Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Il papa e il ministro: divisi da un bus, uniti (dicono) da un libro


In un tempo di confusione e dubbi (o meglio di dubia) contribuire ad aumentare dissidi e contrasti non si può dire che sia un’opera di misericordia. Piuttosto la cosa migliore da fare sarebbe allentare la tensione e cercare di fare chiarezza, o per lo meno, cercare di non gettare alcool sul fuoco. Eppure qualcuno questo concetto, che sembra chiaro e semplice, sembra non capirlo. Ma facciamo un passo indietro e partiamo da lontano.

LE MANI DELLA POLITICA SULLA SCUOLA
In Italia il problema dell’educazione sta diventando prioritario  da quando negli ultimi anni, sotto la spinta di precise “direttive europee” e dei movimenti rivoluzionari di “liberazione” LGBT, si applicano nelle scuole pubbliche iniziative e programmi in linea con le teorie e le istanze “gender equality“. Le giornate degli ultimi family day avvenute a Roma a giugno del 2015 e gennaio 2016, hanno evidenziato una seria frattura tra il governo italiano, e in modo particolare il Ministero della Pubblica Istruzione, e le famiglie. Dopo le due manifestazioni, affollate e pacifiche, il governo Renzi ha fatto orecchie da mercante proseguendo sulla sua strada.

Il governo-fotocopia “Renzi Bis” (alias Gentiloni) ha rincarato la dose contro le famiglie e contro la stessa scuola elevando a ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la signora Valeria Fedeli. La Fedeli è una sindacalista di vecchia data, vanta (si fa per dire) un curriculum che non ti aspetti per un ministro dell’istruzione: a fare scandalo è il fatto che il ministro della scuola non abbia ottenuto mai una laurea. Il clamore popolare e l’evidente imbarazzo costrinse lo staff del ministero a correggere il fantasioso curriculum “ufficiale”: il ministro ha solo il diploma magistrale. Ma si chiuda un occhio, si chiuda anche l’altro, l’Italia non è un paese meritocratico e questa non è una novità. E poi, chi è senza peccato scagli la prima pietra. E così si vada avanti.

CHI MERITA UN MINISTRO DEL… GENDER?
La scalata della Fedeli al MIUR è stata accolta con esultanza dalla comunità LGBT (si legga qui). Di fatto Fedeli è conosciuta come una paladina dei diritti per gli omosessuali e femminista doc. Il suo ruolo nell’approvazione della legge Cirrinà è stato cruciale, tanto che qualcuno afferma che la sig.ra Fedeli – fino ad oggi – si sia spesa più per i “matrimoni omosessuali” che per l’istruzione pubblica. Per la scuola ha incrementato l’urgenza di programmi legati al gender e alla cosiddetta “guerra agli stereotipi” senza considerare necessario l’intervento, l’aiuto o l’opinione delle famiglie e violando dunque l’articolo 26 comma 3 della Carta dei Diritti dell’Uomo:

I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Così, lo scorso anno, La Stampa di Torino dava il trionfale benvenuto al «ministro col pallino delle pari opportunità»: «Potrebbe essere il momento buono per far entrare nelle scuole degli elementi di rottura con il passato: l’educazione all’affettività, la lotta al bullismo, la cittadinanza attiva». Le novità introdotte dal ministro nel mondo della scuola e dell’università stupiscono di continuo (non si può parlare propriamente di delusione delle aspettative perché per venir deluso bisogna essere prima illusi, ma qui nessuno è fesso). A ben osservare e scelte fatte, sembrerebbe che per il ministro l’istruzione dei giovani italiani non sia una priorità. L’introduzione dell’uso del cellulare in classe, l’alternanza scuola lavoro (minorenni che lavorano gratis per ottenere crediti scolastici), l’organizzazione di viaggi Erasmus per ragazzi tra gli 11 e i 13 anni… (interi semestri all’estero per… cosa?)  sono alcune delle scelte più chiacchierate e spiazzanti.

