo stesso Francesco, ma su questo non possiamo avere certezze. Come non possiamo sapere perché ha deciso di omettere l’espressione “Como Vicario suyo” per dar ulteriore peso alla richiesta del papa. Forse, rivolgendosi nella frase a tutti “i cristiani” e non solamente ai cattolici, Francesco ha voluto evitare di presentarsi come Vicario di Cristo per non turbare la sensibilità di chi non gli riconosce questo titolo. E’ una spiegazione plausibile.

POST SCRIPTUM: Un altro “gesto rivoluzionario”?

Qualcuno potrebbe pensare che Francesco abbia voglia di “rinunciare” a questo antichissimo titolo (uno dei molti titoli detenuti dai successori dell’Apostolo Pietro), forse si pensa ad un atto di “pauperismo spirituale” da aggiungere alle numerose “rinunce” di papa Francesco, gesti definiti “rivoluzionari” fatti in favore di uno stile di governo e di vita più semplice e povero  ma spesso sfruttati e rilanciati dai media (anche cattolici) per annunciare una svolta epocale che trasformi la natura (snaturi) della Chiesa (la rinuncia a Castel Gandolfo, all’anello d’oro, alle scarpe rosse, al Palazzo Apostolico, alla macchina di rappresentanza… ecc). Tutto ciò non ha nulla a che vedere col titolo di “Vicario” se si capisce che non si tratta di semplicemente di un titolo onorifico ma di un servizio che comporta una grave responsabilità pastorale e di governo. Infatti il Concilio Vaticano II afferma che

[Il Romano Pontefice] in virtù del suo ufficio di vicario di Cristo e di pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente (Lumen Gentium 22)

Allo stesso tempo, dialogando con Vittorio Messori, papa Giovanni Paolo II, ha sottolineato l’aspetto del servizio rappresentato da questo titolo di “Vicario”:

Più che a una dignità, allude a un servizio: intende cioè sottolineare i compiti del Papa nella Chiesa, il suo ministero petrino, finalizzato al bene della Chiesa e dei fedeli.

Essere “Vicario” di Cristo è dunque un servizio che i successori di Pietro svolgono per amore alla Chiesa e al popolo dei fedeli. Nulla a che vedere con gli Attici e i Palazzi, con privilegi e anelli d’oro. E’ per questo che appellarsi al proprio essere Vicario, non è altro che mettersi a servizio del Signore invitando i fedeli ad accogliere la sua Parola. I motivi dell’omissione nel testo dell’Esortazione GE, andranno cercati, dunque, altrove.

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