Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

La sinistra di Dio. Da Riccardi qualche “dritta” per un voto ai democratici


Domenica 4 febbraio è apparsa sul Corriere della Sera una bella intervista ad Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio che in questi giorni festeggia i cinquant’anni di fondazione. Riccardi parla della sua infanzia e delle origini della Comunità sorta nel post-concilio, durante i turbolenti anni della “grande contestazione” per dedicarsi ai poveri e ai processi di pace. Una bella intervista ma viziata perché non priva di indicazioni di voto in vista del prossimo 4 marzo.

A due settimane di distanza dalle elezioni politiche che vedranno gli italiani presentarsi alle urne, le parole di Riccardi – ministro durante il governo Monti che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra – ha il sapore di una “mappa” per orientare i cattolici a scegliere la coalizione più adatta per guidare l’Italia nei prossimi anni: quella di sinistra. Non dimentichiamo che il “padre spirituale” della comunità è don Vincenzo (il “prete basettone” dell’intervista), meglio conosciuto come mons. Paglia, amico e sostenitore di Matteo Renzi a cui augurava di “tenere duro” complimentandosi per il suo lavoro proprio mentre il premier accelerava per legiferare sui “matrimoni gay”.

Mario Monti che salvò l’Italia.

Tutti ricordano il ruolo di Riccardi durante il governo tecnico di Mario Monti, come Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione. A questo proposito Riccardi sottolinea che se oggi è scesa la “damnatio memoriae” sul governo Monti è solo perché «Gli italiani dopo un anno si stufano di qualsiasi governo». Ma è stato Monti – secondo il prof. Riccardi – a salvare il paese che versava in “condizioni drammatiche”. Quello di Monti fu sì un governo imposto dall’alto ma anche voluto dalla “gente” che pose la sua fiducia e la sua speranza in quel gruppo di “tecnici” scelti dall’Europa che conta: «La gente ci fermava per strada, ci incoraggiava». E’ vero – ammette Riccardi col senno di poi – «Vennero commessi alcuni errori. Ma l’Italia campa ancora sulle pezze messe da Mario Monti». Così si risponde a chi, ancora oggi, ricorda Monti come colui che piegò l’Italia al volere dell’Europa con politiche di austerità che hanno fatto precipitare milioni di italiani nella povertà, riducendo il paese a “lacrime e sangue”.

Indicazioni di voto 1: La “santa” paura della Lega.

Le indicazioni di voto sono poche ma abbastanza chiare, gettate qua e là sfruttando gli assist dell’intervistatore. Così, Riccardi ci ricorda che Giovanni Paolo II, pur essendo un “anticomunista convinto”, temeva l’ascesa della Lega: «Anticomunista come nessuno, era però preoccupato per l’avanzata della Lega». E’ importante saperlo e ricordare questo dettaglio oggi che si avvicinano le elezioni, affinché tutti i cattolici votino con coscienza retta per non far dispiacere a un santo come Giovanni Paolo II che amava l’Italia e la cui memoria oggi sarebbe disonorata da un voto “populista”. Va bene, la Lega di vent’anni fa era completamente diversa, ma per destare preoccupazione persino a un santo visceralmente anticomunista come Wojtyła ce ne vuole.

Indicazioni di voto 2: La “santa” Merkel.

Alla domanda sulla Merkel la risposta di Riccardi è lapidaria. D’altronde si capisce che non c’è tempo e spazio per approfondire. Ma basteranno poche parole per descrivere una donna che oggi tiene in mano l’Europa lottando – ad intra ed ad extra – contro le destre e contro i populismi, chiedendo agli stati sudditi (passatemi il termine) piccoli sacrifici economici e qualche piccoli adattamenti su temi etici come la parità di genere e i diritti civili (campagne segnalate e finanziate da un certo magnate chiamato Soros). A chi oggi invoca meno Europa e più Italia, a chi guarda con sospetto i “diktat” di Bruxelles, le richieste provenienti da “mamma Europa”, un’Europa fondata sui mercati e sull’Euro che ha rinnegato le sue radici cristiane (si chiama “Apostasia”) e ha lasciato da sola l’Italia nell’affrontare il problema dell’immigrazione di massa, basti questo ritratto di poche pennellate: «La Merkel? «Grande donna: realista, concreta, con una profonda coscienza cristiana». Non dispiacerà alla signora Bonino che sbandiera con orgoglio il suo “+Europa” (che volendo potrebbe anche equivalere a un “+Merkel”, a un “+Realismo”, “+Coscienza Cristiana” ecc…).