Cosa resterà di una scuola che rappresentava una eccellenza nel panorama mondiale e che oggi si ritrova stanca e demotivata (nei docenti e negli alunni) che ha rinunciato alla cultura classica e all’amore alle lettere (il “Classico” questo sconosciuto) per sostituirlo con ore di lavoro viaggi e telefonini? Il collasso del sistema è inevitabile quando si perde di vista la propria missione. Oggi la politica ha messo le mani sulla scuola perché ha capito che così può mettere le mani sulle future generazioni. Dunque la (ri)educazione ha la priorità sulla formazione e anziché istruire e formare i giovani, si è deciso di allevarli.

UN BUS SOVVERSIVO E TRANSFOBICO (E PERCHENNO’, FASCISTA)
Del cosiddetto “Bus della Libertà” si è parlato abbastanza in questi giorni. O forse non ancora abbastanza, per questo i ragazzi di CitizenGo Italia stanno già pensando ad un nuovo tour per l’Italia. Lo scorso anno, in Spagna, l’iniziativa è balzata in prima pagina per giorni e giorni a seguito di feroci proteste, scontri e manifestazioni. Di cosa si tratta? Semplicemente di una provocazione: un normale pullman dai colori sgargianti che recita sui lati delle ovvietà sulla differenza dei sessi: «I bambini sono maschi e le bambine sono femmine». Tutto qui. Niente parolacce, niente insulti, niente discriminazioni. Solo una proposizione frutto di una accorata osservazione della realtà. In Spagna avevano osato di più: «I maschi hanno il pene, le femmine la vagina». Il succo è lo stesso: maschi e femmine sono diversi per natura.

Ma l’ovvietà non è piaciuta agli esponenti delle associazioni LGBT+ (ci vuole un “+” per non escludere nessuno, dicono) che hanno accusato il Bus di reato di transfobia (paura dei trans). Certo, perché i bambini-trans non sono maschi e le bambine-trans non sono femmine. Bisogna adeguare la realtà alla fantasia [così come la lettera di protesta del comune di Napoli che per non offendere nessuno comincia con un bel “Buongiorno a tutt*].

Il bus ha un sottotitolo che fa il caso nostro: «No al gender nelle scuole». Rispettare i bambini vuol dire rispettare la loro natura, insegnare nella scuola pubblica che il sesso di ogni persona può venir superato e capovolto a seconda del proprio “sentimento” è fuorviante e falso. Specialmente è scorretto insegnarlo ai più piccoli e senza il consenso dei genitori. Per questo la campagna del Bus della libertà è strettamente legata alla scuola ed è un dito puntato contro il Ministero dell’Istruzione presieduto dalla signora Fedeli.

Nonostante il primo tour del Bus della Libertà si sia svolto senza grossi incidenti, l’esperimento è pienamente riuscito, raggiungendo il suo scopo: molti giornali ne hanno parlato, molte persone ed istituzioni pubbliche si sono indignate dimostrando che, per loro, dire che i bambini sono maschi e le bambine femmine è falso.

IL PAPA E LA GUERRA MONDIALE ALLE FAMIGLIE

Il Bus e i suoi passeggeri (tra i quali idealmente prendiamo comodamente posto), hanno dalla loro parte niente-popò-di-meno il Sommo Pontefice che più volte ha messo in guardia dal pericolo della “ideologia gender”. «La teoria gender è una guerra mondiale contro il matrimonio» ha detto in Georgia. E a chi ha chiesto chiarimenti ha affermato: «Nella mia vita ho accompagnato persone con tendenze omosessuali… mai li ho abbandonati […] Ma fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: io chiamo questo colonizzazione ideologica» (fonte).

In fondo non è difficile comprendere che una cosa è l’accoglienza che la Chiesa (e la scuola) è chiamata a favorire e a mettere in pratica nei confronti di ogni persona, un’altra cosa è invece sposare un punto di vista ideologico, spacciato per scientifico, ma condito di sentimentalismo e di precise mire politiche.

Sulla questione della trasmissione (o forse sarebbe più appropriato dire imposizione) dell’agenda gender nelle scuole il Ministero della Pubblica Istruzione e il Santo Padre Francesco, hanno due idee sostanzialmente diverse. La cosa, a questo punto, è abbastanza chiara. Eppure sentite cosa è successo in questi giorni…

COLLAGE EDITORIALI: L’OPERAZIONE TRUFFALDINA DI “MARCIANUM PRESS”.
Proprio in questi giorni, all’inizio dell’anno accademico e mentre il “Bus della Libertà” tornava a parcheggiare a Roma, viene pubblicato un libro di Papa Francesco con la prefazione – udite, udite – del ministro “col pallino del gender”.  la casa editrice Marcianum Press ha infatti dato alle stampe una breve raccolta di testi di papa Francesco, testi scelti sull’argomento dell’educazione, affidando al ministro della Pubblica Istruzione il compito di introdurre il testo.

