Testa•del•Serpente

"Rinunciare a tutto per salvare la testa" • Un blog di Miguel Cuartero Samperi

Vescovi di Panama contro il gender: “Difendere la famiglia non è discriminare” (Comunicato della CEP)


Dal 3 a 7 de luglio i vescovi della Conferenza Episcopale Panamense (CEP) si sono riuniti in Assemblea Plenaria per discutere diversi argomenti. In cima all’agenda l’organizzazione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù – prevista per il 2019 – che papa Francesco ha voluto affidare al piccolo paese centroamericano. «Con molta gioia e grande impegno, nel nostro paese già stiamo vivendo la GMG» un evento che – affermano i vescovi – rappresenta una «opportunità per arricchire il nostro paese». «E’ necessario risvegliare la gioia per diventare annunciatori del Vangelo nel mondo dei giovani, e che tutte le parrocchie aprano spazi dove i giovani del nostro tempo trovino risposte alle loro grandi sfide».

Nel comunicato della CEP emerge, tra gli altri argomenti, un tema di cruciale importanza per i vescovi panamensi, quello della difesa della famiglia e della vita di fronte alle minacce esterne, in particolare alla diffusione dell’ideologia gender. Di questa preoccupazione, i vescovi di Panama avevano già messo al corrente papa Francesco durante la loro recente visita Ad Limina Apostolorum (giugno 2017). In quella occasione l’arcivescovo della capitale, mons. Ulloa, definì la cultura gender una «ideologia demoniaca sta aggredendo la nostra realtà sociale». Nel documento pubblicato all’indomani della Assemblea Plenaria i vescovi hanno dedicato ampio spazio questo argomento in un paragrafo intitolato «La difesa della famiglia non è discriminazione» che proponiamo qui in traduzione italiana.

L’appello dei vescovi ha rappresentato uno slancio decisivo nell’organizzazione della Marcia per la Vita e per la Famiglia svoltasi in diverse città del paese lo scorso giovedì 13 luglio con una partecipazione massiva di fedeli cattolici ed evangelici in prima linea contro la dittatura del gender e l’agenda LGBT che si sta insinuando nel paese centroamericano.

E’ infatti in discussione, presso la Asemblea Nacional, il progetto di legge n° 61 che obbliga gli istituti primari a impartire lezioni di educazione sessuale secondo programmi statali così come la revisione dell’articolo 26 della Costituzione panamense che definisce il matrimonio come una “l’unione volontaria contratto tra un uomo ed una donna che si uniscono liberamente per condividere la vita in comune“; una definizione considerata discriminatoria (e dunque “incostituzionale”) dalla comunità LGBT locale.

 

Comunicato della Conferenza Episcopale Panamense

(Assemblea Plenaria Ordinaria No. 206)

Per la conferenza Episcopale Panamense, la promozione e la difesa della famiglia è una missione e una preoccupazione costante, non solo quando è minacciata da settori che vogliono imporre un’ideologia contraria alla natura umana ma anche in ogni situazione di difficoltà nel suo sviluppo naturale

Affermare che difendere i valori della famiglia è discriminazione e dunque una forma di omofobia, significa distorcere la verità. La famiglia e il matrimonio sono tutelate dalla costituzione della nazione, ma inoltre, anticipano la religione e lo Stato con le sue leggi, “imponendosi” così come sono, in virtù della sua forza e bellezza intrinseche. Non è solo la Chiesa a difendere la famiglia ma tutta la società, preoccupata per la deformazione a cui vogliono sottoporla.

Pretendere di silenziare la voce della Chiesa Cattolica è assurdo, perché essa ha il diritto e il dovere, così come il resto della società, di farsi sentire quando vede minacciate le cellule fondamentali della società, come lo sono il matrimonio e la famiglia.

La famiglia, come dice Papa Francesco in Amoris Laetitia, è minacciata da una serie di circostanze che provengono da un cambiamento antropologico che sta condizionando la vita degli uomini. Questo cambiamento si traduce in una affettività narcisista, instabile e cangiante; in una mentalità “antinatalista”, nell’indebolimento della fede e nella fragilità delle famiglie; in una serie di problemi familiari che nascono da situazioni di povertà, mancanza di educazione, di casa, di salute e di lavoro; abuso e sfruttamento sessuale minorile, migrazione forzata, tratta di persone e una lista che non finisce.

Diventa dunque necessario, nell’ottica e nella metodologia di Amoris Laetitia, mettere in pratica i meccanismi di accogliere, accompagnare, discernere ed integrare affinché tutte le famiglie e i fidanzati si sentano parte della vita ecclesiale. Sotto questo aspetto, è fondamentale la preparazione dei fidanzati al matrimonio, attraverso processi di formazione che permettano confermare il loro amore in alleanza sacramentale e, allo stesso tempo, offrano un accompagnamento pastorale.

D’altra parte vogliamo insistere sull’insostituibile compito dei genitori come primi responsabili nell’educazione dei loro figli, per cui qualsiasi proposta educativa che non rispetti questo diritto è ingiusta e va contro il processo di realizzazione di una società stabile e umana.

Città di Panama, 07 Luglio 2017

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