Indicazioni di voto 3: migranti? nessun problema

Tutti conosciamo il grande e lodevole lavoro che la Comunità di Sant’Egidio svolge nella cura e nell’accoglienza dei poveri e degli emarginati. Un’opera di carità monumentale che svolge instancabilmente da cinquanta anni in tutto il mondo. E’ vero però che il tema dei migranti approdati in Italia negli ultimi anni desta preoccupazione in molti cittadini italiani, soprattutto dove si sono venute a creare situazioni di insofferenza e di conflitto sociale. Questa preoccupazione accolta da alcuni politici che promettono di regolare e “governare” i flussi incontrollati che fanno comodo a trafficanti di uomini e a qualche ONG dedicata all’accoglienza e dietro ai quali si celano interessi superiori probabilmente ignorati dai più.

La sinistra invece sembra glissare sui problemi (nessuna “emergenza”) sottolineando spesso il “vantaggio” di avere forza lavoro (“fanno i lavori che non vogliamo fare”), una “risorsa” economica (“pagano le pensioni”), un plus-valore culturale (“uno stile di vita che sarà il nostro”) e una necessaria ripresa demografica (“fanno i figli che noi non facciamo”). E’ così che l’immigrazione diventa uno dei nodi cruciali su cui si giocheranno le sorti delle elezioni del 4 marzo. Riguardo a questo argomento Riccardi – che coi “corridoi umanitari” sta in realtà salvando veri profughi che fuggono da vere guerre – tranquillizza «La gente non ha veramente paura dei migranti. Ha paura della solitudine, dell’insicurezza, di un mondo globale che la sorvola, che toglie valore al lavoro. La paura si supera con il dialogo». Ponti e non muri. E’ la posizione di una Chiesa che, con papa Francesco, ha chiesto accoglienza “totale” ma pur sempre una posizione discutibile quando entrano (e sono entrati) in gioco elementi sociali, economici e politici che vanno al di la del precetto evangelico della misericordia. Insomma, se “la gente” non ha paura dei migranti, chi parla di emergenza da governare in favore dei cittadini italiani sta sbagliando mira ed è spinta unicamente da sentimenti razzisti.

Pillole e bonus extra.

Di minor conto, ma utili per un buon”discernimento” elettorale, sono altre “pillole” sparse qua e là; ad esempio le parole riservate al quel guerrafondaio di George W. Bush che – assetato di sangue – impallidiva se gli si parlava di “pace” («Uomo gradevole, simpatico. Ma parlargli di pace lo lasciava freddo»), o le parole su Berlinguer , padre del “compromesso storico” tra comunisti e cattolici, che col suo intervento salvò il Mozambico; questo fece Berlinguer con una particolare attenzione verso i cattolici: «Davvero non vi lasciano suonare le campane?».

Del PD si dice che è l’ “ultimo partito rimasto” ma che verte in una “crisi drammatica”, una crisi che coinvolge tutta la sinistra. «La crisi del Pd è drammatica, perché era l’ultimo partito rimasto. La sinistra rischia la scomparsa». Cosa ne sarà dunque di noi e dei nostri figli?

Tra Berlusconi e Di Maio, Riccardi sceglie: «Gentiloni». Via media, una sobrietà che ricorda quella di Monti, che rimanda a quella di Mattarella. Sobrietà, moderatezza, temperanza, pacatezza, gentilezza, dialogo, sottomissione, ossequènza e obbedienza (a chi?) contro le armate che puntano a salvare l’Italia, contro i condottieri audaci, contro i razzismi e le destre, contro i muri. Gentiloni è la migliore notizia per molti, per il Partito Democratico – in primis – ma anche per l’Europa (non crederete mica che permetteranno la vittoria di qualcun’altro?)

Conclusione: diversità di carismi e divergenza di opinioni

Come esistono “diversità di carismi” (e il carisma della Comunità è degno di stima e rispetto perché frutto dello Spirito Santo), esistono anche “diversità di opinioni” all’interno della Chiesa. Anche in materia politica. Così è sempre stato. Ma mentre i carismi vengono dallo Spirito Santo, le opinioni politiche vengono dal vissuto personale, dalla propria formazione, dalla propria sensibilità. Purtroppo o per fortuna le scelte politiche dei cattolici non vengono direttamente dallo Spirito Santo ed è per questo che pur ispirandosi alla medesima fonte (il Vangelo, la dottrina sociale della Chiesa) si trovino cattolici in posizioni antitetiche e difficilmente conciliabili.