Non appena la notizia è diventata di pubblico dominio, in molti hanno gridato (comprensibilmente) allo scandalo: come può papa Francesco affondare l’ideologia gender a parole e poi affidare la prefazione del suo libro alla madrina dell’agenda LGBT+ in parlamento? Sarebbe come se Francesco Totti scrivesse l’editoriale su Lazialità.

Qui è doveroso fare qualche precisazione. Ma rimandiamo ad un articolo pubblicato dal giornalista Giovanni Marcotullio sul suo blog “Breviarium” [si legga il PS in fondo all’articolo]. Marcotullio ne parla in un post scriptum che varrebbe una prima pagina visto il clamore suscitato da questa operazione commerciale. Infatti, oggi più che mai, le operazioni editoriali sono per la maggior parte delle operazioni commerciali. Come fare affinché, in tempi bui dell’editoria, un libro si diffonda e si venda? Solitamente la ricetta è semplice: si sceglie un argomento di interesse generale, un autore di richiamo e… una prefazione di spicco. Il prodotto è pronto, e chi si dovesse stracciare le vesti – e come noi – ad ogni modo ne parla e dunque – nolente – aiuta e sostiene la diffusione. È inevitabile: criticare un libro o un autore vuol dire fargli pubblicità, ma a volte il rischio va corso, ad onore della verità.

Bisogna sapere innanzitutto che il libro non è stato scritto dal papa. Questo punto è molto importante, perché – è ora di saperlo, perbacco! – delle centinaia e centinaia di libri che si trovano in libreria a firma di papa Francesco, gli unici scritti (e probabilmente in modo parziale) da lui sono Evangelii Gaudium, Laudato Si e Amoris Laetitia. Tutto il resto sono discorsi pronunciati dal Pontefice e messi sotto sigillo editoriale (leggasi copyright) dalla Libreria Editrice Vaticana.

Marcotullio, in una nota (spazio a piè di pagina dove, oggigiorno, nella Chiesa si sollevano questioni epocali) spiega i motivi per cui non è sostenibile che la prefazione della discordia sia stata scritta di proprio pugno dalla signora Fedeli

(1) non sa scrivere; 2) è ministro dell’Istruzione e non ha tempo da perdere coi libri; 3) per note lacune personali non sa cosa dire quando si parla di scuola, difatti divaga sulle ultime novità della tecnologia. Certo che se invece fosse stata capace di scriverla e l’avesse scritta sarebbe stato un colpaccio: tipo Adolf Eichmann che scrive la prefazione a La banalità del male di Hannah Arendt!

Ben più “grave” sarebbe stato che papa Francesco avesse scritto una prefazione a un libro della signora Fedeli, ma l’ipotesi è fantasiosa per gli stessi motivi appena elencati nella citazione qui sopra.

Summa Summarum, il responsabile dell’impiccio non è certo papa Francesco. Chi volesse chiedere lumi, o protestare contro la scelta edi-commerciale, dovrà sentire il direttore della Marcianum Press vero protagonista (non tirato in ballo da nessuno, per sua pace e sua fortuna) da nessuno che ha contribuito – in tempi di accessa guerriglia civile tra cattolici ad aumentare la tensione e la confusione [QUI l’indirizzo per scrivergli una mail o per mandargli un pensiero per SMS].

Insomma papa Francesco e il ministro dell’Istruzione restano e resteranno divisi da un bus arancione – cattivo e divisivo, omofobo, transfobico, stranofobo e discriminante verso tutt* – ma per un attimo un libro è riuscito ad avvicinarli ed accostarli. Un’attimo solo, il tempo necessario perché tutti dimentichino il libro e le copie, distribuite ed invendute, vengano rese dai librai al fornitore. Da lì, il passo al macino sarà breve, «là sarà pianto e stridore di denti».

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