Non affermava forse Massimo Gandolfini (a nome degli organizzatori e delle famiglie del “Family Day”) che – considerati i loro programmi e la loro storia politica – ci sono alcuni partiti che non possono rappresentare i cattolici, ovvero PD, LIBERI e UGUALI, M5S, PIÙ EUROPA? («A questi non giunga il nostro voto!»). Eppure secondo altri elettori ugualmente (o diversamente) cattolici la soluzione migliore è un Gentiloni-Bis (o Renziloni). Questi ultimi effettivamente non hanno preso parte attiva ai family day… diversità di opinioni sulle priorità.

Non è forse durante il Governo Renzi e Mattarella (cattolici doc) che si è spinto l’acceleratore su una deriva antropologica che ha portato il gender nelle scuole e – in pochissimo tempo – a leggi su unioni civili (leggi “matrimonio gay”), divorzio breve e biotestamento (leggi “eutanasia”), mancando di poco la liberalizzazione delle droghe, la legge contro l’omofobia (una legge dai contorni inquietanti sulla libertà di pensiero) e altre nefandezze. Per non parlare lo “schiaffo” dato agli italiani attraverso la scelta di un ministro della Pubblica Istruzione senza laurea, esperta piuttosto di sindacati e diritti gay. Per non parlare neanche delle altre “donne” di Renzi che gli italiani vorrebbero presto dimenticare, alla faccia delle “quote rosa” (Boldrini, Boschi, Cirinnà e Lorenzin… queste ultime due, ministre senza neanche una laurea al Cepu). Eppure per alcuni cattolici queste non sono che amenità che non destano preoccupazione e la sinistra al potere resta comunque l’unica strada giusta da percorrere nei prossimi anni.

Diversità di opinioni. Si sa che in nome dell’immigrazione, del dialogo amichevole con l’islam e della salvaguardia del Pianeta (temi considerati di primissimo ordine nella Chiesa di oggi) sia in Vaticano che – a ruota – all’interno dell’episcopato italiano si nutre molto più che una semplice simpatia per le politiche di sinistra mentre non si disdegna di additare le “destre” come il grande pericolo da scongiurare. Ma tutto dipende dalle priorità che si hanno.

Che non si possa – ne si debba! – parlare di “posizione cattolica” è chiaro se si legge l’intervista rilasciata in questi giorni da un rappresentante eccellente della “Chiesa di ieri”: l’ormai anziano cardinale Camillo Ruini – sempre sul Corriere, beata par conditio! Altre sono le priorità, altre le preoccupazioni. La preoccupazione più grande è il calo demografico in un paese vecchio e senza figli («Lo ritengo il problema più grave, perché distrugge la speranza di futuro»). Su “unioni civili” ed “eutanasia”, il vecchio Ruini non va per il sottile: «Come posso ritenerlo un passo avanti? È una triste deviazione». Diversità di opinioni anche sui migranti. Ci sono le «esigenze della carità cristiana» ma esiste il rischio che «uomini di chiesa ignorino i gravami che un’immigrazione troppo massiccia e poco regolata impone alle fasce più umili della popolazione». Infine l’affondo del cardinale su Renzi e il “suo” referendum costituzionale: «Sono contento che la Costituzione non abbia subito le modifiche sottoposte a referendum». Perché ha vinto il NO? Forse «Il rifiuto della prospettiva di un uomo solo al comando». Renzi, per l’appunto.

Fin qui Ruini. Ma i tempi ormai sono cambiati e anche il vento dentro la Chiesa soffia in modo diverso (oggi sicuramente più mite e temperato di prima). Non importa se la strategia del “compromesso storico” politico – avvenuta negli anni settanta – si è dimostrata fallimentare per la Chiesa, provocando divisioni, strappi e smarrimento dell’identità cristiana per sposare i valori del socialismo.  Parlare di “valori non negoziabili” in politica non è più ben visto in ambito cattolico, è considerato piuttosto un atteggiamento da talebani (d’altronde, oltre il cardinale Ruini – in cammino “verso casa” – i pro-vita e qualche altro nostalgico integralista incapace di compromessi, chi altro ha il valore di parlarne?) Non ci vuole lo spirito profetico (per altro del tutto assente nelle elucubrazioni della “sinistra di Dio” nonostante il tema della “profezia” sia spesso uno dei loro leitmotiv preferiti) per capire che contro una certa politica, che sta portando l’Europa e l’Italia lontano da Dio e lontanissimo dai veri bisogni dell’uomo, è necessario unire le forze per alzare un argine. Anzi, un muro.

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